<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Renato Giussani &#187; In evidenza</title>
	<atom:link href="https://www.renatogiussani.it/category/in-evidenza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.renatogiussani.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 03 Jan 2024 09:18:43 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>Cross-PC e Bass-PC Dos con Windows</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Jan 2014 12:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Download]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=1192</guid>
		<description><![CDATA[<p>Usare Cross-PC &#038; Bass-PC (DOS): Cosa fare quando si usano sistemi operativi Windows diversi da Windows 98 e Windows XP? Ad esempio Windows Seven Ultimate SP1. Tale versione (ma anche altre) incorpora una funzione di emulazione 16 bit grazie alla quale Cross-PC DOS e Bass-PC 3.0 DOS (sempre che la vostra scheda video lo consenta) girano senza problemi. E anche lo Screenthief può svolgere la sua funzione. Leggi qui E qui Per avviarli basta quindi cliccare sul file Cross.bat o Bass.bat (o creare sul desktop i relativi alias) e tutto funzionerà senza problemi. Tranne quello di dover usare la tastiera [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/">Cross-PC e Bass-PC Dos con Windows</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1178" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/2864418_Windows-7-XP-mode1.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/2864418_Windows-7-XP-mode1-150x150.jpg" alt="XP/Win7" title="XP/Win7" width="150" height="150" class="size-medium wp-image-1178" /></a><p class="wp-caption-text">XP/Win7</p></div>
<p>Usare <a href="http://www.renatogiussani.it/cross/">Cross-PC</a> &#038; <a href="http://www.renatogiussani.it/bass-64bass-pc/">Bass-PC</a>  (DOS):</p>
<p>Cosa fare quando si usano sistemi operativi  Windows diversi da Windows 98 e Windows XP?<br />
Ad esempio Windows Seven Ultimate SP1.</p>
<p>Tale versione (ma anche altre) incorpora una funzione di emulazione 16 bit grazie alla quale Cross-PC DOS e Bass-PC 3.0 DOS (sempre che la vostra scheda video lo consenta) girano senza problemi. E anche lo Screenthief può svolgere la sua funzione. </p>
<div class="clear"></div>
<p><a href="http://technet.microsoft.com/en-us/magazine/ff756590.aspx">Leggi qui</a><br />
<a href="http://www.pcworld.com/article/243718/run_dos_programs_in_windows_7.html">E qui</a></p>
<p>Per avviarli basta quindi cliccare sul file Cross.bat o Bass.bat (o creare sul desktop i relativi alias) e tutto funzionerà senza problemi.</p>
<p>Tranne quello di dover usare la tastiera al posto del mouse&#8230; <img src='https://www.renatogiussani.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Con Windows 8 dovete usare <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/DOSBox0.74-win32-installer.zip">DOSBox 0.74</a></p>
<hr />
Ecco come potete attuare un avvio veloce di Cross-PC con Windows 7/8 e DosBox.</p>
<p>Per cominciare, tutto il contenuto della cartella Cross che scaricate va copiato nella cartella C:\CROSSPC</p>
<p>For english version C:\CROSS-EN</p>
<p>Poi, nella stessa cartella dovete mettere anche un file di configurazione di DosBox (cross-it.conf) creato ad hoc, che vi allego zippato <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/cross-it.zip"><b>QUI</b></a>.</p>
<p>English version (cross-en.conf) <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/cross-en.zip"><b>HERE</b></a></p>
<p>Quindi nelle Proprietà dello shortcut di DosBox il target va cambiato in:</p>
<p>&#8220;C:\Program Files\DOSBox-0.74\DOSBox.exe&#8221; -conf c:\crosspc\cross-it.conf</p>
<p>For english version:</p>
<p>&#8220;C:\Program Files\DOSBox-0.74\DOSBox.exe&#8221; -conf c:\cross-en\cross-en.conf</p>
<p>A questo punto cliccando sullo shortcut il Cross si aprirà automaticamente.<br />
La stessa cosa si può fare anche per il Bass-PC 3.0, naturalmente..<br />
Eccovi il link per scaricare il relativo bass.conf zippato: <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/bass.zip"><b>BASS.CONF</b></a></p>
<p>Per salvare una immagine dello schermo basterà cliccare Ctrl+F5 e la si troverà in C:\CROSS42H\capture\</p>
<hr />
<p><b>CROSS-PC</b>: altre info utili (<i>per chi non conosce MSDOS</i>).</p>
<p>Ovunque il programma venga installato, in &#8220;Drive e/o Directory&#8221; si può scrivere XVR\ (oppure \XVR\ se senza lo slash non dovesse funzionare).</p>
<p>Per visualizzare solo i file i cui nomi iniziano con la lettera A basta che nel comando &#8220;Files&#8221; si sostituisca la Chiave di ricerca <b>*.*</b> con <b>A*.*</b></p>
<p>Per vedere solo i files che iniziano con TA la Chiave dovrebbe essere <b>TA*.*</b></p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_DOS_commands">Sono semplici e basilari comandi di MS-DOS</a>.<br />
Dove si legge fra l&#8217;altro: &#8220;&#8230;<i>In the list below, commands that can accept more than one filename, or a filename including wildcards (* and ?), are said to accept a filespec parameter.</i>&#8230;&#8221;.</p>
<p>Per caricarne uno si deve scrivere il nome del file senza la estensione XVR. Ad esempio, per caricare TAS-13.XVR si deve scrivere solo TAS-13.</p>
<p>Dato il comando &#8220;Load Dati Sistema&#8221; viene presentata la maschera attraverso la quale si può decidere se caricarne solo una parte (Selezione Caricamento). Se si vuole caricare l&#8217;intero sistema basta premere una volta il tasto &#8220;N&#8221; (alla voce &#8220;Varianti&#8221;) e successivamente il tasto &#8220;S&#8221; a quella &#8220;OK&#8221;.</p>
<p>Nei file ci sono tante cose. Molte sono ampiamente superate. Molto utili sono invece il file &#8220;TAS-13&#8243; e il file &#8220;IDEALE&#8221;, che consente di fare facilmente verifiche didattiche di ogni tipo.</p>
<p><b>LAYOUT TASTIERA</b><br />
Se qualcuno di voi avente tastiera italiana avesse provato ad usare CROSS-PC con Windows Vista o Windows 7 potrebbe avere avuto problemi di configurazione della tastiera italiana.</p>
<p>In questo caso dovrebbe sostituire il contenuto del file cross.bat aggiungendo una riga come segue per la versione italiana:</p>
<p>ST /INT:78 /KEY:F5<br />
C:\Windows\System32\KB16 IT,850,C:\Windows\System32\KEYBOARD.SYS<br />
cross42h.exe</p>
<p>Naturalmente nel caso il programma fosse quello inglese l&#8217;ultima riga dovrebbe essere cross-en.exe</p>
<p>Ove invece la vostra tastiera fosse inglese o in altra lingua dovreste sostituire KB16 IT con<br />
\KB16 EN o eventuale altro codice della vostra lingua.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/">Cross-PC e Bass-PC Dos con Windows</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Acoustics di Leo Beranek</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/acoustics-di-leo-beranek/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/acoustics-di-leo-beranek/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 15:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[acoustics]]></category>
		<category><![CDATA[beranek]]></category>
		<category><![CDATA[flipbook]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=195</guid>
		<description><![CDATA[<p>Acoustics, pubblicato la prima volta nel 1954, è il testo di acustica per eccellenza. Una selezione di pagine dal testo originale. Breve biografia di Leo Beranek &#8211; Intervista a Leo Beranek Acoustics (searchable edition) &#8211; complete book Puoi scaricare il pdf</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/acoustics-di-leo-beranek/">Acoustics di Leo Beranek</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Acoustics, pubblicato la prima volta nel 1954, è il testo di acustica per eccellenza.<br />
Una selezione di pagine dal testo originale.<br />
<a href="breve-biografia-di-leo-beranek">Breve biografia di Leo Beranek</a> &#8211; <a href="intervista-a-leo-beranek">Intervista a Leo Beranek</a><br />
<a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/Beranek_Acoustics_1996_searchable_edition.zip">Acoustics (searchable edition) &#8211; <b>complete book</b></a></p>
<p><a href="/pdf/beranek.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/beranek/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/acoustics-di-leo-beranek/">Acoustics di Leo Beranek</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/acoustics-di-leo-beranek/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pannelli larghi e pannelli stretti</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/pannelli-larghi-e-pannelli-stretti/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/pannelli-larghi-e-pannelli-stretti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 10:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[diffrazione]]></category>
		<category><![CDATA[nps]]></category>
		<category><![CDATA[onde]]></category>
		<category><![CDATA[pannelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=122</guid>
		<description><![CDATA[<p>La prima cosa di cui si deve tenere conto è che le onde, sia che tratti di variazioni di pressione che si propaghino nell&#8217;aria, nei liquidi o nei corpi solidi, oppure che siano elettromagnetiche emesse dai nostri cellulari o luminose, rispondono a leggi fisiche &#8220;di base&#8221; assolutamente identiche. Ma, dato che (oltre alla tipologia delle forze in gioco: meccaniche in un caso ed elettromagnetiche nell&#8217;altro) varia molto la loro &#8220;lunghezza&#8221; [Lambda=(Velocità di propagazione)/(Frequenza)], quello che appare ai nostri sensi e ai nostri sistemi di misura è estremamente differente. Tanto per fissare alcuni contorni di quello di cui stiamo parlando, le [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/pannelli-larghi-e-pannelli-stretti/">Pannelli larghi e pannelli stretti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La prima cosa di cui si deve tenere conto è che le onde, sia che tratti di variazioni di pressione che si propaghino nell&#8217;aria, nei liquidi o nei corpi solidi, oppure che siano elettromagnetiche emesse dai nostri cellulari o luminose, rispondono a leggi fisiche &#8220;di base&#8221; assolutamente identiche.<br />
Ma, dato che (oltre alla tipologia delle forze in gioco: meccaniche in un caso ed elettromagnetiche nell&#8217;altro) varia molto la loro &#8220;lunghezza&#8221; [Lambda=(Velocità di propagazione)/(Frequenza)], quello che appare ai nostri sensi e ai nostri sistemi di misura è estremamente differente.</p>
<p>Tanto per fissare alcuni contorni di quello di cui stiamo parlando, le onde acustiche che si propagano nell&#8217;aria hanno a 20 Hz una lunghezza di 17,2 metri, a 1000 Hz 34,4 cm e a 20 kHz 1,72 cm. mentre per le onde luminose si parla di una lunghezza approssimativamente compresa tra 400 e 700 nanometri (1 nanometro vale 0,000000001 m) ovvero tra 750 e 430 THz (1 THz 1000000000000 Hz).</p>
<p>Nel caso delle onde acustiche (diversamente dal caso delle onde luminose), la loro interazione con gli oggetti che ci circondano normalmente nei nostri ambienti domestici e che costituiscono anche i mobili delle casse acustiche, proprio per il fatto che la loro lunghezza è comparabile con le dimensioni della maggior parte di questi oggetti, è estremamente complessa.</p>
<p>Quando un&#8217;onda incontra sul suo cammino un oggetto in grado di rifletterla che abbia dimensioni rilevanti rispetto alla sua lunghezza, viene riflessa. Quando invece l&#8217;oggetto ha dimensioni contenute, l&#8217;onda gli &#8220;gira intorno&#8221; come se l&#8217;oggetto non ci fosse e prosegue indisturbata il suo cammino.<br />
Il rapporto fra la lunghzza d&#8217;onda e la dimensione degli oggetti di cui sopra al di sotto del quale si conviene di considerare l&#8217;oggetto &#8220;riflettente&#8221; è quello che vale 2. Ovvero la dimensione caratteristica dell&#8217;oggetto è pari alla mezza lunghezza dell&#8217;onda incidente. Per frequenze più basse l&#8217;oggetto diventa sempre via via sempre più &#8220;invisibile&#8221; a quell&#8217;onda, mentre per frequenze superiori diventa via via sempre più in grado di rifletterla.</p>
<p>Stessa legge per i pannelli.</p>
<p>Ovvero, quando un altoparlante montato sullo stesso emette onde &#8220;corte&#8221; rispetto alla dimensione del pannello, questo è in grado di rifletterle e in pratica si può ragionare come se dietro al pannello stesso nascesse una immagine riflessa dell&#8217;altoparlante la cui emissione va a sommarsi a quella dell&#8217;altoparlante reale e, se la lunghezza d&#8217;onda in gioco fosse grande rispetto alla dimensione dell&#8217;altoparlante, il suono che misureremmo frontalmente sarebbe 6,02 dB più alto. Naturalmente, dato che nulla si crea e nulla si distrugge, questo aumento del livello avviene a scapito del livello misurabile dietro al pannello (immaginiamo l&#8217;altoparlante chiuso posteriormente e non funzionante a dipolo, altrimenti diventa tutto un po&#8217; più complicato&#8230;).</p>
