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	<title>Renato Giussani &#187; giussani research</title>
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		<title>Le punte</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 17:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Accoppiano il punto dell&#8217;apparecchio che vi poggia sopra e disaccoppiano (in modo dipendente dalla rigidità e dai modi di vibrazione dell&#8217;apparecchio) tutto il resto&#8230; Le punte non fanno quasi mai bene e fanno invece quasi sempre male, a causa del disaccoppiamento della superficie inferiore, che la presenza delle punte nel ruolo di elementi di appoggio mette in condizione di vibrare con uno smorzamento inferiore rispetto all&#8217;uso di feltri o gommini. L&#8217;unica situazione nella quale i miglioramenti &#8220;percepibili&#8221; all&#8217;ascolto possano derivare da effettivi miglioramenti fisici (e non da normalissimi effetti psicoacustici), riguarda giradischi, diffusori molto leggeri ma con woofer grandi (caso [...]</p>
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<div id="attachment_1058" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode11.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (1,1) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1058" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (1,1) mode</p></div>
<div id="attachment_1059" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode12.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (1,2) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1059" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (1,2) mode</p></div>
<div id="attachment_1060" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode21.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (2,1) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1060" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (2,1) mode</p></div>
<p><div id="attachment_1057" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode22.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (2,2) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1057" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (2,2) mode</p></div>
</div>
<p>Accoppiano il punto dell&#8217;apparecchio che vi poggia sopra e disaccoppiano (in modo dipendente dalla rigidità e dai modi di vibrazione dell&#8217;apparecchio) tutto il resto&#8230; </p>
<p>Le punte non fanno quasi mai bene e fanno invece quasi sempre male, a causa del disaccoppiamento della superficie inferiore, che la presenza delle punte nel ruolo di elementi di appoggio mette in condizione di vibrare con uno smorzamento inferiore rispetto all&#8217;uso di feltri o gommini.</p>
<p>L&#8217;unica situazione nella quale i miglioramenti &#8220;percepibili&#8221; all&#8217;ascolto possano derivare da effettivi miglioramenti fisici (e non da normalissimi effetti psicoacustici), riguarda giradischi, diffusori molto leggeri ma con woofer grandi (caso più unico che raro, nella vera hi-fi) e amplificatori a valvole (i cui tubi, alla ricerca della massima insensibilità a sollecitazioni esterne, dovrebbero essere comunque dotati di anelli smorzanti).</p>
<p>Per ognuno di questi casi, un qualunque metodo di riduzione delle vibrazioni cui possano essere soggetti potrebbe comportare qualche minimo vantaggio. Sempre che, nonostante la leggerezza, la loro struttura sia quantomeno &#8220;molto&#8221; rigida.</p>
<p>Molto meglio però che l&#8217;apparecchio che vogliamo &#8220;bloccare&#8221; sia appoggiato su un piano d&#8217;appoggio rigido e pesante tramite l&#8217;intera superficie inferiore interponendo un foglio di materiale smorzante (ad esempio moquette).</p>
<p>Una alternativa può consistere nel rivestire tutte le superfici con lamine di piombo, che con il loro peso e la loro plasticità combatteranno in modo ottimale tutte le risonanze più importanti (quelle delle superfici, appunto).<br />
Ed infatti questa è esattamente la soluzione che è stata scelta per i diffusori GR Delta Butterfly One.</p>
<p>Poi, se a qualcuno (molti,purtroppo, oltretutto pesantemente plagiati perfino da costruttori di gran nome) sembra che il suo impianto per ogni punta che aggiunge migliori&#8230; Ne usi anche 100&#8230;</p>
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		<title>La migliore posizione dei woofer in ambiente</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 13:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno, ma non sui valori delle loro singole frequenze. A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre. Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno,  ma non sui valori delle loro singole frequenze.</p>
<div id="attachment_976" class="wp-caption aligncenter" style="width: 380px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/frequenza-schroeder.jpg" alt="Frequenza di Schroeder" title="Frequenza di Schroeder" class="size-full wp-image-976" /><p class="wp-caption-text">Frequenza di Schroeder</p></div>
