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Pioneer SA-8500 vs Mc Intosh MA-6100

Nel corso degli anni, moltissimi “esperti”, più o meno indipendenti, si sono prodigati in commenti sulla famosa prova a confronto fra l’amplificatore integrato giapponese Pioneer SA-8500 ed il “concorrente” americano Mc Intosh MA-6100, effettuata dal sottoscritto per il numero 24 di luglio/agosto 1975 della rivista Stereoplay, della quale dirigevo la sezione tecnica.
Inutile dire che tale prova a confronto fu accolta come un vero e proprio reato di lesa maestà.
A distanza di tanti anni (28, ad oggi!) l’argomento viene ancora sollevato di tanto in tanto da appassionati di lunga militanza (che peraltro si dimenticano di citare almeno una delle altre migliaia di prove scritte da me e da altri che hanno aiutato tanti “miti” a rimanere tali senza problemi…) e ritengo quindi sia giunto il momento di dire la mia.
Anzitutto, a posteriori, posso certamente concludere che “giornalisticamente” l’idea di Gianfranco Maria Binari e Daniel Caimì (miei datori di lavoro all’epoca) di proporre tale confronto ha funzionato alla grande…
Quindi, permettetemi di sconfessare quanti hanno affermato che all’epoca non sia stata effettuata una vera prova d’ascolto. La prova ci fu e mi aiutò parecchio ad emettere il verdetto secondo il quale i due ampli alla fin fine suonavano in modo molto simile. Cosa “scandalosa” viste la differenza di “miticità” e di prezzo…
Ovviamente la maggior parte delle considerazioni portate allora a sostegno della superiorità tecnica del Pioneer risentivano dello stato dell’arte delle conoscenze tecniche del 1975; ciononostante, a giugno 2003, vorrei far notare quanto segue:
non mi risulta che il 6100 sia mai stato considerato un Mc Intosh particolarmente degno di passare alla storia per avere un buon suono.
Il mio giapponese Sansui AU-8500 della stessa epoca continua a suonare benissimo dopo quasi trent’anni di onoratissima carriera (anche a confronto con uno dei miei ampli attuali, il Mc Intosh Ma-6800, ed anche a detta di molti amici “ascoltoni”…). Il suo mobiletto, il suo pannello, le sue manopole e le sue numerose levette non presentano segni di invecchiamento, i suoi potenziometri non scricchiolano, i suoi commutatori funzionano regolarmente: personalmente ritengo che nei primi anni ’70 la produzione elettronica commerciale giapponese, dal punto di vista della qualità generale dei materiali e della componentistica avesse raggiunto un livello eccellente, impossibile da ottenere oggi a costi comparabili, mentre la produzione commerciale americana di quegli anni cominciava a denunciare problemi di vario genere e le relative imprese detentrici dei marchi erano già sul punto di essere in gran parte acquisite dagli stessi giapponesi.

Invito perciò quanti abbiano acquistato uno degli apparecchi coinvolti nel “caso” a scrivermi per tracciare un quadro consuntivo delle loro esperienze sul campo.

Da parte mia, avendo appena riletto la mia prova a distanza di ventotto anni dall’ultima volta che lo avevo fatto, confermo praticamente tutto quanto avevo scritto (il mio giudizio attuale è che fui di una obiettività ed un equilibrio disarmanti, e forse proprio per questo quell’articolo è risultato ancora più “fastidioso” per i “fanatici” della Casa americana), rilevando anche quanto la enorme differenza di prezzo abbia influito, come potrete leggere nell’articolo originale, sulle valutazioni conclusive che in quanto a prestazioni d’uso avevano evidenziato invece, nonostante tutto, una sostanziale equivalenza.
Per consentirvi di trarre da soli le vostre conclusioni ecco qui di seguito l’articolo in oggetto, del quale non credo di dovermi assolutamente vergognare, anzi…
Tutto ciò, ovviamente, senza voler mettere assolutamente in dubbio la qualità di tanti altri prodotti Mc Intosh che, in tanti anni di storia, hanno giustamente contribuito a crearne l’inossidabile mito.
Puoi sfogliare il flipbook e scaricare il pdf.

