<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Renato Giussani &#187; frequenza</title>
	<atom:link href="https://www.renatogiussani.it/tag/frequenza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.renatogiussani.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 03 Jan 2024 09:18:43 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>La migliore posizione dei woofer in ambiente</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 13:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[altoparlanti]]></category>
		<category><![CDATA[diffusori]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[giussani research]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[nps]]></category>
		<category><![CDATA[segnale]]></category>
		<category><![CDATA[suono]]></category>
		<category><![CDATA[woofer]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=972</guid>
		<description><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno, ma non sui valori delle loro singole frequenze. A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre. Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/">La migliore posizione dei woofer in ambiente</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno,  ma non sui valori delle loro singole frequenze.</p>
<div id="attachment_976" class="wp-caption aligncenter" style="width: 380px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/frequenza-schroeder.jpg" alt="Frequenza di Schroeder" title="Frequenza di Schroeder" class="size-full wp-image-976" /><p class="wp-caption-text">Frequenza di Schroeder</p></div>
<p>A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre.</p>
<div id="attachment_981" class="wp-caption aligncenter" style="width: 760px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Standing-wave.gif" alt="Figura 1" width="750" height="250" class="size-full wp-image-981" /><p class="wp-caption-text">Figura 1</p></div>
<p>Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti). </p>
<p>Queste sono le semplici considerazioni in base alle quali è stato deciso che fosse bene anche da questo punto di vista che il sistema GR NPS-1000, che per la sua struttura NPS lo consente, fosse dotato di ben 6 sorgenti di bassa frequenza al di sotto dei 140 Hz e 10 fino a circa 300 Hz dislocate in posizioni  molto lontane nell&#8217;ambiente.<br />
Ottenendo di &#8220;energizzare&#8221; il maggior numero possibile di onde stazionarie in modo il più uniforme possibile, ovvero di rendere la risposta in ambiente su quel range di frequenze il più regolare possibile.<br />
Cosa che è stata poi verificata quando, cercando di migliorarla ulteriormente con l&#8217;uso di DRC e/o di KRK Ergo, si sono ottenuti miglioramenti assolutamente minimali.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_975" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2-150x150.jpg" alt="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." title="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-975" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 2</p></div>
<p>La figura 2  evidenzia chiaramente che la posizione del woofer dei sistemi GR Delta 4 vicino al pavimento (una delle due laterali. L&#8217;altra è il soffitto) è la sola che permette di eccitare tutte le stazionarie indipendentemente dalla loro lunghezza d&#8217;onda. E, date la grande massa e la grande riflettenza acustica del pavimento di qualsiasi ambiente, ciò avviene in modo poco variabile al variare delle caratteristiche costruttive dell’ambiente stesso. Ottenendo quindi anche con i sistemi GR Delta 4 molti dei vantaggi offerti dall’uso delle numerose sorgenti di basse frequenze dei sistemi NPS.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_973" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000-150x150.jpg" alt="GR NPS-1000" title="GR NPS-1000" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-973" /></a><p class="wp-caption-text">GR NPS-1000</p></div>
<p>Da <a href="http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm" target="_blank">http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm</a> (Mario Bon):</p>
<p><i>&#8220;&#8230;In qualsiasi ambiente chiuso (con pareti parallele e non parallele) si formano delle onde stazionarie (dette anche modi propri di risonanza o  modi normali). A bassa frequenza questi modi cadono a frequenze ben separate tra loro mentre, aumentando la frequenza, diventano sempre più numerosi e ravvicinati fino ad essere indistinguibili. Ne segue che lo stesso ambiente deve essere studiato in modo diverso: a bassa frequenza si deve tenere conto del contributo di ciascun singolo modo mentre alle frequenze più alte si può usare il metodo statistico. Questi due range di frequenza sono separati dalla “Frequenza di Schroeder” che rappresenta il limite superiore per il calcolo deterministico ed il limite inferiore per il calcolo statistico.<br />
Non è difficile prevedere la risposta in potenza di un diffusore acustico, ad una distanza pari a 3 o 4 volte la distanza critica, per frequenze superiori alla frequenza di Schroeder. Il fatto è che questo tipo di risposta è poco interessante perché riguarda una regione dove il suono riverberato è dominante (bassa Chiarezza).</p>
<p>Negli ambienti domestici la frequenza di Schroeder si trova tra 100 e 250 Hz. Nei tipici ambienti da 20-30 metri quadri la frequenza di Schroeder si attesta a 200-250 Hz e la riproduzione delle basse frequenze è fortemente condizionata dai modi normali. Nei teatri e negli auditori la frequenza di Schroeder si trova due o tre ottave più in basso (vedere la tabella qui sotto). In una sala da  10000 metri cubi a 30 Hz i modi normali sono già “non individuabili” e le frequenze basse si “sentono” molto bene. </p>
<p>L’effetto dei modi normali dell’ambiente è quello di creare un campo acustico non omogeneo per cui in alcuni punti certe frequenze sono esaltate mentre in altre sono fortemente attenuate. Se non bastasse i modi normali si estinguono lentamente dando origine a fastidiose “code sonore” o rimbombi che limitano la Chiarezza e provocano fatica da ascolto&#8230;&#8221;</i></p>
<p><b>In conclusione</b><br />
Più il campo stazionario è irregolare (condizioni standard in normali ambienti con due soli woofer lontani dal pavimento e dalla parete posteriore) e più le code sonore delle frequenze poste inevitabilmente in maggiore evidenza risulteranno individuabili e fastidiose.<br />
Più il campo è uniforme (Delta 4 vicine alla parete posteriore e/o GR NPS-1000) e minori saranno le possibilità per questo effetto negativo di estrinsecarsi.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/">La migliore posizione dei woofer in ambiente</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Importanza della Risposta in Frequenza</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/importanza-della-risposta-in-frequenza/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/importanza-della-risposta-in-frequenza/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 10:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[dinamica]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[realismo]]></category>
		<category><![CDATA[risposta]]></category>
		<category><![CDATA[timbrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=130</guid>
		<description><![CDATA[<p>Massimo Piantini (Max Research): “&#8230;se ho ben capito quello che scrivi, gli ampli a valvole non avrebbero una risposta completamente piatta e pertanto risulterebbero con un suono “eufonico”. Per la mia esperienza ritengo che questo sia reale e che l’ascolto si influenzato da questi parametri. Invece dopo il tuo invito a cercare quegli scritti sul sito della Tangerinetech, ho trovato ciò che mi segnalavi: http://www.tangerinetech.net/downloads/freq_rg.pdf Ho trovato molto interessante quanto scritto sia da Simone Bianchi che da te. La tabella che tu proponi, non solo è utile per comprendere quale siano gli effetti di alterazioni della risposta in frequenza di [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/importanza-della-risposta-in-frequenza/">Importanza della Risposta in Frequenza</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Massimo Piantini (<a href="http://www.maxresearch.com">Max Research</a>):</p>
<p>“&#8230;<em>se ho ben capito quello che scrivi, gli ampli a valvole non avrebbero una risposta completamente piatta e pertanto risulterebbero con un suono “eufonico”.</em></p>
<p><em>Per la mia esperienza ritengo che questo sia reale e che l’ascolto si influenzato da questi parametri.</em></p>
<p><em>Invece dopo il tuo invito a cercare quegli scritti sul sito della Tangerinetech, ho trovato ciò che mi segnalavi:</em></p>
<p><em><a href="http://www.tangerinetech.net/downloads/freq_rg.pdf">http://www.tangerinetech.net/downloads/freq_rg.pdf</a></em></p>
<p><em>Ho trovato molto interessante quanto scritto sia da Simone Bianchi che da te. La tabella che tu proponi, non solo è utile per comprendere quale siano gli effetti di alterazioni della risposta in frequenza di un diffusore, ma confermano tutte le mie esperienze fatte in tutti gli anni di ascolto di musica e sistemi hi-fi.</em></p>
<p><em>Sono rimasto colpito da due frasi dette una da Bianchi e una da te, che condivido e che spiegano tutte le mie scelte di produttore di musica.</em></p>
<p><em>- Bianchi dice testualmente:</em></p>
<p><em>&#8220;&#8230;Mi è capitato di ascoltare sistemi che andavano a privilegiare determinati parametri (ambienza, dinamica) distruggendone letteralmente altri (timbrica, realismo). Si può parlare ancora di alta fedeltà?”</em></p>
