La Posta di Audioplay

   

Aprile 2008

   


- 3 aprile

   

Richiesta informazioni altoparlanti NPS2000

   

Sarei interessato alla costruzione delle NPS2000,

è possibile avere ulteriori informazioni sugli altoparlanti prodotti da Enrico Priami?

Grazie per la cortese attenzione.

   

Guido Cighetti

Milano

   

   

   

Gent. Sig. Cighetti,

I midrange da 130 mm predisposti da Enrico Priami espressamente per le GR NPS-2000 sono di due tipi.

Quelli che sono impiegati nel ruolo di Mid-Bassi, i quali (dato che sono usati in serie fra loro a gruppi di tre) per recuperare sensibilità hanno una impedenza molto bassa (RE=2,1 ohm), mentre le loro bobine mobili da 32 mm di diametro garantiscono una elevata dissipazione termica.

E quelli sviluppati per essere impiegati come Mid-Alti, che hanno invece una RE di 4,6 ohm ed un equipaggio mobile molto più leggero (solo 6,27 grammi).

Eccole alcuni grafici e le tabelle dei parametri T&S completi forniti dal costruttore:

   

Midrange Bassi:

   

Risposte in frequenza a 0° - 30° e 60°

      

Modulo ed Argomento dell'impedenza e Parametri T&S   

   

Midrange Alto:

   

Risposte in frequenza a 0° - 30° e 60°

   

Modulo ed Argomento dell'impedenza e Parametri T&S


- 4 aprile

   

Richiesta informazioni costruzione MiniD 

 

Caro Saverio, 
mi chiamo Luigi Melara e sono un amante della musica e dell'alta fedeltà "ragionevole" (ossia che sia un buon compromesso fra qualità e prezzo). Poiché sono anche abbastanza smanettane, mi sono cimentato nell'autocostruzione (una volta con il progetto "Golem" di Filippo Punzo, ed un'altra volta in un tweaking di un giradischi Thorens)…Sono giunto a conoscenza del tuo progetto "Mini D", a seguito di una segnalazione di un mio amico, quando manifestai la volontà di voler costruire una coppia di mini diffusori per il mio caro cognatino che presto si sposerà!
Inizialmente ero orientato sul progetto "TNT-Lilliput"(apprezzo molto la filosofia del sito di Lucio Cadeddu), poi la linea accattivante ed i commenti e la filosofia Giussani, mi hanno fatto propendere verso il tuo progetto. 
Ti devo dire anche che Tommy, il destinatario del regalo, suona il sax, ama il cool-jazz ed è anche un esteta creativo… quindi le "Mini D" dovrebbero essere la logica conclusione!

Per poterle realizzare però vorrei avere alcuni ragguagli:


1. Il piano dei tagli corrisponde alle misure interne?
2. Il materiale di realizzazione deve essere truciolare? (che ne pensi di MDF o Compensato?)
3. Quali sono le coordinate per la realizzazione tubo reflex (altezza dal fondo, centraggio)?
4. Mi potresti mandare le specifiche dei componenti elettronici usati per la realizzazione dei X-over?
5. Come hai fatto per la finitura che si vede nelle foto dell'articolo (molto accattivante)?

6. Un'ultima precisazione te la chiederei sui condensatori e le resistenze utilizzate...consigli?


Ti ringrazio anticipatamente per il tempo che vorrai dedicarmi e… complimenti per le tue "creature"!!!

Luigi Melara
Arezzo
   

   

   

Risponde Saverio Denitto

 

Ciao Luigi,
ti ringrazio intanto per averci contattato e per l'interesse mostrato nei confronti del progetto MiniD anche in vista di una sua eventuale realizzazione.
Vengo subito al dunque sciogliendo i piccoli dubbi elencati nella tua e-mail:
 
1.    Il piano dei tagli presente nell'articolo dei MiniD su Audioplay prevede l'utilizzo di legno truciolare da 18 mm. e, con le misure indicate e l'incollaggio delle parti come previsto nel disegno, produce le seguenti dimensioni esterne in mm.: (L) 180 x (A) 250 x (P) 218. Le misure interne, comunque, dovranno essere: (L) 144 x (A) 214 x (P) 182 sempre espressi in mm..
 
2.    Come già detto il materiale da me utilizzato è stato il legno truciolare da 18 mm.. Potrai però utilizzare anche l' MDF col quale, essendo da 19 mm (anzicchè i 18 del truciolare)  e rispettando le misure interne di cui sopra, si otterranno misure esterne: (L) 182 x (A) 252 x (P) 220.
 
3.    Il tubo reflex andrà posto sulla parete di fondo alle stesse coordinate utilizzate per la collocazione del tweeter sul pannello anteriore; in sostanza segue la stessa geometria di montaggio/centraggio utilizzata per il tweeter, ossia, a 70 mm dal piano superiore esterno esattamente sulla linea di mezz'aria del pannello di fondo.
 
4.    Riguardo ai componenti per il filtro crossover, l'unica raccomandazione è quella di rispettare quanto più è possibile il valore della resistenza delle induttanze (soprattutto quella per il woofer)  che è indicato (in ohm) nello schema affianco al relativo valore; per i condensatori consiglio vivamente di effettuare una misurazione dell'effettivo valore (selezionare) e non basarsi esclusivamente su quello di targa indicato sul componente (questo vale soprattutto per gli elettrolitici NP). 
Le induttanze da 0,47 mH per il midwoofer possono essere realizzate su un supporto da 22 mm di diametro e 25 mm di altezza in materiale plastico (la canalina utilizzata dagli elettricisti, ad esempio ) con filo di rame smaltato da 1 mm sovrapponendo circa 166 spire (24 per strato). 
Le induttanze da 0.27 mH utilizzate sul passa alto invece possono essere realizzate sullo stesso supporto sopra descritto con filo di rame smaltato da 0,6 mm sovrapponendo circa 138 spire (41 per strato).
Ovviamente converrebbe aumentare leggermente il numero di spire da me indicato al fine di ottenere, con la misurazione effettiva, un valore di induttanza il più preciso possibile.
 
5.    La finitura l'ho ottenuta con vernice nitro opaca applicata a spruzzo. Nel caso di realizzazione con truciolare è molto importante il trattamento iniziale del legno per dare un aspetto gradevole. L'MDF permette di ottenere risultati estetici sicuramente migliori.

 

6.     Per le resistenze, vanno benissimo quelle ceramiche a filo da 5/10 W non ci sono problemi; per  i condensatori potresti utilizzare (come ho fatto anch'io) degli elettrolitici NP (non polarizzati) tenendo presente che, soprattutto quando non garantite tolleranze ristrette, occorrerebbe misurarne con cura l'effettivo valore con un capacimetro od un ponte RCL a prescindere da quello stampato sul componente.
In molti casi le differenze possono essere davvero esagerate...
 
Se avessi ulteriori dubbi, non esitare a contattarci di nuovo qui:

   

La Posta di Audioplay
 

Buon lavoro!
   


- 3 aprile

   

Ingresso fono

   
Salve!
Sono Salvatore da Napoli.
Potreste indicarmi come fare per collegare un piatto di tipo moderno con le due
uscite audio(canale sinistro/canale destro) all'ingresso fono di una radio valvolare
anni 58/60?
La radio è una CGE modello ARMONIUM 5597 a nove valvole.
Allego foto parte interna.

 


Fiducioso in una Vs. risposta saluto cordialmente.

 

Salvatore Pagano

Napoli

   
   

   

Risponde Giampiero Spezzano

 

Caro Salvatore, la radio è esattamente questa: http://www.radiomuseum.org/r/cge_armonium_5597.html  

Ecco un paio di immagini relative alla tua radio:

 

 

 

 

Mentre questo è il suo schema elettrico, fornitoci gentilmente e gratuitamente da Le Radio di Sophie:

 

 

L'ingresso fono delle vecchie radio a valvole, di solito era predisposto per la connessione di testine ceramiche (dette anche spesso a cristallo) ad alta impedenza ed alto livello d'uscita. Questi ingressi scomparvero con l'avvento dello stereo e dei transistor.

Questo ingresso non prevede la deenfasi RIAA della quale sono invece equipaggiati gli ingressi per testine magnetiche (a magnete mobile o a bobina mobile).

Utilizzando invece testine ceramiche, una deenfasi RIAA molto approssimativa avviene automaticamente già a causa del funzionamento "amplitude-sensitive" di questa tipologia di fonorivelatori.
Il vecchio ingresso fono è tale da poter essere considerato quindi molto simile ad un moderno ingresso ad alto livello (AUX, ad esempio, per intenderci).
Per collegare un giradischi dotato di testina magnetica ad un ingresso fono, si deve interporre quindi un preamplificatore che preveda il giusto carico per la testina impiegata, la deenfasi RIAA ed una amplificazione tale da ottenere all'uscita almeno 100 mV quando all'ingresso ne vengono applicati 5 (un guadagno di almeno 20 volte in tensione, dunque).

