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	<title>Renato Giussani &#187; Tecnica</title>
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		<title>La nascita del DDELS</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Apr 2014 12:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nel caso del DDELS la scelta del target di prestazioni che si voleva raggiungere è stata semplice: ottenere da un compatto diffusore da libreria/stand un suono in ambiente il più simile possibile a quello delle Delta 4, ovvero i modelli GR con il woofer molto vicino al pavimento. Nelle Delta 4 i woofer sono posizionati molto vicini al pavimento per ottenere contemporaneamente due risultati che dovrebbero essere sempre ben presenti a tutti i progettisti di diffusori da pavimento e aggiungerne altri tre caratteristici della completa filosofia Giussani Research. Avverto che nel riferirmi ai vari parametri e misure in gioco userò [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1343" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ddels.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ddels-300x187.jpg" alt="DDELS" title="DDELS" width="300" height="187" class="size-medium wp-image-1343" /></a><p class="wp-caption-text">DDELS</p></div>
<p>Nel caso del DDELS la scelta del target di prestazioni che si voleva raggiungere è stata semplice: ottenere da un compatto diffusore da libreria/stand un suono in ambiente il più simile possibile a quello delle Delta 4, ovvero i modelli GR con il woofer molto vicino al pavimento.</p>
<div class="clear"></div>
<p>Nelle Delta 4 i woofer sono posizionati molto vicini al pavimento per ottenere contemporaneamente due risultati che dovrebbero essere sempre ben presenti a tutti i progettisti di diffusori da pavimento e aggiungerne altri tre caratteristici della completa filosofia Giussani Research.</p>
<p>Avverto che nel riferirmi ai vari parametri e misure in gioco userò la stessa terminologia impiegata nel Cross-PC</p>
<p>I risultati garantiti da un posizionamento del woofer vicino al pavimento sono:</p>
<p>A) La eliminazione delle interazioni distruttive fra l&#8217;emissione diretta del woofer e quella della sua immagine riflessa dal pavimento.<br />
B) Un utile incremento del livello della risposta Complessiva (emissione diretta) del Woofer in ambiente, che si riflette in un aumento della Risposta Globale che è la somma della Complessiva e della Energetica (campo riverberato). Cosa che consente di ottenere una sensibilità dell&#8217;intero sistema più elevata di circa 2 dB.</p>
<p>I tre risultati esclusivi GR relativi ai modelli Delta 4, ottenuti anch&#8217;essi grazie alla posizione del/i woofer molto vicina al pavimento sono invece:</p>
<p>C) L&#8217; aumento della dimensione verticale della scena acustica virtuale secondo le modalità del DSR verticale.<br />
D) La massima regolarità della risposta a bassa frequenza grazie alla attivazione del maggior numero possibile di onde stazionarie in modo di non avere &#8220;buchi&#8221; troppo evidenti alle basse frequenze. Cosa che con più woofer nello stesso diffusore migliora ulteriormente (come nelle Delta 4 R10 e in massimo grado nelle GR NPS-1000).<br />
E) La massima consistenza delle prestazioni a bassa frequenza al variare dell&#8217;ambiente di installazione.<br />
(Grazie al fatto che il pavimento e il soffitto sono quasi sempre, quantomeno nelle abitazioni moderne, le superfici di chiusura dell&#8217;ambiente più pesanti e più rigide, la importante interazione del woofer con il pavimento e con le stazionarie che si instaurano proprio fra pavimento e soffitto varia di poco al variare dell&#8217;ambiente stesso).</p>
<p>Tornando al DDELS, i primi elementi che si volevano aggiungere alle prestazioni di diffusori da stand costruiti secondo gli standard più comuni erano i seguenti:</p>
<p>A) In assenza della vicinanza al pavimento, per ottenere comunque risultati simili, rendere possibile la vicinanza ad altra superficie di chiusura con una installazione a parete (libreria).<br />
B) Nel caso di eccessiva leggerezza della parete di appoggio o di installazione su stand, generare una emissione aggiuntiva di un suono non molto differente da quello che nelle Delta 4 viene emesso dall&#8217;immagine del/i woofer sotto al pavimento.</p>
<p>La soluzione trovata per garantire i risultati richiesti dal target prefissato è stata l&#8217;aggiunta di un secondo woofer laterale, che ha consentito anche di uniformare il più possibile la risposta in frequenza, grazie alla diversa distanza dei centri di emissione dei due woofer dalla parete posteriore, sia di raddoppiare la dinamica consentita.</p>
<p>A questo punto si sarebbe potuto decidere di impiegare due woofer identici (collegandoli semplicemente in parallelo) ma, rispetto alla soluzione DDELS che descriveremo fra poco, tale configurazione estremamente semplicistica sarebbe servita solo ad accrescere ulteriormente il livello in gamma medio-bassa superando il target desiderato.<br />
Da tener presente infatti che l&#8217;emissione diretta dell&#8217;immagine sotto al pavimento tipica dei modelli Delta 4 è sempre un poco attenuata, sia perché il pavimento non è mai né infinitamente pesante né perfettamente rigido e sia perché la distanza del woofer-immagine dal punto d&#8217;ascolto è superiore a quella del woofer reale.</p>
<p>A questo punto, volendo attenuare un poco il woofer laterale, invece di farlo inserendogli semplicemente una resistenza in serie, si è preferito attenuarlo aumentandone la massa mobile, ottenendo di abbassarne la frequenza di risonanza e aumentarne il Qtc, garantendo così una risposta in frequenza più estesa rispetto a quella che si sarebbe ottenuta attenuandolo con una R in serie.<br />
La massa mobile del woofer laterale è stata incrementata del 30%.</p>
<p>A ciò si aggiunga che il woofer frontale non doveva invece essere appesantito, per consentirgli di assolvere al meglio la sua funzione di woofer-midrange fino all&#8217;incrocio con il tweeter. Quindi la soluzione che avrebbe potuto garantire la maggiore estensione possibile alle basse frequenze, sia pure a prezzo di un decremento della sensibilità, ovvero quella di prevedere unna massa mobile maggiore per entrambi gli altoparlanti e poi porli semplicemente in parallelo (come nelle Delta 4 R10), non era praticabile.<br />
