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	<title>Renato Giussani &#187; esb</title>
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		<title>Sulla potenza&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 14:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quando ho iniziato a progettare casse ESB, nei primi anni &#8217;80, mi sono trovato a dover prendere atto che rientravano troppe casse delle serie precedenti per rotture dovute a sovrapilotaggio. La potenza dichiarata non era eccessiva. Erano gli utenti di allora ad esagerare con la manopola del volume non accorgendosi della saturazione di loro ampli (cosa che purtroppo avviene ancora oggi, sia pure in percentuale molto minore, in particolare con gli ampli a valvole). La incapacità di accorgersi di avere raggiunto e superato i limiti del clipping era tale che potei verificare spesso il tentativo di applicare una potenza superiore [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho iniziato a progettare casse ESB, nei primi anni &#8217;80,  mi sono trovato a dover prendere atto che rientravano troppe casse delle serie precedenti per rotture dovute a sovrapilotaggio.</p>
<p>La potenza dichiarata non era eccessiva. Erano gli utenti di allora ad esagerare con la manopola del volume non accorgendosi della saturazione di loro ampli (cosa che purtroppo avviene ancora oggi, sia pure in percentuale molto minore, in particolare con gli ampli a valvole).</p>
<p>La incapacità di accorgersi di avere raggiunto e superato i limiti del clipping era tale che potei verificare spesso il tentativo di applicare una potenza superiore di ben 10 dB (10 volte) rispetto a quella massima indistorta degli ampli impiegati.</p>
<p>Ricordando che il segnale musicale può arrivare ad avere anche più di 20 dB di differenza fra il livello efficace medio a lungo termine e quello nei picchi più brevi e violenti, ma che con programmi &#8220;normali&#8221; quello che si chiama &#8220;fattore di cresta&#8221; si attesta normalmente sui 16/17 dB, è facile capire che quando i picchi venivano tagliati di  10 dB il valore medio del segnale era più alto di dieci volte rispetto a quello previsto per un corretto &#8220;funzionamento al massimo&#8221; con l&#8217;amplificatore impiegato.</p>
<p>Ammettiamo di avere una cassa specificata per uso con un ampli di potenza massima 60 Watt RMS con segnale sinusoidale. Quell&#8217;ampli &#8220;da 60 Watt&#8221; con segnale musicale sarà in grado di fornire una potenza &#8220;di picco&#8221; tre dB più alta, ovvero 120 Watt.</p>
<p>Con un segnale avente un fattore di cresta di 16 dB non clippato e i picchi a 120 Watt, la potenza media, 16 dB più bassa, sarà di 3 Watt. E in questo caso problemi di rotture si verificano ben difficilmente. Ma se invece l&#8217;utente cercherà di trarre dall&#8217;amplificatore una potenza 10 dB più alta, sia pure con i picchi &#8220;clippati, applicherà comunque alla cassa una potenza RMS pari a circa 30 Watt, cioè dieci volte quella per la quale la cassa era stata specificata. Ed allora quando ho cominciato a lavorare in ESB io le casse &#8220;da 60 Watt&#8221; le progettavo e facevo costruire in modo tale che potessero sopportare senza rompersi, con segnale musicale e su tempi lunghi, fino ad un massimo di 30 Watt RMS (ovvero 15,5 Volt continui, di rumore filtrato in modo da avere lo spettro definito dalla IEC per simulare il segnale musicale medio. Credetemi, sono tanti!). Da quel momento però i guasti diminuirono in modo drastico&#8230;</p>
<p>P.S.: Quella stessa cassa &#8220;da 60 Watt&#8221; se venduta ad un audiofilo molto accorto si sarebbe potuta specificare per ben 600 Watt&#8230; E questo spiega bene perché io riuscivo a far suonare le ESB 7/01 con il SAE 2600 al limite del clipping senza che si rompesse nulla&#8230;</p>
<p>Il problema è che, quando l&#8217;ampli ha una potenza insufficiente per consentire livelli di ascolto molto alti, continuando ad alzare il volume i picchi vengono clippati ma la potenza media continua a salire, generando però una sensazione di volume inferiore rispetto a quella che si avrebbe con i picchi non clippati. E, come abbiamo visto, si finisce per &#8220;esagerare&#8221;.</p>
<p>Ecco perché fra i tecnici addetti ai lavori si sente dire spesso che &#8220;la potenza non basta mai&#8221; ed è di fatto molto più frequente riuscire a rompere le casse con ampli di potenza troppo bassa piuttosto che troppo alta&#8230;</p>
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		<title>Doug Sax degli Sheffield Lab e le ESB 7/06</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 17:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Doug Sax è il fondatore della Sheffield Lab (Casa discografica responsabile di molte fra le migliori registrazioni Direct-To-Disc esistenti, oggetto di culto da parte degli audiofili di tutto il mondo) Dopo una visita al Winter CES (Consumer Electronics Show) tenutasi a Las Vegas a gennaio 1983 così si esprimeva dalle pagine di the abso!ute sound. Doug Sax on the Loose at CES Dear Harry: have just returned from CES In Vegas and I thought you and your readers might like to have an insider’s view of the show. In light of the economic conditions would strongly urge the CES to [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_548" class="wp-caption alignleft" style="width: 121px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Absolute-sound-cover.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Absolute-sound-cover-111x150.jpg" alt="The Abso!ute Sound" width="111" height="150" class="size-thumbnail wp-image-548" /></a><p class="wp-caption-text">The Abso!ute Sound</p></div>
<p><strong>Doug Sax</strong> è il fondatore della Sheffield Lab (Casa discografica responsabile di molte fra le migliori registrazioni Direct-To-Disc esistenti, oggetto di culto da parte degli audiofili di tutto il mondo)<br />
Dopo una visita al Winter CES (Consumer Electronics Show) tenutasi a Las Vegas a gennaio 1983 così si esprimeva dalle pagine di  <strong>the abso!ute sound</strong>.</p>
<p><strong>Doug Sax on the Loose at CES</strong></p>
<p>Dear Harry:</p>
<p>have just returned from CES In Vegas and I thought you and your readers might like to have an insider’s view of the show.</p>
<p>In light of the economic conditions would strongly urge the CES to think about the way the Audio Engineering Society does it. The AES has one show a year, an­nually alternating between the West and East coasts. That countless manufactur­ers have to go through this type of maso­chistic endeavor twice a year is inhumane. The expense for the retailers to attend is out of sight. To what purpose? Certainly nothing earth-shattering in any consumer lines will happen in the next six months.</p>
<p>Sheffield Lab, as a manufacturer, dis­plays at all CES’s, and it is the only format public exposure that we use. This is only the third show that I have attended in live years. I went to gain knowledge first-hand, take the pulse of the audiophile industry. ­As you know, both of my business enter­prises, Sheffield Lab and The Mastering Lab, are concerned solely with the phono­graph record, and the coming of the Com­pact Disc is an event I could not fail to evaluate. It remains an enigma. It offers more than an hour of uninterrupted music in a very compact size. And yet, the sound is disappointing: technical perfection in me­diocrity. I cannot believe that a true music lover will be able to accept it. I found it less of a threat to my survival than I had ex­pected -</p>
<p>Now off to the Riviera Hotel to see the real nuts. The harsh economic conditions have already taken their toll in the record in­dustry. The decline started five years ago. and has resulted in the closing of pressing facilities, the firing of countless employees by all record companies, and the depres­sing aroma of panic permeates everything. Two independent disc mastering facilities bit the bullet in 1982, and more will follow in 1983. The men are being separated from the boys. (Where are my hormones?)</p>
<p>The same is true for the manufacturers of High End audio equipment. Chapter Eleven is becoming a best-seller. Talk of com­panies in trouble abounded along with comments of regret and alarm. The hard reality is that many more companies, large and small, are in serious trouble. As with the record industry, their production capa­bilities will have to be sleeved down to the size of the market. Our economic depres­sion is not all:The consumer has a positive­ly endless choice of consumables to chal­lenge the audio dollar in the form of video recorders, video discs, video games, and those amazing home computers. Any retail­er must choose carefully as to where he is going to spend his money and must decide accurately which way the wind is blowing. It certainly wasn’t blowing towards the Riviera, and, frankly, the interest shown by retailers to the High End display at the Riviera was lukewarm at best.</p>
<p>As one involved in audio, I could not be but impressed by what was really going on at the Riviera. Each small suite repre­sented, for the most part, a true music lover, someone whose involvement in the repro­duction of music has moved them to com­mit all their resources to some area in the playback chain where they feel they can make a meaningful contribution.</p>
<p>I had the pleasure of meeting John Iver­son who was showing his new amplifier. A quick glance inside his amp revealed a staggering parts count. Assuming that all are there for a reason, the time and energy involved becomes obvious. John, of course, is only one man in one room and the rooms go on and on. John was smoking or­dinary cigarettes and guzzling Jack Daniel. After he filled my glass to the rim, I asked him the obvious: What the hell are you do­ing back in the sweat box? Said he, laugh­ing, “Once you’re bitten by the audio bug you can’t shake it. It’s a life-long ad­diction.” The Riviera was full of addicts, and it is with sorrow that I foresee that some are not going to survive their addic­tion.­ The rest of my stay was the enjoyable part. I got to be an audiophile for a day. With my good friend Bob Neil from Visalia, I went through many of the rooms to hear what there was to hear. A note to exhibitors:  </p>
<p>Always have your system playing. A room with no music in it is just another dreary hotel room. Do your talking somewhere else.</p>
