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	<title>Renato Giussani &#187; altoparlanti</title>
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		<title>La migliore posizione dei woofer in ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 13:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno, ma non sui valori delle loro singole frequenze. A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre. Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno,  ma non sui valori delle loro singole frequenze.</p>
<div id="attachment_976" class="wp-caption aligncenter" style="width: 380px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/frequenza-schroeder.jpg" alt="Frequenza di Schroeder" title="Frequenza di Schroeder" class="size-full wp-image-976" /><p class="wp-caption-text">Frequenza di Schroeder</p></div>
<p>A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre.</p>
<div id="attachment_981" class="wp-caption aligncenter" style="width: 760px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Standing-wave.gif" alt="Figura 1" width="750" height="250" class="size-full wp-image-981" /><p class="wp-caption-text">Figura 1</p></div>
<p>Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti). </p>
<p>Queste sono le semplici considerazioni in base alle quali è stato deciso che fosse bene anche da questo punto di vista che il sistema GR NPS-1000, che per la sua struttura NPS lo consente, fosse dotato di ben 6 sorgenti di bassa frequenza al di sotto dei 140 Hz e 10 fino a circa 300 Hz dislocate in posizioni  molto lontane nell&#8217;ambiente.<br />
Ottenendo di &#8220;energizzare&#8221; il maggior numero possibile di onde stazionarie in modo il più uniforme possibile, ovvero di rendere la risposta in ambiente su quel range di frequenze il più regolare possibile.<br />
Cosa che è stata poi verificata quando, cercando di migliorarla ulteriormente con l&#8217;uso di DRC e/o di KRK Ergo, si sono ottenuti miglioramenti assolutamente minimali.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_975" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2-150x150.jpg" alt="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." title="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-975" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 2</p></div>
<p>La figura 2  evidenzia chiaramente che la posizione del woofer dei sistemi GR Delta 4 vicino al pavimento (una delle due laterali. L&#8217;altra è il soffitto) è la sola che permette di eccitare tutte le stazionarie indipendentemente dalla loro lunghezza d&#8217;onda. E, date la grande massa e la grande riflettenza acustica del pavimento di qualsiasi ambiente, ciò avviene in modo poco variabile al variare delle caratteristiche costruttive dell’ambiente stesso. Ottenendo quindi anche con i sistemi GR Delta 4 molti dei vantaggi offerti dall’uso delle numerose sorgenti di basse frequenze dei sistemi NPS.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_973" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000-150x150.jpg" alt="GR NPS-1000" title="GR NPS-1000" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-973" /></a><p class="wp-caption-text">GR NPS-1000</p></div>
<p>Da <a href="http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm" target="_blank">http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm</a> (Mario Bon):</p>
<p><i>&#8220;&#8230;In qualsiasi ambiente chiuso (con pareti parallele e non parallele) si formano delle onde stazionarie (dette anche modi propri di risonanza o  modi normali). A bassa frequenza questi modi cadono a frequenze ben separate tra loro mentre, aumentando la frequenza, diventano sempre più numerosi e ravvicinati fino ad essere indistinguibili. Ne segue che lo stesso ambiente deve essere studiato in modo diverso: a bassa frequenza si deve tenere conto del contributo di ciascun singolo modo mentre alle frequenze più alte si può usare il metodo statistico. Questi due range di frequenza sono separati dalla “Frequenza di Schroeder” che rappresenta il limite superiore per il calcolo deterministico ed il limite inferiore per il calcolo statistico.<br />
Non è difficile prevedere la risposta in potenza di un diffusore acustico, ad una distanza pari a 3 o 4 volte la distanza critica, per frequenze superiori alla frequenza di Schroeder. Il fatto è che questo tipo di risposta è poco interessante perché riguarda una regione dove il suono riverberato è dominante (bassa Chiarezza).</p>
<p>Negli ambienti domestici la frequenza di Schroeder si trova tra 100 e 250 Hz. Nei tipici ambienti da 20-30 metri quadri la frequenza di Schroeder si attesta a 200-250 Hz e la riproduzione delle basse frequenze è fortemente condizionata dai modi normali. Nei teatri e negli auditori la frequenza di Schroeder si trova due o tre ottave più in basso (vedere la tabella qui sotto). In una sala da  10000 metri cubi a 30 Hz i modi normali sono già “non individuabili” e le frequenze basse si “sentono” molto bene. </p>
<p>L’effetto dei modi normali dell’ambiente è quello di creare un campo acustico non omogeneo per cui in alcuni punti certe frequenze sono esaltate mentre in altre sono fortemente attenuate. Se non bastasse i modi normali si estinguono lentamente dando origine a fastidiose “code sonore” o rimbombi che limitano la Chiarezza e provocano fatica da ascolto&#8230;&#8221;</i></p>
<p><b>In conclusione</b><br />
Più il campo stazionario è irregolare (condizioni standard in normali ambienti con due soli woofer lontani dal pavimento e dalla parete posteriore) e più le code sonore delle frequenze poste inevitabilmente in maggiore evidenza risulteranno individuabili e fastidiose.<br />
Più il campo è uniforme (Delta 4 vicine alla parete posteriore e/o GR NPS-1000) e minori saranno le possibilità per questo effetto negativo di estrinsecarsi.</p>
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		<title>La risposta ai transienti e lo smorzamento</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 14:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Qualsiasi woofer a cono (come peraltro qualsiasi altoparlante) è caratterizzato da moltissime &#8220;risonanze proprie&#8221;. Ovvero: sollecitandolo con un segnale elettrico complesso o con una sequenza di sinusoidi che ne copra completamente lo spettro (Fourier insegna) il segnale acustico che se ne ottiene in uscita impiega un certo tempo ad assumere la forma &#8220;a regime&#8221;. Come pure, quando si cessa di alimentare l&#8217;altoparlante, questo prima di &#8220;fermarsi&#8221; completamente continua ad emettere suono per un certo periodo. Tale fenomeno è legato all&#8217;immagazzinamento di energia operato dai tanti &#8220;oscillatori meccanici smorzati&#8221; inclusi nel trasduttore e nella sua membrana a causa della sua costituzione [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualsiasi woofer a cono (come peraltro qualsiasi altoparlante) è caratterizzato da moltissime &#8220;risonanze proprie&#8221;. Ovvero: sollecitandolo con un segnale elettrico complesso o con una sequenza di sinusoidi che ne copra completamente lo spettro (Fourier insegna) il segnale acustico che se ne ottiene in uscita impiega un certo tempo ad assumere la forma &#8220;a regime&#8221;. Come pure, quando si cessa di alimentare l&#8217;altoparlante, questo prima di &#8220;fermarsi&#8221; completamente continua ad emettere suono per un certo periodo. Tale fenomeno è legato all&#8217;immagazzinamento di energia operato dai tanti &#8220;oscillatori meccanici smorzati&#8221; inclusi nel trasduttore e nella sua membrana a causa della sua costituzione fisica ben diversa da quella del &#8220;pistone rigido &#8221; cui normalmente ci si riferisce.<br />