<p>Se invece la lunghezza dell&#8217;onda emessa è &#8220;grande&#8221; anche rispetto alle dimensioni del pannello, questa onda di pressione una volta raggiunto il bordo girerà intorno al pannello stesso e verrà propagata, in fase con l&#8217;emissione frontale, anche posteriormente.</p>
<p>Per pannelli aventi una dimensione all&#8217;incirca pari alla metà della lunghezza d&#8217;onda a 1000 Hz (che come abbiamo visto è pari a 34,4 cm, cioé 344/1000 m) questa transizione avviene proprio attorno al kHz e quindi misurando la risposta in frequenza da una posizione posteriore al pannello la troveremo via via crescente proprio dai 1000 Hz in giù.</p>
<p>Un altro fenomeno che è legato alla presnza e alle dimensioni del pannello è quello che chiamasi &#8220;diffrazione ai bordi&#8221; e anche questo naturalmente avviene per le frequenze alle quali l&#8217;onda acustica &#8220;vede&#8221; il pannello e non per quelle inferiori. Tale fenomeno è responsabile di un certo numero di effetti sull&#8217;ascolto hi-fi tali da poterlo considerare deleterio in particolar modo per quello che noi chiamiamo &#8220;imaging&#8221;.</p>
<p>Alle frequenze via via sempre più alte, qualsiasi altoparlante emette con un angolo di radiazione sempre minore e quindi le onde in grado di propagarsi a 90 gradi rispetto all&#8217;asse di simmetria dell&#8217;altoparlante stesso e camminare lungo il pannello fino al bordo, per poi esserne diffratte in tutte le direzioni, sono sempre più attenuate.</p>
<p>La gamma di frequenze interessata al fenomeno della diffrazione, con le dimensioni assunte dalla maggior parte dei pannelli delle nostre casse, può intendersi appartenente alla gamma media (più o meno alta, naturalmente, a seconda di quali dimensioni stiamo parlando).</p>
<p>Minore è la dimensione del pannello e più in alto si sposta la nascita del fenomeno e meno udibile diventa il suo effetto.</p>
<p>Ovvero la qualità dell&#8217;ascolto e dell&#8217;imaging migliora.</p>
<p>Di questo si era già accorto un certo Dahlquist con le sue DQ-10, ma più o meno negli stessi anni (poco prima o poco) dopo anche la Kef con le sue 105, la B&amp;W con le sue 801, l&#8217;Audiolab con le sue Delta 4, La RCF con le sue BR-2000, la Technics&#8230; E anche chi proponeva già allora &#8220;minidiffusori&#8221;, che non per nulla hanno proprio nella &#8220;pulizia&#8221; dell&#8217;imaging che propongono il loro principale punto di forza.</p>
<p>Da notare che tutto ciò rende ragione anche delle sensazioni che si possono provare quando si ascoltano casse elettrostatiche o isodinamiche. I principi fisici in gioco sono sempre gli stessi, ma sfruttati in modo differente.</p>
<p>P.S.: Come abbiamo visto, se montiamo un altoparlante su un pannello &#8220;stretto&#8221;, ovvero avente una larghezza ridotta rispetto alla lunghezza d&#8217;onda emessa dall&#8217;altoparlante l&#8217;onda, oltre a propagarsi nello spazio antistante, quando raggiunge il bordo del pannello gli &#8220;gira intorno&#8221; e si propaga in fase anche posteriormente. In questo caso si può quindi dire che la dispersione (intesa come l&#8217;angolo sul quale l&#8217;onda si propaga) è sicuramente maggiore rispetto a quando la frequenza è alta e il pannello &#8220;largo&#8221; non consente all&#8217;onda di propagarsi anche verso lo spazio posteriore.</p>
<p>Ma, se soffermiamo la nostra attenzione solo su quanto avviene frontalmente, scopriremo che, se la frequenza non è troppo alta rispetto alla dimensione dell&#8217;altoparlante e quindi si propaga anche a 90° rispetto a quest&#8217;ultimo viaggiando lungo il pannello, ma quest&#8217;ultimo è abbastanza &#8220;grande&#8221; da non consentirle di &#8220;girare intorno&#8221;, la &#8220;decompressione&#8221; al bordo che avveniva quando il pannello era stretto, causata dalla propagazione di parte dell&#8217;energia posteriormente, ora non avviene più e quindi il livello frontale per ampi angoli di emissione si mantiene più alto più a lungo rispetto alla situazione di &#8220;pannello stretto&#8221; (e in questo senso si può affermare che la dispersione ottenibile con un pannello &#8220;largo&#8221; è &#8220;migliore&#8221;, sia pure solo frontalmente).</p>
<p>Come sottoprodotto di queste considerazioni, potrei aggiungere che una cassa dotata di pannello stretto (come ad esempio un minidiffusore), oltre a presentare una serie di caratteristiche che fanno sì che possa offrire un &#8220;imaging&#8221; simile a quello di un sistema elettrostatico avente un pannello ampio, grazie alla minore dispersione frontale consente anche di ottenere risultati migliori ove la cassa venisse ruotata per attuare il classico Cross Firing che è alla base (sia pure ottimizzato appositamente) del funzionamento dell&#8217;ormai ben noto &#8220;DSR&#8221; ESB.</p>
<p>Se ne trae che installando le nuove GR Delta 4 (dotate di pannelli stretti) orientate verso il centro dell&#8217;area d&#8217;ascolto (o addirittura verso l&#8217;angolo opposto della stessa area) si può ottenere anche con questi diffusori una ricostruzione prospettica sia di tipo DSR che NPS.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/pannelli-larghi-e-pannelli-stretti/">Pannelli larghi e pannelli stretti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/pannelli-larghi-e-pannelli-stretti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Doug Sax degli Sheffield Lab e le ESB 7/06</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/doug-sax-degli-sheffield-lab-e-le-esb-706/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/doug-sax-degli-sheffield-lab-e-le-esb-706/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 17:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[dsr]]></category>
		<category><![CDATA[esb]]></category>
		<category><![CDATA[giussani research]]></category>
		<category><![CDATA[nps]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=547</guid>
		<description><![CDATA[<p>Doug Sax è il fondatore della Sheffield Lab (Casa discografica responsabile di molte fra le migliori registrazioni Direct-To-Disc esistenti, oggetto di culto da parte degli audiofili di tutto il mondo) Dopo una visita al Winter CES (Consumer Electronics Show) tenutasi a Las Vegas a gennaio 1983 così si esprimeva dalle pagine di the abso!ute sound. Doug Sax on the Loose at CES Dear Harry: have just returned from CES In Vegas and I thought you and your readers might like to have an insider’s view of the show. In light of the economic conditions would strongly urge the CES to [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/doug-sax-degli-sheffield-lab-e-le-esb-706/">Doug Sax degli Sheffield Lab e le ESB 7/06</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_548" class="wp-caption alignleft" style="width: 121px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Absolute-sound-cover.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Absolute-sound-cover-111x150.jpg" alt="The Abso!ute Sound" width="111" height="150" class="size-thumbnail wp-image-548" /></a><p class="wp-caption-text">The Abso!ute Sound</p></div>
<p><strong>Doug Sax</strong> è il fondatore della Sheffield Lab (Casa discografica responsabile di molte fra le migliori registrazioni Direct-To-Disc esistenti, oggetto di culto da parte degli audiofili di tutto il mondo)<br />
Dopo una visita al Winter CES (Consumer Electronics Show) tenutasi a Las Vegas a gennaio 1983 così si esprimeva dalle pagine di  <strong>the abso!ute sound</strong>.</p>
<p><strong>Doug Sax on the Loose at CES</strong></p>
<p>Dear Harry:</p>
<p>have just returned from CES In Vegas and I thought you and your readers might like to have an insider’s view of the show.</p>
<p>In light of the economic conditions would strongly urge the CES to think about the way the Audio Engineering Society does it. The AES has one show a year, an­nually alternating between the West and East coasts. That countless manufactur­ers have to go through this type of maso­chistic endeavor twice a year is inhumane. The expense for the retailers to attend is out of sight. To what purpose? Certainly nothing earth-shattering in any consumer lines will happen in the next six months.</p>
<p>Sheffield Lab, as a manufacturer, dis­plays at all CES’s, and it is the only format public exposure that we use. This is only the third show that I have attended in live years. I went to gain knowledge first-hand, take the pulse of the audiophile industry. ­As you know, both of my business enter­prises, Sheffield Lab and The Mastering Lab, are concerned solely with the phono­graph record, and the coming of the Com­pact Disc is an event I could not fail to evaluate. It remains an enigma. It offers more than an hour of uninterrupted music in a very compact size. And yet, the sound is disappointing: technical perfection in me­diocrity. I cannot believe that a true music lover will be able to accept it. I found it less of a threat to my survival than I had ex­pected -</p>
<p>Now off to the Riviera Hotel to see the real nuts. The harsh economic conditions have already taken their toll in the record in­dustry. The decline started five years ago. and has resulted in the closing of pressing facilities, the firing of countless employees by all record companies, and the depres­sing aroma of panic permeates everything. Two independent disc mastering facilities bit the bullet in 1982, and more will follow in 1983. The men are being separated from the boys. (Where are my hormones?)</p>
<p>The same is true for the manufacturers of High End audio equipment. Chapter Eleven is becoming a best-seller. Talk of com­panies in trouble abounded along with comments of regret and alarm. The hard reality is that many more companies, large and small, are in serious trouble. As with the record industry, their production capa­bilities will have to be sleeved down to the size of the market. Our economic depres­sion is not all:The consumer has a positive­ly endless choice of consumables to chal­lenge the audio dollar in the form of video recorders, video discs, video games, and those amazing home computers. Any retail­er must choose carefully as to where he is going to spend his money and must decide accurately which way the wind is blowing. It certainly wasn’t blowing towards the Riviera, and, frankly, the interest shown by retailers to the High End display at the Riviera was lukewarm at best.</p>
<p>As one involved in audio, I could not be but impressed by what was really going on at the Riviera. Each small suite repre­sented, for the most part, a true music lover, someone whose involvement in the repro­duction of music has moved them to com­mit all their resources to some area in the playback chain where they feel they can make a meaningful contribution.</p>
<p>I had the pleasure of meeting John Iver­son who was showing his new amplifier. A quick glance inside his amp revealed a staggering parts count. Assuming that all are there for a reason, the time and energy involved becomes obvious. John, of course, is only one man in one room and the rooms go on and on. John was smoking or­dinary cigarettes and guzzling Jack Daniel. After he filled my glass to the rim, I asked him the obvious: What the hell are you do­ing back in the sweat box? Said he, laugh­ing, “Once you’re bitten by the audio bug you can’t shake it. It’s a life-long ad­diction.” The Riviera was full of addicts, and it is with sorrow that I foresee that some are not going to survive their addic­tion.­ The rest of my stay was the enjoyable part. I got to be an audiophile for a day. With my good friend Bob Neil from Visalia, I went through many of the rooms to hear what there was to hear. A note to exhibitors:  </p>
<p>Always have your system playing. A room with no music in it is just another dreary hotel room. Do your talking somewhere else.</p>
<p>Trends? I think so. Dynamic speakers are getting better. It was a bad day for elec­trostatics. They ranged from fair to awful. Naturally, I would miss the set that ap­parently thrilled everybody: the Sound Lab’s A/1 designed by Dr. Roger West.</p>
<p>My method: Stick my head in the door -if the sound was inviting, go in and give the system a fair shake. My interest at this show was in loudspeakers since many turn­tables, cartridges, and amplitiers are doing the job. Many of the speakers I heard could not be called systems. They might handle some area of the signal properly, but they were failures as systems capable of doing most ot what should be expected. I should mention that I feel this way about most of the speakers that have ever been offered for sale.</p>