Da tenere presente anche che se il woofer laterale avesse funzionato a frequenze superiori a quelle previste (ben inferiori ai 1000 Hz), il campo diretto frontale sarebbe risultato affetto da un fortissimo effetto di comb-filtering. Sicuramente da evitare.</p>
<p>La soluzione adottata, che abbiamo denominato DDELS, consente invece di dotare il modello <a href="http://www.giussani-research.it/delta-butterfly-one/?lang=it">GR Delta Butterfly</a> (che incorpora numerose altre esclusive tecniche ben evidenziate nelle prove tecniche disponibili sia su carta che <a href="http://www.audioplay.it/delta-butterfly-one/">in rete</a>) di offrire prestazioni timbriche e dinamiche di primissimo piano estremamente simili a quelle dei modelli da pavimento, dimostrando che le articolate scelte tecniche effettuate hanno potuto garantire i risultati desiderati.</p>
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		<title>Eprom per Commodore MPS-801</title>
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		<comments>https://www.renatogiussani.it/eprom-commodore-mps-801/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 12:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da McMicrocomputer n° 41 (maggio 1985) di Bo Arnklit e Renato Giussani Puoi scaricare il pdf</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da McMicrocomputer n° 41 (maggio 1985)<br />
<i>di Bo Arnklit e Renato Giussani</i></p>
<p><a href="/pdf/Eprom_MPS801.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/eprom-c64/Eprom_MPS-801.html"></iframe>&#8211;> </p>
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		<title>Cross-PC e Bass-PC Dos con Windows</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Jan 2014 12:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Download]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Usare Cross-PC &#038; Bass-PC (DOS): Cosa fare quando si usano sistemi operativi Windows diversi da Windows 98 e Windows XP? Ad esempio Windows Seven Ultimate SP1. Tale versione (ma anche altre) incorpora una funzione di emulazione 16 bit grazie alla quale Cross-PC DOS e Bass-PC 3.0 DOS (sempre che la vostra scheda video lo consenta) girano senza problemi. E anche lo Screenthief può svolgere la sua funzione. Leggi qui E qui Per avviarli basta quindi cliccare sul file Cross.bat o Bass.bat (o creare sul desktop i relativi alias) e tutto funzionerà senza problemi. Tranne quello di dover usare la tastiera [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1178" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/2864418_Windows-7-XP-mode1.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/2864418_Windows-7-XP-mode1-150x150.jpg" alt="XP/Win7" title="XP/Win7" width="150" height="150" class="size-medium wp-image-1178" /></a><p class="wp-caption-text">XP/Win7</p></div>
<p>Usare <a href="http://www.renatogiussani.it/cross/">Cross-PC</a> &#038; <a href="http://www.renatogiussani.it/bass-64bass-pc/">Bass-PC</a>  (DOS):</p>
<p>Cosa fare quando si usano sistemi operativi  Windows diversi da Windows 98 e Windows XP?<br />
Ad esempio Windows Seven Ultimate SP1.</p>
<p>Tale versione (ma anche altre) incorpora una funzione di emulazione 16 bit grazie alla quale Cross-PC DOS e Bass-PC 3.0 DOS (sempre che la vostra scheda video lo consenta) girano senza problemi. E anche lo Screenthief può svolgere la sua funzione. </p>
<div class="clear"></div>
<p><a href="http://technet.microsoft.com/en-us/magazine/ff756590.aspx">Leggi qui</a><br />
<a href="http://www.pcworld.com/article/243718/run_dos_programs_in_windows_7.html">E qui</a></p>
<p>Per avviarli basta quindi cliccare sul file Cross.bat o Bass.bat (o creare sul desktop i relativi alias) e tutto funzionerà senza problemi.</p>
<p>Tranne quello di dover usare la tastiera al posto del mouse&#8230; <img src='https://www.renatogiussani.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Con Windows 8 dovete usare <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/DOSBox0.74-win32-installer.zip">DOSBox 0.74</a></p>
<hr />
Ecco come potete attuare un avvio veloce di Cross-PC con Windows 7/8 e DosBox.</p>
<p>Per cominciare, tutto il contenuto della cartella Cross che scaricate va copiato nella cartella C:\CROSSPC</p>
<p>For english version C:\CROSS-EN</p>
<p>Poi, nella stessa cartella dovete mettere anche un file di configurazione di DosBox (cross-it.conf) creato ad hoc, che vi allego zippato <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/cross-it.zip"><b>QUI</b></a>.</p>
<p>English version (cross-en.conf) <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/cross-en.zip"><b>HERE</b></a></p>
<p>Quindi nelle Proprietà dello shortcut di DosBox il target va cambiato in:</p>
<p>&#8220;C:\Program Files\DOSBox-0.74\DOSBox.exe&#8221; -conf c:\crosspc\cross-it.conf</p>
<p>For english version:</p>
<p>&#8220;C:\Program Files\DOSBox-0.74\DOSBox.exe&#8221; -conf c:\cross-en\cross-en.conf</p>
<p>A questo punto cliccando sullo shortcut il Cross si aprirà automaticamente.<br />
La stessa cosa si può fare anche per il Bass-PC 3.0, naturalmente..<br />
Eccovi il link per scaricare il relativo bass.conf zippato: <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/bass.zip"><b>BASS.CONF</b></a></p>
<p>Per salvare una immagine dello schermo basterà cliccare Ctrl+F5 e la si troverà in C:\CROSS42H\capture\</p>
<hr />
<p><b>CROSS-PC</b>: altre info utili (<i>per chi non conosce MSDOS</i>).</p>
<p>Ovunque il programma venga installato, in &#8220;Drive e/o Directory&#8221; si può scrivere XVR\ (oppure \XVR\ se senza lo slash non dovesse funzionare).</p>
<p>Per visualizzare solo i file i cui nomi iniziano con la lettera A basta che nel comando &#8220;Files&#8221; si sostituisca la Chiave di ricerca <b>*.*</b> con <b>A*.*</b></p>
<p>Per vedere solo i files che iniziano con TA la Chiave dovrebbe essere <b>TA*.*</b></p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_DOS_commands">Sono semplici e basilari comandi di MS-DOS</a>.<br />
Dove si legge fra l&#8217;altro: &#8220;&#8230;<i>In the list below, commands that can accept more than one filename, or a filename including wildcards (* and ?), are said to accept a filespec parameter.</i>&#8230;&#8221;.</p>