<p>A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre.</p>
<div id="attachment_981" class="wp-caption aligncenter" style="width: 760px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Standing-wave.gif" alt="Figura 1" width="750" height="250" class="size-full wp-image-981" /><p class="wp-caption-text">Figura 1</p></div>
<p>Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti). </p>
<p>Queste sono le semplici considerazioni in base alle quali è stato deciso che fosse bene anche da questo punto di vista che il sistema GR NPS-1000, che per la sua struttura NPS lo consente, fosse dotato di ben 6 sorgenti di bassa frequenza al di sotto dei 140 Hz e 10 fino a circa 300 Hz dislocate in posizioni  molto lontane nell&#8217;ambiente.<br />
Ottenendo di &#8220;energizzare&#8221; il maggior numero possibile di onde stazionarie in modo il più uniforme possibile, ovvero di rendere la risposta in ambiente su quel range di frequenze il più regolare possibile.<br />
Cosa che è stata poi verificata quando, cercando di migliorarla ulteriormente con l&#8217;uso di DRC e/o di KRK Ergo, si sono ottenuti miglioramenti assolutamente minimali.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_975" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2-150x150.jpg" alt="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." title="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-975" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 2</p></div>
<p>La figura 2  evidenzia chiaramente che la posizione del woofer dei sistemi GR Delta 4 vicino al pavimento (una delle due laterali. L&#8217;altra è il soffitto) è la sola che permette di eccitare tutte le stazionarie indipendentemente dalla loro lunghezza d&#8217;onda. E, date la grande massa e la grande riflettenza acustica del pavimento di qualsiasi ambiente, ciò avviene in modo poco variabile al variare delle caratteristiche costruttive dell’ambiente stesso. Ottenendo quindi anche con i sistemi GR Delta 4 molti dei vantaggi offerti dall’uso delle numerose sorgenti di basse frequenze dei sistemi NPS.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_973" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000-150x150.jpg" alt="GR NPS-1000" title="GR NPS-1000" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-973" /></a><p class="wp-caption-text">GR NPS-1000</p></div>
<p>Da <a href="http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm" target="_blank">http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm</a> (Mario Bon):</p>
<p><i>&#8220;&#8230;In qualsiasi ambiente chiuso (con pareti parallele e non parallele) si formano delle onde stazionarie (dette anche modi propri di risonanza o  modi normali). A bassa frequenza questi modi cadono a frequenze ben separate tra loro mentre, aumentando la frequenza, diventano sempre più numerosi e ravvicinati fino ad essere indistinguibili. Ne segue che lo stesso ambiente deve essere studiato in modo diverso: a bassa frequenza si deve tenere conto del contributo di ciascun singolo modo mentre alle frequenze più alte si può usare il metodo statistico. Questi due range di frequenza sono separati dalla “Frequenza di Schroeder” che rappresenta il limite superiore per il calcolo deterministico ed il limite inferiore per il calcolo statistico.<br />
Non è difficile prevedere la risposta in potenza di un diffusore acustico, ad una distanza pari a 3 o 4 volte la distanza critica, per frequenze superiori alla frequenza di Schroeder. Il fatto è che questo tipo di risposta è poco interessante perché riguarda una regione dove il suono riverberato è dominante (bassa Chiarezza).</p>
<p>Negli ambienti domestici la frequenza di Schroeder si trova tra 100 e 250 Hz. Nei tipici ambienti da 20-30 metri quadri la frequenza di Schroeder si attesta a 200-250 Hz e la riproduzione delle basse frequenze è fortemente condizionata dai modi normali. Nei teatri e negli auditori la frequenza di Schroeder si trova due o tre ottave più in basso (vedere la tabella qui sotto). In una sala da  10000 metri cubi a 30 Hz i modi normali sono già “non individuabili” e le frequenze basse si “sentono” molto bene. </p>
<p>L’effetto dei modi normali dell’ambiente è quello di creare un campo acustico non omogeneo per cui in alcuni punti certe frequenze sono esaltate mentre in altre sono fortemente attenuate. Se non bastasse i modi normali si estinguono lentamente dando origine a fastidiose “code sonore” o rimbombi che limitano la Chiarezza e provocano fatica da ascolto&#8230;&#8221;</i></p>
<p><b>In conclusione</b><br />
Più il campo stazionario è irregolare (condizioni standard in normali ambienti con due soli woofer lontani dal pavimento e dalla parete posteriore) e più le code sonore delle frequenze poste inevitabilmente in maggiore evidenza risulteranno individuabili e fastidiose.<br />