Le frequenze alle quali si presenta il fenomeno della &#8220;coda sonora&#8221; sono quindi tutte quelle alle quali si presentano le &#8220;risonanze&#8221; di cui sopra e sarà tanto più evidente e importante quanto meno gli &#8220;oscillatori meccanici&#8221; di cui trattasi risulteranno &#8220;smorzati&#8221; (ovvero abbiano Q propri bassi).<br />
Lo smorzamento è direttamente correlato al fatto che gli oscillatori contengano anche elementi dissipativi in grado di &#8220;consumare&#8221; l&#8217;energia da essi immagazzinata nella fase di applicazione del segnale.<br />
Lo smorzamento potrà essere critico (Q=0,5 ovvero senza &#8220;sovraelongazioni&#8221;) o meno che critico (Q&gt;0,5) o più che critico (Q&lt;0,5).<br />
Tutte le risonanze proprie della membrana vibrante saranno tanto più smorzate (consentendo alle varie parti della membrana stessa che vibrano in modo scorrelato le une dalle altre di fermarsi tanto più rapidamente non generando code sonore) quanto più i materiali usati saranno ben lontani dall&#8217;essere metallici. Sotto questo aspetto, i woofer in carta o in materiali plastici appropriati, quale ad esempio un buon polypropilene o bextrene, sono quindi migliori di quelli metallici non adeguatamente trattati con opportuni materiali smorzanti.<br />
Quanto alla &#8220;risonanza fondamentale&#8221; del woofer che avviene alla classica frequenza Fs in aria libera e Fc in cassa chiusa, questa sarà smorzata dal Qts o dal Qtc.<br />
Altro aspetto che è bene tenere in conto è che nel modello fisico dell&#8217;oscillatore smorzato (il cui comportamento non è diverso peraltro da quello dei sistemi reali&#8230;) non appena la eccitazione esterna cessa (ad esempio un segnale elettrico di frequenza anche abbastanza diversa da quella di risonanza, ma in grado comunque di metterlo in movimento) il moto &#8220;libero&#8221; comincia ad avvenire istantaneamente alla frequenza di risonanza. E si smorza seguendo un andamento governato dal Qt. Tutto ciò avviene anche nel caso reale fino a frequenze alle quali il woofer riesce a comportarsi ancora come un &#8220;pistone rigido&#8221;.<br />
Nei woofer il Qt è determinato dalla relazione: 1/Qt=1/(Qe+Qm) dove il Qm è influenzato dagli attriti nelle sospensioni nonché da quelli fluidodinamici (moti dissipativi dell&#8217;aria) nella stessa struttura dell&#8217;altoparlante. E quando questo è montato in cassa anche dalle vibrazioni della cassa stessa con eventuale presenza di ulteriori elementi &#8220;assorbenti&#8221;. Mentre il Qe dipende dal rendimento di trasduzione dell&#8217;altoparlante e quindi anche dalle sue resistenze elettriche reali o indotte che siano, ma anche dalla resistenza di collegamento all&#8217;amplificatore e dalla sua resistenza interna, ovvero dal fattore di smorzamento del finale nelle sue condizioni di funzionamento reale.<br />
La sensazione di &#8220;prontezza&#8221; che si trae dall&#8217;ascolto di sistemi dotati di un Qt molto basso dipendono però molto spesso (più che da un più rapido smorzamento delle frequenze basse, allungate comunque non poco dalle onde stazionarie dell&#8217;ambiente) dalla corrispondente carenza di livello delle frequenze più profonde causata dall&#8217;uso di membrane troppo leggere e magneti troppo potenti, che determina un prematuro taglio della risposta in frequenza all&#8217;estremo inferiore della gamma audio.</p>
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		<title>Calcolo serie/parallelo</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 13:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Questo mio programma in Visual Basic permette di calcolare l&#8217;impedenza e il livello di emissione totali di una matrice di altoparlanti composta da &#8220;n&#8221; gruppi ciascuno composto da un numero di altoparlanti in serie a piacere. Fra i casi particolari vi è ad esempio quello di un solo gruppo composto da un solo altoparlante. E in questo caso il programma non è certamente molto utile. Ma si può finalmente calcolare molto facilmente cosa accade quando si pongono due o più altoparlanti in parallelo, scegliendo 2 o più Gruppi composti ciascuno da un solo altoparlante. Oppure si può prendere atto che [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_403" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/SerPar.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/SerPar-150x150.jpg" alt="Calcolo Serie/Parallelo" title="Calcolo Serie/Parallelo" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-403" /></a><p class="wp-caption-text">Calcolo Serie/Parallelo</p></div>
<p>Questo mio programma in Visual Basic permette di calcolare l&#8217;impedenza e il livello di emissione totali di una matrice di altoparlanti composta da &#8220;n&#8221; gruppi ciascuno composto da un numero di altoparlanti in serie a piacere.</p>
<p>Fra i casi particolari vi è ad esempio quello di un solo gruppo composto da un solo altoparlante. E in questo caso il programma non è certamente molto utile.</p>
<p>Ma si può finalmente calcolare molto facilmente cosa accade quando si pongono due o più altoparlanti in parallelo, scegliendo 2 o più Gruppi composti ciascuno da un solo altoparlante. Oppure si può prendere atto che quando si collegano più altoparlanti in serie l&#8217;impedenza diventa quella della somma di tutti gli altoparlanti, ma il livello di emissione totale resta quello di un altoparlante solo. Oppure, cosa ben più utile, si può ad esempio controllare cosa si guadagna collegando in parallelo due gruppi composti da due altoparlanti in serie ciascuno.<br />
Scaricate il programma al link seguente e usatelo quanto volete.<br />
Ecco come si presenta, con i dati di default che ho scelto (figura).</p>
<p><a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/SerPar.zip">Calcolo Serie-Parallelo 1.0</a></p>
