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	<title>Renato Giussani &#187; misura</title>
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		<title>La migliore posizione dei woofer in ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 13:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno, ma non sui valori delle loro singole frequenze. A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre. Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno,  ma non sui valori delle loro singole frequenze.</p>
<div id="attachment_976" class="wp-caption aligncenter" style="width: 380px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/frequenza-schroeder.jpg" alt="Frequenza di Schroeder" title="Frequenza di Schroeder" class="size-full wp-image-976" /><p class="wp-caption-text">Frequenza di Schroeder</p></div>
<p>A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre.</p>
<div id="attachment_981" class="wp-caption aligncenter" style="width: 760px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Standing-wave.gif" alt="Figura 1" width="750" height="250" class="size-full wp-image-981" /><p class="wp-caption-text">Figura 1</p></div>
<p>Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti). </p>
<p>Queste sono le semplici considerazioni in base alle quali è stato deciso che fosse bene anche da questo punto di vista che il sistema GR NPS-1000, che per la sua struttura NPS lo consente, fosse dotato di ben 6 sorgenti di bassa frequenza al di sotto dei 140 Hz e 10 fino a circa 300 Hz dislocate in posizioni  molto lontane nell&#8217;ambiente.<br />
Ottenendo di &#8220;energizzare&#8221; il maggior numero possibile di onde stazionarie in modo il più uniforme possibile, ovvero di rendere la risposta in ambiente su quel range di frequenze il più regolare possibile.<br />
Cosa che è stata poi verificata quando, cercando di migliorarla ulteriormente con l&#8217;uso di DRC e/o di KRK Ergo, si sono ottenuti miglioramenti assolutamente minimali.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_975" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2-150x150.jpg" alt="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." title="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-975" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 2</p></div>
<p>La figura 2  evidenzia chiaramente che la posizione del woofer dei sistemi GR Delta 4 vicino al pavimento (una delle due laterali. L&#8217;altra è il soffitto) è la sola che permette di eccitare tutte le stazionarie indipendentemente dalla loro lunghezza d&#8217;onda. E, date la grande massa e la grande riflettenza acustica del pavimento di qualsiasi ambiente, ciò avviene in modo poco variabile al variare delle caratteristiche costruttive dell’ambiente stesso. Ottenendo quindi anche con i sistemi GR Delta 4 molti dei vantaggi offerti dall’uso delle numerose sorgenti di basse frequenze dei sistemi NPS.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_973" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000-150x150.jpg" alt="GR NPS-1000" title="GR NPS-1000" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-973" /></a><p class="wp-caption-text">GR NPS-1000</p></div>
<p>Da <a href="http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm" target="_blank">http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm</a> (Mario Bon):</p>
<p><i>&#8220;&#8230;In qualsiasi ambiente chiuso (con pareti parallele e non parallele) si formano delle onde stazionarie (dette anche modi propri di risonanza o  modi normali). A bassa frequenza questi modi cadono a frequenze ben separate tra loro mentre, aumentando la frequenza, diventano sempre più numerosi e ravvicinati fino ad essere indistinguibili. Ne segue che lo stesso ambiente deve essere studiato in modo diverso: a bassa frequenza si deve tenere conto del contributo di ciascun singolo modo mentre alle frequenze più alte si può usare il metodo statistico. Questi due range di frequenza sono separati dalla “Frequenza di Schroeder” che rappresenta il limite superiore per il calcolo deterministico ed il limite inferiore per il calcolo statistico.<br />
Non è difficile prevedere la risposta in potenza di un diffusore acustico, ad una distanza pari a 3 o 4 volte la distanza critica, per frequenze superiori alla frequenza di Schroeder. Il fatto è che questo tipo di risposta è poco interessante perché riguarda una regione dove il suono riverberato è dominante (bassa Chiarezza).</p>
<p>Negli ambienti domestici la frequenza di Schroeder si trova tra 100 e 250 Hz. Nei tipici ambienti da 20-30 metri quadri la frequenza di Schroeder si attesta a 200-250 Hz e la riproduzione delle basse frequenze è fortemente condizionata dai modi normali. Nei teatri e negli auditori la frequenza di Schroeder si trova due o tre ottave più in basso (vedere la tabella qui sotto). In una sala da  10000 metri cubi a 30 Hz i modi normali sono già “non individuabili” e le frequenze basse si “sentono” molto bene. </p>
<p>L’effetto dei modi normali dell’ambiente è quello di creare un campo acustico non omogeneo per cui in alcuni punti certe frequenze sono esaltate mentre in altre sono fortemente attenuate. Se non bastasse i modi normali si estinguono lentamente dando origine a fastidiose “code sonore” o rimbombi che limitano la Chiarezza e provocano fatica da ascolto&#8230;&#8221;</i></p>
<p><b>In conclusione</b><br />
Più il campo stazionario è irregolare (condizioni standard in normali ambienti con due soli woofer lontani dal pavimento e dalla parete posteriore) e più le code sonore delle frequenze poste inevitabilmente in maggiore evidenza risulteranno individuabili e fastidiose.<br />
Più il campo è uniforme (Delta 4 vicine alla parete posteriore e/o GR NPS-1000) e minori saranno le possibilità per questo effetto negativo di estrinsecarsi.</p>
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		<title>Valvole e Stato Solido</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 13:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tanti anni fa, quando i transistor, i mosfet e quant&#8217;altro non esistevano, la conoscenza e la capacità di progettare e costruire amplificatori a valvole aveva raggiunto vette eccezionali, soprattutto da parte di grandi aziende come Philips e Grundig ad esempio (ma ci metterei anche Marantz e McIntosh, naturalmente), tali che per un piccolo costruttore odierno sono ben difficili da raggiungere o superare. Anche perché la disponibilità della componentistica adatta è molto minore e quindi operare scelte oculate è diventato molto più difficile. In ogni caso, il fatto che la risposta in frequenza consegnata da un amplificatore ad una cassa acustica [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/valvole-e-stato-solido/">Valvole e Stato Solido</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_933" class="wp-caption alignleft" style="width: 255px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-1.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-1-245x300.jpg" alt="Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &quot;Live&quot; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt." title="Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &quot;Live&quot; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt." width="245" height="300" class="size-medium wp-image-933" /></a><p class="wp-caption-text">Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &#8220;Live&#8221; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt.</p></div>
<p>Tanti anni fa, quando i transistor, i mosfet e quant&#8217;altro non esistevano, la conoscenza e la capacità di progettare e costruire amplificatori a valvole aveva raggiunto vette eccezionali, soprattutto da parte di grandi aziende come Philips e Grundig ad esempio (ma ci metterei anche Marantz e McIntosh, naturalmente), tali che per un piccolo costruttore odierno sono ben difficili da raggiungere o superare.<br />
Anche perché la disponibilità della componentistica adatta è molto minore e quindi operare scelte oculate è diventato molto più difficile.</p>
<p>In ogni caso, il fatto che la risposta in frequenza consegnata da un amplificatore ad una cassa acustica dipende dalla impedenza d&#8217;uscita dello stesso amplificatore e dall&#8217;impedenza della cassa è fuor di dubbio.</p>
<p>Come anche che più tale caratteristica dell&#8217;amplificatore aumenta di valore più le alterazioni della risposta crescono.</p>
