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	<title>Renato Giussani &#187; diffusori</title>
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		<title>Le punte</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 17:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Accoppiano il punto dell&#8217;apparecchio che vi poggia sopra e disaccoppiano (in modo dipendente dalla rigidità e dai modi di vibrazione dell&#8217;apparecchio) tutto il resto&#8230; Le punte non fanno quasi mai bene e fanno invece quasi sempre male, a causa del disaccoppiamento della superficie inferiore, che la presenza delle punte nel ruolo di elementi di appoggio mette in condizione di vibrare con uno smorzamento inferiore rispetto all&#8217;uso di feltri o gommini. L&#8217;unica situazione nella quale i miglioramenti &#8220;percepibili&#8221; all&#8217;ascolto possano derivare da effettivi miglioramenti fisici (e non da normalissimi effetti psicoacustici), riguarda giradischi, diffusori molto leggeri ma con woofer grandi (caso [...]</p>
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<div id="attachment_1058" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode11.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (1,1) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1058" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (1,1) mode</p></div>
<div id="attachment_1059" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode12.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (1,2) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1059" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (1,2) mode</p></div>
<div id="attachment_1060" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode21.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (2,1) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1060" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (2,1) mode</p></div>
<p><div id="attachment_1057" class="wp-caption alignnone" style="width: 298px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/mode22.gif" alt="Vibrational Modes of a Rectangular Membrane - The (2,2) mode" width="288" height="288" class="size-full wp-image-1057" /><p class="wp-caption-text">Vibrational Modes of a Rectangular Membrane &#8211; The (2,2) mode</p></div>
</div>
<p>Accoppiano il punto dell&#8217;apparecchio che vi poggia sopra e disaccoppiano (in modo dipendente dalla rigidità e dai modi di vibrazione dell&#8217;apparecchio) tutto il resto&#8230; </p>
<p>Le punte non fanno quasi mai bene e fanno invece quasi sempre male, a causa del disaccoppiamento della superficie inferiore, che la presenza delle punte nel ruolo di elementi di appoggio mette in condizione di vibrare con uno smorzamento inferiore rispetto all&#8217;uso di feltri o gommini.</p>
<p>L&#8217;unica situazione nella quale i miglioramenti &#8220;percepibili&#8221; all&#8217;ascolto possano derivare da effettivi miglioramenti fisici (e non da normalissimi effetti psicoacustici), riguarda giradischi, diffusori molto leggeri ma con woofer grandi (caso più unico che raro, nella vera hi-fi) e amplificatori a valvole (i cui tubi, alla ricerca della massima insensibilità a sollecitazioni esterne, dovrebbero essere comunque dotati di anelli smorzanti).</p>
<p>Per ognuno di questi casi, un qualunque metodo di riduzione delle vibrazioni cui possano essere soggetti potrebbe comportare qualche minimo vantaggio. Sempre che, nonostante la leggerezza, la loro struttura sia quantomeno &#8220;molto&#8221; rigida.</p>
<p>Molto meglio però che l&#8217;apparecchio che vogliamo &#8220;bloccare&#8221; sia appoggiato su un piano d&#8217;appoggio rigido e pesante tramite l&#8217;intera superficie inferiore interponendo un foglio di materiale smorzante (ad esempio moquette).</p>
<p>Una alternativa può consistere nel rivestire tutte le superfici con lamine di piombo, che con il loro peso e la loro plasticità combatteranno in modo ottimale tutte le risonanze più importanti (quelle delle superfici, appunto).<br />
Ed infatti questa è esattamente la soluzione che è stata scelta per i diffusori GR Delta Butterfly One.</p>
<p>Poi, se a qualcuno (molti,purtroppo, oltretutto pesantemente plagiati perfino da costruttori di gran nome) sembra che il suo impianto per ogni punta che aggiunge migliori&#8230; Ne usi anche 100&#8230;</p>
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		<title>La migliore posizione dei woofer in ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 13:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno, ma non sui valori delle loro singole frequenze. A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre. Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La posizione occupata in un ambiente chiuso da una sorgente di segnali acustici contenenti frequenze inferiori a quella di Schroeder può influire solamente sui livelli cui le varie onde stazionarie di frequenze diverse si stabilizzeranno,  ma non sui valori delle loro singole frequenze.</p>
<div id="attachment_976" class="wp-caption aligncenter" style="width: 380px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/frequenza-schroeder.jpg" alt="Frequenza di Schroeder" title="Frequenza di Schroeder" class="size-full wp-image-976" /><p class="wp-caption-text">Frequenza di Schroeder</p></div>
<p>A seconda della posizione della sorgente in relazione a quella di ventri e nodi delle stazionarie stesse, variabile con la frequenza, ne verranno energizzate maggiormente alcune a scapito di altre.</p>
<div id="attachment_981" class="wp-caption aligncenter" style="width: 760px"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Standing-wave.gif" alt="Figura 1" width="750" height="250" class="size-full wp-image-981" /><p class="wp-caption-text">Figura 1</p></div>
<p>Figura 1 &#8211; Andamento della velocità delle molecole d&#8217;aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti). </p>
<p>Queste sono le semplici considerazioni in base alle quali è stato deciso che fosse bene anche da questo punto di vista che il sistema GR NPS-1000, che per la sua struttura NPS lo consente, fosse dotato di ben 6 sorgenti di bassa frequenza al di sotto dei 140 Hz e 10 fino a circa 300 Hz dislocate in posizioni  molto lontane nell&#8217;ambiente.<br />
Ottenendo di &#8220;energizzare&#8221; il maggior numero possibile di onde stazionarie in modo il più uniforme possibile, ovvero di rendere la risposta in ambiente su quel range di frequenze il più regolare possibile.<br />
Cosa che è stata poi verificata quando, cercando di migliorarla ulteriormente con l&#8217;uso di DRC e/o di KRK Ergo, si sono ottenuti miglioramenti assolutamente minimali.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_975" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/figura-2-150x150.jpg" alt="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." title="Andamento della velocità delle molecole d'aria. I nodi e i ventri della pressione acustica hanno posizioni invertite (alle estremità vi sono due pareti perfettamente riflettenti)." width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-975" /></a><p class="wp-caption-text">Figura 2</p></div>