Dato che l'ingresso e tutta la radio sono monofonici, si dovrà prevedere una somma dei segnali dei due canali. Cosa che si può effettuare già direttamente all'uscita della testina stessa (anche dentro alla "conchiglia" del giradischi, volendo).

Come preamplificatore, in questo caso si potrebbe usare anche questo apparecchietto Monacor: http://www.monacor.de/typo3/index.php?id=84&artid=2598&spr=IT&typ=full
A questo punto, la "conversione" stereo-mono, per semplicità e per non perdere la compatibilità del giradischi con eventuali impianti stereo, potrebbe essere ottenuta anche parallelelando direttamente i canali del pre in uscita (in pratica sull'ingresso fono stesso) .

   


- 5 aprile

   

Volume del TFS

   

Una cosa che mi passa per la testa da un po’ e a cui non  sono in grado di dare una risposta:

il volume del prisma delle TFS.

   

Effettuando un semplice calcolo del volume interno, quindi misure dell'interno del prisma, otteniamo poco più di 68 litri.

   

Ma il mio quesito è il seguente: se dal volume del prisma tolgo il volume dei due rinforzi interni interni, il volume del crossover e quanto si può desumere dal datasheet del woofer, sono circa 5 litri in meno. E scendiamo quindi a circa 61-62 litri. Sbaglio?

   

Mi spiegate perchè se ho fatto i calcoli giusti si parla di 68 litri mentre realmente sono di meno?

 

Enrico Goldin

Senna Comasco (CO)

 

Caro Goldin,

la sua domanda è certamente molto interessante e proveremo quindi a darle subito la migliore risposta possibile.

   

Intanto prendiamo atto che per il woofer Beyma 12B100/R vengono indicati i seguenti dati:

 

Specifications

Nominal Basket Diameter

12" / 300mm

Impedance

8 ohms

RMS Power Rating

150 Watts

Program Power  300 Watts  

Frequency Response

25Hz - 4.0kHz

Sensitivity (1W/1m)

93.6dB

Voice Coil Diameter

4" / 100mm

BL Factor 17.2 N/A
Voice Coil Length 12 mm
Air Gap Height 7 mm
X Damage (peak to peak) 28 mm
Magnetic Assembly Weight 14.08 lb. / 6.4 kg.

Mounting Information

Overall Diameter

12.6" / 320mm

Bolt Circle Diameter

11.8" / 300mm

Baffle Cutout Diameter-

 

- Front Mount 11.26" / 286mm
- Rear Mount 11.02" / 280mm

No. Of Mounting Holes

8

Volume Displaced By Driver 0.19 ft3  /  5.5 Liters

Overall Depth

4.92" / 125mm

Net Weight 16.3 lb. / 7.4 kg.

Shipping Weight

17.6 lb. / 8 kg.

 

   

Ovvero che il volume occupato dal woofer sarebbero 5,5 litri.

Quanto al rinforzo triangolare dovrebbe avere un volume di circa 0,8 litri, mentre il contropannello di montaggio del woofer misura circa 1,7 litri al netto del foro. Il volume del crossover è più difficile da valutare. Provo ad ipotizzare circa 1 litro. Il volume totale da sottrarre ai 68 litri sarebbe quindi di circa 5,5+0,8+1,7+1=9 litri

Ovvero il volume geometrico netto sarebbe di circa 59 litri.

A questo punto, andando a rileggere con attenzione questo articolo di maggio 1985 (The Audio Sat):

   

e in particolare questa pagina:

Si scopre che:

il volume che va considerato nei calcoli delle casse reflex (ed anche il valore di quello da eventualmente comunicare al programma Bass-PC) non è il semplice volume geometrico, bensì quello acustico che è ragionevole prevedere sulla base delle considerazioni seguenti:

 

Tornando quindi al nostro TFS, potremmo anche provare a dar retta a quanto io stesso scrivevo nel lontano 1985 ed ipotizzare che il volume acustico effettivo possa corrispondere a circa il 15% in più dei 59 litri appena calcolati. 

Per il VB effettivo da considerare con il Bass-PC potremmo quindi calcolare qualcosa come 59 litri + 15% = 67,85 litri.

In pratica, quando si progettano casse reflex, accade molto spesso che una scelta opportuna della quantità di assorbente acustico impiegato possa consentire di utilizzare per i calcoli direttamente il valore del volume interno al lordo dell'ingombro dello stesso altoparlante, quando non anche di altri elementi accessori. Le verifiche effettuate a cassa montata, in particolare sulla frequenza di accordo ottenuta, non fanno che confermare questa ipotesi.

In ogni caso, andando ad immettere nel Bass-PC dati di volume variabili del +5%, a parità di woofer e di condotto di accordo, potrà verificare che le variazioni prodotte sulla escursione e sulla risposta in frequenza del sistema simulato possono essere quasi sempre considerate trascurabili.

   


- 9 aprile

   

Radiatori passivi

   

Gentile Direzione di Audioplay,

ho letto con interesse il progetto GR SD4/11W e sono rimasto incuriosito dall'utilizzo
dei radiatori passivi. Vengono indicati i vantaggi rispetto all'accordo reflex in una cassa
di tale forma e le dimensioni rispetto al woofer "attivo". Mi sono rimasti dei dubbi sulla
risposta complessiva del sistema e in generale sui radiatori passivi.
Tali radiatori emetteranno dei suoni, come stabilirne il comportamento? Saranno in controfase?
E' possibile utilizzare un woofer standard non collegato al segnale come radiatore?
In una cassa, ha senso utilizzare un radiatore passivo e un woofer di dimensioni uguali
sulla stessa faccia (uno sopra l'altro)?
Grazie
Saluti

 

Simone Petrosino
Cattolica (RN)

    

   

   

Caro Simone,

ricordo che eri fra i frequentatori più presenti, recentemente, sul Blog di Audioplay su Network54 e vedo con piacere che la passione e la voglia di interagire con noi non ti ha abbandonato...

Passiamo dunque a cercare di affrontare gli argomenti di tuo interesse uno per uno.

   

Anzitutto, chiariamo una volta per tutte che il funzionamento dei sistemi dotati di radiatore passivo è assimilabile molto da vicino a quello dei sistemi Reflex. Il maggior numero di parametri connesso all'uso di un passivo, in luogo di un semplice condotto di accordo, consentirebbero in teoria una migliore ottimizzazione di tutti gli aspetti delle prestazioni del sistema accordato (ed esiste anche un approfondito studio di R.H.Small che ci mette a disposizione un intero set di parametri e di equazioni atte allo scopo). In pratica però, con gli allineamenti più facilmente progettabili, praticabili e di fatto più usati, il funzionamento di un sistema Reflex e quello dello stesso sistema nel quale il condotto di accordo sia stato sostituito con un passivo (come vedremo fra poco) sono del tutto equivalenti. E questo è anche uno dei motivi per cui nel programma Bass-PC non esiste una specifica sezione dedicata ai radiatori passivi. 

   

Allo scopo di informare chi non abbia ancora letto l'articolo riguardante il GR SD4/11W, diremo intanto che i vantaggi che abbiamo elencato nel suddetto articolo a proposito dell'uso dei due passivi, in luogo di un lungo condotto di accordo reflex, erano sostanzialmente due: la maggior facilità costruttiva del montaggio dei due passivi rispetto ad un lungo condotto e la eliminazione del pericolo di nascita di onde stazionarie in gamma medio-bassa all'interno del condotto stesso. Questa circostanza in realtà era ben più di un semplice "pericolo", dato che, avendo già costruito i primi "muletti" dei mobili delle GR Delta Tre R6 dotandoli proprio di un condotto di accordo stretto e lungo, avevamo potuto appurare che il problema delle risonanze si era di fatto già verificato.

 

In realtà, i vantaggi dell'uso di uno o più radiatori passivi in luogo di un semplice condotto sono però molti di più:

   

- Il più importante si evidenzia in particolare quando il volume di carico non è molto grande, mentre rischia di esserlo quello del condotto necessario per farlo risuonare ad una frequenza FB molto bassa (specie volendo mantenerne l'area della sezione non inferiore ad 1/3 di quella della superficie radiante del woofer). E questo è proprio il caso del GR SD4/11W, che con soli 44 litri di volume e 32 Hz di prevista FB richiederebbe un condotto davvero molto ingombrante, come d'altronde lo è quello delle GR Delta Tre R6, che è caratterizzata da un sistema reflex basato su parametri simili (VB 42 litri e FB 32 Hz):

   

Il condotto delle Delta Tre si sviluppa lungo il pannello posteriore della cassa, sulla sinistra.

   

E quando il condotto diventa ingombrante il suo volume va ad aggiungersi a quello di carico VB rischiando di far diventare troppo ingombrante tutto il diffusore.

   

- Il secondo vantaggio dei passivi che ci piace ricordare in questa occasione è quello di poter offrire una superficie radiante molto grande (sempre senza aggravi di ingombro, ma solo della massa mobile necessaria), cosa che, come abbiamo ormai certificato (anche con il TFS, oltre che con queste note: Limite inferiore basse frequenze in ambiente d'ascolto), consente un ottimo trasferimento del massimo di energia acustica all'ambiente anche a frequenze molto basse.

