BREVE SAGGIO SULLA PROPULSIONE A CURVATURA
di Salvatore Carboni "Sooran"
PREMESSA: LA PROPULSIONE A IMPULSO
Nel XXIV secolo il volo
interstellare fa parte integrante della vita di ogni giorno, come un tempo lo
erano gli spostamenti sulla superficie dei pianeti. Le odierne navi stellari
offrono un livello di comfort talmente elevato da indurre l'utente medio a
considerare il viaggio nello spazio come qualcosa di facile e scontato, senza
riflettere sugli enormi problemi scientifici e tecnologici che è stato
necessario risolvere negli ultimi 3 secoli per giungere alle prestazioni
attuali, che la maggior parte degli scienziati vissuti nell'epoca pre-curvatura
considerava impossibile da realizzare.
Tra
questi problemi, quello della forma di propulsione ha rappresentato senza dubbio
l'ostacolo più arduo da superare: prima della scoperta della teoria della
curvatura, difatti, la maggior parte delle civiltà conosciute riteneva che il
limite della velocità della luce rendesse praticamente impossibili i viaggi
interstellari. All'epoca, difatti, l'unica forma di propulsione conosciuta era
rappresentata dai motori a impulso, basati sulla terza legge della dinamica
classica. Al fine di comprendere i principi posti a base della teoria della
curvatura, e i complessi problemi che ha consentito di risolvere, ritengo
opportuno illustrare brevemente i limiti insiti nella propulsione ad impulso,
richiamando, quando necessario, le nozioni di fisica classica e relativistica
necessari per la loro comprensione.
La propulsione ad impulso, come
detto, è fondata sulla terza legge della dinamica classica, conosciuta come
principio di azione e reazione: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e
contraria; in altre parole, ogni volta che ad un corpo viene applicata una
determinata forza, si genera (per reazione) una forza di pari intensità, stessa
direzione e verso opposto.
A questo punto è
bene richiamare, per completezza di comprensione, le altre due leggi della
dinamica classica.
Secondo la prima (principio
di inerzia), ogni corpo tende a conservare il proprio stato di quiete (o di moto
rettilineo uniforme), sino all'intervento di una forza esterna che modifichi
tale stato. L'inerzia può essere dunque definita come la resistenza che un corpo
oppone alla variazione del suo stato di quiete o di moto.
La seconda legge della dinamica
classica afferma invece che applicando una forza ad un corpo, lo stesso
subisce un'accelerazione direttamente proporzionale alla forza medesima,
e inversamente proporzionale alla propria massa (f = m x
a).
Questa legge è importante perché definisce
il concetto di massa
inerziale1, ossia di
resistenza all'accelerazione: la stessa forza genera accelerazioni uguali in
corpi di masse uguali e diverse in corpi di masse diverse.
Per applicare una forza ad un corpo occorre,
ovviamente, impiegare dell'energia, ossia, con espressione più tecnica, compiere
un lavoro: l'energia viene difatti definita come la capacità di un
sistema (ad esempio, di un motore) di compiere un lavoro, che è a sua volta
definito come il prodotto della forza applicata ad un corpo per lo spostamento
ottenuto2.
Poiché però il discorso rischia
di divenire noioso, sarà meglio passare alle navi spaziali. Muovere un oggetto
nello spazio comporta diversi vantaggi rispetto al movimento sulla superficie di
un pianeta: l'assenza di attrito atmosferico e di campi
gravitazionali3 comporta
che, una volta impressa una determinata velocità, l'oggetto la conserverà
indefinitamente, senza che sia necessario impiegare energia per mantenerla.
Supponiamo di essere a bordo di una
navetta e di attivare i motori ad impulso: il sistema di propulsione preleverà
del deuterio dai serbatoi e lo porterà a 15 milioni di gradi: a tale temperatura
gli atomi di idrogeno si fonderanno per produrre atomi di elio, e una piccola
parte di materia, circa lo 0,1%, si trasformerà in energia, secondo la nota
relazione E=mc2. Otterremo così del plasma da
eiettare dagli ugelli ad altissima velocità, e per reazione verremo spinti nella
direzione opposta: in avanti se usiamo gli ugelli posteriori, a destra se usiamo
quelli di sinistra ecc.. Una volta raggiunta la velocità desiderata, ad es. 1000
km/h, possiamo spegnere i motori e la navetta manterrà invariata tale velocità
(nonché la direzione), sinché non interverremo sui comandi.
Tutto facile
dunque. Sì, se ci
accontentiamo di percorrere brevi distanze. Ma se vogliamo raggiungere un'altra
stella, le cose diventano terribilmente complicate!
Cominciamo col più famoso limite di velocità dell'universo, quello della luce (o, in generale, della radiazione elettromagnetica): circa 300.000 Km al secondo nel vuoto (indicato comunemente con la lettera c). Se avete una vaga idea delle dimensioni dell'universo (diametro: circa 30 miliardi di anni luce4), della nostra galassia (diametro: circa 100.000 anni luce), o della distanza dalla stella più vicina (che nel caso del Sole è Proxima Centauri, lontana circa 4,3 anni luce), appare evidente come tale velocità sia troppo modesta per percorrere simili distanze in tempi accettabili. Ma perché non è possibile andare più veloci? Per rispondere a questa domanda dobbiamo richiamare alcuni principi di fisica relativistica.
Si è già parlato del concetto
inerziale di massa, comunemente usato nella fisica classica. La caratteristica
fondamentale della massa così intesa è che essa resta costante, invariante:
perciò, in linea di principio, non ci sarebbero limiti alle velocità che è
possibile raggiungere, a patto di disporre dell'energia sufficiente. Purtroppo
non è così: quando si superano certe velocità occorre confrontarsi con un
diverso concetto di massa, quella relativistica, che a differenza della
prima non è costante, ma aumenta all'aumentare della velocità: i corpi,
insomma,
si oppongono ad essere accelerati a velocità prossime a quelle della luce, e
tanto più ci si avvicina a tale velocità, tanto più difficile diventa accelerare
ulteriormente, come se il corpo diventasse "più massiccio". Detto aumento di
massa segue una legge matematica ben precisa, che comporta la necessità di una
quantità infinita di energia per raggiungere la velocità della luce, la quale
risulta pertanto irraggiungibile e insuperabile5.
La conseguenza evidente di tale principio è che la
propulsione ad impulso diventa terribilmente costosa alle alte velocità:
occorrono immense quantità di propellente per raggiungere velocità vicine a
quella della luce (che è sempre troppo poco, come detto, per le nostre esigenze), per tacere del fatto che il propellente fa parte della massa da
muovere, per cui, anche disponendo di un enorme serbatoio pieno di deuterio,
occorre fare i conti con la sua brava massa relativistica, e prima ancora con
quella inerziale. La propulsione ad impulso ad alte velocità, insomma, è una
sorta di serpente che si morde la coda.
La massa, inoltre, non è l'unica
grandezza non più costante alle alte velocità: un altro problema da affrontare
nei viaggi spaziali a velocità relativistiche è difatti la dilatazione del
tempo.
Il tempo non scorre in modo uniforme per
tutti gli osservatori, al contrario di quanto postulato dalla fisica classica,
bensì tanto più lentamente quanto più l'osservatore che misura un dato evento si
avvicina alla velocità
della luce6.
Il motivo di questo fenomeno va ricercato nel fondamentale
postulato posto a base della dinamica relativistica: l'invarianza della
velocità della luce. Cerchiamo di chiarire il concetto; normalmente le
velocità si sommano tra loro: se io, da una navetta in moto a 1000 km/s, lancio
una sonda avente una velocità di 5 km/s, rispetto a me la sonda avrà detta
velocità, ma un osservatore in quiete rispetto alla navetta misurerà invece una
velocità di 1000 + 5 = 1005 km/s, poiché, giustamente (dal suo punto di vista),
dovrà considerare anche la velocità che la sonda aveva prima di essere lanciata
(ossia, la velocità della navetta).
Le cose
vanno invece diversamente quando in ballo vi è la velocità della luce (o di una
qualunque radiazione EM): se io accendo le luci di navigazione della navetta, o
invio un (antiquato) segnale radio, sia io, sia l'osservatore in quiete rispetto
a me, sia qualunque altro osservatore dell'universo, misureremo tutti la stessa
velocità di propagazione dell'onda: circa 300.000
km/s7. Ora, poiché la
velocità è definita, come è noto, come il rapporto tra lo spazio percorso e il
tempo impiegato per percorrerlo (v = s/t), e poiché nel caso di specie tutti gli
osservatori hanno misurato la stessa distanza e la stessa velocità, ne deriva
che a variare deve essere il tempo, il quale, come detto, scorre in funzione
della velocità dell'osservatore.
Le conseguenze appaiono chiare: poiché ogni viaggio a velocità relativistica è anche un viaggio nel tempo (nel futuro), i costi di un simile viaggio sono elevatissimi non solo dal punto di vista economico (propellente), ma anche sotto il profilo sociale. Gli astronauti partirebbero con la consapevolezza di non rivedere mai più le loro famiglie, i loro parenti, i loro amici, a meno di non portarli con sé o di non averli affatto; al rientro, per contro, troverebbero una società profondamente diversa da quella che hanno lasciato, con intuibili problemi di reinserimento. L'astronauta tipo risulterebbe così essere un disadattato o un asociale, insomma un pessimo ambasciatore della sua specie! Ma non solo: un simile metodo di viaggio non potrebbe consentire l'esistenza di istituzioni interstellari, come la Federazione Unita dei Pianeti, che solo fondate sugli scambi commerciali e culturali tra razze diverse, e che presuppongono un omogeneo livello di progresso tecnologico e sociale: omogeneità che non è compatibile con i tempi necessari ai viaggi interstellari così concepiti.