<p>La figura 2  evidenzia chiaramente che la posizione del woofer dei sistemi GR Delta 4 vicino al pavimento (una delle due laterali. L&#8217;altra è il soffitto) è la sola che permette di eccitare tutte le stazionarie indipendentemente dalla loro lunghezza d&#8217;onda. E, date la grande massa e la grande riflettenza acustica del pavimento di qualsiasi ambiente, ciò avviene in modo poco variabile al variare delle caratteristiche costruttive dell’ambiente stesso. Ottenendo quindi anche con i sistemi GR Delta 4 molti dei vantaggi offerti dall’uso delle numerose sorgenti di basse frequenze dei sistemi NPS.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_973" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/nps-1000-150x150.jpg" alt="GR NPS-1000" title="GR NPS-1000" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-973" /></a><p class="wp-caption-text">GR NPS-1000</p></div>
<p>Da <a href="http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm" target="_blank">http://mariobon.com/Articoli_Glossario/ambiente_01.htm</a> (Mario Bon):</p>
<p><i>&#8220;&#8230;In qualsiasi ambiente chiuso (con pareti parallele e non parallele) si formano delle onde stazionarie (dette anche modi propri di risonanza o  modi normali). A bassa frequenza questi modi cadono a frequenze ben separate tra loro mentre, aumentando la frequenza, diventano sempre più numerosi e ravvicinati fino ad essere indistinguibili. Ne segue che lo stesso ambiente deve essere studiato in modo diverso: a bassa frequenza si deve tenere conto del contributo di ciascun singolo modo mentre alle frequenze più alte si può usare il metodo statistico. Questi due range di frequenza sono separati dalla “Frequenza di Schroeder” che rappresenta il limite superiore per il calcolo deterministico ed il limite inferiore per il calcolo statistico.<br />
Non è difficile prevedere la risposta in potenza di un diffusore acustico, ad una distanza pari a 3 o 4 volte la distanza critica, per frequenze superiori alla frequenza di Schroeder. Il fatto è che questo tipo di risposta è poco interessante perché riguarda una regione dove il suono riverberato è dominante (bassa Chiarezza).</p>
<p>Negli ambienti domestici la frequenza di Schroeder si trova tra 100 e 250 Hz. Nei tipici ambienti da 20-30 metri quadri la frequenza di Schroeder si attesta a 200-250 Hz e la riproduzione delle basse frequenze è fortemente condizionata dai modi normali. Nei teatri e negli auditori la frequenza di Schroeder si trova due o tre ottave più in basso (vedere la tabella qui sotto). In una sala da  10000 metri cubi a 30 Hz i modi normali sono già “non individuabili” e le frequenze basse si “sentono” molto bene. </p>
<p>L’effetto dei modi normali dell’ambiente è quello di creare un campo acustico non omogeneo per cui in alcuni punti certe frequenze sono esaltate mentre in altre sono fortemente attenuate. Se non bastasse i modi normali si estinguono lentamente dando origine a fastidiose “code sonore” o rimbombi che limitano la Chiarezza e provocano fatica da ascolto&#8230;&#8221;</i></p>
<p><b>In conclusione</b><br />
Più il campo stazionario è irregolare (condizioni standard in normali ambienti con due soli woofer lontani dal pavimento e dalla parete posteriore) e più le code sonore delle frequenze poste inevitabilmente in maggiore evidenza risulteranno individuabili e fastidiose.<br />
Più il campo è uniforme (Delta 4 vicine alla parete posteriore e/o GR NPS-1000) e minori saranno le possibilità per questo effetto negativo di estrinsecarsi.</p>
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		<title>Valvole e Stato Solido</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 13:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tanti anni fa, quando i transistor, i mosfet e quant&#8217;altro non esistevano, la conoscenza e la capacità di progettare e costruire amplificatori a valvole aveva raggiunto vette eccezionali, soprattutto da parte di grandi aziende come Philips e Grundig ad esempio (ma ci metterei anche Marantz e McIntosh, naturalmente), tali che per un piccolo costruttore odierno sono ben difficili da raggiungere o superare. Anche perché la disponibilità della componentistica adatta è molto minore e quindi operare scelte oculate è diventato molto più difficile. In ogni caso, il fatto che la risposta in frequenza consegnata da un amplificatore ad una cassa acustica [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_933" class="wp-caption alignleft" style="width: 255px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-1.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-1-245x300.jpg" alt="Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &quot;Live&quot; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt." title="Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &quot;Live&quot; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt." width="245" height="300" class="size-medium wp-image-933" /></a><p class="wp-caption-text">Con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &#8220;Live&#8221; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt.</p></div>
<p>Tanti anni fa, quando i transistor, i mosfet e quant&#8217;altro non esistevano, la conoscenza e la capacità di progettare e costruire amplificatori a valvole aveva raggiunto vette eccezionali, soprattutto da parte di grandi aziende come Philips e Grundig ad esempio (ma ci metterei anche Marantz e McIntosh, naturalmente), tali che per un piccolo costruttore odierno sono ben difficili da raggiungere o superare.<br />
Anche perché la disponibilità della componentistica adatta è molto minore e quindi operare scelte oculate è diventato molto più difficile.</p>
<p>In ogni caso, il fatto che la risposta in frequenza consegnata da un amplificatore ad una cassa acustica dipende dalla impedenza d&#8217;uscita dello stesso amplificatore e dall&#8217;impedenza della cassa è fuor di dubbio.</p>
<p>Come anche che più tale caratteristica dell&#8217;amplificatore aumenta di valore più le alterazioni della risposta crescono.</p>
<p>E, per finire, anche il fatto che la maggior parte degli amplificatori a valvole &#8220;moderni&#8221;, contrariamente agli stato solido, abbiano una impedenza d&#8217;uscita piuttosto alta (per non parlare degli OTL) non è discutibile.</p>
<p>Se a ciò aggiungiamo che in ambienti domestici non particolarmente piccoli, con casse di sensibilità media e registrazioni ad altissima dinamica (con fattore di cresta pari ad esempio a 25 dB), per poter ascoltare a livelli &#8220;Live&#8221; non è impossibile trovarsi nella necessità di dover usufruire di potenze superiori ai 500 watt, la maggior parte degli ampli a valvole hi-fi sarebbe tagliata fuori a priori.</p>
<div id="attachment_934" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-2.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/potenzawin-2-243x300.jpg" alt="Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB." title="Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB." width="243" height="300" class="size-medium wp-image-934" /></a><p class="wp-caption-text">Nella maggior parte dei casi, una potenza di 50 watt RMS su 8 ohm con ampli a S.S. (e 25 RMS se a tubi) potrebbe essere considerata sufficiente per un ascolto esente da clipping, solo nel caso in cui si impiegassero registrazioni a bassa dinamica, il cui fattore di cresta non superasse i 15 dB.</p></div>