<p>Trends? I think so. Dynamic speakers are getting better. It was a bad day for elec­trostatics. They ranged from fair to awful. Naturally, I would miss the set that ap­parently thrilled everybody: the Sound Lab’s A/1 designed by Dr. Roger West.</p>
<p>My method: Stick my head in the door -if the sound was inviting, go in and give the system a fair shake. My interest at this show was in loudspeakers since many turn­tables, cartridges, and amplitiers are doing the job. Many of the speakers I heard could not be called systems. They might handle some area of the signal properly, but they were failures as systems capable of doing most ot what should be expected. I should mention that I feel this way about most of the speakers that have ever been offered for sale.</p>
<p>I didn’t make all the rooms, but I did hear some systems that were, indeed, systems. Vandersteen, the RS-1 of Intinity, Meridian, Linn, the nefarious Klipsch, and, surprise, the LJ260 of JBL. The surprise is that this is the first JBL I have ever considered a sys­em. Maybe John Eargle has finally got something through. All are compromises, but, then, I don’t expect much from a loudspeaker.</p>
<p>After five hours of this madness we were pooping out, but we hear a vocal -Amanda’s, it so happened-coming from some unknown speaker. It is instantly obvious that this is the best I’ve ever heard her sound, save for standing next to her. We went in and sat down and really listened. Everything sounded glorious and musical. I introduoed myself to Arthur Regal from Cedarhurst, N.Y. He is president of ESB USA and will be importing the ESB line from Italy. He asked me if I would like to hear some other Sheffield records. No. anything but that. He then put on a Proprius record­ing, Cantate Domino. Again, the best reproduction of voice have ever heard. The recording was superb. (Every audiophile should have some Proprius recordings, and the same is true of the Opus 3 line from Sweden.)</p>
<p>Impressed out of my shorts, we bade adieu to ESBand ventured further down the hall where I had a rather joyous meeting with my old friend Leode Gar Kulka of Sonic Arts. I met Leo in 1961 when Lincoln and I were attempting to make a direct-to-disc recording of a solo piano -and mono at that. He had the only Neumann cutting system In Los Angeles. He played some of his new recordings for us, and I ran around the show until I collared a pressing of our disc of Arnold Steinhardt and Lincoln doing the Strauss sonata, it sounded unfamiliar on the set-up in Leo’s shared room, and next door we tried it on some weird-looking speaker that sounded even weirder. Since I feel this is the best recording I have ever made, was disappointed that I couldn’t show Leo its virtues. Bob suggested that we go back to ESB to listen to the Strauss, great idea, Bob, We went and listened to the whole sonata. I can’t remember the last time that listened through a complete work. The result was stunning, way beyond acourate; a seamless, effortless recreation of the instruments, the room, the musician’s interplay and emotion- I have never heard a speaker re-create the spatiality of these Italian wonders. The ESB 7/06, A restorative experience. Maybe it is all worthwhile. Special accolades to everything in the playback chain which performed without a trace of mechanical or electrical presence. SOTA sapphire turn­table, Lustre 801 arm, high output SDX 2000 Supex, Threshold FET 1 preamp, Threshold S500 power amp.</p>
<p>It was then 9 p.m. and everyone fam­ished. We went to the buffet at Circus, Circus; Bob Neil, Arthur Regal, <strong>Renato Giussani</strong> (the designer of the ESB 7/06).</p>
<p>I pumped Renato concerning the design parameters of his wondrous loudspeaker. Apparently he has done much research into what a speaker must do to allow the ear to receive space and depth information. What we all heard was no accident. As a professional, I can guarantee that the speaker will fail in many areas; as an audiophile tor a day, I know it is the finest loudspeaker I’ve ever heard.</p>
<p>At a table nearby some people are con­versing passionately over amplifier prob­ems and crossover designs. Bob Iverson stops at our table and we exchange pleasantries; addicts all.</p>
<p>—Doug Sax</p>
<p>Postscript:</p>
<p>I have just listened to Leo’s Sonic Arts recording of Stephen Kates doing the Rachmaninov Cello Sonata. It sounds love­ly, and it’s digital yet. Harry, what’s happening to me?</p>
<div id="attachment_549" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/706-pagina.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/706-pagina-150x150.jpg" alt="ESB 7/06" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-549" /></a><p class="wp-caption-text">ESB 7/06</p></div>
<p><strong>Un estratto in italiano</strong></p>
<p>&#8220;&#8230;Il resto della giornata è stato la parte divertente. Sono stato un audiofilo per un giorno. Con il mio buon amico della Visalia, ho girato per la maggior parte delle sale per ascoltare quel che c&#8217;era da ascoltare&#8230;Molti degli altoparlanti che ho sentito non possono essere chiamati -sistemi-. Alcuni possono trattare alcune parti del segnale abbastanza bene, ma c&#8217;erano sempre carenze nel comportarsi come -sistemi- capaci di fare la maggior parte di quello che uno dovrebbe potersi aspettare. In verità io la penso così della maggior parte degli altoparlanti che sono sempre stati offerti  sul mercato. Non ho girato tutte le stanze, ma ho ascoltato alcuni sistemi che erano, comunque, sistemi. Vandersteen, le RS-1 della Infinity, Meridian&#8230;Tutti sono compromessi, ma, dopotutto, io non mi aspetto molto da un altoparlante.</p>
<p>Dopo cinque ore di questa pazzia noi stavamo per scoppiare, quando sentimmo una voce -quella di Amanda- provenire da un altoparlante sconosciuto. E&#8217; immediatamente ovvio che questa è la volta che sento al meglio il suo suono, tranne che standole in piedi vicino. Noi entrammo, ci sedemmo e in verità ascoltammo. Tutto suonava glorioso e musicale. Io mi presentai ad Arthur Regal di Cederhurst, N.Y. Egli è il presidente della ESB-USA e importerà la linea ESB dall&#8217;Italia. Egli mi chiese se volessi ascoltare qualche altro disco Sheffield. No, nient&#8217;altro. Allora lui mise una registrazione Propius, Cantate Domino. Di nuovo, la migliore riproduzione della voce che io abbia mai sentito. La registrazione era superba. Impressionati oltre ogni limite, noi dicemmo addio alla ESB e ci avventurammo in fondo all&#8217;ingresso, dove io ebbi un incontro più che gioioso con il mio vecchio amico Leode Gar Gulka della Sonic Arts. Io conobbi Gulka nel 1961 quando Lincoln ed io stavamo provando a fare una registrazione diretta su disco di un pianoforte, e mono anche. Allora lui aveva l&#8217;unica macchina per incisione Neumann in Los Angeles. Suonò alcune delle sue nuove registrazioni per noi, quindi io girai per la mostra finché non trovai una copia del nostro disco di Arnold Steinhardt e Lincoln che suonano la sonata di Strauss. Suonava poco familiare sull&#8217;impianto nella stanza di Leo. La porta accanto provammo con un sistema di altoparlanti piuttosto strano che suonava in modo ancora più strano. Dato che io credo che questa sia la migliore registrazione che io abbia mai fatto, era scoraggiante non riuscire a mostrare a Leo le sue qualità. Bob suggerì di tornare alla ESB per ascoltare Strauss. Grande idea Bob. Noi ci andammo ed ascoltammo l&#8217;intera sonata. Io non mi ricordo quale è stata l&#8217;ultima volta che ho riascoltato per intero un mio lavoro. Il risultato era emozionante, molto più che accurato; una perfetta ricostruzione priva di fatica degli strumenti, della stanza, dell&#8217;interpretazione dei musicisti e della loro emozione. Io non ho mai sentito un altoparlante ricreare la spazialità di queste meraviglie italiane. Le ESB 7/06. Una esperienza ristoratrice.<br />
&#8230;Erano le 9 p.m. ed avevamo tutti familiarizzato. Andammo al buffet al Circus. <a href="mailto:rneil@sbcglobal.net">Bob Neil</a>, Arthur Regal, <a href="mailto:mc0004@mclink.it">Renato Giussani</a> (il progettista delle 7/06). Io sollecitai Renato a proposito dei parametri di progetto dei suoi meravigliosi altoparlanti. Sembrerebbe che abbia condotto una notevole ricerca su quello che un altoparlante deve fare per permettere all&#8217;orecchio di percepire le informazioni spaziali e di profondità. Quello che noi tutti avevamo sentito non era stato casuale&#8230;&#8221;</p>
<p><em>P.S.: Mio figlio Fabrizio mi ha fatto notare che il nome di Doug Sax compare all&#8217;interno della copertina del CD &#8220;Wish you where here&#8221;  dei Pink Floyd (1975) come responsabile del remastering digitale effettuato ai The Mastering Lab LA nel 1992&#8230;</em></p>
<p>E, a distanza di parecchi anni&#8230; Mutatis mutandis&#8230;<br />
Ecco un&#8217;altra testimonianza non da poco: <strong>l&#8217;opinione del discografico <a href="http://www.videohifi.com/28_intervista.htm" target="_blank">Marco Lincetto</a> dopo l&#8217;ascolto delle <a href="http://www.giussani-research.it/delta-4-r9">GR Delta 4 R9</a> al Roma Hi-End 2009</strong>.</p>
<p>&#8220;&#8230;approfitto di questo lunghissimo 3D &#8211; anziché aprirne un altro analogo &#8211; per dire la mia su questi diffusori (n.d.r. GR Delta 4 R9), finalmente ascoltati, brevemente, ma con grande attenzione e concentrazione, al Roma Hi-End, utilizzando principlamente due miei master che conosco meglio di me stesso.</p>
<p>Ci tengo a scrivere queste poche righe, perché reputo Giussani una delle poche persone che ha lasciato il segno in questo settore, negli ultimi 40 anni almeno.</p>
<p>Quando da ragazzo, poco più che ventenne, iniziai a fare le cose sul serio, in questo mondo, il mio riferimento si chiamava ESB 7/06, ovvero un diffusore che era talmente innovatore allora, che pure oggi mantiene alcune caratteristiche di riferimento assoluto.<br />
Ebbene, ascoltando l&#8217;ultima creatura in ordine di tempo del maestro Giussani non ho potuto non ritrovare una filosofia che procede lungo la strada maestra, senza mai perdere di vista i principi che ispirarono i primi progetti.<br />
La coerenza: la coerenza di pensiero e di realizzazione, sintomo di profonda conoscenza, non disgiunta comunque da brillante intuito.</p>