<p>E, per finire, anche il fatto che la maggior parte degli amplificatori a valvole &#8220;moderni&#8221;, contrariamente agli stato solido, abbiano una impedenza d&#8217;uscita piuttosto alta (per non parlare degli OTL) non è discutibile.</p>
<p>Se a ciò aggiungiamo che in ambienti domestici non particolarmente piccoli, con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &#8220;Live&#8221; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt, la maggior parte degli ampli a valvole hi-fi sarebbe tagliata fuori a priori.</p>
<div id="attachment_934" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-2-243x300.jpg" alt="Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB." title="Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB." width="243" height="300" class="size-medium wp-image-934" /></a><p class="wp-caption-text">Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB.</p></div>
<p>Anche tenendo conto di un fattore 2 (3 dB) di incremento fittizio della potenza disponibile con un ampli a valvole per tener conto del più sopportabile modo di clippare e della autolimitazione della corrente erogata dipendente dalla maggiore impedenza d&#8217;uscita rispetto ad un buon ampli a stato solido, la potenza &#8220;a valvole&#8221; da installare raggiungerebbe comunque almeno i 250 watt RMS!</p>
<p>Molti audiofili, non essendo al corrente o non volendo prendere atto di queste problematiche tecniche, spesso pensano che una potenza di 20-40-80 watt sia ancora oggi più che sufficiente nella maggior parte dei casi.<br />
Come lo era quando il fattore di cresta delle registrazioni commerciali era di 15 dB</p>
<div class="clear"></div>
<p>Ma oggi la situazione è alquanto differente.<br />
E usando ampli a stato solido di quella potenza richiedendo loro una potenza più alta, si ottiene di sentirne facilmente il raggiungimento dei limiti di erogazione di corrente, con eventuale intervento perfino delle protezioni&#8230;</p>
<p>Con un amplificatore a valvole caratterizzato da una impedenza d&#8217;uscita alta (basso fattore di smorzamento) si attua invece una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali (le valvole) dell&#8217;amplificatore e quindi il &#8220;clipping di corrente&#8221; non avviene.</p>
<p>Avvengono peraltro sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza (vedi anche l’articolo <a href="http://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/">Mito e realtà dei cavi di collegamento nei sistemi hi-fi</a>).</p>
<p>Mentre per quanto riguarda la prima pare che per molti si tratti di cosa poco avvertibile, la seconda viene spesso utilizzata (sbagliando) per attribuire agli amplificatori caratteristiche timbriche tali da poterli selezionare e consigliare come se fossero in grado di curare eventuali problemi timbrici dei vari impianti, dipendenti essenzialmente dai diffusori e dalla loro interazione con l&#8217;ambiente.</p>
<div id="attachment_935" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/scheda-ampli.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/scheda-ampli-300x184.jpg" alt="Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &quot;clipping di corrente&quot;. Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori." title="Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &quot;clipping di corrente&quot;. Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori." width="300" height="184" class="size-medium wp-image-935" /></a><p class="wp-caption-text">Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &#8220;clipping di corrente&#8221;.<br />Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori.<br /></p></div>
<div class="clear"></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/valvole-e-stato-solido/">Valvole e Stato Solido</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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		<title>Mito e realtà dei cavi di collegamento nei sistemi hi-fi</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 16:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Di Renato Giussani e Enzo Messina Negli anni 2000, fra gli appassionati, si continua ancora a discutere su quali siano i cavi più adatti a collegare i propri apparecchi hi-fi. Dando naturalmente per scontato che i cavi stessi possano essere in grado, per loro natura, di operare equalizzazioni del segnale paragonabili a quelle dei controlli di tono presenti sugli amplificatori di lontana e ormai quasi mitica memoria. Uno degli argomenti più gettonati è il cercare di stabilire, attraverso una semplice prova di ascolto, se questo o quel cavo sia più o meno adatto a garantire che il suono globalmente fornito [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/">Mito e realtà dei cavi di collegamento nei sistemi hi-fi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Di Renato Giussani e Enzo Messina</p>
<p>Negli anni 2000, fra gli appassionati, si continua ancora a discutere su quali siano i cavi più adatti a collegare i propri apparecchi hi-fi.<br />
Dando naturalmente per scontato che i cavi stessi possano essere in grado, per loro natura, di operare equalizzazioni del segnale paragonabili a quelle dei controlli di tono presenti sugli amplificatori di lontana e ormai quasi mitica memoria.<br />
Uno degli argomenti più gettonati è il cercare di stabilire, attraverso una semplice prova di ascolto, se questo o quel cavo sia più o meno adatto a garantire che il suono globalmente fornito dall’intero sistema (comprendente anche l’ambiente dove sono installati i diffusori) sia il migliore possibile.</p>
<p>È facile prendere atto che, fin dalle prime battute di una discussione di questo tipo, la prima cosa che si dovrebbe fare è accordarsi su cosa si intenda con la parola “migliore”.<br />
Anche perché non si può mai prescindere dal fatto che ogni audiofilo ha un suo riferimento ideale al quale non vorrebbe mai rinunciare (e che peraltro non è quasi mai corrispondente al suono reale “dal vivo”).<br />
Spesso si leggono in rete discussioni infinite fra chi (in ottemperanza alla regola base dell’alta fedeltà, che vorrebbe appunto che il segnale acustico ottenuto alla fine di tutto il processo sia il più fedele possibile all’originale che è stato registrato) sostiene la inaccettabilità di chi preferisce la ricerca della cosiddetta My-Fi (ovvero di un risultato d’ascolto gradevole e gratificante soltanto per la singola persona che ha investito tempo e denaro per ottenerlo) e chi invece, basandosi anche sulle sue esperienze d’ascolto dal vivo, ritiene preferibile decidere attribuendo il maggior peso alle sue percezioni personali.<br />
E tutto ciò senza tener conto di un fatto inoppugnabile: il campo acustico ricreato da un sistema stereofonico, per quanto evoluto possa essere, presenta differenze sistemiche tali, rispetto a quello percepibile dal vivo, da rendere praticamente impossibile un confronto diretto fra tutti i parametri fisici caratterizzanti le due situazioni.</p>
<p>Da un punto di vista squisitamente tecnico, per un confronto live vs/ recorded, rimane peraltro disponibile l’esame di alcuni parametri fisici sicuramente molto importanti al fine della nascita di percezioni simili relativamente alle due situazioni.<br />
Tra questi vi sono senza dubbio lo spettro acustico globale nella posizione d’ascolto e la dinamica espressa fra i pianissimo udibili ed i fortissimo riproducibili caratteristici del programma che viene ascoltato.<br />
Altri parametri che possono assumere di volta in volta, in dipendenza del livello qualitativo dell’impianto considerato, una importanza più o meno rilevante, sono le distorsioni non lineari e la risposta nel tempo (essendo quest’ultima, fra le due, sicuramente la più importante).<br />
Ai fini di una semplificazione della nostra esposizione, converrà circoscrivere subito gli argomenti che stiamo andando a presentare escludendo a priori qualsiasi aspetto relativo ai cavi che (daremo per scontato) non possa avere una qualsivoglia influenza sull’ascolto finale.<br />
E in particolare mi sto riferendo proprio alle ultime due voci elencate, che ogni persona dotata di un minimo di conoscenza su come funzionano realmente i segnali elettrici può considerare assolutamente non influenzabili da qualsiasi cavo per uso audio domestico che non interponga sul percorso del segnale strati di ossido metallico.</p>
<p>Concentreremo dunque la nostra attenzione su quell’unico aspetto che consideriamo influenzabile in modo udibile dalla presenza di un cavo (pur se nuovo e in ottime condizioni) connesso fra le prese d’uscita analogiche di un dispositivo hi-fi e quelle d’ingresso del successivo: le variazioni dello spettro di frequenze del nostro segnale audio. Variazioni che, d’ora in poi, chiameremo più semplicemente “risposta in frequenza”.</p>