   

- Il terzo vantaggio da non dimenticare, consiste nell'azione di filtraggio operata dalla membrana del passivo sulla eventuale fuoriuscita dal volume di carico del woofer di segnali a frequenza media, eventualmente emessi dallo stesso altoparlante verso l'interno.

   

- E, per concludere, accenneremo al fatto che un passivo per sua natura non può essere affetto da quei rumori che a volte nascono nei condotti di accordo (innescati da un errato dimensionamento o una forma non corretta) causati a volte da moti turbolenti dell'aria nel condotto stesso o alle sue estremità.

   

Procediamo quindi ora con le risposte.

   

Avendo stabilito che il funzionamento alle basse frequenze di un sistema dotato di radiatore passivo è estremamente simile a quello di un sistema reflex dotato dello stesso woofer, lo stesso volume e di un condotto che lo faccia risuonare alla stessa FB, possiamo facilmente concludere che i movimenti del passivo alla sua risonanza sono in fase con quelli del woofer e contribuiscono a frenarne il movimento:

   

   

In questo grafico la curva rossa rappresenta la escursione del woofer, che presenta un minimo proprio in corrispondenza alla FB=32 Hz.

Per accordare la frequenza di risonanza del passivo, nel volume di carico previsto, in modo tale che corrisponda alla decisa FB, si può operare come se il passivo fosse un woofer montato in cassa chiusa e andando a vedere come deve essere tarata in conseguenza la sua massa mobile. Con il Bass-PC si possono immettere tutti i dati noti del passivo, inserendo per i parametri caratteristici di un altoparlante che fosse dotato di magnete e bobina mobile, semplicemente dei dati a caso: saranno ininfluenti sul risultato ricercato.

Ecco quindi, a titolo esemplificativo, i dati che abbiamo immesso nel BASS per uno dei piccoli passivi CIARE utilizzati nel GR SD4/11W:

   

I dati dell'altoparlante passivo in aria

   

Per il quale il volume di carico considerato è la metà (22 litri) di quello che hanno in realtà a disposizione i due passivi impiegati (44 litri).

La massa mobile è quella dichiarata per il passivo senza pesi aggiunti e la massa aggiunta MA è quella corrispondente all'utilizzazione di tutti gli 8 pesetti aggiuntivi da 10 grammi ciascuno (80 grammi) forniti a corredo di ciascun passivo.

   

L'unico risultato che ci interessa di far calcolare dal BASS in questo caso è la FC nel volume privo di assorbente acustico (la colonna di sinistra nella finestra qui sotto), che assume un valore di circa 31 Hz, evidentemente molto prossimo ai 32 desiderati:

   

Risonanza del passivo nei 22 litri

   

Un altro elemento che potrebbe essere considerato, nel confronto fra un sistema reflex accordato con un condotto ed uno accordato con un passivo, è la escursione massima alle frequenze inferiori alla FB. Escursione che si potrebbe immaginare minore con il passivo in ragione del fatto che questo chiude il volume di carico e potrebbe frenare i movimenti del woofer, per valori via via decrescenti della frequenza, più di quanto potrebbe fare un condotto totalmente aperto.

La nostra verifica di questo aspetto, nel caso del GR SD4/11W, si è basata sulla considerazione che il volume chiuso che si oppone ai movimenti del woofer a frequenze inferiori all'accordo è la somma di quello dell'aria contenuta nel mobile più i due VAS (46 x 2 dm3) dei due passivi impiegati, per un volume totale di 46+46+44=136 litri.

Ecco quindi a confronto l'escursione del woofer del GR SD4/11W supposto reflex a condotto, a confronto con quella che avrebbe se lo stesso woofer fosse montato in un volume chiuso di 136 litri.

Il valore che ci interessa è quello alla più bassa frequenza graficata, cioè i 20 Hz:

   

   

E, come vediamo, la differenza fra le due curve rosse, a quella frequenza, è praticamente nulla.

   

Inoltre, mentre una massa d'aria in un condotto, ove non sia presente al suo interno nessun elemento dissipativo (reflex classico quindi... E non, ad esempio, "aperiodico"), costituisce insieme al volume di carico VB un sistema risonante dotato di un QB che potrebbe essere anche molto alto (mediamente è 5, ma se il mobile è vuoto, molto robusto e privo di trafilaggi, situazione peraltro rarissima, può salire anche oltre 10), quando si usa un passivo (o più di uno in parallelo, come è il caso del GR SD4/11W) si deve tener conto anche del Q del passivo stesso (determinato dalle perdite che avvengono nelle sue sospensioni, quando si flettono durante il funzionamento). Però questo fattore di merito di solito è comunque molto alto e se il QB del mobile ha già un valore medio (magari proprio 5) a causa della presenza di una certa quantità di assorbente acustico al suo interno, una sua ulteriore diminuzione a causa di quello del passivo non è ipotizzabile.

 

Tutto ciò conforta l'ipotesi che calcolando un sistema accordato con radiatore passivo esattamente come se fosse viceversa dotato di un condotto, non comporta nessuna differenza pratica di rilievo.

   

Ecco quindi che l'uso del BASS-PC, come previsto, potrà tornare molto utile anche progetti di questo tipo.

   

Quanto alla domanda sul possibile uso di un normale woofer attivo in funzione di radiatore passivo, è certamente possibile, ma assolutamente non consigliabile.

Il primo motivo è naturalmente di natura economica.

Come è facile arguire, un woofer attivo costa sempre di più di un corrispondente radiatore passivo.

Il secondo motivo risiede nella grande difficoltà di tararne il peso (la massa mobile) in modo da ottenere che la sua risonanza nel volume previsto corrisponda al valore richiesto dal progetto reflex prescelto. Tale FB deve essere quasi sempre più bassa della FC del woofer a cui viene abbinato nello stesso volume. E la aggiunta del peso necessario ad un woofer attivo è sempre molto più difficoltosa rispetto alla aggiunta di qualsiasi tipologia di peso dietro ad un passivo.

L'uso di un woofer attivo consentirebbe però, prevedendo la possibilità di chiuderlo in cortocircuito, di ottenere a piacere la possibilità di scegliere fra il funzionamento accordato (woofer-passivo "aperto") e quello che si avrebbe (almeno a tutte le frequenze realmente udibili) se la cassa fosse totalmente chiusa (woofer-passivo "in corto").

   

Quanto all'ultima domanda, ovvero se abbia un senso l'uso di un woofer ed un passivo di diametro uguale, montati uno sopra l'altro sulla stessa faccia di un opportuno mobile, fermo restando che il peso del passivo dovrà essere quello giusto (e sicuramente molto superiore a quello del woofer impiegato), controindicazioni non ve ne sono.

   


- 9 aprile

   

Reflex Delta Tre e Radiatori passivi GR SD4/11W

   
Ho letto con molto interesse la sua spiegazione sull'utilizzo dei passivi e i vantaggi rispetto ad un accordo reflex . Volevo chiederle come mai nella progettazione del sistema Delta Tre R6 non ha utilizzato appunto un passivo. 
Cordiali saluti,

Stefano Giombini

Roma

Caro Stefano,

che ci conosciamo non dovrebbe essere un segreto per nessuno, visto che (oltre ad essere un felice possessore di GR Delta 4.6) compari anche nella foto degli "ascoltatori" che hanno reso possibile la definitiva messa a punto delle delle GR NPS-2000...

   

Peraltro, il fatto che il tuo interesse per le tematiche galileiane che Audiolpay sta cercando di continuare a divulgare sembra non essersi affatto esaurito, nonostante la intervenuta chiusura del suo Blog interattivo attraverso il quale ci mantevamo in frequente contatto, non fa che aumentare il nostro interesse a risponderti il più rapidamente possibile.

   

Molto rapidamente...:

Le GR Delta Tre R6 sono state progettate sulla base di almeno quattro presupposti fondamentali:

   

1 - Proporre dei sistemi in grado di offrire prestazioni timbriche tali da non sfigurare al confronto delle storiche Delta Tre Audiolab del 1975.

2 - Consentire una dinamica non troppo inferiore a quella dei TFS.

3 - Avere un aspetto simile ed un ingombro possibilmente inferiore a quelli delle loro "antenate".

4 - Riproporre sistemi da 8 ohm, come lo erano le Delta Tre Audiolab, per non essere penalizzati  da una impedenza troppo bassa nell'eventuale abbinamento ad amplificazioni valvolari. 

   

Il primo "paletto" ci obbligava a ricercare una risposta in frequenza in ambiente sufficientemente ampia ed estesa anche lato basse frequenze. Dotata quindi di una gamma bassa il cui estremo più profondo non fosse troppo sacrificato sull'altare dell'ingombro o della efficienza.

Queste condizioni, già da sole ci obbligavano a scegliere fra un buon sistema in cassa chiusa ed un sistema reflex caratterizzato da un volume non troppo contenuto ed una ampia superficie del condotto (o del passivo) di accordo.