<p><em>Ho sempre pensato che delle componenti di un messaggio musicale, che per semplicità divido in TIMBRICA, DINAMICA, RICOSTRUZIONE AMBIENTALE, (ma naturalmente vi è una gamma grandissima di sfumature in ognuno di questi aspetti del messaggio musicale) ognuno di noi privilegi un aspetto o un altro a seconda del suo modo di percepire e interpretare le informazioni uditive che arrivano al proprio cervello. Pertanto, a seconda di questa inclinazione, che privilegiare alcuni aspetti piuttosto che altri, scegliamo il ns. sistema hi-fi e lo componiamo per riprodurre questa percezione uditiva che abbiamo immagazzinato nel ns. cervello. Questo spiega come mai vi siano una così grande varietà di impianti che suonano in maniera molto diversa, formati combinando in maniera personale i componenti di un sistema hi-fi. Ognuno di noi cerca di riprodurre quello che ha percepito del totale dell’evento sonoro, attraverso un sistema che privilegi gli aspetti a lui più graditi&#8230;&#8221;</em></p>
<p><em>- Invece tu, ad un certo punto, dici:</em></p>
<p><em>“&#8230;Sappiamo infatti che un sistema audio non può &#8216;clonare&#8217; esattamente il campo di pressione sonora esistente in una sala da concerto, bensì restituisce un &#8216;fantasma&#8217; derivante da un segnale elettrico ottenuto in ambienti diversi con tecniche microfoniche ampiamente variabili.”&#8230;&#8221;</em></p>
<p><em>Condivido in pieno questa tua affermazione (n.d.r. In realtà la frase riportata è di Simone Bianchi, ma può essere tranquillamente usata anche per rappresentare correttamente il mio pensiero in proposito. R.G.) e proprio perché la trovo fondamentale per proseguire nel tentativo di “ricreare l’evento sonoro quanto più vicino possibile a quello registrato nella sala da concerto”, che ho deciso di dedicarmi al multicanale&#8230;</em>&#8220;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/importanza-della-risposta-in-frequenza/">Importanza della Risposta in Frequenza</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/importanza-della-risposta-in-frequenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Presenza e profondità</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/presenza-e-profondita/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/presenza-e-profondita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 May 2008 19:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[audioplay]]></category>
		<category><![CDATA[delta]]></category>
		<category><![CDATA[dsr]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[nps]]></category>
		<category><![CDATA[profondità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=323</guid>
		<description><![CDATA[<p>L&#8217;enorme importanza dell&#8217;andamento della risposta in frequenza esibita dalle casse acustiche, nelle condizioni di installazione nella quali vengono ascoltate, viene spesso sottovalutata anche da chi avrebbe mezzi ed esperienza più che sufficienti a poterne rilevare ed evidenziare tutte le implicazioni. In questa breve esposizione viene evidenziato un aspetto di base riconducibile facilmente all&#8217;andamento della risposta in frequenza. Aspetto del quale sono tutti perfettamente consci da sempre e che è possibile sperimentare anche con un accorto uso dei normali controlli presenti una volta su quasi tutti gli apparecchi hi-fi, ovvero il controllo di Loudness ed i controlli di Tono. Chi sa [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/presenza-e-profondita/">Presenza e profondità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;enorme importanza dell&#8217;andamento della risposta in frequenza esibita dalle casse acustiche, nelle condizioni di installazione nella quali vengono ascoltate, viene spesso sottovalutata anche da chi avrebbe mezzi ed esperienza più che sufficienti a poterne rilevare ed evidenziare tutte le implicazioni.</p>
<p>In questa breve esposizione viene evidenziato un aspetto di base riconducibile facilmente all&#8217;andamento della risposta in frequenza.<br />
Aspetto del quale sono tutti perfettamente consci da sempre e che è possibile sperimentare anche con un accorto uso dei normali controlli presenti una volta su quasi tutti gli apparecchi hi-fi, ovvero il controllo di Loudness ed i controlli di Tono.<br />
Chi sa che la loro sparizione dagli odierni apparecchi hi-fi non sia da ricollegarsi anche alla volontà di sottrarre all&#8217;ignaro utente finale un facile strumento di controllo e di verifica di quanto anche piccole variazioni nell&#8217;andamento della risposta in frequenza possano pesantemente influire sui &#8220;tutti&#8221; gli aspetti dei suoi ascolti.<br />
E su come potrebbe facilmente ottenere risultati più vicini a quelli desiderati, anche senza dover sostituire in continuazione costosi accessori, ed apparecchi che non ne sono scientemente dotati.<br />
<strong>Iniziamo ricordando alcune cose presenti già da tempo anche in altre parti di questo sito:</strong><br />
Le bande di frequenza che è possibile esaminare per andare a verificarne gli effetti sull&#8217;ascolto possono essere talmente tante&#8230; E poi: &#8220;&#8230;<strong>isolate o più insieme</strong>&#8230;?&#8221;, &#8220;&#8230;<strong>in più o in meno</strong>&#8230;?&#8221;, &#8220;&#8230; <strong>Quante combinazioni/permutazioni</strong>&#8230;?&#8221;<br />
Le più importanti, così all&#8217;impronta, con annesse laconiche definizioni non esaustive potrebbero essere <strong>una/due ottave</strong> circa centrate attorno alle frequenze seguenti:<br />
<strong>A:</strong> 50, <strong>B:</strong> 160, <strong>C:</strong> 400, <strong>D:</strong> 1000, <strong>E:</strong> 2000, <strong>F:</strong> 3150, <strong>G:</strong> 5000, <strong>H:</strong> 10000 Hz, <strong>I:</strong> 12500, <strong>L:</strong> 16000 (per chi li sente&#8230;)</p>
<p><strong>A:</strong> I &#8220;bassi profondi&#8221; e l&#8217;ampiezza/immanenza delle grandi orchestre/gruppi specie dal vivo. Se è abbinata alla L è ancora meglio.<br />
<strong>B:</strong> Potenza. Ma anche &#8220;gommosità&#8221;, se esuberano/mancano altre frequenze. Il difetto può essere corretto aumentando le gamme da D a G, ma ovviamente ci sono dei limiti&#8230;<br />
<strong>C:</strong> Scatolarità, effetto cartone (&#8220;scatola da scarpe&#8221;, specie sulle voci maschili), quando troppo. Leggerezza del tom (batteria), del sax baritono, delle note &#8220;medio-basse&#8221; della chitarra, quando poco. E annessi e connessi. Se è troppo poco C e troppi A e B può contribuire al famoso &#8220;basso gommoso&#8221;.<br />
<strong>D:</strong> Se è poco si perde &#8220;effetto presenza&#8221; se è troppo aiuta ad emergere i difetti della C.<br />
<strong>E:</strong> Se è poco diminuisce &#8220;effetto presenza&#8221; se è troppo interviene il &#8220;pungente/fastidio&#8221;.<br />
<strong>F:</strong> Caratterizzazione ed &#8220;articolazione&#8221; degli strumenti solisti e delle voci, specie femminili.<br />
<strong>G:</strong> Apertura della timbrica degli strumenti aventi spettri &#8220;bassi ma non bassissimi&#8221;. Se è troppo &#8220;archi alla corda&#8221;.<br />
<strong>H:</strong> Apertura/spaziosità del 99% degli strumenti e dei &#8220;rumori&#8221;, applausi compresi. Se è eccedente comporta il famoso effetto durezza, freddezza, fastidio, &#8220;effetto cupole rigide&#8221; e/o &#8220;meno setosità&#8221; della gamma alta.<br />
<strong>I:</strong> Queste cominciano ad essere alte frequenze &#8220;vere&#8221;, solo armoniche &#8220;aifai&#8221; e rifinitura, anche &#8220;spaziale&#8221;.<br />
<strong>L:</strong> Come I, anzi meglio, ma solo per chi li sente davvero. Ariosità&#8230; Leggerezza e setosità dell&#8217;estremo alto.<br />
<strong>C, F &amp; G insieme:</strong> transienti più o meno &#8220;veloci&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>Inoltre&#8230;<br />
Alcune risultanze sperimentali ripetibili di una &#8220;prova d&#8217;ascolto&#8221; condotta &#8220;molto seriamente&#8221; il 7 agosto 2004:</strong></p>
<p><em>Di Maurizio Jacchia:</em></p>
<p>&#8220;&#8230;1. Che il TFS è uno strumento straordinario per quello che abbiamo fatto e, spero, continueremo a fare. In campo abbiamo messo quattro ampli valvolari di potenza da piccola a media. Regolando il livello per l&#8217;impossibilità di saturare abbiamo ottenuto un livello accettabile ma, credo di poter parlare a nome di tutti, almeno tre dB in più li avremmo graditi. Questo significa che con una cassa tradizionale avremmo dovuto usare il cornetto acustico. Badate che non si trattava di monotriodi da 3W, si arrivava sempre comunque sopra i 10W. Questo porta alla certezza che altri gruppi di ascolto siano soliti trarre conclusioni, e a Roma così avevamo fatto, ascoltando continue e reiterate saturazioni dell&#8217;ampli. Peraltro, con casse &#8220;raffinate&#8221; da 86-88 dB il concetto è estendibile alla fascia di amplificatori da &gt; 60W. Il tutto, ricordo, con una cassa dal suono mooolto buono.</p>
<p>2. Che il primo ampli, commerciale, è stato scartato ad orecchio, e strumentalmente ha manifestato problemi intollerabili di motor-boating sulle basse, bassissime frequenze.</p>
<p>3. Che il gruppo di ascolto era così poco fondamentalista da essere finito ad ascoltare per le prove un disco proposto dal sottoscritto, l&#8217;unico veramente analfabeta da punto di vista musicale.</p>
<p>4. Che vi erano differenze, ad orecchio, fra TUTTI gli amplificatori e che siamo perfino stati in grado di esprimere un preferito direi condiviso da tutti.</p>
<p>5. Che il pezzo musicale da scelgiere mancando la commutazione diretta deve avere inizio e fine con livello moooolto simile, altrimenti si mettono in dubbio degli strumenti calibrati SIT ogni anno.</p>
<p>6. Che le differenze di risposta in frequenza ai morsetti dei vari oggetti, che spero di postare in giornata, sono distinguibili da sole, riprodotte con cool edit nella loro globalità, 20-20kHz, 10 volte su</p>