<p>Anche tenendo conto di un fattore 2 (3 dB) di incremento fittizio della potenza disponibile con un ampli a valvole per tener conto del più sopportabile modo di clippare e della autolimitazione della corrente erogata dipendente dalla maggiore impedenza d&#8217;uscita rispetto ad un buon ampli a stato solido, la potenza &#8220;a valvole&#8221; da installare raggiungerebbe comunque almeno i 250 watt RMS!</p>
<p>Molti audiofili, non essendo al corrente o non volendo prendere atto di queste problematiche tecniche, spesso pensano che una potenza di 20-40-80 watt sia ancora oggi più che sufficiente nella maggior parte dei casi.<br />
Come lo era quando il fattore di cresta delle registrazioni commerciali era di 15 dB</p>
<div class="clear"></div>
<p>Ma oggi la situazione è alquanto differente.<br />
E usando ampli a stato solido di quella potenza richiedendo loro una potenza più alta, si ottiene di sentirne facilmente il raggiungimento dei limiti di erogazione di corrente, con eventuale intervento perfino delle protezioni&#8230;</p>
<p>Con un amplificatore a valvole caratterizzato da una impedenza d&#8217;uscita alta (basso fattore di smorzamento) si attua invece una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali (le valvole) dell&#8217;amplificatore e quindi il &#8220;clipping di corrente&#8221; non avviene.</p>
<p>Avvengono peraltro sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza (vedi anche l’articolo <a href="http://www.renatogiussani.it/mito-e-realta-dei-cavi-di-collegamento-nei-sistemi-hi-fi/">Mito e realtà dei cavi di collegamento nei sistemi hi-fi</a>).</p>
<p>Mentre per quanto riguarda la prima pare che per molti si tratti di cosa poco avvertibile, la seconda viene spesso utilizzata (sbagliando) per attribuire agli amplificatori caratteristiche timbriche tali da poterli selezionare e consigliare come se fossero in grado di curare eventuali problemi timbrici dei vari impianti, dipendenti essenzialmente dai diffusori e dalla loro interazione con l&#8217;ambiente.</p>
<div id="attachment_935" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/scheda-ampli.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/scheda-ampli-300x184.jpg" alt="Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &quot;clipping di corrente&quot;. Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori." title="Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &quot;clipping di corrente&quot;. Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori." width="300" height="184" class="size-medium wp-image-935" /></a><p class="wp-caption-text">Con amplificatori caratterizzati da un basso fattore di smorzamento si assiste ad una limitazione automatica della massima corrente richiesta agli stadi finali, che protegge contro eventuali &#8220;clipping di corrente&#8221;.<br />Per contro interviene sia una forte compressione della dinamica che una altrettanto forte alterazione della risposta in frequenza consegnata ai diffusori.<br /></p></div>
<div class="clear"></div>
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		<title>A touch of Japan</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 15:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Da &#8220;Loudspeakers&#8221; di Takeo Yamamoto (comperato a Tokyo negli anni &#8217;70). Dal mio archivio personale di libri e pubblicazioni di acustica. Puoi scaricare il pdf</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da &#8220;Loudspeakers&#8221; di Takeo Yamamoto (comperato a Tokyo negli anni &#8217;70).<br />
Dal mio archivio personale di libri e pubblicazioni di acustica.</p>
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		<title>Struttura Delta 4</title>
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		<pubDate>Sun, 07 May 2006 00:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Qualcuno avrà notato che, mentre ero appena uscito dalla ESB nel 1984 (dove, lavorando nella qualità di Responsabile Ricerca e Sviluppo dal 1979, avevo raccolto un notevole successo con la serie 7 del 1981&#8230;), per proporre un kit importante dalle pagine di Audio Review (The Audio Speaker) non ho scelto una struttura Serie7-like, bensì di montare altoparlanti diversi (tre vie) in un mobile esattamente uguale a quello delle Audiolab Delta 4 (quattro vie, progetto che avevo realizzato nel 1978&#8230;). I motivi che mi hanno indotto ad una simile decisione sono stati numerosi: 1 &#8211; Il mobile è costruibile con molta [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno avrà notato che, mentre ero appena uscito dalla ESB nel 1984 (dove, lavorando nella qualità di Responsabile Ricerca e Sviluppo dal 1979, avevo raccolto un notevole successo con la serie 7 del 1981&#8230;), per proporre un kit importante dalle pagine di Audio Review (<a href="http://www.renatogiussani.it/the-audio-speaker/">The Audio Speaker</a>) non ho scelto una struttura Serie7-like, bensì di montare altoparlanti diversi (tre vie) in un mobile esattamente uguale a quello delle Audiolab Delta 4 (quattro vie, progetto che avevo realizzato nel 1978&#8230;).<br />
I motivi che mi hanno indotto ad una simile decisione sono stati numerosi:</p>
<p>1 &#8211; Il mobile è costruibile con molta buona volontà, ma pochi attrezzi comuni. Io e Andrea Riderelli, per ricostruire le nostre Delta 4 Audiolab versione 2003, abbiamo usato un trapano, un seghetto alternativo, una sega circolare, una fresa a mano, un martello, un cacciavite, carta vetrata, una riga, una squadra, un calibro, una matita, un tavolo da lavoro cinese, due morsetti, ritagli di legno di scarto. Per la &#8220;finitura&#8221;, triangolini laterali a parte, basta vernice nera opaca in bombolette e tela &#8220;acustica&#8221; fissata con Bostik e sparapunti&#8230;</p>
<p>2 &#8211; Nonostante la forma inconsueta e le dimensioni non contenutissime, il conseguimento di un livello di finitura (a realizzazione completata, con tutti i telai e i due triangoli &#8220;estetici&#8221; laterali) adeguato all&#8217;estetica di qualsiasi ambiente è quindi alla portata di tutti.</p>
<p>3 &#8211; Eventuali spostamenti sono facilitati dalla possibilità di dividere la parte bassa da quella sostenuta dai montanti.</p>
<p>4 &#8211; Il mobile del woofer ha una forma tale da minimizzare la possibilità di insorgenza di onde stazionarie o rimbombi interni, nonché le risonanze dei pannelli. I due laterali sono piccoli e triangolari (ottenendo un ottimo spread e conseguente attenuazione delle frequenze proprie), il frontale e il posteriore sono facilmente collegabili tramite un elemento di rinforzo a sua volta triangolare, bloccandone di fatto i possibili movimenti di &#8220;respirazione&#8221;. Inoltre, il pannello posteriore inclinato facilita l&#8217;accesso alla morsettiera&#8230;</p>
<p>5 &#8211; Il woofer può essere posizionato molto vicino al pavimento potendo quindi usufruire di un buon rinforzo della sua emissione senza dover accettare cancellazioni dovute alla riflessione sul pavimento, fino a frequenze relativamente molto alte.</p>
<p>6 &#8211; Il posizionamento avanzato dello stesso woofer che si consegue grazie all&#8217;inclinazione del pannello ottiene: di non entrarci dentro inavvertitamente con i piedi, di recuperare almeno in parte il group-delay del suo filtro oltre all&#8217;offset geometrico normalmente presente con il montaggio su pannello verticale. Con il filtro del second&#8217;ordine che impiego normalmente io, mi consente anche di orientare meglio il lobo di dispersione all&#8217;incrocio oltre che di emettere verso l&#8217;ascoltatore tutte le frequenze coinvolte nella somma acustica con il midrange ben oltre la frequenza d&#8217;incrocio.</p>
