ALCUNI MESSAGGI PUBBLICATI NEL MIO FORUM PRIVATO
Ho trasferito qui alcuni messaggi del mio Salotto Virtuale.
All'inizio di questo elenco eravamo a luglio/agosto 2003 ...
Più interessanti (secondo me): Misure utili - Distorsioni - Cavi - Risposta in freq. e ascolto - Equalizzazione "ambientale" 1 - Equalizzazione "ambientale" 2 - Effetti 0,1 dB - Sentire - Vantaggi mobile Delta-4 - Aneddoto - Frequenze e ascolto - Scena acustica - Prova d'ascolto 0,3 dB, Rilevazione parametri T&S, NPS Experience - Vas - Ferrofluido - T-Amp - Piccolissime perturbazioni della risposta in frequenza - DSR/NPS Orizzontale - DSR/NPS Verticale - Direct/Reflecting - Fase
Non
vorrei apparire come al solito "banalizzante" o non abbastanza
rispettoso delle "teorie" più "avanzate" in merito, ma,
avendo penato anch'io le stesse pene per non pochi lustri ed avendo anche avuto
dei veri strumenti a disposizione, dato per scontato che i progetti che andavo
realizzando fossero corretti dal punto di vista tecnicamente più
"classico" dell'"hi-fi", ovvero "componenti buoni usati
bene", la "marcia in più" la ho sempre ottenuta (Doug Sax
insegna...) quando le mie casse erano in grado di ricostruire un campo acustico
globale in ambiente avente le corrette proporzioni fra campo diretto e
riverberato (non molto diverse da quelle di una voce emessa naturalmente nello
stesso ambiente) ed un andamento della risposta in frequenza
"mediamente" (per parecchie posizioni diverse almeno del microfono e
magari con entrambi i diffusori in funzione con due generatori diversi) molto
regolare. Effettuando la misura per una sola posizione di ascolto e di
installazione in una sola stanza di dimensioni piccole o medie il miglior
risultato ottenuto all'ascolto non apparirà mai evidente dai risultati di
questo set di misura estremamente ridotto e senz'altro insufficiente. Ovviamente
tutto ciò nulla ha a che vedere con molti altri aspetti della riproduzione,
come ad esempio l'imaging o la dinamica... Ma non c'entra niente neanche la fase
(se intesa come parametro autonomo e non interferente, cosa pressoché
impossibile, con tutti gli altri, in primis sempre la risposta in frequenza).
Spero di esserti stato utile, anche se comprendo bene che, pur supponendo che
sia possibile decidere in modo univoco quali e quante misure in ambiente
andrebbero fatte, poi bisogna "farle bene" ed altrettanto bene
"interpretarle".
2)
Reclinando
il diffusore hai cambiato tante di quelle cose che ci vorrebbe una sfera di
cristallo per trarre delle conclusioni sensate. Pensare di operare con una
retina di ritardo presuppone che tu abbia già deciso cosa vuoi ottenere (in
particolare, queste reti le usava chi non riusciva ad orientare correttamente in
altri modi più semplici la desiderata dispersione all'incrocio) e poi sapevano
rivendersele...
Fra
i parametri "misurabili" che hai cambiato con la tua inclinazione,
prima di pensare al tempo ed alla fase, ci sono:
-
andamento della risposta percepita del campo diretto (a causa anche delle
diverse interazioni con la diffrazione ai bordi e del diverso andamento della
risposta alla frequenza d'incrocio, sempre nella direzione d'ascolto)
- rapporto
diretto/riverberato
-
riflessione sul soffitto
-
riflessione sul pavimento
-
Tutto ciò non solo nella posizione d'ascolto prevista, ma anche in quelle non
"previste" ma comunque utilizzate e inconsciamente ben
"memorizzate" per decidere "che suono" stai ascoltando (Se
misuri una risposta in un abitacolo di un'auto trovi cose mooolto diverse a
seconda di dove metti il microfono, ma la sensazione che avrai entrando in
quell'auto o il ricordo che ne avrai quando ne sarai uscito saranno
"univoci", ovvero una specie di media. Questo succede sempre, anche
nella tua stanza).