<p>I didn’t make all the rooms, but I did hear some systems that were, indeed, systems. Vandersteen, the RS-1 of Intinity, Meridian, Linn, the nefarious Klipsch, and, surprise, the LJ260 of JBL. The surprise is that this is the first JBL I have ever considered a sys­em. Maybe John Eargle has finally got something through. All are compromises, but, then, I don’t expect much from a loudspeaker.</p>
<p>After five hours of this madness we were pooping out, but we hear a vocal -Amanda’s, it so happened-coming from some unknown speaker. It is instantly obvious that this is the best I’ve ever heard her sound, save for standing next to her. We went in and sat down and really listened. Everything sounded glorious and musical. I introduoed myself to Arthur Regal from Cedarhurst, N.Y. He is president of ESB USA and will be importing the ESB line from Italy. He asked me if I would like to hear some other Sheffield records. No. anything but that. He then put on a Proprius record­ing, Cantate Domino. Again, the best reproduction of voice have ever heard. The recording was superb. (Every audiophile should have some Proprius recordings, and the same is true of the Opus 3 line from Sweden.)</p>
<p>Impressed out of my shorts, we bade adieu to ESBand ventured further down the hall where I had a rather joyous meeting with my old friend Leode Gar Kulka of Sonic Arts. I met Leo in 1961 when Lincoln and I were attempting to make a direct-to-disc recording of a solo piano -and mono at that. He had the only Neumann cutting system In Los Angeles. He played some of his new recordings for us, and I ran around the show until I collared a pressing of our disc of Arnold Steinhardt and Lincoln doing the Strauss sonata, it sounded unfamiliar on the set-up in Leo’s shared room, and next door we tried it on some weird-looking speaker that sounded even weirder. Since I feel this is the best recording I have ever made, was disappointed that I couldn’t show Leo its virtues. Bob suggested that we go back to ESB to listen to the Strauss, great idea, Bob, We went and listened to the whole sonata. I can’t remember the last time that listened through a complete work. The result was stunning, way beyond acourate; a seamless, effortless recreation of the instruments, the room, the musician’s interplay and emotion- I have never heard a speaker re-create the spatiality of these Italian wonders. The ESB 7/06, A restorative experience. Maybe it is all worthwhile. Special accolades to everything in the playback chain which performed without a trace of mechanical or electrical presence. SOTA sapphire turn­table, Lustre 801 arm, high output SDX 2000 Supex, Threshold FET 1 preamp, Threshold S500 power amp.</p>
<p>It was then 9 p.m. and everyone fam­ished. We went to the buffet at Circus, Circus; Bob Neil, Arthur Regal, <strong>Renato Giussani</strong> (the designer of the ESB 7/06).</p>
<p>I pumped Renato concerning the design parameters of his wondrous loudspeaker. Apparently he has done much research into what a speaker must do to allow the ear to receive space and depth information. What we all heard was no accident. As a professional, I can guarantee that the speaker will fail in many areas; as an audiophile tor a day, I know it is the finest loudspeaker I’ve ever heard.</p>
<p>At a table nearby some people are con­versing passionately over amplifier prob­ems and crossover designs. Bob Iverson stops at our table and we exchange pleasantries; addicts all.</p>
<p>—Doug Sax</p>
<p>Postscript:</p>
<p>I have just listened to Leo’s Sonic Arts recording of Stephen Kates doing the Rachmaninov Cello Sonata. It sounds love­ly, and it’s digital yet. Harry, what’s happening to me?</p>
<div id="attachment_549" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/706-pagina.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/706-pagina-150x150.jpg" alt="ESB 7/06" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-549" /></a><p class="wp-caption-text">ESB 7/06</p></div>
<p><strong>Un estratto in italiano</strong></p>
<p>&#8220;&#8230;Il resto della giornata è stato la parte divertente. Sono stato un audiofilo per un giorno. Con il mio buon amico della Visalia, ho girato per la maggior parte delle sale per ascoltare quel che c&#8217;era da ascoltare&#8230;Molti degli altoparlanti che ho sentito non possono essere chiamati -sistemi-. Alcuni possono trattare alcune parti del segnale abbastanza bene, ma c&#8217;erano sempre carenze nel comportarsi come -sistemi- capaci di fare la maggior parte di quello che uno dovrebbe potersi aspettare. In verità io la penso così della maggior parte degli altoparlanti che sono sempre stati offerti  sul mercato. Non ho girato tutte le stanze, ma ho ascoltato alcuni sistemi che erano, comunque, sistemi. Vandersteen, le RS-1 della Infinity, Meridian&#8230;Tutti sono compromessi, ma, dopotutto, io non mi aspetto molto da un altoparlante.</p>
<p>Dopo cinque ore di questa pazzia noi stavamo per scoppiare, quando sentimmo una voce -quella di Amanda- provenire da un altoparlante sconosciuto. E&#8217; immediatamente ovvio che questa è la volta che sento al meglio il suo suono, tranne che standole in piedi vicino. Noi entrammo, ci sedemmo e in verità ascoltammo. Tutto suonava glorioso e musicale. Io mi presentai ad Arthur Regal di Cederhurst, N.Y. Egli è il presidente della ESB-USA e importerà la linea ESB dall&#8217;Italia. Egli mi chiese se volessi ascoltare qualche altro disco Sheffield. No, nient&#8217;altro. Allora lui mise una registrazione Propius, Cantate Domino. Di nuovo, la migliore riproduzione della voce che io abbia mai sentito. La registrazione era superba. Impressionati oltre ogni limite, noi dicemmo addio alla ESB e ci avventurammo in fondo all&#8217;ingresso, dove io ebbi un incontro più che gioioso con il mio vecchio amico Leode Gar Gulka della Sonic Arts. Io conobbi Gulka nel 1961 quando Lincoln ed io stavamo provando a fare una registrazione diretta su disco di un pianoforte, e mono anche. Allora lui aveva l&#8217;unica macchina per incisione Neumann in Los Angeles. Suonò alcune delle sue nuove registrazioni per noi, quindi io girai per la mostra finché non trovai una copia del nostro disco di Arnold Steinhardt e Lincoln che suonano la sonata di Strauss. Suonava poco familiare sull&#8217;impianto nella stanza di Leo. La porta accanto provammo con un sistema di altoparlanti piuttosto strano che suonava in modo ancora più strano. Dato che io credo che questa sia la migliore registrazione che io abbia mai fatto, era scoraggiante non riuscire a mostrare a Leo le sue qualità. Bob suggerì di tornare alla ESB per ascoltare Strauss. Grande idea Bob. Noi ci andammo ed ascoltammo l&#8217;intera sonata. Io non mi ricordo quale è stata l&#8217;ultima volta che ho riascoltato per intero un mio lavoro. Il risultato era emozionante, molto più che accurato; una perfetta ricostruzione priva di fatica degli strumenti, della stanza, dell&#8217;interpretazione dei musicisti e della loro emozione. Io non ho mai sentito un altoparlante ricreare la spazialità di queste meraviglie italiane. Le ESB 7/06. Una esperienza ristoratrice.<br />
&#8230;Erano le 9 p.m. ed avevamo tutti familiarizzato. Andammo al buffet al Circus. <a href="mailto:rneil@sbcglobal.net">Bob Neil</a>, Arthur Regal, <a href="mailto:mc0004@mclink.it">Renato Giussani</a> (il progettista delle 7/06). Io sollecitai Renato a proposito dei parametri di progetto dei suoi meravigliosi altoparlanti. Sembrerebbe che abbia condotto una notevole ricerca su quello che un altoparlante deve fare per permettere all&#8217;orecchio di percepire le informazioni spaziali e di profondità. Quello che noi tutti avevamo sentito non era stato casuale&#8230;&#8221;</p>
<p><em>P.S.: Mio figlio Fabrizio mi ha fatto notare che il nome di Doug Sax compare all&#8217;interno della copertina del CD &#8220;Wish you where here&#8221;  dei Pink Floyd (1975) come responsabile del remastering digitale effettuato ai The Mastering Lab LA nel 1992&#8230;</em></p>
<p>E, a distanza di parecchi anni&#8230; Mutatis mutandis&#8230;<br />
Ecco un&#8217;altra testimonianza non da poco: <strong>l&#8217;opinione del discografico <a href="http://www.videohifi.com/28_intervista.htm" target="_blank">Marco Lincetto</a> dopo l&#8217;ascolto delle <a href="http://www.giussani-research.it/delta-4-r9">GR Delta 4 R9</a> al Roma Hi-End 2009</strong>.</p>
<p>&#8220;&#8230;approfitto di questo lunghissimo 3D &#8211; anziché aprirne un altro analogo &#8211; per dire la mia su questi diffusori (n.d.r. GR Delta 4 R9), finalmente ascoltati, brevemente, ma con grande attenzione e concentrazione, al Roma Hi-End, utilizzando principlamente due miei master che conosco meglio di me stesso.</p>
<p>Ci tengo a scrivere queste poche righe, perché reputo Giussani una delle poche persone che ha lasciato il segno in questo settore, negli ultimi 40 anni almeno.</p>
<p>Quando da ragazzo, poco più che ventenne, iniziai a fare le cose sul serio, in questo mondo, il mio riferimento si chiamava ESB 7/06, ovvero un diffusore che era talmente innovatore allora, che pure oggi mantiene alcune caratteristiche di riferimento assoluto.<br />
Ebbene, ascoltando l&#8217;ultima creatura in ordine di tempo del maestro Giussani non ho potuto non ritrovare una filosofia che procede lungo la strada maestra, senza mai perdere di vista i principi che ispirarono i primi progetti.<br />
La coerenza: la coerenza di pensiero e di realizzazione, sintomo di profonda conoscenza, non disgiunta comunque da brillante intuito.</p>
<p>Nei primi 30 secondi di ascolto di questo diffusore ho immediatamente capito che tutto stava al suo posto: non ho avuto problemi a ritrovare tutti i riferimenti di due registrazioni che, appunto, conosco &#8220;più che benissimo&#8221;.</p>
<p>Ed il tutto in una saletta che, probabilmente apposta, riproduceva un ambiente domestico molto normale, usuale, ovvero l&#8217;ambiente dove verranno ascoltate questi diffusori.</p>
<p>Un sentito &#8220;Complimenti!&#8221; a Renato Giussani.</p>
<p>Marco Lincetto&#8230;&#8221;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/doug-sax-degli-sheffield-lab-e-le-esb-706/">Doug Sax degli Sheffield Lab e le ESB 7/06</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/doug-sax-degli-sheffield-lab-e-le-esb-706/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PotenzaWin</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/potenzawin/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/potenzawin/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 12:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Download]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[download]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[pc]]></category>
		<category><![CDATA[potenza]]></category>
		<category><![CDATA[potenzawin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=396</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il programma è stato tratto dalla mia versione RPN degli anni &#8217;70, poi convertita in QuickBasic DOS (Potenza contenente sia l&#8217;eseguibile che il sorgente), e che calcolava anche l&#8217;efficienza energetica di trasduzione (in %). Questo programma per Windows consente di valutare la potenza necessaria per ottenere un desiderato livello massimo di picco, immettendo alcuni dati relativi ai vostri diffusori ed al vostro ambiente d&#8217;ascolto (per conoscere il livello di ascolto medio realizzabile dovrete tener conto della dinamica del segnale che andrete ad utilizzare. Se, ad esempio, la differenza fra il livello medio e quello di picco del vostro segnale fosse [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/potenzawin/">PotenzaWin</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_399" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/PotenzaWin.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/PotenzaWin-150x150.jpg" alt="PotenzaWin" title="PotenzaWin" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-399" /></a><p class="wp-caption-text">PotenzaWin</p></div>
<p>Il programma è stato tratto dalla mia versione RPN degli anni &#8217;70, poi convertita in QuickBasic DOS (<a href="https://www.renatogiussani.it/downloads/Potenza.zip">Potenza</a> contenente sia l&#8217;eseguibile che il sorgente), e che calcolava anche l&#8217;efficienza energetica di trasduzione (in %).<br />
