<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Renato Giussani</title>
	<atom:link href="http://www.renatogiussani.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.renatogiussani.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 03 Jan 2024 09:18:43 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>La nascita del DDELS</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/nascita-ddels/</link>
		<comments>http://www.renatogiussani.it/nascita-ddels/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2014 12:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=1342</guid>
		<description><![CDATA[<p>Nel caso del DDELS la scelta del target di prestazioni che si voleva raggiungere è stata semplice: ottenere da un compatto diffusore da libreria/stand un suono in ambiente il più simile possibile a quello delle Delta 4, ovvero i modelli GR con il woofer molto vicino al pavimento. Nelle Delta 4 i woofer sono posizionati molto vicini al pavimento per ottenere contemporaneamente due risultati che dovrebbero essere sempre ben presenti a tutti i progettisti di diffusori da pavimento e aggiungerne altri tre caratteristici della completa filosofia Giussani Research. Avverto che nel riferirmi ai vari parametri e misure in gioco userò [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/nascita-ddels/">La nascita del DDELS</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1343" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ddels.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ddels-300x187.jpg" alt="DDELS" title="DDELS" width="300" height="187" class="size-medium wp-image-1343" /></a><p class="wp-caption-text">DDELS</p></div>
<p>Nel caso del DDELS la scelta del target di prestazioni che si voleva raggiungere è stata semplice: ottenere da un compatto diffusore da libreria/stand un suono in ambiente il più simile possibile a quello delle Delta 4, ovvero i modelli GR con il woofer molto vicino al pavimento.</p>
<div class="clear"></div>
<p>Nelle Delta 4 i woofer sono posizionati molto vicini al pavimento per ottenere contemporaneamente due risultati che dovrebbero essere sempre ben presenti a tutti i progettisti di diffusori da pavimento e aggiungerne altri tre caratteristici della completa filosofia Giussani Research.</p>
<p>Avverto che nel riferirmi ai vari parametri e misure in gioco userò la stessa terminologia impiegata nel Cross-PC</p>
<p>I risultati garantiti da un posizionamento del woofer vicino al pavimento sono:</p>
<p>A) La eliminazione delle interazioni distruttive fra l&#8217;emissione diretta del woofer e quella della sua immagine riflessa dal pavimento.<br />
B) Un utile incremento del livello della risposta Complessiva (emissione diretta) del Woofer in ambiente, che si riflette in un aumento della Risposta Globale che è la somma della Complessiva e della Energetica (campo riverberato). Cosa che consente di ottenere una sensibilità dell&#8217;intero sistema più elevata di circa 2 dB.</p>
<p>I tre risultati esclusivi GR relativi ai modelli Delta 4, ottenuti anch&#8217;essi grazie alla posizione del/i woofer molto vicina al pavimento sono invece:</p>
<p>C) L&#8217; aumento della dimensione verticale della scena acustica virtuale secondo le modalità del DSR verticale.<br />
D) La massima regolarità della risposta a bassa frequenza grazie alla attivazione del maggior numero possibile di onde stazionarie in modo di non avere &#8220;buchi&#8221; troppo evidenti alle basse frequenze. Cosa che con più woofer nello stesso diffusore migliora ulteriormente (come nelle Delta 4 R10 e in massimo grado nelle GR NPS-1000).<br />
E) La massima consistenza delle prestazioni a bassa frequenza al variare dell&#8217;ambiente di installazione.<br />
(Grazie al fatto che il pavimento e il soffitto sono quasi sempre, quantomeno nelle abitazioni moderne, le superfici di chiusura dell&#8217;ambiente più pesanti e più rigide, la importante interazione del woofer con il pavimento e con le stazionarie che si instaurano proprio fra pavimento e soffitto varia di poco al variare dell&#8217;ambiente stesso).</p>
<p>Tornando al DDELS, i primi elementi che si volevano aggiungere alle prestazioni di diffusori da stand costruiti secondo gli standard più comuni erano i seguenti:</p>
<p>A) In assenza della vicinanza al pavimento, per ottenere comunque risultati simili, rendere possibile la vicinanza ad altra superficie di chiusura con una installazione a parete (libreria).<br />
B) Nel caso di eccessiva leggerezza della parete di appoggio o di installazione su stand, generare una emissione aggiuntiva di un suono non molto differente da quello che nelle Delta 4 viene emesso dall&#8217;immagine del/i woofer sotto al pavimento.</p>
<p>La soluzione trovata per garantire i risultati richiesti dal target prefissato è stata l&#8217;aggiunta di un secondo woofer laterale, che ha consentito anche di uniformare il più possibile la risposta in frequenza, grazie alla diversa distanza dei centri di emissione dei due woofer dalla parete posteriore, sia di raddoppiare la dinamica consentita.</p>
<p>A questo punto si sarebbe potuto decidere di impiegare due woofer identici (collegandoli semplicemente in parallelo) ma, rispetto alla soluzione DDELS che descriveremo fra poco, tale configurazione estremamente semplicistica sarebbe servita solo ad accrescere ulteriormente il livello in gamma medio-bassa superando il target desiderato.<br />
Da tener presente infatti che l&#8217;emissione diretta dell&#8217;immagine sotto al pavimento tipica dei modelli Delta 4 è sempre un poco attenuata, sia perché il pavimento non è mai né infinitamente pesante né perfettamente rigido e sia perché la distanza del woofer-immagine dal punto d&#8217;ascolto è superiore a quella del woofer reale.</p>
<p>A questo punto, volendo attenuare un poco il woofer laterale, invece di farlo inserendogli semplicemente una resistenza in serie, si è preferito attenuarlo aumentandone la massa mobile, ottenendo di abbassarne la frequenza di risonanza e aumentarne il Qtc, garantendo così una risposta in frequenza più estesa rispetto a quella che si sarebbe ottenuta attenuandolo con una R in serie.<br />
La massa mobile del woofer laterale è stata incrementata del 30%.</p>
<p>A ciò si aggiunga che il woofer frontale non doveva invece essere appesantito, per consentirgli di assolvere al meglio la sua funzione di woofer-midrange fino all&#8217;incrocio con il tweeter. Quindi la soluzione che avrebbe potuto garantire la maggiore estensione possibile alle basse frequenze, sia pure a prezzo di un decremento della sensibilità, ovvero quella di prevedere unna massa mobile maggiore per entrambi gli altoparlanti e poi porli semplicemente in parallelo (come nelle Delta 4 R10), non era praticabile.<br />
Da tenere presente anche che se il woofer laterale avesse funzionato a frequenze superiori a quelle previste (ben inferiori ai 1000 Hz), il campo diretto frontale sarebbe risultato affetto da un fortissimo effetto di comb-filtering. Sicuramente da evitare.</p>
<p>La soluzione adottata, che abbiamo denominato DDELS, consente invece di dotare il modello <a href="http://www.giussani-research.it/delta-butterfly-one/?lang=it">GR Delta Butterfly</a> (che incorpora numerose altre esclusive tecniche ben evidenziate nelle prove tecniche disponibili sia su carta che <a href="http://www.audioplay.it/delta-butterfly-one/">in rete</a>) di offrire prestazioni timbriche e dinamiche di primissimo piano estremamente simili a quelle dei modelli da pavimento, dimostrando che le articolate scelte tecniche effettuate hanno potuto garantire i risultati desiderati.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/nascita-ddels/">La nascita del DDELS</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatogiussani.it/nascita-ddels/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Eprom per Commodore MPS-801</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/eprom-commodore-mps-801/</link>
		<comments>http://www.renatogiussani.it/eprom-commodore-mps-801/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 12:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=1299</guid>
		<description><![CDATA[<p>Da McMicrocomputer n° 41 (maggio 1985) di Bo Arnklit e Renato Giussani Puoi scaricare il pdf</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/eprom-commodore-mps-801/">Eprom per Commodore MPS-801</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da McMicrocomputer n° 41 (maggio 1985)<br />
<i>di Bo Arnklit e Renato Giussani</i></p>
<p><a href="/pdf/Eprom_MPS801.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/eprom-c64/Eprom_MPS-801.html"></iframe>&#8211;> </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/eprom-commodore-mps-801/">Eprom per Commodore MPS-801</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatogiussani.it/eprom-commodore-mps-801/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cross-PC e Bass-PC Dos con Windows</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/</link>