<p>7 &#8211; La forma scelta, con il vertice principale verso l&#8217;alto, consente una base di appoggio stabile ed un buon/facile sostegno del gruppo medio-alti con l&#8217;uso di due stretti montanti in luogo di un pannello, minimizzando quindi altre possibili fonti di emissione di segnali spuri.</p>
<p>8 &#8211; Nel caso del TFS, abbiamo scoperto un ulteriore pregio. Essendo la base da 6 cm nascosta per metà dagli elementi estetici esterni, abbiamo ottenuto di poter mantenere l&#8217;estetica di una base alta 3 cm, ma con il volume necessario per infilarci dentro ben nascosto tutto il condotto di accordo reflex, senza dover rubare volume al prisma sovrastante.</p>
<p>9 &#8211; Quanto alla parte alta, possiamo dire intanto che la sua completa indipendenza dal prisma e il notevole spazio disponibile all&#8217;interno dei telai portatela consente di adattare facilmente la struttura ed il montaggio degli altoparlanti alle più disparate situazioni.</p>
<p>10 &#8211; Nel caso delle Delta 4 abbiamo un gruppo di tre altoparlanti a cupola montati su un unico pannello smussato largo 16,6 cm, alto 36,6 cm, profondo 2 cm. Il pannello del The Audio Speaker accoglieva un Seas da 17 cm ed un tweeter a cupola con dimensioni esterne fuori tutto di 23 x 38 x 9 cm (il volume non usava tutta l&#8217;altezza e raggiungeva i 2 litri), mentre il TFS ha un pannello, fresato, da 23 x 39 x 12 cm, per 7 litri lordi interni.</p>
<p>11 &#8211; Il montaggio del gruppo medio alti su un pannellino piccolo a distanza prefissata dal woofer e sulla sua verticale consente di ottenere una corretta espansione verticale dell&#8217;immagine acustica abbinata ad un suono molto particolare, senza effetto/pannello come nei minidiffusori, ma con una gamma medio-bassa e bassa da diffusore grande&#8230;</p>
<p>12 &#8211; Quando la &#8220;cassa&#8221; è chiusa con i telai portatela, si ha la sensazione di ascoltare un grande pannello (elettrostatico/isodinamico) di qualità molto alta, ma con una risposta ben presente anche agli estremi banda e una notevole dispersione&#8230;</p>
<p>E per finire, l&#8217;estetica da monolite ideata da Giammaria Lojodice nel 1977 ha sempre raccolto notevoli consensi&#8230;</p>
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		<title>I diffusori e gli altoparlanti ESB</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2005 19:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>A partire dalla presentazione da parte delle riviste specializzate italiane e dalla distribuzione in Italia dei primi diffusori della serie 7 (le 7/05 DSR) e proseguendo con le numerose prove delle 7/06 DSR. Per finire con l&#8217;ormai famoso Consumer Electronics Show di gennaio 1983, a Las Vegas, dove Doug Sax (fondatore degli Sheffield Labs), nella saletta della ESB USA, esclamò:&#8221;&#8230;Questa è la voce di Amanda!&#8230; E questo è il mio pianoforte&#8230; Eccolo lì, davanti a me!&#8230;&#8221; la ESB cominciò a raccogliere attestati di stima che sono sempre stati in grado di porre in secondo piano qualsiasi critica. E per me [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dalla presentazione da parte delle riviste specializzate italiane e dalla distribuzione in Italia dei primi diffusori della serie 7 (le 7/05 DSR)<br />
e proseguendo con le numerose prove delle 7/06 DSR. Per finire con l&#8217;ormai famoso Consumer Electronics Show di gennaio 1983, a Las Vegas, dove Doug Sax (fondatore degli Sheffield Labs), nella saletta della ESB USA, esclamò:&#8221;&#8230;Questa è la voce di Amanda!&#8230; E questo è il mio pianoforte&#8230; Eccolo lì, davanti a me!&#8230;&#8221; la ESB cominciò a raccogliere attestati di stima che sono sempre stati in grado di porre in secondo piano qualsiasi critica. E per me iniziò una storia che non accenna a finire.<br />
L&#8217;interesse per la Serie 7 ESB, divenuta nel frattempo oggetto di collezionismo, è tutt&#8217;ora molto alto e ricevo spesso lettere di appassionati che non sanno come comportarsi per effettuare le necessarie riparazioni ai loro diffusori ESB d&#8217;epoca.<br />
Ho deciso perciò di cominciare con questa pagina a fornire alcune informazioni utili per poter tentare di intervenire in modo tecnicamente corretto.</p>
<p><b>Quelli Pre-Giussani:</b></p>
<p>La ESB nacque negli anni &#8217;70 grazie all&#8217;impegno profuso dal Sig. Vincenzo Biasella.<br />
Il progettista che trovai io in ESB quando vi giunsi proveniente da Suono e Stereoplay a giugno del 1979, era l&#8217;Ing. Ferrer. Mentre chi già svolgeva un importante ruolo di raccordo fra l&#8217;ufficio tecnico e la produzione e divenne rapidamente il mio braccio destro nello sviluppo di tutti i nuovi prodotti era il Sig. Pescosolido.<br />
Gli altoparlanti impiegati dalla ESB per la serie L e per la prima LD (la L con il Display a led&#8230;) erano tutti prodotti dalla Ciare di Senigallia, ed erano disponibili per chiunque a catalogo e nei negozi di tutta Italia.<br />
Prima del 1979 i miei contatti con Vincenzo Biasella erano stati numerosi. La ESB acquistava moltissima pubblicità sulle riviste per le quali io lavoravo e quindi le occasioni per incontrarci non mancavano. Fra l&#8217;altro, ricordo benissimo la volta che Biasella (eravamo in Via Flaminia a Roma, fuori della sede ESB di allora), che vedeva praticamente tutti i costruttori del mondo disporre gli altoparlanti sui pannelli delle loro casse in modo abbastanza fantasioso,  mi chiese a bruciapelo quale avrebbe dovuto essere secondo me la disposizione ottimale della coppia midrange-tweeter. Io, un po&#8217; condizionato da considerazioni legate alla modalità di esecuzione delle prove tecniche, oltreché da considerazioni abbastanza banali, risposi che un allineamento verticale asimmetrico rispetto alla larghezza del pannello e con i centri acustici più vicini possibile avrebbe povuto senza dubbio contribuire ad ottenere una migliore risposta in frequenza sull&#8217;asse e una dispersione ottimale. Lui mi incalzò chiedendo se il fatto di porre le cupole di midrange e tweeter molto vicine avrebbe potuto causare problemi (interferenze, riflessioni&#8230;), ed io risposi che non mi risultava.<br />
Biasella fece tagliar via una fetta dalle flangie tonde del midrange da 2&#8243; e del tweeter da 1&#8243; che stava impiegando e li avvicinò il più possibile.<br />
Era nata la famosissima UMA (Unità Medio Alti) ESB.<br />
Di lì a breve venne realizzato un &#8220;ferro-trancia&#8221; adatto e da quel momento tutti i tre vie ESB che impiegavano il midrange a cupola sarebbero stati dotati esclusivamente della UMA ad 8 ben riconoscibile anche sul pannello delle 7/06 e che contraddistingue tutt&#8217;ora l&#8217;immagine ESB.<br />
Mi pare di ricordare che già a questo punto l&#8217;Ing. Ferrer impiegasse per alcuni modelli degli altoparlanti prodotti sempre dalla Ciare, ma in esclusiva e mai posti a catalogo.</p>
<div id="attachment_567" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-3808.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-3808-150x150.jpg" alt="ESB 3808" title="ESB 3808" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-567" /></a><p class="wp-caption-text">ESB 3808</p></div>
<p><b>Quelli Giussani-Time:</b></p>