   

Il secondo e il quarto target implicavano la necessità di orientarsi verso un sistema accordato, mentre già il n.2, anche da solo, aggiungeva la necessità di garantirsi contro le distorsioni che nascono quando si raggiungono i limiti massimi di escursione dei componenti impiegati.

Dato che il woofer scelto era in grado di consentire, ove impiegato in un opportuno sistema accordato, anche la applicazione di potenze molto rilevanti, tenendo conto del fatto che i passivi (anche a parità di diametro rispetto al woofer cui si accompagnano) sono sempre caratterizzati da escursioni molto maggiori di quelle dei woofer stessi, abbiamo ritenuto giusto non correre rischi e optare per l'adozione di un condotto di accordo, che per sua natura (quando di sezione adeguata) non presenta suoi propri limiti di escursione.

   

Terzo punto... Dato che la scelta della forma e delle dimensioni del mobile, in questo caso ci consentiva senza problemi l'adozione senza problemi di un condotto interno molto ingombrante, abbiamo proceduto senz'altro in tal senso, riuscendo ad accordare il sistema ai 32 Hz previsti nonostante la grande area di sezione del condotto stesso (corrispondente ad 1/3 di quella effettiva del woofer, come nel caso del TFS).

Le successive prove d'ascolto collettive durante le quali abbiamo potuto riprodurre per intero DVD del calibro di Matrix con i led di clipping dell'EP2500 Behringer che si accendevano a tratti senza che le casse dimostrassero alcun segno di stress, ci ha facilmente convinti che le prestazioni richieste erano state raggiunte.

Dato che le misure di verifica hanno poi confermato che il lungo condotto, grazie sia alle felici proporzioni della sua sezione che alla forma asimmetrica del volume di carico (l'interno del mobile delle GR Delta Tre R6), non esibiva alcuna deleteria onda stazionaria interna, questo sistema è stato deliberato esattamente come previsto in fase di progetto.

   

Quanto invece ai target di progetto del GR SD4/11W, fra questi i parametri considerati principali non erano l'alta dinamica o una particolare forma del mobile, bensì la capacità di esprimersi al meglio in abbinamento a piccoli diffusori (anche di efficienza bassa, quando non bassissima) cui verrebbe comunque affidata una parte importante dell'intera gamma audio, dai 500 Hz in su. Ecco perché la massimizzazione di una estrema capacità dinamica non era certamente al primo posto fra i nostri "desiderata"... Mentre lo erano sia la estensione della risposta all'estremo inferiore e la capacità di interagire al meglio con l'ambiente, sia la facilità di costruzione e la minimizzazione dell'ingombro. Oltreché, naturalmente, la eliminazione a priori dei problemi legati alla nascita di onde stazionarie che si erano invece già evidenziati con il lungo condotto di accordo dei primissimi "muletti" delle Delta Tre R6, quando questi avevano ancora forma parallelepipeda a colonna.

   

Abbiamo insomma tenuto presente che, di solito, chi è abituato ad usare dei minidiffusori di qualità non utilizza amplificatori da 500 Watt per canale, mentre apprezza certamente il loro minimo ingombro.

La proposta di un woofer aggiuntivo studiato proprio per tali mini-sistemi doveva quindi essere allineata a tali richieste.

Ed ecco quindi che, in questo secondo caso, i target prefissati ci hanno fatto preferire senza tema di pentimenti proprio l'adozione di due passivi in parallelo. I quali, grazie anche alla loro grande superficie complessiva (superiore a quella del woofer), garantiscono comunque limiti dinamici particolarmente elevati.

   


- 16 aprile

   

ITT LPKM/130/50/ 120 T

 

Gentile Ingegner Giussani,
vorrei usare il "mitico" mid ITT LPKM/130/50/ 120 T nel mio sistema multi-amplificato: quali componenti del filtro passivo, che ho trovato grazie alla sua indicazione in 
Delta 4  <> Delta 4 R3, debbo eliminare, fermo restando che vorrei mantenere la compensazione dell'impedenza e la cellula di risonanza?
   

La ringrazio con riconoscenza
Teobaldo Marini Padovani
Roma

   

   

   

Gent. Dott. Marini,

Il midrange ITT con cupola morbida da da 2" e doppia sospensione può effettivamente essere considerato "mitico"...

Fra le sue caratteristiche spicca (oltre alla potenza massima applicabile davvero notevole, anche la frequenza di risonanza senza pari, fra quel tipo di trasduttori. Il dato nominale è di 225 Hz, mentre quello che ho potuto misurare sui componenti che ho impiegato nelle Delta è sempre stato un po' più alto, ma pur sempre un bassissimo 240 Hz!

La risposta in frequenza di questo altoparlante non è totalmente priva di difetti, se lo si valutasse per un uso quale midrange al quale affidare una banda abbastanza ampia e tale da incrociarsi con un tweeter oltre i 5/6 kHz.

   

   

Per contro, se usato come è stato deciso nel caso delle Delta 4, ovvero nel ruolo di midrange-basso chiamato a riprodurre la banda compresa fra i 300 ed i 2000 Hz non ci sono problemi, nemmeno di dispersione:

   

 

Risposta del midrange ITT LPKM/130/50/ 120 T montato sul pannello delle Delta 4 R3

e filtrato con il filtro passivo delle stesse casse. Misurata a 2 metri sull'asse e a 30°.

   

Ci consenta di apprezzare la sua scelta, ma di dissentire sulla decisione di lasciare in parallelo all'altoparlante la rete di compensazione dell'impedenza prevista dal filtro delle Delta 4.

   

   

Nel caso di impiego dell'altoparlante in un sistema multi-amplificato degno di questo nome (cosa che riteniamo dovrebbe coincidere con il suo caso) questo verrebbe collegato direttamente ad un suo finale dedicato. E con questa configurazione tale cella non ha più ragione di essere impiegata, dato che la risposta del componente si ridurrebbe comunque ad essere quella che appare sul data-sheet della ITT riprodotto più sopra, anche in totale assenza di qualsivoglia compensazione. Né, a causa del già detto filtraggio, all'amplificatore sarebbe richiesto di erogare corrente su quelle parti dell'impedenza che potrebbero risultargli antipatiche...

Ove poi si decidesse di filtrare la risposta in frequenza di questo midrange limitandola elettronicamente all'intervallo 300:3000 Hz, non necessiterebbe neppure di essere equalizzata.

   


- 16 aprile

   

Uso dell'autotrasformatore GR AT-500 del kit GR SD4/11W per aumentare la sensibilità di un woofer
   
Buongiorno Renato, 
   
ti chiedo cortesemente riferendomi all'oggetto della presente se puoi inviarmi istruzioni; come saprai dei trafo ne acquistai 4, due per lo scrivente e altri due per una persona che poi non li ha più voluti....... ebbene per un collega ho realizzato un paio di diffusori utilizzando i trafo sui woofer.......da 8 ohm (sono degli RCF L10/11), pensando di doverli attenuare, beh... quando ho provato le casse ho preso atto che il livello di emissione dei bassi è molto basso e quindi avendo bisogno di aumentarlo pensavo ad un collegamento alternativo dei trafo, se possibile.
Ho bisogno di un livello maggiore solo sui woofer e non su tutta la cassa però, infatti le vie medio alte le collegherei direttamente ai morsetti dell'ampli.
Un grazie di cuore 
Giovanni Ranieri

Santerno (RA)


   

   

   

Caro Giovanni,

 

come sai, l'utilizzazione dell'autotrasformatore GR AT-500 per aumentare la sensibilità di una intera cassa era già stato trattato in alcuni messaggi del Blog di Audioplay su Network54, ora chiuso.

In quel caso si presentava un problema non facilissimo da affrontare e risolvere consistente nella attenuazione delle alte frequenze inviate al tweeter. Attenuazione che abbiamo a suo tempo eliminato con un particolare collegamento del trafo atto a riportare ai morsetti della cassa un livello di frequenze alte maggiore rispetto a tutto il resto dello spettro. Il tutto attuato in modo tale da ottenere comunque una risposta in frequenza complessiva piatta, ai morsetti di ingresso della cassa stessa.

Nel caso che prospetti tu questo problema non interviene e tutto può essere attuato molto più semplicemente.

Dato il seguente schema del trafo, che prevede un normale uso in attenuazione:

   

   

   

 

E che nel caso del GR SD4/11W viene implementato in questo modo:

   

 

 

è senz'altro possibile anche prevedere un collegamento come quello che segue:

   

   

Che è quello che potrai utilizzare tu per il caso che mi prospetti, nel quale vuoi aumentare il livello del woofer rispetto a quello degli altri componenti della cassa.

Nello schema, io ho evidenziato il collegamento che attuerebbe un aumento del livello del woofer di 3.0 dB. Ma nulla vieta di collegare il cursore proveniente dal morsetto positivo dell'ingresso anche in una posizione differente. Potendo così ottenere tutta una scala di valori di "esaltazione" che va da 9 dB massimi ad 1,5 dB minimi a passi di 1,5 dB.