Questo programma per Windows consente di valutare la potenza necessaria per ottenere un desiderato livello massimo di picco, immettendo alcuni dati relativi ai vostri diffusori ed al vostro ambiente d&#8217;ascolto (per conoscere il livello di ascolto medio realizzabile dovrete tener conto della dinamica del segnale che andrete ad utilizzare. Se, ad esempio, la differenza fra il livello medio e quello di picco del vostro segnale fosse di 20 dB, il livello medio che potrete conseguire, sarà di 20 dB inferiore al livello di picco impostato). Il mio consiglio è di cominciare variando, rispetto ai valori di default, solo i dati relativi alla sensibilità dei diffusori (dB/2,83V/1m), al volume ambiente (in metri cubi) ed alla distanza d&#8217;ascolto (in metri), mentre per il livello massimo nei transienti si può convenientemente scegliere un valore compreso fra i 110 ed i 113 dB spl (corrispondenti ad un volume medio con segnale musicale intorno ai 90/93 dB spl) a seconda delle dimensioni e della potenza massima applicabile ai diffusori (oltre che della sopportazione dei vicini&#8230;).</p>
<p><strong>ATTENZIONE:</strong><br />
- Il programma calcola la potenza per canale su 8 ohm. Questo dato deve essere confrontato esclusivamente con quello dell&#8217;amplificatore che volete usare relativo allo stesso valore di impedenza (8 ohm), anche se i vostri diffusori hanno una impedenza diversa.</p>
<p>- Il dato di sensibilità dei diffusori in dB spl da comunicare al programma (per una sola cassa funzionante), deve essere sempre quello misurabile ad un metro di distanza in condizioni anecoiche, applicando alla cassa stessa una tensione di 2,83 Volt (ovvero 1 Watt su 8 Ohm o 1,33 Watt su 6 Ohm o 2 Watt su 4 Ohm. Ricordate che fra 2 ed 1 Watt la differenza è pari a +3,01 dB).</p>
<p>Da oggi (9 marzo 2004) il file autoscompattante PotenzaWin.exe è stato aggiornato per una sicura installazione funzionante. Dopo la decompressione, cliccare su Setup all&#8217;interno della cartella PotenzaWin&#8230;</p>
<p><b><a href="https://www.renatogiussani.it/downloads/PotenzaWin-14-Setup.zip">CLICCA QUI PER SCARICARE IL PROGRAMMA PotenzaWin 1.4</a></b></p>
<p><b><a href="https://www.renatogiussani.it/downloads/PotenzaWin.portable.zip">CLICCA QUI PER SCARICARE IL PROGRAMMA PotenzaWin 1.4 in versione PORTABLE</a></b><br />
</p>
<p><strong>NOTE D&#8217;USO:</strong></p>
<p>Per casse non troppo fuori norma la direttività va lasciata a 0,5.<br />
Il tempo di riverbero normalmente va lasciato a 0,7.</p>
<p>Il livello massimo di picco desiderato (impostato su 113 per tener conto di voler raggiungere livelli equiparabili a quelli dal vivo, con registrazioni ad alta dinamica), in ambienti condominiali può anche scendere a valori compresi fra 110 e 107.</p>
<p>La potenza per canale calcolata dal programma presume l&#8217;uso di un ampli capace di erogare tensione e corrente sempre e comunque.</p>
<p>Nel caso di molte tipologie di ampli a valvole, a causa di quanto spiegato più volte, l&#8217;ascolto potrebbe risultare gratificante e privo di difetti evidenti anche impiegando potenze dimezzate rispetto a quanto calcolato (-3 dB).</p>
<div id="attachment_400" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/distribuzione-potenza.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/distribuzione-potenza-150x150.jpg" alt="Distribuzione potenza musicale" title="Distribuzione potenza musicale" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-400" /></a><p class="wp-caption-text">Distribuzione potenza musicale</p></div>
<p>Grafico della distribuzione spettrale della potenza in un segnale musicale. Utile per verificare la potenza nominale applicata ai componenti di un sistema multivia, al variare della banda ad essi affidata (ovvero, delle frequenze di taglio).</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/potenzawin/">PotenzaWin</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/potenzawin/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché certe volte la sensazione di &#8220;presenza fisica&#8221; delle casse è piacevolmente ridotta</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/perche-certe-volte-la-sensazione-di-presenza-fisica-delle-casse-e-piacevolmente-ridotta/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/perche-certe-volte-la-sensazione-di-presenza-fisica-delle-casse-e-piacevolmente-ridotta/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 14:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[delta 4]]></category>
		<category><![CDATA[emissione]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[scena acustica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=169</guid>
		<description><![CDATA[<p>Durante l&#8217;ascolto di musica con una coppia di buone casse hi-fi elettrostatiche, isodinamiche, a dipolo, con testa medio-alti separata e sovrapposta, omnidirezionali, direct/reflecting oppure minicasse free-standing&#8230; L&#8217;ascoltatore può facilmente provare la sensazione di ascoltare stando di fronte al palcoscenico reale, dimenticando la presenza fisica delle casse, in misura molto maggiore rispetto a qualsiasi altra situazione che preveda sistemi di altoparlanti caratterizzati da pannelli anteriori rigidi di grandi dimensioni, ovvero larghi molto più di 20 cm (fra l&#8217;altro, questo fatto può spiegare abbastanza facilmente il successo avuto negli ultimi anni in tutto il mondo da una gran quantità di ottimi minidiffusori, [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/perche-certe-volte-la-sensazione-di-presenza-fisica-delle-casse-e-piacevolmente-ridotta/">Perché certe volte la sensazione di &#8220;presenza fisica&#8221; delle casse è piacevolmente ridotta</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Durante l&#8217;ascolto di musica con una coppia di buone casse hi-fi elettrostatiche, isodinamiche, a dipolo, con testa medio-alti separata e sovrapposta, omnidirezionali, direct/reflecting oppure minicasse free-standing&#8230; L&#8217;ascoltatore può facilmente provare la sensazione di ascoltare stando di fronte al palcoscenico reale, dimenticando la presenza fisica delle casse, in misura molto maggiore rispetto a qualsiasi altra situazione che preveda sistemi di altoparlanti caratterizzati da pannelli anteriori rigidi di grandi dimensioni, ovvero larghi molto più di 20 cm (fra l&#8217;altro, questo fatto può spiegare abbastanza facilmente il successo avuto negli ultimi anni in tutto il mondo da una gran quantità di ottimi minidiffusori, per i quali la installazione prevalente è su un supporto alto circa 1 metro e ben lontani dalle pareti dell&#8217;ambiente d&#8217;ascolto). Le motivazioni di tale risultato sono in alcuni casi anche di ordine psicoacustico (dipendenti anche dall&#8217;aspetto esterno dei diffusori in oggetto), ma in massima parte dipendono da specifiche caratteristiche acustiche oggettive, legate ad alcune modalità di emissione di tali sistemi, pur apparentemente molto diversi.</p>
<p>Nella trattazione che segue vengono esaminati quattro aspetti principali della emissione, che vengono messi in relazione con le caratteristiche di funzionamento dei sistemi elencati, mettendo in luce che praticamente solo i minidiffusori sono in grado di offrire (per quanto concerne la parte più importante dello spettro acustico) la migliore e più realistica &#8220;phantom scene&#8221; possibile.</p>
<p>Anche se, è importante sottolineare che stiamo parlando di fattori &#8220;del second&#8217;ordine&#8221;, rispetto ad altri che costituiscono la base qualitativa sulla quale costruire tali affinamenti.</p>
<p>E tale &#8220;base&#8221; è comunque costituita da una capacità dinamica sufficiente, una distorsione contenuta anche ai bassi livelli di ascolto e, soprattutto, una risposta in frequenza (rilevabile su tutta l&#8217;area di più probabile ascolto, il che chiama in causa anche la dispersione, sia orizzontale che verticale) corretta, ovvero tale da estrinsecarsi (come oramai universalmente acclarato) in un andamento in ambiente molto simile a quello proposto come ottimale negli anni &#8217;70 da Henning Møller della B&amp;K.</p>
<p>Per poter fruire della caratteristica della capacità dei migliori minidiffusori di &#8220;rendersi &#8220;invisibili&#8221;, senza dover rinunciare alla estensione della gamma bassa, alla dinamica massima del programma riprodotto e ad una possibile percezione di una piacevole e a volte realistica &#8220;phantom vertical dimension&#8221; della scena acustica (garantita ad esempio da certe elettrostatiche e/o isodinamiche a forte sviluppo verticale), si propone come soluzione migliore la struttura tipica dei sistemi tipo Delta 4, caratterizzati da una zona di emissione delle frequenze medio-alte con dimensioni particolarmente ridotte, accompagnata da un woofer (non &#8220;sub&#8221;) a pavimento in grado di completare il messaggio acustico senza &#8220;sporcarlo&#8221;. Tale struttura conferisce alla scena acustica anche una dimensione verticale percepita come naturale e credibile.</p>
<p>Come abbiamo scritto anche in numerose altre occasioni:</p>
<p>&#8220;&#8230;Scena acustica &#8211; Soundstage :</p>
<p>Tutto lo &#8220;spazio acustico&#8221; che si trova intorno all&#8217;ascoltatore, principalmente davanti a lui. Tutto il volume percepito come occupato da sorgenti acustiche reali, virtuali (ad esempio sorgenti riflesse) e fantasma (che esistono solo nella testa di chi ascolta, come ad esempio l&#8217;immagine centrale che si ottiene in un sistema stereofonico alimentato con un segnale monofonico, come pure la percezione di sorgenti &#8220;inesistenti&#8221; ricreate da complessi fenomeni psicoacustici).</p>
<p>- Durante l&#8217;ascolto dal vivo: Le sorgenti &#8220;prevalenti&#8221; sono quelle reali.</p>
<p>- Durante l&#8217;ascolto di un sistema stereofonico o Dolby Surround: Le sorgenti &#8220;prevalenti&#8221;, nei migliori sistemi hifi, sono le virtuali e le fantasma&#8230;&#8221;</p>
<p>Da ciò deriva che, se vogliamo &#8220;non sentire&#8221; la presenza degli altoparlanti e delle casse su cui sono montati, bensì avere la sensazione che ad emettere i suoni che sentiamo siano le stesse sorgenti reali la cui emissione è stata catturata dai microfoni, dovremo curare che, durante la emissione dei segnali acustici:</p>
<p>A) Non siano presenti fenomeni di diffrazione ai bordi del pannello frontale se non in misura minima. L&#8217;esperienza pluriennale di accurati ascolti Hi-Fi ci dice che quando il pannello frontale di una cassa non planare raggiunge o (a maggior ragione) supera i 30 cm di larghezza e non implementa accorgimenti atti a minimizzare la diffrazione ai bordi, la sensazione della sua presenza come reale sorgente emittente ciò che stiamo ascoltando si fa importante. Viceversa, con un pannello anteriore di larghezza prossima ai 20 cm o (a maggior ragione) inferiore, la sensazione della sua presenza tende a sparire comunque.</p>
<p>B) La emissione verso la parete posteriore alle casse avvenga &#8220;abbastanza liberamente&#8221; quantomeno per tutta la banda di frequenze dai 1000 Hz in giù (molto importanti per la creazione dell&#8217;atteso campo riverberato). Condizione congruente con quella del punto A.</p>
<p>C) I segnali riflessi dalla parete di fondo che si trova posteriormente alle casse possano raggiungere l&#8217;ascoltatore senza incontrare ostacoli acusticamente importanti lungo il loro cammino. Tantomeno le casse stesse. Condizione congruente con quelle dei punti A e B.</p>
<p>D) I segnali emessi dalle casse verso la parete posteriore siano in fase con la emissione frontale.</p>
<p>Nel caso di riproduzione (ricostruzione virtuale) di sorgenti registrate in near-field o comunque a distanza ravvicinata, presenti nella maggioranza delle migliori registrazioni (come una voce solista ad esempio), questa condizione si riferisce al fatto che quasi tutti gli strumenti musicali e le sorgenti acustiche reali la cui presenza virtuale deve essere ricostruita emettono tutto all&#8217;intorno onde acustiche in fase fra loro. Nel caso di ricostruzione di sistemi acustici più complessi, e/o registrati a grande distanza, si deve tener conto del fatto che i diffusori devono essere in grado di ricreare un campo riverberato e di prime riflessioni simile a quello atteso da chi ha effettuato ed ottimizzato le registrazioni. E con una emissione posteriore in controfase ciò non può avvenire.</p>
<p>- Se ascoltiamo casse di grandi dimensioni che non adottino accorgimenti particolari e siano dotate di un pannello frontale abbastanza ampio, ci troveremo purtroppo a non poter considerare soddisfatto praticamente nessuno dei quattro punti A, B, C, D, anche se quello B lo sarà almeno in parte, in misura dipendente dalle dimensioni del pannello.</p>