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		<title>Limite inferiore basse frequenze in ambiente d&#8217;ascolto</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2005 14:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Alcuni pensano che in ambienti piccoli non sia possibile ascoltare dei buoni bassi, ben estesi. Il motivo sarebbe che tale frequenze non potrebbero svilupparsi in ambienti la cui dimensione minima sia inferiore alla lunghezza d&#8217;onda del segnale che si pretenderebbe di emettere ed ascoltare. Nulla di più sbagliato e falso. Come Rod Elliot spiega molto bene, ciò non consentirebbe di sentire i bassi nemmeno in auto, o in cuffia&#8230; Testo tratto da http://sound.westhost.com/subcon.htm di Rod Elliott (Traduzione di Giampiero Spezzano &#38; Valerio Maglietta) 5 &#8211; Propagazione contro pressione Una congettura molto diffusa è che non si possano riprodurre i bassi [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni pensano che in ambienti piccoli non sia possibile ascoltare dei buoni bassi, ben estesi. Il motivo sarebbe che tale frequenze non potrebbero svilupparsi in ambienti la cui dimensione minima sia inferiore alla lunghezza d&#8217;onda del segnale che si pretenderebbe di emettere ed ascoltare.<br />
Nulla di più sbagliato e falso. Come Rod Elliot spiega molto bene, ciò non consentirebbe di sentire i bassi nemmeno in auto, o in cuffia&#8230;<br />
Testo tratto da <a href="http://sound.westhost.com/subcon.htm" target="_blank">http://sound.westhost.com/subcon.htm</a><br />
<em>di Rod Elliott<br />
(Traduzione di Giampiero Spezzano &amp; Valerio Maglietta)</em></p>
<p>5 &#8211; Propagazione contro pressione<br />
Una congettura molto diffusa è che non si possano riprodurre i bassi in un piccolo spazio. Se questo è certamente vero considerando la propagazione delle onde, è completamente falso se si è in condizioni di funzionamento a pressione all&#8217;interno dello spazio. Nella maggior parte degli ambienti, vi è un punto di transizione fra la propagazione delle onde ed il funzionamento a pressione (a volte citato come &#8216;guadagno d&#8217;ambiente&#8217;). Che le frequenze basse possano essere riprodotte nei piccoli spazi, è dimostrato chiaramente dalle cuffie e dai sistemi di subwoofer da automobile. Entrambi si basano sul funzionamento a pressione ed il punto -3dB delle frequenze basse è determinato dalle &#8216;perdite&#8217; perché lo spazio non è sigillato perfettamente. In un ambiente completamente sigillato, la riproduzione dei bassi è possibile fino alla CC &#8211; non che la cosa sia realmente utile. La maggior parte dei subwoofer si basano sul funzionamento a pressione per ottenere la riproduzione delle frequenze più profonde nei normali ambienti, e bisogna notare che i sistemi accordati non possono correttamente eccitare il funzionamento a pressione, in molti ambienti.<br />
Uno dei motivi potrebbe essere che vi è la presenza di uno sfiato che consente il livellamento della pressione. In teoria questi sono sistemi risonanti in cui l&#8217;onda posteriore dell&#8217;altoparlante è invertita di fase e si somma al fronte d&#8217;onda principale del cono. Che il principio funzioni, è dimostrato da molti grandi sistemi in sale, in teatri e perfino ambienti di riunione esterni, ma in tutti questi casi vi sono grandi spazi dove la propagazione delle onde sonore, è il fattore dominante.<br />
Quando le dimensioni della stanza diventano piccole rispetto alla lunghezza d&#8217;onda, la propagazione dell’onda stessa non funziona ed i bassi possono essere riprodotti soltanto pressurizzando (e de-pressurizzando) l’ambiente&#8230;. Nelle prove che ho effettuato nel mio laboratorio, un subwoofer accordato sembra fare &#8220;un sacco di rumore&#8221;, ma fallisce miseramente nel produrre frequenze basse che possono essere &#8220;percepite&#8221;. Un driver simile in cassa chiusa riesce a far vibrare l’intero appartamento, a tal punto che non sono riuscito ad ottenere gli stessi (o nemmeno simili) livelli usando qualsiasi sistema di subwoofer accordato.<br />
In parte, queste sono mie supposizioni ed al momento non ho misure per sostenere le mie congetture. Gli effetti che ho segnalato sono (o almeno sembrano essere) reali, ma non è chiaro il punto di transizione- non so esattamente dove la propagazione delle onde cessi di essere il termine principale e dove il &#8220;modo a pressione&#8221; diventi dominate. Di ciò mi occuperò più dettagliatamente quando avrò la possibilità di fare delle misure e della ricerca.</p>
<p><strong>Devo però aggiungere che:</strong><br />
Il fenomeno descritto non dipende solo dalle dimensioni dell&#8217;ambiente o da quanto questo è ben &#8220;chiuso&#8221;, ma anche dalle dimensioni dell&#8217;altoparlante.<br />
Immaginate una stanza nella quale a muoversi e vibrare sia un&#8217;intera parete. Il funzionamento &#8220;in pressione&#8221; sarebbe comunque assicurato&#8230; Mentre in una cuffia che abbia una membrana mobile larga 1 mm non ne sarei così sicuro&#8230;<br />
Ecco perché, per i subwoofer in auto io suggerisco l&#8217;uso di altoparlanti grandi e non reflex o carico simmetrico&#8230;</p>
<p>N.B.: Il &#8220;buon funzionamento&#8221; del nostro <a href="http://www.audioplay.it/the-forum-speaker" target="_blank">TFS-1 (the forum speaker)</a> alle basse frequenze (sottolineato da chi lo ha ascoltato), oltre che alla qualità del woofer ed alla bontà del progetto (reflex QB3) potrebbe essere attribuito al migliore &#8220;accoppiamento&#8221; con l&#8217;ambiente, conseguito con una superficie della bocca d&#8217;uscita del condotto di accordo pari ad 1/3 di quella dell&#8217;altoparlante (e non 1/6 come d&#8217;uso corrente) e al suo posizionamento (del condotto) &#8220;a pavimento&#8221;&#8230;<br />
In talune auto e con taluni progetti potrebbero verificarsi condizioni favorevoli simili a quelle testé esposte&#8230;</p>
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		<title>I diffusori e gli altoparlanti ESB</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2005 19:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>A partire dalla presentazione da parte delle riviste specializzate italiane e dalla distribuzione in Italia dei primi diffusori della serie 7 (le 7/05 DSR) e proseguendo con le numerose prove delle 7/06 DSR. Per finire con l&#8217;ormai famoso Consumer Electronics Show di gennaio 1983, a Las Vegas, dove Doug Sax (fondatore degli Sheffield Labs), nella saletta della ESB USA, esclamò:&#8221;&#8230;Questa è la voce di Amanda!&#8230; E questo è il mio pianoforte&#8230; Eccolo lì, davanti a me!&#8230;&#8221; la ESB cominciò a raccogliere attestati di stima che sono sempre stati in grado di porre in secondo piano qualsiasi critica. E per me [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dalla presentazione da parte delle riviste specializzate italiane e dalla distribuzione in Italia dei primi diffusori della serie 7 (le 7/05 DSR)<br />
e proseguendo con le numerose prove delle 7/06 DSR. Per finire con l&#8217;ormai famoso Consumer Electronics Show di gennaio 1983, a Las Vegas, dove Doug Sax (fondatore degli Sheffield Labs), nella saletta della ESB USA, esclamò:&#8221;&#8230;Questa è la voce di Amanda!&#8230; E questo è il mio pianoforte&#8230; Eccolo lì, davanti a me!&#8230;&#8221; la ESB cominciò a raccogliere attestati di stima che sono sempre stati in grado di porre in secondo piano qualsiasi critica. E per me iniziò una storia che non accenna a finire.<br />