<p>Nei primi 30 secondi di ascolto di questo diffusore ho immediatamente capito che tutto stava al suo posto: non ho avuto problemi a ritrovare tutti i riferimenti di due registrazioni che, appunto, conosco &#8220;più che benissimo&#8221;.</p>
<p>Ed il tutto in una saletta che, probabilmente apposta, riproduceva un ambiente domestico molto normale, usuale, ovvero l&#8217;ambiente dove verranno ascoltate questi diffusori.</p>
<p>Un sentito &#8220;Complimenti!&#8221; a Renato Giussani.</p>
<p>Marco Lincetto&#8230;&#8221;</p>
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		<title>Anche i geni sbagliano</title>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2008 11:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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		<category><![CDATA[heyser]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a name="top"></a><br />
Quando, negli anni ’80 del secolo scorso, il Dott. Richard Heyser (chi non sa chi è stato Richard C. Heyser può leggere il breve <a href="#box">box</a> in fondo alla pagina) ricevette l’incarico di effettuare, per conto della rivista americana di alta fedeltà AUDIO per la quale faceva le misure e scriveva tutti i mesi le prove dei diffusori (più o meno come facevo io per Audio Review&#8230;), la prova tecnica della casse ESB 7/06 (pubblicata sul numero di novembre 1983, di AUDIO Magazine), non si preoccupò più di tanto del danno che una sua eventuale leggerezza avrebbe potuto procurare ad una piccola ditta italiana ed al suo giovane progettista, che poi ero io.<br />
Dette incarico a qualcuno di effettuare le misure standard di AUDIO senza tenere nel minimo conto le mie raccomandazioni di effettuare la misura corrispondente a quella in camera anecoica ad una distanza di almeno 2,5 metri (visto che la cassa è alta 140 cm e gli altoparlanti, in conseguenza del progetto DSR, sono molto distanti fra loro) e ad una quota rispetto al tweeter che tenesse conto della altezza da terra delle orecchie di un ascoltatore seduto.</p>
<div id="attachment_261" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Tas-Heyser.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Tas-Heyser-150x150.jpg" alt="grafico 1" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-261" /></a><p class="wp-caption-text">grafico 1</p></div>
<p>Il risultato è che la misura che venne prodotta e pubblicata su AUDIO era molto simile a quella qui a lato, riferentesi alla risposta ad 1 metro di distanza sull’asse del tweeter di un sistema (il The Audio Speaker 1.3) che presenta una distanza woofer-midrange simile a quella che nella 7/06 separa il woofer dal mid-basso.</p>
<p>Nonostante il vistoso buco nella risposta all&#8217;incrocio woofer/mid-basso (provocato dal grande sfasamento fra le emissioni dei due componenti misurati da quella posizione anomala) e lo squilibrio di livello woofer/medio-alti (che, peraltro, nelle sue risposte in ambiente, giustamente, non si evidenziavano) il giudizio complessivo del test fu abbastanza lusinghiero, il che mi lasciò non poco perplesso&#8230;</p>
<p>Poco tempo dopo la pubblicazione della prova su AUDIO (ricordo che mi sto riferendo alla rivista originale, quella USA) ebbi l’occasione di incontrare Heyser al Consumer Electronics Show e gli feci notare l’errore e l’incongruenza e gli chiesi una rettifica. Fra l’altro gli dissi che le mie misure non avevano mai rilevato buchi simili se non a distanza ravvicinata, mentre alla normale distanza d’ascolto era sempre stato tutto OK.</p>
<p>Come se avessi parlato al vento.</p>
<p>Ne approfittò per tenermi una lezione sul fatto che le casse acustiche hanno un impedenza non resistiva e che sarebbe stato interessante per me misurare anche la fase del carico.</p>
<p>Inutilmente tentai di parlargli (in inglese, ben inteso dato che il genio, ovviamente, l’Italia nemmeno sapeva dove fosse) delle prove pubblicate ogni mese su Audio Review, con in bella evidenza sia il modulo che l’argomento dell’impedenza, mentre non riuscii neanche ad iniziare a parlare delle nostre avanzatissime misure di MIL e di MOL&#8230;<br />
Le sue misure secondo lui erano giuste, e basta.</p>
<div id="attachment_262" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Tas-13.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Tas-13-150x150.jpg" alt="grafico 2" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-262" /></a><p class="wp-caption-text">grafico 2</p></div>
<p>Il grafico accanto è quello che avrebbe potuto pubblicare su AUDIO se si fosse degnato di fare la misura (sia pure in campo libero) ad 1,1 metri dalla quota della base della cassa ed a 2,5 metri dal pannello frontale. Come si vede, il buco sui medio-bassi non c’è, come era logico aspettarsi da una cassa che, tutto sommato, che suonasse bene lo aveva capito e dichiarato anche lui. Anche se, inspiegabilmente, non aveva capito se la eccezionale stabilità della prospettiva stereofonica che aveva ascoltato era dovuta al DSR o no. E a cos&#8217;altro? Visto che era l&#8217;unica caratteristica delle 7/06 cui si potesse ragionevolmente far risalire una così marcata differenza, sotto questo aspetto, rispetto a tutti i sistemi convenzionali.<br />
Un genio, lo era senz’altro, e mi dispiace che non sia qui con noi per farsi tradurre e leggere queste brevi note, ma un po’ di modestia non avrebbe certamente guastato.</p>
<p>PS: Le risposte pubblicate sono le simulazioni delle risposte in frequenza, calcolate con Cross-PC 4.0, per un sistema The Audio Speaker 1.3 (ad 1 m di distanza sull&#8217;asse del tweeter GRAF.1 ed a 2,5 m di distanza e 110 cm dalla quota della base della cassa GRAF.2), senza introdurre il calcolo delle variazioni introdotte dalla presenza del pavimento.</p>
<div id="attachment_264" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/sastra.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/sastra-150x150.jpg" alt="Audio Classics" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-264" /></a><p class="wp-caption-text">Audio Classics</p></div>
<div id="attachment_263" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/audiopiccola.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/audiopiccola-150x150.jpg" alt="Audio" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-263" /></a><p class="wp-caption-text">Audio</p></div>
<p>Ed ecco le conclusioni della prova pubblicata sul n. di novembre 1983 di AUDIO Magazine (gentilmente offerto da Michael Sastra di Audio Classics. Grazie Michael!) ed il grafico &#8220;incriminato&#8221;.<br />
<em>Piano and human voice, the two most difficult sources, are accurately reproduced, with no change in sound balance over the important frequency range which covers the octave below Middle C through the octave above Middle C. Spectral response in the frequencies above this range suffer from small irregularities, but, on the whole, these frequencies are reproduced well. I tried various combinations of the three equalizer settings, and I believe that the best overall spectral balance is obtained with the reference positions identified by ESB as &#8220;Normal.&#8221;<br />
 This system can handle very high sound pressure levels with ease, but I sensed a tendency for certain program material to get &#8220;blasty&#8221; at high levels; female vocal and horn seemed to be the most bothered by this problem in my opinion.  Subsequent technical measurements revealed this to be the equivalent of a &#8220;wolftone&#8221; about two octaves above Middle C. (This is discussed under &#8220;Measurements.&#8221;)</p>
<p>Stereo imaging is excellent, and the stereo illusion remains intact at all reproduction levels-soft to extremely loud.  I cannot say whether ESB&#8217;s &#8220;Distributed Spectrum&#8221; concept was the cause, but the stereo image is solid and not materially influenced by where one sits.</p>
<p>I was favorably impressed by the sound of the system when I first heard it at the January 1983 CES, and remained impressed when-given the opportunity to run it through its paces. lf one places it on a firm platform, so it will not readily topple, and throws the grille away, the sound is excellent.<br />
Richard C. Heyser</p>
<p><div id="attachment_265" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/heyser.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/heyser-150x150.jpg" alt="Misura Heyser" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-265" /></a><p class="wp-caption-text">Misura Heyser</p></div><br />
</em></p>
<p>Inoltre, la risposta su tutta la gamma fino ai 1.000 Hz visibile su questo grafico risente probabilmente degli effetti di alcune riflessioni non ben filtrate dalla finestratura temporale scelta per la misura, che potrebbe avere influito anche sul livello rilevato, accentuando l&#8217;andamento in salita della curva causato già dalla rilevazione della risposta da distanza troppo ravvicinata, che ha posto il microfono molto più vicino a tweeter e mid-alto che a mid-basso e woofer.</p>
<div class="clear"></div>
<p><a name="box"></a><br />
<strong>107th Convention<br />
Jacob K. Javits Center<br />
New York. New York, USA<br />
1999 Sept. 24-27</p>
<p>TECHNICAL COUNCIL &#8220;OPEN HOUSE&#8221; RECEPTION AND RICHARD C. HEYSER MEMORIAL LECTURE</strong><br />
Saturday, September 25<br />
5:00 PM</p>
<p>This year&#8217;s Technical Council Open House Reception introduced a new feature, The Richard C. Heyser Memorial Lecture, which was established May 1999 by the Audio Engineering Society Technical Council and Board of Governors to honor the memory of Richard Heyser. Mr.Heyser was a scientist at the Jet Propulsion Laboratory of the California Institute of Technology, an inventor who was awarded nine patents in the field of audio and communication techniques, including time-delay spectrometry. He also was widely known for his patience and ability to clearly present and communicate new and complex technical ideas. Mr. Heyser generously aided the Society not only through his technical contributions, but also through his service to its growth and organizational development as an AES Governor and the Silver Medal recipient. He died in March 1987 shortly before he was able to assume office as the President of the Society.<br />
<a href="#top">torna su</a></p>
<div class="clear"></div>