		<comments>http://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Jan 2014 12:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Download]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=1192</guid>
		<description><![CDATA[<p>Usare Cross-PC &#038; Bass-PC (DOS): Cosa fare quando si usano sistemi operativi Windows diversi da Windows 98 e Windows XP? Ad esempio Windows Seven Ultimate SP1. Tale versione (ma anche altre) incorpora una funzione di emulazione 16 bit grazie alla quale Cross-PC DOS e Bass-PC 3.0 DOS (sempre che la vostra scheda video lo consenta) girano senza problemi. E anche lo Screenthief può svolgere la sua funzione. Leggi qui E qui Per avviarli basta quindi cliccare sul file Cross.bat o Bass.bat (o creare sul desktop i relativi alias) e tutto funzionerà senza problemi. Tranne quello di dover usare la tastiera [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/">Cross-PC e Bass-PC Dos con Windows</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1178" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/2864418_Windows-7-XP-mode1.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/2864418_Windows-7-XP-mode1-150x150.jpg" alt="XP/Win7" title="XP/Win7" width="150" height="150" class="size-medium wp-image-1178" /></a><p class="wp-caption-text">XP/Win7</p></div>
<p>Usare <a href="http://www.renatogiussani.it/cross/">Cross-PC</a> &#038; <a href="http://www.renatogiussani.it/bass-64bass-pc/">Bass-PC</a>  (DOS):</p>
<p>Cosa fare quando si usano sistemi operativi  Windows diversi da Windows 98 e Windows XP?<br />
Ad esempio Windows Seven Ultimate SP1.</p>
<p>Tale versione (ma anche altre) incorpora una funzione di emulazione 16 bit grazie alla quale Cross-PC DOS e Bass-PC 3.0 DOS (sempre che la vostra scheda video lo consenta) girano senza problemi. E anche lo Screenthief può svolgere la sua funzione. </p>
<div class="clear"></div>
<p><a href="http://technet.microsoft.com/en-us/magazine/ff756590.aspx">Leggi qui</a><br />
<a href="http://www.pcworld.com/article/243718/run_dos_programs_in_windows_7.html">E qui</a></p>
<p>Per avviarli basta quindi cliccare sul file Cross.bat o Bass.bat (o creare sul desktop i relativi alias) e tutto funzionerà senza problemi.</p>
<p>Tranne quello di dover usare la tastiera al posto del mouse&#8230; <img src='http://www.renatogiussani.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Con Windows 8 dovete usare <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/DOSBox0.74-win32-installer.zip">DOSBox 0.74</a></p>
<hr />
Ecco come potete attuare un avvio veloce di Cross-PC con Windows 7/8 e DosBox.</p>
<p>Per cominciare, tutto il contenuto della cartella Cross che scaricate va copiato nella cartella C:\CROSSPC</p>
<p>For english version C:\CROSS-EN</p>
<p>Poi, nella stessa cartella dovete mettere anche un file di configurazione di DosBox (cross-it.conf) creato ad hoc, che vi allego zippato <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/cross-it.zip"><b>QUI</b></a>.</p>
<p>English version (cross-en.conf) <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/cross-en.zip"><b>HERE</b></a></p>
<p>Quindi nelle Proprietà dello shortcut di DosBox il target va cambiato in:</p>
<p>&#8220;C:\Program Files\DOSBox-0.74\DOSBox.exe&#8221; -conf c:\crosspc\cross-it.conf</p>
<p>For english version:</p>
<p>&#8220;C:\Program Files\DOSBox-0.74\DOSBox.exe&#8221; -conf c:\cross-en\cross-en.conf</p>
<p>A questo punto cliccando sullo shortcut il Cross si aprirà automaticamente.<br />
La stessa cosa si può fare anche per il Bass-PC 3.0, naturalmente..<br />
Eccovi il link per scaricare il relativo bass.conf zippato: <a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/bass.zip"><b>BASS.CONF</b></a></p>
<p>Per salvare una immagine dello schermo basterà cliccare Ctrl+F5 e la si troverà in C:\CROSS42H\capture\</p>
<hr />
<p><b>CROSS-PC</b>: altre info utili (<i>per chi non conosce MSDOS</i>).</p>
<p>Ovunque il programma venga installato, in &#8220;Drive e/o Directory&#8221; si può scrivere XVR\ (oppure \XVR\ se senza lo slash non dovesse funzionare).</p>
<p>Per visualizzare solo i file i cui nomi iniziano con la lettera A basta che nel comando &#8220;Files&#8221; si sostituisca la Chiave di ricerca <b>*.*</b> con <b>A*.*</b></p>
<p>Per vedere solo i files che iniziano con TA la Chiave dovrebbe essere <b>TA*.*</b></p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_DOS_commands">Sono semplici e basilari comandi di MS-DOS</a>.<br />
Dove si legge fra l&#8217;altro: &#8220;&#8230;<i>In the list below, commands that can accept more than one filename, or a filename including wildcards (* and ?), are said to accept a filespec parameter.</i>&#8230;&#8221;.</p>
<p>Per caricarne uno si deve scrivere il nome del file senza la estensione XVR. Ad esempio, per caricare TAS-13.XVR si deve scrivere solo TAS-13.</p>
<p>Dato il comando &#8220;Load Dati Sistema&#8221; viene presentata la maschera attraverso la quale si può decidere se caricarne solo una parte (Selezione Caricamento). Se si vuole caricare l&#8217;intero sistema basta premere una volta il tasto &#8220;N&#8221; (alla voce &#8220;Varianti&#8221;) e successivamente il tasto &#8220;S&#8221; a quella &#8220;OK&#8221;.</p>
<p>Nei file ci sono tante cose. Molte sono ampiamente superate. Molto utili sono invece il file &#8220;TAS-13&#8243; e il file &#8220;IDEALE&#8221;, che consente di fare facilmente verifiche didattiche di ogni tipo.</p>
<p><b>LAYOUT TASTIERA</b><br />
Se qualcuno di voi avente tastiera italiana avesse provato ad usare CROSS-PC con Windows Vista o Windows 7 potrebbe avere avuto problemi di configurazione della tastiera italiana.</p>
<p>In questo caso dovrebbe sostituire il contenuto del file cross.bat aggiungendo una riga come segue per la versione italiana:</p>
<p>ST /INT:78 /KEY:F5<br />
C:\Windows\System32\KB16 IT,850,C:\Windows\System32\KEYBOARD.SYS<br />
cross42h.exe</p>
<p>Naturalmente nel caso il programma fosse quello inglese l&#8217;ultima riga dovrebbe essere cross-en.exe</p>
<p>Ove invece la vostra tastiera fosse inglese o in altra lingua dovreste sostituire KB16 IT con<br />
\KB16 EN o eventuale altro codice della vostra lingua.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/">Cross-PC e Bass-PC Dos con Windows</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatogiussani.it/cross-bass-windows/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Funzionamento &#8220;in pressione&#8221;</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/funzionamento-pressione/</link>
		<comments>http://www.renatogiussani.it/funzionamento-pressione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2013 19:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=1125</guid>
		<description><![CDATA[<p>Da cui deriva anche quello che viene chiamato Room Gain. Del quale, come è dimostrato in un mio articolo originale, ha realmente senso parlare solo a proposito degli abitacoli delle vetture e del cosiddetto Car-Stereo. Ecco degli appunti di marzo 2008, persi nei meandri di un hard disk e ritrovati casualmente oggi: Il funzionamento in pressione possiamo immaginarcelo come quello che c&#8217;è dentro ad una cassa chiusa&#8230; Se prendiamo un pistone e un cilindro otteniamo qualcosa di simile. Ovvero, la pressione all&#8217;interno del cilindro è proporzionale allo spostamento del pistone invece che alla sua accelerazione come avviene a buona distanza [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/funzionamento-pressione/">Funzionamento &#8220;in pressione&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1158" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Pistone-cilindro1.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Pistone-cilindro1-150x150.jpg" alt="Ogni movimento del pistone fa aumentare o diminuire la pressione" title="Ogni movimento del pistone fa aumentare o diminuire la pressione" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-1158" /></a><p class="wp-caption-text">Pistone e cilindro</p></div>
<p>Da cui deriva anche quello che viene chiamato Room Gain. Del quale, come è dimostrato in un <a href="http://www.audioplay.it/il-room-gain/" target="_blank">mio articolo originale</a>, ha realmente senso parlare solo a proposito degli abitacoli delle vetture e del cosiddetto Car-Stereo. </p>
<p>Ecco degli appunti di marzo 2008, persi nei meandri di un hard disk e ritrovati casualmente oggi:</p>
<div class="clear"></div>
<p>Il funzionamento in pressione possiamo immaginarcelo come quello che c&#8217;è dentro ad una cassa chiusa&#8230; Se prendiamo un pistone e un cilindro otteniamo qualcosa di simile. Ovvero, la pressione all&#8217;interno del cilindro è proporzionale allo spostamento del pistone invece che alla sua accelerazione come avviene a buona distanza di fronte ad un piccolo altoparlante (chiuso dietro) in campo libero.</p>