-
per ultimo, un minimo ritardo del tweeter (meno di 1 millisecondo).
Quali
fra i cambiamenti che hai introdotto hanno la maggiore probabilità di essere
ben udibili?
3)
Ora
il tutto è ancora più chiaro e completo. E posso quindi trarre le mie
conclusioni:
prima
di andare a cercare il pelo nell'uovo delle distorsioni, delle code sonore,
della qualità assoluta degli altoparlanti, dei componenti del filtro e dei cavi
(nonché dei cabinet dei mid...) è fondamentale esser certi che "la risposta
in frequenza desiderata (almeno per quella installazione e per numerose e
diverse posizioni d'ascolto)" sia stata effettivamente ottenuta: entro
una maschera mooolto ristretta... Altrimenti, voi ottimizzate "tutto"
(fase/delay compresi) con la massima competenza e cura, poi vengo io, vi
cambio di 0,2 dB qua e là e vi "frego" tutti ...
Insomma,
tutti i parametri tecnici sono più o meno correlati fra loro e tutti sono stati
"inventati" per affrontare e risolvere i problemi, ma non si può migliorare
la situazione creata da un midrange bruciato in un sistema a tre vie
cambiando il delay della emissione del woofer e del tweeter...
Adesso
riduci le dimensioni del problema e delle varie soluzioni proposte ed analizzane
magari anche molte. La migliore resterà sempre e comunque "riempire il
buco", o no?
Insomma:
ci sono parametri che influiscono molto e altri che influiscono poco. Da buon
ingegnere ho imparato a "ridurre" le incognite e lavorare su modelli
per quanto possibile semplificati cercando comunque di ottimizzare al massimo
almeno quelli, prima di passare oltre. Il Bass e il Cross ne sono un buon
esempio. Sia nell'uno che nell'altro di parametri che tutti voi (più o meno, ma
ne conosco uno mooolto più degli altri...) considerereste vitali che io ho
assolutamente "messo da parte" per poter tentare di risolvere al
meglio tutto quello che potevo calcolare e verificare bene, ce ne sono veramente
tanti
.
Eppure sono in molti ormai ad ammettere
che questi "programmini" (il primo girava abbastanza bene sul
Commodore 64) possono permettere di progettare sistemi abbastanza impegnativi
(io li ho usati per le NPS-1000), come ad esempio il The Audio Speaker che
trovi sul sito, anche senza avere a disaposizione un vero laboratorio di misure
elettroacustiche. Il tutto perché ho badato alla "ciccia" e non ai
cavi trafilati nelle notti di luna piena.
Conclusione:
Harmonic Distortion is a means for measuring
Nonlinear
Distortion
. Nonlinear Distortion is a form of signal
processing error
that creates signals at frequencies that are not necessarily
present in the input. It contrasts with Linear
Distortion,
which is a form of error that creates no new frequencies beyond those that are
present in the input signal. Linear Distortion changes the relationship of the
size and timing of the frequencies that compose the input signal. Linear and
Nonlinear distortion are directly based on frequencies present in the input
signal.
Questo
solo per poter prendere atto che alterazioni della risposta in
frequenza e in fase del segnale sembrerebbero essere due forme altrettanto
importanti di distorsione lineare. Peccato però che la correttezza o meno della
risposta in fase "sic et simpliciter" non sia di fatto udibile
(semplicemente perché il nostro sistema uditivo non è "progettato"
per essere sensibile a ciò, con tutte le "fasi" diverse da cui siamo
costantemente investiti diventerebbe impossibile riconoscere il suono di una
Fender da quello di una Gibson a meno di ascoltarle nelle stesse
"identiche" condizioni di fase sempre). Ovvero se si riuscisse ad
alterare la risposta in fase (entro intervalli di tempo "ragionevoli")
senza alterare minimamente la risposta in ampiezza non si sentirebbe nessuna
differenza. Ecco perché il Cross non è stato dotato di una visualizzazione
della risposta in fase (non ostante sia praticamente "costretto" a
calcolarla) che consentisse di ottimizzarla. E i risultati si ottengono lo
stesso, pare...