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		<title>I diffusori e gli altoparlanti ESB</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2005 19:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>A partire dalla presentazione da parte delle riviste specializzate italiane e dalla distribuzione in Italia dei primi diffusori della serie 7 (le 7/05 DSR) e proseguendo con le numerose prove delle 7/06 DSR. Per finire con l&#8217;ormai famoso Consumer Electronics Show di gennaio 1983, a Las Vegas, dove Doug Sax (fondatore degli Sheffield Labs), nella saletta della ESB USA, esclamò:&#8221;&#8230;Questa è la voce di Amanda!&#8230; E questo è il mio pianoforte&#8230; Eccolo lì, davanti a me!&#8230;&#8221; la ESB cominciò a raccogliere attestati di stima che sono sempre stati in grado di porre in secondo piano qualsiasi critica. E per me [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dalla presentazione da parte delle riviste specializzate italiane e dalla distribuzione in Italia dei primi diffusori della serie 7 (le 7/05 DSR)<br />
e proseguendo con le numerose prove delle 7/06 DSR. Per finire con l&#8217;ormai famoso Consumer Electronics Show di gennaio 1983, a Las Vegas, dove Doug Sax (fondatore degli Sheffield Labs), nella saletta della ESB USA, esclamò:&#8221;&#8230;Questa è la voce di Amanda!&#8230; E questo è il mio pianoforte&#8230; Eccolo lì, davanti a me!&#8230;&#8221; la ESB cominciò a raccogliere attestati di stima che sono sempre stati in grado di porre in secondo piano qualsiasi critica. E per me iniziò una storia che non accenna a finire.<br />
L&#8217;interesse per la Serie 7 ESB, divenuta nel frattempo oggetto di collezionismo, è tutt&#8217;ora molto alto e ricevo spesso lettere di appassionati che non sanno come comportarsi per effettuare le necessarie riparazioni ai loro diffusori ESB d&#8217;epoca.<br />
Ho deciso perciò di cominciare con questa pagina a fornire alcune informazioni utili per poter tentare di intervenire in modo tecnicamente corretto.</p>
<p><b>Quelli Pre-Giussani:</b></p>
<p>La ESB nacque negli anni &#8217;70 grazie all&#8217;impegno profuso dal Sig. Vincenzo Biasella.<br />
Il progettista che trovai io in ESB quando vi giunsi proveniente da Suono e Stereoplay a giugno del 1979, era l&#8217;Ing. Ferrer. Mentre chi già svolgeva un importante ruolo di raccordo fra l&#8217;ufficio tecnico e la produzione e divenne rapidamente il mio braccio destro nello sviluppo di tutti i nuovi prodotti era il Sig. Pescosolido.<br />
Gli altoparlanti impiegati dalla ESB per la serie L e per la prima LD (la L con il Display a led&#8230;) erano tutti prodotti dalla Ciare di Senigallia, ed erano disponibili per chiunque a catalogo e nei negozi di tutta Italia.<br />
Prima del 1979 i miei contatti con Vincenzo Biasella erano stati numerosi. La ESB acquistava moltissima pubblicità sulle riviste per le quali io lavoravo e quindi le occasioni per incontrarci non mancavano. Fra l&#8217;altro, ricordo benissimo la volta che Biasella (eravamo in Via Flaminia a Roma, fuori della sede ESB di allora), che vedeva praticamente tutti i costruttori del mondo disporre gli altoparlanti sui pannelli delle loro casse in modo abbastanza fantasioso,  mi chiese a bruciapelo quale avrebbe dovuto essere secondo me la disposizione ottimale della coppia midrange-tweeter. Io, un po&#8217; condizionato da considerazioni legate alla modalità di esecuzione delle prove tecniche, oltreché da considerazioni abbastanza banali, risposi che un allineamento verticale asimmetrico rispetto alla larghezza del pannello e con i centri acustici più vicini possibile avrebbe povuto senza dubbio contribuire ad ottenere una migliore risposta in frequenza sull&#8217;asse e una dispersione ottimale. Lui mi incalzò chiedendo se il fatto di porre le cupole di midrange e tweeter molto vicine avrebbe potuto causare problemi (interferenze, riflessioni&#8230;), ed io risposi che non mi risultava.<br />
Biasella fece tagliar via una fetta dalle flangie tonde del midrange da 2&#8243; e del tweeter da 1&#8243; che stava impiegando e li avvicinò il più possibile.<br />
Era nata la famosissima UMA (Unità Medio Alti) ESB.<br />
Di lì a breve venne realizzato un &#8220;ferro-trancia&#8221; adatto e da quel momento tutti i tre vie ESB che impiegavano il midrange a cupola sarebbero stati dotati esclusivamente della UMA ad 8 ben riconoscibile anche sul pannello delle 7/06 e che contraddistingue tutt&#8217;ora l&#8217;immagine ESB.<br />
Mi pare di ricordare che già a questo punto l&#8217;Ing. Ferrer impiegasse per alcuni modelli degli altoparlanti prodotti sempre dalla Ciare, ma in esclusiva e mai posti a catalogo.</p>
<div id="attachment_567" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-3808.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-3808-150x150.jpg" alt="ESB 3808" title="ESB 3808" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-567" /></a><p class="wp-caption-text">ESB 3808</p></div>
<p><b>Quelli Giussani-Time:</b></p>
<p>Al mio arrivo in ESB a giugno 1979, la prima cosa che mi venne chiesta fu di rinnovare la serie LD, che era composta da parecchi modelli sia a due vie (25LD) che a tre vie (40LD, 70LD, 80LD, 100LD).<br />
Decidemmo subito che i nuovi modelli avrebbero dovuto mantenere le stesse dimensioni e la stessa struttura di base dei precedenti, mentre i display che indicavano il livello del segnale in ingresso alle casse avrebbero potuto essere eliminati.<br />
Io proposi di mantenere comunque un pannellino di alluminio sul quale montare un fusibile di protezione per ciascun altoparlante e un led che si accendesse quando il fusibile bruciava (cosa mantenuta poi anche sulla prima Serie 7). Alcune casse mantennero anche dei controlli di livello, sia pure di tipo nuovo.<br />
Le sigle divennero 25LD, 45LD, 75LD, 80LD, 100 LD (mi pare). E Vincenzo Biasella mi chiese di tentare di mantenere una sensibilità elevata e di tenere come riferimento per il loro suono sia la serie precedente che i migliori diffusori presenti in quel momento sul mercato italiano e mondiale.<br />
Io, quali riferimenti &#8220;esterni&#8221; scelsi le Acoustic Research 10 Pigreco, le Audiolab Delta Tre (che impiegavano altoparlanti esclusivi prodotti dalla RCF), le Yamaha NS1000 (quelle con mid e tweeter in berillio) ed altre che non ricordo fra cui modelli delle marche B&#038;W, Kef e Heco&#8230;<br />
Il grande cambiamento che introdussi con la nuova serie LD fu però un altro:<br />
la ESB non avrebbe più impiegato nessun altoparlante Ciare standard.<br />
Il woofer che mettemmo a punto insieme alla Ciare per la 100 LD New Generation era un 12&#8243; che nella sua ultima evoluzione andò ad equipaggiare anche le 7/05 e 7/06.<br />
I parametri di Thiele/Small qui accanto.<br />
Ma anche i 20 e 25 cm, come pure i tweeter e i mid a cono di tutte le serie, dal 1979 in poi, furono sempre sviluppati appositamente per i modelli che dovevano andare ad equipaggiare e non sono mai esistiti altoparlanti Ciare venduti sul mercato uguali a quelli impiegati dalla ESB per i propri diffusori.</p>
<p>Gli altoparlanti ESB a cono, in generale, avevano una impedenza più bassa e una massa maggiore, ma anche altre differenze volte ad incrementare la già notevolissima affidabilità che ha sempre contraddistinto la produzione Ciare, oltre che l&#8217;ottenimento di caratteristiche tecniche di ogni tipo specificamente mirate al progetto che si stava mettendo a punto.</p>
<p>L&#8217;unico componente che non fu mai modificato è il famoso midrange Ciare da 2&#8243; con magnete in Alnico V, tornato da non molto in produzione e a catalogo.</p>
<p>Per alcune serie &#8220;economiche&#8221; vennero impiegati per qualche tempo (per motivi di costo) anche tweeter Vifa, woofer, midrange e tweeter Audax e woofer Irel. Alcuni costruiti su specifiche e altri da catalogo.</p>
<p>Quanto alla serie 7, alcuni altoparlanti erano derivati senza varianti dalla serie LD New Generation, mentre altri furono sviluppati ad hoc, come ad esempio il midrange-basso da 8&#8243; di 7/05, 7/06 e 7/03. Il mid-basso da 160mm delle 7/07. Il woofer delle grandi era lo stesso delle 100 LD, il 250 era quello delle 75LD, l&#8217;unità medio-alti con il midrange da 2&#8243; era la stessa delle 100LD e delle 80 LD, l&#8217;UMA con il midrange più piccolo era la stessa delle 45LD e 75LD e il mid non era quello precedente da 38mm bensì da 43mm. Il woofer delle 7/03 era invece un componente completamente nuovo, ottenuto facendo scendere a 4 ohm l&#8217;impedenza dell&#8217;ottimo altoparlante da Ciare da 18&#8243; nato per applicazioni musicali e appesantendolo non poco.</p>
<p>Il tweeter cui giungemmo alla fine e che non ricordo se fosse già impiegato sulle primissime serie delle LD NG era con membrana in seta trattata e ferrofluido. Capace di una risposta più lineare ed estesa del precedente della prima serie LD come pure di una potenza sopportabile e di uno smorzamento (a tutto vantaggio di un miglior interfacciamento con il filtro) maggiori.</p>
<p><b>Quelli Post-Giussani:</b></p>
<p>Di questi non posso dire praticamente nulla.</p>
<p>Alla fine del 1984 passai a lavorare a tempo pieno ad Audio Review, che avevo contribuito a far nascere e crescere fin dal 1981.<br />
Certamente i componenti dei modelli della serie 7 già esistenti, quando io li lasciai, non furono cambiati, mentre non so nulla di quelli delle 7/08 a quattro vie (le mie erano a tre) come pure di tutte le altre casse delle serie che non siano le LD-NG, 7-DSR, DCM, CS, QL, Harmony, FX.</p>
<p><b>Aggiungo:</b></p>
<p>La Ciare, da me interpellata, dichiara di non avere mai commercializzato o posto a catalogo gli altoparlanti sviluppati per la ESB. Qualche componente attualmente a catalogo potrebbe somigliare a qualcuno utilizzato all&#8217;epoca dalla ESB, ma tale somiglianza è eventualmente da considerarsi casuale. Non è peraltro mai stata attrezzata per la riparazione degli altoparlanti d&#8217;epoca ESB e non può quindi rispondere positivamente ad eventuali richieste, mentre ha a catalogo sospensioni adatte per qualsiasi dei suoi altoparlanti e ne consiglia senz&#8217;altro l&#8217;uso in caso di necessità di sostituzione, specie quelle in spugna.</p>
<p>Chi decidesse di effettuare riparazioni o interventi di qualsiasi tipo sui suoi diffusori ESB, oltre a non sostituire mai gli altoparlanti con componenti Ciare standard di produzione attuale, è bene si rivolga ad un laboratorio specializzato.</p>