<p>E su questo semplice fatto si basa la tecnica per la misura della risposta in frequenza delle casse con il microfono dentro alla cassa. La risposta dentro dipende da &#8220;x&#8221;, quella fuori da &#8220;a&#8221;, derivata seconda di x. Allora si misura la pressione dentro in funzione della frequenza e la si deriva due volte (per passare da x ad a. In pratica si ruota la curva di 12 dB/ottava) e si trova la pressione acustica fuori.</p>
<p>Ritorniamo al nostro pistone in un cilindro chiuso.  Immaginiamo che si muova lentamente. Quando il pistone si sposta riesce a &#8220;caricare&#8221; tutto il volume facendo aumentare la pressione in ogni punto.</p>
<p>Se il pistone fosse piccolo avverrebbe lo stesso. Non serve che sia grande come il cilindro. Potrebbe essere grande come una valvola, purché muovendosi verso l&#8217;interno del cilindro possa operare una riduzione del volume dello stesso. Certamente più è piccolo e più, a parità di spostamento, causerà un aumento della pressione inferiore.</p>
<p>Ora aumentiamo la velocità con cui il pistone si muove. Poi facciamolo fermare e tornare indietro. insomma, facciamolo oscillare avanti e indietro magari sinusoidalmente. Fino ad una certa frequenza la pressione, propagandosi all&#8217;interno del cilindro alla velocità del suono, verrà riflessa dal tappo opposto al pistone e tornerà indietro ancora più o meno in fase con quella che il pistone sta generando sulla sua faccia attiva. Diciamo che fino ai 90° di sfasamento possiamo ipotizzare che all&#8217;interno del cilindro ci sia una pressione tutta dello stesso segno somma punto per punto di quella che il pistone genera e che si propaga allontanandosene a 344 m/s e di quella che torna indietro riflessa dal tappo. Questa condizione mi pare che possa essere vista come un funzionamento nel quale il cilindro è lungo come un quarto della onda emessa. Se il nostro tubo è lungo 3 metri la frequenza corrispondente sarà circa 29 Hz. Al di sopra cominceranno i guai (onde stazionarie). Indipendentemente dalle dimensioni del pistone.<br />
<b>In auto</b> invece, supponiamo che la dimensione massima interna che separa le superfici maggiori (pavimento e soffitto) sia di 1 metro, avremo una frequenza limite superiore del funzionamento in pressione pari a circa 86 Hz. Al di sotto la risposta diventa piatta e per avere quindi una risposta piatta dai 10 Hz ai 200 si deve raccordare la zona di transizione. Direi che un altoparlante con un Qt 0,7 e una fs di 86 Hz potrebbe ad occhio andare bene&#8230; Altro che sub push-pull o altre diavolerie del genere&#8230; Che in auto servono solo ad ottenere livelli di basse frequenze semplicemente esagerati. Gli appassionati di hi-fi cerchino di capirlo bene. Grazie.</p>
<p>Però, tornando al nostro ipotetico sistema car stereo che sfrutti correttamente il room-gain dell&#8217;abitacolo, bisogna che il livello fornito da quell&#8217;altoparlante quando lavora in pressione a 40 Hz e quello che ci dà a 200 Hz siano uguali&#8230; E allora, all&#8217;aumentare delle dimensioni del &#8220;volume di lavoro frontale&#8221; l&#8217;altoparlante deve essere sempre più grande per far sì che, a parità di livello a 200 Hz, quello a 40 sia quello giusto</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/funzionamento-pressione/">Funzionamento &#8220;in pressione&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatogiussani.it/funzionamento-pressione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Distribuzione potenza musicale</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/distribuzione-potenza-musicale/</link>
		<comments>http://www.renatogiussani.it/distribuzione-potenza-musicale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2013 14:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Download]]></category>
		<category><![CDATA[filtro]]></category>
		<category><![CDATA[potenza]]></category>
		<category><![CDATA[segnale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=1070</guid>
		<description><![CDATA[<p>Grafico della distribuzione spettrale della potenza in un segnale musicale. Utile per verificare la potenza nominale applicata ai componenti di un sistema multivia, al variare della banda ad essi affidata (ovvero, delle frequenze di taglio).</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/distribuzione-potenza-musicale/">Distribuzione potenza musicale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1071" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/grafico-distribuzione-spettrale.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/grafico-distribuzione-spettrale-300x189.jpg" alt="Grafico della distribuzione spettrale della potenza in un segnale musicale." title="Grafico della distribuzione spettrale della potenza in un segnale musicale." width="300" height="189" class="size-medium wp-image-1071" /></a><p class="wp-caption-text">Grafico della distribuzione spettrale della potenza in un segnale musicale.</p></div>
<p>Grafico della distribuzione spettrale della potenza in un segnale musicale. Utile per verificare la potenza nominale applicata ai componenti di un sistema multivia, al variare della banda ad essi affidata (ovvero, delle frequenze di taglio).</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/distribuzione-potenza-musicale/">Distribuzione potenza musicale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatogiussani.it/distribuzione-potenza-musicale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le punte</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/le-punte/</link>
		<comments>http://www.renatogiussani.it/le-punte/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 17:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[diffusori]]></category>
		<category><![CDATA[giussani research]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[posizione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=1056</guid>
		<description><![CDATA[<p>Accoppiano il punto dell&#8217;apparecchio che vi poggia sopra e disaccoppiano (in modo dipendente dalla rigidità e dai modi di vibrazione dell&#8217;apparecchio) tutto il resto&#8230; Le punte non fanno quasi mai bene e fanno invece quasi sempre male, a causa del disaccoppiamento della superficie inferiore, che la presenza delle punte nel ruolo di elementi di appoggio mette in condizione di vibrare con uno smorzamento inferiore rispetto all&#8217;uso di feltri o gommini. L&#8217;unica situazione nella quale i miglioramenti &#8220;percepibili&#8221; all&#8217;ascolto possano derivare da effettivi miglioramenti fisici (e non da normalissimi effetti psicoacustici), riguarda giradischi, diffusori molto leggeri ma con woofer grandi (caso [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/le-punte/">Le punte</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="alignleft">
<div id="attachment_1058" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode11.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (1,1) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1058" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (1,1) mode</p></div>
<div id="attachment_1059" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode12.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (1,2) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1059" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (1,2) mode</p></div>
<div id="attachment_1060" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode21.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (2,1) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1060" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (2,1) mode</p></div>
<p><div id="attachment_1057" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode22.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (2,2) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1057" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (2,2) mode</p></div>
</div>
<p>Accoppiano il punto dell&#8217;apparecchio che vi poggia sopra e disaccoppiano (in modo dipendente dalla rigidità e dai modi di vibrazione dell&#8217;apparecchio) tutto il resto&#8230; </p>
<p>Le punte non fanno quasi mai bene e fanno invece quasi sempre male, a causa del disaccoppiamento della superficie inferiore, che la presenza delle punte nel ruolo di elementi di appoggio mette in condizione di vibrare con uno smorzamento inferiore rispetto all&#8217;uso di feltri o gommini.</p>
<p>L&#8217;unica situazione nella quale i miglioramenti &#8220;percepibili&#8221; all&#8217;ascolto possano derivare da effettivi miglioramenti fisici (e non da normalissimi effetti psicoacustici), riguarda giradischi, diffusori molto leggeri ma con woofer grandi (caso più unico che raro, nella vera hi-fi) e amplificatori a valvole (i cui tubi, alla ricerca della massima insensibilità a sollecitazioni esterne, dovrebbero essere comunque dotati di anelli smorzanti).</p>
<p>Per ognuno di questi casi, un qualunque metodo di riduzione delle vibrazioni cui possano essere soggetti potrebbe comportare qualche minimo vantaggio. Sempre che, nonostante la leggerezza, la loro struttura sia quantomeno &#8220;molto&#8221; rigida.</p>