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La
risposta in frequenza, espressa e misurata in modo non propriamente
semplicissimo come già detto, è IL PARAMETRO da ottimizzare. Variandolo anche
solo di +0,2 dB qua e là posso farti credere quello che voglio,
relativamente a tutti gli altri "parametri più di moda..."
5)
Scusate
se mi intrometto, ma qualsiasi tweeter con flangia rotonda, se misurato senza
essere montato "flat" su un opportuno pannello, darà sempre una
risposta affetta da "buchi"
Anche il D28AF! (Anche
se la sua dispersione non eccelsa alle frequenze più alte, in alcune
particolari situazioni, può parzialmente mascherare il problema)...
In
particolare, se prendiamo un tweeter dotato di una ottima dispersione, come ad
esempio un Accuton con flangia da 82 mm, e lo misuriamo in aria libera succederà
questo:
il
segnale emesso dalla cupola viaggerà sia direttamente sia verso il microfono
sia verso il bordo della flangia, in tutte le direzioni. Qui, dopo avere
percorso 4.1 cm verrà riflesso (diffratto) più o meno in tutte le direzioni ed
anche verso il microfono, dove arriverà un po' più tardi del segnale diretto.
E' come
se fossimo in presenza di due tweeter con i centri delle cupole posti a 41 mm di
distanza fra loro (la distanza cupola-flangia) e con un "offset di altrettanti
41 mm (quelli che l'onda di pressione deve percorrere lungo la flangia
prima di essere "nuovamente emesso" verso il microfono.
Per
vedere cosa succede basta usare il Cross come segue:
impostare
un sistema dotato di tweeter e midrange ideali posti a 4.1 cm l'uno dall'altro e
con un offset di 4.1 cm. Poi calcolare la risposta complessiva alla distanza
desiderata (un metro?) ponendo tutti i componenti del crossover a zero (tranne
le due Re) e con Pavimento, Risposta Altoparlanti e Impedenza Altoparlanti a
"N".
Vedrete
comparire come d'incanto un bel buco più o meno a 5 kHz (ma non solo. E'
ovvio che, inclinando il tweeter, il segnale diffratto arriverà al microfono
con un offset variabile con continuità e la cancellazione verrà attenuata
e allargata su un range di frequenze più ampio, arrivando per opportune
angolazioni a "nascondersi" abbastanza bene...)
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Ciao
a tutti!
P.S.:
Quello che ho appena esposto è il motivo per cui per le Delta 4 avevamo scelto
solo altoparlanti tutti con flangie rigorosamente quadrate o rettangolari. In
questo modo il problema si riduce assai... Il pannellino sul quale erano montati
quasi a filo, poi, oltre ad essere anch'esso rettangolare (in questo modo
l'"offset" della sorgente virtuale creata dalla diffrazione varia
continuamente con l'angolo di emissione lungo il pannello) era anche smussato ai
bordi).
Caro
Paolo,
la
resistività del rame in ohm per metro/mmq (con T in gradi centigradi) è pari
a:
1,724
x (1 + 0,0042 x (T - 20)) x 10^(-2)
che,
per 1 metro ed 1 mmq, a 25 gradi ci dà una resistenza di:
R=
0,0176 ohm
per rendere la cosa più chiara ho preparato una tabellina:

Ho
calcolato la attenuazione del segnale alla frequenza di minimo dell'impedenza di
una cassa per la quale tale minimo sia di 4,5 ohm. Con un cavo "rosso
e nero" da 1,5 mmq lungo 3 metri l'attenuazione è di 0,13484 dB. Passando,
con lo stesso cavo, a 10 metri, la attenuazione diventa di 0,44158 dB
(certamente ben udibile, quanto meno da parte di "ascoltoni"
allenati). Nel terzo esempio, mantenendo fissa la temperatura ambiente a 25° ho
supposto l'uso, con la stessa cassa, di un cavo bipolare da 5 mmq (sempre per
ciascun conduttore) per una lunghezza di 10 metri. In questo caso si torna alla
stessa situazione iniziale.
