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	<title>Renato Giussani &#187; audio review</title>
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		<title>Percezione, invarianza e i 5 parametri</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 10:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Da Audio Review n° 1 (settembre 1981) Ing. Paolo Nuti Leggendo questo articolo, che contiene una serie impressionante di considerazioni eterne, tenete comunque presente che è stato scritto nel 1981 e quindi alcuni riferimenti più &#8220;tecnologici&#8221; non possono non risentire dello &#8220;stato dell&#8217;arte&#8221; dell&#8217;epoca. In particolare, considerare (alla luce di una definizione di sistema invariante abbastanza controversa) le proprietà acustiche di un ambiente chiuso non tempo-invarianti, tenendo conto anche dei risultati di innumerevoli ricerche successive potrebbe essere considerato sicuramente eccessivo, se non errato. Quanto meno, ma non solo, a proposito della parte di spettro delle frequenze inferiori a quella di [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Da Audio Review n° 1 (settembre 1981)<br />
Ing. Paolo Nuti</p>
<p>Leggendo questo articolo, che contiene una serie impressionante di considerazioni eterne, tenete comunque presente che è stato scritto nel 1981 e quindi alcuni riferimenti più &#8220;tecnologici&#8221; non possono non risentire dello &#8220;stato dell&#8217;arte&#8221; dell&#8217;epoca.<br />
In particolare, considerare (alla luce di una definizione di sistema invariante abbastanza controversa) le proprietà acustiche di un ambiente chiuso non tempo-invarianti, tenendo conto anche dei risultati di innumerevoli ricerche successive potrebbe essere considerato sicuramente eccessivo, se non errato. Quanto meno, ma non solo, a proposito della parte di spettro delle frequenze inferiori a quella di Schröeder.<br />
Un aspetto che merita comunque la dovuta attenzione è l&#8217;accento posto già dal 1981 alla estrema importanza della risposta in frequenza del sistema di riproduzione (al limite degli 0,2 dB), che è in grado di fornire da sola una serie di informazioni impressionante sulle caratteristiche del campo sonoro registrato, inclusa la possibilità di determinare la posizione verticale delle sorgenti (nozioni sfruttate almeno in parte già a partire dal 1977 nel progetto dei diffusori Delta 4 Audiolab ed a seguire negli ESB 7/06, proseguendo poi con la messa a punto della più evoluta filosofia di emissione NPS nonché dell&#8217;accurato e modernissimo progetto di tutti i vertical <a href="http://www.giussani-research.it">Giussani Research</a> dal 2009 in poi).</p>
<p><a href="/pdf/percezione-invarianza-5paramtetri.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/percezione-invarianza-5paramtetri/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
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		<title>Intervista a Renato Giussani -DSR-</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2004 13:34:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[audio review]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Renato Giussani: Intervista sullo spettro distribuito. di Paolo Nuti Intervista apparsa sul numero 11 di Audio Review novembre 1982 Puoi scaricare il pdf</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Renato Giussani: Intervista sullo spettro distribuito.<br />
di Paolo Nuti<br />
Intervista apparsa sul numero 11 di Audio Review novembre 1982</p>
<p><a href="/pdf/intervista-giussani.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/intervista-giussani/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
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		<title>Dieci anni di altoparlanti -parte due-</title>
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		<pubDate>Tue, 02 May 2000 14:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>(Audio Review n.200 &#8211; anno 2000) Il mio ultimo intervento su Audio Review risale al 1992 e nel mese di maggio, dopo undici anni di presenza ininterrotta sulle sue pagine, si sospendeva la mia collaborazione con questa rivista. Consentitemi quindi di iniziare il mio intervento su questo storico numero 200 di Audio Review (gennaio 2000), con una mia breve presentazione che consenta di riannodare vecchi legami e di attivarne sperabilmente di nuovi. Ad uso e consumo di quelli fra voi che a quella data non avevano ancora sviluppato un qualsivoglia interesse per l&#8217;audio di qualità, mi sembra opportuno ricordare che [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>(Audio Review n.200 &#8211; anno 2000)<br />
Il mio ultimo intervento su Audio Review risale al 1992 e nel mese di maggio, dopo undici anni di presenza ininterrotta sulle sue pagine, si sospendeva la mia collaborazione con questa rivista. Consentitemi quindi di iniziare il mio intervento su questo storico numero 200 di Audio Review (gennaio 2000), con una mia breve presentazione che consenta di riannodare vecchi legami e di attivarne sperabilmente di nuovi.</p>
<p>Ad uso e consumo di quelli fra voi che a quella data non avevano ancora sviluppato un qualsivoglia interesse per l&#8217;audio di qualità, mi sembra opportuno ricordare che il mio nome era compreso nel novero di quelli pubblicati nel 1981 sulla copertina del fascicolo n.1 di questa rivista (Paolo Nuti, Bo Arnklit, Franco Gatta, Renato Giussani, Alberto Morando, Mauro Neri, Maurizio Ramaglia), entro il quale comparivano le prove di quattordici casse acustiche che fra misure, ascolto e stesura dei testi, mi costarono, lo ricordo bene, un paio di notti insonni consecutive).<br />
Quel richiamo in copertina avrebbe dovuto servire ad incuriosire tutti gli appassionati che avevano letto i contributi delle persone citate, pubblicati negli anni precedenti sulle riviste hi-fi (leader di mercato negli anni &#8217;70) Suono e Stereoplay (personalmente, su Suono, dal 1972).</p>
<p>Mentre, nel 1981, il mio nome era fra quelli che contavano nell&#8217;hi-fi per avere avuto per molti anni la responsabilità tecnica della rivista Stereoplay (per la quale avevo lavorato dalla prima pubblicazione nel 1973 al 1979), nel 1992 (all&#8217;età di 45 anni) avevo aggiunto al mio attivo, oltre a sei anni di ricerca e sviluppo quale dirigente della ESB di Aprilia (dal 1979 al 1985), anche un parzialmente sovrapposto decennio di responsabilità tecnica della sezione altoparlanti di Audio Review (dal 1081 al 1990).</p>
<p>In tali periodi il mio contributo al settore si è estrinsecato nella progettazione di varie decine di sistemi di altoparlanti hi-fi, car-stereo e professionali (fra i quali, buona parte delle spie da palco tutt&#8217;ora impiegate a Sanremo&#8230;), oltre che nello sviluppo di metodologie di misura e nella stesura sia di articoli per questa rivista che di programmi di progetto per sistemi di altoparlanti (i vecchi Bass e Cross per Commodore 64 e PC in versione DOS). Negli ultimi dieci anni la mia attività è consistita essenzialmente nel gestire una nuova casa editrice, ma questo non mi ha impedito di progettare, nel 1995, un sistema di altoparlanti per Aedon Audio che con 6 vie e 13 altoparlanti per diffusore, per 270 cm di altezza, a tutt&#8217;oggi costituisce il mio progetto hi-fi più impegnativo.</p>
<p>Esaurito il dovuto compito delle presentazioni, passerei quindi a dir la mia sull&#8217;evoluzione nel campo dei sistemi di altoparlanti hi-fi dal mio intervento sul n.100 di Audio ad oggi.</p>
<p>Negli anni &#8217;90, in piena attesa del 2000, tutti noi appassionati e professionisti dell&#8217;hi-fi eravamo convinti che la prorompente evoluzione tecnica cui stavamo assistendo ci avrebbe sicuramente fornito a breve termine altoparlanti da fantascienza (magari digitali&#8230;) in grado di fare sparire al confronto tutto o quasi tutto ciò che avevamo considerato fino a quel momento il meglio in assoluto. A parte una ragionevole e prevedibile evoluzione nei metodi di progettazione e di costruzione sia dei trasduttori che dei sistemi di altoparlanti (crossover compresi) non abbiamo viceversa assistito a nessuna vera rivoluzione nel campo.</p>
<p>Alcune linee di tendenza che si sono delineate sui fronti citati rivestono comunque una particolare importanza, sia per gli audiofili che per la gente comune, interessata semplicemente ad un ascolto di qualità conforme alle loro aspettative di consumatori informati degli anni 2000.</p>
<p>Quanto alla qualità media dei progetti, Audio Review può tranquillamente andar fiera del compito assuntosi quando fu deciso di dedicare ampi spazi redazionali alla divulgazione didattica delle più aggiornate conoscenze in merito, culminate nei programmi Bass e Cross, divenuti oramai uno standard di fatto fra gli strumenti utilizzati dai migliori progettisti italiani (e non&#8230;)</p>
<p>La maggiore qualità dei trasduttori poi, può esser vista contemporaneamente sia nel ruolo di causa, che di effetto della migliore qualità generale dei progetti stessi dei sistemi completi. Quando, ad esempio, si pone l&#8217;attenzione all&#8217;importanza che assume all&#8217;atto pratico di un ascolto veramente hi-fi la risposta complessiva in ambiente del sistema di altoparlanti, non si può più prescindere dal migliore impiego di trasduttori dotati di caratteristiche di risposta e di dispersione accuratamente controllate al fine di emettere un campo diretto più regolare possibile ed in grado di conseguire un campo riverberato altrettanto privo di alterazioni localizzate. Altrettanto importanti gli studi compiuti per utilizzare al meglio gli altoparlanti preposti alla emissione delLe basse frequenze: quale enorme differenza fra un sistema Bose per Home Theatre dell&#8217;ultima generazione e molti diffusori della stessa classe di prezzo di soli dieci anni fa!</p>
<p>Unico rammarico, almeno per me, non aver visto evolversi un consistente interesse attorno alle problematiche dell&#8217;ascolto di gruppo evidenziate dagli studi che hanno condotto allo sviluppo dei sistemi di emissione DSR e NPS, che pure oggi potrebbero rivelarsi risolutivi per le migliori prestazioni di quei sistemi per Home Theatre che stanno attraendo sempre più interesse anche da parte degli audiofili più intransigenti.</p>