<p>Molto meglio però che l&#8217;apparecchio che vogliamo &#8220;bloccare&#8221; sia appoggiato su un piano d&#8217;appoggio rigido e pesante tramite l&#8217;intera superficie inferiore interponendo un foglio di materiale smorzante (ad esempio moquette).</p>
<p>Una alternativa può consistere nel rivestire tutte le superfici con lamine di piombo, che con il loro peso e la loro plasticità combatteranno in modo ottimale tutte le risonanze più importanti (quelle delle superfici, appunto).<br />
Ed infatti questa è esattamente la soluzione che è stata scelta per i diffusori GR Delta Butterfly One.</p>
<p>Poi, se a qualcuno (molti,purtroppo, oltretutto pesantemente plagiati perfino da costruttori di gran nome) sembra che il suo impianto per ogni punta che aggiunge migliori&#8230; Ne usi anche 100&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/le-punte/">Le punte</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatogiussani.it/le-punte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La migliore posizione dei woofer in ambiente</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/</link>
		<comments>http://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 13:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[altoparlanti]]></category>
		<category><![CDATA[diffusori]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[giussani research]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[nps]]></category>
		<category><![CDATA[segnale]]></category>
		<category><![CDATA[suono]]></category>
		<category><![CDATA[woofer]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=972</guid>
		<description><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno, ma non sui valori delle loro singole frequenze. A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre. Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/">La migliore posizione dei woofer in ambiente</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno,  ma non sui valori delle loro singole frequenze.</p>
<div id="attachment_976" class="wp-caption aligncenter" style="width: 380px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/frequenza-schroeder.jpg" alt="Frequenza di Schroeder" title="Frequenza di Schroeder" class="size-full wp-image-976" /><p class="wp-caption-text">Frequenza di Schroeder</p></div>
<p>A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre.</p>
<div id="attachment_981" class="wp-caption aligncenter" style="width: 760px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Standing-wave.gif" alt="Figura 1" width="750" height="250" class="size-full wp-image-981" /><p class="wp-caption-text">Figura 1</p></div>
<p>Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti). </p>
<p>Queste sono le semplici considerazioni in base alle quali è stato deciso che fosse bene anche da questo punto di vista che il sistema GR NPS-1000, che per la sua struttura NPS lo consente, fosse dotato di ben 6 sorgenti di bassa frequenza al di sotto dei 140 Hz e 10 fino a circa 300 Hz dislocate in posizioni  molto lontane nell&#8217;ambiente.<br />
Ottenendo di &#8220;energizzare&#8221; il maggior numero possibile di onde stazionarie in modo il più uniforme possibile, ovvero di rendere la risposta in ambiente su quel range di frequenze il più regolare possibile.<br />
Cosa che è stata poi verificata quando, cercando di migliorarla ulteriormente con l&#8217;uso di DRC e/o di KRK Ergo, si sono ottenuti miglioramenti assolutamente minimali.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_975" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2-150x150.jpg" alt="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." title="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-975" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 2</p></div>
<p>La figura 2  evidenzia chiaramente che la posizione del woofer dei sistemi GR Delta 4 vicino al pavimento (una delle due laterali. L&#8217;altra è il soffitto) è la sola che permette di eccitare tutte le stazionarie indipendentemente dalla loro lunghezza d&#8217;onda. E, date la grande massa e la grande riflettenza acustica del pavimento di qualsiasi ambiente, ciò avviene in modo poco variabile al variare delle caratteristiche costruttive dell’ambiente stesso. Ottenendo quindi anche con i sistemi GR Delta 4 molti dei vantaggi offerti dall’uso delle numerose sorgenti di basse frequenze dei sistemi NPS.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_973" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000-150x150.jpg" alt="GR NPS-1000" title="GR NPS-1000" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-973" /></a><p class="wp-caption-text">GR NPS-1000</p></div>
<p>Da <a href="http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm" target="_blank">http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm</a> (Mario Bon):</p>
<p><i>&#8220;&#8230;In qualsiasi ambiente chiuso (con pareti parallele e non parallele) si formano delle onde stazionarie (dette anche modi propri di risonanza o  modi normali). A bassa frequenza questi modi cadono a frequenze ben separate tra loro mentre, aumentando la frequenza, diventano sempre più numerosi e ravvicinati fino ad essere indistinguibili. Ne segue che lo stesso ambiente deve essere studiato in modo diverso: a bassa frequenza si deve tenere conto del contributo di ciascun singolo modo mentre alle frequenze più alte si può usare il metodo statistico. Questi due range di frequenza sono separati dalla “Frequenza di Schroeder” che rappresenta il limite superiore per il calcolo deterministico ed il limite inferiore per il calcolo statistico.<br />
Non è difficile prevedere la risposta in potenza di un diffusore acustico, ad una distanza pari a 3 o 4 volte la distanza critica, per frequenze superiori alla frequenza di Schroeder. Il fatto è che questo tipo di risposta è poco interessante perché riguarda una regione dove il suono riverberato è dominante (bassa Chiarezza).</p>
<p>Negli ambienti domestici la frequenza di Schroeder si trova tra 100 e 250 Hz. Nei tipici ambienti da 20-30 metri quadri la frequenza di Schroeder si attesta a 200-250 Hz e la riproduzione delle basse frequenze è fortemente condizionata dai modi normali. Nei teatri e negli auditori la frequenza di Schroeder si trova due o tre ottave più in basso (vedere la tabella qui sotto). In una sala da  10000 metri cubi a 30 Hz i modi normali sono già “non individuabili” e le frequenze basse si “sentono” molto bene. </p>
<p>L’effetto dei modi normali dell’ambiente è quello di creare un campo acustico non omogeneo per cui in alcuni punti certe frequenze sono esaltate mentre in altre sono fortemente attenuate. Se non bastasse i modi normali si estinguono lentamente dando origine a fastidiose “code sonore” o rimbombi che limitano la Chiarezza e provocano fatica da ascolto&#8230;&#8221;</i></p>
<p><b>In conclusione</b><br />
Più il campo stazionario è irregolare (condizioni standard in normali ambienti con due soli woofer lontani dal pavimento e dalla parete posteriore) e più le code sonore delle frequenze poste inevitabilmente in maggiore evidenza risulteranno individuabili e fastidiose.<br />
Più il campo è uniforme (Delta 4 vicine alla parete posteriore e/o GR NPS-1000) e minori saranno le possibilità per questo effetto negativo di estrinsecarsi.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/">La migliore posizione dei woofer in ambiente</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatogiussani.it/la-migliore-posizione-dei-woofer-in-ambiente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Valvole e Stato Solido</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/valvole-e-stato-solido/</link>
		<comments>http://www.renatogiussani.it/valvole-e-stato-solido/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 13:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[amplificatore]]></category>
		<category><![CDATA[diffusori]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[potenza]]></category>
		<category><![CDATA[smorzamento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=932</guid>
		<description><![CDATA[<p>Tanti anni fa, quando i transistor, i mosfet e quant&#8217;altro non esistevano, la conoscenza e la capacità di progettare e costruire amplificatori a valvole aveva raggiunto vette eccezionali, soprattutto da parte di grandi aziende come Philips e Grundig ad esempio (ma ci metterei anche Marantz e McIntosh, naturalmente), tali che per un piccolo costruttore odierno sono ben difficili da raggiungere o superare. Anche perché la disponibilità della componentistica adatta è molto minore e quindi operare scelte oculate è diventato molto più difficile. In ogni caso, il fatto che la risposta in frequenza consegnata da un amplificatore ad una cassa acustica [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/valvole-e-stato-solido/">Valvole e Stato Solido</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_933" class="wp-caption alignleft" style="width: 255px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-1.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-1-245x300.jpg" alt="Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &quot;Live&quot; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt." title="Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &quot;Live&quot; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt." width="245" height="300" class="size-medium wp-image-933" /></a><p class="wp-caption-text">Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &#8220;Live&#8221; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt.</p></div>