Ma supponiamo, come è successo,
di essere disposti a pagare i costi economici e sociali del viaggio a velocità
relativistiche. I problemi sono tutt'altro che finiti, anzi! Quelli veramente
seri iniziano proprio quando si parte, e sono tali da mettere a repentaglio la
sopravvivenza dell'equipaggio.
Cominciamo
dall'accelerazione: per raggiungere velocità prossime a quella della luce
occorre, ovviamente, imprimere alla nave accelerazioni elevatissime. Con
l'avvento degli ammortizzatori inerziali tale problema è stato risolto in
radice, ma appare improbabile che una società non ancora giunta alla tecnologia
di curvatura possa sviluppare simili dispositivi8.
Così, per proteggere l'equipaggio dagli effetti micidiali
dell'accelerazione, questa deve essere estremamente lenta: si tenga conto che
una banalissima accelerazione da 2 g comporta che l'astronauta sperimenti
su di sé una forza pari al doppio del proprio peso, sinché dura
l'accelerazione,
con intuibili conseguenze sull'apparato scheletrico, muscolare,
cardiocircolatorio. Ed è facile immaginare cosa succederebbe in caso di manovre
di emergenza obbliganti a brusche variazioni di velocità o direzione.
La conseguenza è che il viaggio deve
comunque durare diversi anni, prima di raggiungere la velocità di crociera o di
decelerare a velocità compatibili con l'arrivo alla destinazione: anni percepiti
effettivamente come tali, giacché la gradualità
dell'accelerazione comporta che gli effetti relativistici di
dilatazione del tempo divengano significativi solo dopo parecchio tempo dalla
partenza.
Ma il peggio arriva quando la
velocità diventa elevata: lo spazio, come è noto, è molto meno "vuoto" di quanto
si riteneva un tempo; pulviscolo, micrometeoriti, semplici particelle
subatomiche, tutta roba quasi innocua a basse velocità, si trasforma con
l'accelerazione in una pioggia mortale di proiettili9
e radiazioni ionizzanti ad elevato potere penetrante, in
grado di danneggiare gravemente lo scafo e di renderlo pericolosamente
radioattivo per gli occupanti. Questo problema viene comunemente risolto dai deflettori
di navigazione10, ma, al
pari di quanto detto per gli ammortizzatori inerziali, si tratta di una
tecnologia difficilmente sviluppabile da una società pre-curvatura.
Da quanto detto, insomma, appare
evidente come la propulsione a impulso, pur indispensabile per gli spostamenti a
breve raggio e le manovre orbitali, sia assolutamente inidonea al volo
interstellare. Un viaggio con tale tipo di propulsione costituisce
essenzialmente un esperimento scientifico, e spesso è un'importante tappa nel
progresso tecnologico della maggior parte delle civiltà evolute, ma non muta la
condizione di isolamento del mondo che lo sviluppa, né può avere significative
applicazioni sul piano commerciale e sociale. Solo la propulsione a curvatura, o
meglio il complesso di nozioni e tecnologie che essa comporta, consente di
aggirare gli inconvenienti visti e aprire alla specie che la sviluppa le porte
della comunità interstellare. Non a caso la Prima Direttiva considera idonee al
Primo Contatto solo le civiltà che abbiano sviluppato tale
tecnologia.
E' ora, pertanto, di entrare in
curvatura!
SEZIONE PRIMA: LA STRUTTURA DELLO SPAZIO
La propulsione a curvatura può
essere definita in questo semplice modo: mentre nella propulsione a impulso si
sposta la nave nello spazio, in curvatura si "muove" lo spazio attorno alla
nave! Per la precisione, si comprime lo spazio nella direzione di avanzamento
della nave, e lo si espande nella direzione opposta.
Le tre righe che
precedono, se lette
dalla prospettiva di un fisico dell'epoca pre-curvatura, sollevano così tanti
problemi da richiedere, per la loro esauriente illustrazione, uno spazio e un
tecnicismo incompatibili con lo scopo della presente
trattazione. Cercherò di procedere passo per passo,
limitando il tecnicismo allo stretto indispensabile.
Intanto, come è possibile "comprimere" o
"espandere" lo spazio?
Occorre
chiarire, a questo punto, cos'è esattamente (o quasi) lo spazio. Si tratta, in
verità, di un concetto estremamente complesso, sia dal punto di vista
fisico-matematico che da quello filosofico11.
Cominciamo dalla nozione più elementare, che definisce lo
spazio come distanza tra due corpi. Si tratta di una definizione banale solo in
apparenza, perché contiene una verità fondamentale: lo spazio esiste solo in
presenza di materia (o energia), non è concepibile uno spazio "vuoto": se
dall'universo, con un qualche procedimento fantastico, potessimo rimuovere tutta
la materia e l'energia esistente, non avremmo un universo vuoto, ma, al
contrario, non esisterebbe più l'universo (a patto di sparire anche noi). Una
delle fondamentali acquisizioni della fisica relativistica è difatti che lo
spazio ha una "struttura", ha delle "dimensioni", e non deve essere pensato in
antitesi alla materia-energia, come una sorta di fondale in cui la massa recita
da attrice principale; la materia, l'energia, le particelle in realtà sono
"spazio concentrato", o più tecnicamente "dimensioni collassate".
Ma un passo alla
volta: torniamo
alla struttura dello spazio. Come appena detto, lo spazio presuppone l'esistenza
di materia-energia; niente materia, niente spazio. Dal punto di vista
strettamente intuitivo, appare ovvio che non si possa parlare di distanza tra A
e B se A e B non esistono (benché la realtà sia molto più complessa). Lo spazio
è "creato" dalla materia, la quale non è altro che un particolare
"tipo" di spazio.
Facciamo un altro passo, e
parliamo di tempo. Definire il tempo non è meno arduo che definire lo spazio, e
solitamente le definizioni peccano di tautologia, giacché definiscono il tempo
come durata o intervallo tra due eventi, senza riuscire a chiarire
cosa sia la "durata". Una prima osservazione che si può fare, però, è
che, al
pari dello spazio, anche l'esistenza del tempo richiede materia-energia; perché
ci sia un "prima" e un "dopo" è necessario che ci si riferisca a
"qualcosa" (di
diverso dal tempo stesso), ad un "evento". Spazio e tempo sono
accomunati, nella
loro esistenza, dalla necessità dell'esistenza della materia: niente materia,
niente tempo, niente spazio.
Spazio e tempo
hanno però un legame ben più stretto, accertato fin dalla nascita della fisica
relativistica; legame talmente stretto da far considerare il tempo una delle
dimensioni dello spazio: si parla, difatti, di spazio-tempo. Per capire come
possano essere legati dei concetti che, apparentemente, non hanno niente in
comune, pensiamo ad un oggetto qualunque: appare evidente che tale oggetto
occupa una posizione ben definita nello spazio, che può essere determinata con
precisione indicando le distanze da una serie di punti di
riferimento (ad es., un tavolo in una stanza avrà una certa altezza rispetto al
pavimento e una certa distanza dalle pareti). Tuttavia tale oggetto, pur se in
ipotesi immobile, in realtà si sta spostando attraverso il tempo; esso esisteva
prima dell'osservazione, a partire dal momento in cui fu creato, ed esisterà
dopo l'osservazione, sinché non verrà distrutto. In altre parole, qualunque
cosa, oltre che esistere (e muoversi) nello spazio, esiste (e deve muoversi)
anche nel tempo. Se così non fosse, se l'oggetto fosse "immobile" nel tempo,
esso esisterebbe solo per un istante infinitesimo, per poi sparire nel nulla (e
ciò è impossibile per il principio di conservazione dell'energia).
Il tempo,
insomma, può essere
considerato una dimensione dello spazio, anche se dotata di particolarità tutte
sue (muoversi nello spazio non è come muoversi nel tempo).
Si è accennato, in precedenza,
alle "dimensioni" dello spazio; cosa e quante sono le dimensioni? Non è facile
rispondere a questa domanda, specie considerando i limiti del presente lavoro.
Si possono comunque descrivere le dimensioni come gli elementi strutturali dello
spazio, i "mattoni" che lo costituiscono. Alcune di esse sono ben note: altezza,
larghezza, profondità, tempo. Oltre a queste, però, ne esistono molte altre, che
non sono percepibili sensorialmente in quanto esistenti a livello subatomico, ma
presiedono a fenomeni subatomici fondamentali per l'esistenza dell'universo come
lo conosciamo.
Le dimensioni dello spazio-tempo
si dividono in due categorie: quelle bosoniche e quelle
fermioniche. Le prime (circa una trentina) consentono degli spostamenti
simili a quelli a cui siamo normalmente abituati, nel senso che le condizioni
dell'oggetto (ad es., una particella) al termine dello spostamento saranno
differenti rispetto a quelle di partenza. Nelle seconde (circa una decina) sono
possibili spostamenti senza che l'oggetto modifichi le proprie condizioni
iniziali. Non è possibile essere più precisi senza affrontare argomenti (e
istituti matematici) terribilmente complessi, ma il succo di questo discorso,
per quanto ci interessa, è che la comprensione della struttura dello spazio ha
consentito di pervenire alla Grande Unificazione, ossia ad una teoria fisica che
renda conto dell'origine comune delle forze fondamentali della natura
(Gravitazionale, Elettrodebole, Forte, Repulsiva. Vedi nota n. 14). Tale teoria
ha consentito la manipolazione dei campi gravitazionali secondo principi
analoghi a quelli usati sin dall'antichità per i campi elettromagnetici,
rendendo così possibile la polarizzazione gravitazionale, posta a base non solo
della propulsione curvatura, ma anche dei campi gravitazionali artificiali,
degli scudi deflettori, dei raggi traenti, degli ammortizzatori inerziali.
