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Ricordi

Ecco un incompleto elenco di nomi di persone importanti per l’hi-fi, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente:

Saul Marantz (il mito in persona), Amar Bose (a modo suo, un altro mito), John Bowers (la B di B&W), Tim Holl (progettista AR 9 ecc.), Franck H.Hirsch (dir. tecnico Thorens), Ken Kantor (progettista AR Magic Speaker ecc.), Richard Heyser (“dovete” sapere chi è!), Yutaka Sakamoto (general manager Foster Co.) , Mr.Foster (The Boss of the same Company), Henning Møller (B&K), R.H.Small (ricordate Thiele e Small?), Gordon Gow (“la” Mc Intosh…), Harry Pearson (l’HP di Abso!ute Sound), J.J.Bertagni (Bertagni loudspeakers), Dr.Heil (ESS), Karl Breh (qualcuno si ricorda Hi-Fi Stereophonie…?), Basil Lane (free lance hi-fi inglese), Stan Grossman (pres. Rectilinear loudspeakers), Minokichi Saito (presidente Akai El. Co.), John J. Bubbers (pres. ADC), Dan D’Agostino (“la” Krell), Doug Sax (il fondatore degli Sheffield Labs)… Così a mente mi sovviene oggi anche di un nutrito gruppetto di tecnici JBL, e altrettanto per quanto riguarda Ortophon, Philips, Technics…

R.H. Small

R.H. Small

Saul Marantz

Saul Marantz

Amar Bose

Amar Bose

Dan D'agostino

Dan D’agostino



R.H. SMALL
Il mio incontro ravvicinato con R.H.Small è avvenuto nel periodo in cui il famoso ricercatore australiano era consulente della inglese Kef. Diciamo nella seconda metà degli anni ’80 dello scorso secolo.
Durante un viaggio “giornalistico” in visita alla Kef, Richard Small mi venne presentato ed abbiamo avuto l’opportunità di parlare un poco della difficoltà che stava incontrando la azienda inglese a continuare la produzione dei suoi famosi coni in Bextrene.
Mi disse che quel materiale plastico era utilizzato da anni per i rivestimenti interni di taluni aeroplani e la Kef aveva scoperto che era ottimo per la realizzazione di coni dotati di buona resistenza e sufficiente smorzamento. Purtroppo però, un brutto giorno, i grandi acquirenti utilizzatori del Bextrene per il suo uso originale smisero di approvvigionarsene. Dato che l’industria hi-fi non prevede praticamente mai un consumo tale da consentire la produzione di materiali speciali che non vengano utilizzati anche da altre industrie in quantità ben maggiore, il Bextrene non venne più prodotto.
La Kef dovette quindi andare alla ricerca di qualcosa che lo potesse degnamente sostituire e in quel momento una delle preoccupazioni di Small era aiutare a trovare un materiale alternativo.
Nell’occasione gli mostrai il mio programma Cross-PC in versione inglese (oggi scaricabile dal mio sito). Lui si complimentò e mi chiese come avevo simulato l’impedenza degli altoparlanti (evidentemente era una aspetto della modellazione degli altoparlanti sul quale aveva ancora dei dubbi). Io gli risposi che avevo supposto una semi-inductance che causasse un aumento del modulo con la frequenza al ritmo di +3 dB/ottava.
La prima reazione che ebbe Small fu di sorpresa… Dato che era d’accordo sulla scelta, ma si stupiva del fatto che io l’avessi applicata in un mio programma prima che qualche importante ricercatore ne avesse mai parlato e soprattutto ne avesse dato una giustificazione teorica scientificamente convincente. Mi disse “…Renato, hai un bel coraggio!…”. Io gli risposi che non mi era servito molto coraggio per certificare il risultato di una serie impressionante di misure svolte durante la progettazione di decine e decine di casse acustiche.: “…Se ogni volta che misuro un altoparlante…” gli dissi “…Trovo un andamento simile… Un motivo ci sarà pure, e non vedo perché dovrei ostinarmi ad utilizzare, come fanno tutti, una modellazione teorica che preveda una normale induttanza, se poi i risultati dei miei calcoli in questo modo corrispondono molto meno con la realtà…”. Annuì.