<p>7. Che purtroppo una delle cose che fanno incaz.. della risposta in frequenza è che la variazione può essere, nelle preferenze, neutra, migliorativa, peggiorativa, in relazione all&#8217;ambiente, il pezzo, i gusti. Questo gioca contro la possibilità di rilevazione eppure si rileva sempre. Mette anche in evidenza differenze di terminologia, c&#8217;erano almeno due ottave di differenza fra &#8220;l&#8217;aperto&#8221; di Renato ed il mio. Anche sopra la definizione di medio-basso il sottoscritto ha mostrato di avere dei problemi. Non esiste altra via se non quella da noi seguita per uniformare, col tempo, il vocabolario.</p>
<p>8. Che la psicoacustica pesa enormente e che Xxxxxx ne è il più immune del gruppo e lo è per carattere. Basta conoscerlo, per capire perchè. Altra certezza e che chi pensa di esserene immune o di &#8220;controllarla&#8221; sarà colui che ne è maggiormente affetto.</p>
<p>9. Che si sia a mala pena riusciti a togliere la crosticina di quel che c&#8217;è da fare.</p>
<p>10. Che la variabilità della risposta in frequenza non abbia spiegato tutto quel che abbiamo sentito ma che sia talmente avvertibile come tale da essere un ostacolo insormontabile se non messa assolutamente sotto controllo e possibilmente eliminata. &#8230;&#8221;</p>
<p><strong>E allora:</strong></p>
<div id="attachment_324" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-Delta-Due23.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-Delta-Due23-300x191.jpg" alt="Sistema a tre vie in cassa chiusa 'Delta Due', versione 2.3" title="Sistema a tre vie in cassa chiusa 'Delta Due', versione 2.3" width="300" height="191" class="size-medium wp-image-324" /></a><p class="wp-caption-text">Sistema a tre vie in cassa chiusa &#8220;Delta Due&#8221;, versione 2,3</p></div>
<p>Andiamo ora a confrontare due risposte in frequenza esibite dalla stessa cassa a tre vie (rilevate nelle stesse identiche condizioni nello stesso ambiente), ma con due diverse versioni del suo filtro di crossover, differenti solo per la attenuazione del midrange ed una piccola variazione del Q della parte passa-basso della cella di filtraggio del woofer.<br />
Ciò che questi grafici consentono di valutare qualitativamente (una valutazione quantitativa è resa difficile a causa della scala volutamente compressa al fine di poter valutare meglio l&#8217;andamento generale, al di là delle perturbazioni localizzate sempre presenti in questo tipo di misure) è un andamento che presenta una gamma media al di sotto dei 1000 Hz leggermente attenuata nel grafico relativo alla versione 2.4 rispetto al livello esibito in quello relativo alla versione 2.3.</p>
<div id="attachment_325" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-Delta-Due24.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-Delta-Due24-300x191.jpg" alt="Sistema a tre vie in cassa chiusa 'Delta Due', versione 2.4" title="Sistema a tre vie in cassa chiusa 'Delta Due', versione 2.4" width="300" height="191" class="size-medium wp-image-325" /></a><p class="wp-caption-text">Sistema a tre vie in cassa chiusa &#8220;Delta Due&#8221;, versione 2.4</p></div>
<p>All&#8217;ascolto, la risposta delle <a href="http://www.audioplay.it/delta-due" target="_blank">Delta Due</a> in versione 2.4, dotata (a confronto con la 2.3) di un livello relativo delle parti più bassa e più alta dello spettro in lieve maggiore evidenza rispetto ad una parte della gamma media, offre un minor &#8220;effetto presenza&#8221; ed una &#8220;conseguente&#8221; maggiore sensazione di &#8220;profondità&#8221; di tutta la scena acustica.<br />
In pratica, sia pure di poco, la versione 2,3 offre un ascolto più &#8220;monitor&#8221; mentre la 2.4 una scena più &#8220;ampia e profonda&#8221;.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_326" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-nps-1000-singola.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/risposta-nps-1000-singola-300x184.jpg" alt="Risposta NPS-1000 Classic singola" title="Risposta NPS-1000 Classic singola" width="300" height="184" class="size-medium wp-image-326" /></a><p class="wp-caption-text">Risposta NPS-1000 Classic singola</p></div>
<p>Se ora passiamo ad osservare a confronto dei due grafici appena visti anche una risposta rilevata su una cassa <a href="http://www.giussani-research.it/nps-1000-classic" target="_blank">NPS-1000</a>, notiamo che il suo andamento generale tende ad avere almeno una parte della gamma media (in questo caso si tratta di quella attorno ai 1000 Hz) leggermente arretrata come nella versione 2.4 delle Delta Due riprodotta qui sopra, sia pure con una parte attorno ai 2,5 kHz in maggiore evidenza (ad aiutare la definizione e la articolazione degli strumenti solisti e delle voci senza aumentarne eccessivamente l&#8217;&#8221;effetto presenza&#8221;).</p>
<p>Dobbiamo comunque tenere presente che, nel caso di casse NPS e in particolare proprio le <a href="http://www.giussani-research.it/nps-1000-classic" target="_blank">NPS-1000</a>, vi è un altro aspetto, che può influire sulla sensazione di profondità della scena acustica soggettiva. Aspetto che è descritto abbastanza compiutamente <a href="dsr">qui</a>, e che potrebbe presentarsi anche con realizzazioni non NPS, ma dotate comunque di caratteristiche di dispersione in funzione della frequenza (magari anche a causa di orientamenti od installazioni particolari) tali da potersene avvantaggiare.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/presenza-e-profondita/">Presenza e profondità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/presenza-e-profondita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DSR&amp;NPS -verticale-</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/dsr-nps-verticale/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/dsr-nps-verticale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2006 01:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[acustica]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[dsr]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[hi-fi]]></category>
		<category><![CDATA[nps]]></category>
		<category><![CDATA[posizione]]></category>
		<category><![CDATA[suono]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=373</guid>
		<description><![CDATA[<p>Leggi anche: DSR &#038; NPS, Orizzontale A) Il suono è un&#8217;onda di pressione longitudinale che viaggia nell&#8217;aria a 340 m/sec (a 20°C). (Nell&#8217;acqua a 1200 m/sec, nel marmo a 3000 m/sec, nel ferro a 5127 m/sec) B) Vibrazione Da Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera. La condizione fondamentale affinché si produca un suono è che sia messo in vibrazione un corpo vibrante e perché un corpo (anche un gas) sia definito vibrante, è necessario che sia elastico. Una corda, ad esempio, viene definita vibrante quando viene sottoposta a tensione. Quando una corda viene messa in vibrazione, si producono due nodi alle estremità ed [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/dsr-nps-verticale/">DSR&#038;NPS -verticale-</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Leggi anche: <a href="/dsr-nps-orizzontale">DSR &#038; NPS, Orizzontale</a></p>
<p>A) Il suono è un&#8217;onda di pressione longitudinale che viaggia nell&#8217;aria a 340 m/sec (a 20°C). (Nell&#8217;acqua a 1200 m/sec, nel marmo a 3000 m/sec, nel ferro a 5127 m/sec)</p>
<p>B) Vibrazione Da Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera.</p>
<p>La condizione fondamentale affinché si produca un suono è che sia messo in vibrazione un corpo vibrante e perché un corpo (anche un gas) sia definito vibrante, è necessario che sia elastico. Una corda, ad esempio, viene definita vibrante quando viene sottoposta a tensione. Quando una corda viene messa in vibrazione, si producono due nodi alle estremità ed un ventre al centro e lo spazio coperto dalla corda nel suo vibrare verso l&#8217;alto e verso il basso viene chiamato ampiezza della vibrazione. Esistono delle leggi che regolano la vibrazione delle corde. Per capirle, però, bisogna introdurre il concetto di frequenza, il numero di vibrazioni che vengono compiute in una determinata unità di tempo, per noi il minuto secondo. Le leggi sono:</p>
<p>- La frequenza è inversamente proporzionale alla lunghezza della corda: più lunga una corda, minore è il numero delle vibrazioni al minuto secondo e meno acuto è il suono prodotto;<br />
- La frequenza è inversamente proporzionale al diametro: più grossa una corda, minore è il numero delle vibrazioni e meno acuto il suono prodotto;<br />
La frequenza è direttamente proporzionale al quadrato della tensione: più si tende una corda, maggiore è il numero di vibrazioni e più acuto è il suono prodotto;<br />
- La frequenza è inversamente proporzionale al quadrato della densità: più la corda è densa, minore è il numero delle vibrazioni e meno acuto è il suono prodotto.</p>
<p>Per ottenere suoni acuti occorrono corde sottili, corte e ben tese; per ottenere suoni gravi occorrono corde spesse, lunghe e leggermente tese.</p>
<p>C) Quando vibrano, le corde degli strumenti musicali sono sede di onde stazionarie; una corda di violino, ad esempio, vibra generando un&#8217;onda stazionaria con i nodi agli estremi, simultaneamente a una con tre nodi di cui uno al centro, a un&#8217;altra con quattro nodi, e così via. La vibrazione a due nodi produce la nota fondamentale, tutti gli altri modi di vibrazione generano le armoniche successive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nei sistemi che implementano il DSR verticale ho deciso di posizionare gli altoparlanti di due vie contigue ad una distanza fra loro pari alla lunghezza d&#8217;onda alla relativa frequenza d&#8217;incrocio.</p>