Torniamo dunque al problema
iniziale: come comprimere ed espandere lo
spazio?
La meccanica relativistica descrive lo
spazio-tempo come entità quadridimensionale curva. La realtà è più complessa,
poiché lo spazio ha ben più di 4 dimensioni, ma poiché tutte le altre sono come
"arrotolate" su scala subatomica possiamo, almeno per il momento, non tenerne
conto.
Il fatto che lo spazio sia curvo
e "plasmabile" ha delle importanti conseguenze per i nostri fini, perché in tale
tipo di spazio le distanze non sono "assolute" e la via più breve tra due punti
non è necessariamente una retta.
Per
visualizzare intuitivamente la struttura dello spazio possiamo ricorrere ad un
antico esempio: immaginarlo come un foglio di gomma molto elastico. Su tale
foglio poggiano le varie masse dell'universo, particelle, pianeti, stelle ecc.
Tali masse "deformano" il foglio di gomma, in misura dipendente dalla loro
entità (masse maggiori produrranno una "curvatura" maggiore). Abbiamo perciò
scoperto che è la gravità a modellare lo spazio, il quale risulta più curvo
nelle regioni più prossime a masse elevate.
La
gravità è perciò lo "scalpello" che modella lo spazio. A questo punto è chiaro
perché si parla di curvatura: essa è precisamente ciò che indica tale
termine, una "deformazione" (warp) dello spazio indotta da un campo
gravitazionale.
Ma cosa succede, esattamente,
curvando lo spazio?
Qualunque massa, come visto, è in
grado di curvare lo spazio: poiché non può esistere spazio senza massa, ne
deriva che lo spazio è sempre e necessariamente curvo, benché la curvatura sia
maggiore in prossimità delle masse e minore (in ragione del quadrato
della distanza12) man mano
che ci si allontana da esse.
Qualunque massa o
onda in movimento nello spazio deve seguirne necessariamente la geometria, così
come un turboascensore non può muoversi al di fuori degli appositi condotti di
trasferimento. Quando una massa o un'onda entrano in una regione dello spazio
caratterizzata da una particolare curvatura, devono necessariamente percorrerne
la struttura.
In tal modo è stata giustificata,
in passato, l'attrazione gravitazionale: poiché lo spazio si incurva sempre di
più in prossimità di una massa, un corpo entrato in tale regione deve dirigersi
verso la massa deformante, percorrendo il "baratro" gravitazionale da essa
creato (a meno che non sia in possesso di una velocità sufficiente per "uscirne").
Appare quindi evidente
che, poiché
lo spazio non ha una struttura fissa e immodificabile, è possibile "plasmarlo"
in modo da adeguarlo alle nostre esigenze. Se vogliamo, ad esempio, percorrere
una grande distanza in tempi brevi, possiamo comprimere lo spazio tra il punto
di partenza e quello di arrivo (senza spostare questi ultimi, per i motivi
che si vedranno). In questo modo non sono più necessarie velocità elevate, e
comunque irraggiungibili: è come se prendessimo una scorciatoia… nello spazio
stesso, una sorta di galleria che ci consente di evitare la scalata della
montagna.
Detto così, ovviamente, è troppo semplice, e troppo bello per essere vero. Vediamo quali sono i terribili problemi da affrontare, e come sono stati risolti.
SEZIONE SECONDA: COME CURVARE A PIACERE LO SPAZIO
Prima di affrontare il problema
di come curvare lo spazio secondo i nostri comodi, vediamo cosa succede in
natura.
Cominciamo col dire che le curvature
prodotte da masse non certamente trascurabili, come pianeti e stelle, sono del
tutto insufficienti per i nostri scopi: ad esempio, la massa di una stella di
tipo G (come il Sole della Terra) è in grado di deflettere un raggio di luce di
circa un millesimo di grado. Ma a noi servono curvature enormemente
superiori. Noi non vogliamo semplicemente "piegare" lo spazio, ma
"accartocciarlo". Ci servono perciò curvature ben maggiori di quelle prodotte
dalle stelle. Dove prendere la massa (o l'energia) necessaria, se persino quella
del Sole risulta insufficiente?
Esistono però in natura curvature
dello spazio ben maggiori di quelle prodotte dalle stelle: si tratta delle
singolarità (oggi definite con l'aggettivo quantiche, per
significare che, a differenza che in passato, si è ormai in grado di determinare
gli effetti quantistici della gravità), ossia di regioni dello spazio-tempo
caratterizzate da un intenso campo gravitazionale, imprimente una configurazione
"a cuspide", una sorta di baratro non interpretabile con le teorie
relativistiche pre-unificazione. In altre parole, la curvatura in una
singolarità è talmente accentuata che le lunghezze sono ridotte ad un valore
prossimo allo zero, mentre il tempo scorre ad un ritmo pressoché infinito13.
Singolarità che si trovano, solitamente, al centro di
buchi neri (stelle di grande massa collassate, dotate di un campo gravitazionale
talmente intenso da non consentire neppure l'emissione di luce).
Sembrerebbe quindi
che, se devo recarmi
da A a B e nel tragitto trovo un buco nero, potrei usare lo stesso per
accorciare il viaggio, dal momento che nella singolarità lo spazio è compresso
sin quasi ad un valore nullo.
Sconsiglio
vivamente gli aspiranti navigatori spaziali dal compiere una simile impresa: ci
sono forme di suicidio meno complicate, e non implicanti la distruzione di una
costosa nave spaziale. Innanzitutto perché lo stesso campo gravitazionale che ci
fa il favore di comprimere lo spazio farebbe a pezzi noi e l'astronave ben prima
di raggiungere la singolarità. In secondo luogo perché, qualora resistessimo
alla gravità usando il campo di integrità strutturale, gli ammortizzatori
inerziali e gli scudi deflettori (sinché dura l'energia...), la dilatazione
temporale implicherebbe un tempo (per un osservatore esterno al luogo del nostro
suicidio) lunghissimo per raggiungere la singolarità, e così la breve durata del
viaggio andrebbe a farsi friggere. Dulcis in fundo, una volta raggiunta
la singolarità difficilmente potremmo venirne fuori, non
potendo con i motori a impulso né raggiungere, né superare
la velocità della luce. Come se non bastasse, non andremmo comunque a finire da
nessuna parte, perché la singolarità resta dov'è e non si muove certo nella
direzione che ci aggrada (e se volessimo spostarla noi dovremmo fare i conti,
per dirne una, con la sua formidabile inerzia). Insomma, usare un buco nero per
viaggiare nello spazio è un po' come volere entrare in una stanza passando per
il buco della serratura: scomodo, doloroso,
inutile!
Ma a noi serve proprio una curvatura
del tipo di quelle generate dalle singolarità!
Torniamo al punto di partenza:
come curvare lo spazio? Con la gravità. Cos'è che genera la gravità, o se si
preferisce i gravitoni, le particelle portatrici della forza gravitazionale? La
massa. Per avere il campo gravitazionale di una stella devo per forza disporre
della massa di una stella? No! E' qui che risiede l'inizio della soluzione dei
nostri problemi.
In natura, il campo
gravitazionale ha simmetria sferica: si estende uniformemente in tutte le
direzioni, con intensità decrescente (in proporzione quadratica) rispetto alla
distanza dalla sorgente.
Per i nostri fini,
questo è un enorme spreco! In natura è bene che le cose vadano così, perché
l'universo come lo conosciamo non potrebbe certamente esistere (e noi con lui)
se la gravità operasse in una sola direzione. Ma a noi non interessa curvare un
enorme volume di spazio, bensì agire solo nella zona che intendiamo
attraversare.
La radiazione elettromagnetica si
comporta, per certi aspetti, come il campo gravitazionale: anch'essa ha
simmetria sferica, anch'essa ha intensità decrescente con il quadrato della
distanza. Ma le specie evolute hanno, da molto prima del saper viaggiare nello
spazio, appreso come "piegare" la radiazione EM alle proprie
necessità,
ottenendo onde propagantesi in una direzione prefissata, o luce monocromatica
(laser, maser ecc.).
La stessa cosa si è
riusciti a fare con la gravità, mediante la polarizzazione gravitazionale. La
teoria del Campo Unificato, con cui le forze della natura (Gravitazionale,
Elettrodebole, Forte, Repulsiva) vengono descritte come diverse manifestazioni
di un unico
ente14, ha consentito la
manipolazione delle onde gravitazionali con modalità
analoghe a quelle conosciute sin dall'antichità con le onde EM. In particolare,
è stato possibile porre onde gravitazionali in concordanza
di fase15 ed ottenere delle
emissioni coerenti, in modo da creare treni d'onda a propagazione lineare.
E' noto da tempo che particolari
leghe metalliche contenenti elementi transuranici di elevatissimo peso atomico (cortenide di
verterio, thoronium arkenide) possono
emettere gravitoni in condizioni particolari (la cortenide di verterio se
esposta a plasma ad alta energia, il thoronium arkenide se posto in rotazione a
velocità elevate, in un ambiente di gas chrylon e applicando un'opportuna
differenza di potenziale). La prima lega viene utilizzata per le bobine delle
gondole a curvatura delle navi spaziali, la seconda per la realizzazione dei
generatori di gravità artificiali.
La
caratteristica fondamentale di queste leghe è il consentire la trasformazione,
con rendimento piuttosto elevato (intorno al 70%) della forza elettromagnetica
in forza gravitazionale. Conversione resa vantaggiosa dal fatto che la forza
elettromagnetica ha intensità ben superiore a quella gravitazionale (il
debolissimo campo magnetico della maggior parte dei pianeti di classe M è
sufficiente a spostare l'ago di una bussola, vincendo l'attrazione
gravitazionale).