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		<title>Dieci anni di altoparlanti -parte uno-</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 1992 14:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>(Audio Review n.100 &#8211; anno 1992) Le genti di lingua inglese la &#8220;cassa acustica&#8221; la chiamano &#8220;speaker&#8221;, mentre, quello che noi italiani chiamiamo &#8220;altoparlante&#8221;, loro lo chiamano &#8220;speaker unit&#8221;. Dato che, su tutti i vocabolari, quale traduzione letterale di &#8220;speaker&#8221; è stata sempre proposta la parola &#8220;altoparlante&#8221;, ecco nascere il pasticcio che ha costretto noi italiani ad inventare le definizioni più disparate e fantasiose per tradurre in modo semplice ed acconcio l&#8217;inglese &#8220;speaker system&#8221;. Quando nel 1972, agli inizi della mia avventura professionale in quel dell&#8217;hi-fi (quella hobbistica era iniziata nel 1965!), mi trovai a discutere con i miei compagni [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/dieci-anni-di-altoparlanti-1/">Dieci anni di altoparlanti -parte uno-</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(Audio Review n.100 &#8211; anno 1992)</p>
<p>Le genti di lingua inglese la &#8220;cassa acustica&#8221; la chiamano &#8220;speaker&#8221;, mentre, quello che noi italiani chiamiamo &#8220;altoparlante&#8221;, loro lo chiamano &#8220;speaker unit&#8221;. Dato che, su tutti i vocabolari, quale traduzione letterale di &#8220;speaker&#8221; è stata sempre proposta la parola &#8220;altoparlante&#8221;, ecco nascere il pasticcio che ha costretto noi italiani ad inventare le definizioni più disparate e fantasiose per tradurre in modo semplice ed acconcio l&#8217;inglese &#8220;speaker system&#8221;.</p>
<p>Quando nel 1972, agli inizi della mia avventura professionale in quel dell&#8217;hi-fi (quella hobbistica era iniziata nel 1965!), mi trovai a discutere con i miei compagni di allora su come risolvere il problema, credemmo di trovare la migliore soluzione proponendo di usare la parola &#8220;diffusore acustico&#8221;. Il significato del termine voleva essere quello di un sistema costituito da diversi altoparlanti, un filtro e un mobile più o meno specializzato, il tutto atto a &#8220;diffondere&#8221; (nel senso più comune del termine) il suono nell&#8217;ambiente d&#8217;ascolto.</p>
<p>Successivamente alla nascita di AUDIOreview, il nuovo gruppo di lavoro individuò nel termine &#8220;diffusore&#8221; (divenuto frattanto di uso generale) una imprecisione tecnica derivante dal fatto che il fenomeno della &#8220;diffusione&#8221;, almeno nell&#8217;ambito della propagazione delle onde acustiche, non si identifica con il significato originario considerato nella prima scelta del termine &#8220;diffusore acustico&#8221;, ovvero &#8220;emissione del suono su un ampio angolo solido&#8221; al fine di sonorizzare un ambiente.</p>
<p>Ecco allora nascere il termine attualmente più usato sulle pagine di AUDIOreview, libera traduzione della dizione inglese &#8220;loudspeaker system&#8221;, e che ad essa direttamente si ispira, ovvero &#8220;sistema di altoparlanti&#8221;.</p>
<p>Ora, direte voi, sarà poi così importante la storia di un termine, al punto di dedicargli uno spazio che può apparire inusitato in un articolo che dovrebbe fare il punto sulla evoluzione degli altoparlanti negli  anni  fra il 1982 ed il 1992?</p>
<p>Ma, signori miei, se in dieci anni noi giornalisti e tecnici specializzati non siamo neanche riusciti a metterci d&#8217;accordo su come debbano essere chiamati, questi benedetti altoparlanti e sistemi annessi, con quale faccia dovrei dare per scontata la attendibilità e la credibilità di una mia, sia pur sintetica, analisi generale?</p>
<p>In effetti, come in tutte le umane cose, anche nel settore del quale specificamente e da più tempo mi occupo, tutto è ampiamente relativo: a fronte di insanabili divergenze formali e di discorsi di parte, più o meno convinti e/o aggressivi, in difesa di questo o quel termine, questa o quella filosofia di emissione, questa o quella tecnologia, tutti i costruttori hanno lentamente teso ad uniformare le loro proposte commerciali ad alcuni principi base che hanno mostrato di avere una validità oggettiva al di sopra di tutte le parti.</p>
<p>Ed è proprio la lenta ma sicura evoluzione che ha coinvolto tali principi che vorrei molto brevemente illustrarvi.</p>
<p>Torniamo per un attimo a considerare la funzione base di un sistema di altoparlanti hi-fi, ovvero la trasduzione di un segnale audio elettrico in un appropriato segnale acustico. Tutti i sistemi anzidetti godono di alcune proprietà che derivano direttamente da quelle dei singoli altoparlanti che li compongono, oltre che di pregi e difetti dipendenti esclusivamente dalla configurazione prescelta per il loro funzionamento ed abbinamento.</p>
<p>La proprietà che, per prima, un altoparlante hi-fi deve essere in grado di offrire è quella di poter generare, nell&#8217;aria dell&#8217;ambiente prescelto, onde sonore aventi uno spettro di componenti il più simile possibile a quello del segnale elettrico che lo alimenta. Allo scopo, la prima qualità richiesta è che la membrana incaricata di vibrare nell&#8217;aria sia il più indeformabile possibile. Al tempo stesso la stessa membrana (cono o cupola che sia) non deve continuare a vibrare quando il segnale elettrico è finito.</p>
<p>Nei dieci anni presi in esame, abbiamo assistito, anzitutto, proprio ad una notevole evoluzione nel tipo di materiali e nelle tecniche di produzione adottati per la costruzione delle membrane vibranti. Le sostanze plastiche, originariamente introdotte fra lo scetticismo generale dalla inglese Kef, sono diventate di uso comune, riuscendo in molti casi a garantire sia una ottima riproducibilità delle caratteristiche della membrana, anche per produzioni in grande serie, che caratteristiche di rigidità e smorzamento ottimali ove siano richieste le massime prestazioni. I materiali plastici non sono peraltro entrati stabilmente in ambito professionale, dove le alte potenze in gioco richiedono resistenze fuori del comune, anche perché i quantitativi di produzione di questo settore sono molto ridotti e tali da non giustificare la messa a punto di sostanze e metodi di produzione più adatti, generalmente, alla produzione di massa. Più adatto invece all&#8217;impiego sia nell&#8217;ambito professionale (dove è in effetti nato) che in quello hi-fi è il titanio, che si è diffuso a macchia d&#8217;olio fra i tweeter più impegnati e moderni.</p>
<p>La nascita e la diffusione del Compact Disc hanno poi reso ancora più attuale l&#8217;eterno problema dei limiti dinamici degli altoparlanti, dai quali dipende abbastanza direttamente, vuoi o non vuoi, il loro costo. Le sostanze plastiche si sono quindi trovate a dover garantire una evoluzione delle membrane ancora più rapida del previsto, con continui contemporanei aumenti delle richieste sia di qualità che di dinamica. Nulla di meglio di questo scenario per stimolare la ricerca di un adatto metodo di valutazione tecnica oggettiva della dinamica degli altoparlanti, entro determinati limiti qualitativi di funzionamento.</p>
<p>Diversi ricercatori, in Italia e all&#8217;estero, iniziarono ad effettuare sperimentalmente misure in base alle quali poter ricavare una indicazione univoca sul massimo livello acustico riproducibile da un altoparlante, in funzione della frequenza. Nel 1984, il gruppo di lavoro di Audio Review decise di adottare una metodologia abbastanza complessa, basata sull&#8217;uso di un sistema di misura computerizzato (di progettazione e realizzazione in parte esclusiva), tale da poter misurare il massimo livello acustico di uscita (MOL= Maximum Output Level) di un altoparlante (o un sistema di altoparlanti) sollecitato da due segnali sinusoidali contemporanei, entro un limite massimo di distorsione di intermodulazione totale del 5%. Questa misura, che contemporaneamente fornisce anche il valore della potenza massima applicabile o MIL (Maximum Input Level), è quindi entrata stabilmente a far parte del set delle misure effettuate su ciascuna cassa in prova.</p>
<p>Un altro campo nel quale più o meno tutti i produttori si sono trovati ad evolvere, abbastanza uniformemente, nella stessa direzione, è quello delle caratteristiche di carico degli altoparlanti chiamati a riprodurre le basse frequenze: i &#8220;woofer&#8221;. Da un uso pressoché generalizzato del semplice e funzionale sistema di carico in cassa chiusa (chiamato per molti anni, per gli stessi identici motivi visti per il termine diffusore, &#8220;sospensione pneumatica&#8221;) la maggioranza dei produttori si è via via orientata sempre di più verso i sistemi accordati, in principio solo &#8220;reflex&#8221; ed anche, sempre più spesso, in &#8220;carico simmetrico&#8221;.</p>
<p>La espansione dell&#8217;impiego dei sistemi accordati nasce, come sempre avviene, dal tentativo di aumentare le prestazioni dei sistemi senza doverne ritoccare eccessivamente il prezzo di vendita. Se questo fenomeno si è sviluppato, in termini percentuali rilevanti, abbastanza di recente, è perché solo da poco si sono diffuse a sufficienza le conoscenze tecniche ed i mezzi di calcolo che, per non incorrere in brutte sorprese, devono essere necessariamente poste alla base di un buon progetto accordato. In effetti, la diffidenza che per molti anni ha tenuto lontani gli appassionati più esperti dalle proposte commerciali di sistemi reflex, anche di ottimi costruttori, era causata dal gran numero di progetti sbagliati che inquinavano il mercato, sia italiano che internazionale.</p>
<p>Lasciamo alfine il campo dei semplici trasduttori per addentrarci in quello dei sistemi e delle loro caratteristiche di installazione. Qui, dopo un predominio abbastanza generalizzato delle casse &#8220;mini&#8221; studiate per una installazione free-standing, ovvero su adatti supporti ben lontano dalle pareti, siamo fortunatamente tornati ad un maggiore buon senso.</p>
<div id="attachment_176" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/bose901.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/bose901-150x150.jpg" alt="BOSE 901" title="BOSE 901" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-176" /></a><p class="wp-caption-text">BOSE 901</p></div>
<p><div id="attachment_177" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-serie7.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-serie7-150x150.jpg" alt="ESB Serie 7" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-177" /></a><p class="wp-caption-text">ESB Serie 7</p></div><br />
Le tradizionali definizioni di sistemi &#8220;bookshelf&#8221; (da libreria) e &#8220;floor-standing&#8221; (da pavimento) è tornata a poter essere impiegata per la maggioranza dei sistemi proposti. In quest&#8217;ambito hanno iniziato a distinguersi un certo numero di produttori che hanno dato avvio ad un nuovo sottoinsieme che comprende i sistemi studiati per fornire una prospettiva sonora più corretta di quanto non consentito dai sistemi convenzionali. Fra questi non si possono tacere né il precursore prof. Amar Bose e le sue ormai mitiche 901 né Matthew Polk e la sua serie SDA, né (concedetemelo&#8230;) il sottoscritto e la serie &#8220;7&#8243; ESB sviluppata fra l&#8217;80 e l&#8217;85.<br />