<p>Operando in questo modo si ottiene che, quando i due altoparlanti emettono entrambe la stessa onda acustica allo stesso livello, la dimensione verticale della sorgente complessiva che emette tale onda possa essere facilmente percepita come quella che separa i due altoparlanti, equivalente alla lunghezza di una corda di uno strumento musicale che vibri alla sua frequenza di risonanza fondamentale.</p>
<p>Invece, nell&#8217;NPS, La dimensione verticale della sorgente acustica emittente costituita da ciascun gruppo, è pari alla distanza che separa i componenti lontani del gruppo non solo nell&#8217;intorno di una frequenza d&#8217;incrocio, ma su tutta la banda riprodotta da quel gruppo. E dato che la relazione con la fondamentale di una corda è rispettata solo per la frequenza &#8220;centrale&#8221; di progetto per quella banda, è naturale che sia meglio avere tutto lo spettro acustico suddiviso nel maggior numero di vie possibile, in modo che le approssimazioni di ciascun gruppo agli estremi della banda che riproduce siano le minori possibili. Inoltre, in questo modo si ottiene di far coincidere i centri di tutti i gruppi, che nel DSR sono invece allineati in verticale a distanze rilevanti.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/dsr-nps-verticale/">DSR&#038;NPS -verticale-</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/dsr-nps-verticale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Piccolissime perturbazioni della risposta in frequenza</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/piccolissime-perturbazioni-della-risposta-in-frequenza/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/piccolissime-perturbazioni-della-risposta-in-frequenza/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2003 01:15:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[risposta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=360</guid>
		<description><![CDATA[<p>A proposito delle piccolissime perturbazioni della risposta in frequenza: Brevi estratti da questo articolo: &#8220;&#8230;The evidence In the late 1950s, H D Harwood at the BBC made a discovery whose importance is still not fully recognised. In investigating the performance of loudspeakers, he discovered that low-level delayed resonances severely coloured the reproduced sound even if these resonances were 40dB below the main speaker response. At first sight there’s nothing very world-shaking about that. But consider what the effect of such a delayed resonance is on the amplitude and phase response; 40dB down means a signal whose amplitude is only 1% [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/piccolissime-perturbazioni-della-risposta-in-frequenza/">Piccolissime perturbazioni della risposta in frequenza</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito delle piccolissime perturbazioni della risposta in frequenza:<br />
Brevi estratti da <a href="http://www.audiosignal.co.uk/Resources/Why_do_equalisers_sound_different_A4.pdf " target="_blank">questo articolo</a>:</p>
<p>&#8220;&#8230;The evidence</p>
<p>In the late 1950s, H D Harwood at the BBC made a discovery whose importance is still not fully recognised. In investigating the performance of loudspeakers, he discovered that low-level delayed resonances severely coloured the reproduced sound even if these resonances were 40dB below the main speaker response. At first sight there’s nothing very world-shaking about that. But consider what the effect of such a delayed resonance is on the amplitude and phase response; 40dB down means a signal whose amplitude is only 1% of the main signal. This means that the amplitude response must vary only between 99% and 101% of flat, ie within ±0.1 dB. The effect on phase response must similarly be within 1/100 rad, ie within ±0.6o. In other words even in the late 1950s Harwood showed that variations in phase response of around only 1o and in amplitude response of ±0.1dB produced audible colouration&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;&#8230;In the mid 1980s, a second piece of evidence – that the ears could easily pick out tiny deviations in amplitude and phase response – emerged, in connection with digital filters. In an early attempt at digital noise suppression, Roger Lagadec, then at Studer, investigated a multiband digital noise gate that split the audio signal into 512 bands, noise-gated the bands separately and then put them back together again. Although this was very effective in reducing noise, it was discovered that there was a disturbing audible colouration, even if the noise-gating action was switched off. It was discovered that this colouration was due to the amplitude response of the filtered bands added together again not being quite flat – there was a ±0.1dB ripple in the frequency response. It was found that to remove the upsetting audible colouration required this ripple to be reduced to around ±0.001dB. In this case, all the digital filters had linear phase responses – so only the amplitude response could be blamed for the colouration&#8230;&#8221;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/piccolissime-perturbazioni-della-risposta-in-frequenza/">Piccolissime perturbazioni della risposta in frequenza</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/piccolissime-perturbazioni-della-risposta-in-frequenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Distorsioni</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/distorsioni/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/distorsioni/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2003 00:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[distorsione]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[risposta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=340</guid>
		<description><![CDATA[<p>Tutti i parametri tecnici relativi al funzionamento di un sistema di altoparlanti sono più o meno correlati fra loro e sono stati tutti introdotti per poter affrontare e risolvere i problemi inerenti, ma non si deve credere che sia possibile, ad esempio, migliorare la situazione creata da un midrange bruciato in un sistema a tre vie cambiando il delay della emissione del woofer e del tweeter&#8230; Vi sono sempre parametri che su una particolare situazione influiscono molto e altri che influiscono poco. La via più corretta per affrontare qualsiasi problema di ordine &#8220;ingegneristico&#8221; quella di ridurre le incognite e lavorare [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/distorsioni/">Distorsioni</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti i parametri tecnici relativi al funzionamento di un sistema di altoparlanti sono più o meno correlati fra loro e sono stati tutti introdotti per poter affrontare e risolvere i problemi inerenti, ma non si deve credere che sia possibile, ad esempio, migliorare la situazione creata da un midrange bruciato in un sistema a tre vie cambiando il delay della emissione del woofer e del tweeter&#8230;</p>
<p>Vi sono sempre parametri che su una particolare situazione influiscono molto e altri che influiscono poco.</p>
<p>La via più corretta per affrontare qualsiasi problema di ordine &#8220;ingegneristico&#8221; quella di ridurre le incognite e lavorare su modelli per quanto possibile semplificati, cercando di ottimizzarli al massimo prima di passare oltre. Il Bass e il Cross sono un buon esempio di questo modo di procedere. Sia nell&#8217;uno che nell&#8217;altro programma di parametri che tutti potremmo a prima vista considerare importanti, ma che sono stati viceversa esclusi dalla visualizzazione per poter procedere ad una migliore ottimizzazione di tutto ciò che si poteva comprendere meglio, ce ne sono veramente tanti. Eppure sono in molti ormai ad ammettere che questi programmi consentono un ottima e attendibile progettazione anche sistemi abbastanza impegnativi , come ad esempio il <a href="the-audio-speaker">The Audio Speaker</a>, anche senza avere a disposizione un vero laboratorio di misure elettroacustiche.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Dato che:</p>
<p><em>Harmonic Distortion is a means for measuring <a href="http://www.pcavtech.com/soundcards/techtalk/nlinear" target="_blank">Nonlinear Distortion</a>. Nonlinear Distortion is a form of signal processing <a href="http://www.pcavtech.com/soundcards/techtalk/dist_noise" target="_blank">error that creates signals at frequencies that are not necessarily present in the input. It contrasts with </a><a href="http://www.pcavtech.com/soundcards/techtalk/linear" target="_blank">Linear Distortion</a>, which is a form of error that creates no new frequencies beyond those that are present in the input signal. Linear Distortion changes the relationship of the size and timing of the frequencies that compose the input signal. Linear and Nonlinear distortion are directly based on frequencies present in the input signal.</em></p>
<p>Prendiamo atto che sia le alterazioni della risposta in frequenza che di quella in fase del segnale sono due forme altrettanto importanti di distorsione lineare.</p>
<p>- La correttezza o meno della risposta in fase &#8220;sic et simpliciter&#8221; non è di fatto udibile semplicemente perché il nostro sistema uditivo non è &#8220;progettato&#8221; per essere sensibile a ciò: con tutte le &#8220;fasi&#8221; diverse da cui siamo costantemente investiti diventerebbe impossibile riconoscere il suono di una Fender da quello di una Gibson a meno di ascoltarle sempre nelle stesse &#8220;identiche&#8221; condizioni di fase. Ovvero quando si riusce ad alterare la risposta in fase (entro intervalli di tempo &#8220;ragionevoli&#8221;) senza alterare minimamente la risposta in ampiezza non si sente nessuna differenza. Ecco perché il Cross non è stato dotato di una visualizzazione della risposta in fase (non ostante sia praticamente &#8220;costretto&#8221; a calcolarla) che consenta di ottimizzarla.</p>