Con procedimenti particolari (vedi la sezione
settima) è possibile fare in modo che l'emissione di gravitoni
avvenga unicamente lungo una direzione prefissata, e con frequenze predeterminate16.
Le onde gravitazionali così emesse sono poste in
concordanza di fase, in modo che l'energia della successiva si sommi a quella
della precedente, e si concentri in un ristretto volume di spazio.
E' così possibile realizzare un campo
gravitazionale di elevata intensità e limitata estensione, senza dovere disporre
della massa necessaria per ottenerne uno di analoga intensità in modo "naturale". Il consumo di energia necessario è certamente
elevato, ma di gran
lunga inferiore a quanto teorizzato in epoca pre-curvatura.
A questo punto è evidente
che,
facendo in modo che il campo gravitazionale (di intensità analoga a quello
esistente nelle singolarità) si formi nella direzione di avanzamento della
nostra nave, esso provvederà innanzitutto a comprimere la regione di spazio che
ci accingiamo ad attraversare, e in secondo luogo si sposterà con la nave
stessa, comprimendo regioni di spazio poste in successione, senza soluzione di
continuità.
Tale risultato, però, rappresenta
solo il primo passo, fondamentale ma insufficiente. Il nostro bravo campo
gravitazionale portatile e regolabile ha sempre i difetti dei suoi colleghi
naturali: la sgradevole tendenza a fare a pezzi noi e la nostra povera nave,
incurante del fatto che siamo i suoi genitori, e l'effetto relativistico di
dilatazione temporale (della contrazione delle lunghezze non è il caso di
curarsi troppo, con le altre grane che abbiamo), che prolunga la nostra agonia
con la dilatazione temporale, anche se non quanto una singolarità, perché una
volta distrutto il generatore, il campo gravitazionale morirà dopo di noi. Magra
consolazione.
Ma cos'altro serve, allora, per
realizzare un campo di curvatura utile ai nostri scopi?
SEZIONE TERZA: IL CAMPO DI CURVATURA
Per poter sfuggire al pozzo
gravitazionale creato davanti alla nostra nave per comprimere lo spazio davanti
a noi, è necessario creare un "antipozzo" dietro, in modo che la compressione
venga bilanciata dall'espansione (che dovrà avere pari
intensità e "segno" opposto) e la nave venga sospinta su
tale "onda" di spazio-tempo modificato, passata la quale lo spazio tornerà alla
sua struttura normale. Comprimendo lo spazio nella direzione anteriore riduciamo
la distanza dal punto di arrivo, ossia ci "avviciniamo" (benché, lo si ripete,
la posizione del punto di arrivo non muta, poiché operiamo solo sullo spazio
intermedio); espandendo lo spazio nella direzione opposta, invece, ci
"allontaniamo" dal punto di partenza, sfuggendo al baratro gravitazionale creato
davanti a noi (senza necessità di alcuna
accelerazione).
La regione compresa tra il
fronte di compressione e quello di espansione è detta, con espressione
pittoresca, bolla di curvatura, e mantiene le condizioni di un qualunque sistema
di riferimento in moto alla stessa velocità. In altre parole, le masse ivi
presenti non subiscono né gli effetti relativistici sopra descritti (aumento di
massa, dilatazione del tempo ecc.), né effetti inerziali, poiché la velocità
posseduta precedentemente all'ingresso in curvatura NON
MUTA.
Così come la compressione locale dello
spazio viene realizzata mediante emissioni di treni di onde gravitazionali
coerenti, l'espansione nella regione opposta viene ottenuta tramite emissioni
coerenti di warpers, particelle bosoniche portatrici della Forza
Repulsiva.
La Forza Repulsiva, come detto nella nota 14, è una delle forze fondamentali della natura (l'ultima, solitamente, ad essere scoperta), e manifesta la sua azione in presenza di elevate concentrazioni di massa (o di energia). Tale forza è inferiore, come ordine di grandezza, all'attrazione gravitazionale, e difatti in condizioni normali non è in grado di contrastarne significativamente gli effetti. Quando però i campi gravitazionali sono di tale intensità da renderne non trascurabili gli effetti quantistici (come avviene nelle singolarità, e nei campi di curvatura), essa è in grado di opporsi al collasso infinito della materia (il volume delle singolarità, difatti, è piccolo, ma non nullo). Ciò fornisce una giustificazione del noto paradosso della meccanica relativistica pre-unificazione, la quale non era in grado di chiarire come la curvatura dello spazio-tempo assumesse nelle singolarità un valore infinito, senza che la massa collassante, per effetto dell'accelerazione gravitazionale sempre crescente, raggiungesse o superasse la velocità della luce. La forza repulsiva, insomma, pone un limite "di sicurezza" alla comprimibilità della massa.
Gli warpers, particelle
vettori della forza repulsiva, agiscono insomma come una sorta di gravità
negativa. La loro "gestione" nel campo di curvatura è in buona parte analoga a
quella dei gravitoni: normalmente, per ottenere una significativa quantità di
warpers sarebbe necessario disporre di concentrazioni di massa elevatissime,
persino superiori a quelle richieste per i campi gravitazionali delle
singolarità. Nel campo di curvatura, tuttavia, gli warpers si formano
come "sottoprodotto" della creazione dei treni d'onda gravitazionali coerenti, e
tendono a muoversi nella direzione opposta: un'elevata concentrazione di
gravitoni polarizzati, generati dal punto P e concentrati ad una distanza D da
esso, produce un'analoga concentrazione di warpers ad una distanza –D da
P, ossia dalla parte opposta. In P, che poi sarebbe la nostra astronave, il
campo gravitazionale è "normale", ossia identico a quello
locale, non generato dal campo di curvatura. Andando in avanti, seguendo il
treno d'onda di gravitoni, il campo gravitazionale aumenta d'intensità, sino a
raggiungere il valore massimo, detto CUP (Curvatura Utile Positiva) nella
regione in cui i treni d'onda entrano in concordanza di fase. Dall'altra parte,
viceversa, il campo di espansione raggiunge il valore massimo nella regione in
cui gli omologhi treni di warpers coerenti entrano a loro volta in concordanza
di fase; il campo di espansione raggiunge in tale punto il valore massimo, detto
CUN (Curvatura Utile Negativa).
A questo
punto il lettore attento avrà notato immediatamente un problema: si è detto in
precedenza che la forza repulsiva opera su un ordine di grandezza inferiore
rispetto a quella gravitazionale. Per la precisione, o meglio per fornire
un'approssimazione accettabile in questa sede, il rapporto tra le due forze è
pari a circa 1/1000: se occorre un'energia E per produrre un campo
gravitazionale di una data intensità, occorrerà circa 1000 volte quell'energia
per produrre un campo di espansione (o repulsione che dir si voglia) di
intensità analoga, ossia in grado di produrre un'espansione bilanciante
esattamente la compressione. A ciò si pone rimedio con due sistemi: in primo
luogo alterando la simmetria del campo, e precisamente facendo in modo che il
CUN abbia una distanza dalla sorgente pari a circa 1/10 di quella del CUP. In
secondo luogo, mediante un treno d'onda supplementare di warpers, che posto in
opportuna concordanza di fase con quello principale fa assumere al CUN il valore
necessario per bilanciare la compressione generata dal CUP.
Peraltro, non è
necessario che CUP e CUN abbiano valori (in modulo) identici, esiste un margine
di tolleranza che non influisce significativamente sull'effetto "propulsivo",
margine che però si riduce al crescere della tensione del campo di curvatura, e
tende a 0 all'approssimarsi del limite teorico (secondo la scala attualmente
vigente) di curvatura 10.
Quando però il margine di
tolleranza non viene rispettato, e supera il valore soglia oltre il quale la
contrazione dello spazio non è più bilanciata dall'espansione, si verifica il
noto "effetto
cavitazione"17.
Per
comprendere appieno l'effetto cavitazione, occorre precisare che, all'interno
del campo di curvatura, per ragioni che formano tuttora oggetto di studio, la
costante gravitazionale assume un valore inferiore al normale. La massa
inerziale della nave, di conseguenza, è molto inferiore a quella posseduta in
condizioni normali. La nave, tuttavia, conserva per inerzia la velocità
posseduta al momento dell'ingresso in curvatura. Poiché tale velocità è di
solito pari ad una frazione significativa di quella della
luce (in ragione dell'uso della propulsione ad impulso nelle fasi di
allontanamento e avvicinamento ai pianeti), quando la nave entra in cavitazione
la spinta inizialmente posseduta fa accelerare la nave a velocità prossime
a quella della luce18, come
se fosse diventata improvvisamente "più
leggera".
Un'ulteriore accelerazione viene
impressa alla nave dal CUP, che, non più bilanciato correttamente dal CUN,
esercita una forte attrazione gravitazionale, applicando sulla nave una forza
che, in base alla seconda legge della Dinamica, ne incrementa la
velocità.
La nave si trova pertanto esposta a
subire i noti effetti relativistici delle alte velocità (dilatazione del tempo,
contrazione delle lunghezze).
Poiché le navi
della Flotta Stellare non sono progettate per sopportare a lungo simili
velocità, che comportano, oltretutto, gravi pericoli per l'equipaggio (come
visto nella Sezione Prima), il computer di bordo, in caso di cavitazione,
interrompe immediatamente l'iniezione del plasma nelle bobine delle gondole19,
con conseguente collasso del campo di curvatura. La nave
riacquista gradatamente la massa inerziale "normale", e la velocità diminuisce
sino al valore precedente l'ingresso in curvatura (il tempo necessario è pari,
mediamente, a circa 30 secondi). Sempre per motivi di sicurezza, i controlli di
volo vengono disabilitati (una virata imporrebbe alla nave severissimi
stress strutturali), per cui eventuali oggetti che si trovano sulla
traiettoria della nave, che non possano essere deviati dai deflettori di
navigazione a causa della grande massa (ad esempio, piccoli asteroidi) devono
essere immediatamente distrutti.