<p>Per caricarne uno si deve scrivere il nome del file senza la estensione XVR. Ad esempio, per caricare TAS-13.XVR si deve scrivere solo TAS-13.</p>
<p>Dato il comando &#8220;Load Dati Sistema&#8221; viene presentata la maschera attraverso la quale si può decidere se caricarne solo una parte (Selezione Caricamento). Se si vuole caricare l&#8217;intero sistema basta premere una volta il tasto &#8220;N&#8221; (alla voce &#8220;Varianti&#8221;) e successivamente il tasto &#8220;S&#8221; a quella &#8220;OK&#8221;.</p>
<p>Nei file ci sono tante cose. Molte sono ampiamente superate. Molto utili sono invece il file &#8220;TAS-13&#8243; e il file &#8220;IDEALE&#8221;, che consente di fare facilmente verifiche didattiche di ogni tipo.</p>
<p><b>LAYOUT TASTIERA</b><br />
Se qualcuno di voi avente tastiera italiana avesse provato ad usare CROSS-PC con Windows Vista o Windows 7 potrebbe avere avuto problemi di configurazione della tastiera italiana.</p>
<p>In questo caso dovrebbe sostituire il contenuto del file cross.bat aggiungendo una riga come segue per la versione italiana:</p>
<p>ST /INT:78 /KEY:F5<br />
C:\Windows\System32\KB16 IT,850,C:\Windows\System32\KEYBOARD.SYS<br />
cross42h.exe</p>
<p>Naturalmente nel caso il programma fosse quello inglese l&#8217;ultima riga dovrebbe essere cross-en.exe</p>
<p>Ove invece la vostra tastiera fosse inglese o in altra lingua dovreste sostituire KB16 IT con<br />
\KB16 EN o eventuale altro codice della vostra lingua.</p>
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		<title>Le punte</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/le-punte/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 17:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[diffusori]]></category>
		<category><![CDATA[giussani research]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[posizione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Accoppiano il punto dell&#8217;apparecchio che vi poggia sopra e disaccoppiano (in modo dipendente dalla rigidità e dai modi di vibrazione dell&#8217;apparecchio) tutto il resto&#8230; Le punte non fanno quasi mai bene e fanno invece quasi sempre male, a causa del disaccoppiamento della superficie inferiore, che la presenza delle punte nel ruolo di elementi di appoggio mette in condizione di vibrare con uno smorzamento inferiore rispetto all&#8217;uso di feltri o gommini. L&#8217;unica situazione nella quale i miglioramenti &#8220;percepibili&#8221; all&#8217;ascolto possano derivare da effettivi miglioramenti fisici (e non da normalissimi effetti psicoacustici), riguarda giradischi, diffusori molto leggeri ma con woofer grandi (caso [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="alignleft">
<div id="attachment_1058" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode11.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (1,1) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1058" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (1,1) mode</p></div>
<div id="attachment_1059" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode12.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (1,2) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1059" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (1,2) mode</p></div>
<div id="attachment_1060" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode21.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (2,1) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1060" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (2,1) mode</p></div>
<p><div id="attachment_1057" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode22.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (2,2) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1057" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (2,2) mode</p></div>
</div>
<p>Accoppiano il punto dell&#8217;apparecchio che vi poggia sopra e disaccoppiano (in modo dipendente dalla rigidità e dai modi di vibrazione dell&#8217;apparecchio) tutto il resto&#8230; </p>
<p>Le punte non fanno quasi mai bene e fanno invece quasi sempre male, a causa del disaccoppiamento della superficie inferiore, che la presenza delle punte nel ruolo di elementi di appoggio mette in condizione di vibrare con uno smorzamento inferiore rispetto all&#8217;uso di feltri o gommini.</p>
<p>L&#8217;unica situazione nella quale i miglioramenti &#8220;percepibili&#8221; all&#8217;ascolto possano derivare da effettivi miglioramenti fisici (e non da normalissimi effetti psicoacustici), riguarda giradischi, diffusori molto leggeri ma con woofer grandi (caso più unico che raro, nella vera hi-fi) e amplificatori a valvole (i cui tubi, alla ricerca della massima insensibilità a sollecitazioni esterne, dovrebbero essere comunque dotati di anelli smorzanti).</p>
<p>Per ognuno di questi casi, un qualunque metodo di riduzione delle vibrazioni cui possano essere soggetti potrebbe comportare qualche minimo vantaggio. Sempre che, nonostante la leggerezza, la loro struttura sia quantomeno &#8220;molto&#8221; rigida.</p>
<p>Molto meglio però che l&#8217;apparecchio che vogliamo &#8220;bloccare&#8221; sia appoggiato su un piano d&#8217;appoggio rigido e pesante tramite l&#8217;intera superficie inferiore interponendo un foglio di materiale smorzante (ad esempio moquette).</p>
<p>Una alternativa può consistere nel rivestire tutte le superfici con lamine di piombo, che con il loro peso e la loro plasticità combatteranno in modo ottimale tutte le risonanze più importanti (quelle delle superfici, appunto).<br />
Ed infatti questa è esattamente la soluzione che è stata scelta per i diffusori GR Delta Butterfly One.</p>
<p>Poi, se a qualcuno (molti,purtroppo, oltretutto pesantemente plagiati perfino da costruttori di gran nome) sembra che il suo impianto per ogni punta che aggiunge migliori&#8230; Ne usi anche 100&#8230;</p>
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		<title>La migliore posizione dei woofer in ambiente</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/</link>
		<comments>https://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 13:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[altoparlanti]]></category>
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		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[giussani research]]></category>