<p>- La risposta in frequenza invece, espressa e misurata in modo non propriamente semplicissimo come già detto, è IL PARAMETRO da ottimizzare al limite degli 0,1 dB.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/distorsioni/">Distorsioni</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/distorsioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Effetti 0,1 dB</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/effetti-01-db/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/effetti-01-db/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2003 00:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[acustica]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[pressione]]></category>
		<category><![CDATA[risposta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=347</guid>
		<description><![CDATA[<p>Insieme ad altri membri &#8220;importanti&#8221; del mio vecchio gruppo di lavoro, già dagli anni &#8217;70 abbiamo più volte dimostrato la perfetta udibilità di differenze di livello di 0,1 dB (volume più o meno alto) ove queste siano estese a tutta la gamma audio. Quando la differenza di 0,1 dB fra due risposte in frequenza è confinata a particolari bande come la bassa, la medio-bassa, la media, la medio-alta, la alta, la altissima, le sensazioni d&#8217;ascolto che tali differenze (esclusivamente nella grandezza scalare &#8220;pressione acustica&#8221;, o nella risposta ai morsetti dei diffusori) sono in grado di attivare sono molteplici e gli [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/effetti-01-db/">Effetti 0,1 dB</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme ad altri membri &#8220;importanti&#8221; del mio vecchio gruppo di lavoro, già dagli anni &#8217;70 abbiamo più volte dimostrato la perfetta udibilità di differenze di livello di 0,1 dB (volume più o meno alto) ove queste siano estese a tutta la gamma audio. Quando la differenza di 0,1 dB fra due risposte in frequenza è confinata a particolari bande come la bassa, la medio-bassa, la media, la medio-alta, la alta, la altissima, le sensazioni d&#8217;ascolto che tali differenze (esclusivamente nella grandezza scalare &#8220;pressione acustica&#8221;, o nella risposta ai morsetti dei diffusori) sono in grado di attivare sono molteplici e gli ascoltatori le descrivono spesso come:</p>
<p>- ambiente più o meno naturale e/o ampio oppure bassi più o meno estesi (se la gamma bassa fino a 125 Hz è più o meno forte di 0,1 dB&#8230;).</p>
<p>- transienti più o meno netti e/o prolungati oppure voci più o meno scatolate e/o confuse (se si tratta di gamma medio-bassa. Fra i 125 ed i 630 Hz)</p>
<p>- bassi più o meno morbidi e/o frenati e/o veloci, voci più o meno presenti potenti e/o riconoscibili (se i medi fra i 630 e i 4.000 Hz sono più o meno forti di 0,1 dB&#8230; )</p>
<p>- voci più o meno aperte e/o vicine e/o definite (se si tratta di gamma medio-alta. fra i 4.000 ed gli 8.000 Hz).</p>
<p>- fronte stereo più o meno ampio, strumenti più o meno definiti e risolvibili separatamente, transienti più o meno completi e puliti, suono più o meno affaticante (se si tratta di gamma alta fra gli 8.000 ed i 12.500 Hz)</p>
<p>- immagine più o meno ampia e/o ariosa e/o profonda e/o naturale (se si tratta di gamma altissima &#8211; oltre i 12.500 Hz)</p>
<p>E così via, coinvolgendo spessissimo anche termini di fantasia.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/effetti-01-db/">Effetti 0,1 dB</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/effetti-01-db/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le reti di crossover -seconda parte-</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover-seconda-parte/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover-seconda-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 1986 14:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[audio review]]></category>
		<category><![CDATA[campo riverberato]]></category>
		<category><![CDATA[crossover]]></category>
		<category><![CDATA[dispersione]]></category>
		<category><![CDATA[fase]]></category>
		<category><![CDATA[filtro]]></category>
		<category><![CDATA[flipbook]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[spettro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=478</guid>
		<description><![CDATA[<p>Da Audio Review n° 46, 47, 48, 49 (gennaio-aprile 1986) Le successive lezioni di Renato Giussani pubblicate su Audio Review dalla seconda fino alla quinta ed &#8220;ultima&#8221;. Le reti di crossover, parte seconda Risposta e dispersione dei singoli altoparlanti. Risposta in ambiente. La potenza degli altoparlanti (limiti meccanici e termici). Distribuzione della potenza del segnale musicale sulle diverse vie in funzione della frequenza di incrocio. (Audio Review n.46 &#8211; gennaio 1986 &#8211; pp.46-50) Le reti di crossover, parte terza I filtri passivi. Formule di progetto di filtri passivi a due vie di ordine 1/2/3/4 e a tre vie di ordine [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover-seconda-parte/">Le reti di crossover -seconda parte-</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da Audio Review n° 46, 47, 48, 49 (gennaio-aprile 1986)<br />
Le successive lezioni di Renato Giussani pubblicate su Audio Review dalla seconda fino alla quinta ed &#8220;ultima&#8221;.<br />
<b>Le reti di crossover, parte seconda</b><br />
Risposta e dispersione dei singoli altoparlanti. Risposta in ambiente. La potenza degli altoparlanti (limiti meccanici e termici). Distribuzione della potenza del segnale musicale sulle diverse vie in funzione della frequenza di incrocio.<br />
(Audio Review n.46 &#8211; gennaio 1986 &#8211; pp.46-50)</p>
<p><b>Le reti di crossover, parte terza</b><br />
I filtri passivi. Formule di progetto di filtri passivi a due vie di ordine 1/2/3/4 e a tre vie di ordine 1/2. Grafici di risposta e di dispersione ideali.<br />
(Audio Review n.47 &#8211; febbraio 1986 &#8211; pp.76-81)</p>
<p><b>Le reti di crossover, parte quarta</b><br />
Crossover ed altoparlanti reali. Il circuito elettrico equivalente all&#8217;altoparlante. La rete di compensazione dell&#8217;impedenza. Le risposte acustiche degli altoparlanti reali.<br />
(Audio Review n.48 &#8211; marzo 1986 &#8211; pp.92-98)</p>
<p><b>Le reti di crossover, parte quinta</b><br />
Correzioni e precisazioni. Cross-64 e Cross-PC. Come funziona Cross-64. Progetto e verifica. La simulazione degli altoparlanti reali. Esempio reale a due vie. Un filtro del second&#8217;ordine.<br />
(Audio Review n.49 &#8211; aprile 1986 &#8211; pp.104-112)</p>
<p><a href="le-reti-di-crossover">Leggi la prima parte</a></p>
<p><a href="/pdf/reti-crossover.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/reti-crossover/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover-seconda-parte/">Le reti di crossover -seconda parte-</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover-seconda-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le reti di crossover</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 1985 09:38:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[audio review]]></category>
		<category><![CDATA[campo riverberato]]></category>
		<category><![CDATA[crossover]]></category>
		<category><![CDATA[dispersione]]></category>
		<category><![CDATA[fase]]></category>
		<category><![CDATA[filtro]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[spettro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=439</guid>
		<description><![CDATA[<p>(Prima puntata della serie sul progetto delle reti di crossover, pubblicata su AUDIO REVIEW n. 45 &#8211; dicembre 1985) La funzione principale di un sistema hi-fi è quella di emettere un suono le cui caratteristiche siano strettamente correlate a quelle del segnale presente al suo ingresso. Dato che i sistemi hi-fi sono basati su tecnologie elettroniche, alla loro uscita principale troveremo sempre degli altoparlanti. Qualsiasi &#8220;filosofia&#8221; di progetto venga adottata, gli altoparlanti dovranno garantire che il suono percepito contenga la maggior parte delle frequenze presenti nel segnale elettrico originale, e con livelli relativi il più possibile invariati. La risposta in [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover/">Le reti di crossover</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Prima puntata della serie sul progetto delle reti di crossover, pubblicata su AUDIO REVIEW n. 45 &#8211; dicembre 1985)<br />
</em><br />
La funzione principale di un sistema hi-fi è quella di emettere un suono le cui caratteristiche siano strettamente correlate a quelle del segnale presente al suo ingresso. Dato che i sistemi hi-fi sono basati su tecnologie elettroniche, alla loro uscita principale troveremo sempre degli altoparlanti.<br />
Qualsiasi &#8220;filosofia&#8221; di progetto venga adottata, gli altoparlanti dovranno garantire che il suono percepito contenga la maggior parte delle frequenze presenti nel segnale elettrico originale, e con livelli relativi il più possibile invariati.</p>
<div id="attachment_440" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Fig1_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Fig1_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA 1" title="FIGURA 1" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-440" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 1</p></div>
<p><b>La risposta in frequenza di un altoparlante</b><br />
Durante il funzionamento di un altoparlante in un normale ambiente domestico, un ascoltatore percepisce un livello acustico che dipende da tre fattori principali:<br />
- Il suono che lo raggiunge direttamente dall&#8217;altoparlante senza avere subito alcuna riflessione.<br />
- Il suono che lo raggiunge dopo avere subito solo poche riflessioni.<br />
- Il suono riverberato (caratterizzato generalmente da uno spettro contenente alte frequenze in misura molto minore del suono diretto).<br />