<p>Al mio arrivo in ESB a giugno 1979, la prima cosa che mi venne chiesta fu di rinnovare la serie LD, che era composta da parecchi modelli sia a due vie (25LD) che a tre vie (40LD, 70LD, 80LD, 100LD).<br />
Decidemmo subito che i nuovi modelli avrebbero dovuto mantenere le stesse dimensioni e la stessa struttura di base dei precedenti, mentre i display che indicavano il livello del segnale in ingresso alle casse avrebbero potuto essere eliminati.<br />
Io proposi di mantenere comunque un pannellino di alluminio sul quale montare un fusibile di protezione per ciascun altoparlante e un led che si accendesse quando il fusibile bruciava (cosa mantenuta poi anche sulla prima Serie 7). Alcune casse mantennero anche dei controlli di livello, sia pure di tipo nuovo.<br />
Le sigle divennero 25LD, 45LD, 75LD, 80LD, 100 LD (mi pare). E Vincenzo Biasella mi chiese di tentare di mantenere una sensibilità elevata e di tenere come riferimento per il loro suono sia la serie precedente che i migliori diffusori presenti in quel momento sul mercato italiano e mondiale.<br />
Io, quali riferimenti &#8220;esterni&#8221; scelsi le Acoustic Research 10 Pigreco, le Audiolab Delta Tre (che impiegavano altoparlanti esclusivi prodotti dalla RCF), le Yamaha NS1000 (quelle con mid e tweeter in berillio) ed altre che non ricordo fra cui modelli delle marche B&#038;W, Kef e Heco&#8230;<br />
Il grande cambiamento che introdussi con la nuova serie LD fu però un altro:<br />
la ESB non avrebbe più impiegato nessun altoparlante Ciare standard.<br />
Il woofer che mettemmo a punto insieme alla Ciare per la 100 LD New Generation era un 12&#8243; che nella sua ultima evoluzione andò ad equipaggiare anche le 7/05 e 7/06.<br />
I parametri di Thiele/Small qui accanto.<br />
Ma anche i 20 e 25 cm, come pure i tweeter e i mid a cono di tutte le serie, dal 1979 in poi, furono sempre sviluppati appositamente per i modelli che dovevano andare ad equipaggiare e non sono mai esistiti altoparlanti Ciare venduti sul mercato uguali a quelli impiegati dalla ESB per i propri diffusori.</p>
<p>Gli altoparlanti ESB a cono, in generale, avevano una impedenza più bassa e una massa maggiore, ma anche altre differenze volte ad incrementare la già notevolissima affidabilità che ha sempre contraddistinto la produzione Ciare, oltre che l&#8217;ottenimento di caratteristiche tecniche di ogni tipo specificamente mirate al progetto che si stava mettendo a punto.</p>
<p>L&#8217;unico componente che non fu mai modificato è il famoso midrange Ciare da 2&#8243; con magnete in Alnico V, tornato da non molto in produzione e a catalogo.</p>
<p>Per alcune serie &#8220;economiche&#8221; vennero impiegati per qualche tempo (per motivi di costo) anche tweeter Vifa, woofer, midrange e tweeter Audax e woofer Irel. Alcuni costruiti su specifiche e altri da catalogo.</p>
<p>Quanto alla serie 7, alcuni altoparlanti erano derivati senza varianti dalla serie LD New Generation, mentre altri furono sviluppati ad hoc, come ad esempio il midrange-basso da 8&#8243; di 7/05, 7/06 e 7/03. Il mid-basso da 160mm delle 7/07. Il woofer delle grandi era lo stesso delle 100 LD, il 250 era quello delle 75LD, l&#8217;unità medio-alti con il midrange da 2&#8243; era la stessa delle 100LD e delle 80 LD, l&#8217;UMA con il midrange più piccolo era la stessa delle 45LD e 75LD e il mid non era quello precedente da 38mm bensì da 43mm. Il woofer delle 7/03 era invece un componente completamente nuovo, ottenuto facendo scendere a 4 ohm l&#8217;impedenza dell&#8217;ottimo altoparlante da Ciare da 18&#8243; nato per applicazioni musicali e appesantendolo non poco.</p>
<p>Il tweeter cui giungemmo alla fine e che non ricordo se fosse già impiegato sulle primissime serie delle LD NG era con membrana in seta trattata e ferrofluido. Capace di una risposta più lineare ed estesa del precedente della prima serie LD come pure di una potenza sopportabile e di uno smorzamento (a tutto vantaggio di un miglior interfacciamento con il filtro) maggiori.</p>
<p><b>Quelli Post-Giussani:</b></p>
<p>Di questi non posso dire praticamente nulla.</p>
<p>Alla fine del 1984 passai a lavorare a tempo pieno ad Audio Review, che avevo contribuito a far nascere e crescere fin dal 1981.<br />
Certamente i componenti dei modelli della serie 7 già esistenti, quando io li lasciai, non furono cambiati, mentre non so nulla di quelli delle 7/08 a quattro vie (le mie erano a tre) come pure di tutte le altre casse delle serie che non siano le LD-NG, 7-DSR, DCM, CS, QL, Harmony, FX.</p>
<p><b>Aggiungo:</b></p>
<p>La Ciare, da me interpellata, dichiara di non avere mai commercializzato o posto a catalogo gli altoparlanti sviluppati per la ESB. Qualche componente attualmente a catalogo potrebbe somigliare a qualcuno utilizzato all&#8217;epoca dalla ESB, ma tale somiglianza è eventualmente da considerarsi casuale. Non è peraltro mai stata attrezzata per la riparazione degli altoparlanti d&#8217;epoca ESB e non può quindi rispondere positivamente ad eventuali richieste, mentre ha a catalogo sospensioni adatte per qualsiasi dei suoi altoparlanti e ne consiglia senz&#8217;altro l&#8217;uso in caso di necessità di sostituzione, specie quelle in spugna.</p>
<p>Chi decidesse di effettuare riparazioni o interventi di qualsiasi tipo sui suoi diffusori ESB, oltre a non sostituire mai gli altoparlanti con componenti Ciare standard di produzione attuale, è bene si rivolga ad un laboratorio specializzato.</p>
<p>In base alla mia personale esperienza, la mia segnalazione è per il seguente: <a href="http://www.riparazione-diffusori.it" target="_blank">riparazione-diffusori.it</a>.<br />
Il titolare Fabio Brembilla saprà senz&#8217;altro esaudire al meglio le vostre richieste.</p>
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		<title>Dieci anni di altoparlanti -parte due-</title>
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		<pubDate>Tue, 02 May 2000 14:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[audio review]]></category>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(Audio Review n.200 &#8211; anno 2000)<br />
Il mio ultimo intervento su Audio Review risale al 1992 e nel mese di maggio, dopo undici anni di presenza ininterrotta sulle sue pagine, si sospendeva la mia collaborazione con questa rivista. Consentitemi quindi di iniziare il mio intervento su questo storico numero 200 di Audio Review (gennaio 2000), con una mia breve presentazione che consenta di riannodare vecchi legami e di attivarne sperabilmente di nuovi.</p>
<p>Ad uso e consumo di quelli fra voi che a quella data non avevano ancora sviluppato un qualsivoglia interesse per l&#8217;audio di qualità, mi sembra opportuno ricordare che il mio nome era compreso nel novero di quelli pubblicati nel 1981 sulla copertina del fascicolo n.1 di questa rivista (Paolo Nuti, Bo Arnklit, Franco Gatta, Renato Giussani, Alberto Morando, Mauro Neri, Maurizio Ramaglia), entro il quale comparivano le prove di quattordici casse acustiche che fra misure, ascolto e stesura dei testi, mi costarono, lo ricordo bene, un paio di notti insonni consecutive).<br />
Quel richiamo in copertina avrebbe dovuto servire ad incuriosire tutti gli appassionati che avevano letto i contributi delle persone citate, pubblicati negli anni precedenti sulle riviste hi-fi (leader di mercato negli anni &#8217;70) Suono e Stereoplay (personalmente, su Suono, dal 1972).</p>