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		<category><![CDATA[nps]]></category>
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		<category><![CDATA[suono]]></category>
		<category><![CDATA[woofer]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno, ma non sui valori delle loro singole frequenze. A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre. Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno,  ma non sui valori delle loro singole frequenze.</p>
<div id="attachment_976" class="wp-caption aligncenter" style="width: 380px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/frequenza-schroeder.jpg" alt="Frequenza di Schroeder" title="Frequenza di Schroeder" class="size-full wp-image-976" /><p class="wp-caption-text">Frequenza di Schroeder</p></div>
<p>A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre.</p>
<div id="attachment_981" class="wp-caption aligncenter" style="width: 760px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Standing-wave.gif" alt="Figura 1" width="750" height="250" class="size-full wp-image-981" /><p class="wp-caption-text">Figura 1</p></div>
<p>Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti). </p>
<p>Queste sono le semplici considerazioni in base alle quali è stato deciso che fosse bene anche da questo punto di vista che il sistema GR NPS-1000, che per la sua struttura NPS lo consente, fosse dotato di ben 6 sorgenti di bassa frequenza al di sotto dei 140 Hz e 10 fino a circa 300 Hz dislocate in posizioni  molto lontane nell&#8217;ambiente.<br />
Ottenendo di &#8220;energizzare&#8221; il maggior numero possibile di onde stazionarie in modo il più uniforme possibile, ovvero di rendere la risposta in ambiente su quel range di frequenze il più regolare possibile.<br />
Cosa che è stata poi verificata quando, cercando di migliorarla ulteriormente con l&#8217;uso di DRC e/o di KRK Ergo, si sono ottenuti miglioramenti assolutamente minimali.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_975" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2-150x150.jpg" alt="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." title="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-975" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 2</p></div>
<p>La figura 2  evidenzia chiaramente che la posizione del woofer dei sistemi GR Delta 4 vicino al pavimento (una delle due laterali. L&#8217;altra è il soffitto) è la sola che permette di eccitare tutte le stazionarie indipendentemente dalla loro lunghezza d&#8217;onda. E, date la grande massa e la grande riflettenza acustica del pavimento di qualsiasi ambiente, ciò avviene in modo poco variabile al variare delle caratteristiche costruttive dell’ambiente stesso. Ottenendo quindi anche con i sistemi GR Delta 4 molti dei vantaggi offerti dall’uso delle numerose sorgenti di basse frequenze dei sistemi NPS.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_973" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000-150x150.jpg" alt="GR NPS-1000" title="GR NPS-1000" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-973" /></a><p class="wp-caption-text">GR NPS-1000</p></div>
<p>Da <a href="http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm" target="_blank">http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm</a> (Mario Bon):</p>
<p><i>&#8220;&#8230;In qualsiasi ambiente chiuso (con pareti parallele e non parallele) si formano delle onde stazionarie (dette anche modi propri di risonanza o  modi normali). A bassa frequenza questi modi cadono a frequenze ben separate tra loro mentre, aumentando la frequenza, diventano sempre più numerosi e ravvicinati fino ad essere indistinguibili. Ne segue che lo stesso ambiente deve essere studiato in modo diverso: a bassa frequenza si deve tenere conto del contributo di ciascun singolo modo mentre alle frequenze più alte si può usare il metodo statistico. Questi due range di frequenza sono separati dalla “Frequenza di Schroeder” che rappresenta il limite superiore per il calcolo deterministico ed il limite inferiore per il calcolo statistico.<br />
Non è difficile prevedere la risposta in potenza di un diffusore acustico, ad una distanza pari a 3 o 4 volte la distanza critica, per frequenze superiori alla frequenza di Schroeder. Il fatto è che questo tipo di risposta è poco interessante perché riguarda una regione dove il suono riverberato è dominante (bassa Chiarezza).</p>
<p>Negli ambienti domestici la frequenza di Schroeder si trova tra 100 e 250 Hz. Nei tipici ambienti da 20-30 metri quadri la frequenza di Schroeder si attesta a 200-250 Hz e la riproduzione delle basse frequenze è fortemente condizionata dai modi normali. Nei teatri e negli auditori la frequenza di Schroeder si trova due o tre ottave più in basso (vedere la tabella qui sotto). In una sala da  10000 metri cubi a 30 Hz i modi normali sono già “non individuabili” e le frequenze basse si “sentono” molto bene. </p>
<p>L’effetto dei modi normali dell’ambiente è quello di creare un campo acustico non omogeneo per cui in alcuni punti certe frequenze sono esaltate mentre in altre sono fortemente attenuate. Se non bastasse i modi normali si estinguono lentamente dando origine a fastidiose “code sonore” o rimbombi che limitano la Chiarezza e provocano fatica da ascolto&#8230;&#8221;</i></p>
<p><b>In conclusione</b><br />
Più il campo stazionario è irregolare (condizioni standard in normali ambienti con due soli woofer lontani dal pavimento e dalla parete posteriore) e più le code sonore delle frequenze poste inevitabilmente in maggiore evidenza risulteranno individuabili e fastidiose.<br />
Più il campo è uniforme (Delta 4 vicine alla parete posteriore e/o GR NPS-1000) e minori saranno le possibilità per questo effetto negativo di estrinsecarsi.</p>
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		<title>Valvole e Stato Solido</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 13:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[amplificatore]]></category>
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		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[potenza]]></category>