Lo spettro dei suono percepito in regime permanente (ad es.: un accordo tenuto d&#8217;organo) è pari alla somma vettoriale degli spettri dei tre segnali acustici che abbiamo individuato. La condizione che abbiamo posto nel primo paragrafo vorrebbe che questo spettro complessivo fosse identico a quello del segnale in ingresso al sistema hi-fi.<br />
Le cose però si complicano quando si considerano segnali aventi spettro rapidamente variabile in funzione del tempo (ad es.: un esercizio al pianoforte). In questo caso entra in gioco la capacità dell&#8217;udito umano di separare i segnali di primo arrivo da quelli che lo raggiungono dopo un certo numero di millisecondi e dal riverbero. Generalmente si ritiene che lo spettro dei segnale di primo arrivo e quello delle riflessioni che raggiungono l&#8217;ascoltatore entro un intervallo di tempo inferiore ai 20 ms, vengano riunite dal sistema uditivo in una sensazione unica, capace di influenzare: timbrica, informazioni direzionali (spaziali) e segnali transienti; quanto alle riflessioni successive ai 20 ms, si ritiene che possano influenzare sia la timbrica che la percezione delle informazioni direzionali, mentre al campo riverberato è attribuita (non da tutti) una influenza sulla timbrica ma non sulle prestazioni relative alla ricostruzione spaziale e temporale.<br />
Una diversa considerazione dei fenomeni psicoacustici in gioco, può condurre a filosofie progettuali differenti e, ad esempio, a considerare ottimali rapporti molto diversi fra i contributi dei tre spettri individuati al segnale complessivo percepito. Ciononostante, tutte le filosofie di progetto dovrebbero in ogni caso rispettare almeno una condizione comune:<br />
- Realizzare una risposta in frequenza &#8220;complessiva&#8221; (misurabile in ambiente d&#8217;ascolto con rumore rosa ed analizzatore a terzi d&#8217;ottava) caratterizzata da un andamento monotono, cioè caratterizzato da una pendenza sempre dello stesso segno. Infatti, qualsiasi enfasi o attenuazione &#8220;localizzata&#8221; della risposta complessiva, si traduce inevitabilmente in una colorazione, sia che dipenda dal campo diretto come da quello di prima riflessione, o da quello riverberato (FIGURA 1).</p>
<div id="attachment_459" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Fig2_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Fig2_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA 2" title="FIGURA 2" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-459" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 2</p></div>
<p>Supposto che l&#8217;ambiente di ascolto abbia un tempo di riverbero costante (cioè che non varia per segnali di diversa frequenza), la condizione perché la risposta in frequenza complessiva del sistema sia &#8220;piatta&#8221; (a meno di una eventuale rotazione rigida rispetto all&#8217;asse delle frequenze) è che la risposta in frequenza sull&#8217;asse dell&#8217;altoparlante (solo campo diretto) sia rettilinea e la sua dispersione sia costante o al più vari esponenzialmente con la frequenza (ad es.: dispersione a 4000 Hz = 180°, disp. a 8000 Hz = 127,3°, disp. a 16000 Hz = 90°) (FIGURA 2).</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_460" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Fig3_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Fig3_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA 3" alt="FIGURA 3" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-460" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 3</p></div>
<p>Nelle condizioni fissate è anche possibile ottenere uno spettro complessivo corretto compensando ad esempio eventuali alterazioni della dispersione con alterazioni di segno opposto della risposta sull&#8217;asse e viceversa.<br />
Il risultato d&#8217;ascolto sarà senz&#8217;altro migliore di quello percepibile in condizioni di spettro complessivo alterato, ma con segnali non permanenti il nostro udito sarà ancora in grado di percepire l&#8217;anomalia (FIGURA 3).</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_461" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Fig4_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Fig4_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA 4" title="FIGURA 4" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-461" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 4</p></div>
<p>D&#8217;ora in poi, quando parleremo di risposta in frequenza di un altoparlante, ci riferiremo alla sua risposta sull&#8217;asse principale (se non diversamente specificato). Quando vorremo riferirci alle variazioni della potenza acustica totale emessa, al variare della frequenza, parleremo invece di &#8220;power response&#8221;, in italiano: risposta in potenza.<br />
Un altoparlante verrà considerato a risposta &#8220;piatta&#8221; sia che questa sia orizzontale, sia che sui consueti grafici bilogaritmici (Hz/dB) sia rappresentata da una retta inclinata.<br />
I normali ambienti di ascolto domestici sono caratterizzati da un tempo di riverbero decrescente all&#8217;aumentare della frequenza.<br />
In questo caso un altoparlante dotato di risposta in frequenza piatta e risposta in potenza piatta, in assenza di &#8220;prime riflessioni&#8221; in grado di degradare pesantemente l&#8217;andamento dello spettro riprodotto, fornirà all&#8217;ascoltatore uno spettro complessivo dipendente dalla distanza di ascolto.<br />
A distanza ravvicinata prevarrà il segnale diretto e quindi la risposta in frequenza &#8220;percepita&#8221; tenderà a quella sull&#8217;asse di ascolto; a grande distanza la risposta &#8220;percepita&#8221; tenderà ad essere quella relativa allo spettro del segnale riverberato, ovvero la risposta in potenza dell&#8217;altoparlante &#8220;pesata&#8221; con l&#8217;andamento in funzione della frequenza dei tempo di riverbero dell&#8217;ambiente (FIGURA 4).</p>
<div class="clear"></div>
<p><b>I segnali audio</b></p>
<p>Il segnale elettrico applicato all&#8217;ingresso di un sistema hi-fi contiene per lo più frequenze suscettibili di essere percepite dal sistema uditivo umano.<br />
Sebbene lo spettro dei segnali acustici presenti in natura sia molto ampio e si estenda dalle frequenze infrasoniche tipiche dei movimenti tellurici (frazioni di Hz), agli ultrasuoni presenti nel rumore di rottura dei metalli (centinaia o migliaia di kHz), di solito vengono considerate udibili solo le frequenze comprese fra i 20 ed i 20.000 Hz. Ciò non vuol dire che le frequenze esterne a tale intervallo non possano in taluni casi essere &#8220;percepite&#8221;, ma di solito questo avviene secondo meccanismi che non chiamano in causa il sistema uditivo.<br />
Nel seguito, quando ci riferiremo allo spettro dei segnali audio, sarà implicito che stiamo considerando solo segnali compresi nell&#8217;intervallo 20-20000 Hz.</p>
<p><b>Perché i filtri di crossover</b></p>
<p>Riassumendo quanto già detto:<br />
1) La risposta in frequenza dell&#8217;altoparlante dovrebbe avere andamento orizzontale su tutto l&#8217;intervallo di frequenze interessato dallo spettro del segnale. E&#8217; generalmente considerata accettabile una leggera rotazione della retta, rappresentante la risposta in frequenza, che può variare nell&#8217;intervallo di ±1 dB/ottava, rispetto agli 0°.<br />
2) La dispersione dell&#8217;altoparlante (ove non sia possibile o desiderabile che sia costante) dovrebbe diminuire esponenzialmente con la frequenza.<br />
3) Entrando per un attimo nel merito di problematiche che verranno toccate nel seguito, la dispersione dell&#8217;altoparlante dovrebbe anche essere tale da garantire la percezione di un campo diretto privo di discontinuità, entro un volume di ascolto compatibile con le normali condizioni di installazione domestiche.<br />
4) Inoltre i segnali acustici dovrebbero essere percepiti dall&#8217;ascoltatore ad un livello soggettivo simile a quello dei segnali reali che vogliono riprodurre (anche quando questa realtà fosse solo quella stabilita da un compositore di musica elettronica davanti alle sue casse monitor).<br />
A tutt&#8217;oggi nessun costruttore è riuscito a costruire un altoparlante hi-fi &#8220;monovia&#8221; che riuscisse a rispondere al meglio e contemporaneamente alle quattro condizioni appena poste (e per bloccare sul nascere le proteste dei sostenitori dei sistemi elettrostatici aggiungeremo: ad un costo e con ingombri ragionevoli).<br />
Un altoparlante capace di riprodurre con le desiderate caratteristiche di risposta e ad un livello acustico ragionevole i 20 Hz non è assolutamente in grado di riprodurre altrettanto correttamente (stesso livello, bassa distorsione, corretta dispersione) i 20000 Hz, e questa affermazione rimane più che valida (in ambito hi-fi) anche se invece di parlare di 20 e 20000 Hz parliamo solo di 100 e 10000 Hz. Ciò non vuol dire che, riducendo le pretese, non sia possibile trovare piccoli altoparlanti biconici o sistemi elettrostatici che, con o senza circuiti di equalizzazione annessi, riescano a riprodurre la gamma 100-10000 Hz con una qualità più che onesta sia per l&#8217;uso in apparecchi televisivi o radio portatili, che per applicazioni general-purpose di alto livello.<br />
Quando si parla di hi-fi invece le cose sono diverse; nonostante le normative minime stabilite dal CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) perché un altoparlante possa essere definito hi-fi siano abbastanza restrittive, i desiderata degli audiofili sono generalmente superiori. In questo caso l&#8217;unica via percorribile per conseguire caratteristiche congruenti con le condizioni di alta fedeltà sopra esposte è quella che conduce alla utilizzazione di sistemi multivia.<br />