L&#8217;interesse per la Serie 7 ESB, divenuta nel frattempo oggetto di collezionismo, è tutt&#8217;ora molto alto e ricevo spesso lettere di appassionati che non sanno come comportarsi per effettuare le necessarie riparazioni ai loro diffusori ESB d&#8217;epoca.<br />
Ho deciso perciò di cominciare con questa pagina a fornire alcune informazioni utili per poter tentare di intervenire in modo tecnicamente corretto.</p>
<p><b>Quelli Pre-Giussani:</b></p>
<p>La ESB nacque negli anni &#8217;70 grazie all&#8217;impegno profuso dal Sig. Vincenzo Biasella.<br />
Il progettista che trovai io in ESB quando vi giunsi proveniente da Suono e Stereoplay a giugno del 1979, era l&#8217;Ing. Ferrer. Mentre chi già svolgeva un importante ruolo di raccordo fra l&#8217;ufficio tecnico e la produzione e divenne rapidamente il mio braccio destro nello sviluppo di tutti i nuovi prodotti era il Sig. Pescosolido.<br />
Gli altoparlanti impiegati dalla ESB per la serie L e per la prima LD (la L con il Display a led&#8230;) erano tutti prodotti dalla Ciare di Senigallia, ed erano disponibili per chiunque a catalogo e nei negozi di tutta Italia.<br />
Prima del 1979 i miei contatti con Vincenzo Biasella erano stati numerosi. La ESB acquistava moltissima pubblicità sulle riviste per le quali io lavoravo e quindi le occasioni per incontrarci non mancavano. Fra l&#8217;altro, ricordo benissimo la volta che Biasella (eravamo in Via Flaminia a Roma, fuori della sede ESB di allora), che vedeva praticamente tutti i costruttori del mondo disporre gli altoparlanti sui pannelli delle loro casse in modo abbastanza fantasioso,  mi chiese a bruciapelo quale avrebbe dovuto essere secondo me la disposizione ottimale della coppia midrange-tweeter. Io, un po&#8217; condizionato da considerazioni legate alla modalità di esecuzione delle prove tecniche, oltreché da considerazioni abbastanza banali, risposi che un allineamento verticale asimmetrico rispetto alla larghezza del pannello e con i centri acustici più vicini possibile avrebbe povuto senza dubbio contribuire ad ottenere una migliore risposta in frequenza sull&#8217;asse e una dispersione ottimale. Lui mi incalzò chiedendo se il fatto di porre le cupole di midrange e tweeter molto vicine avrebbe potuto causare problemi (interferenze, riflessioni&#8230;), ed io risposi che non mi risultava.<br />
Biasella fece tagliar via una fetta dalle flangie tonde del midrange da 2&#8243; e del tweeter da 1&#8243; che stava impiegando e li avvicinò il più possibile.<br />
Era nata la famosissima UMA (Unità Medio Alti) ESB.<br />
Di lì a breve venne realizzato un &#8220;ferro-trancia&#8221; adatto e da quel momento tutti i tre vie ESB che impiegavano il midrange a cupola sarebbero stati dotati esclusivamente della UMA ad 8 ben riconoscibile anche sul pannello delle 7/06 e che contraddistingue tutt&#8217;ora l&#8217;immagine ESB.<br />
Mi pare di ricordare che già a questo punto l&#8217;Ing. Ferrer impiegasse per alcuni modelli degli altoparlanti prodotti sempre dalla Ciare, ma in esclusiva e mai posti a catalogo.</p>
<div id="attachment_567" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-3808.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-3808-150x150.jpg" alt="ESB 3808" title="ESB 3808" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-567" /></a><p class="wp-caption-text">ESB 3808</p></div>
<p><b>Quelli Giussani-Time:</b></p>
<p>Al mio arrivo in ESB a giugno 1979, la prima cosa che mi venne chiesta fu di rinnovare la serie LD, che era composta da parecchi modelli sia a due vie (25LD) che a tre vie (40LD, 70LD, 80LD, 100LD).<br />
Decidemmo subito che i nuovi modelli avrebbero dovuto mantenere le stesse dimensioni e la stessa struttura di base dei precedenti, mentre i display che indicavano il livello del segnale in ingresso alle casse avrebbero potuto essere eliminati.<br />
Io proposi di mantenere comunque un pannellino di alluminio sul quale montare un fusibile di protezione per ciascun altoparlante e un led che si accendesse quando il fusibile bruciava (cosa mantenuta poi anche sulla prima Serie 7). Alcune casse mantennero anche dei controlli di livello, sia pure di tipo nuovo.<br />
Le sigle divennero 25LD, 45LD, 75LD, 80LD, 100 LD (mi pare). E Vincenzo Biasella mi chiese di tentare di mantenere una sensibilità elevata e di tenere come riferimento per il loro suono sia la serie precedente che i migliori diffusori presenti in quel momento sul mercato italiano e mondiale.<br />
Io, quali riferimenti &#8220;esterni&#8221; scelsi le Acoustic Research 10 Pigreco, le Audiolab Delta Tre (che impiegavano altoparlanti esclusivi prodotti dalla RCF), le Yamaha NS1000 (quelle con mid e tweeter in berillio) ed altre che non ricordo fra cui modelli delle marche B&#038;W, Kef e Heco&#8230;<br />
Il grande cambiamento che introdussi con la nuova serie LD fu però un altro:<br />
la ESB non avrebbe più impiegato nessun altoparlante Ciare standard.<br />
Il woofer che mettemmo a punto insieme alla Ciare per la 100 LD New Generation era un 12&#8243; che nella sua ultima evoluzione andò ad equipaggiare anche le 7/05 e 7/06.<br />
I parametri di Thiele/Small qui accanto.<br />
Ma anche i 20 e 25 cm, come pure i tweeter e i mid a cono di tutte le serie, dal 1979 in poi, furono sempre sviluppati appositamente per i modelli che dovevano andare ad equipaggiare e non sono mai esistiti altoparlanti Ciare venduti sul mercato uguali a quelli impiegati dalla ESB per i propri diffusori.</p>
<p>Gli altoparlanti ESB a cono, in generale, avevano una impedenza più bassa e una massa maggiore, ma anche altre differenze volte ad incrementare la già notevolissima affidabilità che ha sempre contraddistinto la produzione Ciare, oltre che l&#8217;ottenimento di caratteristiche tecniche di ogni tipo specificamente mirate al progetto che si stava mettendo a punto.</p>
<p>L&#8217;unico componente che non fu mai modificato è il famoso midrange Ciare da 2&#8243; con magnete in Alnico V, tornato da non molto in produzione e a catalogo.</p>
<p>Per alcune serie &#8220;economiche&#8221; vennero impiegati per qualche tempo (per motivi di costo) anche tweeter Vifa, woofer, midrange e tweeter Audax e woofer Irel. Alcuni costruiti su specifiche e altri da catalogo.</p>
<p>Quanto alla serie 7, alcuni altoparlanti erano derivati senza varianti dalla serie LD New Generation, mentre altri furono sviluppati ad hoc, come ad esempio il midrange-basso da 8&#8243; di 7/05, 7/06 e 7/03. Il mid-basso da 160mm delle 7/07. Il woofer delle grandi era lo stesso delle 100 LD, il 250 era quello delle 75LD, l&#8217;unità medio-alti con il midrange da 2&#8243; era la stessa delle 100LD e delle 80 LD, l&#8217;UMA con il midrange più piccolo era la stessa delle 45LD e 75LD e il mid non era quello precedente da 38mm bensì da 43mm. Il woofer delle 7/03 era invece un componente completamente nuovo, ottenuto facendo scendere a 4 ohm l&#8217;impedenza dell&#8217;ottimo altoparlante da Ciare da 18&#8243; nato per applicazioni musicali e appesantendolo non poco.</p>