<p>In base alla mia personale esperienza, la mia segnalazione è per il seguente: <a href="http://www.riparazione-diffusori.it" target="_blank">riparazione-diffusori.it</a>.<br />
Il titolare Fabio Brembilla saprà senz&#8217;altro esaudire al meglio le vostre richieste.</p>
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		<title>Il collegamento</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 1984 16:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quando avrete scelto la disposizione definitiva dei vostro sistema hi-fi dovrete completare la installazione con i cavi giusti a seconda della lunghezza necessaria. (Tratto da un manuale d&#8217;uso scritto da me per la ESB nel 1984) Il collegamento dei diffusori all&#8217;amplificatore deve essere effettuato con cavi opportuni. Senza voler scomodare le più strane &#8220;filosofie&#8221; e credenze quasi &#8220;magiche&#8221; che infestano da tempo il campo (propugnate per lo più da sedicenti esperti di capacità critiche e morali molto dubbie&#8230;) si deve comunque prendere atto che non può esser utilizzato un cavo qualunque purché conduttore. Oltre a prestare la massima attenzione perché [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando avrete scelto la disposizione definitiva dei vostro sistema hi-fi dovrete completare la installazione con i cavi giusti a seconda della lunghezza necessaria.<br />
<em>(Tratto da un manuale d&#8217;uso scritto da me per la ESB nel 1984)</em></p>
<p>Il collegamento dei diffusori all&#8217;amplificatore deve essere effettuato con cavi opportuni. Senza voler scomodare le più strane &#8220;filosofie&#8221; e credenze quasi &#8220;magiche&#8221; che infestano da tempo il campo (propugnate per lo più da sedicenti esperti di capacità critiche e morali molto dubbie&#8230;) si deve comunque prendere atto che non può esser utilizzato un cavo qualunque purché conduttore.</p>
<div id="attachment_297" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/collegamento.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/collegamento-150x150.jpg" alt="Collegamento" title="Collegamento" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-297" /></a><p class="wp-caption-text">Collegamento</p></div>
<p>Oltre a prestare la massima attenzione perché il collegamento dei due sistemi sia senza possibilità di dubbio &#8220;in fase&#8221; (pena un grave decadimento sia della risposta alle basse frequenze che della coerenza e della stabilità prospettica della scena acustica), si dovrà aver cura di impiegare il cavo adatto in funzione della impedenza dei diffusori e della loro distanza dall&#8217;amplificatore.</p>
<p>- Il migliore trasferimento della potenza dei vostro amplificatore agli altoparlanti avviene quando la &#8220;resistenza&#8221; dei cavi è molto bassa, altrimenti la potenza elettrica fornita verrà sprecata per riscaldare il filo.</p>
<p>- La resistenza dei cavo diminuisce al diminuire della sua lunghezza ed all&#8217;aumentare della sua sezione.</p>
<p>Abbiamo calcolato il valore di resistenza accettabile nella ipotesi di alterazioni della risposta dei diffusori inferiori a 0,2 dB (praticamente non udibile) per un&#8217;impedenza nominale dei diffusori non inferiore a 6 ohm e il risultato è che si dovrebbe utilizzare un cavo avente ciascun conduttore da 2,5 mm2 di sezione per lunghezze di collegamento fino ad un massimo di quattro metri, aumentando via via la sezione in proporzione diretta all&#8217;aumento della lunghezza (ad esempio per una distanza amplificatore-cassa di 8 metri sarebbe necessario un cavo a due conduttori ognuno da 5 mm2: in pratica un cavo speciale &#8220;grosso&#8221;; per una distanza amplificatore cassa di 2 metri invece basterebbero 1,25 mm2).</p>
<p>Nel caso si accettino alterazioni della risposta di 0,4 dB (ancora accettabile), ed il diffusore sia da 6 ohm  o più, si potrà usare un cavo da 1,5 mm2 (normale filo rosso e nero &#8220;grosso&#8221;) fino alla massima distanza di 4 metri e poi seguire la stessa regola del raddoppio della superficie della sezione per ogni raddoppio della distanza.</p>
<p>Il cavo che dovrete usare, oltre ad avere i conduttori di sezione adeguata, dovrà anche avere i due conduttori relativi a ciascuna cassa molto vicini fra loro. Vanno bene perciò tutti i tipi di piattina &#8220;unita&#8221; normalmente in commercio, mentre sono da evitare le piattine spaziate o addirittura le coppie di cavi unipolari non intrecciate. Questa esigenza nasce dal fatto che due fili non intimamente intrecciati o ravvicinati, costituiscono in pratica una spira avente una induttanza non trascurabile, in grado di attenuare drasticamente il livello delle note alte riprodotto dai vostri altoparlanti.</p>
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		<title>L&#8217;installazione nel vostro ambiente d&#8217;ascolto</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 1984 16:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo tanta indecisione e tante visite a tutti i negozi specializzati della nostra città, abbiamo finalmente comperato il nostro sistema hi-fi, completo di altoparlanti. Ora non resta che installarlo ed ascoltare beatamente quel suono che con tanta pignoleria abbiamo selezionato fra altri mille, certi che fosse il più adatto a farci gustare la nostra musica preferita. Naturalmente, tutti sappiamo benissimo che le frasi che precedono sono del tutto immaginarie: non vi è speranza più irrealizzabile della possibilità di sentire a casa nostra lo stesso suono che abbiamo scelto al momento dell&#8217;acquisto. E sappiamo anche che i consigli degli amici e [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/linstallazione-nel-vostro-ambiente-dascolto/">L&#8217;installazione nel vostro ambiente d&#8217;ascolto</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tanta indecisione e tante visite a tutti i negozi specializzati della nostra città, abbiamo finalmente comperato il nostro sistema hi-fi, completo di altoparlanti. Ora non resta che installarlo ed ascoltare beatamente quel suono che con tanta pignoleria abbiamo selezionato fra altri mille, certi che fosse il più adatto a farci gustare la nostra musica preferita.</p>
<p>Naturalmente, tutti sappiamo benissimo che le frasi che precedono sono del tutto immaginarie: non vi è speranza più irrealizzabile della possibilità di sentire a casa nostra lo stesso suono che abbiamo scelto al momento dell&#8217;acquisto. E sappiamo anche che i consigli degli amici e degli esperti, nella migliore delle ipotesi, sono&#8230;deludenti: &#8220;Le pareti rinforzano i bassi, i vetri aumentano il riverbero e peggiorano la definizione. Le tende e i divani assorbono il suono e lo rendono morbido, caldo e riposante&#8230;&#8221; Non è vero nulla. O, meglio, è vero e falso al tempo stesso, dato che il risultato migliore che potremo ottenere nel nostro ambiente sarà sempre, comunque, un compromesso: un equilibrio fra le diverse caratterizzazioni del suono e della scena acustica tipiche della nostra particolare situazione ambientale. Accettata questa pura e semplice verità, sarà facile anche resistere alle lusinghe all&#8217;amico più esperto che volesse tentare di trasformare il risultato del nostro impianto in casa nostra fino a sentire: &#8220;&#8230;bene come a casa mia&#8230;&#8221;. Questo equivarrebbe infatti a cercare di sovrapporre alle caratteristiche di base del nostro ambiente una natura diversa, ottenendo, nel migliore dei casi, un risultato ibrido che non potrebbe convincere nessuno e sicuramente non vi piacerebbe. Il tentativo da perseguire durante le diverse fasi di una accurata installazione dovrebbe invece essere fin dall&#8217;inizio quello di &#8220;mascherare&#8221;, ed eventualmnte attenuare, i difetti della nostra acustica, al fine di portarne in maggiore evidenza i pregi unici ed originali, che non possono mancare e di fatto non mancano mai. La prima conseguenza di ciò che abbiamo appena detto è che, purtroppo o per fortuna, a seconda delle vostre personali inclinazioni, l&#8217;unico medico del vostro ambiente non potrete essere altro che voi stessi. Solo voi infatti avete imparato veramente, vivendoci, quali sono le vere caratteristiche acustiche della vostra casa e quali volete siano quelle della stanza preposta all&#8217;ascolto del vostro impianto ( o della vostra musica, a voi stessi la scelta&#8230;). Da notare, che questo non è che l&#8217;inizio, dato che, a voler essere ancora più completi e precisi, dovremmo parlare anche dei gusti dell&#8217;ascoltatore (o degli ascoltatori) per chiarire ancora meglio quanto sia difficile per un &#8220;esperto&#8221; &#8220;tarare&#8221; una installazione fino ad ottenere proprio il tipo di suono capace di gratificare un&#8217;altra persona, cioè voi. Insomma, solo per fare un esempio, potremmo supporre che a lui piaccia un suono &#8220;soft&#8221; (di quello che, secondo lui: &#8220;rende accettabile e piacevole anche un ascolto domestico di sottofondo della Disco Music&#8221;) e voi siate invece patito del Rock più duro. In questo caso l&#8217;assorbimento dell&#8217;ambiente deve essere tale di assorbire di più o di meno la gamma medio-bassa? E la media? E gli alti? E, volendo e potendo, i bassi andrebbero un pò equalizzati, o no?</p>
<p>Come vedete, la risposta la potete dare solo voi, e solo &#8220;dopo&#8221; avere tentato alcuni interventi di prova che vi facciano capire meglio verso quale &#8220;equilibrio&#8221; generale vi converrà cercare di orientare l&#8217;acustica del vostro ambiente.<br />
Se, ad esempio, i bassi rischiano di essere un problema irresolubile, con una lunghezza eccessiva ed una monotonicità insopportabile, non crediate che attenuarli con una disposizione delle casse lontana dalle pareti sia sempre la soluzione migliore.<br />
Ricordiamo che il fine della nostra installazione è e rimane quello di raggiungere un &#8220;equilibrio di compromesso&#8221;.<br />
Ecco allora che potrebbe valere la pena di verificare se la sensazione di lunghezza e coda sonora delle basse frequenze non sia in realtà un fenomeno soggettivo indotto da un tempo di riverbero eccessivo alle frequenze medie.<br />