<p>Tanti anni fa, quando i transistor, i mosfet e quant&#8217;altro non esistevano, la conoscenza e la capacità di progettare e costruire amplificatori a valvole aveva raggiunto vette eccezionali, soprattutto da parte di grandi aziende come Philips e Grundig ad esempio (ma ci metterei anche Marantz e McIntosh, naturalmente), tali che per un piccolo costruttore odierno sono ben difficili da raggiungere o superare.<br />
Anche perché la disponibilità della componentistica adatta è molto minore e quindi operare scelte oculate è diventato molto più difficile.</p>
<p>In ogni caso, il fatto che la risposta in frequenza consegnata da un amplificatore ad una cassa acustica dipende dalla impedenza d&#8217;uscita dello stesso amplificatore e dall&#8217;impedenza della cassa è fuor di dubbio.</p>
<p>Come anche che più tale caratteristica dell&#8217;amplificatore aumenta di valore più le alterazioni della risposta crescono.</p>
<p>E, per finire, anche il fatto che la maggior parte degli amplificatori a valvole &#8220;moderni&#8221;, contrariamente agli stato solido, abbiano una impedenza d&#8217;uscita piuttosto alta (per non parlare degli OTL) non è discutibile.</p>
<p>Se a ciò aggiungiamo che in ambienti domestici non particolarmente piccoli, con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &#8220;Live&#8221; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt, la maggior parte degli ampli a valvole hi-fi sarebbe tagliata fuori a priori.</p>
<div id="attachment_934" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-2-243x300.jpg" alt="Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB." title="Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB." width="243" height="300" class="size-medium wp-image-934" /></a><p class="wp-caption-text">Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB.</p></div>
<p>Anche tenendo conto di un fattore 2 (3 dB) di incremento fittizio della potenza disponibile con un ampli a valvole per tener conto del più sopportabile modo di clippare e della autolimitazione della corrente erogata dipendente dalla maggiore impedenza d&#8217;uscita rispetto ad un buon ampli a stato solido, la potenza &#8220;a valvole&#8221; da installare raggiungerebbe comunque almeno i 250 watt RMS!</p>
<p>Molti audiofili, non essendo al corrente o non volendo prendere atto di queste problematiche tecniche, spesso pensano che una potenza di 20-40-80 watt sia ancora oggi più che sufficiente nella maggior parte dei casi.<br />
Come lo era quando il fattore di cresta delle registrazioni commerciali era di 15 dB</p>
<div class="clear"></div>
<p>Ma oggi la situazione è alquanto differente.<br />
E usando ampli a stato solido di quella potenza richiedendo loro una potenza più alta, si ottiene di sentirne facilmente il raggiungimento dei limiti di erogazione di corrente, con eventuale intervento perfino delle protezioni&#8230;</p>
<p>Con un amplificatore a valvole caratterizzato da una impedenza d&#8217;uscita alta (basso fattore di smorzamento) si attua invece una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali (le valvole) dell&#8217;amplificatore e quindi il &#8220;clipping di corrente&#8221; non avviene.</p>
<p>Avvengono peraltro sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza (vedi anche l’articolo <a href="http://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/">Mito e realtà dei cavi di collegamento nei sistemi hi-fi</a>).</p>
<p>Mentre per quanto riguarda la prima pare che per molti si tratti di cosa poco avvertibile, la seconda viene spesso utilizzata (sbagliando) per attribuire agli amplificatori caratteristiche timbriche tali da poterli selezionare e consigliare come se fossero in grado di curare eventuali problemi timbrici dei vari impianti, dipendenti essenzialmente dai diffusori e dalla loro interazione con l&#8217;ambiente.</p>
<div id="attachment_935" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/scheda-ampli.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/scheda-ampli-300x184.jpg" alt="Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &quot;clipping di corrente&quot;. Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori." title="Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &quot;clipping di corrente&quot;. Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori." width="300" height="184" class="size-medium wp-image-935" /></a><p class="wp-caption-text">Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &#8220;clipping di corrente&#8221;.<br />Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori.<br /></p></div>
<div class="clear"></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/valvole-e-stato-solido/">Valvole e Stato Solido</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatogiussani.it/valvole-e-stato-solido/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mito e realtà dei cavi di collegamento nei sistemi hi-fi</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/</link>
		<comments>http://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 May 2013 16:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[cavi]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[potenza]]></category>
		<category><![CDATA[segnale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=806</guid>
		<description><![CDATA[<p>Di Renato Giussani e Enzo Messina Negli anni 2000, fra gli appassionati, si continua ancora a discutere su quali siano i cavi più adatti a collegare i propri apparecchi hi-fi. Dando naturalmente per scontato che i cavi stessi possano essere in grado, per loro natura, di operare equalizzazioni del segnale paragonabili a quelle dei controlli di tono presenti sugli amplificatori di lontana e ormai quasi mitica memoria. Uno degli argomenti più gettonati è il cercare di stabilire, attraverso una semplice prova di ascolto, se questo o quel cavo sia più o meno adatto a garantire che il suono globalmente fornito [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/">Mito e realtà dei cavi di collegamento nei sistemi hi-fi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Di Renato Giussani e Enzo Messina</p>
<p>Negli anni 2000, fra gli appassionati, si continua ancora a discutere su quali siano i cavi più adatti a collegare i propri apparecchi hi-fi.<br />
Dando naturalmente per scontato che i cavi stessi possano essere in grado, per loro natura, di operare equalizzazioni del segnale paragonabili a quelle dei controlli di tono presenti sugli amplificatori di lontana e ormai quasi mitica memoria.<br />
Uno degli argomenti più gettonati è il cercare di stabilire, attraverso una semplice prova di ascolto, se questo o quel cavo sia più o meno adatto a garantire che il suono globalmente fornito dall’intero sistema (comprendente anche l’ambiente dove sono installati i diffusori) sia il migliore possibile.</p>
<p>È facile prendere atto che, fin dalle prime battute di una discussione di questo tipo, la prima cosa che si dovrebbe fare è accordarsi su cosa si intenda con la parola “migliore”.<br />
Anche perché non si può mai prescindere dal fatto che ogni audiofilo ha un suo riferimento ideale al quale non vorrebbe mai rinunciare (e che peraltro non è quasi mai corrispondente al suono reale “dal vivo”).<br />
Spesso si leggono in rete discussioni infinite fra chi (in ottemperanza alla regola base dell’alta fedeltà, che vorrebbe appunto che il segnale acustico ottenuto alla fine di tutto il processo sia il più fedele possibile all’originale che è stato registrato) sostiene la inaccettabilità di chi preferisce la ricerca della cosiddetta My-Fi (ovvero di un risultato d’ascolto gradevole e gratificante soltanto per la singola persona che ha investito tempo e denaro per ottenerlo) e chi invece, basandosi anche sulle sue esperienze d’ascolto dal vivo, ritiene preferibile decidere attribuendo il maggior peso alle sue percezioni personali.<br />
E tutto ciò senza tener conto di un fatto inoppugnabile: il campo acustico ricreato da un sistema stereofonico, per quanto evoluto possa essere, presenta differenze sistemiche tali, rispetto a quello percepibile dal vivo, da rendere praticamente impossibile un confronto diretto fra tutti i parametri fisici caratterizzanti le due situazioni.</p>