Più il campo è uniforme (Delta 4 vicine alla parete posteriore e/o GR NPS-1000) e minori saranno le possibilità per questo effetto negativo di estrinsecarsi.</p>
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		<title>Screensaver PC &#8211; Giussani-Research</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 09:53:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dal link sottostante potrete scaricare lo screensaver per il vostro PC con le foto dei diffusori Giussani-Research. Scompattandolo si ricava il file dello screensaver giussani-research.scr che con Windows XP e Windows 7 32 bit va copiato nella cartella C:\WINDOWS\system32\ Dopodiché l&#8217;installazione la si fa con la normale procedura di Windows scegliendo lo screensaver che si chiama &#8220;Giussani-Research&#8221;. Su Windows 7 64 bit il file giussani-research.scr va copiato in c:\windows\syswow64. Screensaver-PC Giussani-Research</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal link sottostante potrete scaricare lo screensaver per il vostro PC con le foto dei diffusori Giussani-Research.<br />
Scompattandolo si ricava il file dello screensaver giussani-research.scr che con Windows XP e Windows 7 32 bit va copiato nella cartella C:\WINDOWS\system32\<br />
Dopodiché l&#8217;installazione la si fa con la normale procedura di Windows scegliendo lo screensaver che si chiama &#8220;Giussani-Research&#8221;.<br />
Su Windows 7 64 bit il file giussani-research.scr va copiato in c:\windows\syswow64.</p>
<p><a href="http://www.giussani-research.it/wp-content/uploads/giussani-research-screensaver-pc.zip">Screensaver-PC Giussani-Research</a></p>
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		<title>Il sistema di carico DDELS dei diffusori GR Delta Butterfly One</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/il-sistema-di-carico-ddels-dei-diffusori-gr-delta-butterfly-one/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 10:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;esclusiva modalità di carico Giussani Research DDELS (Dual Drive Extended Loading System) prevede l&#8217;impiego di due woofer (A e B) funzionanti nello stesso volume di carico VB. I due driver hanno volumi equivalenti VAS uguali e masse MMS differenti. Montati nello stesso volume risuonano quindi a frequenze FC differenti. Il trasduttore A, più leggero, ha una FCA ed una F3A più alte, a cui si accompagna un QTCA più basso. Il trasduttore B, più pesante, ha un livello di emissione inferiore su tutta la sua banda passante tranne che per valori di frequenza nell&#8217;intorno della frequenza FCB ed inferiori alla [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esclusiva modalità di carico Giussani Research DDELS (Dual Drive Extended Loading System) prevede l&#8217;impiego di due woofer (A e B) funzionanti nello stesso volume di carico V<sub>B</sub>.</p>
<p>I due driver hanno volumi equivalenti V<sub>AS</sub> uguali e masse M<sub>MS</sub> differenti. Montati nello stesso volume risuonano quindi a frequenze F<sub>C</sub> differenti.</p>
<p>Il trasduttore A, più leggero, ha una F<sub>CA</sub> ed una F<sub>3A</sub> più alte, a cui si accompagna un Q<sub>TCA</sub> più basso.</p>
<p>Il trasduttore B, più pesante, ha un livello di emissione inferiore su tutta la sua banda passante tranne che per valori di frequenza nell&#8217;intorno della frequenza F<sub>CB</sub> ed inferiori alla stessa.</p>
<p>La somma delle emissioni dei due driver ottiene quindi una risposta in frequenza complessiva che si mantiene sul livello del trasduttore più leggero su tutta la banda al di sopra della F<sub>CA</sub>, mentre il livello alla risonanza F<sub>CA</sub> e per valori di frequenza inferiori aumenta grazie all&#8217;apporto del driver B, che causa quindi una maggiore estensione della risposta in frequenza complessiva verso valori di frequenza più bassi.</p>
<p>Inoltre, il fatto che il driver A, al di sotto della sua frequenza di risonanza F<sub>CA</sub>, non veda aumentare ulteriormente la sua escursione, lascia di fatto a disposizione del trasduttore B un volume di carico maggiore della metà del volume totale. Condizione che sarebbe invece automatica nel caso in cui le frequenze F<sub>CA</sub> ed F<sub>CB</sub> fossero identiche.</p>
<p>Questo ulteriore effetto consente di estendere ulteriormente la risposta in frequenza complessiva, contribuendo di fatto a determinare una F<sub>CB</sub> ancora più bassa. Ed anche lo smorzamento complessivo ne risulterà ridotto.</p>
<p>Alle frequenze superiori alla F<sub>CB</sub> sarà invece il driver A a &#8220;vedere&#8221; un volume maggiore del 50% di V<sub>B</sub> a causa della minore escursione del driver B, determinata dal suo maggiore peso.</p>