Dividendo lo spettro audio in due porzioni, l&#8217;una contenente solo &#8220;basse frequenze&#8221; e l&#8217;altra solo &#8220;alte frequenze&#8221;, diventa possibile fare riprodurre i bassi e gli alti ad una coppia di altoparlanti specializzati nella emissione delle rispettive bande di frequenza, ottenendo in uscita una emissione di caratteristiche prossime a quelle desiderate. Questo &#8220;sistema di altoparlanti&#8221; è detto a due vie ed è costituito da un woofer, un tweeter ed un filtro di crossover (passivo o attivo che sia).<br />
La funzione dei filtro è proprio quella di separare gli alti dai bassi, consegnando a ciascun altoparlante solo le frequenze che esso può riprodurre rispettando le condizioni di progetto. Volendo suddividere lo spettro audio fra un maggior numero di altoparlanti, ciascuno specializzato nella riproduzione di specifiche bande di frequenza, si passerà alla progettazione di sistemi a tre, quattro o più vie.<br />
Come vedremo però ciascuna divisione operata con gli opportuni filtri di crossover comporta un certo degrado di alcune caratteristiche del segnale, da cui la necessità di mediare fra la esigenza di massima specializzazione dei trasduttori e quella di limitare il numero di filtri introdotto.</p>
<div id="attachment_462" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Fig5_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Fig5_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA 5" title="FIGURA 5" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-462" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 5</p></div>
<p><b>Numero di vie e frequenze di incrocio</b></p>
<p>La configurazione più adottata per sistemi acustici di caratteristiche che possono variare da basse ad alte, ma raramente possono diventare &#8220;altissime&#8221; è quella a due vie, per sistemi di caratteristiche da basse ad altissime viene scelto normalmente il sistema a tre vie; in taluni casi particolari il quattro vie può presentare dei vantaggi concreti; un numero di vie superiore a quattro è di uso poco frequente.<br />
E bene chiarire che, se il numero degli altoparlanti non può essere inferiore a quello delle vie, non è vero il viceversa. Ad esempio, non è raro imbattersi in sistemi dotati di due midrange collegati in parallelo, montati simmetricamente rispetto al tweeter per conseguire una migliore dispersione verticale. I midrange sono collegati alla stessa cella di filtro e quindi, pur essendo due, corrispondono ad una sola via (FIGURA 5).<br />
La frequenza che viene assunta a confine fra la banda affidata ad un altoparlante e l&#8217;adiacente è quella alla quale le curve rappresentanti le risposte in frequenza si &#8220;incrociano&#8221;; da cui la comune denominazione di &#8220;frequenza di incrocio&#8221;, in inglese (crossover frequency).</p>
<div class="clear"></div>
<p><b>Lo spettro e la fase</b><br />
<div id="attachment_463" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigAB_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigAB_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA A-B" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-463" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA A-B</p></div></p>
<p>In FIGURA A è rappresentato in funzione dei tempo un generico segnale audio. Il suo spettro altro non è che la distribuzione dei suo livello in funzione della frequenza.<br />
La rappresentazione grafica di uno spettro è quella di FIGURA B, nella quale ciascuna riga verticale rappresenta un segnale sinusoidale di diversa frequenza. La frequenza di ciascuna sinusoide è indicata sull&#8217;asse orizzontale [Hz], mentre su quello verticale è riportato il suo modulo [dB].</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_464" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigC_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigC_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA C" title="FIGURA C" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-464" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA C</p></div>
<p>La somma vettoriale (con gli angoli di fase originali) di tutte le componenti sinusoidali dello spettro fornisce un segnale identico all&#8217;originale. Se la somma delle componenti dello spettro viene effettuata con angoli di fase diversi dagli originali, la forma d&#8217;onda dei segnale cos¡ ottenuto sarà diversa da quella dell&#8217;originale (FIGURA C). Ciononostante lo spettro dei due segnali sarà identico.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_465" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigD_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigD_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA D" title="FIGURA D" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-465" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA D</p></div>
<p>Si è sempre ritenuto, e si ritiene tuttora, che il nostro sistema uditivo non sia in grado di percepire alcuna differenza fra due segnali continui aventi lo stesso spettro ma caratterizzati da diversi angoli di fase fra le singole componenti. Ricordate tuttavia che spettri acustici uguali possono fornire sensazioni di ascolto molto differenti in relazione al livello di ascolto adottato. Uno dei motivi principali di questo effetto è la variazione della curva di sensibilità dell&#8217;orecchio in funzione della frequenza, al variare dei livello dei segnale (FIGURA D).</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_466" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigE_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigE_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA E" title="FIGURA E" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-466" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA E</p></div>
<p>Non è quindi detto che sistemi di altoparlanti chiamati a riprodurre lo stesso segnale a livelli acustici sostanzialmente differenti (piccoli impianti domestici o sistemi da discoteca) debbano essere caratterizzati dalla stessa risposta in frequenza.<br />
La presenza di un cammino acustico nell&#8217;aria fra l&#8217;altoparlante e l&#8217;orecchio, introduce una rotazione di fase (rispetto alla sorgente, owero l&#8217;altoparlante) che aumenta proporzionalmente all&#8217;aumentare della frequenza (FIGURA E).</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_467" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigF_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigF_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA F" title="FIGURA F" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-467" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA F</p></div>
<p>Anticipando alcuni concetti su cui torneremo in seguito, possiamo quindi dedurre che, l&#8217;ascolto di un segnale acustico costituito dalla somma delle emissioni di più altoparlanti posti a distanze diverse dall&#8217;ascoltatore, comporta una variazione della fase relativa fra le varie bande di segnale coinvolte. Se è vero che in regime permanente (segnali continui) questo sfasamento non dovrebbe costituire un problema, in presenza di segnali transienti il differente tempo di arrivo delle diverse frequenze costituenti il fronte d&#8217;onda (group delay), può causare (almeno al di sopra di certi limiti) un degrado dell&#8217;ascolto. Per essere certi che le rotazioni di fase eventualmente introdotte dai sistema di altoparlanti fra le componenti di un segnale musicale siano minime, si dovrebbe perciò curare che la distanza fra i singoli componenti ed il punto di ascolto sia la stessa. In questo modo, la fase relativa con cui vengono percepite le varie frequenze dello spettro è la stessa con cui vengono emesse e la curva che rappresenta l&#8217;andamento della fase assoluta dei sistema assume un andamento senza discontinuità.<br />
Gli altoparlanti &#8220;rifusati&#8221; vengono detti anche linear-phase, owero a fase lineare (FIGURA F).</p>
<div id="attachment_468" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigG_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigG_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA G" title="FIGURA G" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-468" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA G</p></div>
<p>Alcuni ricercatori ritengono che il requisito di fase lineare sia molto importante per conseguire una corretta percezione dei segnali composti, in particolare durante i fenomeni transienti, altri invece hanno ricavato delle caratteristiche di sensibilità dell&#8217;orecchio alle rotazioni di fase abbastanza blande (FIGURA G).</p>
<div class="clear"></div>
<p><b>Frequenza e dispersione</b></p>
<div id="attachment_469" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigH_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigH_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA H" title="FIGURA H" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-469" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA H</p></div>
<p>Gli altoparlanti emettono il suono grazie alle vibrazioni di una membrana posta a contatto dell&#8217;aria. Quando la membrana si sposta in &#8220;avanti&#8221; imprime all&#8217;aria una sovrapressione positiva, quando si sposta indietro il segno della variazione di pressione rispetto al valore statico (barometrico) diventa negativo. Se la membrana si muove alternativamente avanti e indietro ad una certa velocità le onde positive e negative si susseguono ad intervalli di tempo pari a 1/2 dei periodo di oscillazione, propagandosi nell&#8217;ambiente alla velocità di 344 m/s (FIGURA H).</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_470" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigI_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigI_reti-150x130.jpg" alt="FIGURA I" title="FIGURA I" width="150" height="130" class="size-thumbnail wp-image-470" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA I</p></div>