<p>Mentre, nel 1981, il mio nome era fra quelli che contavano nell&#8217;hi-fi per avere avuto per molti anni la responsabilità tecnica della rivista Stereoplay (per la quale avevo lavorato dalla prima pubblicazione nel 1973 al 1979), nel 1992 (all&#8217;età di 45 anni) avevo aggiunto al mio attivo, oltre a sei anni di ricerca e sviluppo quale dirigente della ESB di Aprilia (dal 1979 al 1985), anche un parzialmente sovrapposto decennio di responsabilità tecnica della sezione altoparlanti di Audio Review (dal 1081 al 1990).</p>
<p>In tali periodi il mio contributo al settore si è estrinsecato nella progettazione di varie decine di sistemi di altoparlanti hi-fi, car-stereo e professionali (fra i quali, buona parte delle spie da palco tutt&#8217;ora impiegate a Sanremo&#8230;), oltre che nello sviluppo di metodologie di misura e nella stesura sia di articoli per questa rivista che di programmi di progetto per sistemi di altoparlanti (i vecchi Bass e Cross per Commodore 64 e PC in versione DOS). Negli ultimi dieci anni la mia attività è consistita essenzialmente nel gestire una nuova casa editrice, ma questo non mi ha impedito di progettare, nel 1995, un sistema di altoparlanti per Aedon Audio che con 6 vie e 13 altoparlanti per diffusore, per 270 cm di altezza, a tutt&#8217;oggi costituisce il mio progetto hi-fi più impegnativo.</p>
<p>Esaurito il dovuto compito delle presentazioni, passerei quindi a dir la mia sull&#8217;evoluzione nel campo dei sistemi di altoparlanti hi-fi dal mio intervento sul n.100 di Audio ad oggi.</p>
<p>Negli anni &#8217;90, in piena attesa del 2000, tutti noi appassionati e professionisti dell&#8217;hi-fi eravamo convinti che la prorompente evoluzione tecnica cui stavamo assistendo ci avrebbe sicuramente fornito a breve termine altoparlanti da fantascienza (magari digitali&#8230;) in grado di fare sparire al confronto tutto o quasi tutto ciò che avevamo considerato fino a quel momento il meglio in assoluto. A parte una ragionevole e prevedibile evoluzione nei metodi di progettazione e di costruzione sia dei trasduttori che dei sistemi di altoparlanti (crossover compresi) non abbiamo viceversa assistito a nessuna vera rivoluzione nel campo.</p>
<p>Alcune linee di tendenza che si sono delineate sui fronti citati rivestono comunque una particolare importanza, sia per gli audiofili che per la gente comune, interessata semplicemente ad un ascolto di qualità conforme alle loro aspettative di consumatori informati degli anni 2000.</p>
<p>Quanto alla qualità media dei progetti, Audio Review può tranquillamente andar fiera del compito assuntosi quando fu deciso di dedicare ampi spazi redazionali alla divulgazione didattica delle più aggiornate conoscenze in merito, culminate nei programmi Bass e Cross, divenuti oramai uno standard di fatto fra gli strumenti utilizzati dai migliori progettisti italiani (e non&#8230;)</p>
<p>La maggiore qualità dei trasduttori poi, può esser vista contemporaneamente sia nel ruolo di causa, che di effetto della migliore qualità generale dei progetti stessi dei sistemi completi. Quando, ad esempio, si pone l&#8217;attenzione all&#8217;importanza che assume all&#8217;atto pratico di un ascolto veramente hi-fi la risposta complessiva in ambiente del sistema di altoparlanti, non si può più prescindere dal migliore impiego di trasduttori dotati di caratteristiche di risposta e di dispersione accuratamente controllate al fine di emettere un campo diretto più regolare possibile ed in grado di conseguire un campo riverberato altrettanto privo di alterazioni localizzate. Altrettanto importanti gli studi compiuti per utilizzare al meglio gli altoparlanti preposti alla emissione delLe basse frequenze: quale enorme differenza fra un sistema Bose per Home Theatre dell&#8217;ultima generazione e molti diffusori della stessa classe di prezzo di soli dieci anni fa!</p>
<p>Unico rammarico, almeno per me, non aver visto evolversi un consistente interesse attorno alle problematiche dell&#8217;ascolto di gruppo evidenziate dagli studi che hanno condotto allo sviluppo dei sistemi di emissione DSR e NPS, che pure oggi potrebbero rivelarsi risolutivi per le migliori prestazioni di quei sistemi per Home Theatre che stanno attraendo sempre più interesse anche da parte degli audiofili più intransigenti.</p>
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		<title>Dieci anni di altoparlanti -parte uno-</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 1992 14:17:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>(Audio Review n.100 &#8211; anno 1992) Le genti di lingua inglese la &#8220;cassa acustica&#8221; la chiamano &#8220;speaker&#8221;, mentre, quello che noi italiani chiamiamo &#8220;altoparlante&#8221;, loro lo chiamano &#8220;speaker unit&#8221;. Dato che, su tutti i vocabolari, quale traduzione letterale di &#8220;speaker&#8221; è stata sempre proposta la parola &#8220;altoparlante&#8221;, ecco nascere il pasticcio che ha costretto noi italiani ad inventare le definizioni più disparate e fantasiose per tradurre in modo semplice ed acconcio l&#8217;inglese &#8220;speaker system&#8221;. Quando nel 1972, agli inizi della mia avventura professionale in quel dell&#8217;hi-fi (quella hobbistica era iniziata nel 1965!), mi trovai a discutere con i miei compagni [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>(Audio Review n.100 &#8211; anno 1992)</p>
<p>Le genti di lingua inglese la &#8220;cassa acustica&#8221; la chiamano &#8220;speaker&#8221;, mentre, quello che noi italiani chiamiamo &#8220;altoparlante&#8221;, loro lo chiamano &#8220;speaker unit&#8221;. Dato che, su tutti i vocabolari, quale traduzione letterale di &#8220;speaker&#8221; è stata sempre proposta la parola &#8220;altoparlante&#8221;, ecco nascere il pasticcio che ha costretto noi italiani ad inventare le definizioni più disparate e fantasiose per tradurre in modo semplice ed acconcio l&#8217;inglese &#8220;speaker system&#8221;.</p>
<p>Quando nel 1972, agli inizi della mia avventura professionale in quel dell&#8217;hi-fi (quella hobbistica era iniziata nel 1965!), mi trovai a discutere con i miei compagni di allora su come risolvere il problema, credemmo di trovare la migliore soluzione proponendo di usare la parola &#8220;diffusore acustico&#8221;. Il significato del termine voleva essere quello di un sistema costituito da diversi altoparlanti, un filtro e un mobile più o meno specializzato, il tutto atto a &#8220;diffondere&#8221; (nel senso più comune del termine) il suono nell&#8217;ambiente d&#8217;ascolto.</p>
<p>Successivamente alla nascita di AUDIOreview, il nuovo gruppo di lavoro individuò nel termine &#8220;diffusore&#8221; (divenuto frattanto di uso generale) una imprecisione tecnica derivante dal fatto che il fenomeno della &#8220;diffusione&#8221;, almeno nell&#8217;ambito della propagazione delle onde acustiche, non si identifica con il significato originario considerato nella prima scelta del termine &#8220;diffusore acustico&#8221;, ovvero &#8220;emissione del suono su un ampio angolo solido&#8221; al fine di sonorizzare un ambiente.</p>
<p>Ecco allora nascere il termine attualmente più usato sulle pagine di AUDIOreview, libera traduzione della dizione inglese &#8220;loudspeaker system&#8221;, e che ad essa direttamente si ispira, ovvero &#8220;sistema di altoparlanti&#8221;.</p>