Per finire, ma solo perché lo spazio tiranno non mi consente di più, un accenno alla maggiore attenzione che è stata posta via via da tutti i produttori alle caratteristiche di collegamento.</p>
<p>Questa attenzione, insieme peraltro a molti altri aspetti della progettazione, è una delle numerose eredità positive lasciateci dal lungo periodo di crisi del mercato dell&#8217;hi-fi dei primissimi anni &#8217;80, nel quale proliferarono i cosiddetti costruttori &#8220;esoterici&#8221;. Specie di &#8220;grilli saggi&#8221; dell&#8217;alta fedeltà seppero trarre dalla crisi nella quale erano precipitati i grandi nomi, per lo più americani e giapponesi, gli insegnamenti per rilanciare lo spirito originario di ricerca degli estremi limiti, che si era perso nel corso degli anni.</p>
<p>Oggi, ormai conclusa la parabola di molti &#8220;esoterici&#8221; particolarmente approssimativi ed opportunisti, alcuni di quei nomi vivono ancora e continuano a proporre idee e soluzioni esemplari. Al tempo stesso le grandi industrie hanno fatto loro i suggerimenti più facilmente acquisibili e riproponibili ai più differenti livelli di prezzo.</p>
<p>Per quanto concerne i sistemi di altoparlanti, uno degli aspetti che sono sotto gli occhi di tutti e perciò più facilmente verificabile, è la maggiore attenzione riservata alla qualità dei connettori di ingresso, in moltissimi casi metallici e di solida struttura anche nei sistemi più a buon mercato.</p>
<p>Fra gli elementi qualificanti assurti a molta maggiore considerazione dei progettisti e degli uomini di marketing di tutte le case specializzate, posso ricordarvi anche i collegamenti interni, la lotta alle vibrazioni dei mobili e alla diffrazione ai bordi, la qualità dei supporti di appoggio, la possibilità di alimentazione bi-wiring, per finire con le più accurate metodologie di controllo di produzione ed il miglioramento dei servizi post-vendita.</p>
<p>Anche se questo è proprio l&#8217;aspetto che spero tenda ad un ulteriore necessario e rapido miglioramento, tale da poterlo considerare il più importante elemento dell&#8217;evoluzione che il settore vivrà nei prossimi dieci anni.</p>
<p>Appuntamento quindi, con una bella analisi da questo particolare punto d&#8217;osservazione del mercato dell&#8217;hi-fi&#8230;ai festeggiamenti per il numero 200 di AUDIOreview!</p>
<p><a href="dieci-anni-di-altoparlanti-2">parte seconda</a></p>
<div class="clear"></div>
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		<title>Induttanza della bobina mobile</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 1988 14:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Da Audio Review 68 (gennaio 1988) Di Carlo Zuccatti Ecco alcuni Link sull&#8217;argomento: W. Marshall Leach nel 2002 A. Voishvillo nel 1995 J. Vanderkooy nel 1988: Renato Giussani nel 1986</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da Audio Review 68 (gennaio 1988)<br />
Di Carlo Zuccatti<br />
Ecco alcuni Link sull&#8217;argomento:<br />
<a href="http://users.ece.gatech.edu/~mleach/papers/vcinduc.pdf " target="_blank">W. Marshall Leach nel 2002</a><br />
<a href="http://www.aes.org/e-lib/browse.cfm?elib=7681" target="_blank">A. Voishvillo nel 1995</a><br />
<a href="http://www.aes.org/e-lib/browse.cfm?elib=4794" target="_blank">J. Vanderkooy nel 1988:<br />
<a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Audio48_p.95.jpg" rel="lightbox"> Renato Giussani nel 1986</a></p>
<p><!--<iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/induttanza-bobina/index.html"></iframe>&#8211;> Prima che esistessero i programmi di simulazione, i crossover venivano progettati con il classico approccio empirico del taglia e cuci. Ricordo ancora un enorme scatolone alla ITT contenente induttanze, condensatori e resistenze in gran quantità che potevano essere commutati con levette esterne per andare a costituire, per tentativi successivi, qualsiasi tipologia di filtro (c&#8217;erano dei limiti&#8230;Ovviamente). Poi qualcuno cominciò ad usare il computer e in certi casi si arrivò addirittura ad automatizzare l&#8217;intero processo del prova e riprova (ad esempio alla Kef, ottenendo come risultato dei filtri di una complessità assurda e delle risposte in asse perfette, ma che dire di quelle in ambiente&#8230;). Quando decisi di scrivere il programma Cross 64, mi trovai davanti al problema di voler fornire ai miei lettori uno strumento facilmente utilizzabile, anche praticamente, senza nessuno strumento di misura, partendo solo dagli scarsi dati dei &#8220;data sheet&#8221; di allora. L&#8217;unica via era di simulare tutto per via esclusivamente teorica e fra gli elementi da simulare c&#8217;era anche la impedenza dei vari componenti. I circuiti che tutti i mostri sacri di allora utilizzavano come modelli elettrici dell&#8217;altoparlante prevedevano tutti invariabilmente una resistenza ed una induttanza in serie ad un circuito risonante parallelo. La resistenza e l&#8217;induttanza serie avrebbero dovuto simulare le caratteristiche della bobina mobile. Ma io, in ESB, su tutti gli altoparlanti che misuravo, trovavo un aumento dell&#8217;impedenza dell&#8217;altoparlante con la frequenza sempre ben inferiore ai 6 dB/ottava di una induttanza pura, in aria. Il 99% esibiva un aumento di 3 dB/ottava. Decisi quindi, prima di aver potuto sviluppare un adeguato supporto teorico che lo giustificasse, di implementare nel Cross una diminuzione della induttanza della bobina al ritmo di 3 dB/ottava. Il risultato era un incremento della sua impedenza al ritmo di 3 dB/ottava invece di 6. Quando, poco dopo, incontrando R.H.Small (il famoso ricercatore australiano cui si devono quasi tutti le trattazioni e gli studi più completi, chiari ed intelligenti sugli altoparlanti, reperibili sul Journal dell&#8217;AES) che in quel momento era consulente per la ricerca alla Kef, gli dissi della mia scelta, e gli lasciai una copia inglese del Cross (arrivato alla prima versione per PC) lui si complimentò soprattutto per il mio &#8220;coraggio&#8221;, così disse, (riferendosi alla mia scelta per una semi-inductance ante litteram) ben sapendo come nel settore venga data spesso più importanza alla teoria ed alla filosofia piuttosto che alla reale efficacia e funzionalità di una soluzione o una scelta. Dunque, Zuccatti, che mi era amico, volle portare un contributo a sostegno delle mie scelte, e io gliene sono grato tuttora.   <p><a href="/pdf/induttanza-bobina.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
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		<title>Stereofonia e percezione</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 1988 13:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>(da Audio Review n.71 &#8211; aprile 1988) di Renato Giussani Limiti della stereofonia tradizionale e proposte di superamento AUDIOreview ha già pubblicato diversi articoli concernenti l&#8217;ascolto stereofonico e le tecniche non convenzionali. A parte troverete un breve elenco. Come vedete, l&#8217;ultimo articolo della lista pubblicato a mia firma risale al dicembre del 1984. Nei tre anni e tre mesi trascorsi da quel momento, mentre sul fronte delle tecniche di registrazione e riproduzione abbiamo assistito ad una notevole rivoluzione del mercato causata dal progressivo e inarrestabile imporsi delle tecniche digitali, CD in testa, per quel che riguarda le possibilità di intervento [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_414" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/stereofonia-percezione.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/stereofonia-percezione-150x150.jpg" alt="Stereofonia e percezione" title="Stereofonia e percezione" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-414" /></a><p class="wp-caption-text">Stereofonia e percezione</p></div>
<p>(da Audio Review n.71 &#8211; aprile 1988)<br />
di Renato Giussani<br />
Limiti della stereofonia tradizionale e proposte di superamento<br />
AUDIOreview ha già pubblicato diversi articoli concernenti l&#8217;ascolto stereofonico e le tecniche non convenzionali.<br />
A parte troverete un breve elenco.<br />
Come vedete, l&#8217;ultimo articolo della lista pubblicato a mia firma risale al dicembre del 1984.<br />
Nei tre anni e tre mesi trascorsi da quel momento, mentre sul fronte delle tecniche di registrazione e riproduzione abbiamo assistito ad una notevole rivoluzione del mercato causata dal progressivo e inarrestabile imporsi delle tecniche digitali, CD in testa, per quel che riguarda le possibilità di intervento più diretto sulla qualità della ricostruzione stereofonica non è cambiato quasi nulla.<br />
Eppure, i limiti accertati posti dall&#8217;uso pratico della stereofonia classica, sono ormai numerosissimi e l&#8217;impegno profuso in questi ultimi anni per superarli, sia dai centri di ricerca e dai progettisti delle aziende, sia dagli studiosi indipendenti, è stato più rilevante di quanto comunemente non si creda.<br />
Una migliore comprensione dei problemi che rimangono da risolvere e che si frappongono al funzionamento ottimale di un normalissimo sistema stereo può aiutare anche noi utenti a migliorare la qualità dei nostri ascolti.</p>
<div id="attachment_415" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/bose9011.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/bose9011-150x150.jpg" alt="Il rappresentante più significativo della filosofia Direct/Reflecting è il Bose 901. Nella foto, la sua particolare struttura interna." title="Il rappresentante più significativo della filosofia Direct/Reflecting è il Bose 901. Nella foto, la sua particolare struttura interna." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-415" /></a><p class="wp-caption-text">Bose 901</p></div>
<p><strong>Premessa storica</strong><br />
All&#8217;inizio era l&#8217;alta fedeltà, poi venne la stereofonia.<br />