<p>Il tweeter cui giungemmo alla fine e che non ricordo se fosse già impiegato sulle primissime serie delle LD NG era con membrana in seta trattata e ferrofluido. Capace di una risposta più lineare ed estesa del precedente della prima serie LD come pure di una potenza sopportabile e di uno smorzamento (a tutto vantaggio di un miglior interfacciamento con il filtro) maggiori.</p>
<p><b>Quelli Post-Giussani:</b></p>
<p>Di questi non posso dire praticamente nulla.</p>
<p>Alla fine del 1984 passai a lavorare a tempo pieno ad Audio Review, che avevo contribuito a far nascere e crescere fin dal 1981.<br />
Certamente i componenti dei modelli della serie 7 già esistenti, quando io li lasciai, non furono cambiati, mentre non so nulla di quelli delle 7/08 a quattro vie (le mie erano a tre) come pure di tutte le altre casse delle serie che non siano le LD-NG, 7-DSR, DCM, CS, QL, Harmony, FX.</p>
<p><b>Aggiungo:</b></p>
<p>La Ciare, da me interpellata, dichiara di non avere mai commercializzato o posto a catalogo gli altoparlanti sviluppati per la ESB. Qualche componente attualmente a catalogo potrebbe somigliare a qualcuno utilizzato all&#8217;epoca dalla ESB, ma tale somiglianza è eventualmente da considerarsi casuale. Non è peraltro mai stata attrezzata per la riparazione degli altoparlanti d&#8217;epoca ESB e non può quindi rispondere positivamente ad eventuali richieste, mentre ha a catalogo sospensioni adatte per qualsiasi dei suoi altoparlanti e ne consiglia senz&#8217;altro l&#8217;uso in caso di necessità di sostituzione, specie quelle in spugna.</p>
<p>Chi decidesse di effettuare riparazioni o interventi di qualsiasi tipo sui suoi diffusori ESB, oltre a non sostituire mai gli altoparlanti con componenti Ciare standard di produzione attuale, è bene si rivolga ad un laboratorio specializzato.</p>
<p>In base alla mia personale esperienza, la mia segnalazione è per il seguente: <a href="http://www.riparazione-diffusori.it" target="_blank">riparazione-diffusori.it</a>.<br />
Il titolare Fabio Brembilla saprà senz&#8217;altro esaudire al meglio le vostre richieste.</p>
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		<title>Una lettera particolare &#8211; altoparlanti/orologi</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2004 12:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[altoparlanti]]></category>
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		<category><![CDATA[orologi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tratto da l&#8217;Orologio n. 125, marzo 2004 Sul numero 125 de l&#8217;Orologio ho risposto ad un lettore interessato anche ad un parallelo orologi/altoparlanti&#8230; Puoi scaricare il pdf</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da l&#8217;Orologio n. 125, marzo 2004<br />
Sul numero 125 de l&#8217;Orologio ho risposto ad un lettore interessato anche ad un parallelo orologi/altoparlanti&#8230;</p>
<p><a href="/pdf/altoparlanti-orologi.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/altoparlanti-orologi/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
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		<title>Dieci anni di altoparlanti -parte due-</title>
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		<pubDate>Tue, 02 May 2000 14:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>(Audio Review n.200 &#8211; anno 2000) Il mio ultimo intervento su Audio Review risale al 1992 e nel mese di maggio, dopo undici anni di presenza ininterrotta sulle sue pagine, si sospendeva la mia collaborazione con questa rivista. Consentitemi quindi di iniziare il mio intervento su questo storico numero 200 di Audio Review (gennaio 2000), con una mia breve presentazione che consenta di riannodare vecchi legami e di attivarne sperabilmente di nuovi. Ad uso e consumo di quelli fra voi che a quella data non avevano ancora sviluppato un qualsivoglia interesse per l&#8217;audio di qualità, mi sembra opportuno ricordare che [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(Audio Review n.200 &#8211; anno 2000)<br />
Il mio ultimo intervento su Audio Review risale al 1992 e nel mese di maggio, dopo undici anni di presenza ininterrotta sulle sue pagine, si sospendeva la mia collaborazione con questa rivista. Consentitemi quindi di iniziare il mio intervento su questo storico numero 200 di Audio Review (gennaio 2000), con una mia breve presentazione che consenta di riannodare vecchi legami e di attivarne sperabilmente di nuovi.</p>
<p>Ad uso e consumo di quelli fra voi che a quella data non avevano ancora sviluppato un qualsivoglia interesse per l&#8217;audio di qualità, mi sembra opportuno ricordare che il mio nome era compreso nel novero di quelli pubblicati nel 1981 sulla copertina del fascicolo n.1 di questa rivista (Paolo Nuti, Bo Arnklit, Franco Gatta, Renato Giussani, Alberto Morando, Mauro Neri, Maurizio Ramaglia), entro il quale comparivano le prove di quattordici casse acustiche che fra misure, ascolto e stesura dei testi, mi costarono, lo ricordo bene, un paio di notti insonni consecutive).<br />
Quel richiamo in copertina avrebbe dovuto servire ad incuriosire tutti gli appassionati che avevano letto i contributi delle persone citate, pubblicati negli anni precedenti sulle riviste hi-fi (leader di mercato negli anni &#8217;70) Suono e Stereoplay (personalmente, su Suono, dal 1972).</p>
<p>Mentre, nel 1981, il mio nome era fra quelli che contavano nell&#8217;hi-fi per avere avuto per molti anni la responsabilità tecnica della rivista Stereoplay (per la quale avevo lavorato dalla prima pubblicazione nel 1973 al 1979), nel 1992 (all&#8217;età di 45 anni) avevo aggiunto al mio attivo, oltre a sei anni di ricerca e sviluppo quale dirigente della ESB di Aprilia (dal 1979 al 1985), anche un parzialmente sovrapposto decennio di responsabilità tecnica della sezione altoparlanti di Audio Review (dal 1081 al 1990).</p>
<p>In tali periodi il mio contributo al settore si è estrinsecato nella progettazione di varie decine di sistemi di altoparlanti hi-fi, car-stereo e professionali (fra i quali, buona parte delle spie da palco tutt&#8217;ora impiegate a Sanremo&#8230;), oltre che nello sviluppo di metodologie di misura e nella stesura sia di articoli per questa rivista che di programmi di progetto per sistemi di altoparlanti (i vecchi Bass e Cross per Commodore 64 e PC in versione DOS). Negli ultimi dieci anni la mia attività è consistita essenzialmente nel gestire una nuova casa editrice, ma questo non mi ha impedito di progettare, nel 1995, un sistema di altoparlanti per Aedon Audio che con 6 vie e 13 altoparlanti per diffusore, per 270 cm di altezza, a tutt&#8217;oggi costituisce il mio progetto hi-fi più impegnativo.</p>