<p>Da un punto di vista squisitamente tecnico, per un confronto live vs/ recorded, rimane peraltro disponibile l’esame di alcuni parametri fisici sicuramente molto importanti al fine della nascita di percezioni simili relativamente alle due situazioni.<br />
Tra questi vi sono senza dubbio lo spettro acustico globale nella posizione d’ascolto e la dinamica espressa fra i pianissimo udibili ed i fortissimo riproducibili caratteristici del programma che viene ascoltato.<br />
Altri parametri che possono assumere di volta in volta, in dipendenza del livello qualitativo dell’impianto considerato, una importanza più o meno rilevante, sono le distorsioni non lineari e la risposta nel tempo (essendo quest’ultima, fra le due, sicuramente la più importante).<br />
Ai fini di una semplificazione della nostra esposizione, converrà circoscrivere subito gli argomenti che stiamo andando a presentare escludendo a priori qualsiasi aspetto relativo ai cavi che (daremo per scontato) non possa avere una qualsivoglia influenza sull’ascolto finale.<br />
E in particolare mi sto riferendo proprio alle ultime due voci elencate, che ogni persona dotata di un minimo di conoscenza su come funzionano realmente i segnali elettrici può considerare assolutamente non influenzabili da qualsiasi cavo per uso audio domestico che non interponga sul percorso del segnale strati di ossido metallico.</p>
<p>Concentreremo dunque la nostra attenzione su quell’unico aspetto che consideriamo influenzabile in modo udibile dalla presenza di un cavo (pur se nuovo e in ottime condizioni) connesso fra le prese d’uscita analogiche di un dispositivo hi-fi e quelle d’ingresso del successivo: le variazioni dello spettro di frequenze del nostro segnale audio. Variazioni che, d’ora in poi, chiameremo più semplicemente “risposta in frequenza”.</p>
<p><b>I Cavi di Segnale</b></p>
<p>Dato che le variazioni della risposta in frequenza attribuibili ai cavi di collegamento possono intervenire sia a livello di potenza (fra ampli e diffusori) che a livello di segnale (ad esempio a causa delle caratteristiche del cavo, oltre che dall’impedenza d’uscita di un preamplificatore e da quella d’ingresso di un amplificatore finale, da esso collegati), la prima cosa che ci preme sottolineare è che l’unica variazione che potremo attenderci in caso di interfacciamenti sbagliati, è una limitazione della estensione della risposta stessa al suo estremo superiore.</p>
<p>Peraltro, cavi di segnale sbilanciati, che raccolgano interferenze a radio frequenza o che colleghino apparecchi i cui telai non siano allo stesso potenziale rispetto alla terra, possono comunque essere causa di disturbi di vario genere (dipendenti anche dalla qualità delle elettroniche collegate) in grado fra l’altro di alterare la risposta in frequenza percepita. Ma trattandosi di una casistica molto varia, difficilmente classificabile e del tutto patologica, nella presente trattazione non verrà assolutamente affrontata.</p>
<div id="attachment_807" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image001.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image001-150x150.jpg" alt="Nello schema Ru rappresenta la resistenza d’uscita della sorgente, Cc la capacità totale del cavo, Ri e Ci la resistenza e la capacità d’ingresso del secondo apparecchio collegato. E’ stata volutamente trascurata la resistenza del cavo Rc, ininfluente ai fini della simulazione." title="Nello schema Ru rappresenta la resistenza d’uscita della sorgente, Cc la capacità totale del cavo, Ri e Ci la resistenza e la capacità d’ingresso del secondo apparecchio collegato. E’ stata volutamente trascurata la resistenza del cavo Rc, ininfluente ai fini della simulazione." titolo="Schema modello cavo di segnale" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-807" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 1</p></div>
<p>Torniamo dunque al caso di una sorgente di segnale che piloti un secondo apparecchio attraverso un cavo cosiddetto di segnale. Per analizzare la alterazione della risposta in frequenza del sistema introdotta da un simile collegamento (spesso realizzato mediante cavo coassiale), abbiamo predisposto un foglio Excel in grado di effettuare per noi tutti i calcoli relativi alle grandezze complesse coinvolte.<br />
Lo schema del modello che abbiamo impiegato per definire le equazioni da risolvere nel caso dei cavi di segnale è riportato in <strong>FIGURA 1</strong>.<br />
Il foglio può essere scaricato all’indirizzo:<br />
<b><a href="http://www.audioplay.it/forum/Download/xls/Risp_Pre-Finale.xls" target="_blank">Risp_Pre-Finale.xls</a></b>.</p>
<p>Gli esempi che seguono sono soltanto alcuni, scelti fra i più tipici, relativi a situazioni che si potrebbero presentare nei vostri impianti.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_808" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image003.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image003-150x150.jpg" alt="Risposta in frequenza ai connettori d’ingresso di un amplificatore finale caratterizzato da una resistenza di ingresso Ri=10 kohm ed una capacità di ingresso  Ci= 470 pF (valore superiore alla media), collegato a diverse sorgenti con un cavo di diverse lunghezze (L1, L2, L3) e caratterizzato da una capacità Cc=100 pF/m." title="Risposta in frequenza ai connettori d’ingresso di un amplificatore finale caratterizzato da una resistenza di ingresso Ri=10 kohm ed una capacità di ingresso  Ci= 470 pF (valore superiore alla media), collegato a diverse sorgenti con un cavo di diverse lunghezze (L1, L2, L3) e caratterizzato da una capacità Cc=100 pF/m." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-808" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 2</p></div>
<p>In <strong>FIGURA 2</strong> sono presentate due situazioni di collegamento:<br />
- <em>Interfacciamento 1</em> (curve ciano, verde e blu) che prevede una sorgente avente una resistenza di uscita RU=1.000 ohm (come ad esempio un pre a valvole o un generico CD Player) e un cavo avente tre diverse lunghezze pari a 1 m, 5 m, 10 m.<br />
- <em>Interfacciamento 2</em> (curva rossa) che prevede una sorgente avente una resistenza di uscita RU=200 ohm (come un pre a stato solido o un buon DAC USB di ultima generazione) e un cavo lungo 10 m.</p>
<p>Entrambi gli interfacciamenti (il primo più problematico, il secondo caratterizzato da parametri migliori) mostrano una alterazione della risposta in frequenza più o meno marcata in prossimità della parte alta della banda di frequenze presa in analisi.<br />
Il rapporto fra le impedenze connesse e la presenza del cavo provocano innanzitutto una attenuazione costante su tutta la banda audio ed oltre, alla quale viene a sommarsi un andamento passa-basso che non supera comunque i -0,1 dB a 20 kHz.<br />
Da questi risultati possiamo dedurre che nessun cavo di segnale sbilanciato impiegato in un impianto hi-fi domestico è in grado di introdurre variazioni timbriche udibili di alcun tipo, quali che siano gli apparecchi che vengono collegati e quale che sia la lunghezza del cavo stesso, almeno fino al limite dei 10 metri.</p>
<p>A questo punto rimarrebbero da spiegare le percezioni d’ascolto, spesso sicuramente differenti fra un cavo e l’altro, che vengono correttamente riportate da molti appassionati.<br />
Nel difficile tentativo di evitare sicure incomprensioni, copio e incollo un brano molto significativo direttamente da Wikipedia (chi vuole intendere intenda. Degli altri <em>&#8220;Non ragioniam di lor, ma guarda e passa&#8221;</em>):</p>
<p>&#8220;…La percezione è il processo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psiche" target="_blank">psichico</a> che opera la sintesi dei dati <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organi_di_senso" target="_blank">sensoriali</a> in forme dotate di significato. Gli assunti allo studio della percezione variano a seconda delle teorie e dei momenti storici.<br />
È possibile operare una prima distinzione tra la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sensazione" target="_blank">sensazione</a> legata agli effetti immediati ed elementari del contatto dei recettori sensoriali con i segnali provenienti dall&#8217;esterno e in grado di suscitare una risposta e la percezione che corrisponde all&#8217;organizzazione dei dati sensoriali in un&#8217;esperienza complessa ovvero al prodotto finale di un processo di elaborazione dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Informazione" target="_blank">informazione</a> sensoriale da parte dell&#8217;intero <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organismo" target="_blank">organismo</a>.<br />
Le principali discipline che si sono occupate di percezione sono la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia" target="_blank">psicologia</a>, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Medicina" target="_blank">medicina</a> e la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Filosofia" target="_blank">filosofia</a>&#8230;&#8221;</p>