		<category><![CDATA[smorzamento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tanti anni fa, quando i transistor, i mosfet e quant&#8217;altro non esistevano, la conoscenza e la capacità di progettare e costruire amplificatori a valvole aveva raggiunto vette eccezionali, soprattutto da parte di grandi aziende come Philips e Grundig ad esempio (ma ci metterei anche Marantz e McIntosh, naturalmente), tali che per un piccolo costruttore odierno sono ben difficili da raggiungere o superare. Anche perché la disponibilità della componentistica adatta è molto minore e quindi operare scelte oculate è diventato molto più difficile. In ogni caso, il fatto che la risposta in frequenza consegnata da un amplificatore ad una cassa acustica [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/valvole-e-stato-solido/">Valvole e Stato Solido</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_933" class="wp-caption alignleft" style="width: 255px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-1.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-1-245x300.jpg" alt="Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &quot;Live&quot; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt." title="Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &quot;Live&quot; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt." width="245" height="300" class="size-medium wp-image-933" /></a><p class="wp-caption-text">Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &#8220;Live&#8221; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt.</p></div>
<p>Tanti anni fa, quando i transistor, i mosfet e quant&#8217;altro non esistevano, la conoscenza e la capacità di progettare e costruire amplificatori a valvole aveva raggiunto vette eccezionali, soprattutto da parte di grandi aziende come Philips e Grundig ad esempio (ma ci metterei anche Marantz e McIntosh, naturalmente), tali che per un piccolo costruttore odierno sono ben difficili da raggiungere o superare.<br />
Anche perché la disponibilità della componentistica adatta è molto minore e quindi operare scelte oculate è diventato molto più difficile.</p>
<p>In ogni caso, il fatto che la risposta in frequenza consegnata da un amplificatore ad una cassa acustica dipende dalla impedenza d&#8217;uscita dello stesso amplificatore e dall&#8217;impedenza della cassa è fuor di dubbio.</p>
<p>Come anche che più tale caratteristica dell&#8217;amplificatore aumenta di valore più le alterazioni della risposta crescono.</p>
<p>E, per finire, anche il fatto che la maggior parte degli amplificatori a valvole &#8220;moderni&#8221;, contrariamente agli stato solido, abbiano una impedenza d&#8217;uscita piuttosto alta (per non parlare degli OTL) non è discutibile.</p>
<p>Se a ciò aggiungiamo che in ambienti domestici non particolarmente piccoli, con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &#8220;Live&#8221; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt, la maggior parte degli ampli a valvole hi-fi sarebbe tagliata fuori a priori.</p>
<div id="attachment_934" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-2-243x300.jpg" alt="Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB." title="Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB." width="243" height="300" class="size-medium wp-image-934" /></a><p class="wp-caption-text">Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB.</p></div>
<p>Anche tenendo conto di un fattore 2 (3 dB) di incremento fittizio della potenza disponibile con un ampli a valvole per tener conto del più sopportabile modo di clippare e della autolimitazione della corrente erogata dipendente dalla maggiore impedenza d&#8217;uscita rispetto ad un buon ampli a stato solido, la potenza &#8220;a valvole&#8221; da installare raggiungerebbe comunque almeno i 250 watt RMS!</p>
<p>Molti audiofili, non essendo al corrente o non volendo prendere atto di queste problematiche tecniche, spesso pensano che una potenza di 20-40-80 watt sia ancora oggi più che sufficiente nella maggior parte dei casi.<br />
Come lo era quando il fattore di cresta delle registrazioni commerciali era di 15 dB</p>
<div class="clear"></div>
<p>Ma oggi la situazione è alquanto differente.<br />
E usando ampli a stato solido di quella potenza richiedendo loro una potenza più alta, si ottiene di sentirne facilmente il raggiungimento dei limiti di erogazione di corrente, con eventuale intervento perfino delle protezioni&#8230;</p>
<p>Con un amplificatore a valvole caratterizzato da una impedenza d&#8217;uscita alta (basso fattore di smorzamento) si attua invece una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali (le valvole) dell&#8217;amplificatore e quindi il &#8220;clipping di corrente&#8221; non avviene.</p>
<p>Avvengono peraltro sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza (vedi anche l’articolo <a href="http://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/">Mito e realtà dei cavi di collegamento nei sistemi hi-fi</a>).</p>
<p>Mentre per quanto riguarda la prima pare che per molti si tratti di cosa poco avvertibile, la seconda viene spesso utilizzata (sbagliando) per attribuire agli amplificatori caratteristiche timbriche tali da poterli selezionare e consigliare come se fossero in grado di curare eventuali problemi timbrici dei vari impianti, dipendenti essenzialmente dai diffusori e dalla loro interazione con l&#8217;ambiente.</p>
<div id="attachment_935" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/scheda-ampli.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/scheda-ampli-300x184.jpg" alt="Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &quot;clipping di corrente&quot;. Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori." title="Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &quot;clipping di corrente&quot;. Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori." width="300" height="184" class="size-medium wp-image-935" /></a><p class="wp-caption-text">Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &#8220;clipping di corrente&#8221;.<br />Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori.<br /></p></div>
<div class="clear"></div>