Potrà sembrare una affermazione assurda e forzatamente scandalistica, ma purtroppo non è proprio questo il caso. Il risultato che voleva perseguire Edison quando costruì il suo primo grammofono era relativamente semplice: consentire di interporre uno o più intervalli di tempo lunghi a piacere fra la emissione di un suono e la sua percezione, sia pure distorta ma tale da permetterne un sufficiente riconoscimento, da parte dell&#8217;ascoltatore. Detto in altre parole, il suono avrebbe dovuto essere congelato sul cilindro in modo da poterne essere estratto a comando, quando e quante volte si volesse, rendendo così possibile sia una vera e propria archiviazione dei suoni che una fruizione differita da parte di un numero qualsiasi di ascoltatori. Tralasciando di sottolineare in questa sede le incredibili inferenze pratiche, sia sul piano culturale che su quello sociale della tecnica regalataci da Edison, proveremo invece ad accertare se e quanto lo stato evolutivo cui questa è pervenuta con più di un secolo di storia debba essere considerato uno stadio finale ormai ottimizzato, piuttosto che il punto di partenza per ulteriori evoluzioni in grado di influire ancora più profondamente sul modo di vivere dei nostro futuro.<br />
Nel processo di registrazione-riproduzione proposto da Edison, tutta l&#8217;attenzione era inizialmente rivolta al suono captato della tromba-microfono ed era implicitamente considerato sufficiente riuscire a riprodurre una approssimazione di quel suono, senza particolari attenzioni alle caratteristiche della scena acustica da cui esso proveniva.<br />
Ciò non toglie che, grazie alla apertura mentale dei più fantasiosi fra gli esperti e gli appassionati coinvolti in prima persona, anche con un solo canale di registrazione del suono e con la qualità (per così dire) di quei tempi, sia stato egualmente possibile superare i limiti teorici della tecnica adottata.<br />
Non spaventatevi, non ho intenzione di ripercorrere tutta la storia della registrazione dei suono da allora ad oggi.<br />
Il breve richiamo storico mi è servito solo per poter sottolineare come, fino all&#8217;avvento della stereofonia, la filosofia di base attorno alla quale ha ruotato tutta la tecnica della, registrazione dei suoni sia rimasta di fatto per più di un secolo la stessa di Edison.</p>
<div id="attachment_416" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Bose_DR.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Bose_DR-150x150.jpg" alt="Le Bose 901 emettono l&#039;89% dell&#039;energia acustica verso  le pareti del locale di ascolto e l&#039;11% verso l&#039;ascoltatore." title="Le Bose 901 emettono l&#039;89% dell&#039;energia acustica verso  le pareti del locale di ascolto e l&#039;11% verso l&#039;ascoltatore." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-416" /></a><p class="wp-caption-text">Le Bose 901 emettono l&#8217;89% dell&#8217;energia acustica verso  le pareti del locale di ascolto e l&#8217;11% verso l&#8217;ascoltatore.</p></div>
<p><strong>La registrazione/riproduzione con un canale</strong><br />
Anzitutto, deve essere chiaro che la fedeltà della riproduzione, da sola, non basta a garantire una stretta aderenza all&#8217;originale, inteso come evento acustico reale.<br />
Ciò detto, deve essere altrettanto chiaro che senza una ragionevole fedeltà di riproduzione non avrebbe senso cercare di spaccare il capello in quattro come cercheremo di fare nel seguito.<br />
Eccoci quindi costretti a superare d&#8217;un balzo tutto il periodo di tempo che intercorre tra Edison e il raggiungimento di un elevato grado di fedeltà, pur rimanendo ancora nell&#8217;ambito della monofonia.<br />
Per prima cosa, un ottimo impianto di riproduzione (monofonico o stereofonico che sia) non può prescindere completamente dalle condizioni in cui il suono è stato registrato, che saranno state scelte anche in relazione alle caratteristiche dell&#8217;evento acustico che si voleva realmente registrare. E notate che se ho usato la definizione evento acustico invece della più semplice parola suono è perché lo stesso suono assume una valenza del tutto differente a seconda dei contesto in cui viene emesso e/o percepito.<br />
Ammettiamo, per esempio, di voler registrare il suono emesso da un sassofonista che suona.<br />
Avremo naturalmente un sassofonista che suona, presumibilmente in un ambiente chiuso (ma potrebbe benissimo trovarsi su un prato), ed un microfono atto a rilevare e trasformare in segnali elettrici le variazioni di pressione dell&#8217;aria che sono l&#8217;essenza stessa delle onde acustiche che lo raggiungono.<br />
Il fatto è che queste onde saranno molto diverse, così come lo sarebbe la percezione che avrebbe di quel suono un ascoltatore che sostituisse idealmente il microfono, nel caso che il microfono fosse posto davanti al sassofono ad una distanza di 5 centimetri, di 1 metro o di dieci metri, a maggior ragione se l&#8217;ambiente circostante fosse chiuso e riverberante (una stanza vuota).</p>
<div id="attachment_417" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Shift.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Shift-150x150.jpg" alt="Slittamento delle sorgenti acustiche virtuali con lo spostamento della posizione di ascolto (dopo Bauer)." title="Slittamento delle sorgenti acustiche virtuali con lo spostamento della posizione di ascolto (dopo Bauer)." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-417" /></a><p class="wp-caption-text">Slittamento delle sorgenti acustiche virtuali con lo spostamento della posizione di ascolto (dopo Bauer).</p></div>
<p>La qualità di registrazione/riproduzione resa possibile dalle tecniche oggi disponibili consentirebbe nel primo caso (ripresa a 5 cm dal sassofono) di ingannare molti ascoltatori bendati e far loro credere, durante la riproduzione, che il sassofonista sia presente nella stanza d&#8217;ascolto in quello stesso momento.<br />
Da notare che per ottenere questo risultato sarebbe necessario e sufficiente utilizzare un solo canale ed un solo altoparlante (o sistema di altoparlanti, ovvero cassa acustica).<br />
Prima di addentrarci in ragionamenti che necessariamente coinvolgeranno anche un certo numero di nozioni tecniche specifiche, proviamo un momento a verificare la validità di alcuni concetti dati spesso per scontati.<br />
Il microfono posto di fronte al sassofonista che suona, nonostante le apparenze e la nostra affermazione sul risultato conseguibile in caso di ripresa da distanza ravvicinata, non ha mai registrato le onde sonore emesse dal sassofono, bensì le onde sonore che hanno raggiunto il microfono.<br />
Questa semplice considerazione ci permette di affermare che la sensazione fornita dall&#8217;ascolto dei suono registrato riprodotto dall&#8217;altoparlante non potrà mai essere identica a quella che si proverebbe di fronte al sassofonista che suona nello stesso ambiente, se non nel caso in cui si riuscisse a captare il suono con le esatte caratteristiche che possiede mentre viene emesso. è evidente che il suono possiederà tali caratteristiche, a voler essere particolarmente pignoli, solo nell&#8217;istante in cui abbandona la bocca dei sassofono.<br />
Dunque, il problema della corretta registrazione del suono di un singolo strumento potrebbe essere risolto ponendo il microfono esattamente alla bocca dello strumento?<br />
Non esattamente.<br />
Anzitutto si deve osservare che il suono emesso dal sassofono, come dalla maggior parte delle sorgenti acustiche che qui ci interessano, è costituito da uno spettro di molte componenti diverse. Vi sono le note fondamentali, le loro armoniche e tutta una serie di suoni spuri prodotti dallo strumento durante il suo funzionamento, che in molti casi assumono comunque rilevanza musicale.<br />
Anche fermando la nostra attenzione solo alle fondamentali ed alle loro armoniche, possiamo facilmente introdurre un, fenomeno che, come vedremo, merita una considerazione maggiore di quanta non gli venga normalmente riservata.<br />
Intendiamo parlare delle caratteristiche di dispersione del suono da parte delle sorgenti acustiche naturali e degli altoparlanti e di come queste influiscano in modo determinante sia sulle scelte riguardanti le tecniche di ripresa sia sui risultati forniti dagli altoparlanti durante l&#8217;ascolto del suono riprodotto.<br />
Immaginate di porvi all&#8217;aperto di fronte ad una persona che parla e di farle pronunciare delle parole ricche di sibilanti, ad esempio proprio la parola &#8220;sassofonista&#8221;.</p>
<div id="attachment_418" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag64.jpg"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag64-150x150.jpg" alt="Stereofonia e percezione" title="Stereofonia e percezione" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-418" /></a><p class="wp-caption-text">Stereofonia e percezione</p></div>
<p>Ora immaginate di proseguire l&#8217;esperimento girando intorno al parlatore fino ad arrivargli dietro, mentre lui continua, imperterrito, a pronunciare: &#8220;sassofonista, sassofonista, sassofonista &#8230;&#8221;.<br />
State pensando di sentire lo stesso suono di quando gli eravate di fronte?<br />
Evidentemente no, e la differenza sta soprattutto in quelle sibilanti, ora meno chiare e quasi attutite.<br />
Il fatto è che il suono emesso pronunciando la parola sassofonista è formato da diverse componenti di frequenza diversa e, mentre le frequenze più basse quando vengono emesse si propagano facilmente in tutte le direzioni, quelle più alte procedono prevalentemente nella direzione verso cui è orientata la sorgente che le emette, in questo caso la bocca dei parlatore.<br />
Ovviamente un fenomeno analogo avviene anche con gli strumenti musicali e, ad esempio, anche con il sassofono.<br />
Tornando al nostro sassofonista, proviamo quindi a registrare il suono ponendo prima il microfono davanti allo strumento e poi via via ad angolazioni diverse rispetto alla direzione frontale: otterremo suoni caratterizzati da timbriche diverse.<br />
Questo significa che lo strumento non emette un unico suono ben definito, ma tanti suoni diversi, uno per ciascuna direzione si prenda in considerazione, e questo è vero per tutti gli strumenti!<br />
Detto più propriamente, lo strumento emette le frequenze che costituiscono un suono complesso (cioè quasi tutti i suoni naturali) con dispersioni diverse.<br />
Immaginiamo di avere effettuato una registrazione ponendo il microfono esattamente all&#8217;altezza della bocca di uscita dello strumento.<br />
Ora chiediamo ad un ascoltatore bendato se il suono che viene riemesso dal nostro altoparlante proviene da uno strumento reale o è registrato.<br />
Se il nostro ascoltatore è seduto su un prato, ad una certa distanza di fronte all&#8217;altoparlante, molto probabilmente non sarà in grado di dare una risposta sicura. Se invece gli consentiremo di cambiare la sua posizione rispetto all&#8217;altoparlante e di girargli intorno, sia pure senza variare di molto la distanza di ascolto, il suo compito sarà enormemente facilitato.<br />