<p><b>I Cavi di Segnale</b></p>
<p>Dato che le variazioni della risposta in frequenza attribuibili ai cavi di collegamento possono intervenire sia a livello di potenza (fra ampli e diffusori) che a livello di segnale (ad esempio a causa delle caratteristiche del cavo, oltre che dall’impedenza d’uscita di un preamplificatore e da quella d’ingresso di un amplificatore finale, da esso collegati), la prima cosa che ci preme sottolineare è che l’unica variazione che potremo attenderci in caso di interfacciamenti sbagliati, è una limitazione della estensione della risposta stessa al suo estremo superiore.</p>
<p>Peraltro, cavi di segnale sbilanciati, che raccolgano interferenze a radio frequenza o che colleghino apparecchi i cui telai non siano allo stesso potenziale rispetto alla terra, possono comunque essere causa di disturbi di vario genere (dipendenti anche dalla qualità delle elettroniche collegate) in grado fra l’altro di alterare la risposta in frequenza percepita. Ma trattandosi di una casistica molto varia, difficilmente classificabile e del tutto patologica, nella presente trattazione non verrà assolutamente affrontata.</p>
<div id="attachment_807" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image001.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image001-150x150.jpg" alt="Nello schema Ru rappresenta la resistenza d’uscita della sorgente, Cc la capacità totale del cavo, Ri e Ci la resistenza e la capacità d’ingresso del secondo apparecchio collegato. E’ stata volutamente trascurata la resistenza del cavo Rc, ininfluente ai fini della simulazione." title="Nello schema Ru rappresenta la resistenza d’uscita della sorgente, Cc la capacità totale del cavo, Ri e Ci la resistenza e la capacità d’ingresso del secondo apparecchio collegato. E’ stata volutamente trascurata la resistenza del cavo Rc, ininfluente ai fini della simulazione." titolo="Schema modello cavo di segnale" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-807" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 1</p></div>
<p>Torniamo dunque al caso di una sorgente di segnale che piloti un secondo apparecchio attraverso un cavo cosiddetto di segnale. Per analizzare la alterazione della risposta in frequenza del sistema introdotta da un simile collegamento (spesso realizzato mediante cavo coassiale), abbiamo predisposto un foglio Excel in grado di effettuare per noi tutti i calcoli relativi alle grandezze complesse coinvolte.<br />
Lo schema del modello che abbiamo impiegato per definire le equazioni da risolvere nel caso dei cavi di segnale è riportato in <strong>FIGURA 1</strong>.<br />
Il foglio può essere scaricato all’indirizzo:<br />
<b><a href="http://www.audioplay.it/forum/Download/xls/Risp_Pre-Finale.xls" target="_blank">Risp_Pre-Finale.xls</a></b>.</p>
<p>Gli esempi che seguono sono soltanto alcuni, scelti fra i più tipici, relativi a situazioni che si potrebbero presentare nei vostri impianti.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_808" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image003.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image003-150x150.jpg" alt="Risposta in frequenza ai connettori d’ingresso di un amplificatore finale caratterizzato da una resistenza di ingresso Ri=10 kohm ed una capacità di ingresso  Ci= 470 pF (valore superiore alla media), collegato a diverse sorgenti con un cavo di diverse lunghezze (L1, L2, L3) e caratterizzato da una capacità Cc=100 pF/m." title="Risposta in frequenza ai connettori d’ingresso di un amplificatore finale caratterizzato da una resistenza di ingresso Ri=10 kohm ed una capacità di ingresso  Ci= 470 pF (valore superiore alla media), collegato a diverse sorgenti con un cavo di diverse lunghezze (L1, L2, L3) e caratterizzato da una capacità Cc=100 pF/m." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-808" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 2</p></div>
<p>In <strong>FIGURA 2</strong> sono presentate due situazioni di collegamento:<br />
- <em>Interfacciamento 1</em> (curve ciano, verde e blu) che prevede una sorgente avente una resistenza di uscita RU=1.000 ohm (come ad esempio un pre a valvole o un generico CD Player) e un cavo avente tre diverse lunghezze pari a 1 m, 5 m, 10 m.<br />
- <em>Interfacciamento 2</em> (curva rossa) che prevede una sorgente avente una resistenza di uscita RU=200 ohm (come un pre a stato solido o un buon DAC USB di ultima generazione) e un cavo lungo 10 m.</p>
<p>Entrambi gli interfacciamenti (il primo più problematico, il secondo caratterizzato da parametri migliori) mostrano una alterazione della risposta in frequenza più o meno marcata in prossimità della parte alta della banda di frequenze presa in analisi.<br />
Il rapporto fra le impedenze connesse e la presenza del cavo provocano innanzitutto una attenuazione costante su tutta la banda audio ed oltre, alla quale viene a sommarsi un andamento passa-basso che non supera comunque i -0,1 dB a 20 kHz.<br />
Da questi risultati possiamo dedurre che nessun cavo di segnale sbilanciato impiegato in un impianto hi-fi domestico è in grado di introdurre variazioni timbriche udibili di alcun tipo, quali che siano gli apparecchi che vengono collegati e quale che sia la lunghezza del cavo stesso, almeno fino al limite dei 10 metri.</p>
<p>A questo punto rimarrebbero da spiegare le percezioni d’ascolto, spesso sicuramente differenti fra un cavo e l’altro, che vengono correttamente riportate da molti appassionati.<br />
Nel difficile tentativo di evitare sicure incomprensioni, copio e incollo un brano molto significativo direttamente da Wikipedia (chi vuole intendere intenda. Degli altri <em>&#8220;Non ragioniam di lor, ma guarda e passa&#8221;</em>):</p>
<p>&#8220;…La percezione è il processo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psiche" target="_blank">psichico</a> che opera la sintesi dei dati <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organi_di_senso" target="_blank">sensoriali</a> in forme dotate di significato. Gli assunti allo studio della percezione variano a seconda delle teorie e dei momenti storici.<br />
È possibile operare una prima distinzione tra la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sensazione" target="_blank">sensazione</a> legata agli effetti immediati ed elementari del contatto dei recettori sensoriali con i segnali provenienti dall&#8217;esterno e in grado di suscitare una risposta e la percezione che corrisponde all&#8217;organizzazione dei dati sensoriali in un&#8217;esperienza complessa ovvero al prodotto finale di un processo di elaborazione dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Informazione" target="_blank">informazione</a> sensoriale da parte dell&#8217;intero <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organismo" target="_blank">organismo</a>.<br />
Le principali discipline che si sono occupate di percezione sono la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia" target="_blank">psicologia</a>, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Medicina" target="_blank">medicina</a> e la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Filosofia" target="_blank">filosofia</a>&#8230;&#8221;</p>
<p>Traduzione: Ciò che noi crediamo di “sentire” è il risultato di una elaborazione mentale che presenta al nostro io cosciente sotto forma di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Percezione" target="_blank">percezione</a> e che avviene utilizzando una lunga serie di stimoli provenienti da tutti i sensi nonché un magazzino di dati contenuti nella nostra memoria e dipendenti dalle nostre esperienze precedenti.</p>
<p>Quando indaghiamo una differenza acustica fra due situazioni, la percezione che proviamo non è quindi per forza di cose perfettamente corrispondente alla realtà fisica esterna a noi, ma è tanto più illusoria (in quanto costruita a posteriori sugli unici dati differenza disponibili, ovvero dati non acustici) quanto più piccola è la differenza reale (al limite nulla).</p>
<p>A conferma di quanto appena descritto, pubblichiamo un link dove potrete trovare (sia pure in inglese) i risultati di un esperimento assai illuminante sull’argomento appena esposto:</p>
<p><a href="http://www.audioplay.it/forum/Download/pdf/10fas3.pdf" target="_blank">10fas3.pdf</a></p>