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		<title>Sulla potenza&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 14:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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		<category><![CDATA[percezione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Quando ho iniziato a progettare casse ESB, nei primi anni &#8217;80, mi sono trovato a dover prendere atto che rientravano troppe casse delle serie precedenti per rotture dovute a sovrapilotaggio. La potenza dichiarata non era eccessiva. Erano gli utenti di allora ad esagerare con la manopola del volume non accorgendosi della saturazione di loro ampli (cosa che purtroppo avviene ancora oggi, sia pure in percentuale molto minore, in particolare con gli ampli a valvole). La incapacità di accorgersi di avere raggiunto e superato i limiti del clipping era tale che potei verificare spesso il tentativo di applicare una potenza superiore [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho iniziato a progettare casse ESB, nei primi anni &#8217;80,  mi sono trovato a dover prendere atto che rientravano troppe casse delle serie precedenti per rotture dovute a sovrapilotaggio.</p>
<p>La potenza dichiarata non era eccessiva. Erano gli utenti di allora ad esagerare con la manopola del volume non accorgendosi della saturazione di loro ampli (cosa che purtroppo avviene ancora oggi, sia pure in percentuale molto minore, in particolare con gli ampli a valvole).</p>
<p>La incapacità di accorgersi di avere raggiunto e superato i limiti del clipping era tale che potei verificare spesso il tentativo di applicare una potenza superiore di ben 10 dB (10 volte) rispetto a quella massima indistorta degli ampli impiegati.</p>
<p>Ricordando che il segnale musicale può arrivare ad avere anche più di 20 dB di differenza fra il livello efficace medio a lungo termine e quello nei picchi più brevi e violenti, ma che con programmi &#8220;normali&#8221; quello che si chiama &#8220;fattore di cresta&#8221; si attesta normalmente sui 16/17 dB, è facile capire che quando i picchi venivano tagliati di  10 dB il valore medio del segnale era più alto di dieci volte rispetto a quello previsto per un corretto &#8220;funzionamento al massimo&#8221; con l&#8217;amplificatore impiegato.</p>
<p>Ammettiamo di avere una cassa specificata per uso con un ampli di potenza massima 60 Watt RMS con segnale sinusoidale. Quell&#8217;ampli &#8220;da 60 Watt&#8221; con segnale musicale sarà in grado di fornire una potenza &#8220;di picco&#8221; tre dB più alta, ovvero 120 Watt.</p>
<p>Con un segnale avente un fattore di cresta di 16 dB non clippato e i picchi a 120 Watt, la potenza media, 16 dB più bassa, sarà di 3 Watt. E in questo caso problemi di rotture si verificano ben difficilmente. Ma se invece l&#8217;utente cercherà di trarre dall&#8217;amplificatore una potenza 10 dB più alta, sia pure con i picchi &#8220;clippati, applicherà comunque alla cassa una potenza RMS pari a circa 30 Watt, cioè dieci volte quella per la quale la cassa era stata specificata. Ed allora quando ho cominciato a lavorare in ESB io le casse &#8220;da 60 Watt&#8221; le progettavo e facevo costruire in modo tale che potessero sopportare senza rompersi, con segnale musicale e su tempi lunghi, fino ad un massimo di 30 Watt RMS (ovvero 15,5 Volt continui, di rumore filtrato in modo da avere lo spettro definito dalla IEC per simulare il segnale musicale medio. Credetemi, sono tanti!). Da quel momento però i guasti diminuirono in modo drastico&#8230;</p>
<p>P.S.: Quella stessa cassa &#8220;da 60 Watt&#8221; se venduta ad un audiofilo molto accorto si sarebbe potuta specificare per ben 600 Watt&#8230; E questo spiega bene perché io riuscivo a far suonare le ESB 7/01 con il SAE 2600 al limite del clipping senza che si rompesse nulla&#8230;</p>
<p>Il problema è che, quando l&#8217;ampli ha una potenza insufficiente per consentire livelli di ascolto molto alti, continuando ad alzare il volume i picchi vengono clippati ma la potenza media continua a salire, generando però una sensazione di volume inferiore rispetto a quella che si avrebbe con i picchi non clippati. E, come abbiamo visto, si finisce per &#8220;esagerare&#8221;.</p>
<p>Ecco perché fra i tecnici addetti ai lavori si sente dire spesso che &#8220;la potenza non basta mai&#8221; ed è di fatto molto più frequente riuscire a rompere le casse con ampli di potenza troppo bassa piuttosto che troppo alta&#8230;</p>
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		<title>Pannelli larghi e pannelli stretti</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 10:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[diffrazione]]></category>
		<category><![CDATA[nps]]></category>
		<category><![CDATA[onde]]></category>
		<category><![CDATA[pannelli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La prima cosa di cui si deve tenere conto è che le onde, sia che tratti di variazioni di pressione che si propaghino nell&#8217;aria, nei liquidi o nei corpi solidi, oppure che siano elettromagnetiche emesse dai nostri cellulari o luminose, rispondono a leggi fisiche &#8220;di base&#8221; assolutamente identiche. Ma, dato che (oltre alla tipologia delle forze in gioco: meccaniche in un caso ed elettromagnetiche nell&#8217;altro) varia molto la loro &#8220;lunghezza&#8221; [Lambda=(Velocità di propagazione)/(Frequenza)], quello che appare ai nostri sensi e ai nostri sistemi di misura è estremamente differente. Tanto per fissare alcuni contorni di quello di cui stiamo parlando, le [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La prima cosa di cui si deve tenere conto è che le onde, sia che tratti di variazioni di pressione che si propaghino nell&#8217;aria, nei liquidi o nei corpi solidi, oppure che siano elettromagnetiche emesse dai nostri cellulari o luminose, rispondono a leggi fisiche &#8220;di base&#8221; assolutamente identiche.<br />
Ma, dato che (oltre alla tipologia delle forze in gioco: meccaniche in un caso ed elettromagnetiche nell&#8217;altro) varia molto la loro &#8220;lunghezza&#8221; [Lambda=(Velocità di propagazione)/(Frequenza)], quello che appare ai nostri sensi e ai nostri sistemi di misura è estremamente differente.</p>
<p>Tanto per fissare alcuni contorni di quello di cui stiamo parlando, le onde acustiche che si propagano nell&#8217;aria hanno a 20 Hz una lunghezza di 17,2 metri, a 1000 Hz 34,4 cm e a 20 kHz 1,72 cm. mentre per le onde luminose si parla di una lunghezza approssimativamente compresa tra 400 e 700 nanometri (1 nanometro vale 0,000000001 m) ovvero tra 750 e 430 THz (1 THz 1000000000000 Hz).</p>