 Infatti, mentre il suono che l&#8217;altoparlante emette frontalmente ha una elevata probabilità di somigliare abbastanza a quello che si udirebbe di fronte allo strumento reale, il suono che emette ad angolazioni diverse dipende dalla sua dispersione, la quale non varia per tutte le frequenze emesse in modo automaticamente o necessariamente uguale a quello del sassofono.<br />
Chiediamo al nostro amico ancora un poco di pazienza, portiamolo in un ambiente chiuso e ripetiamo l&#8217;esperimento.<br />
Ora il suono emesso dall&#8217;altoparlante viene riflesso e diffratto dalle pareti, dal pavimento, dal soffitto e dagli oggetti contenuti nell&#8217;ambiente e raggiunge l&#8217;ascoltatore più volte, con caratteristiche sempre diverse. Queste superfici si trovano tutt&#8217;intorno all&#8217;altoparlante e ovviamente il suono le raggiunge secondo tante angolazioni diverse.<br />
Anche in questo caso perciò se l&#8217;altoparlante avesse a tutte le frequenze la stessa dispersione del sassofono il risultato complessivo potrebbe essere lo stesso.<br />
Ma questa non è certamente la soluzione più desiderabile dato che, se in altre occasioni volessimo ascoltare la registrazione di un violino, o un flauto, o un tamburello, o una voce umana, l&#8217;altoparlante-sassofono non fornirebbe più il risultato desiderato. Seguendo questo ragionamento potremmo addirittura arrivare a concludere di dover disporre di altoparlanti specializzati tutti diversi!<br />
Mentre questa via è evidentemente non percorribile, una soluzione ingegneristicamente valida potrebbe però essere quella di scegliere un unico modello di altoparlante caratterizzato da una dispersione tale da avere la più alta probabilità di approssimare al meglio la dispersione del maggior numero possibile di sorgenti acustiche reali (almeno fra quelle che vengono usate più di frequente in ambito musicale).</p>
<div id="attachment_419" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag65.jpg"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag65-150x150.jpg" alt="Avvicinandosi ad una sorgente di onde cilindriche il livello aumenta  della metà rispetto al caso delle onde sferiche." title="Avvicinandosi ad una sorgente di onde cilindriche il livello aumenta  della metà rispetto al caso delle onde sferiche." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-419" /></a><p class="wp-caption-text">Avvicinandosi ad una sorgente di onde cilindriche il livello aumenta della metà rispetto al caso delle onde sferiche.</p></div>
<p><strong>Due canali</strong><br />
L&#8217;approccio filosofico che abbiamo seguito finora, anche se è una base da cui tutte le tecniche di registrazione non possono prescindere, non può assolutamente essere sviluppato al punto di approssimare al meglio il suono di un&#8217;intera orchestra.<br />
Immaginare di usare un altoparlante per ogni strumento musicale (oltre ad un canale di registrazione/riproduzione indipendente) è affascinante, ma sbagliato.<br />
Infatti, in questo caso la vostra stanza dovrebbe essere identica all&#8217;ambiente in cui avvenne l&#8217;esecuzione originale e tutti gli altoparlanti-strumenti dovrebbero essere posizionati come nell&#8217;originale reale.<br />
Inoltre, i limiti della capacità di riprodurre la realtà che affliggono un tale sistema sono ben più gravi di quanto non potrebbe a prima vista apparire.<br />
Ad esempio, sarebbe impossibile riprodurre le conseguenze acustiche di qualsiasi movimento degli esecutori, come un cantante che cammina sulla scena.<br />
Scartata l&#8217;ipotesi di riuscire a trasportare ciascuna sorgente acustica nel nostro ambiente di ascolto mantenendo le sue caratteristiche inalterate, si può pensare di limitarsi a cercare di offrire una riproduzione capace di creare uno scenario acustico ragionevolmente simile all&#8217;originale.<br />
Abbandonata la preoccupazione di riprodurle esattamente il suono di ciascuna sorgente acustica reale, separatamente l&#8217;una dall&#8217;altra, il nuovo soggetto da registrare e riprodurre diventa il suono emesso dall&#8217;insieme di tutte le sorgenti contemporaneamente, ad esempio il suono di tutta un&#8217;orchestra sinfonica considerato nel suo complesso. Ponendo un microfono di fronte all&#8217;orchestra si potrebbe pensare di captare il suono che sarebbe ascoltato da una persona le cui orecchie fossero poste più o meno nella stessa posizione.<br />
Il modo corretto di riascoltare questa registrazione non sarebbe però quello di farne emettere il suono da un altoparlante, quanto quello di presentarlo direttamente alle orecchie dell&#8217;ascoltatore, ad esempio usando una cuffia.<br />
Un ovvio e conseguente perfezionamento di questa tecnica potrebbe consistere nella registrazione separata del suono captato da due microfoni posti alla stessa distanza che separerebbe le due orecchie dell&#8217;ascoltatore.<br />
Inviando poi i due segnali ai due padiglioni della cuffia, l&#8217;ascoltatore, posto che non si muova, potrebbe provare sensazioni molto simili a quelle che avrebbe provato se fosse stato effettivamente presente all&#8217;evento acustico originale.<br />
Questo metodo di registrazione-riproduzione è stato realmente sperimentato e perfezionato al punto da risultare a tutt&#8217;oggi quello che può fornire le riproduzioni acustiche più simili alla realtà e prende il nome di registrazione/riproduzione binaurale.<br />
Dato che anche i microfoni posseggono, come gli altoparlanti (e le orecchie), delle ben precise e differenti caratteristiche direzionali a seconda di come sono realizzati, è logico pensare che in questo caso si debbano scegliere dei microfoni che sentono i suoni a seconda della loro direzione di provenienza, in modo simile alle orecchie umane, che per fortuna si somigliano abbastanza un po&#8217; tutte.<br />
Ma, purtroppo, l&#8217;ascolto attraverso una cuffia non è generalmente considerato molto realistico.<br />
Anzitutto, isola l&#8217;ascoltatore dall&#8217;ambiente esterno e tende a trasportarlo troppo drasticamente in un ambiente acustico totalmente separato ed indipendente dalla sua sala di ascolto.<br />
Evidentemente questa condizione è tutto fuorché naturale dato che, mentre l&#8217;udito offre sensazioni correlate all&#8217;evento registrato, tutti gli altri sensi continuano a ricondurre ad una situazione ambientale differente. Questo è, ad esempio, il motivo per cui normalmente una registrazione binaurale dovrebbe essere preferibilmente ascoltata stando comodamente seduti, ben fermi ad occhi chiusi.<br />
Nonostante continuino a mancare le sensazioni offerte dalle vibrazioni che si accompagnano sempre ai suoni di intensità elevata, questa è a tutt&#8217;oggi la migliore riproduzione di un evento acustico registrato che ci sia stato dato modo di sperimentare.<br />
Ma tenendo conto del fatto che le controindicazioni dell&#8217;ascolto in cuffia non ne hanno potuto (e forse non ne potranno mai) permettere un notevole sviluppo commerciale, è chiaro che i maggiori sforzi dei costruttori si siano concentrati sulla riproduzione attraverso altoparlanti.</p>
<div id="attachment_420" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag68_1.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag68_1-150x150.jpg" alt="Stereofonia e percezione" title="Stereofonia e percezione" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-420" /></a><p class="wp-caption-text">Stereofonia e percezione</p></div>
<p><strong>Gli altoparlanti</strong><br />
Abbiamo visto come nel caso dell&#8217;ascolto in cuffia nel passaggio dalla registrazione con un solo microfono a quella con due (in sostituzione delle orecchie dell&#8217;ascoltatore) il risultato di ascolto si possa trasformare da una approssimazione più o meno accurata dei suono dell&#8217;orchestra ad una ottima approssimazione dell&#8217;intera scena acustica. Questo potrebbe significare che due canali siano sufficienti a contenere e trasferire buona parte delle informazioni necessarie ad una ottima ricostruzione della sensazione fornita dall&#8217;evento acustico reale.<br />
Saltando rapidamente alle conclusioni, sembrerebbe allora che per realizzare una ottima riproduzione dei suono di un&#8217;orchestra sinfonica possa bastare decidere quale segnale fornire a due altoparlanti e in quale disposizione installarli nell&#8217;ambiente.<br />
Naturalmente, la posizione più ovvia per un altoparlante è di fronte all&#8217;ascoltatore, da cui ne deriva che la posizione più intuitiva per due altoparlanti sarebbe comunque di fronte alla posizione di ascolto, a sostituire idealmente il fronte che nella realtà sarebbe occupato dall&#8217;orchestra.<br />
In verità i ragionamenti e la filosofia di funzionamento che sono alla base della stereofonia sono un po&#8217; più articolati e sottili ed un loro rapido esame ci potrà consentire di capire anche quali dovrebbero essere le caratteristiche dei segnale con cui alimentare gli altoparlanti.</p>
<p><strong>La stereofonia classica</strong><br />
In precedenza siamo giunti alla conclusione che per poter sostituire un sassofono con un altoparlante dovremmo registrare il suono con un microfono posto in corrispondenza della bocca di emissione dello strumento. Analogamente, per trasportare l&#8217;intero fronte di emissione del suono di un&#8217;orchestra in corrispondenza degli altoparlanti che lo emetteranno, si dovrebbe prelevare il suono in corrispondenza di una finestra ideale tracciata di fronte alla posizione di ascolto di cui si vogliono simulare le sensazioni, alla stessa distanza che separerà gli altoparlanti dall&#8217;ascoltatore durante la riproduzione.<br />
Anche se le ipotesi di lavoro ed i metodi di registrazione adottati in pratica sono generalmente diversi da quello qui ipotizzato, l&#8217;esempio che abbiamo usato gode dei vantaggio di rendere abbastanza evidente come due soli microfoni (e due soli altoparlanti) abbiano qualche difficoltà a registrare e riprodurre l&#8217;intero fronte acustico che attraversa la finestra.<br />
Tenete presente, poi, che quest&#8217;ultima approssima soltanto la superficie attraverso la quale passano le onde acustiche che forniscono le sensazioni di ascolto originali, dato che l&#8217;ascoltatore durante l&#8217;evento acustico reale è raggiunto da onde sonore provenienti praticamente da tutte le direzioni intorno a lui.<br />
In ogni caso, la stereofonia si basa sull&#8217;ipotesi che ricostruire parzialmente il solo fronte d&#8217;onda anteriore possa essere sufficiente e noi, almeno per ora e visti anche gli insuccessi della quadrifonia, cercheremo di non essere più esigenti.<br />