Cari
amici, permettetemi di confermare la mia convinzione che certa gente in
realtà, a molti euro (preferisco la forma invariante, gli "euri"
mi fanno ridere...) al metro, non vi stia vendendo "cavi
speciali", bensì proprio quelle frazioni di dB sulle quali ho cercato
invano di attirare la vostra stimatissima attenzione e che invece vi interessano
così poco...
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7)
Alla
mia età (son nato nel 1947) e con la mia storia alle spalle non posso permettere che vengano
messe in dubbio certe esperienze. Inoltre, dato che ci tengo moltissimo che su
un MIO forum non vengano scritte scemenze senza che la cosa abbia sempre un
seguito intelligente, non saprei stare semplicemente a guardare. Considera che
oggi dirigo una azienda mia che dà lavoro a molte decine di persone e non posso
ricominciare a discutere per far valere le mie "opinioni" come ero
disposto a fare da ragazzo. Certe mie opinioni ormai sono certezze consolidate
delle quali altri farebbero bene a far tesoro: altro che instillare dubbi su
dubbi o contestare per sembrare più bravi. Vadano ad autogratificarsi da
qualche altra parte.
Caro
Valerio,
il
Compliance Shift, come ricordavi, è un metodo mediante il quale è possibile
usare in "allineamenti reflex di Thiele" anche woofer che non abbiano
il Qts previsto. Basta "fare finta" che il Cms (la cedevolezza: "compliance",
ovvero la molla dell'altoparlante dei messaggi precedenti) sia diversa (entro un
range ragionevole) e ricalcolare la variazione di Fs e Qts corrispondenti. A
questo punto si monta il woofer con l'allineamento previsto per i nuovi
valori di Fs e Qts e tutto funziona come se niente fosse...
Il
che vuol dire che in realtà il "vero" valore del Cms è veramente
poco importante, ovvero la "forza della molla" può anche essere
"diversa" da quella che sarebbe richiesta per il funzionamento
previsto, purché gli altri parametri abbiano invece i valori richiesti.
Ammettiamo
ora di avere un woofer reale dotato di un certo Cms, una certa Fs ed un Qts
troppo basso per il tipo di allineamento che preferisco (cui corrisponde
una certa risposta in frequenza ed una certa risposta all'impulso).
Posso
appesantire il cono e ottenere una Fs più bassa ed un Qts più alto fino a
poter realizzare il tipo di allineamento ed il tipo di risposta in frequenza e
corrispondente risposta all'impulso che preferisco. Ovviamente, avendo ora una
Fs più bassa tutta la curva sarà spostata verso sinistra, sull'asse delle
frequenze... Che il Cms sia rimasto quello iniziale non gliene importa nulla a
nessuno... In questo senso dicevo che la funzione del Cms, per quanto
riguarda la risposta ai transienti, è "accessoria".
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Avete
letto bene questo:
La
presenza di esaltazioni o attenuazioni localizzate (soprattutto nella parte più
importante della banda audio che possiamo limitare verso il basso ai 100 e verso
l'alto ai 10.000 Hz) è indice invece di una "caratterizzazione"
del suono e di una personalità spinta, che non consentiranno al diffusore di
esprimersi egualmente bene in qualsiasi situazione e con qualsiasi genere
musicale. Se l'andamento generale della risposta è invece da considerarsi
corretto, ma è affetto da piccole perturbazioni (dell'ordine dei 2 dB) che ne
rendono la curva un poco "mossa", quello che ne soffrirà sarà la
precisione timbrica dei dettagli, la sensazione di "naturalezza" di
emissione ed in generale la omogeneità di riproduzione. Non esiste un andamento
della curva di risposta da considerarsi comunque corretto in assoluto, ma ogni
"forma" corrisponde ad una "filosofia" di suono che rende il
diffusore "diverso". Ad esempio una curva che abbia un andamento
regolare con la convessità verso l'alto (che è il più frequente) offrirà un
suono tanto più "presente" e con i medi e le voci in evidenza quanto
più questa convessità è accentuata; un tale diffusore sarà caratterizzato
dalla capacità di avvicinare i piani sonori ponendo spesso, specie con le
registrazioni effettuate in studio, l'ascoltatore molto vicino agli esecutori.