Torniamo al campo di curvatura.
Poiché esso produce tensioni gravitazionali elevatissime, appare ovvio che debba
essere generato ad una distanza di sicurezza dalla nave. Le gondole, contenenti
le bobine generatrici del campo, sono solitamente collocate ai lati della nave,
ad una distanza tra loro non inferiore a 0,8 volte la larghezza del resto dello
scafo (una distanza leggermente superiore è ammessa per le navette, in ragione
della bassa potenza del campo warp), e posizionate in modo che i treni
d'onda emessi non entrino in contatto con le strutture
dell'astronave.
La propulsione a curvatura deve
inoltre essere attivata in regioni di spazio quanto più vuote possibile, e ciò
per una serie di ragioni.
Innanzitutto, la
compressione dello spazio implicherebbe consumi energetici immensamente elevati
qualora la regione ove si forma il CUP non fosse (ragionevolmente) vuota: la
compressione della materia (che, lo si ricorda, è già "spazio-tempo
compresso")
è infatti molto più difficile di quella dello spazio vuoto, anche per effetto
della Forza Repulsiva, per cui i motori si surriscalderebbero rapidamente oltre
i limiti di sicurezza.
Va poi considerato che
il CUP è pur sempre un campo gravitazionale, e di intensità elevatissima; di
conseguenza, ove lo spazio non fosse vuoto, le masse circostanti, specie se
modeste, verrebbero attirate con enorme forza e scagliate contro la nave, con
conseguenze facilmente immaginabili. Non solo: le tensioni
gravitazionali farebbero a pezzi tali masse per "effetto
marea"20, ed è chiaro quali
sarebbero le conseguenze se si trattasse di navi
spaziali21. Usare il campo
warp come arma non è comunque vantaggioso, perché la pioggia di detriti
accelerati ad altissima velocità (tra cui il nucleo di curvatura e le riserve di
antimateria della nave distrutta!) renderebbe decisamente breve, ed assai cara,
la vittoria ottenuta!
SEZIONE QUARTA: LA VELOCITA' DI CURVATURA.
L'unità di misura dell'intensità
del campo di curvatura è il cochrane (C), in omaggio allo scienziato terrestre
Zephram Cochrane, inventore del motore a curvatura. Per misurazioni maggiormente
accurate viene utilizzato il sottomultiplo millicochrane (mC), pari a 1/1000 di
cochrane.
Si assume pari ad un cochrane un
campo di curvatura che produca una velocità virtualmente pari a quella della
luce. Si parla di velocità virtuale in quanto, come visto, la propulsione
curvatura opera sullo spazio-tempo, non sulla nave: il termine velocità è dunque
usato in modo atecnico, per descrivere l'effetto propulsivo del campo
warp. In pratica, si adotta il punto di vista di un ipotetico osservatore
esterno, il quale "vede" la nave spostarsi a velocità pari o superiori a quella
della luce, non essendo solidale col sistema di riferimento rappresentato dalla
nave stessa. E' superfluo dire che si tratta di un paragone fittizio, dal
momento che un oggetto in moto a velocità superiore a quella della luce è
ovviamente invisibile.
La velocità curvatura
viene espressa in multipli della velocità della
luce.
L'effetto propulsivo viene calcolato con
una funzione cubica:
v = (aw3 +
) c
SEZIONE QUINTA: CURVATURA E PARADOSSI RELATIVISTICI
La propulsione a curvatura
consente di spostarsi in tempi brevi su distanze interstellari aggirando il
limite relativistico della velocità della luce. Occorre a questo punto esaminare
alcuni dei cosiddetti paradossi relativistici, connessi all'impossibilità del
superamento della velocità della luce e al comportamento dei corpi materiali
all'approssimarsi a tale velocità.
Come si
illustrerà in proseguo, si tratta di paradossi soltanto apparenti, e dovuti
all'equivoco del confondere il limite c con l'impossibilità di inviare
informazioni eludendo tale limite.
Causa-effetto.
Cominciamo col principio del sovvertimento del
rapporto causa – effetto. Supponiamo che sul pianeta X avvenga l'estrazione di
una lotteria, e l'informazione sui numeri estratti debba essere trasmessa sul
pianeta Y, distante un anno luce, dove si trova il giocatore interessato.
Normalmente, il giocatore saprà quali numeri sono stati estratti un anno dopo
l'effettiva estrazione, dal momento che l'informazione, trasmessa mediante
radiazioni elettromagnetiche (mettiamo da parte le trasmissioni subspaziali),
impiega questo tempo per raggiungerlo. Se però un viaggiatore spaziale, usando
una nave a curvatura, gli comunica il risultato dell'estrazione prima del
decorso dell'anno, ecco che il giocatore conosce un evento che ancora appartiene
al "suo" futuro, e può cominciare a far spese... prima della
vincita.
Oppure, per fare un altro esempio,
supponiamo che a 10 anni luce dal pianeta P esploda una supernova: gli abitanti
di P sapranno dell'evento solo dopo 10 anni. Ma se il solito viaggiatore
spaziale con nave a curvatura li va ad avvisare prima che la luce (e le
radiazioni) della nova li raggiungano, ecco che consente loro di salvarsi da un
evento che esiste solo nel "loro" futuro.
In
entrambi i casi, il paradosso consisterebbe nel fatto che le azioni del
giocatore del pianeta Y e degli abitanti del pianeta P siano influenzate da
eventi per loro ancora non accaduti. Difatti, poiché per la relatività classica
nessuna informazione può essere trasmessa nell'universo a velocità superiore a
quella della luce, i soggetti in questione non hanno alcun modo di conoscere gli
avvenimenti citati, né di sapere della contemporaneità, rispetto al loro sistema
di riferimento, dell'estrazione della lotteria o dell'esplosione della
supernova. Alla base del paradosso sta l'asserita impossibilità, per osservatori
molto distanti tra loro, di sapere se un dato evento sia o meno contemporaneo
per entrambi. Questo perché nella relatività classica dall'insuperabilità della
velocità della luce veniva desunto il corollario dell'impossibilità della
trasmissione di informazioni a velocità superiore, sia pure in altro modo.
Corollario che la propulsione warp ha dimostrato essere falso.
Da come sono costruiti gli esempi appare difatti chiaro che il paradosso è soltanto apparente. L'estrazione della lotteria e l'esplosione della supernova sono difatti avvenuti PRIMA che l'informazione fosse ricevuta dagli interessati, per cui il principio di causalità viene pienamente rispettato.
Spostamento Doppler e
contrazione delle lunghezze.
L'effetto
Doppler è quel fenomeno in base al quale, data una sorgente di onde in moto
rispetto ad un osservatore, questo percepisce un aumento della frequenza delle
onde quando la sorgente si avvicina a lui e una diminuzione quando se ne
allontana. Se si tratta di onde luminose, l'osservatore registrerà uno
spostamento verso il violetto dello spettro della luce ricevuta in caso di
avvicinamento della sorgente, e uno spostamento verso il rosso in caso di
allontanamento.
Le gondole di curvatura delle
navi della Federazione emettono una caratteristica luce bluastra, dovuta
all'emissione di fotoni aventi lunghezza d'onda di circa 4000 Angstrom22,
rappresentanti un innocuo residuo del processo di
generazione del campo di curvatura.
Osservando
una nave che entra in curvatura, un osservatore fermo ai principi della
relatività classica noterà immediatamente due fenomeni che appaiono contraddire
le leggi della fisica: innanzitutto percepirà come bluastra la luce emessa dalle
gondole, mentre in base all'effetto Doppler questa, al pari delle luci di
navigazione e di quella proveniente dagli oblò della nave, dovrebbe apparire
decisamente rossastra (considerato il fatto che la nave "accelera" in pochi
istanti a "velocità" estremamente alte). In secondo luogo osserverà la nave
"allungarsi" nella direzione dell'accelerazione, in netto contrasto col il
principio relativistico della contrazione delle lunghezze nel senso del
moto.
La chiave di tali paradossi consiste
nell'espansione dello spazio determinata dal campo di curvatura. L'osservatore
che percepisce la nave allontanarsi si trova, ovviamente, nella regione
interessata dal campo di espansione: le onde luminose che viaggiano nello spazio
espanso subiscono, per effetto dell'espansione, uno spostamento verso il
violetto tale da compensare quello verso il rosso dovuto all'effetto Doppler.
Per le stesse ragioni le immagini appaiono distorte, allungate nella direzione
del moto. D'altra parte, poiché come detto più volte, la propulsione a curvatura
non sposta la nave (che, al limite, potrebbe essere in quiete rispetto
all'osservatore), non vi è alcuna contrazione relativistica nel senso del moto.
Sappiamo però che la nave non si
muove, in realtà, più veloce della luce, per cui è senz'altro possibile la
percezione del panorama esterno.
Tuttavia,
quando le onde luminose provenienti dall'esterno entrano nella zona di azione
del campo di curvatura, subiscono una deviazione verso il CUP, a causa del forte
campo
gravitazionale23. Di
conseguenza, si ha un mutamento della posizione apparente della stella. Poiché
il CUP si sposta insieme alla nave, l'osservatore a bordo vede mutare le
posizioni apparenti delle stelle. La frequenza dei mutamenti, superiore ai 10
per secondo, è sufficiente ad impressionare la retina della maggior parte delle
forme di vita umanoide, generando la percezione di una scia
luminosa.