<p>In questo esperimento sono state confrontate le percezioni di eventuali differenze di volume riportate da gruppi di persone provenienti da diversi paesi che ascoltavano il suono del passaggio di treni aventi diverso colore (ovviamente il treno era sempre lo stesso, colorato in modo diverso al computer…).<br />
Il risultato è stato che gli ascoltatori americani hanno dichiarato di sentire un suono più forte di circa il 15% rispetto a quello del treno verde quando a questi veniva proiettato il treno rosso. Gli ascoltatori del gruppo giapponese invece hanno sentito il suono del treno rosso più forte addirittura del 25%.<br />
Dato che una differenza del 100% (cioè un raddoppio) equivale a circa 10 dB, il 20% dovrebbe corrispondere a circa 2 dB. Non poco, considerato che il suono del treno non cambiava affatto… </p>
<p>Appurato quindi scientificamente, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, che la  preoccupazione per il suono dei cavi di segnale in condizioni di funzionamento normali non ha ragion d’essere, siamo dunque sicuri che qualsiasi cavo che andremo ad utilizzare fornirà sempre e comunque i risultati migliori possibili?</p>
<p>No.</p>
<p>Due elementi attribuibili ai cavi di segnale (<b>ma non solo</b>) in grado di degradare sensibilmente il segnale trasferito da una sorgente ad un finale (o fra qualsiasi altre tipologie di apparecchi del nostro sistema) non solo esistono, ma possono essere tanto deleteri quanto difficilmente determinabili. E si tratta della eventuale ossidazione delle connessioni e della insufficiente schermatura dai segnali a radiofrequenza.</p>
<p>A) L’ossidazione, origine di degradi di ogni tipo, può riguardare sia i terminali del nostro cavo che, ancora più spesso, le prese di uscita e di ingresso presenti sui pannelli dei nostri apparecchi. E si risolve, quasi sempre abbastanza facilmente, con l’uso di opportuni liquidi disossidanti per contatti elettrici.</p>
<p>B) I segnali a radiofrequenza, eventualmente presenti nel nostro ambiente, possono invece insinuarsi attraverso i cavi (<b>sia <i>di segnale</i> che di altra tipologia, cavi di potenza compresi</b>) fino ad ambiti dei nostri apparecchi che non ne siano sufficientemente protetti e in taluni casi possono alterarne il funzionamento in modo più o meno facilmente udibile. E la soluzione di tali problemi non sempre è risolvibile con l’impiego di cavi dotati di una migliore schermatura, bensì a volte può richiedere addirittura la sostituzione dell’apparecchio che da questo punto di vista costituisce l’anello debole della nostra catena.</p>
<p><b>I Cavi di Potenza</b></p>
<div id="attachment_809" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image005.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image005-150x150.jpg" alt="Nello schema Zu rappresenta l’impedenza d’uscita del finale, Rc, Lc e Cc la resistenza, l’induttanza e la capacità totali del cavo, Zap l’impedenza complessa del diffusore." title="Nello schema Zu rappresenta l’impedenza d’uscita del finale, Rc, Lc e Cc la resistenza, l’induttanza e la capacità totali del cavo, Zap l’impedenza complessa del diffusore." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-809" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 3</p></div>
<p>Omettendo di addentrarci nella lunga e complessa descrizione dei fenomeni riguardanti il malfunzionamento di connessioni ossidate o di apparecchi non resi adeguatamente insensibili alla radiofrequenza, terminiamo dunque la disamina dei cavi di segnale per passare senza indugi a quella dei “cavi di potenza”. Ovvero quelli che vengono normalmente impiegati per connettere i morsetti di uscita del nostro amplificatore ai morsetti di ingresso dei nostri diffusori.</p>
<p>Lo schema del modello che abbiamo impiegato per definire le equazioni da risolvere nel caso dei cavi di potenza è riportato in <strong>FIGURA 3</strong>.</p>
<p>Per prima cosa, dobbiamo sottolineare che le variazioni che intervengono a causa della presenza del cavo di collegamento, che abbiamo già deciso di chiamare più semplicemente “risposta in frequenza”, non sono una proprietà intrinseca del cavo, ossia di una proprietà che si presenta sempre e comunque uguale a se stessa qualsiasi siano l’amplificatore e il diffusore che vengano interfacciati.<br />
In particolare, la risposta in frequenza che andremo a valutare è quella misurabile ai morsetti di ingresso del diffusore, che dimostreremo essere dipendente in forte misura dalla impedenza d’uscita dell’amplificatore e in seconda battuta dalla presenza dei cavi, ma che dipenderà sempre e comunque dall’impedenza complessa del diffusore impiegato. Ovvero: un dato amplificatore e una data coppia di cavi presenteranno ai morsetti del diffusore ad essi collegato una risposta in frequenza variabile a seconda delle caratteristiche del diffusore preso in esame.</p>
<p>Per i meno esperti chiariremo anche che tale risposta in frequenza, che nel caso si cerchi di predisporre un sistema realmente Hi-Fi dovrebbe essere rappresentata (idealmente) da una retta orizzontale, va sempre a sovrapporsi a quella del diffusore stesso.<br />
Se ad esempio (caso teorico mai verificato) il nostro diffusore (collegato direttamente ad un generatore di tensione ideale) fosse dotato di una risposta in frequenza perfettamente piatta, dopo essere stato collegato al nostro ampli tramite i nostri cavi vedrà la sua risposta in frequenza assumere esattamente l’andamento di quella consegnata ai suoi morsetti d’ingresso.</p>
<p>Dato che nessun sistema di altoparlanti è dotato di una risposta in frequenza piatta, nemmeno ove fosse pilotato da un generatore ideale di tensione (ovvero un amplificatore caratterizzato da una impedenza d’uscita ZU=0, cui corrisponderebbe un Damping Factor infinito), nonché collegato a cavi ideali (Rc e Lc entrambe =0), il risultato dell’impiego di un amplificatore con un D.F. non sufficientemente elevato e dell’interposizione di cavi reali farà variare la sua risposta in frequenza, qualunque essa sia, sovrapponendole un andamento che può essere previsto (con opportuni calcoli) con la massima precisione.<br />
Tale andamento deriva dall’interazione elettrica fra la rete costituita dall’impedenza d’uscita dell’amplificatore, la resistenza, l’induttanza e la capacità dei cavi e l’impedenza complessa del diffusore collegato.</p>
<div id="attachment_810" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image007.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image007-150x150.jpg" alt="Elenco amplificatori provati da Audio Review sui fascicoli dal 325 al 340 e relativi fattori di smorzamento." title="Elenco amplificatori provati da Audio Review sui fascicoli dal 325 al 340 e relativi fattori di smorzamento." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-810" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 4</p></div>
<p>Le formule che consentono tali calcoli risultano abbastanza lunghe e complicate, per cui gli autori hanno deciso di implementarle in un foglio Excel di facile impiego, scaricabile al seguente link:</p>
<p><b><a href="http://www.audioplay.it/forum/Download/zip/Ampli-cavi-casse.zip" target="_blank">Ampli-cavi-casse.zip</a></b></p>
<p>L’archivio zip che otterrete contiene sia il foglio di calcolo vero e proprio sia il carattere “Niagara Engraved”, necessario per visualizzare senza problemi i dati inseriti, che deve essere installato sul vostro PC.</p>
<p>Per poter effettuare i calcoli previsti, il foglio deve essere rifornito con tutti i dati necessari del caso che, come già visto, sono:</p>
<p>- Il D.F. dell’amplificatore (possibilmente in funzione della frequenza).<br />
- La resistenza per metro Rc dei cavi.<br />
- La induttanza per metro Lc  dei cavi.<br />
- La capacità per metro Cc dei cavi.<br />
- La lunghezza dei cavi di potenza.<br />
- Il modulo e l’argomento dell’impedenza complessa del diffusore collegato.</p>
<p>Queste informazioni sono ricavabili sia dalle schede dati dichiarati dai costruttori coinvolti sia dalle prove effettuate su Audio Review.<br />
Eccovi ad esempio in <strong>FIGURA 4</strong> una tabella che riporta il fattore di smorzamento di numerosi amplificatori provati da questa rivista.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_811" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image010.gif" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image010-150x150.gif" alt="Valori di resistenza, induttanza e capacità di una serie di cavi speciali per il collegamento di diffusori acustici, dichiarati dai rispettivi produttori. I dati relativi alla piattina unita da 1,5 mmq e 0,75 mmq nonché quelli dei cavi Supra Classic 4.0 sono stati invece misurati." title="Valori di resistenza, induttanza e capacità di una serie di cavi speciali per il collegamento di diffusori acustici, dichiarati dai rispettivi produttori. I dati relativi alla piattina unita da 1,5 mmq e 0,75 mmq nonché quelli dei cavi Supra Classic 4.0 sono stati invece misurati." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-811" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 5</p></div>