<p>Esaurito il dovuto compito delle presentazioni, passerei quindi a dir la mia sull&#8217;evoluzione nel campo dei sistemi di altoparlanti hi-fi dal mio intervento sul n.100 di Audio ad oggi.</p>
<p>Negli anni &#8217;90, in piena attesa del 2000, tutti noi appassionati e professionisti dell&#8217;hi-fi eravamo convinti che la prorompente evoluzione tecnica cui stavamo assistendo ci avrebbe sicuramente fornito a breve termine altoparlanti da fantascienza (magari digitali&#8230;) in grado di fare sparire al confronto tutto o quasi tutto ciò che avevamo considerato fino a quel momento il meglio in assoluto. A parte una ragionevole e prevedibile evoluzione nei metodi di progettazione e di costruzione sia dei trasduttori che dei sistemi di altoparlanti (crossover compresi) non abbiamo viceversa assistito a nessuna vera rivoluzione nel campo.</p>
<p>Alcune linee di tendenza che si sono delineate sui fronti citati rivestono comunque una particolare importanza, sia per gli audiofili che per la gente comune, interessata semplicemente ad un ascolto di qualità conforme alle loro aspettative di consumatori informati degli anni 2000.</p>
<p>Quanto alla qualità media dei progetti, Audio Review può tranquillamente andar fiera del compito assuntosi quando fu deciso di dedicare ampi spazi redazionali alla divulgazione didattica delle più aggiornate conoscenze in merito, culminate nei programmi Bass e Cross, divenuti oramai uno standard di fatto fra gli strumenti utilizzati dai migliori progettisti italiani (e non&#8230;)</p>
<p>La maggiore qualità dei trasduttori poi, può esser vista contemporaneamente sia nel ruolo di causa, che di effetto della migliore qualità generale dei progetti stessi dei sistemi completi. Quando, ad esempio, si pone l&#8217;attenzione all&#8217;importanza che assume all&#8217;atto pratico di un ascolto veramente hi-fi la risposta complessiva in ambiente del sistema di altoparlanti, non si può più prescindere dal migliore impiego di trasduttori dotati di caratteristiche di risposta e di dispersione accuratamente controllate al fine di emettere un campo diretto più regolare possibile ed in grado di conseguire un campo riverberato altrettanto privo di alterazioni localizzate. Altrettanto importanti gli studi compiuti per utilizzare al meglio gli altoparlanti preposti alla emissione delLe basse frequenze: quale enorme differenza fra un sistema Bose per Home Theatre dell&#8217;ultima generazione e molti diffusori della stessa classe di prezzo di soli dieci anni fa!</p>
<p>Unico rammarico, almeno per me, non aver visto evolversi un consistente interesse attorno alle problematiche dell&#8217;ascolto di gruppo evidenziate dagli studi che hanno condotto allo sviluppo dei sistemi di emissione DSR e NPS, che pure oggi potrebbero rivelarsi risolutivi per le migliori prestazioni di quei sistemi per Home Theatre che stanno attraendo sempre più interesse anche da parte degli audiofili più intransigenti.</p>
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		<title>Dieci anni di altoparlanti -parte uno-</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 1992 14:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>(Audio Review n.100 &#8211; anno 1992) Le genti di lingua inglese la &#8220;cassa acustica&#8221; la chiamano &#8220;speaker&#8221;, mentre, quello che noi italiani chiamiamo &#8220;altoparlante&#8221;, loro lo chiamano &#8220;speaker unit&#8221;. Dato che, su tutti i vocabolari, quale traduzione letterale di &#8220;speaker&#8221; è stata sempre proposta la parola &#8220;altoparlante&#8221;, ecco nascere il pasticcio che ha costretto noi italiani ad inventare le definizioni più disparate e fantasiose per tradurre in modo semplice ed acconcio l&#8217;inglese &#8220;speaker system&#8221;. Quando nel 1972, agli inizi della mia avventura professionale in quel dell&#8217;hi-fi (quella hobbistica era iniziata nel 1965!), mi trovai a discutere con i miei compagni [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(Audio Review n.100 &#8211; anno 1992)</p>
<p>Le genti di lingua inglese la &#8220;cassa acustica&#8221; la chiamano &#8220;speaker&#8221;, mentre, quello che noi italiani chiamiamo &#8220;altoparlante&#8221;, loro lo chiamano &#8220;speaker unit&#8221;. Dato che, su tutti i vocabolari, quale traduzione letterale di &#8220;speaker&#8221; è stata sempre proposta la parola &#8220;altoparlante&#8221;, ecco nascere il pasticcio che ha costretto noi italiani ad inventare le definizioni più disparate e fantasiose per tradurre in modo semplice ed acconcio l&#8217;inglese &#8220;speaker system&#8221;.</p>
<p>Quando nel 1972, agli inizi della mia avventura professionale in quel dell&#8217;hi-fi (quella hobbistica era iniziata nel 1965!), mi trovai a discutere con i miei compagni di allora su come risolvere il problema, credemmo di trovare la migliore soluzione proponendo di usare la parola &#8220;diffusore acustico&#8221;. Il significato del termine voleva essere quello di un sistema costituito da diversi altoparlanti, un filtro e un mobile più o meno specializzato, il tutto atto a &#8220;diffondere&#8221; (nel senso più comune del termine) il suono nell&#8217;ambiente d&#8217;ascolto.</p>
<p>Successivamente alla nascita di AUDIOreview, il nuovo gruppo di lavoro individuò nel termine &#8220;diffusore&#8221; (divenuto frattanto di uso generale) una imprecisione tecnica derivante dal fatto che il fenomeno della &#8220;diffusione&#8221;, almeno nell&#8217;ambito della propagazione delle onde acustiche, non si identifica con il significato originario considerato nella prima scelta del termine &#8220;diffusore acustico&#8221;, ovvero &#8220;emissione del suono su un ampio angolo solido&#8221; al fine di sonorizzare un ambiente.</p>
<p>Ecco allora nascere il termine attualmente più usato sulle pagine di AUDIOreview, libera traduzione della dizione inglese &#8220;loudspeaker system&#8221;, e che ad essa direttamente si ispira, ovvero &#8220;sistema di altoparlanti&#8221;.</p>
<p>Ora, direte voi, sarà poi così importante la storia di un termine, al punto di dedicargli uno spazio che può apparire inusitato in un articolo che dovrebbe fare il punto sulla evoluzione degli altoparlanti negli  anni  fra il 1982 ed il 1992?</p>
<p>Ma, signori miei, se in dieci anni noi giornalisti e tecnici specializzati non siamo neanche riusciti a metterci d&#8217;accordo su come debbano essere chiamati, questi benedetti altoparlanti e sistemi annessi, con quale faccia dovrei dare per scontata la attendibilità e la credibilità di una mia, sia pur sintetica, analisi generale?</p>
<p>In effetti, come in tutte le umane cose, anche nel settore del quale specificamente e da più tempo mi occupo, tutto è ampiamente relativo: a fronte di insanabili divergenze formali e di discorsi di parte, più o meno convinti e/o aggressivi, in difesa di questo o quel termine, questa o quella filosofia di emissione, questa o quella tecnologia, tutti i costruttori hanno lentamente teso ad uniformare le loro proposte commerciali ad alcuni principi base che hanno mostrato di avere una validità oggettiva al di sopra di tutte le parti.</p>
