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	<title>Renato Giussani &#187; impedenza dinamica</title>
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		<title>La multiamplificazione passiva</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 13:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria]]></category>
		<category><![CDATA[crossover]]></category>
		<category><![CDATA[impedenza dinamica]]></category>
		<category><![CDATA[misura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Alcuni, sostengono che collegando ciascuna &#8220;via&#8221; di un sistema di altoparlanti, dotato di crossover passivo, ad un diverso amplificatore, il suono migliora. Personalmente ho invece constatato quasi sempre un grave degrado della dinamica massima conseguibile: il carico offerto da ciascuna via all&#8217;amplificatore è spesso fortemente reattivo (cioè, molto diverso da &#8220;resistivo&#8221;) e nessun amplificatore mostrerà mai di gradire un simile carico di più di uno che presenti rotazioni di fase più contenute. Grafico del modulo e dell&#8217;argomento dell&#8217;impedenza del kit The Audio Speaker 1.3 con tutte le vie collegate ai morsetti di un unico ingresso. I valori assunti dall&#8217;argomento dell&#8217;impedenza [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it/la-multiamplificazione-passiva/">La multiamplificazione passiva</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.renatogiussani.it">Renato Giussani</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni, sostengono che collegando ciascuna &#8220;via&#8221; di un sistema di altoparlanti, dotato di crossover passivo, ad un diverso amplificatore, il suono migliora.</p>
<p>Personalmente ho invece constatato quasi sempre un grave degrado della dinamica massima conseguibile:</p>
<p>il carico offerto da ciascuna via all&#8217;amplificatore è spesso fortemente reattivo (cioè, molto diverso da &#8220;resistivo&#8221;) e nessun amplificatore mostrerà mai di gradire un simile carico di più di uno che presenti rotazioni di fase più contenute.</p>
<div id="attachment_320" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Imp_tot_neg.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Imp_tot_neg-150x150.jpg" alt="Tutte le vie" title="Tutte le vie" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-975" /></a><p class="wp-caption-text">Tutte le vie</p></div>
<p>Grafico del modulo e dell&#8217;argomento dell&#8217;impedenza del kit The Audio Speaker 1.3 con tutte le vie collegate ai morsetti di un unico ingresso. I valori assunti dall&#8217;argomento dell&#8217;impedenza sono abbastanza contenuti su gran parte dello spettro audio.</p>
<div class="clear"></div>
<div id="attachment_319" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Imp_high_neg.jpg" rel="lightbox"><img src="http://www.renatogiussani.it/wp-content/uploads/Imp_high_neg-150x150.jpg" alt="Solo via alti" title="Solo via alti" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-975" /></a><p class="wp-caption-text">Solo via alti</p></div>
<p>In questo caso è stato simulato il carico offerto dalla sola via alti (il tweeter filtrato).<br />
Come si vede, la fase dell&#8217;impedenza assume valori capacitivi piuttosto alti anche in corrispondenza di valori del modulo non altissimi. Ad un amplificatore collegato alla via alti, che riproduca un segnale contenente molte frequenze medio-alte, verrà richiesta una corrente molto maggiore che nella condizione di mono-amplificazione.</p>
<div class="clear"></div>
<p><b>Ulteriori considerazioni del 26 febbraio 2014</b></p>
<p>Ipotizziamo di utilizzare i due canali di uno stesso amplificatore stereo per alimentare separatamente la via bassi e la via alti di un diffusore che lo consenta (magari solo perché è predisposto per il bi-wiring, ovvero l&#8217;alimentazione con due cavi invece di uno solo).</p>