<p>Ed ecco invece in <strong>FIGURA 5</strong> un elenco di dati relativi a cavi di potenza, progettati espressamente per il collegamento di diffusori acustici ad alta fedeltà.<br />
Al seguente link:</p>
<p><a href="http://www.audioplay.it/forum/Download/pdf/Impedenza_Diffusori_AR.pdf" target="_blank">Impedenza_Diffusori_AR.pdf</a></p>
<p>potrete scaricare un file pdf contenente i dati di impedenza di numerosi diffusori, già organizzati in modo da poter essere facilmente inseriti (manualmente) nel foglio Excel citato precedentemente.</p>
<div class="clear"></div>
<div class="alignleft">
<div id="attachment_812" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image011.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image011-150x150.jpg" alt="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore pressoché ideale (D.F. = 5000) attraverso i cavi indicati." title="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore pressoché ideale (D.F. = 5000) attraverso i cavi indicati." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-812" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 6</p></div></p>
<div id="attachment_813" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image013.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image013-150x150.jpg" alt="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Bryston B135 SST2 attraverso i cavi indicati." title="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Bryston B135 SST2 attraverso i cavi indicati." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-813" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 7</p></div>
<div id="attachment_814" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image015.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image015-150x150.jpg" alt="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Almarro A318B attraverso i cavi indicati." title="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Almarro A318B attraverso i cavi indicati." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-814" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 8</p></div>
<p><div id="attachment_815" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image017.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/image017-150x150.jpg" alt="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Pioneer A70 attraverso i cavi indicati." title="Andamento della risposta in frequenza rilevabile ai morsetti di ingresso di un diffusore acustico ESB 7/06 pilotato da un amplificatore Pioneer A70 attraverso i cavi indicati." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-815" /></a><p class="wp-caption-text">FIGURA 9</p></div>
</div>
<p>E per finire, ecco alcuni esempi dei risultati che potrete trarre dal suddetto foglio di calcolo.<br />
Vista la scala molto espansa, il nostro suggerimento è di considerare udibile soltanto quelle alterazioni della risposta che si allontanino di più di +0,1 dB dal loro andamento medio.</p>
<p>Come potete facilmente rilevare, l’influenza <strong>percentuale</strong> delle caratteristiche dei cavi di collegamento sulle variazioni <strong>complessive</strong> della risposta in frequenza trasferita al diffusore acustico pilotato (causate dalla somma della R interna dell&#8217;ampli e della R dei cavi), diminuisce via via proporzionalmente al diminuire del Damping Factor (Fattore di Smorzamento) dell’amplificatore finale utilizzato.</p>
<p><i>La frase che avete appena letto significa che, se ipotrizziamo di impiegare un amplificatore dal damping factor via via sempre più basso, il responsabile delle alterazioni complessive della risposta sul carico sarà in massima parte l&#8217;amplificatore e le caratteristiche del cavo diventeranno via via sempre meno importanti.</i></p>
<p>Tenete sempre presente che i grafici pubblicati hanno una scala delle ordinate (dB) piuttosto espansa. Il che non vuol dire che le variazioni introdotte, dipendenti sia dalle caratteristiche del finale che da quelle dei cavi nonché dall’impedenza del diffusore collegato, non siano udibili.<br />
Ricordiamo infatti che in numerose verifiche sperimentali si è potuta appurare l’udibilità di variazioni molto piccole, al limite dei +0,1 dB.<br />
Ma variazioni di tale ordine di grandezza non possono comunque essere ritenute responsabili di alterazioni davvero sensibili della qualità globale percepita, che in ogni caso sottostà (anche per i cavi di potenza) alla stessa importantissima fenomenologia psicoacustica già descritta per il caso dei cavi di segnale.</p>
<p>Gli appassionati che vogliano peraltro avvicinarsi il più possibile alla condizione ideale prevista dalle regole della vera Hi-Fi dovrebbero comunque cercare di impiegare amplificatori dotati di un fattore di smorzamento adeguatamente elevato (ad esempio >=40, escludendo quindi a priori praticamente tutti i valvolari) nonché cavi di potenza caratterizzati dalla minore resistenza e minore induttanza possibili.</p>
<p>Concludiamo dicendo che, se siamo alla ricerca del nostro personale piacere d&#8217;ascolto (la cosiddetta My-Fi già citata all’inizio di questo articolo), anche gli effetti psicoacustici e le piccolissime alterazioni della risposta in frequenza possono fare la differenza. Purché i componenti che vengono abbinati (Sorgenti, Pre, Cavi di Segnale, Finale, Cavi di potenza e Diffusori) siano stati ascoltati tutti collegati fra loro nello stesso impianto e nel medesimo ambiente, ciascuno di noi è ovviamente libero di effettuare le sue scelte anche esclusivamente in base all’ascolto.</p>
<div class="clear"></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/">Mito e realtà dei cavi di collegamento nei sistemi hi-fi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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		<title>Sulla potenza&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 14:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[esb]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Quando ho iniziato a progettare casse ESB, nei primi anni &#8217;80, mi sono trovato a dover prendere atto che rientravano troppe casse delle serie precedenti per rotture dovute a sovrapilotaggio. La potenza dichiarata non era eccessiva. Erano gli utenti di allora ad esagerare con la manopola del volume non accorgendosi della saturazione di loro ampli (cosa che purtroppo avviene ancora oggi, sia pure in percentuale molto minore, in particolare con gli ampli a valvole). La incapacità di accorgersi di avere raggiunto e superato i limiti del clipping era tale che potei verificare spesso il tentativo di applicare una potenza superiore [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho iniziato a progettare casse ESB, nei primi anni &#8217;80,  mi sono trovato a dover prendere atto che rientravano troppe casse delle serie precedenti per rotture dovute a sovrapilotaggio.</p>
<p>La potenza dichiarata non era eccessiva. Erano gli utenti di allora ad esagerare con la manopola del volume non accorgendosi della saturazione di loro ampli (cosa che purtroppo avviene ancora oggi, sia pure in percentuale molto minore, in particolare con gli ampli a valvole).</p>
<p>La incapacità di accorgersi di avere raggiunto e superato i limiti del clipping era tale che potei verificare spesso il tentativo di applicare una potenza superiore di ben 10 dB (10 volte) rispetto a quella massima indistorta degli ampli impiegati.</p>
<p>Ricordando che il segnale musicale può arrivare ad avere anche più di 20 dB di differenza fra il livello efficace medio a lungo termine e quello nei picchi più brevi e violenti, ma che con programmi &#8220;normali&#8221; quello che si chiama &#8220;fattore di cresta&#8221; si attesta normalmente sui 16/17 dB, è facile capire che quando i picchi venivano tagliati di  10 dB il valore medio del segnale era più alto di dieci volte rispetto a quello previsto per un corretto &#8220;funzionamento al massimo&#8221; con l&#8217;amplificatore impiegato.</p>