<p>Nel caso delle onde acustiche (diversamente dal caso delle onde luminose), la loro interazione con gli oggetti che ci circondano normalmente nei nostri ambienti domestici e che costituiscono anche i mobili delle casse acustiche, proprio per il fatto che la loro lunghezza è comparabile con le dimensioni della maggior parte di questi oggetti, è estremamente complessa.</p>
<p>Quando un&#8217;onda incontra sul suo cammino un oggetto in grado di rifletterla che abbia dimensioni rilevanti rispetto alla sua lunghezza, viene riflessa. Quando invece l&#8217;oggetto ha dimensioni contenute, l&#8217;onda gli &#8220;gira intorno&#8221; come se l&#8217;oggetto non ci fosse e prosegue indisturbata il suo cammino.<br />
Il rapporto fra la lunghzza d&#8217;onda e la dimensione degli oggetti di cui sopra al di sotto del quale si conviene di considerare l&#8217;oggetto &#8220;riflettente&#8221; è quello che vale 2. Ovvero la dimensione caratteristica dell&#8217;oggetto è pari alla mezza lunghezza dell&#8217;onda incidente. Per frequenze più basse l&#8217;oggetto diventa sempre via via sempre più &#8220;invisibile&#8221; a quell&#8217;onda, mentre per frequenze superiori diventa via via sempre più in grado di rifletterla.</p>
<p>Stessa legge per i pannelli.</p>
<p>Ovvero, quando un altoparlante montato sullo stesso emette onde &#8220;corte&#8221; rispetto alla dimensione del pannello, questo è in grado di rifletterle e in pratica si può ragionare come se dietro al pannello stesso nascesse una immagine riflessa dell&#8217;altoparlante la cui emissione va a sommarsi a quella dell&#8217;altoparlante reale e, se la lunghezza d&#8217;onda in gioco fosse grande rispetto alla dimensione dell&#8217;altoparlante, il suono che misureremmo frontalmente sarebbe 6,02 dB più alto. Naturalmente, dato che nulla si crea e nulla si distrugge, questo aumento del livello avviene a scapito del livello misurabile dietro al pannello (immaginiamo l&#8217;altoparlante chiuso posteriormente e non funzionante a dipolo, altrimenti diventa tutto un po&#8217; più complicato&#8230;).</p>
<p>Se invece la lunghezza dell&#8217;onda emessa è &#8220;grande&#8221; anche rispetto alle dimensioni del pannello, questa onda di pressione una volta raggiunto il bordo girerà intorno al pannello stesso e verrà propagata, in fase con l&#8217;emissione frontale, anche posteriormente.</p>
<p>Per pannelli aventi una dimensione all&#8217;incirca pari alla metà della lunghezza d&#8217;onda a 1000 Hz (che come abbiamo visto è pari a 34,4 cm, cioé 344/1000 m) questa transizione avviene proprio attorno al kHz e quindi misurando la risposta in frequenza da una posizione posteriore al pannello la troveremo via via crescente proprio dai 1000 Hz in giù.</p>
<p>Un altro fenomeno che è legato alla presnza e alle dimensioni del pannello è quello che chiamasi &#8220;diffrazione ai bordi&#8221; e anche questo naturalmente avviene per le frequenze alle quali l&#8217;onda acustica &#8220;vede&#8221; il pannello e non per quelle inferiori. Tale fenomeno è responsabile di un certo numero di effetti sull&#8217;ascolto hi-fi tali da poterlo considerare deleterio in particolar modo per quello che noi chiamiamo &#8220;imaging&#8221;.</p>
<p>Alle frequenze via via sempre più alte, qualsiasi altoparlante emette con un angolo di radiazione sempre minore e quindi le onde in grado di propagarsi a 90 gradi rispetto all&#8217;asse di simmetria dell&#8217;altoparlante stesso e camminare lungo il pannello fino al bordo, per poi esserne diffratte in tutte le direzioni, sono sempre più attenuate.</p>
<p>La gamma di frequenze interessata al fenomeno della diffrazione, con le dimensioni assunte dalla maggior parte dei pannelli delle nostre casse, può intendersi appartenente alla gamma media (più o meno alta, naturalmente, a seconda di quali dimensioni stiamo parlando).</p>
<p>Minore è la dimensione del pannello e più in alto si sposta la nascita del fenomeno e meno udibile diventa il suo effetto.</p>
<p>Ovvero la qualità dell&#8217;ascolto e dell&#8217;imaging migliora.</p>
<p>Di questo si era già accorto un certo Dahlquist con le sue DQ-10, ma più o meno negli stessi anni (poco prima o poco) dopo anche la Kef con le sue 105, la B&amp;W con le sue 801, l&#8217;Audiolab con le sue Delta 4, La RCF con le sue BR-2000, la Technics&#8230; E anche chi proponeva già allora &#8220;minidiffusori&#8221;, che non per nulla hanno proprio nella &#8220;pulizia&#8221; dell&#8217;imaging che propongono il loro principale punto di forza.</p>
<p>Da notare che tutto ciò rende ragione anche delle sensazioni che si possono provare quando si ascoltano casse elettrostatiche o isodinamiche. I principi fisici in gioco sono sempre gli stessi, ma sfruttati in modo differente.</p>
<p>P.S.: Come abbiamo visto, se montiamo un altoparlante su un pannello &#8220;stretto&#8221;, ovvero avente una larghezza ridotta rispetto alla lunghezza d&#8217;onda emessa dall&#8217;altoparlante l&#8217;onda, oltre a propagarsi nello spazio antistante, quando raggiunge il bordo del pannello gli &#8220;gira intorno&#8221; e si propaga in fase anche posteriormente. In questo caso si può quindi dire che la dispersione (intesa come l&#8217;angolo sul quale l&#8217;onda si propaga) è sicuramente maggiore rispetto a quando la frequenza è alta e il pannello &#8220;largo&#8221; non consente all&#8217;onda di propagarsi anche verso lo spazio posteriore.</p>
<p>Ma, se soffermiamo la nostra attenzione solo su quanto avviene frontalmente, scopriremo che, se la frequenza non è troppo alta rispetto alla dimensione dell&#8217;altoparlante e quindi si propaga anche a 90° rispetto a quest&#8217;ultimo viaggiando lungo il pannello, ma quest&#8217;ultimo è abbastanza &#8220;grande&#8221; da non consentirle di &#8220;girare intorno&#8221;, la &#8220;decompressione&#8221; al bordo che avveniva quando il pannello era stretto, causata dalla propagazione di parte dell&#8217;energia posteriormente, ora non avviene più e quindi il livello frontale per ampi angoli di emissione si mantiene più alto più a lungo rispetto alla situazione di &#8220;pannello stretto&#8221; (e in questo senso si può affermare che la dispersione ottenibile con un pannello &#8220;largo&#8221; è &#8220;migliore&#8221;, sia pure solo frontalmente).</p>