<p>- Nel caso delle migliori casse planari elettrostatiche e/o isodinamiche siamo in presenza di sistemi in grado di soddisfare quasi sempre molto bene i punti B e C, e qualche volta anche A (grazie alla emissione a dipolo di un fronte d&#8217;onda &#8220;piano&#8221; che non dovrebbe propagarsi se non in piccola parte lateralmente), ma certamente non il punto D.</p>
<div id="attachment_170" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ohm.jpg" rel="lightbox"><img class="size-thumbnail wp-image-170" title="Ohm" alt="Ohm" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ohm-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Ohm</p></div>
<p>- Un&#8217;altra tipologia di casse che sembrerebbero poter soddisfare molti dei punti appena visti sono alcune di quelle appartenenti alla categoria delle &#8220;omnidirezionali&#8221;, fra le quali potrei ricordare le Ohm, che utilizzano il trasduttore di Walsh.<br />
Prendendo ad esempio proprio le Ohm F, se ne può trarre abbastanza facilmente che tutte le omnidirezionali, soddisfano abbastanza bene i punti A, C e D, mentre, per quanto riguarda il punto B, &#8220;esagerano un po&#8217;&#8221;. Esse emettono verso la parete posteriore, e non solo, tutta la gamma audio e tutta allo stesso livello e con il medesimo spettro. E&#8217; facile verificare che questa condizione non rispetta affatto le necessità richieste da quanto descritto qui: Stereofonia e Percezione e in particolare ciò che si può desumere da questo brano: &#8220;&#8230;&#8230; per trasportare l&#8217;intero fronte di emissione del suono di un&#8217;orchestra in corrispondenza degli altoparlanti che lo emetteranno, si dovrebbe prelevare il suono in corrispondenza di una finestra ideale tracciata di fronte alla posizione di ascolto di cui si vogliono simulare le sensazioni, alla stessa distanza che separerà gli altoparlanti dall&#8217;ascoltatore durante la riproduzione&#8230;&#8221; &#8220;&#8230;In ogni caso, la stereofonia si basa sull&#8217;ipotesi che ricostruire parzialmente il solo fronte d&#8217;onda anteriore possa essere sufficiente e noi, almeno per ora e visti anche gli insuccessi della quadrifonia, cercheremo di non essere più esigenti&#8230;&#8221;. Ovvero hanno un rapporto di emissione Anteriore/Posteriore non congruente affatto con quanto viene presupposto dalle tecniche di registrazione universalmente adottate.</p>
<p>- Le casse a dipolo, in relazione alla loro struttura e dimensioni, potrebbero soddisfare comunque solo i punti A, B e C.</p>
<p>- Le casse Direct/Reflecting, in relazione alla loro struttura e dimensioni, potrebbero soddisfare anche tutti e quattro i punti A, B, C e D, ma soffrono in misura ancora maggiore rispetto alle omnidirezionali il fatto che non si comportano in modo congruente con le necessità richieste da quanto descritto qui: Stereofonia e Percezione. Ovvero hanno un rapporto di emissione Anteriore/Posteriore non congruente affatto con quanto viene presupposto dalle tecniche di registrazione universalmente adottate.</p>
<p>- I punti A, B, C e D sono tutti soddisfatti solo quando si utilizzano casse acustiche di piccolissime dimensioni installate lontano dalle pareti. Il che spiega in gran parte il successo che hanno avuto negli ultimi anni questo tipo di sistemi. Un altro motivo del successo delle piccole casse risiede certamente nel loro piccolo ingombro, ma questa non sarebbe ragione sufficiente a giustificare i commenti entusiastici di ascoltatori esperti che mettono in particolare risalto la capacità delle minicasse di &#8220;sparire acusticamente alla vista&#8221; lasciando il posto alla scena acustica originale.</p>
<p>Peraltro le piccole casse non sono in grado di emettere consistenti e realistici livelli di pressione alle basse frequenze e l&#8217;uso di abbinare loro sistemi subwoofer non sembra essere esente da importanti difetti di coerenza di emissione e di naturale sensazione d&#8217;ascolto.</p>
<p>- La conclusione è che l&#8217;unica tipologia di cassa in grado di soddisfare tutti e quattro i punti elencati, mantenendo al contempo una coerenza di emissione, una estensione della risposta ed una capacità dinamica più che soddisfacenti, sia proprio quella &#8220;tipo Delta 4&#8243;. Il che rende ragione dei giudizi estremamente positivi e lusinghieri espressi da tutti coloro che hanno avuto la possibilità di ascoltarne una implementazione pratica corretta.</p>
<p>Tutte le argomentazioni appena espresse rendono però possibile quantomeno soddisfare i punti A, B e D, anche disponendo dietro alle nostre casse, ove queste avessero dimensioni importanti, un altoparlante capace di emettere verso la parete di fondo (e in fase con l&#8217;emissione frontale) i segnali che il grande pannello della cassa tende a trattenere nel suo semispazio anteriore. Quanto al livello cui tale emissione deve avvenire ed alla effettiva relazione di ampiezza fra tutte le costituenti il suo spettro di frequenze, questi dipendono sia dalle caratteristiche della cassa cui il dispositivo venga applicato sia dalla distanza dalla parete posteriore. Non è cosa che un autocostruttore possa affrontare alla leggera&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/perche-certe-volte-la-sensazione-di-presenza-fisica-delle-casse-e-piacevolmente-ridotta/">Perché certe volte la sensazione di &#8220;presenza fisica&#8221; delle casse è piacevolmente ridotta</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/perche-certe-volte-la-sensazione-di-presenza-fisica-delle-casse-e-piacevolmente-ridotta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Presenza e profondità</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/presenza-e-profondita/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/presenza-e-profondita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 May 2008 19:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[audioplay]]></category>
		<category><![CDATA[delta]]></category>
		<category><![CDATA[dsr]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[nps]]></category>
		<category><![CDATA[profondità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=323</guid>
		<description><![CDATA[<p>L&#8217;enorme importanza dell&#8217;andamento della risposta in frequenza esibita dalle casse acustiche, nelle condizioni di installazione nella quali vengono ascoltate, viene spesso sottovalutata anche da chi avrebbe mezzi ed esperienza più che sufficienti a poterne rilevare ed evidenziare tutte le implicazioni. In questa breve esposizione viene evidenziato un aspetto di base riconducibile facilmente all&#8217;andamento della risposta in frequenza. Aspetto del quale sono tutti perfettamente consci da sempre e che è possibile sperimentare anche con un accorto uso dei normali controlli presenti una volta su quasi tutti gli apparecchi hi-fi, ovvero il controllo di Loudness ed i controlli di Tono. Chi sa [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/presenza-e-profondita/">Presenza e profondità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;enorme importanza dell&#8217;andamento della risposta in frequenza esibita dalle casse acustiche, nelle condizioni di installazione nella quali vengono ascoltate, viene spesso sottovalutata anche da chi avrebbe mezzi ed esperienza più che sufficienti a poterne rilevare ed evidenziare tutte le implicazioni.</p>
<p>In questa breve esposizione viene evidenziato un aspetto di base riconducibile facilmente all&#8217;andamento della risposta in frequenza.<br />
Aspetto del quale sono tutti perfettamente consci da sempre e che è possibile sperimentare anche con un accorto uso dei normali controlli presenti una volta su quasi tutti gli apparecchi hi-fi, ovvero il controllo di Loudness ed i controlli di Tono.<br />
Chi sa che la loro sparizione dagli odierni apparecchi hi-fi non sia da ricollegarsi anche alla volontà di sottrarre all&#8217;ignaro utente finale un facile strumento di controllo e di verifica di quanto anche piccole variazioni nell&#8217;andamento della risposta in frequenza possano pesantemente influire sui &#8220;tutti&#8221; gli aspetti dei suoi ascolti.<br />
E su come potrebbe facilmente ottenere risultati più vicini a quelli desiderati, anche senza dover sostituire in continuazione costosi accessori, ed apparecchi che non ne sono scientemente dotati.<br />
<strong>Iniziamo ricordando alcune cose presenti già da tempo anche in altre parti di questo sito:</strong><br />
Le bande di frequenza che è possibile esaminare per andare a verificarne gli effetti sull&#8217;ascolto possono essere talmente tante&#8230; E poi: &#8220;&#8230;<strong>isolate o più insieme</strong>&#8230;?&#8221;, &#8220;&#8230;<strong>in più o in meno</strong>&#8230;?&#8221;, &#8220;&#8230; <strong>Quante combinazioni/permutazioni</strong>&#8230;?&#8221;<br />
Le più importanti, così all&#8217;impronta, con annesse laconiche definizioni non esaustive potrebbero essere <strong>una/due ottave</strong> circa centrate attorno alle frequenze seguenti:<br />
<strong>A:</strong> 50, <strong>B:</strong> 160, <strong>C:</strong> 400, <strong>D:</strong> 1000, <strong>E:</strong> 2000, <strong>F:</strong> 3150, <strong>G:</strong> 5000, <strong>H:</strong> 10000 Hz, <strong>I:</strong> 12500, <strong>L:</strong> 16000 (per chi li sente&#8230;)</p>
<p><strong>A:</strong> I &#8220;bassi profondi&#8221; e l&#8217;ampiezza/immanenza delle grandi orchestre/gruppi specie dal vivo. Se è abbinata alla L è ancora meglio.<br />
<strong>B:</strong> Potenza. Ma anche &#8220;gommosità&#8221;, se esuberano/mancano altre frequenze. Il difetto può essere corretto aumentando le gamme da D a G, ma ovviamente ci sono dei limiti&#8230;<br />
<strong>C:</strong> Scatolarità, effetto cartone (&#8220;scatola da scarpe&#8221;, specie sulle voci maschili), quando troppo. Leggerezza del tom (batteria), del sax baritono, delle note &#8220;medio-basse&#8221; della chitarra, quando poco. E annessi e connessi. Se è troppo poco C e troppi A e B può contribuire al famoso &#8220;basso gommoso&#8221;.<br />
<strong>D:</strong> Se è poco si perde &#8220;effetto presenza&#8221; se è troppo aiuta ad emergere i difetti della C.<br />
<strong>E:</strong> Se è poco diminuisce &#8220;effetto presenza&#8221; se è troppo interviene il &#8220;pungente/fastidio&#8221;.<br />
<strong>F:</strong> Caratterizzazione ed &#8220;articolazione&#8221; degli strumenti solisti e delle voci, specie femminili.<br />
<strong>G:</strong> Apertura della timbrica degli strumenti aventi spettri &#8220;bassi ma non bassissimi&#8221;. Se è troppo &#8220;archi alla corda&#8221;.<br />
<strong>H:</strong> Apertura/spaziosità del 99% degli strumenti e dei &#8220;rumori&#8221;, applausi compresi. Se è eccedente comporta il famoso effetto durezza, freddezza, fastidio, &#8220;effetto cupole rigide&#8221; e/o &#8220;meno setosità&#8221; della gamma alta.<br />
<strong>I:</strong> Queste cominciano ad essere alte frequenze &#8220;vere&#8221;, solo armoniche &#8220;aifai&#8221; e rifinitura, anche &#8220;spaziale&#8221;.<br />
<strong>L:</strong> Come I, anzi meglio, ma solo per chi li sente davvero. Ariosità&#8230; Leggerezza e setosità dell&#8217;estremo alto.<br />
<strong>C, F &amp; G insieme:</strong> transienti più o meno &#8220;veloci&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>Inoltre&#8230;<br />
Alcune risultanze sperimentali ripetibili di una &#8220;prova d&#8217;ascolto&#8221; condotta &#8220;molto seriamente&#8221; il 7 agosto 2004:</strong></p>
<p><em>Di Maurizio Jacchia:</em></p>
<p>&#8220;&#8230;1. Che il TFS è uno strumento straordinario per quello che abbiamo fatto e, spero, continueremo a fare. In campo abbiamo messo quattro ampli valvolari di potenza da piccola a media. Regolando il livello per l&#8217;impossibilità di saturare abbiamo ottenuto un livello accettabile ma, credo di poter parlare a nome di tutti, almeno tre dB in più li avremmo graditi. Questo significa che con una cassa tradizionale avremmo dovuto usare il cornetto acustico. Badate che non si trattava di monotriodi da 3W, si arrivava sempre comunque sopra i 10W. Questo porta alla certezza che altri gruppi di ascolto siano soliti trarre conclusioni, e a Roma così avevamo fatto, ascoltando continue e reiterate saturazioni dell&#8217;ampli. Peraltro, con casse &#8220;raffinate&#8221; da 86-88 dB il concetto è estendibile alla fascia di amplificatori da &gt; 60W. Il tutto, ricordo, con una cassa dal suono mooolto buono.</p>
<p>2. Che il primo ampli, commerciale, è stato scartato ad orecchio, e strumentalmente ha manifestato problemi intollerabili di motor-boating sulle basse, bassissime frequenze.</p>
<p>3. Che il gruppo di ascolto era così poco fondamentalista da essere finito ad ascoltare per le prove un disco proposto dal sottoscritto, l&#8217;unico veramente analfabeta da punto di vista musicale.</p>