Diffusori con una risposta che abbia un andamento con la convessità verso il
basso (piuttosto rari) o che tendano ad un andamento piatto (per lo meno sulla
gamma sopradetta) tendono invece ad un effetto di maggiore "spazialità"
ed apertura che pone i diversi piani sonori a distanze maggiori oltre a
consentire un buon ascolto anche a livelli ridotti, grazie ad un certo effetto
"loudness". In questo caso il diffusore presenterà spesso anche la
particolare caratteristica di dare una sensazione di ampliamento della
"dinamica" della riproduzione, cosa particolarmente apprezzata
nell'ascolto dei brani registrati direttamente dal vivo. Quanto alla gamma
bassa, a causa delle alterazioni introdotte dall'ambiente di ascolto, la sua
valutazione deve essere sempre effettuata per confronto con le misure fornite
nella stessa situazione sperimentale da altri diffusori, aiutandosi nella
valutazione con un esame dell'andamento fornito nella misura della risposta in
camera anecoica. La musica da discoteca non richiede normalmente una notevole
estensione verso le frequenze più profonde, al di sotto dei 60 Hz, ma necessita
invece di una particolare "spinta" fra i 60 e i 120 Hz; esistono
quindi dei diffusori che hanno una risposta non corretta dal punto di vista
strettamente hi-fi e tradizionale del termine, con una esaltazione localizzata
in quel particolare punto della risposta, che riescono però a dare un effetto
estremamente piacevole all'ascolto di brani "DISCO"; a questi
diffusori non è normalmente consentito di cimentarsi con musica classica di
largo respiro, ma se ad una gamma bassa "criticabile" si accompagna
una timbrica generale delle gamme media e alta "sana" non è
detto che non siano fruibili con risultati accettabili anche in questo difficile
genere. Normalmente comunque per avere una riproduzione che riproponga le
dimensioni dell'orchestra sinfonica o la timbrica dei violoncello in modo
corretto è richiesto che la risposta alle basse frequenze sia ben estesa (fino
almeno ai 50 Hz) senza enfasi localizzate.Per quel che riguarda la gamma alta
oltre ai 10.000 Hz si deve distinguere. Non tutti gli ascoltatori rispondono
allo stesso modo alle sollecitazioni causate da queste frequenze e per alcuni
risultano addirittura fastidiose, ma restando nel caso di impianto di buona
qualità, con testina dalla risposta lineare, tutto ciò che viene emesso al di
sopra dei 10.000 Hz contribuisce in maniera notevole alla "ariosità"
ed alla sensazione di realismo della emissione. Una esaltazione localizzata
intorno ai 10 kHz tende spesso ad enfatizzare oltremisura il fruscio di dischi
non perfettamente nuovi e silenziosi, mentre una carenza della gamma fra i 5 e i
10 kHz causa una sensazione di "soffocamento" e di velatura dei suono
ed in particolare delle voci, che può essere molto fastidiosa.Una particolare
evidenza di tutta la risposta fra i 1000 e gli 8.000 Hz riesce invece utile per
aumentare la "presenza e la sensazione" di vicinanza fisica degli
strumenti solisti, senza per questo causare gravi danni alla timbrica generale,
sempre che la risposta sia comunque particolarmente estesa verso gli estremi
gamma. Quello che sembra invece indesiderabile nella maggioranza dei casi è un
livello eccessivo dell'ottava intorno ai 1000 come di quella intorno ai 400 Hz;
nel primo caso molte voci tenderanno a divenire "nasali" ed a suonare
come se il cantante avesse posto le mani a coppa di fronte alla bocca, nel
secondo caso molti strumenti tenderanno ad un suono che è facile definire
"scatolare", come se dello strumento venisse a far parte anche una
scatola di cartone duro che risuonasse innaturalmente.La assenza di queste
frequenze peraltro determina una leggerezza estrema delle percussioni (tamburi e
batteria in genere) che vengono allontanate e rimpicciolite oltre misura.Molti
diffusori adottano una risposta che si mantiene quasi piatta su tutta la banda