L'effetto cessa con la disattivazione
del campo di curvatura.
SEZIONE SESTA: CURVATURA E TUNNEL SPAZIALI.
Nelle singolarità quantiche la
deformazione dello spazio-tempo raggiunge un livello talmente elevato da creare
una sorta di pozzo gravitazionale. Per riprendere l'antico esempio citato in
precedenza, si immagini lo spazio-tempo come un foglio di gomma. La masse dei
pianeti e delle stelle provocano su tale foglio degli "infossamenti", tanto più
profondi quanto maggiore è la massa deformante. Nel caso delle singolarità,
l'infossamento è un vero e proprio
"baratro".
Che succede se tale baratro entra in
contatto con un altro analogo? Se, in altre parole, le deformazioni dello
spazio-tempo generate da due (o più) singolarità sono contigue? Si crea ciò che
con espressione pittoresca viene definito "tunnel spaziale", una sorta di
cunicolo nello spazio-tempo, in grado, teoricamente, di consentire
l'attraversamento di vaste regioni dello spazio in tempi brevissimi.
SEZIONE SETTIMA: IL MOTORE A CURVATURA.
Esaurita la trattazione teorica
della propulsione a curvatura, concludiamo questo saggio con una sommaria
analisi del funzionamento di un motore a curvatura. Si prenderà come riferimento
un modello base, senza fare riferimento ad alcuna nave in particolare, e si
eviterà un livello di dettaglio e di tecnicismo
eccessivi.
I componenti fondamentali del motore
a curvatura sono i seguenti:
A)
Sistema di stoccaggio e trasferimento dei
Reagenti.
B)
Nucleo.
C)
Gondole.
A) Sistema di stoccaggio e trasferimento dei Reagenti.
La generazione del campo di
curvatura avviene, secondo la tecnologia attuale, esponendo una particolare lega
metallica contenente elementi transuranici pesantissimi (detta cortenide di
verterio) a plasma ad alta energia. Gli ioni contenuti nel plasma, interagendo
con i nuclei atomici, provocano l'emissione di verteroni (gravitoni
polarizzati), i quali si irradiano in senso parallelo all'asse della bobina di
curvatura, e l'emissione di warpers in senso
opposto.
Il plasma viene generato mediante una
reazione di annichilazione tra materia ed antimateria. L'antimateria, difatti, è
la sostanza in grado di fornire la resa energetica più elevata rispetto al suo
volume: nelle reazioni di fusione nucleare che alimentano i motori a impulso
soltanto lo 0.8% della massa si trasforma in energia. Nel processo di
annichilazione, invece, la massa coinvolta nella reazione è pari, praticamente,
al 100%.
I reagenti utilizzati per la
produzione del plasma, nonché di buona parte dell'energia necessaria per il
funzionamento della nave, sono da un lato il deuterio e dall'altro un gas di
ioni di anti – idrogeno.
Il deuterio è un
isotopo dell'idrogeno avente il nucleo formato da un protone e un neutrone. Tale
reagente viene conservato a bassa temperatura ed elevata pressione al fine di
limitarne l'elevata volatilità. Per lo stesso motivo viene immesso nel nucleo
mediante condotti dotati di campi magnetici di confinamento (toroidi di
restrizione), i quali sfruttano per il contenimento la polarizzazione della
molecola di deuterio in movimento (il nucleo, più pesante,
resta indietro, per cui la molecola presenta una carica positiva nella regione
posteriore e una negativa in quella anteriore). Nella miscela sono anche
presenti, in percentuale minore, trizio, elio e
argon.
L'anti – idrogeno è formato in buona
misura da antiprotoni e, in percentuale minore, da nuclei di anti –
deuterio e anti – trizio24. Nella miscela sono presenti anche anti - ioni
H3O-.
L'antimateria
viene prodotta negli impianti di realizzazione del propellente dei cantieri
navali della Flotta Stellare. La fabbricazione avviene con un processo di
conversione controllata dell'energia in materia (con sistemi analoghi a quelli
usati nel teletrasporto), mediante il quale nella rimaterializzazione vengono
prodotte soltanto antiparticelle. Tale sistema di produzione, in uso da circa
300 anni, ha sostituito quello precedente, estremamente costoso e inefficiente,
che utilizzava gli acceleratori di
particelle.
Ai fini del confinamento, è
essenziale che l'antimateria venga immagazzinata in forma di ioni e non di atomi
neutri: i campi magnetici di confinamento non hanno difatti effetto su
particelle neutre, con le conseguenze facilmente
immaginabili.
Di solito l'antimateria viene
immagazzinata nella parte inferiore della nave, per facilitare le operazioni di
rifornimento; in caso di emergenza i contenitori possono essere espulsi. Essi
sono dotati di generatori autonomi di emergenza in grado di mantenere il campo
di confinamento per diversi minuti, dando tempo alla nave di
allontanarsi.
L'immissione nella camera di
reazione (detta nucleo del motore di curvatura, in breve nucleo di curvatura)
avviene, come nel caso del deuterio, mediante condotti isolati magneticamente
(toroidi di restrizione), dotati della stessa polarità (negativa) degli anti
ioni.
La quantità di antimateria immagazzinata
a bordo di una nave stellare dipende, ovviamente, dalla classe. Nelle navi di
classe Galaxy un "pieno" di antimateria corrisponde a circa 5 tonnellate,
e assicura un'autonomia media di 3 anni (utilizzando la propulsione a curvatura
per il 10% del tempo a viaggiando, in media, a curvatura
6).
E' inoltre possibile, in caso di emergenza,
la produzione a bordo di piccole quantità di antimateria, da utilizzare in caso
di esaurimento delle scorte. A tal fine vengono utilizzati i Collettori
Bussard, dispositivi collocati alle estremità delle gondole e generanti un
intenso campo magnetico (che non interferisce con quello di curvatura, essendo
di livello energetico estremamente inferiore) per raccogliere le particelle
cariche dallo spazio esterno. Si tratta di un processo inefficiente, perché
l'energia necessaria per la conversione delle particelle in antimateria supera
quella ottenuta dall'antimateria prodotta (a tal fine vengono utilizzati gli
accumulatori di riserva e i reattori a fusione dei motori a impulso). L'uso di
tali dispositivi è difatti estremamente raro, e limitato a condizioni di
emergenza. Le particelle raccolte vengono teletrasportate nei contenitori di
antimateria, rimaterializzandole con inversione della carica e dei numeri
quantici.
Il nucleo di curvatura è la zona
del motore ove avviene la reazione di annichilazione tra materia ed antimateria,
e dove viene quindi prodotto il plasma necessario per l'attivazione delle bobine
di curvatura.
La reazione di annichilazione
viene controllata attraverso la regolazione della quantità di reagenti immessa
nel nucleo e delle percentuali di materia e di antimateria. Il controllo della
miscelazione, estremamente complesso, viene definito
Intermix.
La gestione dell'Intermix
(detta formula dell'Intermix) è fondamentale per ottenere l'effetto propulsivo.
Per ottenere del plasma non è difatti possibile limitarsi ad immettere
un'identica quantità di materia ed antimateria, che produrrebbe soltanto
radiazioni gamma. La quantità di materia immessa deve essere maggiore
dell'antimateria, al fine di ottenere del gas ionizzato. Le percentuali variano
da 25:1 a, eccezionalmente, 1:1, quando è necessario energizzare il
plasma.
I reagenti vengono immessi nel nucleo
di curvatura tramite condotti dotati di campi magnetici di contenimento (toroidi
di restrizione). L'ingresso e la quantità dei reagenti immessi vengono
controllati da una coppia di cristalli di
dilitio.
Il dilitio (composto avente
formula grezza 2[5]6 dilitio – 2[:]1 – diallosilicato – 1[9]1 – eptoferranuro) è
un cristallo rinvenibile in natura sulla superficie di pianeti esposti ad alti
livelli di radiazioni (ad esempio, da esplosioni di supernova). Nel 24° secolo
ne è tuttavia possibile la produzione artificiale. Esso ha la peculiare
caratteristica di potere essere attraversato da ioni di anti idrogeno senza dar
luogo a processi di annichilazione, quando al cristallo viene applicata
un'opportuna differenza di potenziale. La struttura del cristallo è difatti tale
che gli anti ioni vengono instradati attraverso "corridoi" creati dai campi
elettromagnetici degli elettroni del cristallo, attraversandone la struttura
senza interagire con le particelle. La quantità di antiparticelle che è
possibile immettere attraverso il cristallo dipende dalla tensione applicata
allo stesso; al crescere della stessa, difatti, è possibile immettere una
maggior quantità di antimateria, in ragione della maggiore "tenuta" dei corridoi
elettromagnetici.
Quando ai cristalli non è
applicata alcuna tensione, non è possibile l'immissione di antiparticelle senza
innescare il processo di annichilazione. In tale condizione i toroidi di
restrizione sono sigillati alle estremità, e nessun reagente viene immesso nel
nucleo.
Una volta applicata la tensione utile,
gli estremi inferiori dei toroidi vengono disattivati, e i reagenti possono
essere immessi nel nucleo. I cristalli di dilitio funzionano, in sostanza, come
"rubinetti" che consentono una regolazione "fine" del flusso dei reagenti
(mentre con i campi di contenimento sarebbe possibile soltanto una regolazione
del tipo aperto – chiuso). Se i cristalli di dilitio, per qualsiasi ragione, non
sono operativi, i sistemi di sicurezza impediscono l'immissione dei reagenti. Se
difatti la quantità degli stessi non venisse debitamente controllata, la produzione di energia sarebbe eccessiva ed incontrollata,
mettendo in serio pericolo l'incolumità della
nave.