<p>4. Che vi erano differenze, ad orecchio, fra TUTTI gli amplificatori e che siamo perfino stati in grado di esprimere un preferito direi condiviso da tutti.</p>
<p>5. Che il pezzo musicale da scelgiere mancando la commutazione diretta deve avere inizio e fine con livello moooolto simile, altrimenti si mettono in dubbio degli strumenti calibrati SIT ogni anno.</p>
<p>6. Che le differenze di risposta in frequenza ai morsetti dei vari oggetti, che spero di postare in giornata, sono distinguibili da sole, riprodotte con cool edit nella loro globalità, 20-20kHz, 10 volte su</p>
<p>7. Che purtroppo una delle cose che fanno incaz.. della risposta in frequenza è che la variazione può essere, nelle preferenze, neutra, migliorativa, peggiorativa, in relazione all&#8217;ambiente, il pezzo, i gusti. Questo gioca contro la possibilità di rilevazione eppure si rileva sempre. Mette anche in evidenza differenze di terminologia, c&#8217;erano almeno due ottave di differenza fra &#8220;l&#8217;aperto&#8221; di Renato ed il mio. Anche sopra la definizione di medio-basso il sottoscritto ha mostrato di avere dei problemi. Non esiste altra via se non quella da noi seguita per uniformare, col tempo, il vocabolario.</p>
<p>8. Che la psicoacustica pesa enormente e che Xxxxxx ne è il più immune del gruppo e lo è per carattere. Basta conoscerlo, per capire perchè. Altra certezza e che chi pensa di esserene immune o di &#8220;controllarla&#8221; sarà colui che ne è maggiormente affetto.</p>
<p>9. Che si sia a mala pena riusciti a togliere la crosticina di quel che c&#8217;è da fare.</p>
<p>10. Che la variabilità della risposta in frequenza non abbia spiegato tutto quel che abbiamo sentito ma che sia talmente avvertibile come tale da essere un ostacolo insormontabile se non messa assolutamente sotto controllo e possibilmente eliminata. &#8230;&#8221;</p>
<p><strong>E allora:</strong></p>
<div id="attachment_324" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-Delta-Due23.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-Delta-Due23-300x191.jpg" alt="Sistema a tre vie in cassa chiusa 'Delta Due', versione 2.3" title="Sistema a tre vie in cassa chiusa 'Delta Due', versione 2.3" width="300" height="191" class="size-medium wp-image-324" /></a><p class="wp-caption-text">Sistema a tre vie in cassa chiusa &#8220;Delta Due&#8221;, versione 2,3</p></div>
<p>Andiamo ora a confrontare due risposte in frequenza esibite dalla stessa cassa a tre vie (rilevate nelle stesse identiche condizioni nello stesso ambiente), ma con due diverse versioni del suo filtro di crossover, differenti solo per la attenuazione del midrange ed una piccola variazione del Q della parte passa-basso della cella di filtraggio del woofer.<br />
Ciò che questi grafici consentono di valutare qualitativamente (una valutazione quantitativa è resa difficile a causa della scala volutamente compressa al fine di poter valutare meglio l&#8217;andamento generale, al di là delle perturbazioni localizzate sempre presenti in questo tipo di misure) è un andamento che presenta una gamma media al di sotto dei 1000 Hz leggermente attenuata nel grafico relativo alla versione 2.4 rispetto al livello esibito in quello relativo alla versione 2.3.</p>
<div id="attachment_325" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-Delta-Due24.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-Delta-Due24-300x191.jpg" alt="Sistema a tre vie in cassa chiusa 'Delta Due', versione 2.4" title="Sistema a tre vie in cassa chiusa 'Delta Due', versione 2.4" width="300" height="191" class="size-medium wp-image-325" /></a><p class="wp-caption-text">Sistema a tre vie in cassa chiusa &#8220;Delta Due&#8221;, versione 2.4</p></div>
<p>All&#8217;ascolto, la risposta delle <a href="http://www.audioplay.it/delta-due" target="_blank">Delta Due</a> in versione 2.4, dotata (a confronto con la 2.3) di un livello relativo delle parti più bassa e più alta dello spettro in lieve maggiore evidenza rispetto ad una parte della gamma media, offre un minor &#8220;effetto presenza&#8221; ed una &#8220;conseguente&#8221; maggiore sensazione di &#8220;profondità&#8221; di tutta la scena acustica.<br />
In pratica, sia pure di poco, la versione 2,3 offre un ascolto più &#8220;monitor&#8221; mentre la 2.4 una scena più &#8220;ampia e profonda&#8221;.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_326" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-nps-1000-singola.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-nps-1000-singola-300x184.jpg" alt="Risposta NPS-1000 Classic singola" title="Risposta NPS-1000 Classic singola" width="300" height="184" class="size-medium wp-image-326" /></a><p class="wp-caption-text">Risposta NPS-1000 Classic singola</p></div>
<p>Se ora passiamo ad osservare a confronto dei due grafici appena visti anche una risposta rilevata su una cassa <a href="http://www.giussani-research.it/nps-1000-classic" target="_blank">NPS-1000</a>, notiamo che il suo andamento generale tende ad avere almeno una parte della gamma media (in questo caso si tratta di quella attorno ai 1000 Hz) leggermente arretrata come nella versione 2.4 delle Delta Due riprodotta qui sopra, sia pure con una parte attorno ai 2,5 kHz in maggiore evidenza (ad aiutare la definizione e la articolazione degli strumenti solisti e delle voci senza aumentarne eccessivamente l&#8217;&#8221;effetto presenza&#8221;).</p>
<p>Dobbiamo comunque tenere presente che, nel caso di casse NPS e in particolare proprio le <a href="http://www.giussani-research.it/nps-1000-classic" target="_blank">NPS-1000</a>, vi è un altro aspetto, che può influire sulla sensazione di profondità della scena acustica soggettiva. Aspetto che è descritto abbastanza compiutamente <a href="dsr">qui</a>, e che potrebbe presentarsi anche con realizzazioni non NPS, ma dotate comunque di caratteristiche di dispersione in funzione della frequenza (magari anche a causa di orientamenti od installazioni particolari) tali da potersene avvantaggiare.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/presenza-e-profondita/">Presenza e profondità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/presenza-e-profondita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I diffusori e gli altoparlanti ESB</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/i-diffusori-e-gli-altoparlanti-esb/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/i-diffusori-e-gli-altoparlanti-esb/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Feb 2005 19:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[altoparlanti]]></category>
		<category><![CDATA[diffusori]]></category>
		<category><![CDATA[esb]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=566</guid>
		<description><![CDATA[<p>A partire dalla presentazione da parte delle riviste specializzate italiane e dalla distribuzione in Italia dei primi diffusori della serie 7 (le 7/05 DSR) e proseguendo con le numerose prove delle 7/06 DSR. Per finire con l&#8217;ormai famoso Consumer Electronics Show di gennaio 1983, a Las Vegas, dove Doug Sax (fondatore degli Sheffield Labs), nella saletta della ESB USA, esclamò:&#8221;&#8230;Questa è la voce di Amanda!&#8230; E questo è il mio pianoforte&#8230; Eccolo lì, davanti a me!&#8230;&#8221; la ESB cominciò a raccogliere attestati di stima che sono sempre stati in grado di porre in secondo piano qualsiasi critica. E per me [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/i-diffusori-e-gli-altoparlanti-esb/">I diffusori e gli altoparlanti ESB</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dalla presentazione da parte delle riviste specializzate italiane e dalla distribuzione in Italia dei primi diffusori della serie 7 (le 7/05 DSR)<br />
e proseguendo con le numerose prove delle 7/06 DSR. Per finire con l&#8217;ormai famoso Consumer Electronics Show di gennaio 1983, a Las Vegas, dove Doug Sax (fondatore degli Sheffield Labs), nella saletta della ESB USA, esclamò:&#8221;&#8230;Questa è la voce di Amanda!&#8230; E questo è il mio pianoforte&#8230; Eccolo lì, davanti a me!&#8230;&#8221; la ESB cominciò a raccogliere attestati di stima che sono sempre stati in grado di porre in secondo piano qualsiasi critica. E per me iniziò una storia che non accenna a finire.<br />
L&#8217;interesse per la Serie 7 ESB, divenuta nel frattempo oggetto di collezionismo, è tutt&#8217;ora molto alto e ricevo spesso lettere di appassionati che non sanno come comportarsi per effettuare le necessarie riparazioni ai loro diffusori ESB d&#8217;epoca.<br />
Ho deciso perciò di cominciare con questa pagina a fornire alcune informazioni utili per poter tentare di intervenire in modo tecnicamente corretto.</p>
<p><b>Quelli Pre-Giussani:</b></p>
<p>La ESB nacque negli anni &#8217;70 grazie all&#8217;impegno profuso dal Sig. Vincenzo Biasella.<br />
Il progettista che trovai io in ESB quando vi giunsi proveniente da Suono e Stereoplay a giugno del 1979, era l&#8217;Ing. Ferrer. Mentre chi già svolgeva un importante ruolo di raccordo fra l&#8217;ufficio tecnico e la produzione e divenne rapidamente il mio braccio destro nello sviluppo di tutti i nuovi prodotti era il Sig. Pescosolido.<br />
Gli altoparlanti impiegati dalla ESB per la serie L e per la prima LD (la L con il Display a led&#8230;) erano tutti prodotti dalla Ciare di Senigallia, ed erano disponibili per chiunque a catalogo e nei negozi di tutta Italia.<br />
Prima del 1979 i miei contatti con Vincenzo Biasella erano stati numerosi. La ESB acquistava moltissima pubblicità sulle riviste per le quali io lavoravo e quindi le occasioni per incontrarci non mancavano. Fra l&#8217;altro, ricordo benissimo la volta che Biasella (eravamo in Via Flaminia a Roma, fuori della sede ESB di allora), che vedeva praticamente tutti i costruttori del mondo disporre gli altoparlanti sui pannelli delle loro casse in modo abbastanza fantasioso,  mi chiese a bruciapelo quale avrebbe dovuto essere secondo me la disposizione ottimale della coppia midrange-tweeter. Io, un po&#8217; condizionato da considerazioni legate alla modalità di esecuzione delle prove tecniche, oltreché da considerazioni abbastanza banali, risposi che un allineamento verticale asimmetrico rispetto alla larghezza del pannello e con i centri acustici più vicini possibile avrebbe povuto senza dubbio contribuire ad ottenere una migliore risposta in frequenza sull&#8217;asse e una dispersione ottimale. Lui mi incalzò chiedendo se il fatto di porre le cupole di midrange e tweeter molto vicine avrebbe potuto causare problemi (interferenze, riflessioni&#8230;), ed io risposi che non mi risultava.<br />
Biasella fece tagliar via una fetta dalle flangie tonde del midrange da 2&#8243; e del tweeter da 1&#8243; che stava impiegando e li avvicinò il più possibile.<br />
Era nata la famosissima UMA (Unità Medio Alti) ESB.<br />
Di lì a breve venne realizzato un &#8220;ferro-trancia&#8221; adatto e da quel momento tutti i tre vie ESB che impiegavano il midrange a cupola sarebbero stati dotati esclusivamente della UMA ad 8 ben riconoscibile anche sul pannello delle 7/06 e che contraddistingue tutt&#8217;ora l&#8217;immagine ESB.<br />
Mi pare di ricordare che già a questo punto l&#8217;Ing. Ferrer impiegasse per alcuni modelli degli altoparlanti prodotti sempre dalla Ciare, ma in esclusiva e mai posti a catalogo.</p>
<div id="attachment_567" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-3808.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-3808-150x150.jpg" alt="ESB 3808" title="ESB 3808" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-567" /></a><p class="wp-caption-text">ESB 3808</p></div>
<p><b>Quelli Giussani-Time:</b></p>
<p>Al mio arrivo in ESB a giugno 1979, la prima cosa che mi venne chiesta fu di rinnovare la serie LD, che era composta da parecchi modelli sia a due vie (25LD) che a tre vie (40LD, 70LD, 80LD, 100LD).<br />
Decidemmo subito che i nuovi modelli avrebbero dovuto mantenere le stesse dimensioni e la stessa struttura di base dei precedenti, mentre i display che indicavano il livello del segnale in ingresso alle casse avrebbero potuto essere eliminati.<br />
Io proposi di mantenere comunque un pannellino di alluminio sul quale montare un fusibile di protezione per ciascun altoparlante e un led che si accendesse quando il fusibile bruciava (cosa mantenuta poi anche sulla prima Serie 7). Alcune casse mantennero anche dei controlli di livello, sia pure di tipo nuovo.<br />
Le sigle divennero 25LD, 45LD, 75LD, 80LD, 100 LD (mi pare). E Vincenzo Biasella mi chiese di tentare di mantenere una sensibilità elevata e di tenere come riferimento per il loro suono sia la serie precedente che i migliori diffusori presenti in quel momento sul mercato italiano e mondiale.<br />