Avete mai provato ad ascoltare il suono di un subwoofer, filtrato, privo dei relativi satelliti? Non vi è sembrato insopportabilmente confuso e rimbombante, privo di velocità e di smorzamento? E&#8217; così perchè la maggior parte delle caratteristiche che normalmente vengono associate alla prontezza ed alla precisione dei transienti vengono conferite al segnale dalle gamme media e alta. Ecco allora che, a volte, per migliorare la gamma bassa in un ambiente rimbombante basta aumentare la emissione in gamma media ed in gamma alta, non senza avere contemporaneamente aumentato, al fine di accorciarne il riverbero, anche il loro assorbimento da parte dell&#8217;ambiente. Il &#8220;come&#8221;, ora, non è che la parte tecnica dell&#8217;installazione, ma non ditemi che non sapete che una tenda, magari pesante, un tappeto o un salotto imbottito possono fare egregiamente al caso vostro&#8230;  </p>
<div id="attachment_292" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/camera_anecoica.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/camera_anecoica-150x150.jpg" alt="Una 7/05 (destra) nella camera anecoica della ESB (La camera era dotata di 1.500 cunei di lana di vetro  lunghi 75 cm)" title="Una 7/05 (destra) nella camera anecoica della ESB (La camera era dotata di 1.500 cunei di lana di vetro  lunghi 75 cm)" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-292" /></a><p class="wp-caption-text">Una 7/05 (destra) nella camera anecoica della ESB (La camera era dotata di 1.500 cunei di lana di vetro  lunghi 75 cm)</p></div>
<p>Ora che abbiamo più chiaro il vero fine della ottimizzazione della nostra installazione e delle cure da riservare all&#8217;ambiente, possiamo provare ad applicare questo modo di ragionare e di procedere anche a tutti gli altri &#8220;difetti&#8221; da mitigare. Se, ad esempio, le frequenze alte ci sembrano eccessive ed il suono privo di presenza, di corpo e di potenza, non è detto che dobbiamo cercare per forza di attenuare gli alti. A volte la cura migliore piò risultare quella di riportare ad un livello più corretto una gamma media e medio-bassa troppo attenuate da un assorbimento eccessivo e/o da una eccessiva distanza delle casse dalla parete che si trova dietro ad esse. La eliminazione di una tenda, di un tappeto, o la loro sostituzione con elementi più leggeri, come un eventuale avvicinamento alla parete possono facilmente riequilibrare la timbrica riportando anche le alte frequenze ad un livello relativo più corretto.<br />
Il metodo per decidere gli interventi, insomma, è sempre quello di considerare qualsiasi anomalia non un nemico da combattere direttamente, ma una caratteristica &#8220;relativa&#8221; a tutte le altre, proprie della particolare situazione.<br />
L&#8217;intervento potrà poi essere effettuato su quella parte della ambientazione che sembra essere più a portata di mano, e comunque provando prima con le correzioni &#8220;positive&#8221;, tali cioè da aumentare il livello complessivo, e solo in caso di insuccesso per questa via adottando correzioni &#8220;negative&#8221;, ovvero tali da diminuire il livello. Questo modo di procedere può ripagare con un migliore funzionamento dell&#8217;amplificatore, come degli stessi altoprlanti, non costretti a generare un suono destinato ad essere in massima parte &#8220;mangiato&#8221; dall&#8217;ambiente, bensì ad essere ascoltato&#8230;da voi.</p>
<p>E, per finire, un consiglio che vale oro.</p>
<p>Se, per diminuire l&#8217;assorbimento di un ambiente, basta rimuovere, sia pure provvisoriamente, un tappeto, una tenda o un divano, come potreste provare ad &#8220;aumentare&#8221; l&#8217;assorbimento senza dover &#8220;installare&#8221;, magari solo per prova, un intero salotto nuovo, completo di tende e tappeti?</p>
<div id="attachment_293" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/7-03.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/7-03-150x150.jpg" alt="Una coppia di 7/03 (dotate di woofer da 46 cm) in una sala ESB" title="Una coppia di 7/03 (dotate di woofer da 46 cm) in una sala ESB" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-293" /></a><p class="wp-caption-text">Una coppia di 7/03 (dotate di woofer da 46 cm) in una sala ESB</p></div>
<p>Usando coperte e materassi. Due materassi arrotolati simulano abbastanza bene un bel divano imbottito, una coperta invernale è meglio di un folto tappeto e con un po&#8217; di cura una tovaglia o una coperta leggera possono essere usate per provare l&#8217;effetto di una tenda.<br />
E solo a risultato già ottenuto e ben verificato potrete, eventualmente, passare ad acquistare i vostri arredi e a programmare&#8230; i vostri ottimi e personalissimi ascolti.</p>
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		<title>Installazione</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 1984 15:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[esb]]></category>
		<category><![CDATA[installazione]]></category>
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		<category><![CDATA[stereo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Gli elementi che condizionano più di ogni altro il risultato di una installazione sono: il tipo di ambiente destinato all&#8217;ascolto, il tipo di diffusori prescelto, il vostro grado di disponibilità a subordinare il tipo e la disposizione dell&#8217;arredamento al risultato acustico. Non va poi sottovalutato l&#8217;impegno richiesto per conseguire il risultato ottimale, compito a volte arduo anche per un appassionato esperto. Ove sia accertato che la qualità oggettiva di ciascun apparecchio dei vostro impianto hi-fi sia sufficientemente elevata, questa non è una condizione sufficiente perché il suono che otterrete sia senz&#8217;altro dello stesso livello. Perché ciò avvenga è infatti necessario [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli elementi che condizionano più di ogni altro il risultato di una installazione sono: il tipo di ambiente destinato all&#8217;ascolto, il tipo di diffusori prescelto, il vostro grado di disponibilità a subordinare il tipo e la disposizione dell&#8217;arredamento al risultato acustico. Non va poi sottovalutato l&#8217;impegno richiesto per conseguire il risultato ottimale, compito a volte arduo anche per un appassionato esperto. Ove sia accertato che la qualità oggettiva di ciascun apparecchio dei vostro impianto hi-fi sia sufficientemente elevata, questa non è una condizione sufficiente perché il suono che otterrete sia senz&#8217;altro dello stesso livello. Perché ciò avvenga è infatti necessario che ciascun componente sia adatto a funzionare in abbinamento agli altri e soprattutto che la installazione sia stata ottimizzata. È molto facile ottenere un suono pessimo anche da un ottimo sistema hi-fi se non vengono seguite tutte le regole base di una buona installazione.<br />
<em>(Tratto da un manuale d&#8217;uso scritto da me per la ESB nel 1984)</em></p>
<p><strong>Per un migliore effetto stereo</strong><br />
I diffusori acustici hi-fi si dividono in tre grandi categorie: da pavimento, da scaffale, satelliti e subwoofer. I modelli da pavimento non possono essere installati sollevati da terra e la posizione ottimale andrà cercata fra tutte le posizioni libere sulla superficie di appoggio.<br />
I modelli da scaffale sono praticamente tutti i diffusori di forma parallelepipeda e dimensioni non particolarmente sviluppate in altezza; fra questi vi sono poi alcuni modelli particolarmente adatti al funzionamento a scaffale, altri che possono funzionare al meglio se sospesi lontani da qualsiasi parete ed altri che forniscono i migliori risultati se sollevati da terra di 20 o 30 cm e inclinati leggermente all&#8217;indietro perché gli altoparlanti siano orientati verso il punto di ascolto.</p>
<div id="attachment_288" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/installazione-1.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/installazione-1-150x150.jpg" alt="Installazione - 1" title="Installazione - 1" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-288" /></a><p class="wp-caption-text">Installazione &#8211; 1</p></div>
<p>Per un migliore effetto stereo, qualsiasi sia il tipo di diffusore che avete prescelto dovete tenere presente che per effettuare un corretto ascolto di un programma stereofonico è necessario che i due diffusori sinistro e destro siano equidistanti dal centro della zona di ascolto prescelta e disposti in maniera simmetrica e speculare rispetto ad essa. Ciò significa che un impianto in cui una cassa sia verticale ed una orizzontale non potrà mai funzionare al meglio, come pure sarà pregiudicato il risultato di una installazione in cui i diffusori siano in orizzontale e un diffusore abbia il tweeter esterno e l&#8217;altro interno.<br />
I due diffusori dovranno trovarsi alla stessa altezza da terra e posizionati ai vertici di base di un ideale triangolo isoscele il cui terzo vertice sia al centro della area di ascolto. L&#8217;altezza di tale triangolo può variare in relazione alle caratteristiche dell&#8217;ambiente e dei diffusori, nonché della loro orientazione e dell&#8217;ampiezza richiesta per l&#8217;area di ascolto ottimale; normalmente una distanza di ascolto pari ad 1,5 volte quella che separa i centri dei due diffusori è da considerarsi un valore medio.<br />
 Se i vostri diffusori sono di un tipo che prevede una dispersione del suono particolare, per la quale sia richiesta una orientazione specifica, dovrete attenervi alle istruzioni allegate al modello o alle raccomandazioni dei vostro rivenditore. In ogni altro caso i migliori risultati verranno comunque ottenuti orientando il pannello frontale dei due diffusori verso l&#8217;interno dell&#8217;area di ascolto in modo da vederli frontalmente dalla posizione centrale.<br />
Se installata in questo modo, una coppia di diffusori consente senz&#8217;altro un buon ascolto stereofonico dal centro dell&#8217;area di ascolto prescelta (al vertice dei triangolo isoscele). Alcuni diffusori consentono un effetto stereofonico sufficiente anche per posizioni non esattamente equidistanti dai due diffusori, mentre altri necessitano che l&#8217;ascoltatore mantenga sempre la posizione ottimale. I diffusori ESB garantiscono comunque un buon ascolto su un&#8217;area di notevole ampiezza, mentre i diffusori ESB della serie &#8220;7&#8243; grazie alla esclusiva emissione DSR, consentono un ascolto stereofonico ottimale anche a più persone contemporaneamente.</p>