<p>Ora, direte voi, sarà poi così importante la storia di un termine, al punto di dedicargli uno spazio che può apparire inusitato in un articolo che dovrebbe fare il punto sulla evoluzione degli altoparlanti negli  anni  fra il 1982 ed il 1992?</p>
<p>Ma, signori miei, se in dieci anni noi giornalisti e tecnici specializzati non siamo neanche riusciti a metterci d&#8217;accordo su come debbano essere chiamati, questi benedetti altoparlanti e sistemi annessi, con quale faccia dovrei dare per scontata la attendibilità e la credibilità di una mia, sia pur sintetica, analisi generale?</p>
<p>In effetti, come in tutte le umane cose, anche nel settore del quale specificamente e da più tempo mi occupo, tutto è ampiamente relativo: a fronte di insanabili divergenze formali e di discorsi di parte, più o meno convinti e/o aggressivi, in difesa di questo o quel termine, questa o quella filosofia di emissione, questa o quella tecnologia, tutti i costruttori hanno lentamente teso ad uniformare le loro proposte commerciali ad alcuni principi base che hanno mostrato di avere una validità oggettiva al di sopra di tutte le parti.</p>
<p>Ed è proprio la lenta ma sicura evoluzione che ha coinvolto tali principi che vorrei molto brevemente illustrarvi.</p>
<p>Torniamo per un attimo a considerare la funzione base di un sistema di altoparlanti hi-fi, ovvero la trasduzione di un segnale audio elettrico in un appropriato segnale acustico. Tutti i sistemi anzidetti godono di alcune proprietà che derivano direttamente da quelle dei singoli altoparlanti che li compongono, oltre che di pregi e difetti dipendenti esclusivamente dalla configurazione prescelta per il loro funzionamento ed abbinamento.</p>
<p>La proprietà che, per prima, un altoparlante hi-fi deve essere in grado di offrire è quella di poter generare, nell&#8217;aria dell&#8217;ambiente prescelto, onde sonore aventi uno spettro di componenti il più simile possibile a quello del segnale elettrico che lo alimenta. Allo scopo, la prima qualità richiesta è che la membrana incaricata di vibrare nell&#8217;aria sia il più indeformabile possibile. Al tempo stesso la stessa membrana (cono o cupola che sia) non deve continuare a vibrare quando il segnale elettrico è finito.</p>
<p>Nei dieci anni presi in esame, abbiamo assistito, anzitutto, proprio ad una notevole evoluzione nel tipo di materiali e nelle tecniche di produzione adottati per la costruzione delle membrane vibranti. Le sostanze plastiche, originariamente introdotte fra lo scetticismo generale dalla inglese Kef, sono diventate di uso comune, riuscendo in molti casi a garantire sia una ottima riproducibilità delle caratteristiche della membrana, anche per produzioni in grande serie, che caratteristiche di rigidità e smorzamento ottimali ove siano richieste le massime prestazioni. I materiali plastici non sono peraltro entrati stabilmente in ambito professionale, dove le alte potenze in gioco richiedono resistenze fuori del comune, anche perché i quantitativi di produzione di questo settore sono molto ridotti e tali da non giustificare la messa a punto di sostanze e metodi di produzione più adatti, generalmente, alla produzione di massa. Più adatto invece all&#8217;impiego sia nell&#8217;ambito professionale (dove è in effetti nato) che in quello hi-fi è il titanio, che si è diffuso a macchia d&#8217;olio fra i tweeter più impegnati e moderni.</p>
<p>La nascita e la diffusione del Compact Disc hanno poi reso ancora più attuale l&#8217;eterno problema dei limiti dinamici degli altoparlanti, dai quali dipende abbastanza direttamente, vuoi o non vuoi, il loro costo. Le sostanze plastiche si sono quindi trovate a dover garantire una evoluzione delle membrane ancora più rapida del previsto, con continui contemporanei aumenti delle richieste sia di qualità che di dinamica. Nulla di meglio di questo scenario per stimolare la ricerca di un adatto metodo di valutazione tecnica oggettiva della dinamica degli altoparlanti, entro determinati limiti qualitativi di funzionamento.</p>
<p>Diversi ricercatori, in Italia e all&#8217;estero, iniziarono ad effettuare sperimentalmente misure in base alle quali poter ricavare una indicazione univoca sul massimo livello acustico riproducibile da un altoparlante, in funzione della frequenza. Nel 1984, il gruppo di lavoro di Audio Review decise di adottare una metodologia abbastanza complessa, basata sull&#8217;uso di un sistema di misura computerizzato (di progettazione e realizzazione in parte esclusiva), tale da poter misurare il massimo livello acustico di uscita (MOL= Maximum Output Level) di un altoparlante (o un sistema di altoparlanti) sollecitato da due segnali sinusoidali contemporanei, entro un limite massimo di distorsione di intermodulazione totale del 5%. Questa misura, che contemporaneamente fornisce anche il valore della potenza massima applicabile o MIL (Maximum Input Level), è quindi entrata stabilmente a far parte del set delle misure effettuate su ciascuna cassa in prova.</p>
<p>Un altro campo nel quale più o meno tutti i produttori si sono trovati ad evolvere, abbastanza uniformemente, nella stessa direzione, è quello delle caratteristiche di carico degli altoparlanti chiamati a riprodurre le basse frequenze: i &#8220;woofer&#8221;. Da un uso pressoché generalizzato del semplice e funzionale sistema di carico in cassa chiusa (chiamato per molti anni, per gli stessi identici motivi visti per il termine diffusore, &#8220;sospensione pneumatica&#8221;) la maggioranza dei produttori si è via via orientata sempre di più verso i sistemi accordati, in principio solo &#8220;reflex&#8221; ed anche, sempre più spesso, in &#8220;carico simmetrico&#8221;.</p>
<p>La espansione dell&#8217;impiego dei sistemi accordati nasce, come sempre avviene, dal tentativo di aumentare le prestazioni dei sistemi senza doverne ritoccare eccessivamente il prezzo di vendita. Se questo fenomeno si è sviluppato, in termini percentuali rilevanti, abbastanza di recente, è perché solo da poco si sono diffuse a sufficienza le conoscenze tecniche ed i mezzi di calcolo che, per non incorrere in brutte sorprese, devono essere necessariamente poste alla base di un buon progetto accordato. In effetti, la diffidenza che per molti anni ha tenuto lontani gli appassionati più esperti dalle proposte commerciali di sistemi reflex, anche di ottimi costruttori, era causata dal gran numero di progetti sbagliati che inquinavano il mercato, sia italiano che internazionale.</p>
<p>Lasciamo alfine il campo dei semplici trasduttori per addentrarci in quello dei sistemi e delle loro caratteristiche di installazione. Qui, dopo un predominio abbastanza generalizzato delle casse &#8220;mini&#8221; studiate per una installazione free-standing, ovvero su adatti supporti ben lontano dalle pareti, siamo fortunatamente tornati ad un maggiore buon senso.</p>
<div id="attachment_176" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/bose901.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/bose901-150x150.jpg" alt="BOSE 901" title="BOSE 901" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-176" /></a><p class="wp-caption-text">BOSE 901</p></div>
<p><div id="attachment_177" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-serie7.jpg" rel="lightbox"><img src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/ESB-serie7-150x150.jpg" alt="ESB Serie 7" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-177" /></a><p class="wp-caption-text">ESB Serie 7</p></div><br />