<p>Traduzione: Ciò che noi crediamo di “sentire” è il risultato di una elaborazione mentale che presenta al nostro io cosciente sotto forma di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Percezione" target="_blank">percezione</a> e che avviene utilizzando una lunga serie di stimoli provenienti da tutti i sensi nonché un magazzino di dati contenuti nella nostra memoria e dipendenti dalle nostre esperienze precedenti.</p>
<p>Quando indaghiamo una differenza acustica fra due situazioni, la percezione che proviamo non è quindi per forza di cose perfettamente corrispondente alla realtà fisica esterna a noi, ma è tanto più illusoria (in quanto costruita a posteriori sugli unici dati differenza disponibili, ovvero dati non acustici) quanto più piccola è la differenza reale (al limite nulla).</p>
<p>A conferma di quanto appena descritto, pubblichiamo un link dove potrete trovare (sia pure in inglese) i risultati di un esperimento assai illuminante sull’argomento appena esposto:</p>
<p><a href="http://www.audioplay.it/forum/Download/pdf/10fas3.pdf" target="_blank">10fas3.pdf</a></p>
<p>In questo esperimento sono state confrontate le percezioni di eventuali differenze di volume riportate da gruppi di persone provenienti da diversi paesi che ascoltavano il suono del passaggio di treni aventi diverso colore (ovviamente il treno era sempre lo stesso, colorato in modo diverso al computer…).<br />
Il risultato è stato che gli ascoltatori americani hanno dichiarato di sentire un suono più forte di circa il 15% rispetto a quello del treno verde quando a questi veniva proiettato il treno rosso. Gli ascoltatori del gruppo giapponese invece hanno sentito il suono del treno rosso più forte addirittura del 25%.<br />
Dato che una differenza del 100% (cioè un raddoppio) equivale a circa 10 dB, il 20% dovrebbe corrispondere a circa 2 dB. Non poco, considerato che il suono del treno non cambiava affatto… </p>
<p>Appurato quindi scientificamente, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, che la  preoccupazione per il suono dei cavi di segnale in condizioni di funzionamento normali non ha ragion d’essere, siamo dunque sicuri che qualsiasi cavo che andremo ad utilizzare fornirà sempre e comunque i risultati migliori possibili?</p>
<p>No.</p>
<p>Due elementi attribuibili ai cavi di segnale (<b>ma non solo</b>) in grado di degradare sensibilmente il segnale trasferito da una sorgente ad un finale (o fra qualsiasi altre tipologie di apparecchi del nostro sistema) non solo esistono, ma possono essere tanto deleteri quanto difficilmente determinabili. E si tratta della eventuale ossidazione delle connessioni e della insufficiente schermatura dai segnali a radiofrequenza.</p>
<p>A) L’ossidazione, origine di degradi di ogni tipo, può riguardare sia i terminali del nostro cavo che, ancora più spesso, le prese di uscita e di ingresso presenti sui pannelli dei nostri apparecchi. E si risolve, quasi sempre abbastanza facilmente, con l’uso di opportuni liquidi disossidanti per contatti elettrici.</p>
<p>B) I segnali a radiofrequenza, eventualmente presenti nel nostro ambiente, possono invece insinuarsi attraverso i cavi (<b>sia <i>di segnale</i> che di altra tipologia, cavi di potenza compresi</b>) fino ad ambiti dei nostri apparecchi che non ne siano sufficientemente protetti e in taluni casi possono alterarne il funzionamento in modo più o meno facilmente udibile. E la soluzione di tali problemi non sempre è risolvibile con l’impiego di cavi dotati di una migliore schermatura, bensì a volte può richiedere addirittura la sostituzione dell’apparecchio che da questo punto di vista costituisce l’anello debole della nostra catena.</p>
<p><b>I Cavi di Potenza</b></p>
<div id="attachment_809" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image005.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image005-150x150.jpg" alt="Nello schema Zu rappresenta l’impedenza d’uscita del finale, Rc, Lc e Cc la resistenza, l’induttanza e la capacità totali del cavo, Zap l’impedenza complessa del diffusore." title="Nello schema Zu rappresenta l’impedenza d’uscita del finale, Rc, Lc e Cc la resistenza, l’induttanza e la capacità totali del cavo, Zap l’impedenza complessa del diffusore." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-809" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 3</p></div>
<p>Omettendo di addentrarci nella lunga e complessa descrizione dei fenomeni riguardanti il malfunzionamento di connessioni ossidate o di apparecchi non resi adeguatamente insensibili alla radiofrequenza, terminiamo dunque la disamina dei cavi di segnale per passare senza indugi a quella dei “cavi di potenza”. Ovvero quelli che vengono normalmente impiegati per connettere i morsetti di uscita del nostro amplificatore ai morsetti di ingresso dei nostri diffusori.</p>
<p>Lo schema del modello che abbiamo impiegato per definire le equazioni da risolvere nel caso dei cavi di potenza è riportato in <strong>FIGURA 3</strong>.</p>
<p>Per prima cosa, dobbiamo sottolineare che le variazioni che intervengono a causa della presenza del cavo di collegamento, che abbiamo già deciso di chiamare più semplicemente “risposta in frequenza”, non sono una proprietà intrinseca del cavo, ossia di una proprietà che si presenta sempre e comunque uguale a se stessa qualsiasi siano l’amplificatore e il diffusore che vengano interfacciati.<br />
In particolare, la risposta in frequenza che andremo a valutare è quella misurabile ai morsetti di ingresso del diffusore, che dimostreremo essere dipendente in forte misura dalla impedenza d’uscita dell’amplificatore e in seconda battuta dalla presenza dei cavi, ma che dipenderà sempre e comunque dall’impedenza complessa del diffusore impiegato. Ovvero: un dato amplificatore e una data coppia di cavi presenteranno ai morsetti del diffusore ad essi collegato una risposta in frequenza variabile a seconda delle caratteristiche del diffusore preso in esame.</p>
<p>Per i meno esperti chiariremo anche che tale risposta in frequenza, che nel caso si cerchi di predisporre un sistema realmente Hi-Fi dovrebbe essere rappresentata (idealmente) da una retta orizzontale, va sempre a sovrapporsi a quella del diffusore stesso.<br />
Se ad esempio (caso teorico mai verificato) il nostro diffusore (collegato direttamente ad un generatore di tensione ideale) fosse dotato di una risposta in frequenza perfettamente piatta, dopo essere stato collegato al nostro ampli tramite i nostri cavi vedrà la sua risposta in frequenza assumere esattamente l’andamento di quella consegnata ai suoi morsetti d’ingresso.</p>
<p>Dato che nessun sistema di altoparlanti è dotato di una risposta in frequenza piatta, nemmeno ove fosse pilotato da un generatore ideale di tensione (ovvero un amplificatore caratterizzato da una impedenza d’uscita ZU=0, cui corrisponderebbe un Damping Factor infinito), nonché collegato a cavi ideali (Rc e Lc entrambe =0), il risultato dell’impiego di un amplificatore con un D.F. non sufficientemente elevato e dell’interposizione di cavi reali farà variare la sua risposta in frequenza, qualunque essa sia, sovrapponendole un andamento che può essere previsto (con opportuni calcoli) con la massima precisione.<br />
Tale andamento deriva dall’interazione elettrica fra la rete costituita dall’impedenza d’uscita dell’amplificatore, la resistenza, l’induttanza e la capacità dei cavi e l’impedenza complessa del diffusore collegato.</p>
<div id="attachment_810" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image007.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image007-150x150.jpg" alt="Elenco amplificatori provati da Audio Review sui fascicoli dal 325 al 340 e relativi fattori di smorzamento." title="Elenco amplificatori provati da Audio Review sui fascicoli dal 325 al 340 e relativi fattori di smorzamento." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-810" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 4</p></div>
<p>Le formule che consentono tali calcoli risultano abbastanza lunghe e complicate, per cui gli autori hanno deciso di implementarle in un foglio Excel di facile impiego, scaricabile al seguente link:</p>
<p><b><a href="http://www.audioplay.it/forum/Download/zip/Ampli-cavi-casse.zip" target="_blank">Ampli-cavi-casse.zip</a></b></p>
<p>L’archivio zip che otterrete contiene sia il foglio di calcolo vero e proprio sia il carattere “Niagara Engraved”, necessario per visualizzare senza problemi i dati inseriti, che deve essere installato sul vostro PC.</p>
<p>Per poter effettuare i calcoli previsti, il foglio deve essere rifornito con tutti i dati necessari del caso che, come già visto, sono:</p>
<p>- Il D.F. dell’amplificatore (possibilmente in funzione della frequenza).<br />
- La resistenza per metro Rc dei cavi.<br />
- La induttanza per metro Lc  dei cavi.<br />
- La capacità per metro Cc dei cavi.<br />
- La lunghezza dei cavi di potenza.<br />
- Il modulo e l’argomento dell’impedenza complessa del diffusore collegato.</p>
<p>Queste informazioni sono ricavabili sia dalle schede dati dichiarati dai costruttori coinvolti sia dalle prove effettuate su Audio Review.<br />