Tieni però presente che a 6 dB di esaltazione corrisponde una riduzione dell'impedenza del woofer "vista" dall'amplificatore di circa il 50% (cioè un woofer da 8 ohm all'ampli "sembrerebbe" da 4 ohm), mentre per 3 dB l'impedenza di carico diventa circa il 70% di quella originale (cala da 8 ohm al 70% di 8, ovvero 5,6 ohm).

   

La relazione che lega i dB di esaltazione al valore dell'impedenza di carico risultante, espresso in percentuale di quella originale del woofer è:

   

% Impedenza originale = 100/[10^(dB/20)]

   

Il filtro del woofer invece, essendo a valle del trafo, vedrà sempre lo stesso carico ed avrà una curva di intervento che non subirà variazioni qualunque fattore di esaltazione (della "sensibilità"... Non dell'efficienza) venga scelto.

   

   

- 24 aprile

   

"...Vi metto al corrente che ho effettuato i collegamenti del trafo come da vostre istruzioni.......tutto bene, l'efficienza del woofer aumenta.....e i bassi si sentono di più."

Giovanni Ranieri

Santerno (RA)

   


- 20 aprile

   

Tweeter che "gracchiano"...? 
   

Buongiorno, Ing. Giussani,

sono un appassionato di HI-FI ed ho posseduto e apprezzato per diversi anni una coppia di diffusori ESB
7/09.

Ho deciso di realizzare una coppia di GR Delta 4 R5 v5.2 di cui sono entusiasta.

Ho un solo unico rammarico che riguarda la tenuta in potenza del tweeter Scan Speak D2010/8513.
Infatti ascoltando dei brani dove lo strumento esecutore è il pianoforte, ma anche con i violini e viole, ho notato che a volumi discreti 70/80 % della manopola del volume (ho un amplificatore di buona qualità di recente costruzione a transistor da 70 W) il tweeter
"gracchia", distorce.

Non posseggo nessuna strumentazione specifica per fare delle misure sul campo, a parte un multimetro digitale.
Ho rispettato lo schema di montaggio del filtro ed ho usato componenti di qualità: induttanze avvolte in aria e condensatori in polipropilene con tensioni di lavoro di 250 VAC come può vedere dalle foto.

   


Tenuto conto che la frequenza di taglio di progetto è abbastanza alta (circa 4000/5000 HZ con pendenza 12 db/ottava) e che rispecchia per altro le raccomandazioni della casa costruttrice che dichiara una tenuta in potenza con tale filtraggio di 150 W, non riesco a comprendere il motivo di tale distorsione.
Preciso anche che il montaggio dei componenti è stato curato. La superficie su cui appoggia la flangia è planare .

   

   
Secondo lei è un problema della mia coppia di tweeter che potrebbero
essere difettosi?
Per caso c'è una serie di altoparlanti della casa in questione che a
parità di modello ha una tenuta in potenza maggiore?

   

   

La ringrazio fin d'ora del parere che vorrà gentilmente darmi.

Marco Bagnarol
San Vito al Tagliamento (PN)

   

   

   

Gent Sig. Bagnarol,

per prima cosa, si tranquillizzi: i prototipi delle nostre GR Delta 4 R5 v5.2 utilizzano esattamente gli stessi tweeter ScanSpeak D2010/851300 che ha impiegato lei (che sono usati fra l'altro anche sulle GR NPS-1000). 

   

   

   

Effettivamente, come rileva nella sua lettera la frequenza di taglio passa-alto è davvero molto cautelativa (curva verde):

   

   

E infatti noi non abbiamo mai, e dico MAI verificato un problema simile a quello da lei descritto.

Non so che amplificazione e che volume stia impiegando Raffaele Lorello (ad esempio), ma anche lui non ci ha mai parlato di problemi simili. Né lo ha mai fatto alcun altro costruttore di GR Delta 4 R5.

   

A questo punto, dobbiamo rilevare che lei ha definito "avvolte in aria" le bobine dei suoi filtri, ma dalla foto che ci ha inviato se ne vedono diverse con nuclei in ferrite. Potremmo a questo punto ipotizzare che lei volesse riferirsi esclusivamente a quelle delle celle dei tweeter (che non abbiamo potuto identificare), ma se fossero state avvolte su ferrite anche queste, nel caso in oggetto, ovvero con il tweeter filtrato come segue:

   

   

non si potrebbe comunque imputar loro alcuna responsabilità.

   

E allora, per tentare di spiegare il suo strano caso non disponendo di alcuna misura né elettrica né acustica delle sue casse, siamo costretti a fare almeno due ipotesi:

   

- La prima è che, non ostante la massima cura posta nella realizzazione dei filtri e dei collegamenti, lei sia incorso in qualche banale errore.

Dovrebbe quindi, ad esempio, provare a verificare sia le celle di filtraggio dei tweeter (i valori dei componenti, in particolare il condensatore da 1,5 µF, e lo schema dei collegamenti) sia che ciascun altoparlante sia effettivamente connesso alla cella di sua competenza. E non, ad esempio, che midrange e tweeter siano scambiati. Non le sembri una cosa impossibile. Son cose che abbiamo visto accadere spesso.

   

- La seconda ipotesi è che a "gracchiare" non siano i tweeter bensì l'amplificatore. Ovvero che con il suo CD-Player e la manopola ruotata, come dice lei, al 70 80%, l'ampli lavori già in clipping. L'effetto potrebbe essere molto simile a quello da lei lamentato.

   

Peraltro, l'impedenza delle GR Delta 4 R5 non è affatto difficile: 

   

   

Per cui, sembrerebbe che lei stia in realtà semplicemente chiedendo al suo ampli più di quanto possa normalmente dare. E in questo caso la soluzione sarebbe perciò semplicissima: dotarsi di un ampli più potente.

Per le nostre prove noi usiamo spesso un amplificatore professionale Behringer EP2500 da circa 500 Watt per canale su 8 ohm (che peraltro, per uso domestico hi-fi, necessita di un intervento per "silenziare" la ventola di raffreddamento) e le possiamo assicurare che con nessuno dei nostri progetti (GR Delta 4 R5 incluse) nessun tweeter ha mai gracchiato nemmeno con l'ampli usato in prossimità della sua massima potenza: non si ripeterà mai abbastanza che, in alta fedeltà, "...la potenza non è mai troppa...".

   

Ci tenga informati...

   

   

27 aprile 2008
Contributo a "tweeter che gracchiano"

Ho letto la lettera del 20 aprile ad Audioplay sull'argomento "tweeter che gracchiano".
Volevo confermare anch'io sia da possessore di una coppia di GR Delta 4R5 che per aver utilizzato quel tipo di tweeter in passato, di non aver mai riscontrato tale difetto.
In particolare le Delta le sto usando prevalentemente con un amplificatore da 60W, un Proton AM455 pro che ha ormai un po' di anni.
Inoltre le prime prove le feci con un piccolo NAD 310 (20W per canale) e pur portandolo a saturazione, non mi ricordo di aver rilevato "gracchiamenti". Men che meno un difetto simile si è presentato pilotando le Delta con un finale da palco da 370W.
Pertanto anche da parte mia non posso fare altro che confermare le due ipotesi già formulate per il caso del sig. Marco Bagnarol: errore nel cablaggio del cross-over o amplificatore che in saturazione distorce in maniera fastidiosa.

Raffaele Lorello
Roma

   


- 14 aprile

   

TFS e Fostex FF225 vs FF225K

   

Buonasera Sig. Giussani, mi chiamo Marco, ho 44 anni. Avrei una domanda da farle in merito alla costruzione di un paio di TFS.

Le premetto che sono un appassionato di hi-fi ma come autocostruttore sono un mero assemblatore e non ho cognizione tecnica ne formazione per valutare strumentalmente gli altoparlanti (i crossover li copieri pari pari…..).

Desidererei costruire un paio di questi diffusori ed ho già acquistato i woofer ed i tweeter della Beyma. Possedevo già due fostex FF 225 8 ohm d’epoca (nuovi) e desideravo sapere se, a suo parere, posso utilizzarli al posto dei FF 225K da Lei utilizzati a progetto? (noto, per esempio, che la sospensione e la frequenza di risonanza sono diverse) Le allego le uniche specifiche di cui sono in possesso (ho provato su internet ma non sono riuscito a trovare null’altro).

La ringrazio sin d’ora della sua attenzione e grazie per le molte “dritte” che riesco ad estrapolare dalla Sua attività. Cordiali Saluti.

Marco Comuzzi

Pradamano (UD)

 

Gent. Sig. Comuzzi,

 

La Fostex international, qui

 

Compatibility Chart (6 October 2003)

 

dichiara che l'FF225K può sostituire il precedente modello FF225 offrendo "...Similar sound characteristics...".

