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Audiolab Delta 3

La curva di risposta in frequenza rilevata in campo libero ha un andamento crescente a circa 1 dB/Ott, mentre quella misurata con rumore rosa a terzi d’ottava in un ambiente d’ascolto mediamente assorbente, ha un andamento molto simile a quello consigliato da Henning Møller (Brüel & Kjaer). La curva pubblicata sul depliant delle Delta Tre Audiolab non ha il classico andamento a gradini ben netti delle curve a terzi d’ottava cui ci siamo ormai abituati, non perché sia stata disegnata a mano (cosa peraltro abbastanza frequente, all’epoca), ma perchè l’Audiolab (cioè io, Gandolfi e Loiodice…), non potendosi permettere un analizzatore B&K, usava come sorgente il disco prova della stessa Casa e l’uscita del pre microfonico veniva inviata direttamente al registratore scrivente.
Il depliant accluso nell’imballo della Audiolab Delta 3 N°di serie: 01014
Puoi sfogliare il flipbook e scaricare il pdf.

Varie Audiolab:
L’Audiolab ha sempre deciso di poter sacrificare l’efficienza, a favore, eventualmente, della sensibilità (ma neanche tanto), pur di poter impiegare componenti dalle membrane più smorzate e prive di break-up possibile.
Cominciando dal woofer: questo era costruito dalla RCF modificando il suo L12P48 da 8 ohm, dotato di magnete in Alnico e di un cono della Müller scelto fra i migliori. Il cono, in più rispetto alla versione “standard a catalogo”, veniva trattato poi con tre accorgimenti in successione. Il primo prodotto che veniva applicato si chiamava Flexicone e riusciva a “spianare” la maggior parte dei break-up alle frequenze medie. Il secondo era caucciù, che appesantiva il cono omogeneamente. Poi, dato che il componente originale aveva un BL troppo alto, questo veniva ridotto allargando il traferro fino al valore “limite” (che garantisse ancora una buona saturazione delle piastre) di ben 2 mm (questa operazione comportava il desiderato aumento del Qts). Poi, veniva applicato attorno all’estremo esterno della bobina mobile un peso di ottone atto sia ad aumentare la Mms che a tagliare ulteriormente le medie. Infine, la sospensione in spugna era particolarmente leggera ed in grado di smorzare bene le onde di frequenza più alta residue propagantesi lungo il cono… La Fs era pari a 16 Hz.
Quanto al midrange, era a cupola morbida da 2″ con un magnete sovradimensionato, un traferro sottilissimo e un equipaggio mobile estremamente leggero. Il tutto era confezionato con materiali e forme tali da avere una risposta priva di Break-up ed estesa in asse fino ai 10 kHz… Era costosissimo.
Il tweeter aveva il filo della bobina in alluminio e la cupola morbida in seta, su flangia “flat”, anch’essa molto leggera e ben smorzata. Prestazioni simili allo Scanspeak Revelator.
L’incrocio di mid e tweeter, sulle Delta 3, era attuato a circa 8 kHz  filtrando solo passa-alto (12 dB/ott) il tweeter.
Il mobile era prismatico (dotato di molti rinforzi) con il pannello anteriore spesso 25 mm inclinato di 15° e quello superiore a 90° rispetto a quello anteriore.
Trattandosi di una cassa da pavimento non molto estesa in altezza (76 cm), volendo consentire un ascolto corretto sia per posizioni da seduto che in piedi, avevamo tagliato la testa al toro adottando per midrange e tweeter una disposizione in allineamento orizzontale .
Con questa disposizione si determina di limitare la possibilità di ascolto ottimale alla zona equidistante dalle due casse, ma quando l’ascoltatore si siede o si alza in piedi non avvertirà mai variazioni della risposta attribuibili ad interferenze negative fra le emissioni di midrange e tweeter.