Quello che ci preme sottolineare a questo punto è in realtà un&#8217;altra cosa, e cioè che quando si effettua il passaggio logico dal caso della riproduzione in cuffia a quello tramite altoparlanti è molto facile cadere nell&#8217;errore di confondere la sensazione d&#8217;ascolto con lo stesso evento acustico ricostruito.<br />
In effetti, la stereofonia ufficialmente non ha mai preteso di poter ricostruire l&#8217;evento acustico con tutte le sue caratteristiche oggettive, quanto invece la sensazione soggettiva che l&#8217;ascoltatore potrebbe provare in presenza di quell&#8217;evento acustico reale.<br />
Nel caso della riproduzione in cuffia questa limitazione è evidente: basta prendere atto del fatto che la scena acustica non è di fronte all&#8217;ascoltatore, bensì è rigidamente bloccata alla sua testa e non risente in alcun modo (almeno fino a che non si dovesse strappare il filo &#8230; ) dei suoi spostamenti. Nel caso degli altoparlanti invece, il solo fatto che il suono raggiunge l&#8217;ascoltatore in modo dei tutto simile alla situazione naturale e che più ascoltatori possono sentire il suono riprodotto nello stesso ambiente, provando sensazioni.simili, conduce facilmente all&#8217;errore di credere che la distanza fra la riproduzione e la realtà si sia quasi annullato.<br />
Nulla di più falso.<br />
Basta tornare un attimo a considerare l&#8217;esempio che abbiamo chiamato della finestra per rendersi conto che la posizione dei microfoni, quella degli altoparlanti e quella dell&#8217;ascoltatore sono rigidamente interdipendenti.<br />
Perché il tutto funzioni come previsto in fase di registrazione l&#8217;ascoltatore deve trovarsi ad una ben precisa distanza sull&#8217;asse dei segmento congiungente i due altoparlanti, che a loro volta devono essere distanziati secondo le indicazioni di chi ha effettuato la registrazione.<br />
Qualsiasi variazione della distanza fra i due altoparlanti, così come della distanza di ascolto comporterebbe infatti una conseguente variazione delle dimensioni orizzontali soggettive dell&#8217;orchestra. Ma la differenza maggiore esistente fra l&#8217;ascolto stereo (fonico) classico e la realtà è che mentre un evento musicale reale è fatto per poter essere ascoltato da un pubblico normalmente abbastanza numeroso e comunque da un numero di persone sempre superiore ad &#8220;1&#8243;. la stereofonia può funzionare davvero solo quando ad ascoltare è una persona sola, che si trovi alla giusta distanza dalle casse, la ua testa sia alla giusta altezza da terra e la sua ricerca del &#8220;centro&#8221; della zona d&#8217;ascolto ottimale sia terminata prima della sua pazienza.<br />
Se poi questa ricerca non è neanche mai iniziata, o l&#8217;ascoltatore crede che non sia importante, allora è molto probabile che non abbia mai provato neanche le sensazioni che la vera stereofonia dovrebbe poter comunque offrire.<br />
Ma anche un impianto stereofonico ottimizzato ed ascoltato a dovere non potrà mai estrarre esattamente dal segnale stereo delle informazioni che nessuno vi ha mai scientemente codificato.<br />
Ecco quindi che la scena acustica offerta dalla stereofonia tradizionale si riduce per il suo unico ascoltatore ad un fronte, ampio e profondo quanto si vuole, ma pur sempre limitato nelle informazioni sulla sua altezza dall&#8217;assenza di qualsiasi codifica ufficiale prevista allo scopo.<br />
è anche partendo da queste considerazioni che numerosi ricercatori hanno cercato di superare il concetto di stereofonia classica, finendo per proporre soluzioni che, offerte il più delle volte come capaci di aumentare il realismo dell&#8217;ascolto, ottengono questo risultato proprio perché cercano di combattere i limiti cui abbiamo appena accennato.</p>
<div id="attachment_421" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag66_11.jpg"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag66_11-150x150.jpg" alt="Stereofonia e percezione" title="Stereofonia e percezione" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-421" /></a><p class="wp-caption-text">Stereofonia e percezione</p></div>
<p><strong>Gli altoparlanti non convenzionali</strong><br />
Anzitutto osserviamo che, mentre nel caso della registrazione a distanza ravvicinata, a maggior ragione se effettuata all&#8217;aperto, il suono captato dal microfono sarebbe composto solo dalla componente diretta, effettuando la ripresa da distanze maggiori in ambiente chiuso, il suono captato dal microfono risulta composto in percentuali diverse da almeno due componenti distinte: il suono diretto ed il suono riverberato dall&#8217;ambiente. Abbiamo anche visto, nel caso della registrazione/riproduzione di un solo strumento, che la timbrica dei suono riprodotto dipende dalla dispersione degli altoparlanti utilizzati e che questa in quel caso dovrebbe essere simile a quella dello strumento reale.<br />
Quale dispersione devono avere allora gli altoparlanti di un sistema stereo? Ovvero: &#8220;Come devono disperdere intorno a loro le diverse frequenze di cui è composto il suono dell&#8217;orchestra?&#8221;.<br />
Come vedremo fra poco, il parametro che è stato preso più di mira dai ricercatori e dai progettisti delle varie case specializzate in altoparlanti hi-fi è proprio la dispersione. L&#8217;approccio, valido per il caso di un solo strumento, di dotare l&#8217;altoparlante della stessa dispersione dello strumento reale, con l&#8217;orchestra non è evidentemente attuabile.<br />
Ricordiamo poi che i due altoparlanti del nostro sistema stereo non sono affatto lì a sostituire l&#8217;orchestra, bensì quella ipotetica finestra attraverso la quale dovrebbero passare tutte le più importanti onde acustiche destinate a raggiungere il nostro povero ascoltatore.<br />
Le più importanti direttrici seguite da diversi ricercatori si possono facilmente ricondurre, a tre orientamenti filosofici principali:<br />
1 &#8211; Maggiore considerazione dei suono che si propaga verso l&#8217;ascoltatore seguendo cammini diversi da quello diretto.<br />
2 &#8211; Maggiore attenzione al suono che viene emesso verso l&#8217;area di ascolto a quote diverse.<br />
3 &#8211; Maggiore attenzione al suono che viene emesso verso zone dell&#8217;area di ascolto diverse da quella centrale.</p>
<div id="attachment_363" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag66_2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag66_2-150x150.jpg" alt="Diagramma polare DBX SFX-1" title="Diagramma polare DBX SFX-1" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-363" /></a><p class="wp-caption-text">Diagramma polare DBX SFX-1</p></div>
<p>Al primo gruppo appartengono i sistemi Direct/Reflecting di Bose, gli omnidirezionali e tutti quelli che genericamente emettono segnali diversi verso le pareti dell&#8217;ambiente.<br />
Al secondo tutte le casse a sviluppo verticale accentuato.<br />
Al terzo tutti i sistemi in cui la dispersione dei due canali è opportunamente differenziata.<br />
Da notare che esistono anche sistemi di altoparlanti che cercano di implementare più filosofie contemporaneamente. Come già detto, tutte le filosofie riguardanti sistemi di altoparlanti non convenzionali cercano di rendere più realistica la sensazione d&#8217;ascolto dei sistema stereo combattendone quelli che i loro propugnatori considerano i difetti più gravi.</p>
<p><strong>Il primo gruppo</strong><br />
Nel primo caso, il difetto preso di mira è proprio quello cui accennavamo in apertura di paragrafo, ovvero la difficoltà da parte dei sistemi convenzionali di ricreare nell&#8217;ambiente dell&#8217;ascoltatore sia un campo di onde acustiche dirette che uno di onde riverberate uguale a quello che si può percepire nella situazione reale.<br />
La filosofia Direct/Reflecting prende le mosse dalla considerazione che in un auditorium l&#8217;ascoltatore è investito da una notevole percentuale di energia riverberata: molta più di quanta si formi spontaneamente in un ambiente domestico utilizzando due casse convenzionali.<br />
In questo caso la dispersione degli altoparlanti viene perciò modellata per ottenere una emissione del suono molto maggiore in direzione delle pareti che non direttamente verso l&#8217;ascoltatore. Al riverbero dell&#8217;ambiente di ascolto viene quindi affidato il compito di produrre sulla percezione dell&#8217;evento acustico riprodotto effetti simili a quelli che aveva il riverbero dell&#8217;auditorium sulla percezione dell&#8217;evento acustico originale. Sempre al primo gruppo appartengono le Magic Speaker dell&#8217;Acoustic Research e le Tie dell&#8217;RCF. In questo caso, la considerazione fatta dai progettisti è stata che fosse possibile ottenere il risultato ricercato da Bose seguendo una via diversa e più indipendente dalle caratteristiche dell&#8217;ambiente di ascolto impiegato.<br />
Il primo passo è consistito nell&#8217;appurare che il suono che raggiunge l&#8217;ascoltatore, nella situazione d&#8217;ascolto naturale, da direzioni diverse da quella frontale, è presente nel segnale stereofonico ed è possibile estrarlo separandolo dal segnale diretto effettuando una operazione di sottrazione fra i segnali dei due canali.<br />
L&#8217;idea è quindi di riemettere questo segnale differenza in modo che raggiunga l&#8217;ascoltatore dopo essere stato riflesso dalle pareti dei suo ambiente di ascolto. In questo modo potrà più facilmente generare sensazioni simili a quelle che l&#8217;ascoltatore proverebbe nell&#8217;auditorium originale.<br />
Per spingere oltre la simulazione, si giunge a separare completamente i sistemi di altoparlanti preposti alla emissione del segnale diretto e di ouello differenza curando che la dispersione del segnale diretto sia opportunamente ridotta al fine di non far nascere un eccessivo campo riverberato locale, che potrebbe far nascere sensazioni d&#8217;ascolto in conflitto con quelle generate dal segnale riverberato originale.<br />
Al tempo stesso, nelle AR, il segnale differenza viene anche ritardato per simulare il tempo necessario a raggiungere ed essere riflesso dalle pareti di un ambiente più grande (quello originale) di quello in cui avviene l&#8217;ascolto della riproduzione.</p>
<p><strong>Il secondo gruppo</strong><br />
Al secondo gruppo appartengono sistemi come gli Infinity Reference Standard, Magneplanar, Acoustat, Beveridge, Mc Intosh, i Vertical della Serie 7 ESB e che gli esclusi mi perdonino la dimenticanza.<br />
Da notare, che mentre nel primo gruppo (nonostante Bose dichiari ed ottenga una buona invarianza dei risultato con la posizione di ascolto) ci trovavamo ancora di fronte ad un tentativo di accrescere il realismo dell&#8217;ascolto basandosi soprattutto sulla creazione di un maggiore realismo soggettivo, in questo caso assistiamo ad un importante slittamento della filosofia di progetto verso il tentativo di dotare la scena acustica di un maggiore realismo oggettivo.<br />