<div id="attachment_807" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.giussani-research.it/wp-content/themes/gresearch/images/products/details/ddels.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giussani-research.it/wp-content/themes/gresearch/images/products/details/ddels.jpg" alt="Verde: woofer A – Blu: woofer B – Ciano: risposta complessiva - See more at: http://www.giussani-research.it/ddels/?lang=it#sthash.0Va0WJlx.dpuf" title="Verde: woofer A – Blu: woofer B – Ciano: risposta complessiva" titolo="Sistema di Carico GR DDELS" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-807" /></a><p class="wp-caption-text">Schema di funzionamento del Sistema GR DDELS</p></div>
<p>Grazie anche all&#8217;impiego di un apposito filtro che limita la emissione in gamma media del trasduttore B, si evita poi qualsiasi interferenza fra le emissioni dei due driver, che potrebbe causare peggioramento della dispersione e comb-filtering.</p>
<p>In conclusione, il sistema di carico GR DDELS consente di installare due woofer di pari V<sub>AS</sub> in un volume di carico V<sub>B</sub> inferiore rispetto a quello che sarebbe necessario, per ottenere la stessa estensione e la stessa capacità dinamica al low-end, impiegando un woofer solo o due woofer identici.</p>
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		<title>Doug Sax degli Sheffield Lab e le ESB 7/06</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/doug-sax-degli-sheffield-lab-e-le-esb-706/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 17:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Doug Sax è il fondatore della Sheffield Lab (Casa discografica responsabile di molte fra le migliori registrazioni Direct-To-Disc esistenti, oggetto di culto da parte degli audiofili di tutto il mondo) Dopo una visita al Winter CES (Consumer Electronics Show) tenutasi a Las Vegas a gennaio 1983 così si esprimeva dalle pagine di the abso!ute sound. Doug Sax on the Loose at CES Dear Harry: have just returned from CES In Vegas and I thought you and your readers might like to have an insider’s view of the show. In light of the economic conditions would strongly urge the CES to [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_548" class="wp-caption alignleft" style="width: 121px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Absolute-sound-cover.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Absolute-sound-cover-111x150.jpg" alt="The Abso!ute Sound" width="111" height="150" class="size-thumbnail wp-image-548" /></a><p class="wp-caption-text">The Abso!ute Sound</p></div>
<p><strong>Doug Sax</strong> è il fondatore della Sheffield Lab (Casa discografica responsabile di molte fra le migliori registrazioni Direct-To-Disc esistenti, oggetto di culto da parte degli audiofili di tutto il mondo)<br />
Dopo una visita al Winter CES (Consumer Electronics Show) tenutasi a Las Vegas a gennaio 1983 così si esprimeva dalle pagine di  <strong>the abso!ute sound</strong>.</p>
<p><strong>Doug Sax on the Loose at CES</strong></p>
<p>Dear Harry:</p>
<p>have just returned from CES In Vegas and I thought you and your readers might like to have an insider’s view of the show.</p>
<p>In light of the economic conditions would strongly urge the CES to think about the way the Audio Engineering Society does it. The AES has one show a year, an­nually alternating between the West and East coasts. That countless manufactur­ers have to go through this type of maso­chistic endeavor twice a year is inhumane. The expense for the retailers to attend is out of sight. To what purpose? Certainly nothing earth-shattering in any consumer lines will happen in the next six months.</p>
<p>Sheffield Lab, as a manufacturer, dis­plays at all CES’s, and it is the only format public exposure that we use. This is only the third show that I have attended in live years. I went to gain knowledge first-hand, take the pulse of the audiophile industry. ­As you know, both of my business enter­prises, Sheffield Lab and The Mastering Lab, are concerned solely with the phono­graph record, and the coming of the Com­pact Disc is an event I could not fail to evaluate. It remains an enigma. It offers more than an hour of uninterrupted music in a very compact size. And yet, the sound is disappointing: technical perfection in me­diocrity. I cannot believe that a true music lover will be able to accept it. I found it less of a threat to my survival than I had ex­pected -</p>
<p>Now off to the Riviera Hotel to see the real nuts. The harsh economic conditions have already taken their toll in the record in­dustry. The decline started five years ago. and has resulted in the closing of pressing facilities, the firing of countless employees by all record companies, and the depres­sing aroma of panic permeates everything. Two independent disc mastering facilities bit the bullet in 1982, and more will follow in 1983. The men are being separated from the boys. (Where are my hormones?)</p>