<p><strong>La posizione in ambiente</strong><br />
Rispettate che siano le condizioni necessarie per un corretto ascolto stereofonico, il compito dell&#8217;installatore non può certamente dirsi concluso.<br />
Oltre al raggiungimento di una corretta prospettiva della &#8220;scena acustica&#8221;, che l&#8217;ascoltatore avrà l&#8217;impressione di trovarsi davanti se l&#8217;effetto stereofonico sarà stato ottimizzato, è fondamentale ottenere anche un corretto equilibrio &#8220;timbrico&#8221;<br />
Dei buoni diffusori hi-fi devono essere progettati per emettere tutte le note dei programma musicale nella stessa proporzione nella quale si trovano nel segnale elettrico che li alimenta.<br />
Data però la particolare caratteristica del suono di propagarsi mediante onde di pressione la cui lunghezza è dello stesso ordine di grandezza delle dimensioni degli oggetti che ci circondano, esso viene riflesso, diffuso, assorbito, trasmesso in maniera differente a seconda dei tipo di oggetti che incontra sul suo cammino.<br />
Si può così distinguere fra ambienti che contengono molti oggetti capaci di assorbire il suono e ambienti che non ne contengono: i primi si dicono &#8220;assorbenti&#8221;, i secondi &#8220;riverberanti&#8221;. Tutti gli altri ambienti avranno caratteristiche acustiche comprese fra questi due estremi e nella maggior parte dei casi conterranno anche oggetti e mobili non assorbenti in grado di diffondere e diffrangere il suono verso molte direzioni. L&#8217;ambiente che viene di norma assunto come &#8220;medio&#8221; è tipicamente dotato di una ragionevole mescolanza di oggetti assorbenti (tendaggi, tappeti, poltrone, cuscini, moquette, libri, etc.), diffondenti (scaffali in legno, librerie mobilio di piccole dimensioni, soprammobili, quadri, lampade, etc.) e riflettenti (soffitto nudo, pavimento nudo, finestre, mobili rigidi con superfici rilevanti, etc.).<br />
Più l&#8217;ambiente è assorbente e maggiore sarà la potenza elettrica, fornita dall&#8217;amplificatore, necessaria ad ottenere un certo volume sonoro; più è riverberante e più lunghi e fastidiosi saranno gli echi e i riverberi dei suono che lo renderanno confuso ed affaticante. Basta pensare per un attimo alla difficoltà che si ha a discutere a voce alta in una stanza completamente vuota per rendersi conto che un ambiente eccessivamente riflettente è dannosissimo per l&#8217;alta fedeltà. Se disponete di un ambiente troppo riverberante e non potete diminuire le riflessioni o aumentare la diffusione introducendo mobili o elementi assorbenti e diffondenti, tenete presente che potrete migliorare la qualità della riproduzione scegliendo una disposizione che consenta un ascolto ravvicinato (distanza compresa fra i 2 e i 3 metri). Peraltro anche un ambiente troppo assorbente può creare molte difficoltà. La prima è che serve una potenza più alta, con conseguente maggiore sollecitazione dell&#8217;amplificatore e degli altoparlanti; la seconda è che all&#8217;aumentare della distanza di ascolto il volume percepito diminuisce rapidamente, rendendo difficile l&#8217;ascolto a distanza ad un volume adeguato. Inoltre l&#8217;assorbimento dei suono generalmente non è lo stesso per tutte le note e perciò quando l&#8217;assorbimento è eccessivo la timbrica risulta alterata.<br />
Un tipico ambiente adatto all&#8217;ascolto di musica è quindi un soggiorno di 15/25 mq in cui almeno il 70% dei pavimento sia ricoperto con tappeti o moquette, dotato di un tendaggio di media pesantezza, una scaffalatura, mobili bassi, poltrone assorbenti, pareti trattate con tinta lavabile o carta, quadri. Una credenza comune che sarà bene sfatare è che in ambienti piccoli non sia possibile ottenere un ascolto hi-fi. La motivazione principale che viene addotta è che le note basse necessitano di un grande volume per potersi sviluppare in tutta la loro ampiezza. Cosa dire allora dei bassi dei sistemi per auto, o addirittura della fedeltà delle cuffie, in cui l&#8217;&#8221;ambiente&#8221; è la cavità racchiusa fra l&#8217;auricolare e la testa?<br />
È vero invece il contrario, e cioè che spesso è proprio in ambienti di dimensioni ridotte e giustamente assorbenti che si possono ottenere ottimi risultati, sia in termini di &#8220;dinamica&#8221; e livello sonoro che di &#8220;timbrica&#8221;; basta pensare per esempio che le risonanze e i rimbombi che deturpano spesso la prestazione anche dei migliori diffusori installati in ambienti troppo grandi, non compaiono in un piccolo ambiente dalle caratteristiche acustiche medie e dalle tre dimensioni ben differenziate fra loro.<br />
Questo è infatti il terzo fattore base, che insieme alle caratteristiche di assorbimento e diffusione, può portare al successo o alla problematicità di una installazione.<br />
Le risonanze e i rimbombi delle note basse sono fortemente enfatizzati quando le tre dimensioni dell&#8217;ambiente sono uguali fra loro o perfette multiple l&#8217;una dell&#8217;altra.<br />
Ad esempio, una stanza che misuri 4x4x4 metri sarà pessima; un&#8217;altra che abbia una superficie di 6&#215;9 metri ed una altezza di 3 metri sarà ancora peggiore, dato che oltre ad avere tutte le dimensioni multiple di 3, sarà affetta da più lunghe code sonore, a causa delle maggiori dimensioni.<br />
Le giuste proporzioni di un ambiente per poter ottenere il migliore risultato acustico dovrebbero essere quelle tali che, dividendo le misure dei due lati maggiori per il più piccolo (di solito l&#8217;altezza), si ottengano i valori di 2,3 e 1,6; accettabile è anche il rapporto 2,3-3,2 e 1,15-1,6.<br />
Quando l&#8217;ambiente ha delle proporzioni che differiscono di molto da quelle ideali e maggiormente se la sua forma si avvicina a quella di un cubo o di due cubi accostati, l&#8217;unico &#8220;rimedio&#8221; che si può adottare è quello di rendere particolarmente differenti le caratteristiche di assorbimento delle pareti affacciate ed aggiungere molti elementi diffrangenti (librerie etc.).</p>
<div id="attachment_289" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/installazione-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/installazione-2-150x150.jpg" alt="Installazione - 2" title="Installazione - 2" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-289" /></a><p class="wp-caption-text">Installazione &#8211; 2</p></div>
<p>Un&#8217;accortezza che si rivela molte volte efficace consiste nel non posizionare i diffusori in modo simmetrico rispetto alla forma geometrica dell&#8217;ambiente.<br />
Il risultato dipenderà moltissimo anche dalla posizione prescelta quale punto di ascolto preferenziale e quindi l&#8217;effetto di ogni spostamento dei diffusori andrà verificato ascoltando dal punto prescelto.<br />
Un metodo molto pratico può consistere nel fare funzionare un diffusore alla volta e farlo spostare da un&#8217;altra persona mentre suona.<br />
Sarà facile così notare ogni variazione dei suono, come ad esempio l&#8217;aumento dei bassi con la vicinanza agli angoli, o la perdita di note alte e di chiarezza con una orientazione non corretta dei pannello frontale. Altrettanto evidente sarà il cambiamento della timbrica sollevando un diffusore da scaffale a partire dalla posizione appoggiato a terra fino a raggiungere la quota ottimale, oltrepassato la quale il suono riprenderà a peggiorare rapidamente.<br />
Ricordate comunque che la disposizione ottimale non dovrà essere ricercata ascoltando un solo brano musicale, bensì utilizzando diversi brani di tutti i generi preferiti.</p>
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		<title>Prova ESB 7/06 Audio USA</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 1983 19:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La prova delle ESB 7/06 di AUDIO (USA) novembre 1983 Puoi scaricare il pdf</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La prova delle ESB 7/06 di AUDIO (USA) novembre 1983</p>
<p><a href="/pdf/706-usa.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/prova-706-audio-usa/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
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		<title>Ivan Berger e le ESB 7/06</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/ivan-berger-e-le-esb-706/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 1983 18:07:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tratto da HFD &#8211; Retailing Home Furnishings. February 7, 1983 In basso trovate anche la traduzione italiana All&#8217;ormai famoso (almeno per me) Consumer Electronics Show di gennaio 1983, a Las Vegas all&#8217;hotel Riviera non è passato solo Doug Sax, nella saletta della ESB USA. Ecco un&#8217;altra prova di quanto in quell&#8217;occasione le &#8220;mie&#8221; 7/06 DSR possono avere &#8220;colpito al cuore&#8221; parecchie persone, anche fra le &#8220;ben navigate&#8221;&#8230; INGLESE (originale) &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;- CROSSTALK by Ivan Berger Love at the Circus WE OF THE PRESS may moan about the extra work at the Consumer Electronics Show and rightly. But secretly, we grin: We’re [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da HFD &#8211; Retailing Home Furnishings. February 7, 1983</p>
<p><b>In basso trovate anche la traduzione italiana</b></p>
<p>All&#8217;ormai famoso (almeno per me) Consumer Electronics Show di gennaio 1983, a Las Vegas<br />
all&#8217;hotel Riviera non è passato solo Doug Sax, nella saletta della ESB USA. Ecco un&#8217;altra prova di quanto in quell&#8217;occasione le &#8220;mie&#8221; 7/06 DSR possono avere &#8220;colpito al cuore&#8221; parecchie persone, anche fra le &#8220;ben navigate&#8221;&#8230;</p>
<p><b>INGLESE (originale)</b><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
<b>CROSSTALK</b><br />
by <a href="http://www.ce.org/i3/VisionArchiveList/VisionArchive/2011/October/2011-CE-Hall-of-Fame-Ivan-Berger.aspx">Ivan Berger</a></p>
<p><b>Love at the Circus</b></p>
<p>WE OF THE PRESS may moan about the extra work at the Consumer Electronics Show and rightly. But secretly, we grin: We’re going to the circus.</p>
<p>Going to the circus is only part of the American dream &#8211; it’s also running away with the circus, and falling in love with a beautiful (or handsome) acrobat. I couldn’t run away with this circus; CES goes into mothballs till June. <b>But I did fall in love</b>, there. And thereby hangs a tale.</p>