<p>Come sottoprodotto di queste considerazioni, potrei aggiungere che una cassa dotata di pannello stretto (come ad esempio un minidiffusore), oltre a presentare una serie di caratteristiche che fanno sì che possa offrire un &#8220;imaging&#8221; simile a quello di un sistema elettrostatico avente un pannello ampio, grazie alla minore dispersione frontale consente anche di ottenere risultati migliori ove la cassa venisse ruotata per attuare il classico Cross Firing che è alla base (sia pure ottimizzato appositamente) del funzionamento dell&#8217;ormai ben noto &#8220;DSR&#8221; ESB.</p>
<p>Se ne trae che installando le nuove GR Delta 4 (dotate di pannelli stretti) orientate verso il centro dell&#8217;area d&#8217;ascolto (o addirittura verso l&#8217;angolo opposto della stessa area) si può ottenere anche con questi diffusori una ricostruzione prospettica sia di tipo DSR che NPS.</p>
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		<title>Il sistema di carico DDELS dei diffusori GR Delta Butterfly One</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 10:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[butterfly one]]></category>
		<category><![CDATA[ddels]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;esclusiva modalità di carico Giussani Research DDELS (Dual Drive Extended Loading System) prevede l&#8217;impiego di due woofer (A e B) funzionanti nello stesso volume di carico VB. I due driver hanno volumi equivalenti VAS uguali e masse MMS differenti. Montati nello stesso volume risuonano quindi a frequenze FC differenti. Il trasduttore A, più leggero, ha una FCA ed una F3A più alte, a cui si accompagna un QTCA più basso. Il trasduttore B, più pesante, ha un livello di emissione inferiore su tutta la sua banda passante tranne che per valori di frequenza nell&#8217;intorno della frequenza FCB ed inferiori alla [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esclusiva modalità di carico Giussani Research DDELS (Dual Drive Extended Loading System) prevede l&#8217;impiego di due woofer (A e B) funzionanti nello stesso volume di carico V<sub>B</sub>.</p>
<p>I due driver hanno volumi equivalenti V<sub>AS</sub> uguali e masse M<sub>MS</sub> differenti. Montati nello stesso volume risuonano quindi a frequenze F<sub>C</sub> differenti.</p>
<p>Il trasduttore A, più leggero, ha una F<sub>CA</sub> ed una F<sub>3A</sub> più alte, a cui si accompagna un Q<sub>TCA</sub> più basso.</p>
<p>Il trasduttore B, più pesante, ha un livello di emissione inferiore su tutta la sua banda passante tranne che per valori di frequenza nell&#8217;intorno della frequenza F<sub>CB</sub> ed inferiori alla stessa.</p>
<p>La somma delle emissioni dei due driver ottiene quindi una risposta in frequenza complessiva che si mantiene sul livello del trasduttore più leggero su tutta la banda al di sopra della F<sub>CA</sub>, mentre il livello alla risonanza F<sub>CA</sub> e per valori di frequenza inferiori aumenta grazie all&#8217;apporto del driver B, che causa quindi una maggiore estensione della risposta in frequenza complessiva verso valori di frequenza più bassi.</p>
<p>Inoltre, il fatto che il driver A, al di sotto della sua frequenza di risonanza F<sub>CA</sub>, non veda aumentare ulteriormente la sua escursione, lascia di fatto a disposizione del trasduttore B un volume di carico maggiore della metà del volume totale. Condizione che sarebbe invece automatica nel caso in cui le frequenze F<sub>CA</sub> ed F<sub>CB</sub> fossero identiche.</p>
<p>Questo ulteriore effetto consente di estendere ulteriormente la risposta in frequenza complessiva, contribuendo di fatto a determinare una F<sub>CB</sub> ancora più bassa. Ed anche lo smorzamento complessivo ne risulterà ridotto.</p>
<p>Alle frequenze superiori alla F<sub>CB</sub> sarà invece il driver A a &#8220;vedere&#8221; un volume maggiore del 50% di V<sub>B</sub> a causa della minore escursione del driver B, determinata dal suo maggiore peso.</p>
<div id="attachment_807" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.giussani-research.it/wp-content/themes/gresearch/images/products/details/ddels.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.giussani-research.it/wp-content/themes/gresearch/images/products/details/ddels.jpg" alt="Verde: woofer A – Blu: woofer B – Ciano: risposta complessiva - See more at: http://www.giussani-research.it/ddels/?lang=it#sthash.0Va0WJlx.dpuf" title="Verde: woofer A – Blu: woofer B – Ciano: risposta complessiva" titolo="Sistema di Carico GR DDELS" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-807" /></a><p class="wp-caption-text">Schema di funzionamento del Sistema GR DDELS</p></div>
<p>Grazie anche all&#8217;impiego di un apposito filtro che limita la emissione in gamma media del trasduttore B, si evita poi qualsiasi interferenza fra le emissioni dei due driver, che potrebbe causare peggioramento della dispersione e comb-filtering.</p>
<p>In conclusione, il sistema di carico GR DDELS consente di installare due woofer di pari V<sub>AS</sub> in un volume di carico V<sub>B</sub> inferiore rispetto a quello che sarebbe necessario, per ottenere la stessa estensione e la stessa capacità dinamica al low-end, impiegando un woofer solo o due woofer identici.</p>
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		<title>Presentazione NPS-1000</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/prova-nps-1000-suono/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 15:24:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La storica presentazione delle NPS-1000 effettuata da SUONO nel novembre 1994. Puoi scaricare il pdf</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/prova-nps-1000-suono/">Presentazione NPS-1000</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La storica presentazione delle NPS-1000 effettuata da SUONO nel novembre 1994.</p>
<p><a href="/pdf/nps-1000-suono.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/nps-1000-suono/index.html" width="630" height="500" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen></iframe>&#8211;> </p>
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