Il suono viene emesso da sorgenti che sono in grado di simulare una più o meno convincente dimensione verticale della scena acustica e di ottenere una maggiore invarianza della sensazione di ascolto con la posizione dell&#8217;ascoltatore.<br />
Detto in parole povere, le casse dei secondo gruppo consentono all&#8217;ascoltatore di spostarsi nell&#8217;ambiente, alzarsi, sedersi, senza che gli venga negata la possibilità di immaginare che la scena acustica proiettata di fronte a lui abbia una sua pur labile consistenza oggettiva.<br />
Il principio di base che permette alle casse estese di dotare l&#8217;ascolto di un maggiore realismo va ricercato proprio nella loro estensione, che permette ovviamente loro di approssimare meglio le dimensioni della finestra di cui al paragrafo precedente. La caratteristica tecnica più importante cui si rifanno le casse verticali è che il suono viene emesso con modalità tali da variare meno con la distanza di ascolto rispetto a quello emesso da sistemi compatti, assimilabili a sorgenti acustiche puntiformi. Il suono che raggiunge direttamente un ascoltatore seduto, fermo al suo posto, non è molto diverso da quello che percepirebbe di fronte a due sistemi convenzionali (ad esempio due o tre vie bookshelf), ma il suono che lo raggiunge dopo essere stato riverberato dall&#8217;arnbiente è molto differente, dato che la dispersione di una cassa estesa è molto diversa da quella di una cassa compatta.<br />
Inoltre, non appena l&#8217;ascoltatore si dovesse muovere, anche di poco, la maggiore invarianza del suono percepito potrà ricondurlo più facilmente alla sensazione dell&#8217;ascolto reale di quanto non avvenga con casse che non permettono il benché minimo spostamento pena variazioni della timbrica e della localizzazione del tutto innaturali.</p>
<div id="attachment_422" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag67_1.jpg"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag67_1-150x150.jpg" alt="Gli ESB 7/06 sono i sistemi di altoparlanti che hanno reso popolare la filosofia DSR negli USA (1982). La distribuzione verticale  degli altoparlanti  e l&#039;inclinazione dei pannelli implementano una sorgente estesa ad emissione differenziata." title="Gli ESB 7/06 sono i sistemi di altoparlanti che hanno reso popolare la filosofia DSR negli USA (1982). La distribuzione verticale  degli altoparlanti  e l&#039;inclinazione dei pannelli implementano una sorgente estesa ad emissione differenziata." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-422" /></a><p class="wp-caption-text">Gli ESB 7/06 sono i sistemi di altoparlanti che hanno reso popolare la filosofia DSR negli USA (1982). La distribuzione verticale  degli altoparlanti  e l&#8217;inclinazione dei pannelli implementano una sorgente estesa ad emissione differenziata.</p></div>
<p><strong>Il terzo gruppo</strong><br />
Al terzo gruppo appartengono la ESB 7/05 (1980) e tutti gli altri modelli della Serie 7, la Wharfedale Option 1 (1983) e sistemi derivati, la DBX Soundfield 1 (1984), ecc., la JBL Everest (1987), la Bose 401 (1987). L&#8217;elenco potrebbe non essere completo ma, anche in questo caso, non voletemene, le eventuali omissioni non sono certamente volontarie.<br />
Questa volta siamo proprio arrivati al traguardo, dato che tutti i progettisti dei sistemi sopracitati hanno cercato di dotare la scena acustica di una tridimensionalità oggettiva tale da poter fornire sia a più persone contemporaneamente, sia ad ogni ascoltatore che si fosse mosso entro l&#8217;area di ascolto, sensazioni molto simili a quelle che avrebbero provato di fronte ad una scena acustica reale.<br />
Dato che la serie 7 ESB deriva dagli studi e dai progetti che io stesso ho effettuato e sviluppato presso la casa di Aprilia negli anni che vanno dal 1979 al 1985, oltre a considerare doveroso informarvi di questa circostanza, posso senz&#8217;altro chiarire un po&#8217; meglio i concetti cui mi sono nell&#8217;occasione affidato.<br />
Da notare che, mentre alcuni dei progettisti dei sistemi di altoparlanti citati si sono sicuramente ispirati alle ESB 7/05 e 7/06 che tanto scalpore suscitarono all&#8217;epoca negli Stati Uniti, altri hanno probabilmente proceduto in modo dei tutto autonomo.<br />
Sta di fatto che i tempi erano senz&#8217;altro maturi perché il problema venisse affrontato anche secondo questa prospettiva e la ESB con il suo DSR si è mossa indubitabilmente per prima.<br />
Anche in questo caso l&#8217;approccio è stato condotto a partire dall&#8217;esame dei difetti che venivano considerati i principali ostacoli all&#8217;ottenimento di una ricostruzione realistica.<br />
In particolare:<br />
1 &#8211; La scena acustica stereofonica offerta da un sistema di altoparlanti convenzionali, ad ogni spostamento dell&#8217;ascoltatore, oltre subire una distorsione timbrica, subisce una importante distorsione prospettica, tendendo ad ammassarsi verso la cassa che viene a trovarsi più vicina. Ciò rende impossibile, fra I&#8217;altro, un buon ascolto stereofonico a più persone contemporaneamente.<br />
2 &#8211; Se l&#8217;ascoltatore cambia quota di ascolto (alzandosi o sedendosi) di fronte a due sistemi compatti convenzionali, si rende facilmente conto che la scena acustica è praticamente priva di qualsiasi dimensione verticale. D&#8217;altro canto, il realismo della percezione soggettiva di una dimensione verticale di fronte a sistemi estesi di tipo planare o a sorgente lineare è fortemente dipendente dal tipo di sorgente reale riprodotta.<br />
La soluzione adottata per risolvere il punto numero 1 è molto simile per tutti i sistemi citati e si può esemplificare dicendo che la dispersione di ciascuna cassa è modellata in modo da compensare la variazione di livello e di tempo di arrivo dei suono diretto che normalmente causa lo slittamento laterale delle sorgenti virtuali e conseguente distorsione prospettica della scena acustica.<br />
In pratica, il livello di emissione di ciascuna delle due casse varia su tutta l&#8217;area di ascolto in modo da essere massima verso le posizioni più lontane e minima verso quelle più vicine.<br />
Per ottenere un effetto di tridimensionalità ancora più spinto, che faciliti la ricostruzione di una sensazione di profondità della scena acustica ricostruita, almeno nel caso delle ESB, la compensazione è diversa per le diverse frequenze componenti lo spettro acustico del suono emesso, da cui la denominazione Distributed Spectrum Radiation (Emissione a Spettro Distribuito). La considerazione utilizzata per decidere la natura e l&#8217;entità di questa differenziazione è che, quando si registra il suono di uno strumento musicale in un ambiente chiuso, il suo suono è più povero di frequenze alte quanto più è lontano dal microfono.<br />
Per fissare le idee, immaginiamo ora un ascoltatore che ascolti due violini posti a distanze diverse di fronte a lui, uno ad un metro ed uno a venti metri. Per guardare verso entrambi i violini gli basterà guardare di fronte a lui.<br />
Se ora l&#8217;ascoltatore si sposta lateralmente di un metro, per guardare il violino vicino dovrà voltarsi lateralmente di 45 gradi, mentre per guardare quello lontano gli basterà voltarsi di 2,86 gradi.<br />
Immaginiamo ora che l&#8217;ascoltatore si trovi di fronte ad un sistema stereo.<br />
Passando dalla posizione centrale a quella laterale dovrà vedere il violino vicino ad un metro dietro al centro fra le due casse, mentre quello lontano dovrà apparirgli secondo una direzione che passa molto più prossima alla cassa più vicina.</p>
<div id="attachment_423" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag67_2.jpg"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/pag67_2-150x150.jpg" alt="Schema semplificato della dispersione orizzontale nel DSR ad una frequenza medio-alta." title="Schema semplificato della dispersione orizzontale nel DSR ad una frequenza medio-alta." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-423" /></a><p class="wp-caption-text">Stereofonia e percezione</p></div>
<p>Un sistema stereo convenzionale, in assenza di qualsiasi tecnica di compensazione della posizione apparente dei due violini, in conseguenza di uno spostamento dell&#8217;ascoltatore di simile entità farebbe vedere entrambi i violini più o meno allineati secondo una direzione passante in prossimità della cassa più vicina.<br />
Ciò significa che un sistema stereo progettato per compensare l&#8217;effetto degli spostamenti dell&#8217;ascoltatore deve compensare di più lo slittamento della posizione apparente del violino vicino, e di meno quella del violino lontano. Vista la citata differenza fra gli spettri del suono emesso dai due violini, questo effetto può essere ottenuto affidando alle frequenze alte la maggiore responsabilità della compensazione prospettica, e questo è proprio ciò che è stato implementato nel DSR.<br />
Quanto alla dimensione verticale della scena acustica, per ottenere che questa sia opportunamente differenziata per i diversi suoni registrati, in modo che l&#8217;espansione verticale sia diversa per le diverse sorgenti acustiche registrate (e il contrabbasso possa apparire effettivamente più grande della chitarra), la soluzione escogitata è del tutto originale: &#8220;La emissione delle diverse frequenze dello spettro avviene senza soluzione di continuità da quote diverse&#8221;.<br />
In questo modo uno strumento il cui spettro si estenda in prevalenza sulla parte media ed alta dello spettro apparirà posizionato più in alto di uno caratterizzato prevalentemente da note basse e medie. L&#8217;orchestra sinfonica, il cui spettro si estende su tutta la gamma delle frequenze audio, apparirà dotata della massima dimensione verticale offerta dal sistema DSR, corrispondente alla ricezione di tutti i suoni diversi dalla finestra verticale rappresentata dall&#8217;intera distanza che separa il woofer dal tweeter.</p>
<p>Gli altri articoli di Audio Review<br />
Su Stereofonia e Percezione<br />
(fino ad aprile 1988) </p>
<p>[1] Nuti P. &#8211; Percezione, invarianza e i 5 parametri &#8211; n. 1, settembre 1981, pp. 86-90.<br />
[2] Giussani R. &#8211; Altoparlanti hi-fi, le misure e l&#8217;ascolto &#8211;  n. 3, novembre 1981, pp. 4244.<br />
[3] Giussani R. &#8211; Diffusori ESB 7/05, filosofia della caratteristica di dispersione a &#8220;Spettro Distribuito&#8221; &#8211;  n. 5, febbraio 1982, pp. 96-99.<br />