SAUL MARANTZ
Ho conosciuto Saul Marantz in una stanzetta di un hotel di Chicago che ai tempi del mitico C.E.S. (Consumer electronics Show) di McCormik Place serviva per aggiungere spazi ad una mostra che non ne aveva mai abbastanza (è lì che, dopo avere ascoltato un enorme sistema Infinity IRS V che riproduceva l’uccello di fuoco di Stravinsky in maniera insuperabile, ho sentito lo stesso sistema propormi una chitarra grande esattamente quanto un’orchestra sinfonica e… Ho cominciato a pensare al DSR verticale). Dunque, Marantz aveva l’aspetto di un buon nonno di provincia e al mio ingresso nella stanza mi chiese quale disco volevo ascoltare, poi, senza aspettare la mia risposta, mise sul giradischi un 33 a sua scelta (musica classica) per poi chiedermi cosa ne pensavo (era di poche parole e mi fece un po’ di pena: forse per lui è stato uno degli ultimi Show, e passava il tempo a fare il “garzone di stand”…). Non ricordo gli altri componenti dell’impianto, ma gli amplificatori erano Marantz-Superscope.



AMAR BOSE
Ho incontrato Amar Bose diverse volte, sia in Italia che a Boston. Ricordo che tutte le volte che gli ho chiesto lumi circa l’andamento della risposta in frequenza in ambiente che lui considerava ottimale per i suoi diffusori, lui rispondeva glissando e ripetendo fino all’ossessione la sua “formula magica” del Direct Reflecting…
Una volta si lasciò andare a raccontarmi quanto aveva amato, quando era giovane, la sua Citroen DS-19. Considerava le sospensioni idropneumatiche Citroen assolutamente geniali e le rimpiangeva. Chissà che le recenti ricerche Bose nel campo delle sospensioni attive per autoveicoli non derivino in qualche modo proprio dall’antico amore del fondatore…
Un fatto del quale sarò sempre grato al Prof. Amar Bose avvenne durante una mia visita agli stabilimenti Bose di Boston.
Venuto a sapere che io avevo un gran desiderio di visitare il famosissimo MIT (Massachusetts Institute of Technology) decise di accompagnarmi personalmente in un giro turistico in alcune zone normalmente non aperte al pubblico, dove lui era ammesso in qualità di insegnante.
E così potei apprezzare con i miei occhi le differenze fra gli strumenti a disposizione degli studenti del MIT rispetto a quelle a me ben note della facoltà di Ingegneria di Roma. Non c’era stanza che non fosse dotata di un qualche terminale di computer (e non erano semplici PC, negli anni ’80…).
Ricordo anche una coppia di studenti che erano impegnati in una ricerca avanzata e che per svolgere meglio il loro “lavoro” mangiavano e dormivano lì già da diverse settimane… E il bello è che questi due ragazzi erano sposati ed avevano un figlioletto di pochi mesi, che giocava tranquillamente nel suo “box” nella stessa stanza dove loro preparavano i loro pasti, attigua a quella dove i genitori studiavano.



DAN D’AGOSTINO
Durante una delle tante visite al Consumer Electronics Show di Chicago ho avuto il privilegio e il piacere di conoscere Dan D’Agostino, fondatore della Krell. Qui Dan (Daniele), una persona veramente squisita, mi disse del suo amore per l’Italia (è figlio di un emigrante…) e del suo desiderio di… tornare). In un ottimo ristorante italiano che costava un occhio, ha offerto a tutti noi giornalisti italiani una cena indimenticabile, durante la quale mi ha raccontato del suo epico viaggio New York (dove aveva un negozio) —> Las Vegas per esporre il suo primo prototipo. Pare che ci abbia impiegato alcuni giorni guidando giorno e notte, dandosi il cambio con la moglie (americana) alla guida di una vecchissima station wagon nella quale, sul pianale posteriore, troneggiava il risultato di tante notti insonni, il primo Krell. Alla mia domanda sulle motivazioni che lo avevano convinto ad adottare una piccola spia azzurra come indicatore di accensione, mi guardò con aria furbetta e mi disse qualcosa di simile: “…Il mio Krell doveva avere un suono molto aperto e pulito, chiaro e definito. Molto meglio l’azzurro del rosso per ottenere questa sensazione d’ascolto!…”.

E tutto ciò circa trent’anni fa: chi vuol intendere intenda.

P.S.: A chi non conoscesse l’origine del nome Krell rivelerò che i Krell erano una popolazione altamente progredita e tecnologicamente avanzatissima che popolava il famoso “Forbidden Planet” (Pianeta Proibito) dell’omonimo film del 1956 di Fred McLeod Wilcox (con Walter Pidgeon, Anne Francis e Leslie Nielsen. E con Robby il robot).

Fra l’altro i Krell (che avevano già realizzato registrazioni di musica elettronica su memorie a stato solido…) avevano messo a punto un metallo capace di resistere a potenti armi al laser ecc. (ricordate che il film è del 1956!). A Dan piacque mettere in relazione la sua tecnologia con quella dei Krell ed anche il pannello frontale particolarmente “robusto” cercava di ricordare certe porte metalliche dello stesso popolo alieno…

Krell Technology