Eccovi ad esempio in <strong>FIGURA 4</strong> una tabella che riporta il fattore di smorzamento di numerosi amplificatori provati da questa rivista.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_811" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image010.gif" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image010-150x150.gif" alt="Valori di resistenza, induttanza e capacità di una serie di cavi speciali per il collegamento di diffusori acustici, dichiarati dai rispettivi produttori. I dati relativi alla piattina unita da 1,5 mmq e 0,75 mmq nonché quelli dei cavi Supra Classic 4.0 sono stati invece misurati." title="Valori di resistenza, induttanza e capacità di una serie di cavi speciali per il collegamento di diffusori acustici, dichiarati dai rispettivi produttori. I dati relativi alla piattina unita da 1,5 mmq e 0,75 mmq nonché quelli dei cavi Supra Classic 4.0 sono stati invece misurati." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-811" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 5</p></div>
<p>Ed ecco invece in <strong>FIGURA 5</strong> un elenco di dati relativi a cavi di potenza, progettati espressamente per il collegamento di diffusori acustici ad alta fedeltà.<br />
Al seguente link:</p>
<p><a href="http://www.audioplay.it/forum/Download/pdf/Impedenza_Diffusori_AR.pdf" target="_blank">Impedenza_Diffusori_AR.pdf</a></p>
<p>potrete scaricare un file pdf contenente i dati di impedenza di numerosi diffusori, già organizzati in modo da poter essere facilmente inseriti (manualmente) nel foglio Excel citato precedentemente.</p>
<div class="clear"></div>
<div class="alignleft">
<div id="attachment_812" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image011.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image011-150x150.jpg" alt="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore pressoché ideale (D.F. = 5000) attraverso i cavi indicati." title="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore pressoché ideale (D.F. = 5000) attraverso i cavi indicati." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-812" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 6</p></div></p>
<div id="attachment_813" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image013.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image013-150x150.jpg" alt="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Bryston B135 SST2 attraverso i cavi indicati." title="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Bryston B135 SST2 attraverso i cavi indicati." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-813" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 7</p></div>
<div id="attachment_814" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image015.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image015-150x150.jpg" alt="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Almarro A318B attraverso i cavi indicati." title="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Almarro A318B attraverso i cavi indicati." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-814" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 8</p></div>
<p><div id="attachment_815" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image017.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image017-150x150.jpg" alt="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Pioneer A70 attraverso i cavi indicati." title="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Pioneer A70 attraverso i cavi indicati." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-815" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 9</p></div>
</div>
<p>E per finire, ecco alcuni esempi dei risultati che potrete trarre dal suddetto foglio di calcolo.<br />
Vista la scala molto espansa, il nostro suggerimento è di considerare udibile soltanto quelle alterazioni della risposta che si allontanino di più di +0,1 dB dal loro andamento medio.</p>
<p>Come potete facilmente rilevare, l’influenza <strong>percentuale</strong> delle caratteristiche dei cavi di collegamento sulle variazioni <strong>complessive</strong> della risposta in frequenza trasferita al diffusore acustico pilotato (causate dalla somma della R interna dell&#8217;ampli e della R dei cavi), diminuisce via via proporzionalmente al diminuire del Damping Factor (Fattore di Smorzamento) dell’amplificatore finale utilizzato.</p>
<p><i>La frase che avete appena letto significa che, se ipotrizziamo di impiegare un amplificatore dal damping factor via via sempre più basso, il responsabile delle alterazioni complessive della risposta sul carico sarà in massima parte l&#8217;amplificatore e le caratteristiche del cavo diventeranno via via sempre meno importanti.</i></p>
<p>Tenete sempre presente che i grafici pubblicati hanno una scala delle ordinate (dB) piuttosto espansa. Il che non vuol dire che le variazioni introdotte, dipendenti sia dalle caratteristiche del finale che da quelle dei cavi nonché dall’impedenza del diffusore collegato, non siano udibili.<br />
Ricordiamo infatti che in numerose verifiche sperimentali si è potuta appurare l’udibilità di variazioni molto piccole, al limite dei +0,1 dB.<br />
Ma variazioni di tale ordine di grandezza non possono comunque essere ritenute responsabili di alterazioni davvero sensibili della qualità globale percepita, che in ogni caso sottostà (anche per i cavi di potenza) alla stessa importantissima fenomenologia psicoacustica già descritta per il caso dei cavi di segnale.</p>
<p>Gli appassionati che vogliano peraltro avvicinarsi il più possibile alla condizione ideale prevista dalle regole della vera Hi-Fi dovrebbero comunque cercare di impiegare amplificatori dotati di un fattore di smorzamento adeguatamente elevato (ad esempio >=40, escludendo quindi a priori praticamente tutti i valvolari) nonché cavi di potenza caratterizzati dalla minore resistenza e minore induttanza possibili.</p>
<p>Concludiamo dicendo che, se siamo alla ricerca del nostro personale piacere d&#8217;ascolto (la cosiddetta My-Fi già citata all’inizio di questo articolo), anche gli effetti psicoacustici e le piccolissime alterazioni della risposta in frequenza possono fare la differenza. Purché i componenti che vengono abbinati (Sorgenti, Pre, Cavi di Segnale, Finale, Cavi di potenza e Diffusori) siano stati ascoltati tutti collegati fra loro nello stesso impianto e nel medesimo ambiente, ciascuno di noi è ovviamente libero di effettuare le sue scelte anche esclusivamente in base all’ascolto.</p>
<div class="clear"></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/">Mito e realtà dei cavi di collegamento nei sistemi hi-fi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Screensaver PC &#8211; Giussani-Research</title>
		<link>http://www.renatogiussani.it/screensaver-pc-giussani-research/</link>
		<comments>http://www.renatogiussani.it/screensaver-pc-giussani-research/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 09:53:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Download]]></category>
		<category><![CDATA[giussani research]]></category>
		<category><![CDATA[pc]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatogiussani.it/?p=732</guid>
		<description><![CDATA[<p>Dal link sottostante potrete scaricare lo screensaver per il vostro PC con le foto dei diffusori Giussani-Research. Scompattandolo si ricava il file dello screensaver giussani-research.scr che con Windows XP e Windows 7 32 bit va copiato nella cartella C:\WINDOWS\system32\ Dopodiché l&#8217;installazione la si fa con la normale procedura di Windows scegliendo lo screensaver che si chiama &#8220;Giussani-Research&#8221;. Su Windows 7 64 bit il file giussani-research.scr va copiato in c:\windows\syswow64. Screensaver-PC Giussani-Research</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/screensaver-pc-giussani-research/">Screensaver PC &#8211; Giussani-Research</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal link sottostante potrete scaricare lo screensaver per il vostro PC con le foto dei diffusori Giussani-Research.<br />
Scompattandolo si ricava il file dello screensaver giussani-research.scr che con Windows XP e Windows 7 32 bit va copiato nella cartella C:\WINDOWS\system32\<br />
Dopodiché l&#8217;installazione la si fa con la normale procedura di Windows scegliendo lo screensaver che si chiama &#8220;Giussani-Research&#8221;.<br />
Su Windows 7 64 bit il file giussani-research.scr va copiato in c:\windows\syswow64.</p>
<p><a href="http://www.giussani-research.it/wp-content/uploads/giussani-research-screensaver-pc.zip">Screensaver-PC Giussani-Research</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/screensaver-pc-giussani-research/">Screensaver PC &#8211; Giussani-Research</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatogiussani.it/screensaver-pc-giussani-research/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