Io, quali riferimenti &#8220;esterni&#8221; scelsi le Acoustic Research 10 Pigreco, le Audiolab Delta Tre (che impiegavano altoparlanti esclusivi prodotti dalla RCF), le Yamaha NS1000 (quelle con mid e tweeter in berillio) ed altre che non ricordo fra cui modelli delle marche B&#038;W, Kef e Heco&#8230;<br />
Il grande cambiamento che introdussi con la nuova serie LD fu però un altro:<br />
la ESB non avrebbe più impiegato nessun altoparlante Ciare standard.<br />
Il woofer che mettemmo a punto insieme alla Ciare per la 100 LD New Generation era un 12&#8243; che nella sua ultima evoluzione andò ad equipaggiare anche le 7/05 e 7/06.<br />
I parametri di Thiele/Small qui accanto.<br />
Ma anche i 20 e 25 cm, come pure i tweeter e i mid a cono di tutte le serie, dal 1979 in poi, furono sempre sviluppati appositamente per i modelli che dovevano andare ad equipaggiare e non sono mai esistiti altoparlanti Ciare venduti sul mercato uguali a quelli impiegati dalla ESB per i propri diffusori.</p>
<p>Gli altoparlanti ESB a cono, in generale, avevano una impedenza più bassa e una massa maggiore, ma anche altre differenze volte ad incrementare la già notevolissima affidabilità che ha sempre contraddistinto la produzione Ciare, oltre che l&#8217;ottenimento di caratteristiche tecniche di ogni tipo specificamente mirate al progetto che si stava mettendo a punto.</p>
<p>L&#8217;unico componente che non fu mai modificato è il famoso midrange Ciare da 2&#8243; con magnete in Alnico V, tornato da non molto in produzione e a catalogo.</p>
<p>Per alcune serie &#8220;economiche&#8221; vennero impiegati per qualche tempo (per motivi di costo) anche tweeter Vifa, woofer, midrange e tweeter Audax e woofer Irel. Alcuni costruiti su specifiche e altri da catalogo.</p>
<p>Quanto alla serie 7, alcuni altoparlanti erano derivati senza varianti dalla serie LD New Generation, mentre altri furono sviluppati ad hoc, come ad esempio il midrange-basso da 8&#8243; di 7/05, 7/06 e 7/03. Il mid-basso da 160mm delle 7/07. Il woofer delle grandi era lo stesso delle 100 LD, il 250 era quello delle 75LD, l&#8217;unità medio-alti con il midrange da 2&#8243; era la stessa delle 100LD e delle 80 LD, l&#8217;UMA con il midrange più piccolo era la stessa delle 45LD e 75LD e il mid non era quello precedente da 38mm bensì da 43mm. Il woofer delle 7/03 era invece un componente completamente nuovo, ottenuto facendo scendere a 4 ohm l&#8217;impedenza dell&#8217;ottimo altoparlante da Ciare da 18&#8243; nato per applicazioni musicali e appesantendolo non poco.</p>
<p>Il tweeter cui giungemmo alla fine e che non ricordo se fosse già impiegato sulle primissime serie delle LD NG era con membrana in seta trattata e ferrofluido. Capace di una risposta più lineare ed estesa del precedente della prima serie LD come pure di una potenza sopportabile e di uno smorzamento (a tutto vantaggio di un miglior interfacciamento con il filtro) maggiori.</p>
<p><b>Quelli Post-Giussani:</b></p>
<p>Di questi non posso dire praticamente nulla.</p>
<p>Alla fine del 1984 passai a lavorare a tempo pieno ad Audio Review, che avevo contribuito a far nascere e crescere fin dal 1981.<br />
Certamente i componenti dei modelli della serie 7 già esistenti, quando io li lasciai, non furono cambiati, mentre non so nulla di quelli delle 7/08 a quattro vie (le mie erano a tre) come pure di tutte le altre casse delle serie che non siano le LD-NG, 7-DSR, DCM, CS, QL, Harmony, FX.</p>
<p><b>Aggiungo:</b></p>
<p>La Ciare, da me interpellata, dichiara di non avere mai commercializzato o posto a catalogo gli altoparlanti sviluppati per la ESB. Qualche componente attualmente a catalogo potrebbe somigliare a qualcuno utilizzato all&#8217;epoca dalla ESB, ma tale somiglianza è eventualmente da considerarsi casuale. Non è peraltro mai stata attrezzata per la riparazione degli altoparlanti d&#8217;epoca ESB e non può quindi rispondere positivamente ad eventuali richieste, mentre ha a catalogo sospensioni adatte per qualsiasi dei suoi altoparlanti e ne consiglia senz&#8217;altro l&#8217;uso in caso di necessità di sostituzione, specie quelle in spugna.</p>
<p>Chi decidesse di effettuare riparazioni o interventi di qualsiasi tipo sui suoi diffusori ESB, oltre a non sostituire mai gli altoparlanti con componenti Ciare standard di produzione attuale, è bene si rivolga ad un laboratorio specializzato.</p>
<p>In base alla mia personale esperienza, la mia segnalazione è per il seguente: <a href="http://www.riparazione-diffusori.it" target="_blank">riparazione-diffusori.it</a>.<br />
Il titolare Fabio Brembilla saprà senz&#8217;altro esaudire al meglio le vostre richieste.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/i-diffusori-e-gli-altoparlanti-esb/">I diffusori e gli altoparlanti ESB</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/i-diffusori-e-gli-altoparlanti-esb/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cross-PC</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/cross/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/cross/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 May 2003 11:57:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Download]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[commodore]]></category>
		<category><![CDATA[cross]]></category>
		<category><![CDATA[download]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[pc]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=384</guid>
		<description><![CDATA[<p>Usare Cross-PC e Bass-PC con Windows Cross-PC 4.2D (Last *.xvr &#038; old *.crs loading &#8211; IT) Cross-PC 4.4.3 (Last revision: 4 maggio 2014 &#8211; IT) Cross-PC 4.4.3-EN (English Version: May 24 2014) Il programma Cross-PC mette attualmente a disposizione diverse possibilità di calcolo in più rispetto alle versioni 2.5 e 3.0 cui si riferiscono i manuali d&#8217;uso accessibili dalla Home-Page (utili in ogni caso per comprendere tutte le funzioni principali), fra cui anche la possibilità di configurare con maggiore libertà le celle di filtro. La cartella XVR che si scarica insieme a Cross-PC contiene i dati di molti sistemi in formato [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/cross/">Cross-PC</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/">Usare Cross-PC e Bass-PC con Windows</a></p>
<hr />
<p><a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/Cross42d.zip">Cross-PC 4.2D</a> <i>(Last *.xvr &#038; old *.crs loading &#8211; IT)</i></p>
<p><a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/CrossPC-it.zip">Cross-PC 4.4.3</a> <i>(Last revision: 4 maggio 2014 &#8211; IT)</i></p>
<p><a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/CrossPC-en.zip">Cross-PC 4.4.3-EN</a> <i>(English Version: May 24 2014)</i></p>
<hr />
<p>Il programma Cross-PC mette attualmente a disposizione diverse possibilità di calcolo in più rispetto alle versioni 2.5 e 3.0 cui si riferiscono i manuali d&#8217;uso accessibili dalla Home-Page (utili in ogni caso per comprendere tutte le funzioni principali), fra cui anche la possibilità di configurare con maggiore libertà le celle di filtro.<br />
La cartella XVR che si scarica insieme a Cross-PC contiene i dati di molti sistemi in formato <b>.XVR</b>.<br />
Chi ha scaricato una versione di Cross-PC antecedente il 18/07/2014 ha trovato anche molti file .XVR particolarmente &#8220;antichi&#8221; che non contengono i dati relativi alla tipologia dei componenti reattivi delle tre celle di filtro. Caricandoli con le versioni attualmente disponibili di Cross-PC DOS, si riconoscono perché, visualizzando le varie celle, nella colonna di destra dove dovrebbero essere indicati L e C in corrispondenza a Z1, Z2, Z3 e Z4, compaiono invece degli zeri: &#8220;0&#8243;<br />
Per poter rendere utilizzabili i file in oggetto si deve quindi inserire L e C al posto di 0 prima di far calcolare alcunché.</p>
<p>I file nel vecchissimo formato .CRS, non presenti fra i file che scaricherete, è ancora caricabile (anche allo scopo di convertirlo in .XVR) con la funzione Load del Cross-PC 4.2 D scrivendo il nome del file per esteso: estensione .CRS compresa. Questa funzione non è più presente nell&#8217;ultima versione.</p>
<p><strong>Cross-PC 4.2 D</strong><br />
A partire dalla versione 4.2 D il programma Cross-PC adotta per lo sfondo dei grafici un colore grigio al posto del nero. In questo modo si hanno diversi vantaggi fra cui il fatto che la stampa degli stessi su carta consuma meno inchiostro.</p>
<p><strong>Cross-PC 4.4</strong><br />
La versione 4.4 offre la possibilità di tracciare le curve di risposta in frequenza su un grafico avente la scala verticale espansa la cui scala verticale si autoadatta al livello delle curve che deve disegnare. Invece dei soliti 50 dB, da 60dB a 110dB, vengono rappresentati solo 5 dB. In questo modo è possibile utilizzare il Cross-PC anche per simulare e visualizzare bene la risposta in frequenza dei cavi di interconnesione fra i diversi apparecchi di un sistema Hi-Fi.</p>
<p>Inoltre nella stessa cartella, una volta scompattata, si trovano anche i files del programma ScreenThief per DOS che serve per catturate gli schermi grafici (premendo contemporaneamente i tasti Ctrl, Alt e F5 lo schermo viene salvato nella cartella del Cross in un file .BMP da 320&#215;200 pixel) e <b>il Batch File cross.bat che avvia il tutto</b>. La versione attuale di Cross-PC non è più in grado di caricare e salvare file nel vecchissimo formato .CRS, ma solo nel formato .XVR. Ove si rendesse necessario caricare file .CRS questi andranno preventivamente convertiti in XVR utilizzando Cross 4.2 D.<br />
Un&#8217;altra variante del Cross-PC, rispetto alle versioni più vecchie, consiste nella possibilità di sovrapporre curve relative a file diversi. Ora è possibile infatti sovrapporre le curve relative ad un progetto che venga caricato dal disco, a quelle preesistenti in un grafico già tracciato (ma solo se la scala verticale in dB non viene cambiata). Questo grado di libertà in più però richiede una maggior attenzione da parte dell&#8217;utente, dato che le scritte esterne al grafico e che lo contraddistinguono non vengono aggiornate e rimarranno quindi quelle relative al progetto le cui curve sono state tracciate per prime.</p>
<p><strong>Un consiglio utile</strong></p>
<p>Diverse persone mi hanno chiesto come si può fare a simulare sistemi nei quali l&#8217;impedenza degli altoparlanti sia linearizzata grazie all&#8217;uso di celle di compensazione del tipo di quelle che il Cross calcola nella sezione di &#8220;Progetto&#8221;.<br />
Se ad essere compensate sono le impedenze di tutti gli altoparlanti allora basta rispondere &#8220;Impedenza Altoparlanti? N&#8221; nell&#8217;apposita maschera che viene presentata prima del tracciamento dei grafici.<br />
Se invece si vuole simulare un planare o comunque un solo componente con impedenza compensata, si deve agire tenendo conto di quanto segue:<br />
La possibilità di escludere il calcolo dell&#8217;impedenza e/o della risposta, prevista dal Cross, nasceva da motivazioni didattiche.<br />
Una volta imparato, però, si può/deve agire in modo diverso.<br />
Ad esempio, se si vuole simulare un tweeter che abbia la stessa risposta in frequenza che si è già impostata, ma una impedenza pressoché flat sul valore della sua Re (per simulare un altoparlante planare o con impedenza &#8220;compensata bene&#8221;), basta che nella scheda dei dati degli altoparlanti si imposti per il tweeter una Le 0,001 e un Qm appena un centesimo maggiore del Qt&#8230; Quando si traccerà la curva si dovrà comunque scegliere &#8220;Impedenza Altoparlanti: &#8220;S&#8221;.<br />
E questo vale per tutte le vie separatamente l&#8217;una dall&#8217;altra.</p>
<p><strong>Ultimi Aggiornamenti</strong><br />
L&#8217;ultima versione di Cross-PC DOS implementa una risoluzione doppia rispetto a tutte le precedenti, sia nei grafici bilogaritmici (risposte e impedenze) che i quello polare. Questo improvement risulterà utile molto di rado ma, dato che con la velocità ormai raggiunta dai PC non comportava particolari rallentamenti, ho pensato che fosse giunto il momento di attuarla.<br />
Da oggi il sistema che troverete precaricato al vs/ primo avvio è il  TAS-13.XVR, relativo alla simulazione del sistema storico autocostruibile <a href="http://www.renatogiussani.it/the-audio-speaker/">The Audio Speaker</a>. </p>
<hr />
<p><a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/Cross42d.zip">Cross-PC 4.2D</a> <i>(Last *.xvr &#038; old *.crs loading &#8211; IT)</i></p>
<p><a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/Cross43.zip">Cross-PC 4.4.3</a> <i>(Last revision: 4 maggio 2014 &#8211; IT)</i></p>