<p>Con la implementazione normalmente adottata per la multiamplificazione passiva invieremo a ciascun canale dell&#8217;amplificatore l&#8217;intero spettro di frequenze del segnale che vogliamo inviare al diffusore..<br />
Un canale trasferirà poi questo segnale alla via bassi, che tramite il suo filtro limiterà lo spettro di frequenze inviato agli altoparlanti della via bassi, mentre l&#8217;altro canale funzionerà allo stesso modo relativamente alla via alti.</p>
<p>Orbene. Dato che ciascuno dei nostri due canali si troverà ad amplificare l&#8217;intero segnale musicale, si vedrà costretto a restituire alla sua uscita l&#8217;intera gamma dinamica. Ovvero tutti i picchi, esattamente come quando ai suoi morsetti fosse collegato lo stesso diffusore in mono-amping.<br />
Il suo limite di saturazione (clipping) dipendente dalla massima tensione erogabile rimarrà quindi esattamente lo stesso nelle due situazioni (mono-amping e bi-amping).<br />
Viceversa, la richiesta di corrente, come abbiamo già visto nella prima parte di questa pagina online da molti anni, nella maggior parte dei casi (anche se non tutti) aumenterà.</p>
<p>Ecco quindi che, se nella configurazione bi-amping l&#8217;uso di due amplificatori invece di uno solo, qualcuno dovesse percepire dei miglioramenti, questi sarebbero molto probabilmente associabili a semplici e normalissimi fenomeni psicoacustici, la cui natura è completamente spiegata in altre pagine di questo stesso sito.</p>
<p>L&#8217;unico caso in cui il bi-amping potrebbe offrire davvero prestazioni migliori rispetto al mono-amping, è quando l&#8217;impedenza del diffusore completo dovesse presentare un minimo dell&#8217;impedenza molto accentuato proprio in corrispondenza all&#8217;incrocio fra la via alti e la via bassi, e tale minimo coincidesse proprio con le frequenze che con il segnale adottato (e ascoltato) fossero quelle statisticamente maggiormente responsabili della massima richiesta di potenza.</p>
<p>Viceversa, la possibilità del collegamento bi-wiring offerta da molti diffusori va vista con grande favore, perché consente di ridurre la resistenza e l&#8217;impedenza dei cavi di collegamento ampli-casse senza dover fare uso di cavi unici troppo grossi, spesso poco flessibili e sicuramente piuttosto costosi.</p>
<p><b>L&#8217;errore più comune</b></p>
<p>Quando gli appassionati cercano di adottare la multiamplificazione passiva, in luogo del mono-amping, e optano per il bi-amping &#8220;orizzontale&#8221; invece del &#8220;verticale&#8221;, si trovano spesso (per scelta o per necessità) ad alimentare le vie bassi dei loro due diffusori con un amplificatore e le vie alti con uno differente.<br />
Ora, avviene che quasi sempre due amplificatori diversi siano caratterizzati da sensibilità differenti.</p>
<p>Ragioniamo un attimo: perché la risposta in frequenza dei nostri diffusori (nel passaggio da mono-amping a bi-amping) non vari, è obbligatorio che la tensione fornita dagli ampli all&#8217;ingresso della via bassi e all&#8217;ingresso della via alti abbiano valori identici, esattamente come quando la via bassi e la via alti sono connesse in parallelo (nel mono-amping).<br />
Ma, se i due ampli di cui sopra sono differenti, questo non potrà avvenire. E con il nostro bi-amping &#8220;casereccio&#8221; si otterrà quindi una risposta in frequenza complessiva dei diffusori che presenterà una esaltazione della via bassi rispetto alla via alti o viceversa, a seconda di quale dei due finali impiegati per le due vie è più o meno sensibile.</p>
<p>Da cui deriveranno immediatamente sensazioni d&#8217;ascolto molto diverse rispetto al mono-amping.<br />
Sensazioni perfettamente giustificabili, viste le diverse risposte in frequenza, ma che verranno considerate migliorative o peggiorative essenzialmente in relazione al programma utilizzato ed ai gusti dell&#8217;ascoltatore.</p>
<p>E tutto ciò con la vera alta fedeltà, come potete facilmente intuire, ha ben poco a che vedere&#8230;</p>
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