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Induttanza della bobina mobile

Da Audio Review 68 (gennaio 1988)
Di Carlo Zuccatti
Ecco alcuni Link sull’argomento:
W. Marshall Leach nel 2002
A. Voishvillo nel 1995
J. Vanderkooy nel 1988:
Renato Giussani nel 1986
Puoi sfogliare il flipbook e scaricare il pdf.


Prima che esistessero i programmi di simulazione, i crossover venivano progettati con il classico approccio empirico del taglia e cuci. Ricordo ancora un enorme scatolone alla ITT contenente induttanze, condensatori e resistenze in gran quantità che potevano essere commutati con levette esterne per andare a costituire, per tentativi successivi, qualsiasi tipologia di filtro (c’erano dei limiti…Ovviamente). Poi qualcuno cominciò ad usare il computer e in certi casi si arrivò addirittura ad automatizzare l’intero processo del prova e riprova (ad esempio alla Kef, ottenendo come risultato dei filtri di una complessità assurda e delle risposte in asse perfette, ma che dire di quelle in ambiente…). Quando decisi di scrivere il programma Cross 64, mi trovai davanti al problema di voler fornire ai miei lettori uno strumento facilmente utilizzabile, anche praticamente, senza nessuno strumento di misura, partendo solo dagli scarsi dati dei “data sheet” di allora. L’unica via era di simulare tutto per via esclusivamente teorica e fra gli elementi da simulare c’era anche la impedenza dei vari componenti. I circuiti che tutti i mostri sacri di allora utilizzavano come modelli elettrici dell’altoparlante prevedevano tutti invariabilmente una resistenza ed una induttanza in serie ad un circuito risonante parallelo. La resistenza e l’induttanza serie avrebbero dovuto simulare le caratteristiche della bobina mobile. Ma io, in ESB, su tutti gli altoparlanti che misuravo, trovavo un aumento dell’impedenza dell’altoparlante con la frequenza sempre ben inferiore ai 6 dB/ottava di una induttanza pura, in aria. Il 99% esibiva un aumento di 3 dB/ottava. Decisi quindi, prima di aver potuto sviluppare un adeguato supporto teorico che lo giustificasse, di implementare nel Cross una diminuzione della induttanza della bobina al ritmo di 3 dB/ottava. Il risultato era un incremento della sua impedenza al ritmo di 3 dB/ottava invece di 6. Quando, poco dopo, incontrando R.H.Small (il famoso ricercatore australiano cui si devono quasi tutti le trattazioni e gli studi più completi, chiari ed intelligenti sugli altoparlanti, reperibili sul Journal dell’AES) che in quel momento era consulente per la ricerca alla Kef, gli dissi della mia scelta, e gli lasciai una copia inglese del Cross (arrivato alla prima versione per PC) lui si complimentò soprattutto per il mio “coraggio”, così disse, (riferendosi alla mia scelta per una semi-inductance ante litteram) ben sapendo come nel settore venga data spesso più importanza alla teoria ed alla filosofia piuttosto che alla reale efficacia e funzionalità di una soluzione o una scelta. Dunque, Zuccatti, che mi era amico, volle portare un contributo a sostegno delle mie scelte, e io gliene sono grato tuttora.