<p><a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/Cross43-en.zip">Cross-PC 4.4.3-EN</a> <i>(English Version: May 24 2014)</i></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/cross/">Cross-PC</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/cross/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ricordi</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/ricordi/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/ricordi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2003 08:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[bose]]></category>
		<category><![CDATA[d'agostino]]></category>
		<category><![CDATA[marantz]]></category>
		<category><![CDATA[small]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=39</guid>
		<description><![CDATA[<p>Ecco un incompleto elenco di nomi di persone importanti per l&#8217;hi-fi, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente: Saul Marantz (il mito in persona), Amar Bose (a modo suo, un altro mito), John Bowers (la B di B&#038;W), Tim Holl (progettista AR 9 ecc.), Franck H.Hirsch (dir. tecnico Thorens), Ken Kantor (progettista AR Magic Speaker ecc.), Richard Heyser (&#8220;dovete&#8221; sapere chi è!), Yutaka Sakamoto (general manager Foster Co.) , Mr.Foster (The Boss of the same Company), Henning Møller (B&#038;K), R.H.Small (ricordate Thiele e Small?), Gordon Gow (&#8220;la&#8221; Mc Intosh&#8230;), Harry Pearson (l&#8217;HP di Abso!ute Sound), J.J.Bertagni (Bertagni loudspeakers), Dr.Heil [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/ricordi/">Ricordi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un incompleto elenco di nomi di persone importanti per l&#8217;hi-fi, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente:</p>
<p>Saul Marantz (il mito in persona), Amar Bose (a modo suo, un altro mito), John Bowers (la B di B&#038;W), Tim Holl (progettista AR 9 ecc.), Franck H.Hirsch (dir. tecnico Thorens), Ken Kantor (progettista AR Magic Speaker ecc.), Richard Heyser (&#8220;dovete&#8221; sapere chi è!), Yutaka Sakamoto (general manager Foster Co.) , Mr.Foster (The Boss of the same Company), Henning Møller (B&#038;K), R.H.Small (ricordate Thiele e Small?), Gordon Gow (&#8220;la&#8221; Mc Intosh&#8230;), Harry Pearson (l&#8217;HP di Abso!ute Sound), J.J.Bertagni (Bertagni loudspeakers), Dr.Heil (ESS), Karl Breh (qualcuno si ricorda Hi-Fi Stereophonie&#8230;?), Basil Lane (free lance hi-fi inglese), Stan Grossman (pres. Rectilinear loudspeakers), Minokichi Saito (presidente Akai El. Co.), John J. Bubbers (pres. ADC), Dan D&#8217;Agostino (&#8220;la&#8221; Krell), Doug Sax (il fondatore degli Sheffield Labs)&#8230; Così a mente mi sovviene oggi anche di un nutrito gruppetto di tecnici JBL, e altrettanto per quanto riguarda Ortophon, Philips, Technics&#8230;</p>
<div class="aligncenter">
<div id="attachment_42" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="#small"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/r-h-small-150x150.jpg" alt="R.H. Small" title="R.H. Small" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-42" /></a><p class="wp-caption-text">R.H. Small</p></div></p>
<div id="attachment_43" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="#marantz"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/saul_marantz-150x150.jpg" alt="Saul Marantz" title="Saul Marantz" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-43" /></a><p class="wp-caption-text">Saul Marantz</p></div>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_40" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="#bose"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/amar_bose-150x150.jpg" alt="Amar Bose" title="Amar Bose" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-40" /></a><p class="wp-caption-text">Amar Bose</p></div>
<p><div id="attachment_41" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="#dagostino"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/dan_dagostino-150x150.jpg" alt="Dan D&#039;agostino" title="Dan D&#039;agostino" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-41" /></a><p class="wp-caption-text">Dan D&#8217;agostino</p></div>
</div>
<div class="clear"></div>
<hr />
<a name="small"></a><br />
<b>R.H. SMALL</b><br />
Il mio incontro ravvicinato con R.H.Small è avvenuto nel periodo in cui il famoso ricercatore australiano era consulente della inglese Kef. Diciamo nella seconda metà degli anni &#8217;80 dello scorso secolo.<br />
Durante un viaggio &#8220;giornalistico&#8221; in visita alla Kef, Richard Small mi venne presentato ed abbiamo avuto l&#8217;opportunità di parlare un poco della difficoltà che stava incontrando la azienda inglese a continuare la produzione dei suoi famosi coni in Bextrene.<br />
Mi disse che quel materiale plastico era utilizzato da anni per i rivestimenti interni di taluni aeroplani e la Kef aveva scoperto che era ottimo per la realizzazione di coni dotati di buona resistenza e sufficiente smorzamento. Purtroppo però, un brutto giorno, i grandi acquirenti utilizzatori del Bextrene per il suo uso originale smisero di approvvigionarsene. Dato che l&#8217;industria hi-fi non prevede praticamente mai un consumo tale da consentire la produzione di materiali speciali che non vengano utilizzati anche da altre industrie in quantità ben maggiore, il Bextrene non venne più prodotto.<br />
La Kef dovette quindi andare alla ricerca di qualcosa che lo potesse degnamente sostituire e in quel momento una delle preoccupazioni di Small era aiutare a trovare un materiale alternativo.<br />
Nell&#8217;occasione gli mostrai il mio programma Cross-PC in versione inglese (oggi scaricabile dal mio sito). Lui si complimentò e mi chiese come avevo simulato l&#8217;impedenza degli altoparlanti (evidentemente era una aspetto della modellazione degli altoparlanti sul quale aveva ancora dei dubbi). Io gli risposi che avevo supposto una semi-inductance che causasse un aumento del modulo con la frequenza al ritmo di +3 dB/ottava.<br />
La prima reazione che ebbe Small fu di sorpresa&#8230; Dato che era d&#8217;accordo sulla scelta, ma si stupiva del fatto che io l&#8217;avessi applicata in un mio programma prima che qualche importante ricercatore ne avesse mai parlato e soprattutto ne avesse dato una giustificazione teorica scientificamente convincente. Mi disse &#8220;&#8230;Renato, hai un bel coraggio!&#8230;&#8221;. Io gli risposi che non mi era servito molto coraggio per certificare il risultato di una serie impressionante di misure svolte durante la progettazione di decine e decine di casse acustiche.: &#8220;&#8230;Se ogni volta che misuro un altoparlante&#8230;&#8221; gli dissi &#8220;&#8230;Trovo un andamento simile&#8230; Un motivo ci sarà pure, e non vedo perché dovrei ostinarmi ad utilizzare, come fanno tutti, una modellazione teorica che preveda una normale induttanza, se poi i risultati dei miei calcoli in questo modo corrispondono molto meno con la realtà&#8230;&#8221;. Annuì.</p>
<hr />
<a name="marantz"></a><br />
<b>SAUL MARANTZ</b><br />
Ho conosciuto Saul Marantz in una stanzetta di un hotel di Chicago che ai tempi del mitico C.E.S. (Consumer electronics Show) di McCormik Place serviva per aggiungere spazi ad una mostra che non ne aveva mai abbastanza (è lì che, dopo avere ascoltato un enorme sistema Infinity IRS V che riproduceva l&#8217;uccello di fuoco di Stravinsky in maniera insuperabile, ho sentito lo stesso sistema propormi una chitarra grande esattamente quanto un&#8217;orchestra sinfonica e&#8230; Ho cominciato a pensare al DSR verticale). Dunque, Marantz aveva l&#8217;aspetto di un buon nonno di provincia e al mio ingresso nella stanza mi chiese quale disco volevo ascoltare, poi, senza aspettare la mia risposta, mise sul giradischi un 33 a sua scelta (musica classica) per poi chiedermi cosa ne pensavo (era di poche parole e mi fece un po&#8217; di pena: forse per lui è stato uno degli ultimi Show, e passava il tempo a fare il &#8220;garzone di stand&#8221;&#8230;). Non ricordo gli altri componenti dell&#8217;impianto, ma gli amplificatori erano Marantz-Superscope.</p>
<hr />
<a name="bose"></a><br />
<b>AMAR BOSE</b><br />
Ho incontrato Amar Bose diverse volte, sia in Italia che a Boston. Ricordo che tutte le volte che gli ho chiesto lumi circa l&#8217;andamento della risposta in frequenza in ambiente che lui considerava ottimale per i suoi diffusori, lui rispondeva glissando e ripetendo fino all&#8217;ossessione la sua &#8220;formula magica&#8221; del Direct Reflecting&#8230;<br />
Una volta si lasciò andare a raccontarmi quanto aveva amato, quando era giovane, la sua Citroen DS-19. Considerava le sospensioni idropneumatiche Citroen assolutamente geniali e le rimpiangeva. Chissà che le recenti ricerche Bose nel campo delle sospensioni attive per autoveicoli non derivino in qualche modo proprio dall&#8217;antico amore del fondatore&#8230;<br />
Un fatto del quale sarò sempre grato al Prof. Amar Bose avvenne durante una mia visita agli stabilimenti Bose di Boston.<br />
Venuto a sapere che io avevo un gran desiderio di visitare il famosissimo MIT (Massachusetts Institute of Technology) decise di accompagnarmi personalmente in un giro turistico in alcune zone normalmente non aperte al pubblico, dove lui era ammesso in qualità di insegnante.<br />
E così potei apprezzare con i miei occhi le differenze fra gli strumenti a disposizione degli studenti del MIT rispetto a quelle a me ben note della facoltà di Ingegneria di Roma. Non c&#8217;era stanza che non fosse dotata di un qualche terminale di computer (e non erano semplici PC, negli anni &#8217;80&#8230;).<br />
Ricordo anche una coppia di studenti che erano impegnati in una ricerca avanzata e che per svolgere meglio il loro &#8220;lavoro&#8221; mangiavano e dormivano lì già da diverse settimane&#8230; E il bello è che questi due ragazzi erano sposati ed avevano un figlioletto di pochi mesi, che giocava tranquillamente nel suo &#8220;box&#8221; nella stessa stanza dove loro preparavano i loro pasti, attigua a quella dove i genitori studiavano.</p>
<hr />
<a name="dagostino"></a><br />
<b>DAN D&#8217;AGOSTINO</b><br />
Durante una delle tante visite al Consumer Electronics Show di Chicago ho avuto il privilegio e il piacere di conoscere Dan D&#8217;Agostino, fondatore della Krell. Qui Dan (Daniele), una persona veramente squisita, mi disse del suo amore per l&#8217;Italia (è figlio di un emigrante&#8230;) e del suo desiderio di&#8230; tornare). In un ottimo ristorante italiano che costava un occhio, ha offerto a tutti noi giornalisti italiani una cena indimenticabile, durante la quale mi ha raccontato del suo epico viaggio New York (dove aveva un negozio) &#8212;> Las Vegas per esporre il suo primo prototipo. Pare che ci abbia impiegato alcuni giorni guidando giorno e notte, dandosi il cambio con la moglie (americana) alla guida di una vecchissima station wagon nella quale, sul pianale posteriore, troneggiava il risultato di tante notti insonni, il primo Krell. Alla mia domanda sulle motivazioni che lo avevano convinto ad adottare una piccola spia azzurra come indicatore di accensione, mi guardò con aria furbetta e mi disse qualcosa di simile: &#8220;&#8230;Il mio Krell doveva avere un suono molto aperto e pulito, chiaro e definito. Molto meglio l&#8217;azzurro del rosso per ottenere questa sensazione d&#8217;ascolto!&#8230;&#8221;.</p>
<p>E tutto ciò circa trent&#8217;anni fa: chi vuol intendere intenda.</p>
<p>P.S.: A chi non conoscesse l&#8217;origine del nome Krell rivelerò che i Krell erano una popolazione altamente progredita e tecnologicamente avanzatissima che popolava il famoso &#8220;Forbidden Planet&#8221; (Pianeta Proibito) dell&#8217;omonimo film del 1956 di Fred McLeod Wilcox (con Walter Pidgeon, Anne Francis e Leslie Nielsen. E con Robby il robot).</p>
<p>Fra l&#8217;altro i Krell (che avevano già realizzato registrazioni di musica elettronica su memorie a stato solido&#8230;) avevano messo a punto un metallo capace di resistere a potenti armi al laser ecc. (ricordate che il film è del 1956!). A Dan piacque mettere in relazione la sua tecnologia con quella dei Krell ed anche il pannello frontale particolarmente &#8220;robusto&#8221; cercava di ricordare certe porte metalliche dello stesso popolo alieno&#8230;</p>
<p><a href="http://www.umich.edu/~umfandsf/film/promise/forbidden-krell-tech.html" target="_blank">Krell Technology</a></p>
<div class="clear"></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/ricordi/">Ricordi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/ricordi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