[4] Nuti P. &#8211; Gli elaboratori di immagine sonora &#8211;  n. 7, maggio 1982, pp. 46-49.<br />
[5] Ramaglia M. &#8211; Jecklin, Peerless e tecnica di ripresa OSS &#8211;  n. 8, luglio 1982, pp. 4245.<br />
[6] Arnklit Bo, Gatta F., Nuti P. &#8211; Kit. Audio lmage Processor, un elaboratore di immagine sonora a basso costo &#8211;  n. 8, luglio 1982, pp. 82-89.<br />
[7] Nuti P. &#8211; Renato Giussani, intervista sullo spettro distribuito &#8211;  n. 11, novembre 1982, pp. 46-50.<br />
[8] Mazza L., Trojano G. &#8211; Sennheiser MKE 2002, microfono stereo per testa artificiale &#8211;  n. 11, novembre 1982, pp. 52-55.<br />
[9] Giussani R. &#8211; Costruiamo una 7/06 &#8211;  n. 18, giugno 1983, pp. 98-107.<br />
[10] Ramaglia M. &#8211; Microfoni Bruel &#038; Kjaer e registrazione dal vivo &#8211;  n. 29, giugno 1984, pp. 42-48.<br />
[11] Nuti P., Moroni B. &#8211; L&#8217;olografia Sonora di Bob Carver &#8211;  n. 33, novembre 1984, pp. 50-53.<br />
[12] Giussani R. &#8211; Prospettiva sonora e sorgenti virtuali nei sistemi di altoparlanti stereofonici  n. 34, dicembre 1984, pp. 61-64.<br />
[13] Polk M. &#8211; Sistemi di altoparlanti Polk Audio SDA, progettati per lo stereo &#8211;  n. 36, febbraio 1985, pp. 47-54.<br />
[14] Kantor K.L. &#8211; Il Magic speaker della Acoustic Research &#8211;  n. 43, ottobre 1985, pp. 6672.<br />
[15] Nuti P. &#8211; DSP-1 e Yamaha creò lo spazio &#8211;  n. 53, settembre 1986, pp. 32-35.</p>
<p>Collegamenti di riferimento importanti<br />
<a href="http://www.giussani-research.it/emissione-nps" target="_blank">DSR &#038; NPS</a><br />
<a href="http://www.giussani-research.it/nps-1000-classic">Diffusori acustici NPS-1000</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/stereofonia-e-percezione/">Stereofonia e percezione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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		<title>Manuale Cross-64 3.3/Cross-PC 2.1</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 1986 14:29:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>
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		<category><![CDATA[misura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da Audio Review n° 54 (ottobre 1986). Il manuale dei programmi Cross-64 3.3 e Cross-PC 2.1, pubblicato ad ottobre 1986. Le varianti introdotte con le versioni successive, fino alla Cross-PC 3.0, sono descritte in altre pagine del sito. Puoi scaricare il pdf</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da Audio Review n° 54 (ottobre 1986).<br />
Il manuale dei programmi Cross-64 3.3 e Cross-PC 2.1, pubblicato ad ottobre 1986.<br />
Le varianti introdotte con le versioni successive, fino alla Cross-PC 3.0, sono descritte in altre pagine del sito.</p>
<p><a href="/pdf/manuale-cross.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/manuale-cross/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
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		<title>Le reti di crossover -the audio speaker-</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 1986 08:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Tratto da Audio Review n.50, maggio 1986 Parametri e &#8220;buon senso&#8221;. Il progetto del The Audio Speaker dall&#8217;A alla Z. Il mobile. Il carico acustico. La riflessione dal pavimento. Due woofer? La gamma medio-alta. Scelta dei componenti. Leggi le parti successive del progetto completo e le sue evoluzioni. Puoi scaricare il pdf</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da Audio Review n.50, maggio 1986<br />
Parametri e &#8220;buon senso&#8221;. Il progetto del The Audio Speaker dall&#8217;A alla Z. Il mobile. Il carico acustico. La riflessione dal pavimento. Due woofer? La gamma medio-alta. Scelta dei componenti.<br />
<br />
<a href="the-audio-speaker">Leggi le parti successive del progetto completo e le sue evoluzioni.</a></p>
<p><a href="/pdf/reti-crossover-tas.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/reti-crossover-tas/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
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		<title>The Audio Speaker</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 1986 14:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<category><![CDATA[kit]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tratto da Audio Review n° 51, 52, 53, 55, 71 (maggio 1986 &#8211; aprile 1988). La raccolta completa di tutti gli articoli di presentazione del kit &#8220;The Audio Speaker&#8221;, alla cui realizzazione hanno contribuito, oltre al sottoscritto, anche Mauro Neri, Bo Arklit e Leo Ceccarelli. Il risultato d&#8217;ascolto conseguito con la versione finale 1.3, era confrontabile con quello fornito dalle migliori realizzazioni commerciali dell&#8217;epoca. Leggi la prima parte del progetto. The audio speaker, parte seconda La simulazione dei componenti. Il woofer. Il midrange. Il tweeter. Il montaggio di midrange e tweeter. La risposta in frequenza ottimale. Il crossover. La costruzione [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/the-audio-speaker/">The Audio Speaker</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da Audio Review n° 51, 52, 53, 55, 71 (maggio 1986 &#8211; aprile 1988).<br />
La raccolta completa di tutti gli articoli di presentazione del kit &#8220;The Audio Speaker&#8221;, alla cui realizzazione hanno contribuito, oltre al sottoscritto, anche Mauro Neri, Bo Arklit e Leo Ceccarelli.<br />
Il risultato d&#8217;ascolto conseguito con la versione finale 1.3, era confrontabile con quello fornito dalle migliori realizzazioni commerciali dell&#8217;epoca.<br />
<a href="le-reti-di-crossover-the-audio-speaker">Leggi la prima parte del progetto</a>.</p>
<p><b>The audio speaker, parte seconda</b><br />
La simulazione dei componenti. Il woofer. Il midrange. Il tweeter. Il montaggio di midrange e tweeter. La risposta in frequenza ottimale. Il crossover. La costruzione del mobile (prima parte). Disegni costruttivi.<br />
(Audio Review n.51 &#8211; giugno 1986 &#8211; pp.92-101)</p>
<p><b>The audio speaker, parte terza</b><br />
Progetto del crossover (versione 1.0). Le misure dei prototipi. La costruzione del mobile (seconda parte). Il circuito stampato 1.0. Disegni costruttivi. Assemblaggio finale.<br />
(Audio Review n.52 &#8211; luglio/agosto 1986 &#8211; pp.80-88)</p>
<p><b>The audio speaker, parte quarta</b><br />
Tutta la storia passo per passo. Come si può procedere all&#8217;ottimizzazione. Primi affinamenti sulla base delle misure e delle prove di ascolto. La costruzione del crossover versione 1.1. Il circuito stampato. Elenco dei componenti. Caratteristiche degli induttori.<br />
(Audio Review n.53 &#8211; settembre 1986 &#8211; pp.80-88)</p>
<p><b>The Audio Speaker 1.2</b><br />
Il filtro di crossover ha subito ulteriori affinamenti allo scopo di migliorare la presenza e la neutralità della gamma media e di incrementare la sensibilità del sistema. Il crossover 1.2. Una taratura personalizzata.<br />
(Audio Review n.55 &#8211; novembre 1986 &#8211; pp.139-141)</p>
<p><b>The New Audio Speaker 1.3</b><br />
(Audio Review n.71 &#8211; aprile 1989)</p>
<p><a href="/pdf/the-audio-speaker.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/the-audio-speaker/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
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		<title>Le reti di crossover -seconda parte-</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover-seconda-parte/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Feb 1986 14:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[audio review]]></category>
		<category><![CDATA[campo riverberato]]></category>
		<category><![CDATA[crossover]]></category>
		<category><![CDATA[dispersione]]></category>
		<category><![CDATA[fase]]></category>
		<category><![CDATA[filtro]]></category>
		<category><![CDATA[flipbook]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[spettro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da Audio Review n° 46, 47, 48, 49 (gennaio-aprile 1986) Le successive lezioni di Renato Giussani pubblicate su Audio Review dalla seconda fino alla quinta ed &#8220;ultima&#8221;. Le reti di crossover, parte seconda Risposta e dispersione dei singoli altoparlanti. Risposta in ambiente. La potenza degli altoparlanti (limiti meccanici e termici). Distribuzione della potenza del segnale musicale sulle diverse vie in funzione della frequenza di incrocio. (Audio Review n.46 &#8211; gennaio 1986 &#8211; pp.46-50) Le reti di crossover, parte terza I filtri passivi. Formule di progetto di filtri passivi a due vie di ordine 1/2/3/4 e a tre vie di ordine [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover-seconda-parte/">Le reti di crossover -seconda parte-</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da Audio Review n° 46, 47, 48, 49 (gennaio-aprile 1986)<br />
Le successive lezioni di Renato Giussani pubblicate su Audio Review dalla seconda fino alla quinta ed &#8220;ultima&#8221;.<br />
<b>Le reti di crossover, parte seconda</b><br />
Risposta e dispersione dei singoli altoparlanti. Risposta in ambiente. La potenza degli altoparlanti (limiti meccanici e termici). Distribuzione della potenza del segnale musicale sulle diverse vie in funzione della frequenza di incrocio.<br />
(Audio Review n.46 &#8211; gennaio 1986 &#8211; pp.46-50)</p>
<p><b>Le reti di crossover, parte terza</b><br />
I filtri passivi. Formule di progetto di filtri passivi a due vie di ordine 1/2/3/4 e a tre vie di ordine 1/2. Grafici di risposta e di dispersione ideali.<br />
(Audio Review n.47 &#8211; febbraio 1986 &#8211; pp.76-81)</p>
<p><b>Le reti di crossover, parte quarta</b><br />
Crossover ed altoparlanti reali. Il circuito elettrico equivalente all&#8217;altoparlante. La rete di compensazione dell&#8217;impedenza. Le risposte acustiche degli altoparlanti reali.<br />
(Audio Review n.48 &#8211; marzo 1986 &#8211; pp.92-98)</p>
<p><b>Le reti di crossover, parte quinta</b><br />
Correzioni e precisazioni. Cross-64 e Cross-PC. Come funziona Cross-64. Progetto e verifica. La simulazione degli altoparlanti reali. Esempio reale a due vie. Un filtro del second&#8217;ordine.<br />
(Audio Review n.49 &#8211; aprile 1986 &#8211; pp.104-112)</p>
<p><a href="le-reti-di-crossover">Leggi la prima parte</a></p>
<p><a href="/pdf/reti-crossover.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/reti-crossover/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover-seconda-parte/">Le reti di crossover -seconda parte-</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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