<p><b>The object of my new love is a speaker. Not that it matters here which speaker (it’s by ESB; but at $3,000 a pair, it won’t be a mass sell­er)</b>, What does matter is that it illustrates two parallel points, one that I’ve been making for a few years, now, and one that I heard recently from Dr. Amar Bose.</p>
<p>What I’ve been saying is that if high fidelity had a theme song, it should be “What I Did for Love.” What Dr. Bose says is that there is a level of sound quality beyond which music becomes important to the listener even if that was not so before.</p>
<p>What I mean by “love,” is that no one (except audio professionals and musicians) ever bought hi-fi out of real necessity. They buy from love of music, or love of technology, or (as in my case) both. That actu­ally makes the first sale easy, because there is some love of music in nearly everyone. It may not come to much (Lord knows there are ra­dios and phonographs that sound no more like music than a buzz-saw does), but it does come to something: nearly everyone has some kind of sound machine these days.</p>
<p>But the subsequent sales come harder. When the customer already has something, it takes not just a touch of the new-and-improved but a positive jolt of it to make him take out his wallet and buy. It’s not enough to like the product; he must love it. The better the system he al­ready has, the more the next jolt of loveworthy improvement will cost. It’s been years, in fact, since I’ve gotten it out of equipment that I could afford. <b>If I get those speakers, its no sign I can afford them, but just a sign that one can sacrifice for love</b>.</p>
<p>MY CASE ONLY illustrates my own dictum, not Dr. Bose’s. Music already means a lot to me. My illustration for that is a friend who went around the Riviera’s sound suites with me &#8211; no audiophile, and not much of a music-lover, either. Walking around the Riviera, though, listening only to good, clean (and expensive) equipment, she found her­self rnarvelling that she liked classical music, at least then and there, though she had never liked it much before. The music was something she could get on her FM or phonograph; but the sound was totally dif­ferent &#8211; above Dr. Bose’s threshold, and therefore, suddenly, impor­tant to her.</p>
<p>This squares, in a way, with my own test for great vs. merely good sound. When the sound is good, I ask “What system is that?” But when it’s great I ignore the system altogether, and ask for the name and number of the record. The system, in other words, is “good enough’ as soon as we cease being conscious of it, and listen through it, to hear only the music beyond.</p>
<p>That rarely happens, of course. The more familiar we become with how a system sounds, the more its warts and failings become no­ticeable. No man but a newlywed ever had a perfect wife, content as he may be with the woman he’s married to. The wife of the happily-long-married man is appreciated without having to be perfect, and is all the more comfortable for that.</p>
<p>As we become familiar with our sound systems, we learn to live with their imperfections, too. The differences are there is no moral onus on the listener who trades in a hi-fi system for a better one, and there is an entire industry whose raison d’etre is getting him to do so.</p>
<p>That’s part of our industry’s problem. Most of our market is with peo­ple who already have something to listen to, and something that seems at least pretty good to them, or is the best they can bring themselves to afford. The only way to make them move out of that to something bet­ter is to make them fall in love. The commitment really isn’t to hard­ware (except for techno-freaks, who form a small if hard-spending portion of our audience) but to art, to the music coming out of the eqthpment. And appreciating art is a matter of applying knowledge and Intelligence to love.</p>
<p>Ivan Berger is technical editor of <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Audio_(magazine)">Audio</a></p>
<p><b>VERSIONE ITALIANA</b><br />
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<b>CROSSTALK</b></p>
<p>di <a href="http://www.ce.org/i3/VisionArchiveList/VisionArchive/2011/October/2011-CE-Hall-of-Fame-Ivan-Berger.aspx">Ivan Berger</a></p>
<p><b>Amore al Circo</b></p>
<p>NOI DELLA STAMPA possiamo lamentarci del lavoro extra al Consumer Electronics Show e giustamente. Ma segretamente, noi scherzando diciamo: stiamo andando al circo.</p>
<p>Andare al circo è solo una parte del sogno americano &#8211; è anche scappare con il circo, e innamorarsi di una bella (o bello) acrobata. Non potevo scappare con questo circo; il CES va in naftalina fino a giugno. Ma <b>mi sono innamorato</b>, lì. Ed ecco come.</p>
<p><b>L&#8217;oggetto del mio nuovo amore è un diffusore. Non che sia importante qui quale diffusore sia (è della ESB, ma a $ 3.000 la coppia, non sarà un prodotto di massa)</b>, ciò che conta è che illustra due concetti paralleli, uno in cui credo da diversi anni, l&#8217;altro che ho sentito esprimere di recente dal Dr. Amar Bose.</p>
<p>Quello che dico da molto tempo è che, se l&#8217;alta fedeltà avesse una canzone a tema, questa dovrebbe essere &#8220;What I Did for Love. (n.d.t. Cosa o fatto per Amore.)&#8221;.<br />
Mentre quello che dice il dottor Bose è che c&#8217;è un livello di qualità del suono oltre il quale la musica diventa importante per chi ascolta. Anche se prima non lo era.</p>
<p>Quello che intendo con &#8220;amore&#8221;, è che nessuno (tranne i professionisti audio e i musicisti) ha mai comprato hi-fi per reale necessità. Si compra grazie all&#8217;amore per la musica, o per la tecnologia, o (come nel mio caso) entrambi. Ciò rende effettivamente la prima vendita facile, perché c&#8217;è un po&#8217; di amore per la musica in quasi tutti noi. </p>
<p>Questo non può condurre molto lontano (il Signore sa che ci sono delle radio e dei fonografi il cui suono non è più simile alla musica di quello di una sega), ma una conseguenza ce l&#8217;ha: quasi tutti posseggono un qualche tipo di macchina del suono, di questi tempi.</p>
<p>Ma sono le vendite successive ad essere più difficili. Quando il cliente ha già qualcosa, ci vuole non solo un tocco di nuovo e migliore, ma una scossa positiva per fargli estrarre il portafoglio e comprare. Non basta che il prodotto ci piaccia; lo si deve amare. Migliore è il sistema che si ha già, più il prossimo miglioramento costerà.</p>
<p>Sono passati anni, in effetti, da quando ho smesso di desiderare attrezzature che potevo permettermi. <b>Se dovessi acquistare questi diffusori non significherebbe che me li posso permettere, ma solo che per amore si possono fare dei sacrifici</b>.</p>
<p>Il mio caso illustra solo il mio motto, non quello del dottor Bose. La Musica significa già molto per me. La controprova è una mia amica che ha girato le suite del Riviera Hotel con me &#8211; non è una audiofila, e nemmeno melomane.<br />
A spasso per il Riviera, però, ascoltando apparecchi capaci di un suono buono, pulito (e costoso), si meravigliò che le piaceva la musica classica, almeno lì per lì, anche se a lei non era mai piaciuto molto prima.<br />
La musica era qualcosa che lei avrebbe potuto ottenere dal suo ricevitore FM o dal fonografo, ma il suono era totalmente diverso &#8211; sopra la soglia indicata dal dottor Bose, e, quindi, improvvisamente importante per lei.</p>
<p>Questo quadra, in un certo senso, con il mio test personale per distinguere un grande suono da uno semplicemente buono.</p>
<p>Quando il suono è buono mi chiedo: &#8220;Che sistema è?&#8221;. Ma quando è grande ignoro il sistema del tutto, e chiedo il nome e il numero del disco. Il sistema, in altre parole, è &#8220;abbastanza buono&#8221; appena cessiamo di esserne consapevoli, e ascoltiamo attraverso di esso solo la musica al di là.</p>
<p>Questo accade raramente, naturalmente. Più familiari si diventa con il modo in cui un sistema suona, tanto più i suoi difetti e le mancanze diventano evidenti. Nessun uomo, se non uno sposino fresco, ha mai avuto una moglie perfetta né può essere più felice di lui per la donna che ha sposato. La moglie dell&#8217;uomo felicemente sposato da lungo tempo è apprezzata senza dover essere perfetta. Ed è tanto meglio per questo.</p>
<p>In modo simile si diventa familiari con i sistemi audio. Impariamo a vivere anche con le loro imperfezioni. La differenza è che non vi è alcun onere morale a carico dell&#8217;ascoltatore che cambia un sistema hi-fi per uno migliore, e c&#8217;è un intero settore la cui ragion d&#8217;essere consiste nel convincerlo a farlo.</p>
<p>Questo è parte del problema della nostra industria. La maggior parte del nostro mercato è con persone che già hanno qualcosa da ascoltare, ed è qualcosa che a loro sembra già abbastanza buono, o è il meglio che possono permettersi. L&#8217;unico modo per farli andare oltre verso qualcosa di meglio è farli innamorare.</p>
<p>L&#8217;impegno degli operatori non deve essere realmente nell&#8217;hardware (ad eccezione che per i puri amanti della tecnica, che formano una piccola porzione, anche se capace di spendere molto del nostro pubblico), ma per l&#8217;arte, la musica che esce dai loro apparecchi. E apprezzare l&#8217;arte è un modo per applicare conoscenza e intelligenza a favore dell&#8217;amore.</p>
<p>Ivan Berger è direttore tecnico della rivista <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Audio_(magazine)">Audio</a><br />
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		<title>ESB 7/06 Stereophile Magazine</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 1983 19:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[esb]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Semplicemente una pagina tratta dalla rivista.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_562" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-USA.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-USA-150x150.jpg" alt="ESB 7/06" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-562" /></a><p class="wp-caption-text">ESB 7/06</p></div><br />
Semplicemente una pagina tratta dalla rivista.</p>
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