   

Peraltro, i dati del Fostex FF225k sono i seguenti:

 

   

Da cui si evince che gli altoparlanti in suo possesso hanno:

   

- Una massa mobile dichiarata MS di 17,0 g in luogo di 17,3 g

- Un livello di emissione dichiarato uguale: 96 dB. 

- Un QT di 0,28 ed una FS di 40 Hz contro 0,16 e 38 Hz della versione K.

   

Alla luce di quanto appena visto e tenendo conto delle seguenti caratteristiche di filtraggio del midrange dei TFS,

   

   

non ci sembra che le differenze di FS e QT , vista anche la sostanziale corrispondenza dei dati di MS, possano minimamente impensierire.

Anche l'andamento della curva di impedenza sembra essere praticamente lo stesso, garantendo quindi che il filtro possa funzionare in modo identico..  Mentre poco possiamo dire della risposta in frequenza, che sicuramente qualche differenza la presenterà, sia pure di minore importanza.

In ogni caso, il consiglio migliore che ci sentiamo di darle (vista anche la perfetta corrispondenza geometrica fra l'FF225 e l'FF225K) è di montare i suoi TFS con gli altoparlanti che possiede già, prevedendone la eventuale sostituzione con il modello K solo nel caso in cui il risultato d'ascolto ottenuto non la soddisfacesse.

   


- 16 aprile

   

Costruzione GR Delta 4.6 e modifica Behringer

   

Carissimo Ingegner Giussani,
Le scrivo questa volta per comunicarle che ho terminato la costruzione della prima coppia di Delta 4.6. delle quali le invio alcune fotografie.

   

   

I lavori per la seconda, quella del mio amico Sergio, inizieranno a breve, famiglia permettendo. Per terminare definitivamente le mie mancano ancora alcune finiture (telaietti portatele, qualche scritta ecc.) per le quali di seguito chiederò lumi a Lei.
L’assemblaggio del tutto, per un non professionista come me, è stato complesso ma tutto sommato non impossibile anche se, volendo ottenere un buon risultato finale, mi sono dovuto avvalere dell’aiuto di qualche amico artigiano.
Di seguito una breve descrizione dei lavori.
Il suo progetto non è stato in alcun modo alterato, ci mancherebbe altro! L’unica cosa che ho fatto, (come le avevo anticipato in una mia precedente e-mail) è stato spostare all’esterno i crossover _ come avviene nelle 1000 _ i quali ora trovano posto all’interno di due scatole in alluminio piegato (da 3 mm di spessore) delle dimensioni di 4U rack. Le scatole sono state realizzate in maniera assolutamente professionale dal mio amico Sergio che lavora nel settore e verniciate in nero antigraffio il che, a mio avviso, le rende molto belle.

   

   

Come può vedere dalle fotografie che allego, i componenti LRC sono stati fissati con della colla a caldo a due tavolette di legno le quali, per mezzo di alcuni distanziali sono fissate saldamente alla scatola.

   

   

Nella tavoletta inferiore  trovano posto i componenti più pesanti, le tre vie inferiori, mentre in quella superiore, le due vie superiori. Per i collegamenti tra i vari componenti (ove necessario) e per portare il segnale ai connettori, ho utilizzato il materiale avanzato dalla riduzione delle induttanze e del cavo in rame solido isolato utilizzato per l’avvolgimento dei motori elettrici. 
I componenti LRC li ho acquistati in parte da Parts Express: induttanze in aria da 7 mH /1 ohm; parte da Madisound: induttanze varie e condensatori in polipropilene (gli economici Clarity Cup); e parte da Audiokit: condensatori elettrolitici (da 80 e 100 mF), resistenze ed alcune induttanze alcune in aria altre con nucleo in ferro.    
I collegamenti delle scatole cross al mobile inferiore delle casse avvengono con dei connettori multipolari da 14 poli, ed un cavo dello stesso tipo di quello usato nelle 1000 (venti coppie twistate) il tutto acquistato da SURPLUS.

   

   
Il cablaggio della casse l’ho effettuato con del cavo per reti informatiche Belden Cat6 da 23 AWG, utilizzando il + ed il – in ogni coppia in modo da farli viaggiare assieme. Per il sub ho utilizzato tre mandate di cavo (4 x 3 per il + e 4 x 3 per il -) mentre per tutti gli altri componenti ne ho utilizzato due (4 x 2 per il + e 4 x 2 il -) in modo da avere una sezione complessiva di 2 mmq per quattro unità e di 3,1 mmq per il subwoofer.
Il collegamento tra mobile inferiore e superiore inizialmente l’avevo effettuato utilizzando anche in questo caso dei connettori multipolari ma poi tale soluzione l’ho abbandonata in quanto il collegamento del maschio volante con la femmina da pannello non era agevole. Ho optato quindi per dei connettori da pannello acquistati direttamente in Cina ad un prezzo decisamente buono. Ne ho utilizzati 5 per il + ed 1 per il - , unendo in quest’ultimo caso tutti i segni – di ogni canale (spero di aver fatto un operazione giusta). Il collegamento quindi tra mobile inferiore e quello superiore avviene per mezzo di 6 piccoli cavetti  da 15 cm, con uno spinotto per il collegamento al mobile inferiore mentre per quello superiore con  rame nudo  serrato nel foro presente nello spinotto.

   

    
La base d’appoggio (quella in cui si incastra la cassa inferiore) è collegata al pavimento per mezzo di piedini su tre punti, alzando il tutto da terra non più di 2 cm. 
 
I mobili sono stati carteggiati più volte. Sono state date 3 mani di fondo, due di vernice nera e cinque di lucido, volendo ottenere l’effetto nero pianoforte.
 
Come da lei suggeritomi nei volumi dei sub woofer ho inserito 6 pannelli ( 20 x 20 x 3,7 cm) di lana di vetro e non i 11 previsti i rimanenti come da progetto.
 
I telaietti portatela dei subwoofer li lascerò a vista, inserendo la tela all’interno del cerchio per mezzo di una striscia di acciaio armonico da 19 mm opportunamente fissata, mentre quelli frontali verranno ricoperti interamente.

   
 
A questo punto, dopo la descrizione dei lavori che ho fatto e quelli che intendo fare se non l’ho troppo stancata le vorrei fare alcune domande:
1.     Intanto cosa ne pensa del lavoro fino ad ora fatto e delle soluzioni adottate?
2.    Suggerimenti? Errori? Modifica da apportare?
3.    Avendo posto un pannello di alluminio spazzolato da 10 mm sui frontali delle scatole dei cross, sarebbe bello poter incidere il suo marchio Giussani Research con le indicazioni delle caratteristiche del diffusore, come nelle scatole cross delle 1000. Domanda: lo posso fare? visto che è il suo marchio e le casse sono un suo progetto. Se sì quali dati devo mettere? Cioè potenza max applicabile e impedenza  oltre ovviamente a DELTA 4.6 NPS ed al numero di vie 5. 
4.    Dopo il nostro incontro in Roma lo scorso anno acquistai da lei due marchietti Giussani Research, purtroppo al mio rientro in Italia dopo sette mesi in Kosovo non riesco più a trovarli. Domanda: sarebbe possibile acquistarne un’altra coppia e magari una anche per il mio amico Sergio? 
5.    Cosa devo produrre per ottenere la certificazione?  
6.    Avendo acquistato il Behringher EP 2500 per ovviare al rumore della ventola  che valore di resistenza devo inserire nel cavetto di alimentazione della stessa per rallentarne la rotazione? Va inserita in serie al positivo?
 
Sto aspettando da www.ornec.com l’arrivo del preamplificatore dalla Cina che ho scelto: Image 7AII Tube pre-amp (Nelson Audio) . Quando giungerà le farò sapere le impressioni d’ascolto del tutto.
 
Intanto la ringrazio per la pazienza con cui avrà letto questa mia troppo lunga lettera.
Nella speranza di non aver combinato troppi guai  la saluto e la ringrazio in anticipo per le risposte che mi vorrà dare.
 
Paolo Stoppani

Bosco Chiesanuova (VR)

   
  
   

Caro Stoppani,

procederò seguendo la sua numerazione:

   

1) Penso "cose buone"...

   

2) Errori non mi sembra di notarne. Suggerimenti, no. Buona l'idea di provvedere tre soli punti di appoggio.

   

3) Sui filtri può scrivere quello che vuole. Sono sicuramente dei diffusori rispettosi del progetto GR. Quanto ai dati nominali, se per la attenuazione del Neo 8 ha utilizzato tre resistenze da 18 ohm 10 Watt come riportato sullo schema, può senz'altro scrivere:

 

Potenza massima (dell'amplificatore)  500 Watt/8 ohm

   

Mentre l'impedenza nominale è circa 3 ohm

   

4) La GR ha già provveduto ad inviarle altri due marchietti e annessa Certificazione senza che debba spendere altro. Ma poi stia più attento, questa volta.

Invece, per quanto riguarda il suo amico Sergio, mi dispiace per lui ma devo informarla che il costo della Certificazione è aumentato già da diverso tempo. Lo trova qui LA CERTIFICAZIONE GR.