<p>Ed è proprio la lenta ma sicura evoluzione che ha coinvolto tali principi che vorrei molto brevemente illustrarvi.</p>
<p>Torniamo per un attimo a considerare la funzione base di un sistema di altoparlanti hi-fi, ovvero la trasduzione di un segnale audio elettrico in un appropriato segnale acustico. Tutti i sistemi anzidetti godono di alcune proprietà che derivano direttamente da quelle dei singoli altoparlanti che li compongono, oltre che di pregi e difetti dipendenti esclusivamente dalla configurazione prescelta per il loro funzionamento ed abbinamento.</p>
<p>La proprietà che, per prima, un altoparlante hi-fi deve essere in grado di offrire è quella di poter generare, nell&#8217;aria dell&#8217;ambiente prescelto, onde sonore aventi uno spettro di componenti il più simile possibile a quello del segnale elettrico che lo alimenta. Allo scopo, la prima qualità richiesta è che la membrana incaricata di vibrare nell&#8217;aria sia il più indeformabile possibile. Al tempo stesso la stessa membrana (cono o cupola che sia) non deve continuare a vibrare quando il segnale elettrico è finito.</p>
<p>Nei dieci anni presi in esame, abbiamo assistito, anzitutto, proprio ad una notevole evoluzione nel tipo di materiali e nelle tecniche di produzione adottati per la costruzione delle membrane vibranti. Le sostanze plastiche, originariamente introdotte fra lo scetticismo generale dalla inglese Kef, sono diventate di uso comune, riuscendo in molti casi a garantire sia una ottima riproducibilità delle caratteristiche della membrana, anche per produzioni in grande serie, che caratteristiche di rigidità e smorzamento ottimali ove siano richieste le massime prestazioni. I materiali plastici non sono peraltro entrati stabilmente in ambito professionale, dove le alte potenze in gioco richiedono resistenze fuori del comune, anche perché i quantitativi di produzione di questo settore sono molto ridotti e tali da non giustificare la messa a punto di sostanze e metodi di produzione più adatti, generalmente, alla produzione di massa. Più adatto invece all&#8217;impiego sia nell&#8217;ambito professionale (dove è in effetti nato) che in quello hi-fi è il titanio, che si è diffuso a macchia d&#8217;olio fra i tweeter più impegnati e moderni.</p>
<p>La nascita e la diffusione del Compact Disc hanno poi reso ancora più attuale l&#8217;eterno problema dei limiti dinamici degli altoparlanti, dai quali dipende abbastanza direttamente, vuoi o non vuoi, il loro costo. Le sostanze plastiche si sono quindi trovate a dover garantire una evoluzione delle membrane ancora più rapida del previsto, con continui contemporanei aumenti delle richieste sia di qualità che di dinamica. Nulla di meglio di questo scenario per stimolare la ricerca di un adatto metodo di valutazione tecnica oggettiva della dinamica degli altoparlanti, entro determinati limiti qualitativi di funzionamento.</p>
<p>Diversi ricercatori, in Italia e all&#8217;estero, iniziarono ad effettuare sperimentalmente misure in base alle quali poter ricavare una indicazione univoca sul massimo livello acustico riproducibile da un altoparlante, in funzione della frequenza. Nel 1984, il gruppo di lavoro di Audio Review decise di adottare una metodologia abbastanza complessa, basata sull&#8217;uso di un sistema di misura computerizzato (di progettazione e realizzazione in parte esclusiva), tale da poter misurare il massimo livello acustico di uscita (MOL= Maximum Output Level) di un altoparlante (o un sistema di altoparlanti) sollecitato da due segnali sinusoidali contemporanei, entro un limite massimo di distorsione di intermodulazione totale del 5%. Questa misura, che contemporaneamente fornisce anche il valore della potenza massima applicabile o MIL (Maximum Input Level), è quindi entrata stabilmente a far parte del set delle misure effettuate su ciascuna cassa in prova.</p>
<p>Un altro campo nel quale più o meno tutti i produttori si sono trovati ad evolvere, abbastanza uniformemente, nella stessa direzione, è quello delle caratteristiche di carico degli altoparlanti chiamati a riprodurre le basse frequenze: i &#8220;woofer&#8221;. Da un uso pressoché generalizzato del semplice e funzionale sistema di carico in cassa chiusa (chiamato per molti anni, per gli stessi identici motivi visti per il termine diffusore, &#8220;sospensione pneumatica&#8221;) la maggioranza dei produttori si è via via orientata sempre di più verso i sistemi accordati, in principio solo &#8220;reflex&#8221; ed anche, sempre più spesso, in &#8220;carico simmetrico&#8221;.</p>
<p>La espansione dell&#8217;impiego dei sistemi accordati nasce, come sempre avviene, dal tentativo di aumentare le prestazioni dei sistemi senza doverne ritoccare eccessivamente il prezzo di vendita. Se questo fenomeno si è sviluppato, in termini percentuali rilevanti, abbastanza di recente, è perché solo da poco si sono diffuse a sufficienza le conoscenze tecniche ed i mezzi di calcolo che, per non incorrere in brutte sorprese, devono essere necessariamente poste alla base di un buon progetto accordato. In effetti, la diffidenza che per molti anni ha tenuto lontani gli appassionati più esperti dalle proposte commerciali di sistemi reflex, anche di ottimi costruttori, era causata dal gran numero di progetti sbagliati che inquinavano il mercato, sia italiano che internazionale.</p>
<p>Lasciamo alfine il campo dei semplici trasduttori per addentrarci in quello dei sistemi e delle loro caratteristiche di installazione. Qui, dopo un predominio abbastanza generalizzato delle casse &#8220;mini&#8221; studiate per una installazione free-standing, ovvero su adatti supporti ben lontano dalle pareti, siamo fortunatamente tornati ad un maggiore buon senso.</p>
<div id="attachment_176" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/bose901.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/bose901-150x150.jpg" alt="BOSE 901" title="BOSE 901" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-176" /></a><p class="wp-caption-text">BOSE 901</p></div>
<p><div id="attachment_177" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-serie7.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-serie7-150x150.jpg" alt="ESB Serie 7" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-177" /></a><p class="wp-caption-text">ESB Serie 7</p></div><br />
Le tradizionali definizioni di sistemi &#8220;bookshelf&#8221; (da libreria) e &#8220;floor-standing&#8221; (da pavimento) è tornata a poter essere impiegata per la maggioranza dei sistemi proposti. In quest&#8217;ambito hanno iniziato a distinguersi un certo numero di produttori che hanno dato avvio ad un nuovo sottoinsieme che comprende i sistemi studiati per fornire una prospettiva sonora più corretta di quanto non consentito dai sistemi convenzionali. Fra questi non si possono tacere né il precursore prof. Amar Bose e le sue ormai mitiche 901 né Matthew Polk e la sua serie SDA, né (concedetemelo&#8230;) il sottoscritto e la serie &#8220;7&#8243; ESB sviluppata fra l&#8217;80 e l&#8217;85.<br />