I cristalli potevano essere utilizzati,
in passato, per circa 6 mesi prima che fosse necessaria la loro sostituzione, in
ragione della destrutturazione dell'edificio cristallino conseguente all'uso.
Attualmente è possibile la ricristallizzazione artificiale, che ne prolunga la
durata a diversi anni.
Il nucleo di
curvatura ha forma di doppio cono tronco unito per le due basi maggiori. Le
pareti sono in duranio25
(lo stesso materiale usato per lo scafo delle astronavi),
con spessore medio solitamente non inferiore a 45 cm. All'interno del nucleo,
potenti campi magnetici impediscono il contatto del plasma con le pareti. I
flussi dei reagenti si incontrano nella regione centrale del nucleo. Le
antiparticelle si annichilano con le particelle, producendo radiazioni gamma ad
alta energia (per ogni coppia protone – antiprotone vengono prodotti 3 fotoni
gamma). Tali radiazioni, unitamente alle elevate condizioni di temperatura e
pressione, ionizzano l'idrogeno immesso in eccedenza rispetto all'antimateria.
Il gas, grazie all'elevata pressione, viene immesso nei due condotti di
trasferimento che dal nucleo conducono il plasma all'EPS (Electro Plasma
System), il sistema di distribuzione controllato che conduce il gas ionizzato
alle gondole e, in percentuale minore, lo rende disponibile per le esigenze
energetiche della nave. In situazioni di emergenza è possibile deviare il plasma
per alimentare i sistemi richiedenti una quantità di energia superiore ai
normali ranges operativi (scudi deflettori, campo di integrità
strutturale).
Il nucleo di curvatura è l'unica
zona della nave dove materia ed antimateria entrano in contatto, e il suo
corretto funzionamento, soprattutto in punto di contenimento, è oggetto di
monitoraggio costante in tempo reale, sia da parte del sistema computerizzato
che dal personale addetto della sala macchine. L'indebolimento del campo di
confinamento al di sotto della soglia di sicurezza è definito "rottura del
nucleo" e, ove non tempestivamente riparato, pone in serio pericolo
l'incolumità della nave: la fuoriuscita di plasma e di radiazioni ad alta
energia, oltre ad essere letale, provoca la distruzione dei sistemi locali di
confinamento, con conseguente fuoriuscita incontrollata dell'antimateria e
distruzione della nave. Per evitare queste conseguenze, il nucleo può essere
espulso nello spazio con procedura automatica o manuale (se la gravità del danno
è tale da non consentire l'intervento umano, il computer procede immediatamente
alla sequenza di espulsione). Il tempo necessario per l'espulsione è di circa 8
secondi. Insieme al nucleo vengono espulsi i tratti terminali dei toroidi di
costrizione (che spesso risultano danneggiati dalla fuoriuscita di plasma e
radiazioni), mentre le estremità dei condotti di trasferimento dei reagenti e
del plasma vengono sigillati magneticamente. Il nucleo ha un autonomo campo di
confinamento di emergenza, che assicura il contenimento sinché possibile, in
attesa della procedura di espulsione o, se questa non fosse
possibile, dell'abbandono della nave. Normalmente il campo interno di emergenza
riesce a mantenere il confinamento per circa 5
minuti.
Una nave priva del nucleo non è in
grado di spostarsi a velocità di curvatura, ed ha autonomia energetica limitata
ai reattori a fusione utilizzati per la propulsione ad impulso e agli
accumulatori.
In condizioni normali di
funzionamento, il nucleo è perfettamente isolato e non emette radiazioni
pericolose. E' perciò possibile lavorare nelle sue vicinanze, e anche toccarlo:
la temperatura esterna è pari a quella ambientale, mentre quella interna varia
tra i 2000 e i 180.000 gradi Kelvin. La pressione media all'interno del nucleo è
di circa 700 bar.
Il campo di curvatura, ossia
l'emissione di treni d'onda di warpers e di verteroni in direzioni
opposte, è generato esponendo al plasma (preventivamente raffreddato) le bobine
di curvatura, ospitate nelle gondole.
Le
gondole sono strutture gemelle, di forma oblunga e di massa pari, mediamente, al
20-25% di quella totale della nave. Sono poste ai lati dello scafo, collegate da
piloni di sostegno. Il numero di gondole è solitamente pari a 2, benché alcune
classi di navi ne utilizzino 4 (soluzione poco diffusa, giacché a fronte di un
notevole aumento della complessità della struttura della nave non si ottengono
apprezzabili vantaggi rispetto al modello classico). La distanza tra gli assi
delle gondole è solitamente non inferiore a 0.8 volte la larghezza dello scafo
(leggermente maggiore per le navette).
L'uso di
coppie di gondole è necessario per due motivi: 1) le bobine devono essere
esterne alla nave, per non sottoporre l'equipaggio agli effetti del campo warp,
e l'uso di una sola bobina produrrebbe un campo asimmetrico rispetto allo scafo;
2) i campi prodotti dalle bobine si sovrappongono, creando un unico campo
maggiormente stabile ed intenso. L'introduzione di opportune asimmetrie tra i
campi consente inoltre alla nave di manovrare anche a velocità di curvatura, nel
caso si rendano necessarie correzioni di rotta o manovre di
emergenza.
Nelle gondole sono ospitate le
bobine di curvatura, i sistemi di iniezione e recupero del plasma, le strutture
accessorie. Alle estremità anteriori delle gondole sono collocati i Collettori
Bussard, di cui si è parlato in precedenza.
Le
bobine di curvatura si dividono in primarie e secondarie: le prime sono quelle
normalmente utilizzate per la propulsione. Le seconde, autonome, vengono
impiegate in caso di danni alle prime.
Le
bobine hanno forma toroidale e sono disposte lungo l'asse della gondola,
perpendicolarmente allo stesso, in dimensioni e numero variabile a seconda della
classe della nave. Esse sono composte di cortenide di
verterio.
Il verterio è un elemento
transuranico di peso atomico 1216,07 e caratteristiche metalloidi. Si tratta di
un elemento artificiale di elevatissima instabilità. La stabilizzazione avviene
con procedimenti particolari, mediante i quali gli atomi di verterio vengono
inseriti al centro di reticoli di una lega composta da cobalto, rodio, titanio, tecnezio e, in piccola percentuale, da altri
elementi transuranici (di peso atomico molto minore) stabilizzati. Il composto
risultante viene detto cortenide di
verterio.
Quando la bobina viene esposta
all'azione del plasma ad alta energia, emette warpers e verteroni in direzioni
opposte. Gli ioni contenuti nel plasma causano un collasso della struttura
reticolare della cortenide di verterio, che subisce un repentino aumento di
densità; cessata l'esposizione al plasma, la lega riprende la struttura
originaria a causa delle forze repulsive delle nubi elettroniche degli atomi.
Nella fase di densificazione vengono emessi verteroni lungo l'asse maggiore
della bobina, in quella di espansione warpers in senso opposto. Ogni fase dura
circa 18 millisecondi, per cui l'emissione di warpers e verteroni è quasi
sincrona (il ritardo non ha conseguenze apprezzabili sull'effetto propulsivo).
Le caratteristiche fisiche della cortenide di verterio, e la disposizione degli
iniettori rispetto alle bobine, fanno in modo che i gravitoni e gli warpers si
irradino in una sola direzione, parallela all'asse della
bobina.
Ogni bobina è servita da quattro serie
di iniettori di plasma, disposte a 90 gradi tra loro, in modo da potere variare
la struttura del campo warp abilitando o disabilitando una (o più) serie, al
fine di far manovrare la nave a velocità di curvatura. Gli iniettori vengono
attivati in sequenza, con cicli e frequenze dipendenti dalle necessità di
manovra e propulsione, in modo che i verteroni e gli warpers entrino in
concordanza di fase a determinate distanze dalla nave, come visto in precedenza
(sezione terza).
Nella parte posteriore della
gondola vi è una serie di bobine supplementari (e una serie di riserva), dette
"rafforzatrici CUN", aventi lo scopo, già illustrato, di intensificare il campo
di espansione mediante un'emissione supplementare di warpers. In tali
bobine soltanto gli warpers vengono polarizzati, mentre i gravitoni
vengono emessi in ogni direzione.
Il plasma
residuo, raffreddato, viene in parte reimmesso nell'EPS e in parte impiegato nei
reattori a fusione dei motori a impulso, utilizzando un circuito di condotti di
recupero. Vi sono inoltre dei serbatoi di stoccaggio
temporaneo.
In caso di emergenza, quando è
necessaria l'immediata disattivazione del campo di curvatura, il flusso del
plasma diretto alle gondole viene interrotto e il plasma contenuto nelle gondole
espulso nello spazio. Per emergenze più gravi (danni strutturali rilevanti) è
possibile la separazione della gondola dal pilone di sostegno; in tal caso é
necessario che anche l'altra venga disattivata o separata.
Tenente Comandante Sooran (al secolo Salvatore
Carboni)
Ufficiale Scientifico, con funzioni di Ingegnere Capo, della USS
Capella NCC 54999
Lunga vita e prosperità
F O N T I
Bibliografia:
La fisica di Star Trek, di Laurence
Krauss, edizioni Longanesi.
Dio non gioca a dadi, di Walter Cassani, edizioni
Demetra.
Dal Big Bang ai buchi neri, di Stephen Hawking, BUR
Rizzoli.
Scienza ed emergenze planetarie, di Antonino Zichichi, BUR
Rizzoli.
Filmografia:
Star Trek I – the motion picture.
Star
Trek VIII – Primo Contatto.
La cruna dell'ago (VOY).
Ancora una volta
(VOY).
Echi mentali (TNG).
Il diritto di essere (TNG).
Déjà-Q
(TNG).