 

5) Per la sua certificazione, il materiale che mi ha mandato era sufficiente. 

   

6) La resistenza che ho inserito io è da  420 ohm - 2W (però, prima di inserirla, avevo già sostituito la ventola originale da 24 Volt con una "silenziosa" per PC da 12 Volt). Il collegamento può avvenire sia interrompendo il positivo che il negativo. La R si troverà in serie al motorino della ventola comunque.

   

7) Sì, lo sappiamo che la richiesta 7 non c'era... Ma dobbiamo aggiungere che il nostro amico Stefano Giombini (che per casa sua ha acquistato ed installato con soddisfazione i nostri prototipi delle Delta 4.6), oltre a complimentarsi per la qualità della sua realizzazione, ci suggerisce di informarla di una esperienza condotta insieme:

   

- Per ascolto da una distanza di 3 metri (inferiore quindi ai 4/5 metri di progetto), la aggiunta di una resistenza da 0,68 ohm in serie al gruppo medio alti (che consegue una attenuazione compresa fra 0,3 e 0,8 dB da 900 Hz a 20 kHz) è risultata consigliabile.

   

   

E, per finire... Perché non ci manda qualche commento di ascolto nelle condizioni attuali? Avrà provato, ad ascoltare qualcosa... Sia pure a volume non troppo alto... O no...?

   


- 23 aprile

   

Carico pneumatico Neo8 e feltri GR Delta 3 R6

   

Gentile redazione di Audioplay,

scrivo per avere un paio di chiarimenti di cui ho bisogno in dirittura di arrivo nella costruzione della Delta Tre R6 (stamani mi sono arrivati in NEO8 non PDR): Non è una cosa così interessante, per cui chiederei anticipatamente scusa, ma preferisco procedere con sicurezza: un dubbio che ho, riguarda il montaggio degli altoparlanti Neo3/Neo8, (i quali sono montati in una apposita sede separata dal volume del woofer) ed è: devono essere montati in modo pneumatico o è sufficiente che siano fissati alla loro sede?
E se devono essere montati isolando pneumaticamente il loro volume, come lo si può fare, visto che per come sono fatti... non sembra certo la cosa più agevole del mondo? Il dubbio mi sorge perché le frequenza di taglio del mid (neo8) è parecchio bassa, e quindi...

Altra cosa: posso scegliere fra due tipi di feltro, uno esteticamente molto bello, grigio e più adatto al "look" cassa, che però è spesso 15mm; L'altro è il "classico" bianco che però ha lo spessore richiesto di 20 mm: La domanda è: Posso usare quello un po' meno spesso
(quello grigio, che metterei sulle casse molto più volentieri), magari sovrapposto ad uno spessore rigido che gli faccia raggiungere i 20 mm o ne avrei degli scompensi?

A giorni "preparo le pratiche" per la certificazione....


Cordiali saluti e veramente grazie.


Stefano Altissimo.
Padova

   

   

Caro Stefano,

nella tua qualità di ospite registrato e frequentatore assiduo del Blog di Audioplay su Network54 la tua lettera meriterebbe comunque una risposta "automatica". Ma non temere, non stai rubando spazio e tempo a nessuno, dato che le domande che ci fai hanno sicuramente un interesse generale.

 

Cominciamo dal montaggio dei due planari.

 

Il box separato sul quale sono montati il Neo8 e il Neo3 serve in realtà esclusivamente da volume di carico del Neo8, dato che il Neo3 è già chiuso posteriormente all'origine da un piccolo guscio di plastica a tenuta stagna. Naturalmente il volume, perché il Neo8 possa lavorare come previsto, deve essere ben chiuso. Ma non stiamo parlando di una situazione caratterizzata da pressioni alte o membrane dalle grandi escursioni, per cui, per ottenere una chiusura adeguata, basterà montare entrambi gli altoparlanti direttamente nelle loro sedi fresate nel legno.

L'importante è stare attenti che tutte te teste dei ribattini che tengono unite le varie parti dei planari trovino posto in altrettante sedi, praticate con il trapano in modo che le flange piatte dei due "Neo" possano appoggiare bene sul legno e chiudere a dovere ogni possibile sfiato.

 

   

Quanto al feltro,

   

   

visto l'uso che ne viene fatto sulle GR Delta Tre R6 (che attua il particolare "funzionamento" spiegato nel relativo articolo), non crediamo che la sua riduzione di spessore da 20 a 15 mm, come pure la interposizione di uno spessore posteriore rigido di 5 mm (che puoi attuare o meno in base a tue considerazioni esclusivamente estetiche), possano alterarne in modo sensibile gli effetti acustici.

Per la Certificazione, potrai scrivere direttamente ad info@giussani-research.it

   


- 28 aprile

   

Carico simmetrico...?

   

Gentile dott. Giussani 
sto alle prese con un diffusore che utilizza come woofer il Ciare HW203 i cui parametri li può trovare al seguente indirizzo
http://www.ciare.com/pdf/catalogo/HW203.pdf 
(non utilizzi quelli archiviati in Bass 30 perché sono diversi da quelli attuali).
Dato che il woofer lo consente, ho simulato un'allineamento QB3 n° 1 i cui risultati sono questi:

VB=17 l    FB=50 Hz   F-3dB=64 Hz

A questo punto, al posto del solito tubo di accordo, vorrei utilizzare un  passivo e precisamente l'HP200 che lei conosce molto bene e per fare questo mi sono affidato alla spiegazione che lei ha dato al sig. Petrosino meno di un mese fa.
Da quanto ho potuto capire bisognerebbe accordare la frequenza di risonanza del passivo a quella di accordo dell'altoparlante e per fare questo bisognerebbe tarare la massa del passivo simulando che venisse montato in cassa chiusa priva di assorbente nello stesso volume di carico dell'altoparlante.
In base a queste considerazioni per ottenere una frequenza di risonanza del passivo di 50 Hz in un box di 17 lt, dovrei aggiungere una massa di circa 16 grammi.
Lei che ne pensa ?

Inoltre, mi scusi se abuso della sua pazienza, ho notato che lei non ha mai utilizzato una configurazione in carico simmetrico (sia singolo che push-pull).
Forse non lo ritiene abbastanza "musicale" ? oppure vi sono altri motivi tecnici che non le fanno preferire questo tipo di configurazione ? 

Grazie,

Michele Casaburi

CASANDRINO - (NA) 


   

Non avendo tempo di rifare i conti, posso però azzardare che, essendo giusto il procedimento che mi descrive, salvo errori dovrebbero esserlo anche i risultati.
   

Quanto al "carico simmetrico"... Certamente mi piace molto poco. Ma non ho nemmeno mai avuto un motivo che mi spingesse ad usarlo.

   

Come era successo fino ad oggi anche con il baffle infinito (mentre ora ne sto costruendo uno). Ma, se è solo per questo, non ho mai progettato e costruito nemmeno un transmission-line, ad esempio...

   

Il fatto è che le mie condizioni iniziali di progetto "prescindono sempre" completamente dal sistema di carico alle basse frequenze.

   

Solo dopo avere fatto tutte le ipotesi necessarie per ottenere i risultati di ascolto desiderati e solo dopo avere scelto anche i relativi altoparlanti... Mi trovo, ovviamente, a dover decidere anche quale sistema di carico preferisco (o sono costretto ad) impiegare in quel caso.

   

Come vede è una cosa abbastanza facile da spiegare, ma sicuramente difficile da capire per chi è abituato da sempre al comportamento delle Case che progettano per vendere.

E che, giustamente per loro, ritengono utile caricare di molti valori (più o meno giustificati) una loro scelta per un determinato sistema di carico effettuata comunque "a priori"...

   


- 29 aprile

   

Sistemi Car Stereo: progetti e misure
   
Buongiorno Ing. Giussani, sono Davide Carbonini, mi ero iscritto al suo forum su Network54 (ho potuto constatare purtroppo che non è più online), avevamo discusso a riguardo dell'utilità della simulazione energetica, rispetto a quella complessiva, in un sistema di diffusori Car Stereo. Avevo inoltre introdotto sul mio blog (www.officineacustiche.wordpress.com) una breve guida all'utilizzo di Cross-PC: una cosa che però ancora non mi torna è proprio la questione "Risposta". A suo tempo, se non ricordo male, lei mi disse che la Risposta Complessiva fosse quella del solo campo diretto, la Risposta Energetica fosse quella del solo campo riverberato e che la Globale fosse invece la somma delle due precedenti. Poi disse anche che in un sistema Car, anche se non possiamo affidarci ad una curva target, era più logico agire sulla energetica, piuttosto che su quella complessiva. Ovvero che fosse più logico ragionare in termini di ambiente e suo contributo, piuttosto che analizzare la componente diretta. Se si utilizzasse Cross solo per scegliere la frequenza di taglio, pendenza ecc.ecc. (con certi e constatati riscontri all'ascolto) crede che tutto il resto potrebbe essere ben elaborato da equalizzatori esterni (di cui se ne fa largo uso in questo campo) o ritiene che la soluzione migliore sarebbe ancora andare a ragionare in termini passivi tentando di "imitare" una risposta "pseudo-target" come quella di Møller direttamente con Cross?