<p>Ammettiamo di avere una cassa specificata per uso con un ampli di potenza massima 60 Watt RMS con segnale sinusoidale. Quell&#8217;ampli &#8220;da 60 Watt&#8221; con segnale musicale sarà in grado di fornire una potenza &#8220;di picco&#8221; tre dB più alta, ovvero 120 Watt.</p>
<p>Con un segnale avente un fattore di cresta di 16 dB non clippato e i picchi a 120 Watt, la potenza media, 16 dB più bassa, sarà di 3 Watt. E in questo caso problemi di rotture si verificano ben difficilmente. Ma se invece l&#8217;utente cercherà di trarre dall&#8217;amplificatore una potenza 10 dB più alta, sia pure con i picchi &#8220;clippati, applicherà comunque alla cassa una potenza RMS pari a circa 30 Watt, cioè dieci volte quella per la quale la cassa era stata specificata. Ed allora quando ho cominciato a lavorare in ESB io le casse &#8220;da 60 Watt&#8221; le progettavo e facevo costruire in modo tale che potessero sopportare senza rompersi, con segnale musicale e su tempi lunghi, fino ad un massimo di 30 Watt RMS (ovvero 15,5 Volt continui, di rumore filtrato in modo da avere lo spettro definito dalla IEC per simulare il segnale musicale medio. Credetemi, sono tanti!). Da quel momento però i guasti diminuirono in modo drastico&#8230;</p>
<p>P.S.: Quella stessa cassa &#8220;da 60 Watt&#8221; se venduta ad un audiofilo molto accorto si sarebbe potuta specificare per ben 600 Watt&#8230; E questo spiega bene perché io riuscivo a far suonare le ESB 7/01 con il SAE 2600 al limite del clipping senza che si rompesse nulla&#8230;</p>
<p>Il problema è che, quando l&#8217;ampli ha una potenza insufficiente per consentire livelli di ascolto molto alti, continuando ad alzare il volume i picchi vengono clippati ma la potenza media continua a salire, generando però una sensazione di volume inferiore rispetto a quella che si avrebbe con i picchi non clippati. E, come abbiamo visto, si finisce per &#8220;esagerare&#8221;.</p>
<p>Ecco perché fra i tecnici addetti ai lavori si sente dire spesso che &#8220;la potenza non basta mai&#8221; ed è di fatto molto più frequente riuscire a rompere le casse con ampli di potenza troppo bassa piuttosto che troppo alta&#8230;</p>
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		<title>Misure acustiche</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/misure-acustiche/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 10:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[acustica]]></category>
		<category><![CDATA[flipbook]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il fenomeno acustico è costituito da una variazione periodica della pressione dell’aria, attorno ad un valore di riposo, provocata da fenomeni meccanici. La rarefazione e compressione dell’aria, o più in generale del mezzo elastico, provocate in un punto si propagano nello spazio con velocità finita. Puoi scaricare il pdf</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il fenomeno acustico è costituito da una variazione periodica della pressione dell’aria, attorno ad un valore di riposo, provocata da fenomeni meccanici. La rarefazione e compressione dell’aria, o più in generale del mezzo elastico, provocate in un punto si propagano nello spazio con velocità finita.</p>
<p><a href="/pdf/misure-acustiche.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/misure-acustiche/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
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		<title>PotenzaWin</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 12:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il programma è stato tratto dalla mia versione RPN degli anni &#8217;70, poi convertita in QuickBasic DOS (Potenza contenente sia l&#8217;eseguibile che il sorgente), e che calcolava anche l&#8217;efficienza energetica di trasduzione (in %). Questo programma per Windows consente di valutare la potenza necessaria per ottenere un desiderato livello massimo di picco, immettendo alcuni dati relativi ai vostri diffusori ed al vostro ambiente d&#8217;ascolto (per conoscere il livello di ascolto medio realizzabile dovrete tener conto della dinamica del segnale che andrete ad utilizzare. Se, ad esempio, la differenza fra il livello medio e quello di picco del vostro segnale fosse [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_399" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/PotenzaWin.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/PotenzaWin-150x150.jpg" alt="PotenzaWin" title="PotenzaWin" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-399" /></a><p class="wp-caption-text">PotenzaWin</p></div>
<p>Il programma è stato tratto dalla mia versione RPN degli anni &#8217;70, poi convertita in QuickBasic DOS (<a href="https://www.renatogiussani.it/downloads/Potenza.zip">Potenza</a> contenente sia l&#8217;eseguibile che il sorgente), e che calcolava anche l&#8217;efficienza energetica di trasduzione (in %).<br />
Questo programma per Windows consente di valutare la potenza necessaria per ottenere un desiderato livello massimo di picco, immettendo alcuni dati relativi ai vostri diffusori ed al vostro ambiente d&#8217;ascolto (per conoscere il livello di ascolto medio realizzabile dovrete tener conto della dinamica del segnale che andrete ad utilizzare. Se, ad esempio, la differenza fra il livello medio e quello di picco del vostro segnale fosse di 20 dB, il livello medio che potrete conseguire, sarà di 20 dB inferiore al livello di picco impostato). Il mio consiglio è di cominciare variando, rispetto ai valori di default, solo i dati relativi alla sensibilità dei diffusori (dB/2,83V/1m), al volume ambiente (in metri cubi) ed alla distanza d&#8217;ascolto (in metri), mentre per il livello massimo nei transienti si può convenientemente scegliere un valore compreso fra i 110 ed i 113 dB spl (corrispondenti ad un volume medio con segnale musicale intorno ai 90/93 dB spl) a seconda delle dimensioni e della potenza massima applicabile ai diffusori (oltre che della sopportazione dei vicini&#8230;).</p>
<p><strong>ATTENZIONE:</strong><br />
- Il programma calcola la potenza per canale su 8 ohm. Questo dato deve essere confrontato esclusivamente con quello dell&#8217;amplificatore che volete usare relativo allo stesso valore di impedenza (8 ohm), anche se i vostri diffusori hanno una impedenza diversa.</p>
<p>- Il dato di sensibilità dei diffusori in dB spl da comunicare al programma (per una sola cassa funzionante), deve essere sempre quello misurabile ad un metro di distanza in condizioni anecoiche, applicando alla cassa stessa una tensione di 2,83 Volt (ovvero 1 Watt su 8 Ohm o 1,33 Watt su 6 Ohm o 2 Watt su 4 Ohm. Ricordate che fra 2 ed 1 Watt la differenza è pari a +3,01 dB).</p>
<p>Da oggi (9 marzo 2004) il file autoscompattante PotenzaWin.exe è stato aggiornato per una sicura installazione funzionante. Dopo la decompressione, cliccare su Setup all&#8217;interno della cartella PotenzaWin&#8230;</p>
<p><b><a href="https://www.renatogiussani.it/downloads/PotenzaWin-14-Setup.zip">CLICCA QUI PER SCARICARE IL PROGRAMMA PotenzaWin 1.4</a></b></p>
<p><b><a href="https://www.renatogiussani.it/downloads/PotenzaWin.portable.zip">CLICCA QUI PER SCARICARE IL PROGRAMMA PotenzaWin 1.4 in versione PORTABLE</a></b><br />
</p>
<p><strong>NOTE D&#8217;USO:</strong></p>
<p>Per casse non troppo fuori norma la direttività va lasciata a 0,5.<br />
Il tempo di riverbero normalmente va lasciato a 0,7.</p>
<p>Il livello massimo di picco desiderato (impostato su 113 per tener conto di voler raggiungere livelli equiparabili a quelli dal vivo, con registrazioni ad alta dinamica), in ambienti condominiali può anche scendere a valori compresi fra 110 e 107.</p>
<p>La potenza per canale calcolata dal programma presume l&#8217;uso di un ampli capace di erogare tensione e corrente sempre e comunque.</p>
<p>Nel caso di molte tipologie di ampli a valvole, a causa di quanto spiegato più volte, l&#8217;ascolto potrebbe risultare gratificante e privo di difetti evidenti anche impiegando potenze dimezzate rispetto a quanto calcolato (-3 dB).</p>
<div id="attachment_400" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/distribuzione-potenza.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/distribuzione-potenza-150x150.jpg" alt="Distribuzione potenza musicale" title="Distribuzione potenza musicale" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-400" /></a><p class="wp-caption-text">Distribuzione potenza musicale</p></div>