<p>The same is true for the manufacturers of High End audio equipment. Chapter Eleven is becoming a best-seller. Talk of com­panies in trouble abounded along with comments of regret and alarm. The hard reality is that many more companies, large and small, are in serious trouble. As with the record industry, their production capa­bilities will have to be sleeved down to the size of the market. Our economic depres­sion is not all:The consumer has a positive­ly endless choice of consumables to chal­lenge the audio dollar in the form of video recorders, video discs, video games, and those amazing home computers. Any retail­er must choose carefully as to where he is going to spend his money and must decide accurately which way the wind is blowing. It certainly wasn’t blowing towards the Riviera, and, frankly, the interest shown by retailers to the High End display at the Riviera was lukewarm at best.</p>
<p>As one involved in audio, I could not be but impressed by what was really going on at the Riviera. Each small suite repre­sented, for the most part, a true music lover, someone whose involvement in the repro­duction of music has moved them to com­mit all their resources to some area in the playback chain where they feel they can make a meaningful contribution.</p>
<p>I had the pleasure of meeting John Iver­son who was showing his new amplifier. A quick glance inside his amp revealed a staggering parts count. Assuming that all are there for a reason, the time and energy involved becomes obvious. John, of course, is only one man in one room and the rooms go on and on. John was smoking or­dinary cigarettes and guzzling Jack Daniel. After he filled my glass to the rim, I asked him the obvious: What the hell are you do­ing back in the sweat box? Said he, laugh­ing, “Once you’re bitten by the audio bug you can’t shake it. It’s a life-long ad­diction.” The Riviera was full of addicts, and it is with sorrow that I foresee that some are not going to survive their addic­tion.­ The rest of my stay was the enjoyable part. I got to be an audiophile for a day. With my good friend Bob Neil from Visalia, I went through many of the rooms to hear what there was to hear. A note to exhibitors:  </p>
<p>Always have your system playing. A room with no music in it is just another dreary hotel room. Do your talking somewhere else.</p>
<p>Trends? I think so. Dynamic speakers are getting better. It was a bad day for elec­trostatics. They ranged from fair to awful. Naturally, I would miss the set that ap­parently thrilled everybody: the Sound Lab’s A/1 designed by Dr. Roger West.</p>
<p>My method: Stick my head in the door -if the sound was inviting, go in and give the system a fair shake. My interest at this show was in loudspeakers since many turn­tables, cartridges, and amplitiers are doing the job. Many of the speakers I heard could not be called systems. They might handle some area of the signal properly, but they were failures as systems capable of doing most ot what should be expected. I should mention that I feel this way about most of the speakers that have ever been offered for sale.</p>
<p>I didn’t make all the rooms, but I did hear some systems that were, indeed, systems. Vandersteen, the RS-1 of Intinity, Meridian, Linn, the nefarious Klipsch, and, surprise, the LJ260 of JBL. The surprise is that this is the first JBL I have ever considered a sys­em. Maybe John Eargle has finally got something through. All are compromises, but, then, I don’t expect much from a loudspeaker.</p>
<p>After five hours of this madness we were pooping out, but we hear a vocal -Amanda’s, it so happened-coming from some unknown speaker. It is instantly obvious that this is the best I’ve ever heard her sound, save for standing next to her. We went in and sat down and really listened. Everything sounded glorious and musical. I introduoed myself to Arthur Regal from Cedarhurst, N.Y. He is president of ESB USA and will be importing the ESB line from Italy. He asked me if I would like to hear some other Sheffield records. No. anything but that. He then put on a Proprius record­ing, Cantate Domino. Again, the best reproduction of voice have ever heard. The recording was superb. (Every audiophile should have some Proprius recordings, and the same is true of the Opus 3 line from Sweden.)</p>