Le tradizionali definizioni di sistemi &#8220;bookshelf&#8221; (da libreria) e &#8220;floor-standing&#8221; (da pavimento) è tornata a poter essere impiegata per la maggioranza dei sistemi proposti. In quest&#8217;ambito hanno iniziato a distinguersi un certo numero di produttori che hanno dato avvio ad un nuovo sottoinsieme che comprende i sistemi studiati per fornire una prospettiva sonora più corretta di quanto non consentito dai sistemi convenzionali. Fra questi non si possono tacere né il precursore prof. Amar Bose e le sue ormai mitiche 901 né Matthew Polk e la sua serie SDA, né (concedetemelo&#8230;) il sottoscritto e la serie &#8220;7&#8243; ESB sviluppata fra l&#8217;80 e l&#8217;85.<br />
Per finire, ma solo perché lo spazio tiranno non mi consente di più, un accenno alla maggiore attenzione che è stata posta via via da tutti i produttori alle caratteristiche di collegamento.</p>
<p>Questa attenzione, insieme peraltro a molti altri aspetti della progettazione, è una delle numerose eredità positive lasciateci dal lungo periodo di crisi del mercato dell&#8217;hi-fi dei primissimi anni &#8217;80, nel quale proliferarono i cosiddetti costruttori &#8220;esoterici&#8221;. Specie di &#8220;grilli saggi&#8221; dell&#8217;alta fedeltà seppero trarre dalla crisi nella quale erano precipitati i grandi nomi, per lo più americani e giapponesi, gli insegnamenti per rilanciare lo spirito originario di ricerca degli estremi limiti, che si era perso nel corso degli anni.</p>
<p>Oggi, ormai conclusa la parabola di molti &#8220;esoterici&#8221; particolarmente approssimativi ed opportunisti, alcuni di quei nomi vivono ancora e continuano a proporre idee e soluzioni esemplari. Al tempo stesso le grandi industrie hanno fatto loro i suggerimenti più facilmente acquisibili e riproponibili ai più differenti livelli di prezzo.</p>
<p>Per quanto concerne i sistemi di altoparlanti, uno degli aspetti che sono sotto gli occhi di tutti e perciò più facilmente verificabile, è la maggiore attenzione riservata alla qualità dei connettori di ingresso, in moltissimi casi metallici e di solida struttura anche nei sistemi più a buon mercato.</p>
<p>Fra gli elementi qualificanti assurti a molta maggiore considerazione dei progettisti e degli uomini di marketing di tutte le case specializzate, posso ricordarvi anche i collegamenti interni, la lotta alle vibrazioni dei mobili e alla diffrazione ai bordi, la qualità dei supporti di appoggio, la possibilità di alimentazione bi-wiring, per finire con le più accurate metodologie di controllo di produzione ed il miglioramento dei servizi post-vendita.</p>
<p>Anche se questo è proprio l&#8217;aspetto che spero tenda ad un ulteriore necessario e rapido miglioramento, tale da poterlo considerare il più importante elemento dell&#8217;evoluzione che il settore vivrà nei prossimi dieci anni.</p>
<p>Appuntamento quindi, con una bella analisi da questo particolare punto d&#8217;osservazione del mercato dell&#8217;hi-fi&#8230;ai festeggiamenti per il numero 200 di AUDIOreview!</p>
<p><a href="dieci-anni-di-altoparlanti-2">parte seconda</a></p>
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		<title>The Audio Speaker</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 1986 14:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Tratto da Audio Review n° 51, 52, 53, 55, 71 (maggio 1986 &#8211; aprile 1988). La raccolta completa di tutti gli articoli di presentazione del kit &#8220;The Audio Speaker&#8221;, alla cui realizzazione hanno contribuito, oltre al sottoscritto, anche Mauro Neri, Bo Arklit e Leo Ceccarelli. Il risultato d&#8217;ascolto conseguito con la versione finale 1.3, era confrontabile con quello fornito dalle migliori realizzazioni commerciali dell&#8217;epoca. Leggi la prima parte del progetto. The audio speaker, parte seconda La simulazione dei componenti. Il woofer. Il midrange. Il tweeter. Il montaggio di midrange e tweeter. La risposta in frequenza ottimale. Il crossover. La costruzione [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da Audio Review n° 51, 52, 53, 55, 71 (maggio 1986 &#8211; aprile 1988).<br />
La raccolta completa di tutti gli articoli di presentazione del kit &#8220;The Audio Speaker&#8221;, alla cui realizzazione hanno contribuito, oltre al sottoscritto, anche Mauro Neri, Bo Arklit e Leo Ceccarelli.<br />
Il risultato d&#8217;ascolto conseguito con la versione finale 1.3, era confrontabile con quello fornito dalle migliori realizzazioni commerciali dell&#8217;epoca.<br />
<a href="le-reti-di-crossover-the-audio-speaker">Leggi la prima parte del progetto</a>.</p>
<p><b>The audio speaker, parte seconda</b><br />
La simulazione dei componenti. Il woofer. Il midrange. Il tweeter. Il montaggio di midrange e tweeter. La risposta in frequenza ottimale. Il crossover. La costruzione del mobile (prima parte). Disegni costruttivi.<br />
(Audio Review n.51 &#8211; giugno 1986 &#8211; pp.92-101)</p>
<p><b>The audio speaker, parte terza</b><br />
Progetto del crossover (versione 1.0). Le misure dei prototipi. La costruzione del mobile (seconda parte). Il circuito stampato 1.0. Disegni costruttivi. Assemblaggio finale.<br />
(Audio Review n.52 &#8211; luglio/agosto 1986 &#8211; pp.80-88)</p>
<p><b>The audio speaker, parte quarta</b><br />
Tutta la storia passo per passo. Come si può procedere all&#8217;ottimizzazione. Primi affinamenti sulla base delle misure e delle prove di ascolto. La costruzione del crossover versione 1.1. Il circuito stampato. Elenco dei componenti. Caratteristiche degli induttori.<br />
(Audio Review n.53 &#8211; settembre 1986 &#8211; pp.80-88)</p>
<p><b>The Audio Speaker 1.2</b><br />
Il filtro di crossover ha subito ulteriori affinamenti allo scopo di migliorare la presenza e la neutralità della gamma media e di incrementare la sensibilità del sistema. Il crossover 1.2. Una taratura personalizzata.<br />
(Audio Review n.55 &#8211; novembre 1986 &#8211; pp.139-141)</p>
<p><b>The New Audio Speaker 1.3</b><br />
(Audio Review n.71 &#8211; aprile 1989)</p>
<p><a href="/pdf/the-audio-speaker.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/the-audio-speaker/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
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		<title>I segreti della risposta nel tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 1982 17:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[audio review]]></category>
		<category><![CDATA[diffusori]]></category>
		<category><![CDATA[flipbook]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tratto da Audio Review n.5 (febbraio 1982). Di Alberto Armani e Paolo Nuti. Puoi scaricare il pdf</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tratto da Audio Review n.5 (febbraio 1982).<br />
Di Alberto Armani e Paolo Nuti.</p>
<p><a href="/pdf/i-segreti-della-risposta-nel-tempo.pdf" title="Scarica il PDF" class="pdflink">Puoi scaricare il pdf</a></p>
<p><!--    <iframe width="630" scrolling="no" height="500" frameborder="0" allowfullscreen="" src="https://www.renatogiussani.it/wp-content/flipbooks/i-segreti-della-risposta-nel-tempo/index.html"></iframe>&#8211;> </p>
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