<p>Queste onde acustiche non si allontanano dall&#8217;altoparlante solo frontalmente, ma anche in altre direzioni:</p>
<p>- Quanto più l&#8217;altoparlante è piccolo tanto più la emissione tende ad essere &#8220;omnidirezionaie&#8221;, al limite il fronte di propagazione delle onde acustiche diventerebbe sferico.<br />
Ricordatevi però che le dimensioni degli altoparlanti non devono mai essere considerate &#8220;grandi&#8221; o &#8220;piccole&#8221; in assoluto, ma vanno poste in relazione alla lunghezza d&#8217;onda dei suono che devono emettere.</p>
<p>La lunghezza d&#8217;onda di un segnale acustico periodico è la distanza che percorre viaggiando (in aria a 344 m/s) per un tempo pari al suo periodo. Ad esempio, un suono il cui spettro sia composto solo da una frequenza a 1000 Hz, compiendo mille periodi ogni secondo, ha un periodo lungo 1/1000 di secondo: la sua lunghezza d&#8217;onda in aria, essendo pari allo spazio che percorre in un millesimo di secondo, sarà 344xl /1 000 = 0,344 metri. Ovvero la lunghezza d&#8217;onda in aria di un suono a 1000 Hz è pari a 34,4 cm.</p>
<p>Un altoparlante circolare comincia ad essere più grande rispetto al suono che deve emettere quando il suo diametro eguaglia metà della lunghezza d&#8217;onda. Un midrange a cono da 17 cm di diametro è grande per le frequenze superiori ai 1000 Hz e piccolo per quelle inferiori. Ciò significa che la emissione di questo midrange diventerà sempre più direttiva all&#8217;aumentare della frequenza al di sopra dei 1000 Hz e sempre meno per frequenze inferiori. Per un midrange a cupola da 50 mm la frequenza di &#8220;confine&#8221; fra una caratteristica di dispersione ampia ed una stretta è pari a 344/(0.050 x 2) 3440 Hz.</p>
<p>- Quanto più l&#8217;altoparlante è grande tanto più tende ad essere &#8220;unidirezionale&#8221;, al limite il fronte d&#8217;onda diventerebbe piano (FIGURA I).</p>
<div class="clear"></div>
<p><b>Il campo riverberato</b></p>
<div id="attachment_471" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigL_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigL_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA L" title="FIGURA L" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-471" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA L</p></div>
<p>Quando un altoparlante emette onde acustiche in un ambiente chiuso, le onde che lo lasciano, dopo un certo tempo incontrano le superfici di chiusura della stanza (pareti, pavimento e soffitto). Una parte dei suono viene assorbito dalle superfici, una parte le attraversa e viene &#8220;trasmesso&#8221; all&#8217;esterno, la restante parte viene riflessa verso un&#8217;altra superficie (FIGURA L).</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_472" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigM_reti.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/FigM_reti-150x150.jpg" alt="FIGURA M" title="FIGURA M" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-472" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA M</p></div>
<p>Se l&#8217;altoparlante continua ad emettere suono nell&#8217;ambiente, il numero di onde che ne attraversano l&#8217;aria e incontrano le superfici di confine tende ad aumentare. Dal momento in cui la somma dei suono assorbito e trasmesso raggiunge lo stesso valore di quello immesso dall&#8217;altoparlante nella stanza, il livello acustico nell&#8217;ambiente rimane costante. Se l&#8217;altoparlante cessa improvvisamente di emettere onde acustiche, il livello dei suono tende a diminuire e raggiunge un valore 60 dB inferiore in quello che per definizione si chiama &#8220;tempo di riverbero,&#8221; di quell&#8217;ambiente (FIGURA M).<br />
Il tempo di riverbero aumenta all&#8217;aumentare delle dimensioni dell&#8217;ambiente (passa più tempo fra ciascun assorbimento e il successivo) e della quantità di suono riflessa da ogni superficie. li livello di pressione acustica associato alle onde che hanno subito innumerevoli riflessioni è quello che d&#8217;ora in poi chiameremo livello dei campo acustico &#8220;riverberato&#8221;, ed il suo valore dipende sia dal tempo di riverbero dell&#8217;ambiente che dalla energia immessa nell&#8217;ambiente ogni secondo, ovvero dalla potenza acustica emessa dall&#8217;altoparlante in tutte le direzioni.<br />
A parità di risposta in frequenza sull&#8217;asse principale, un altoparlante immette tanta più energia in ambiente quanto più ampia è la sua dispersione.</p>
<div class="clear"></div>
<p><b><a href="le-reti-di-crossover-seconda-parte">Nella SECONDA PARTE</a>:</b></p>
<p>Abbiamo visto come il requisito di base di una riproduzione Hi-Fi, ovvero la capacità da parte di un altoparlante di consegnare all&#8217;ascoltatore uno spettro dei segnale acustico il più simile possibile a quello dell&#8217;originale, sia fortemente dipendente dalle caratteristiche di emissione del componente, da quelle dell’ambiente di ascolto e dalla distanza e posizione relativa altoparlante-ascoltatore. E’ abbastanza intuitivo attendersi che, in presenza di un sistema a due o più vie, la capacità di cui sopra risulti fortemente influenzata anche dal valore delle frequenze di incrocio prescelte. Ciò che non può essere evidente da quanto fin qui esposto è che, la presenza ed il tipo di filtro di crossover utilizzato per un sistema di altoparlanti, non ha effetto solo sullo spettro di emissione, ma influenza fortemente (direttamente o indirettamente) anche molti altri importantissimi aspetti della riproduzione, come ad esempio</p>
<p>- Il rapporto fra il campo diretto e quello riverberato.</p>
<p>- L&#8217;andamento della dispersione.</p>
<p>- La evoluzione dei segnale nel dominio del tempo (ad esempio per il tramite dello smorzamento delle risonanze fondamentali dei trasduttori).</p>
<p>- Le caratteristiche di carico presentate all&#8217;amplificatore.</p>
<p>- L&#8217;andamento della distorsione.</p>
<p>- L&#8217;andamento del MIL.</p>
<p>- L&#8217;andamento del MOL.</p>
<p>- ecc. ecc.</p>
<p>Nella <a href="le-reti-di-crossover-seconda-parte">seconda parte</a> entreremo nel merito di alcune di queste problematiche esaminando le ragioni della scelta della frequenza di incrocio che ottimizza le prestazioni di un sistema di altoparlanti.</p>
<p><a href="le-reti-di-crossover-seconda-parte">VAI ALLA SECONDA PARTE</a></p>
<div class="clear"></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover/">Le reti di crossover</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/le-reti-di-crossover/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Risposta ottimale in ambiente</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/risposta-ottimale-in-ambiente/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/risposta-ottimale-in-ambiente/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 1975 14:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[distorsione]]></category>
		<category><![CDATA[flipbook]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[risposta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=432</guid>
		<description><![CDATA[<p>Da Suono Stereo Hi-Fi n° 41 (settembre 1975) I diffusori &#8220;sperimentali&#8221; citati nell&#8217;articolo erano i primi due prototipi delle Audiolab Delta 3 (costruiti da me e Giammaria Lojodice a Giugno 1975). Gli altri diffusori erano stati scelti fra quelli che &#8220;andavano per la maggiore&#8221; in quegli anni&#8230; Dopo aver attribuito ad Henning Møller i suoi meriti, non posso però non citare almeno Henrik Staffeldt (Department of Electrical Engineering Academy, Lyngby, Denmark), che sul Volume 22 n.6 (Luglio/Agosto 1974) del Journal dell&#8217;AES aveva già dimostrato (a pag.402) che la risposta in frequenza rilevata in camera anecoica e la distorsione alle basse [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/risposta-ottimale-in-ambiente/">Risposta ottimale in ambiente</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da Suono Stereo Hi-Fi n° 41 (settembre 1975)</p>
<p>I diffusori &#8220;sperimentali&#8221; citati nell&#8217;articolo erano i primi due prototipi delle <a href="audiolab-delta-3"><b>Audiolab Delta 3</b></a> (costruiti da me e Giammaria Lojodice a Giugno 1975). Gli altri diffusori erano stati scelti fra quelli che &#8220;andavano per la maggiore&#8221; in quegli anni&#8230;<br />
Dopo aver attribuito ad Henning Møller i suoi meriti, non posso però non citare almeno Henrik Staffeldt (Department of Electrical Engineering Academy, Lyngby, Denmark), che sul Volume 22 n.6 (Luglio/Agosto 1974) del Journal dell&#8217;AES aveva già dimostrato (a pag.402) che la risposta in frequenza rilevata in camera anecoica e la distorsione alle basse frequenze (ove rispondenti a caratteristiche normalmente accettabili), non hanno nessun rilievo nei confronti di ascolto fra diffusori diversi, mentre la misura che appare fortemente correlata ai giudizi espressi è la &#8220;risposta in frequenza rilevata con rumore rosa a terzi d&#8217;ottava in ambiente d&#8217;ascolto&#8221; (la misura impiegata da Staffeldt era stata mediata su tre diverse posizioni).</p>
<p><a href="/pdf/risposta-ottimale-ambiente.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--<iframe src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/risposta-ottimale-ambiente/index.html" height="500" width="630" allowfullscreen="" frameborder="0" scrolling="no"></iframe>&#8211;> </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/risposta-ottimale-in-ambiente/">Risposta ottimale in ambiente</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.renatogiussani.it/risposta-ottimale-in-ambiente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