Secondariamente le domando anche: nel momento in cui diamo NO all'impedenza dei trasduttori ci ritroviamo una curva che tiene conto anche della compensazione. Ma è possibile eliminare ad esempio la rete RLC e mantenere solo la RC? Spesso mi capita di progettare filtri semplici per auto e mi domando come tra NO e SI cambierebbe ulteriormente la curva di Tutte le Vie se potessi accendere solo la rete di Zobel e lasciar perdere la antirisonante...
O magari, dato che lavoro sempre al di fuori della suddetta risonanza, potrei comunque tralasciare eventuali differenze nella risposta in frequenza senza grosse preoccupazioni?

Un ultima questione: una volta scoperta quale delle 3 curve di risposta sia la più "logica" in auto ed a che target mirare, se dividessi un sistema 2 vie in 4 progetti distinti per poter inserire 4 differenti distanze, angolazioni, eventuali off-set ecc.ecc. sarebbe secondo lei un'operazione utile? O visto che Cross ragiona in stereofonia avrei un risultato comunque falsato? In questo modo potrei conoscere la rilevazione e le relative differenze in funzione dei differenti parametri ambientali e del sistema... Perchè altrimenti mi ritrovo davvero a non poter domandare niente di niente a quelle tre curve, dato che i parametri con cui le calcola sono sempre diversi...

La ringrazio in anticipo.

Cordiali saluti

Davide Carbonini
Officine Acustiche
Brescia

   

   

   

Ricordo diverse cose, riguardo le numerose discussioni che sono state fatte sul Blog a proposito di Car Stereo.

Credo che la cosa più importante che emerse nell'occasione, da premettere a tutte le considerazioni che tenterò di fare in successione, sia la presa d'atto che la verifica tecnica delle prestazioni d'ascolto ottenibili negli abitacoli sia estremamente difficile. E necessiti di un approccio molto articolato.

   

I motivi principali di tale difficoltà risiedono nelle caratteristiche acustiche peculiari di ciascun abitacolo, nella posizione relativa assunta dai vari passeggeri in rapporto a quella dei vari trasduttori presenti (che difficilmente sono tutti montati complanarmente ed orientati verso una ben precisa area d'ascolto), nella presenza di molte superfici fortemente assorbenti insieme a molte altre fortemente riflettenti, mentre gli elementi diffondenti sono quasi sempre minoritari.

   

Per "...verifica tecnica delle prestazioni d'ascolto...", in relazione ad un ambiente domestico, io intendo la possibilità di confrontare la risposta in frequenza "globale" nel punto di ascolto con altri andamenti di riferimento. Non ultimo proprio quello di Møller da lei citato.

In tale ambiente, una volta conseguito un buon risultato soggettivo di ascolto con un dato sistema, durante lo sviluppo di un sistema di diffusione del tutto nuovo risulta non impossibile utilizzare le misure di risposta effettuate con rumore rosa sul sistema "di riferimento".

   

Quanto più i vari contributi al risultato complessivo della misura di risposta in frequenza  (il campo riverberato, quello diretto, le prime riflessioni, le onde stazionarie...) approssimano sempre più quelli del sistema di riferimento, tanto più anche il risultato di ascolto tende a divenire sempre più simile. 

   

In abitacolo invece le cose sono davvero difficili, dato che l'assorbimento, le riflessioni, le risonanze interne, nonché le modalità della transizione al diminuire della frequenza fra il funzionamento in accelerazione e quello in pressione (della emissione del suono) sono molto differenti fra un abitacolo e l'altro e fra una installazione e l'altra, al punto di rendere le rispettive misure di verifica non confrontabili.

   

L'unico caso in cui lo sarebbero è quello di due auto e due installazioni del tutto identiche, ma anche in questo caso si dovrebbe prestare la massima attenzione al fatto che basterebbe una piccolissima differenza nella posizione del microfono nelle due situazioni, per poter provocare differenze anche molto grandi nelle misure rilevate, specie alle frequenze medie ed alte.

   

Ora, immaginando di trovarci in presenza di una installazione particolarmente felice e tale che il contributo diretto delle emissioni dei vari componenti giunga nel punto occupato dal microfono con le giuste relazioni di fase (tali da non comportare attenuazioni e/o "buchi" nella risposta rilevata) potremmo comunque tracciare un grafico e provare ad esaminarlo.

Di solito, anche quando l'ascolto è premiante, l'andamento della risposta complessiva rilevata come appena detto, in un abitacolo, ha poco a che vedere con quello che avrebbe in un ambiente domestico. Se immaginassimo di disporre lo stesso sistema di altoparlanti in casa verificheremmo sicuramente un andamento molto più ricco in gamma medio-bassa. Ovvero, se prendessimo una ottima coppia di casse capaci di un buon suono e di una risposta più o meno alla Møller in casa e le disponessimo a sportello in auto, molto probabilmente dovremmo prendere atto di una  particolare ed accentuata attenuazione della gamma medio-bassa, rispetto allo stesso tipo di misura effettuato nell'ambiente domestico.

Però, il nostro giudizio d'ascolto non ne risentirebbe in modo drammatico.

   

Come mai?

   

Ecco la risposta già confezionata: Equalizzazione "ambientale" 1

 

A questo punto... Come dobbiamo regolarci per tentare di usare il programma Cross-PC nell'ambito della progettazione di un sistema per auto?

 

La mia opinione è che si dovrebbe progettare il sistema con Cross-PC in modo che sia in grado di garantire un buon ascolto in casa. E solo successivamente montarlo in auto e metterlo a punto procedendo esclusivamente con prove d'ascolto ed interventi mirati ad ottimizzarle.

Le eventuali misure di verifica, come pure le variazioni apportate al progetto di Cross-PC dopo aver effettuato tali ascolti, dovrebbero insomma essere utilizzate solo ciascuna in relazione alla precedente. Senza mirare a nessun "andamento target" particolare a priori.

 

Il consiglio dunque è:

 

1) Progettare il sistema come se dovesse funzionare in casa. Con gli altoparlanti e il microfono disposti (in Cross-PC sono le maschere "Sistema" e "Ambiente") nel modo migliore per poter ottimizzare le prestazioni rilevabili da una posizione ravvicinata (50/100 cm...?) in tale ambiente.

2) Montare il tutto in auto ed ascoltare.

3) Modificare il filtro aiutandosi con misure e Cross-PC (in questo caso sempre con pavimento "N") al solo scopo di verificare quali variazioni stiamo apportando al progetto originale, in funzione esclusivamente dei risultati di ascolto che staremo via via conseguendo.

 

4) Ove tale metodo apparisse troppo "empirico", l'unica altra strada percorribile è quella di usare Cross-PC in modo tale da conseguire una "Risposta Energetica" simulata priva di particolari enfasi e/o particolari attenuazioni. Mentre, al fine di ottenere condizioni tali da consentire di raggiungere una emissione il più "flat" possibile, i livelli di tutte le vie dovrebbero essere resi simili valutando gli andamenti separatamente per ciascuna via (Tutte le Vie) e non con la "Risposta Complessiva".

   

E veniamo ora alla questione riguardante la compensazione dell'impedenza.

Quando si traccia una risposta con Cross-PC rispondendo "N" alla richiesta se debba essere incluso o meno il calcolo della impedenza reale degli altoparlanti, non viene introdotta nei calcoli alcuna rete di compensazione, bensì ciascuna rete di filtro viene semplicemente caricata dalla sola RE del rispettivo altoparlante.

Invece di effettuare quindi il calcolo simulato in questo modo e inserire poi nella rete reale i vari componenti di compensazione (chiedendosi al contempo quale ne sia nel caso particolare la reale utilità) è senza dubbio molto più facile/logico "mirare" alla stessa curva target già definita con i precedenti punti (1), (2), (3) e/o (4) per ciascuna via simulando correttamente anche le impedenze dei vari componenti e quindi rispondendo "S" (ovviamente, in questo caso non dovrà essere successivamente inserita nessuna compensazione nemmeno nel circuito reale)...

   

Quanto ad un eventuale uso di un equalizzatore attivo, posto che non venga assolutamente usato per tentare di linearizzare la risposta in frequenza in abitacolo, che deve rimanere quella che compete come naturale e normale (eventuale e probabile attenuazione medio-bassi compresa) per le caratteristiche acustiche del particolare ambiente nell'occasione impiegato, io non ho nessuna preclusione ideologica.

Basta che, ripeto, venga usato solo per ottimizzare il risultato soggettivo finale di ascolto.

   

Per concludere: la sua frase "...visto che Cross ragiona in stereofonia..." non l'ho capita. Anche perché, volendo affrontare il progetto nel modo che ipotizzava, si dovrebbe casomai scrivere "...visto che Cross ragiona in monofonia...". Ma ciò non cambia comunque i termini della questione come già affrontata più sopra.

   

   

   

   

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