Per finire, ma solo perché lo spazio tiranno non mi consente di più, un accenno alla maggiore attenzione che è stata posta via via da tutti i produttori alle caratteristiche di collegamento.</p>
<p>Questa attenzione, insieme peraltro a molti altri aspetti della progettazione, è una delle numerose eredità positive lasciateci dal lungo periodo di crisi del mercato dell&#8217;hi-fi dei primissimi anni &#8217;80, nel quale proliferarono i cosiddetti costruttori &#8220;esoterici&#8221;. Specie di &#8220;grilli saggi&#8221; dell&#8217;alta fedeltà seppero trarre dalla crisi nella quale erano precipitati i grandi nomi, per lo più americani e giapponesi, gli insegnamenti per rilanciare lo spirito originario di ricerca degli estremi limiti, che si era perso nel corso degli anni.</p>
<p>Oggi, ormai conclusa la parabola di molti &#8220;esoterici&#8221; particolarmente approssimativi ed opportunisti, alcuni di quei nomi vivono ancora e continuano a proporre idee e soluzioni esemplari. Al tempo stesso le grandi industrie hanno fatto loro i suggerimenti più facilmente acquisibili e riproponibili ai più differenti livelli di prezzo.</p>
<p>Per quanto concerne i sistemi di altoparlanti, uno degli aspetti che sono sotto gli occhi di tutti e perciò più facilmente verificabile, è la maggiore attenzione riservata alla qualità dei connettori di ingresso, in moltissimi casi metallici e di solida struttura anche nei sistemi più a buon mercato.</p>
<p>Fra gli elementi qualificanti assurti a molta maggiore considerazione dei progettisti e degli uomini di marketing di tutte le case specializzate, posso ricordarvi anche i collegamenti interni, la lotta alle vibrazioni dei mobili e alla diffrazione ai bordi, la qualità dei supporti di appoggio, la possibilità di alimentazione bi-wiring, per finire con le più accurate metodologie di controllo di produzione ed il miglioramento dei servizi post-vendita.</p>
<p>Anche se questo è proprio l&#8217;aspetto che spero tenda ad un ulteriore necessario e rapido miglioramento, tale da poterlo considerare il più importante elemento dell&#8217;evoluzione che il settore vivrà nei prossimi dieci anni.</p>
<p>Appuntamento quindi, con una bella analisi da questo particolare punto d&#8217;osservazione del mercato dell&#8217;hi-fi&#8230;ai festeggiamenti per il numero 200 di AUDIOreview!</p>
<p><a href="dieci-anni-di-altoparlanti-2">parte seconda</a></p>
<div class="clear"></div>
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		<title>Induttanza della bobina mobile</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 1988 14:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[altoparlanti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Da Audio Review 68 (gennaio 1988) Di Carlo Zuccatti Ecco alcuni Link sull&#8217;argomento: W. Marshall Leach nel 2002 A. Voishvillo nel 1995 J. Vanderkooy nel 1988: Renato Giussani nel 1986</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Da Audio Review 68 (gennaio 1988)<br />
Di Carlo Zuccatti<br />
Ecco alcuni Link sull&#8217;argomento:<br />
<a href="http://users.ece.gatech.edu/~mleach/papers/vcinduc.pdf " target="_blank">W. Marshall Leach nel 2002</a><br />
<a href="http://www.aes.org/e-lib/browse.cfm?elib=7681" target="_blank">A. Voishvillo nel 1995</a><br />
<a href="http://www.aes.org/e-lib/browse.cfm?elib=4794" target="_blank">J. Vanderkooy nel 1988:<br />
<a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Audio48_p.95.jpg" rel="lightbox"> Renato Giussani nel 1986</a></p>
<p><!--<iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/induttanza-bobina/index.html"></iframe>&#8211;> Prima che esistessero i programmi di simulazione, i crossover venivano progettati con il classico approccio empirico del taglia e cuci. Ricordo ancora un enorme scatolone alla ITT contenente induttanze, condensatori e resistenze in gran quantità che potevano essere commutati con levette esterne per andare a costituire, per tentativi successivi, qualsiasi tipologia di filtro (c&#8217;erano dei limiti&#8230;Ovviamente). Poi qualcuno cominciò ad usare il computer e in certi casi si arrivò addirittura ad automatizzare l&#8217;intero processo del prova e riprova (ad esempio alla Kef, ottenendo come risultato dei filtri di una complessità assurda e delle risposte in asse perfette, ma che dire di quelle in ambiente&#8230;). Quando decisi di scrivere il programma Cross 64, mi trovai davanti al problema di voler fornire ai miei lettori uno strumento facilmente utilizzabile, anche praticamente, senza nessuno strumento di misura, partendo solo dagli scarsi dati dei &#8220;data sheet&#8221; di allora. L&#8217;unica via era di simulare tutto per via esclusivamente teorica e fra gli elementi da simulare c&#8217;era anche la impedenza dei vari componenti. I circuiti che tutti i mostri sacri di allora utilizzavano come modelli elettrici dell&#8217;altoparlante prevedevano tutti invariabilmente una resistenza ed una induttanza in serie ad un circuito risonante parallelo. La resistenza e l&#8217;induttanza serie avrebbero dovuto simulare le caratteristiche della bobina mobile. Ma io, in ESB, su tutti gli altoparlanti che misuravo, trovavo un aumento dell&#8217;impedenza dell&#8217;altoparlante con la frequenza sempre ben inferiore ai 6 dB/ottava di una induttanza pura, in aria. Il 99% esibiva un aumento di 3 dB/ottava. Decisi quindi, prima di aver potuto sviluppare un adeguato supporto teorico che lo giustificasse, di implementare nel Cross una diminuzione della induttanza della bobina al ritmo di 3 dB/ottava. Il risultato era un incremento della sua impedenza al ritmo di 3 dB/ottava invece di 6. Quando, poco dopo, incontrando R.H.Small (il famoso ricercatore australiano cui si devono quasi tutti le trattazioni e gli studi più completi, chiari ed intelligenti sugli altoparlanti, reperibili sul Journal dell&#8217;AES) che in quel momento era consulente per la ricerca alla Kef, gli dissi della mia scelta, e gli lasciai una copia inglese del Cross (arrivato alla prima versione per PC) lui si complimentò soprattutto per il mio &#8220;coraggio&#8221;, così disse, (riferendosi alla mia scelta per una semi-inductance ante litteram) ben sapendo come nel settore venga data spesso più importanza alla teoria ed alla filosofia piuttosto che alla reale efficacia e funzionalità di una soluzione o una scelta. Dunque, Zuccatti, che mi era amico, volle portare un contributo a sostegno delle mie scelte, e io gliene sono grato tuttora.   <p><a href="/pdf/induttanza-bobina.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
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