<p>Impressed out of my shorts, we bade adieu to ESBand ventured further down the hall where I had a rather joyous meeting with my old friend Leode Gar Kulka of Sonic Arts. I met Leo in 1961 when Lincoln and I were attempting to make a direct-to-disc recording of a solo piano -and mono at that. He had the only Neumann cutting system In Los Angeles. He played some of his new recordings for us, and I ran around the show until I collared a pressing of our disc of Arnold Steinhardt and Lincoln doing the Strauss sonata, it sounded unfamiliar on the set-up in Leo’s shared room, and next door we tried it on some weird-looking speaker that sounded even weirder. Since I feel this is the best recording I have ever made, was disappointed that I couldn’t show Leo its virtues. Bob suggested that we go back to ESB to listen to the Strauss, great idea, Bob, We went and listened to the whole sonata. I can’t remember the last time that listened through a complete work. The result was stunning, way beyond acourate; a seamless, effortless recreation of the instruments, the room, the musician’s interplay and emotion- I have never heard a speaker re-create the spatiality of these Italian wonders. The ESB 7/06, A restorative experience. Maybe it is all worthwhile. Special accolades to everything in the playback chain which performed without a trace of mechanical or electrical presence. SOTA sapphire turn­table, Lustre 801 arm, high output SDX 2000 Supex, Threshold FET 1 preamp, Threshold S500 power amp.</p>
<p>It was then 9 p.m. and everyone fam­ished. We went to the buffet at Circus, Circus; Bob Neil, Arthur Regal, <strong>Renato Giussani</strong> (the designer of the ESB 7/06).</p>
<p>I pumped Renato concerning the design parameters of his wondrous loudspeaker. Apparently he has done much research into what a speaker must do to allow the ear to receive space and depth information. What we all heard was no accident. As a professional, I can guarantee that the speaker will fail in many areas; as an audiophile tor a day, I know it is the finest loudspeaker I’ve ever heard.</p>
<p>At a table nearby some people are con­versing passionately over amplifier prob­ems and crossover designs. Bob Iverson stops at our table and we exchange pleasantries; addicts all.</p>
<p>—Doug Sax</p>
<p>Postscript:</p>
<p>I have just listened to Leo’s Sonic Arts recording of Stephen Kates doing the Rachmaninov Cello Sonata. It sounds love­ly, and it’s digital yet. Harry, what’s happening to me?</p>
<div id="attachment_549" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/706-pagina.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/706-pagina-150x150.jpg" alt="ESB 7/06" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-549" /></a><p class="wp-caption-text">ESB 7/06</p></div>
<p><strong>Un estratto in italiano</strong></p>
<p>&#8220;&#8230;Il resto della giornata è stato la parte divertente. Sono stato un audiofilo per un giorno. Con il mio buon amico della Visalia, ho girato per la maggior parte delle sale per ascoltare quel che c&#8217;era da ascoltare&#8230;Molti degli altoparlanti che ho sentito non possono essere chiamati -sistemi-. Alcuni possono trattare alcune parti del segnale abbastanza bene, ma c&#8217;erano sempre carenze nel comportarsi come -sistemi- capaci di fare la maggior parte di quello che uno dovrebbe potersi aspettare. In verità io la penso così della maggior parte degli altoparlanti che sono sempre stati offerti  sul mercato. Non ho girato tutte le stanze, ma ho ascoltato alcuni sistemi che erano, comunque, sistemi. Vandersteen, le RS-1 della Infinity, Meridian&#8230;Tutti sono compromessi, ma, dopotutto, io non mi aspetto molto da un altoparlante.</p>
<p>Dopo cinque ore di questa pazzia noi stavamo per scoppiare, quando sentimmo una voce -quella di Amanda- provenire da un altoparlante sconosciuto. E&#8217; immediatamente ovvio che questa è la volta che sento al meglio il suo suono, tranne che standole in piedi vicino. Noi entrammo, ci sedemmo e in verità ascoltammo. Tutto suonava glorioso e musicale. Io mi presentai ad Arthur Regal di Cederhurst, N.Y. Egli è il presidente della ESB-USA e importerà la linea ESB dall&#8217;Italia. Egli mi chiese se volessi ascoltare qualche altro disco Sheffield. No, nient&#8217;altro. Allora lui mise una registrazione Propius, Cantate Domino. Di nuovo, la migliore riproduzione della voce che io abbia mai sentito. La registrazione era superba. Impressionati oltre ogni limite, noi dicemmo addio alla ESB e ci avventurammo in fondo all&#8217;ingresso, dove io ebbi un incontro più che gioioso con il mio vecchio amico Leode Gar Gulka della Sonic Arts. Io conobbi Gulka nel 1961 quando Lincoln ed io stavamo provando a fare una registrazione diretta su disco di un pianoforte, e mono anche. Allora lui aveva l&#8217;unica macchina per incisione Neumann in Los Angeles. Suonò alcune delle sue nuove registrazioni per noi, quindi io girai per la mostra finché non trovai una copia del nostro disco di Arnold Steinhardt e Lincoln che suonano la sonata di Strauss. Suonava poco familiare sull&#8217;impianto nella stanza di Leo. La porta accanto provammo con un sistema di altoparlanti piuttosto strano che suonava in modo ancora più strano. Dato che io credo che questa sia la migliore registrazione che io abbia mai fatto, era scoraggiante non riuscire a mostrare a Leo le sue qualità. Bob suggerì di tornare alla ESB per ascoltare Strauss. Grande idea Bob. Noi ci andammo ed ascoltammo l&#8217;intera sonata. Io non mi ricordo quale è stata l&#8217;ultima volta che ho riascoltato per intero un mio lavoro. Il risultato era emozionante, molto più che accurato; una perfetta ricostruzione priva di fatica degli strumenti, della stanza, dell&#8217;interpretazione dei musicisti e della loro emozione. Io non ho mai sentito un altoparlante ricreare la spazialità di queste meraviglie italiane. Le ESB 7/06. Una esperienza ristoratrice.<br />