<p>Grafico della distribuzione spettrale della potenza in un segnale musicale. Utile per verificare la potenza nominale applicata ai componenti di un sistema multivia, al variare della banda ad essi affidata (ovvero, delle frequenze di taglio).</p>
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		<title>Calcolo andamento basse frequenze</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 13:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ecco un piccolo foglio Excel (room060d.xls) che, date le dimensioni della stanza (parallelepipeda), la posizione di due altoparlanti (xyz) e quella del punto di ascolto (xyz), calcola l&#8217;andamento alle basse frequenze (supposta una risposta degli altoparlanti piatta e una dispersione omnidirezionale) in base al campo di onde stazionarie che si sviluppa. Nella versione salvata troverete preimpostati i dati di una tipica sala d&#8217;ascolto domestica e due woofer &#8220;bassi&#8221; di una GR NPS-1000. Le pareti sono supposte tutte perfettamente rigide. Ma in qualunque casa almeno una finestra c&#8217;è e le pareti non sono mai perfettamente riflettenti nemmeno alle frequenze più basse&#8230; [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un piccolo foglio Excel (room060d.xls) che, date le dimensioni della stanza (parallelepipeda), la posizione di due altoparlanti (xyz) e quella del punto di ascolto (xyz), calcola l&#8217;andamento alle basse frequenze (supposta una risposta degli altoparlanti piatta e una dispersione omnidirezionale) in base al campo di onde stazionarie che si sviluppa.<br />
Nella versione salvata troverete preimpostati i dati di una tipica sala d&#8217;ascolto domestica e due woofer &#8220;bassi&#8221; di una GR NPS-1000.<br />
Le pareti sono supposte tutte perfettamente rigide.<br />
Ma in qualunque casa almeno una finestra c&#8217;è e le pareti non sono mai perfettamente riflettenti nemmeno alle frequenze più basse&#8230;<br />
Il programma va usato inserendo le varie distanze nella stessa pagina dove si vede il grafico. I numeri rossi. E poi facendo ricalcolare il tutto con il tasto in alto a sinistra.<br />
Nello stesso zip c&#8217;è anche un altro programma che prevede anche calcoli per i dipoli.</p>
<p><a href="/downloads/Room-modes.zip">Room modes</a></p>
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		<title>Calcolo serie/parallelo</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 13:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Questo mio programma in Visual Basic permette di calcolare l&#8217;impedenza e il livello di emissione totali di una matrice di altoparlanti composta da &#8220;n&#8221; gruppi ciascuno composto da un numero di altoparlanti in serie a piacere. Fra i casi particolari vi è ad esempio quello di un solo gruppo composto da un solo altoparlante. E in questo caso il programma non è certamente molto utile. Ma si può finalmente calcolare molto facilmente cosa accade quando si pongono due o più altoparlanti in parallelo, scegliendo 2 o più Gruppi composti ciascuno da un solo altoparlante. Oppure si può prendere atto che [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_403" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/SerPar.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/SerPar-150x150.jpg" alt="Calcolo Serie/Parallelo" title="Calcolo Serie/Parallelo" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-403" /></a><p class="wp-caption-text">Calcolo Serie/Parallelo</p></div>
<p>Questo mio programma in Visual Basic permette di calcolare l&#8217;impedenza e il livello di emissione totali di una matrice di altoparlanti composta da &#8220;n&#8221; gruppi ciascuno composto da un numero di altoparlanti in serie a piacere.</p>
<p>Fra i casi particolari vi è ad esempio quello di un solo gruppo composto da un solo altoparlante. E in questo caso il programma non è certamente molto utile.</p>
<p>Ma si può finalmente calcolare molto facilmente cosa accade quando si pongono due o più altoparlanti in parallelo, scegliendo 2 o più Gruppi composti ciascuno da un solo altoparlante. Oppure si può prendere atto che quando si collegano più altoparlanti in serie l&#8217;impedenza diventa quella della somma di tutti gli altoparlanti, ma il livello di emissione totale resta quello di un altoparlante solo. Oppure, cosa ben più utile, si può ad esempio controllare cosa si guadagna collegando in parallelo due gruppi composti da due altoparlanti in serie ciascuno.<br />
Scaricate il programma al link seguente e usatelo quanto volete.<br />
Ecco come si presenta, con i dati di default che ho scelto (figura).</p>
<p><a href="http://www.renatogiussani.it/downloads/SerPar.zip">Calcolo Serie-Parallelo 1.0</a></p>
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		<title>Precisione, tolleranze, 0.1 dB e Co.</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/precisione-tolleranze-0-1-db-e-co/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 13:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[misura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;uomo delle caverne traeva i suoi utensili e gli oggetti di uso comune dalla pietra. Scheggiandola e poi impiegandola a dovere. La precisione che poteva raggiungere non era poi così piccola. Io direi comunemente per oggetti grandi (la clava&#8230;) dell&#8217;ordine del cm, ma su certi oggetti piccoli anche del millimetro, probabilmente. Gli antichi Greci e successivamente i Romani, ma anche i Cinesi ed altri, mi risulta che fossero in grado di produrre oggetti in pietra (anche marmo, ad esempio) e in metallo (anche oro, sempre ad esempio) con una precisione molto elevata. Arrivati al &#8217;700 troviamo addirittura degli orologiai in [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uomo delle caverne traeva i suoi utensili e gli oggetti di uso comune dalla pietra. Scheggiandola e poi impiegandola a dovere.<br />
La precisione che poteva raggiungere non era poi così piccola. Io direi comunemente per oggetti grandi (la clava&#8230;) dell&#8217;ordine del cm, ma su certi oggetti piccoli anche del millimetro, probabilmente.<br />
Gli antichi Greci e successivamente i Romani, ma anche i Cinesi ed altri, mi risulta che fossero in grado di produrre oggetti in pietra (anche marmo, ad esempio) e in metallo (anche oro, sempre ad esempio) con una precisione molto elevata.<br />
Arrivati al &#8217;700 troviamo addirittura degli orologiai in grado di costruire orologi che avevano uno spessore inferiore a quello delle monete dell&#8217;epoca. E parlo di quelle piccole.<br />
Potete immaginare facilmente le dimensioni di perni ed ingranaggi&#8230;<br />
Tutto ciò è andato di pari passo con l&#8217;evoluzione tecnologica che ha accompagnato da sempre quella della civiltà. Altro che filosofia e religioni&#8230;<br />
E, cosa ha consentito lo sviluppo delle tecniche atte a produrre le materie plastiche o degli oli lubrificanti, o la costruzione di motori per auto in grado di durare diverse centinaia di migliaia di km invece di decine&#8230;?<br />
L&#8217;avere imparato a non agire più solo su pezzi di materia costituiti da macro-aggregazioni molecolari, bensì proprio sulle singole molecole. Alterandole e costruendone anche di quelle del tutto nuove. Ad hoc.<br />
E già sapendo operare a livello molecolare su dimensioni sempre più piccole siamo arrivati a costruire computer molto efficienti, ad esempio. Come pure i display LCD&#8230;<br />
Ma gli ultimi sviluppi che ci stanno portando ad immagazzinare centinaia di Gigabyte di informazione in spazi minimi, come pure ad avere le macchine fotografiche digitali che tutti conoscete. Ma anche buona parte di tutto il resto, è legato allo sviluppo delle nanotecnologie.<br />
Praticamente siamo diventati capaci di agire sui singoli atomi&#8230;!<br />
E la corsa al sempre più piccolo e conseguenti sempre minori tolleranze e sempre maggiore precisione non è certo finita né finirà molto presto&#8230; Anzi, probabilmente non finirà mai&#8230;<br />
Proviamo allora a mettere in relazione, sia pure in modo assai grossolano, alcune delle cose che, anche qui, conosciamo meglio.</p>
<p>A) Ad esempio, quando io consiglio di non superare una deviazione dei parametri principali dei componenti di un crossover di + 5% rispetto ai valori nominali, sto parlando di una variazione da 1 a 1,05 o da 1 a 0,95 ovvero +0,4 dB&#8230; Vi pare troppo poco&#8230;? A me come tolleranza decisamente pare invece un po&#8217; troppo. E infatti la si può utilizzare solo per circuiti che lo consentano. Per quello delle NPS-1000 no, ad esempio.<br />
In termini di lunghezza quanto sarebbe?<br />