I riferimenti alla prova d’ascolto sono a pag 44: “…Per completare la prova di utilizzazione abbiamo voluto effettuare anche un ascolto a confronto pilotando successivamente una coppia di diffusori Epicure 400, una coppia di AR 10 p greco e una di Tempest Lab 1. Come era prevedibile attendersi il suono è perfettamente simile, l’impressione d’ascolto è certamente influenzata dalla conoscenza degli apparecchi quando si sappia quale sta funzionando, mentre una commutazione “al buio” non ha messo in luce grandi differenze. Sono solo ipotizzabili e comunque da verificarsi in fase di prove più approfondite alcune impressioni che hanno fatto attribuire al Pioneer un suono leggermente più chiaro.”

Oggi vorrei aggiungere solo che il buon comportamento del Pioneer sul carico di 4 ohm (certamente migliore del 6100) potrebbe far supporre che avrebbe potuto con buona probabilità dimostrare anche una minore difficoltà rispetto all’amplificatore a confronto a pilotare carichi “…assimilabili a quelli reali…”.
Prima di trarre qualsiasi conclusione o dare inizio alle vostre personalissime discussioni, vi consiglio di leggere “bene” questo estratto di pag.44.
Ed ora, dopo che su questo argomento, a proposito e a sproposito, ne sono state dette di tutti i colori (anche al limite della diffamazione e conseguente querela) permettete anche a me di esporre un mio piccolo dubbio:

non sarà che chi “se l’è presa” maggiormente potrebbe appartenere alla categoria di quelli che credono di più al “peso dei soldi” (da guadagnare vendendo qualcosa o magari anche solo già spesi…) che a quello della ragione ? O forse semplicemente è di quelli che non avranno mai il coraggio di mettere in discussione nulla di quello che “i potenti” sono riusciti a fargli credere (in qualsiasi campo… E a questo punto non mi aspetterei certo che sia in grado di capire queste brevi note…).

P.S.: ad un mese dalla pubblicazione sul sito (ma prevedo che fra un anno la situazione potrebbe non essere cambiata affatto…), si sono sviluppati scontri all’arma bianca su altri forum ma a me non è arrivato nessun “resoconto” da nessuno. Quanto coraggio e quanta convinzione nella possibilità di poter sostenere adeguatamente le proprie idee, da parte dei soliti detrattori di professione…
Chiedo umilmente scusa ai lettori fortuiti e disinformati sulla “storia infinita” del particolare argomento di questa pagina.

 

Un commento ricevuto tanto tempo fa:
31/12/07
Buongiorno, mi sono appena iscritto al Vs blog (AudioplayBlog n.d.r.), sperando di aver fatto tutto bene. Ieri sera mi sono (ri) letto la famosa prova a confronto, e, come ebbi modo in passato,ormai remoto,di fare ad orecchio tale confronto, sono perfettamente d’accordo con te: il Mc 6100 allora forse era nato già vecchio, sia come suono che come impostazione e costruzione, non solo nei riguardi del Pioneer SA 8500, ma in generale riguardo alle altre elettroniche del tempo: io sono stato per molti anni agente Audio Consultants per il Veneto (Allegra brigata con Maurizio Rossi, Gianni Mariani ecc.) Nonostante l’attaccamento alla mia “bandiera”,ho sempre cercato di essere obbiettivo con me stesso, ma ricordo che ai tempi,a un “centino” in meno, si poteva acquistare una coppia pre e finale SAE 30+31/b che come suono, dinamica e attualità costruttiva le suonava di santa ragione all’ integrato Mac. E’ anche vero che io, a parità di prezzo, comprerei una Ferrari e non una Rolls… Sono da qualche anno entrato in possesso di un integratone SA 9900, e devo dire che non sfigura assolutamente nel pilotare le mie amate 7/06, nel confronto con altre elettroniche provate ultimamente, ma nemmeno con la mia coppia SAE 2100L+2200 quest’ ultimo “upgardato in Audio Consultants con alimentazione SAE 2300 (eravamo dei precursori?) Voglio infine rinnovarti, questa volta per scritto quei complimenti che ti feci mentalmente allora:ci vuole del coraggio a dire sempre le cose come stanno, anche se qualche volta può essere scomodo dirigendo una pubblicazione importante come lo era Stereoplay a quei tempi.
Complimenti per tutto e.. Buon Anno. Fabio Lebboroni Valdobbiadene (TV)