&#8230;Erano le 9 p.m. ed avevamo tutti familiarizzato. Andammo al buffet al Circus. <a href="mailto:rneil@sbcglobal.net">Bob Neil</a>, Arthur Regal, <a href="mailto:mc0004@mclink.it">Renato Giussani</a> (il progettista delle 7/06). Io sollecitai Renato a proposito dei parametri di progetto dei suoi meravigliosi altoparlanti. Sembrerebbe che abbia condotto una notevole ricerca su quello che un altoparlante deve fare per permettere all&#8217;orecchio di percepire le informazioni spaziali e di profondità. Quello che noi tutti avevamo sentito non era stato casuale&#8230;&#8221;</p>
<p><em>P.S.: Mio figlio Fabrizio mi ha fatto notare che il nome di Doug Sax compare all&#8217;interno della copertina del CD &#8220;Wish you where here&#8221;  dei Pink Floyd (1975) come responsabile del remastering digitale effettuato ai The Mastering Lab LA nel 1992&#8230;</em></p>
<p>E, a distanza di parecchi anni&#8230; Mutatis mutandis&#8230;<br />
Ecco un&#8217;altra testimonianza non da poco: <strong>l&#8217;opinione del discografico <a href="http://www.videohifi.com/28_intervista.htm" target="_blank">Marco Lincetto</a> dopo l&#8217;ascolto delle <a href="http://www.giussani-research.it/delta-4-r9">GR Delta 4 R9</a> al Roma Hi-End 2009</strong>.</p>
<p>&#8220;&#8230;approfitto di questo lunghissimo 3D &#8211; anziché aprirne un altro analogo &#8211; per dire la mia su questi diffusori (n.d.r. GR Delta 4 R9), finalmente ascoltati, brevemente, ma con grande attenzione e concentrazione, al Roma Hi-End, utilizzando principlamente due miei master che conosco meglio di me stesso.</p>
<p>Ci tengo a scrivere queste poche righe, perché reputo Giussani una delle poche persone che ha lasciato il segno in questo settore, negli ultimi 40 anni almeno.</p>
<p>Quando da ragazzo, poco più che ventenne, iniziai a fare le cose sul serio, in questo mondo, il mio riferimento si chiamava ESB 7/06, ovvero un diffusore che era talmente innovatore allora, che pure oggi mantiene alcune caratteristiche di riferimento assoluto.<br />
Ebbene, ascoltando l&#8217;ultima creatura in ordine di tempo del maestro Giussani non ho potuto non ritrovare una filosofia che procede lungo la strada maestra, senza mai perdere di vista i principi che ispirarono i primi progetti.<br />
La coerenza: la coerenza di pensiero e di realizzazione, sintomo di profonda conoscenza, non disgiunta comunque da brillante intuito.</p>
<p>Nei primi 30 secondi di ascolto di questo diffusore ho immediatamente capito che tutto stava al suo posto: non ho avuto problemi a ritrovare tutti i riferimenti di due registrazioni che, appunto, conosco &#8220;più che benissimo&#8221;.</p>
<p>Ed il tutto in una saletta che, probabilmente apposta, riproduceva un ambiente domestico molto normale, usuale, ovvero l&#8217;ambiente dove verranno ascoltate questi diffusori.</p>
<p>Un sentito &#8220;Complimenti!&#8221; a Renato Giussani.</p>
<p>Marco Lincetto&#8230;&#8221;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/doug-sax-degli-sheffield-lab-e-le-esb-706/">Doug Sax degli Sheffield Lab e le ESB 7/06</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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		<title>Struttura Delta 4</title>
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		<pubDate>Sun, 07 May 2006 00:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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		<category><![CDATA[giussani research]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno avrà notato che, mentre ero appena uscito dalla ESB nel 1984 (dove, lavorando nella qualità di Responsabile Ricerca e Sviluppo dal 1979, avevo raccolto un notevole successo con la serie 7 del 1981&#8230;), per proporre un kit importante dalle pagine di Audio Review (<a href="http://www.renatogiussani.it/the-audio-speaker/">The Audio Speaker</a>) non ho scelto una struttura Serie7-like, bensì di montare altoparlanti diversi (tre vie) in un mobile esattamente uguale a quello delle Audiolab Delta 4 (quattro vie, progetto che avevo realizzato nel 1978&#8230;).<br />
I motivi che mi hanno indotto ad una simile decisione sono stati numerosi:</p>