Ad esempio invece di 1 metro (100 cm) potremmo accettare 105 cm o 95&#8230; E&#8217; tanto, vero?</p>
<p>B) Vediamo ora, quanto siamo disposti ad accettare come &#8220;errore&#8221; di marcia di un orologio.<br />
In un&#8217;ora ci sono 60 x 60 = 3.600 secondi e che quindi in un giorno ce ne sono 3.600 x 24 = 86.400.<br />
Un orologio che sbaglia di 3 secondi al giorno ha quindi un errore del 3/86.400 x 100 % = 0,0035% equivalenti a +0,0003 dB.<br />
Poco?<br />
Che dire allora della pendola che ho appena auto-costruito, che (ove ben tarata, da me) promette un errore massimo contenuto entro + 1 s/mese, equivalente a 1 secondo ogni 86.400 x 30 = 2.592.000 secondi&#8230;.?<br />
Trattasi di meno dello 0,00004% equivalente a circa 0,000003 dB (ovvero 0,4 millesimi di millimetro ogni metro)&#8230;<br />
Vi sembra ancora così tanto quello che io vorrei poter chiedere ai nostri impianti hi-fi, cioè il mio +0,1 dB equivalenti ad una variazione dell&#8217;1% cioé come sbagliare 1 cm su un metro&#8230;?<br />
Da notare che quando un ampli distorce lo 0,025% come il Pioneer SA 8500 stiamo parlando di 0,002 dB, (ovvero 2,5 decimi di millimetro ogni metro) . Ancora molti, ma molti di più, degli 0,000003 dB garantiti dalla mia pendola meccanica &#8230;</p>
<p>S.e.o.</p>
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		<title>Misura servo-woofer</title>
		<link>https://www.renatogiussani.it/misura-servo-woofer/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 13:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>
		<category><![CDATA[tma-1]]></category>
		<category><![CDATA[woofer]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Essendo in possesso dei due ampli per subwoofer Keiga KG-5150 acquistati dalla Madisound, nonché del loro schema elettrico gentilmente fornito dalla Madisound stessa, ho provato ad utilizzare come segnale di controreazione la f.e.m. fornita dalla seconda bobina del sub-woofer CS253 (con la prima bobina collegata normalmente con ruolo motore all&#8217;uscita dell&#8217;ampli stesso). Ricordo che quello che volevo ottenere dai servo-woofer delle GR TMA-1 era una risposta passa-banda estesa dai 20 ai 280 Hz. I 280 Hz (frequenza prevista per l&#8217;incrocio con i mid Bassi BG Neo-10) deve quindi essere approssimativamente a -6 dB rispetto alla banda passante, mentre la estensione [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Essendo in possesso dei due ampli per subwoofer Keiga KG-5150 acquistati dalla Madisound, nonché del loro schema elettrico gentilmente fornito dalla Madisound stessa, ho provato ad utilizzare come segnale di controreazione la f.e.m. fornita dalla seconda bobina del sub-woofer CS253 (con la prima bobina collegata normalmente con ruolo motore all&#8217;uscita dell&#8217;ampli stesso).<br />
Ricordo che quello che volevo ottenere dai servo-woofer delle GR TMA-1 era una risposta passa-banda estesa dai 20 ai 280 Hz.<br />
I 280 Hz (frequenza prevista per l&#8217;incrocio con i mid Bassi BG Neo-10) deve quindi essere approssimativamente a -6 dB rispetto alla banda passante, mentre la estensione verso il basso deve garantire almeno i 30 Hz a -3 dB e i 25 a -6 (un utile filtro subsonico comincia poi ad attenuare molto già a partire dai 20 Hz in giù).<br />
Attuata una prima semplice modifica sperimentale al circuito di controreazione dell&#8217;amplificatore e accesa la fida scheda Clio, ecco i risultati di questa giornata di test.</p>
<div id="attachment_156" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/CRnorm_senza-filtroPBsola_50dB.jpg" rel="lightbox"><img class="size-thumbnail wp-image-156" title="Risposta acustica in campo vicino del CS253 (non filtrato e montato nel volume delle Delta Due riempito con lana di vetro) pilotato normalmente. I 30 Hz sono emessi a circa -12 dB rispetto ai 200." alt="Risposta acustica in campo vicino del CS253 (non filtrato e montato nel volume delle Delta Due riempito con lana di vetro) pilotato normalmente. I 30 Hz sono emessi a circa -12 dB rispetto ai 200." src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/CRnorm_senza-filtroPBsola_50dB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Risposta acustica in campo vicino del CS253 (non filtrato e montato nel volume delle Delta Due riempito con lana di vetro) pilotato normalmente.<br />I 30 Hz sono emessi a circa -12 dB rispetto ai 200.</p></div>
<p>Risposta acustica in campo vicino del CS253 (non filtrato e montato nel volume delle Delta Due riempito con lana di vetro) pilotato normalmente.<br />
I 30 Hz sono emessi a circa -12 dB rispetto ai 200.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_157" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/CRnorm_senza-filtroPBfin_50dB.jpg" rel="lightbox"><img class="size-thumbnail wp-image-157" title="Questa è la risposta precedente (blu) a confronto con quella ottenuta con il circuito modificato ed il filtro Passa-Basso inserito (rossa).  Nel secondo caso i 30 Hz sono emessi a circa -3 dB rispetto al livello della banda passante." alt="Questa è la risposta precedente (blu) a confronto con quella ottenuta con il circuito modificato ed il filtro Passa-Basso inserito (rossa).  Nel secondo caso i 30 Hz sono emessi a circa -3 dB rispetto al livello della banda passante." src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/CRnorm_senza-filtroPBfin_50dB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Questa è la risposta precedente (blu) a confronto con quella ottenuta con il circuito modificato ed il filtro Passa-Basso inserito (rossa).<br />Nel secondo caso i 30 Hz sono emessi a circa -3 dB rispetto al livello della banda passante.</p></div>
<p>Questa è la risposta precedente (blu) a confronto con quella ottenuta con il circuito modificato ed il filtro Passa-Basso inserito (rossa).<br />
Nel secondo caso i 30 Hz sono emessi a circa -3 dB rispetto al livello della banda passante.</p>
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<div id="attachment_158" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/CRnorm-CRbob_Filt_50dB.jpg" rel="lightbox"><img class="size-thumbnail wp-image-158" title="La Blu è la risposta acustica con il filtro passa-basso dell'ampli regolato per circa 80 Hz e circuitazione normale a confronto con quella (rossa) ottenuta con il circuito modificato per impiegare la controreazione di movimento. A parità di controreazione al centro della banda passante, la risposta è estesa a -6 dB dai 25 Hz ad oltre 250." alt="La Blu è la risposta acustica con il filtro passa-basso dell'ampli regolato per circa 80 Hz e circuitazione normale a confronto con quella (rossa) ottenuta con il circuito modificato per impiegare la controreazione di movimento. A parità di controreazione al centro della banda passante, la risposta è estesa a -6 dB dai 25 Hz ad oltre 250." src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/CRnorm-CRbob_Filt_50dB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">La Blu è la risposta acustica con il filtro passa-basso dell&#8217;ampli regolato per circa 80 Hz e circuitazione normale a confronto con quella (rossa) ottenuta con il circuito modificato per impiegare la controreazione di movimento.<br />A parità di controreazione al centro della banda passante, la risposta è estesa a -6 dB dai 25 Hz ad oltre 250.</p></div>
<p>La Blu è la risposta acustica con il filtro passa-basso dell&#8217;ampli regolato per circa 80 Hz e circuitazione normale a confronto con quella (rossa) ottenuta con il circuito modificato per impiegare la controreazione di movimento.<br />
A parità di controreazione al centro della banda passante, la risposta è estesa a -6 dB dai 25 Hz ad oltre 250.</p>
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<div id="attachment_159" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/RispEqFilt50dB.jpg" rel="lightbox"><img class="size-thumbnail wp-image-159" title="E finalmente la risposta finale ottenuta tracciata da sola per poterne valutare meglio l'intero andamento." alt="E finalmente la risposta finale ottenuta tracciata da sola per poterne valutare meglio l'intero andamento." src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/RispEqFilt50dB-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">E finalmente la risposta finale ottenuta tracciata da sola per poterne valutare meglio l&#8217;intero andamento.</p></div>
<p>E finalmente la risposta finale ottenuta tracciata da sola per poterne valutare meglio l&#8217;intero andamento.</p>
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