L'Emissario (DS9).
Nelle mani dei profeti
(DS9).
Internet:
HyperTrek, a cura Luigi Rosa.
Tech
Trek.
Webtrek Italia.
N O T E
Il
duranio è una lega composta da ferro, carbonio, titanio, manganese, piombo ed
antimonio, sottoposta ad un processo di densificazione atomica che ne accresce
la solidità e l'impermeabilità alla maggior parte delle radiazioni. Il duranio
è in grado di sopportare elevatissimi stress strutturali senza deformazioni
apprezzabili. Può sostenere una temperatura di 4000 °C per diversi minuti,
senza fondere. Ha modesta conducibilità termica ed elettrica. La sua struttura
resta sostanzialmente immutata anche a temperature prossime allo zero assoluto
(-273,16 gradi Celsius).
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): il lavoro
è massimo quando tale angolo è pari a 0°; (cos 0°=1) e nullo quando l'angolo è
di 90° (cos 90°= 0).
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M =
________________________
V2
(1
-
________ )1/2
c2
dove M è la massa relativistica, M0 è la massa inerziale, V è la
velocità, c è la velocità della luce. Appare evidente che ad alte
velocità, ossia quando V ha valori abbastanza vicini a c, la massa
relativistica aumenta in modo rilevante, e quando V = c, M assume un
valore infinito. Appare inoltre evidente come per ottenere accelerazioni
sempre maggiori siano necessarie quantità di energia sempre crescenti: è
necessaria molta più energia per passare da 0,9999991 c a 0,9999992
c che non da 0,1 a 0,2 c!
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T è
l'intervallo di tempo misurato da un osservatore in moto, e
t è lo stesso
intervallo di tempo (ossia, ad esempio, la durata di un certo evento) misurato
da un osservatore in quiete rispetto al primo, detti intervalli non sono
uguali (benché la differenza diventi significativa solo a velocità
sufficientemente alte), bensì legati dalla seguente relazione:
t
T =
________________________
V2
(1
-
________ )1/2
c2
dove, a parte
T e
t, le variabili
hanno lo stesso significato dell'equazione di cui alla nota n. 5. Ne deriva
che, al crescere della velocità, per l'osservatore in moto gli eventi avranno
una durata sempre maggiore, rispetto alle misurazioni effettuate
dall'osservatore in quiete. Inoltre, due eventi contemporanei per uno degli
osservatori potrebbero non esserlo per l'altro. Va precisato che non si tratta
di un effetto limitato agli strumenti di misura utilizzati (ad esempio,
orologi), bensì relativo all'effettivo scorrere del tempo per i vari
osservatori. Un famoso esempio per illustrare tale concetto è il cosiddetto
paradosso dei gemelli: se un individuo compie un viaggio a velocità
relativistiche, e il suo gemello resta a casa, al rientro il viaggiatore
troverà il gemello (e il resto dell'universo) invecchiato molto più
rapidamente; se per lui il viaggio è durato un anno, per il gemello potrebbero
essere trascorsi invece diversi anni, o decenni, o secoli (a seconda delle
velocità raggiunte). Ogni viaggio a velocità relativistiche è quindi anche un
"viaggio nel tempo", e precisamente nel futuro... di chi resta.
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F =
______________ x
G
r2
dove G è la costante di
gravitazione universale.
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Tutti i fenomeni che
avvengono in natura sono riconducibili all'azione di una serie di forze
fondamentali (dette così perché non risultanti dall'azione di altre forze),
alcune note sin dall'antichità, altre scoperte in tempi più recenti. Tali
forze agiscono mediante particelle-vettori di tipo bosonico, dotate di
proprietà diverse dalle particelle costituenti la materia (che sono di tipo
fermionico), quali quark ed elettroni. Ad esempio, esse possono occupare
contemporaneamente lo stesso volume di spazio, in numero illimitato (a
differenza delle particelle fermioniche, che devono sottostare al principio di
esclusione).
La forza gravitazionale
porta le masse ad attrarsi tra loro, con intensità direttamente proporzionale
al loro prodotto e inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Le
particelle vettori sono i gravitoni. L'attrazione è il risultato
dell'interazione dei gravitoni emessi dalle due masse. Ogni massa emette
continuamente gravitoni, che essendo a loro volta privi di massa non
riducono la massa emittente. Se però la massa è in orbita attorno ad un'altra
(e buona parte della massa dell'universo è in tale situazione), l'emissione di
gravitoni comporta, su periodi molto lunghi, la riduzione del raggio medio
orbitale (per conservare il momento
angolare).
La forza Elettrodebole
riguarda le interazioni tra particelle nucleari. Essa opera in due ambiti
distinti, che si sono rivelati coincidenti alle alte energie, ma che nei
fenomeni fisici della vita quotidiana riguardano fenomeni diversi. La forza
Elettrodebole è difatti "composta" dalla Forza Elettromagnetica e dalla
Interazione Nucleare Debole. La prima opera tra particelle dotate di carica
elettrica, e agisce in senso attrattivo tra cariche diverse e repulsivo tra
cariche uguali. La sua intensità, al pari della gravità, è direttamente
proporzionale al prodotto delle cariche e inversamente proporzionale al
quadrato della distanza. Le particelle vettori sono i fotoni. La
seconda è connessa alla tendenza di ogni sistema, e quindi anche dell'atomo, a
raggiungere la configurazione avente il livello energetico più basso
possibile. Tale forza è difatti responsabile della radioattività, mediante la
quale gli atomi più pesanti si "alleggeriscono" (emettendo radiazioni
) al fine di raggiungere una configurazione stabile. Le
particelle vettori sono i bosoni vettoriali
(W+,W-,Z0).
L'interazione
nucleare forte è la forza che tiene insieme il nucleo atomico. Mentre
difatti gli elettroni, che hanno carica negativa, sono attratti dal nucleo
(che ha carica positiva) mediante la forza elettromagnetica, il nucleo
dell'atomo, essendo composto da protoni (con carica positiva) e neutroni (con
carica neutra), tenderebbe naturalmente a disintegrarsi, a causa della
repulsione elettromagnetica dei protoni. L'interazione nucleare forte
impedisce che ciò avvenga. Va precisato che protoni e neutroni sono entrambi
composti da quark: un protone è formato da due quark di tipo up e un quark di
tipo down, un neutrone da due quark down e uno up. La forza in questione, che
tiene insieme i quark formanti i nucleoni e, di riflesso, i nucleoni stessi,
opera mediante particelle dette gluoni, aventi la caratteristica di
interagire solo con i quark e con altri gluoni. All'interno dei nucleoni, la
principale caratteristica dell'inter. Forte è la cosiddetta libertà di
confinamento asintotico: a differenza delle forze sinora viste, la forza che
tiene insieme i quark aumenta di intensità all'aumentare della
distanza, e decresce invece insieme a quest'ultima. Ciò fa del protone una
delle strutture più solide (e longeve) della natura, anche se la scoperta del
nadione (usato nei phaser) ha posto fine al mito della sua indistruttibilità.
La libertà di confinamento asintotico non opera invece tra nucleoni: è difatti
noto sin dall'antichità come il nucleo atomico possa essere "rotto" in più
pezzi.
La forza Repulsiva è stata
l'ultima ad essere scoperta: essa tende ad impedire le elevate concentrazioni
di massa, e cresce di intensità al crescere della concentrazione (nelle
singolarità difatti, a differenza di quanto ritenuto in passato, la densità -
e quindi la gravità - non è infinita, bensì determinata dall'equilibrio tra
forza gravitazionale, che tende a fare collassare la struttura, e forza
repulsiva, che pone un limite alla densità della materia). La forza repulsiva
opera, come detto, in funzione della concentrazione di massa: masse maggiori
verranno respinte con intensità maggiore, elementi con peso atomico maggiore
verranno respinti in misura maggiore rispetto ad elementi più leggeri. Tale
forza opera su ordini di grandezza inferiori rispetto alla forza
gravitazionale, e i suoi effetti divengono significativi solo in presenza di
masse o campi gravitazionali elevati. Detta forza, come si vedrà in seguito
nel testo, gioca un ruolo fondamentale nella propulsione a curvatura. Le
particelle vettori sono, non a caso, chiamate
warpers.
Tutte le forze esaminate
hanno natura discreta, ossia agiscono e si propagano (soltanto) secondo
multipli interi di un valore minimo; hanno, in altre parole, carattere
quantistico. La teoria del Campo Unificato è difatti fondata da un lato
sull'estensione allo spazio-tempo del carattere quantistico delle forze
fondamentali (in parole povere, lo spazio e il tempo hanno anch'essi natura
quantistica, ossia risultano divisibili non all'infinito, come a lungo
ritenuto in passato, ma sino ad un valore limite) e dall'altro dall'abbandono
del concetto di particella puntiforme, cui viene sostituita una descrizione
della materia e della radiazione in termini ondulatori. Massa ed
energia sono quindi "perturbazioni" dello spazio-tempo discreto. Tale teoria,
che solitamente viene sviluppata in epoca prossima alla realizzazione della
propulsione a curvatura, consente di spiegare i fenomeni naturali in chiave
deterministica, anche a livello subnucleare, abbandonando le approssimazioni
probabilistiche della meccanica quantistica (che venivano invocate, ad
esempio, a sostegno dell'impossibilità del teletrasporto!); consente inoltre
una piena comprensione del funzionamento delle forze fondamentali, mediante
equazioni che ne descrivono l'azione sia alle alte energie che nei fenomeni
quotidiani, e che, come detto, hanno come comune denominatore
l'interpretazione ondulatoria e quantistica di ogni fenomeno naturale.
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Ideato e scritto da Salvatore Carboni "Sooran" 4084-A |
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