<p>1 &#8211; Il mobile è costruibile con molta buona volontà, ma pochi attrezzi comuni. Io e Andrea Riderelli, per ricostruire le nostre Delta 4 Audiolab versione 2003, abbiamo usato un trapano, un seghetto alternativo, una sega circolare, una fresa a mano, un martello, un cacciavite, carta vetrata, una riga, una squadra, un calibro, una matita, un tavolo da lavoro cinese, due morsetti, ritagli di legno di scarto. Per la &#8220;finitura&#8221;, triangolini laterali a parte, basta vernice nera opaca in bombolette e tela &#8220;acustica&#8221; fissata con Bostik e sparapunti&#8230;</p>
<p>2 &#8211; Nonostante la forma inconsueta e le dimensioni non contenutissime, il conseguimento di un livello di finitura (a realizzazione completata, con tutti i telai e i due triangoli &#8220;estetici&#8221; laterali) adeguato all&#8217;estetica di qualsiasi ambiente è quindi alla portata di tutti.</p>
<p>3 &#8211; Eventuali spostamenti sono facilitati dalla possibilità di dividere la parte bassa da quella sostenuta dai montanti.</p>
<p>4 &#8211; Il mobile del woofer ha una forma tale da minimizzare la possibilità di insorgenza di onde stazionarie o rimbombi interni, nonché le risonanze dei pannelli. I due laterali sono piccoli e triangolari (ottenendo un ottimo spread e conseguente attenuazione delle frequenze proprie), il frontale e il posteriore sono facilmente collegabili tramite un elemento di rinforzo a sua volta triangolare, bloccandone di fatto i possibili movimenti di &#8220;respirazione&#8221;. Inoltre, il pannello posteriore inclinato facilita l&#8217;accesso alla morsettiera&#8230;</p>
<p>5 &#8211; Il woofer può essere posizionato molto vicino al pavimento potendo quindi usufruire di un buon rinforzo della sua emissione senza dover accettare cancellazioni dovute alla riflessione sul pavimento, fino a frequenze relativamente molto alte.</p>
<p>6 &#8211; Il posizionamento avanzato dello stesso woofer che si consegue grazie all&#8217;inclinazione del pannello ottiene: di non entrarci dentro inavvertitamente con i piedi, di recuperare almeno in parte il group-delay del suo filtro oltre all&#8217;offset geometrico normalmente presente con il montaggio su pannello verticale. Con il filtro del second&#8217;ordine che impiego normalmente io, mi consente anche di orientare meglio il lobo di dispersione all&#8217;incrocio oltre che di emettere verso l&#8217;ascoltatore tutte le frequenze coinvolte nella somma acustica con il midrange ben oltre la frequenza d&#8217;incrocio.</p>
<p>7 &#8211; La forma scelta, con il vertice principale verso l&#8217;alto, consente una base di appoggio stabile ed un buon/facile sostegno del gruppo medio-alti con l&#8217;uso di due stretti montanti in luogo di un pannello, minimizzando quindi altre possibili fonti di emissione di segnali spuri.</p>
<p>8 &#8211; Nel caso del TFS, abbiamo scoperto un ulteriore pregio. Essendo la base da 6 cm nascosta per metà dagli elementi estetici esterni, abbiamo ottenuto di poter mantenere l&#8217;estetica di una base alta 3 cm, ma con il volume necessario per infilarci dentro ben nascosto tutto il condotto di accordo reflex, senza dover rubare volume al prisma sovrastante.</p>
<p>9 &#8211; Quanto alla parte alta, possiamo dire intanto che la sua completa indipendenza dal prisma e il notevole spazio disponibile all&#8217;interno dei telai portatela consente di adattare facilmente la struttura ed il montaggio degli altoparlanti alle più disparate situazioni.</p>
<p>10 &#8211; Nel caso delle Delta 4 abbiamo un gruppo di tre altoparlanti a cupola montati su un unico pannello smussato largo 16,6 cm, alto 36,6 cm, profondo 2 cm. Il pannello del The Audio Speaker accoglieva un Seas da 17 cm ed un tweeter a cupola con dimensioni esterne fuori tutto di 23 x 38 x 9 cm (il volume non usava tutta l&#8217;altezza e raggiungeva i 2 litri), mentre il TFS ha un pannello, fresato, da 23 x 39 x 12 cm, per 7 litri lordi interni.</p>
<p>11 &#8211; Il montaggio del gruppo medio alti su un pannellino piccolo a distanza prefissata dal woofer e sulla sua verticale consente di ottenere una corretta espansione verticale dell&#8217;immagine acustica abbinata ad un suono molto particolare, senza effetto/pannello come nei minidiffusori, ma con una gamma medio-bassa e bassa da diffusore grande&#8230;</p>
<p>12 &#8211; Quando la &#8220;cassa&#8221; è chiusa con i telai portatela, si ha la sensazione di ascoltare un grande pannello (elettrostatico/isodinamico) di qualità molto alta, ma con una risposta ben presente anche agli estremi banda e una notevole dispersione&#8230;</p>
<p>E per finire, l&#8217;estetica da monolite ideata da Giammaria Lojodice nel 1977 ha sempre raccolto notevoli consensi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/struttura-delta-4/">Struttura Delta 4</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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