dalle basse frequenze fino ai 5/6 kHz, per poi decrescere regolarmente. Questo
tipo di andamento necessita di un certo periodo di "assuefazione", ma
riesce spesso ad offrire un suono corretto e riposante con molti generi musicali
"seri" (sempre che la parte della risposta che precede le alte
frequenze non presenti assolutamente alterazioni localizzate).Esiste un
andamento della risposta in ambiente che, proposto dalla Brüel & Kjaer
qualche anno fa, è stato adottato da alcuni costruttori sia di scuola inglese
che americana. Tale andamento sembra essere il più "versatile" e come
tale sarebbe auspicabile che ogni diffusore le cui prestazioni sono orientate
verso una particolare utilizzazione, avesse comunque una risposta che come
andamento medio non se ne discostasse molto; questa risposta "teorica"
ha un andamento regolare, presenta la convessità (molto leggera) verso l'alto e
tende a decrescere molto lievemente verso le alte frequenze presentando il
massimo dell'emissione sulla gamma bassa. Non pare però che le tecniche di
ripresa e registrazione oggi adottate siano tali da consentire la scelta di un
andamento univoco da parte di tutti i costruttori e molti di essi stanno anzi
orientandosi sempre più spesso verso andamenti che tendano a mantenersi
costanti su buona parte della gamma audio, influenza degli ambienti e controlli
installati permettendo.
Tratto
da qui:
http://www.renatogiussani.it/misasc.htm
Dunque.
Ti svelerò un "segreto".
Ovviamente ho avuto la possibilità di fare anche molta ricerca sul suono in auto...
Quando ho dovuto decidere a quale andamento medio tentare di uniformare le mie risposte in frequenza sono partito dalla curva di Möller. Niente di più sbagliato!
Se entri nella tua auto con tua moglie e lei comincia a parlare, la sua voce non verrà corretta da nessun equalizzatore e raggiungerà le tue orecchie "influenzata" in modo molto pesante dalla "timbrica" del piccolo ambiente del quale stiamo parlando. Quando poi metti su un Cd di Mina, il tuo sistema uditivo (cervello "compreso"...) si aspetta che anche quest'altra voce sia affetta più o meno nello stesso modo dall'acustica dell'"ambiente". Se tu equalizzi il segnale per ottenere la risposta che avresti avuto nella regia dello studio di registrazione o... In mezzo al mare, il tuo cervello ci trova qualcosa di molto strano (questo tipo di esperimenti e di correzioni si possono fare e sono stati fatti con successo solo in camera anecoica!) e (sottraendo automaticamente l'effetto ambiente che ha memorizzato ascoltando la voce di tua moglie) attribuirà alla voce di Mina delle caratteristiche molto diverse da quelle reali e sicuramente diverse da quelle originali, con un risultato assolutamente innaturale.
Lo stesso avviene anche nelle nostre stanze di audiofili, perciò in realtà: ogni ambiente ha la sua curva ottimale, anche quando il disco, l'ampli e le casse cercano di farci credere che ci troviamo in un ambiente diverso (una cattedrale, o un concerto dei Pink Floyd), non riusciamo comunque a prescindere da questo effetto. E' grazie a tutto ciò che anche le buone casse inglesi progettate per avere una buona risposta sull'asse ed una buona dispersione (Tannoy?) hanno sempre goduto di una ottima reputazione (anche di ascolto), anche se sono state installate in tutto il mondo in ambienti di dimensioni e caratteristiche acustiche mooolto diverse, tali che, sicuramente le risposte con la MLS in ambiente avrebbero mostrato una infnità di andamenti diversi. Insomma, la curva di Möller è solo un riferimento ideale che mi risulta abbastanza valido per ascolto non troppo lontano in grandi ambienti.
Nel messaggio precedente dicevo che ogni ambiente chiuso imprime le sue caratteristiche sul suono che sentiamo. Non è corretto tentare di annullarle completamente, agendo con regolazioni e/o equalizzazioni (a meno che non siano attuate nel dominio del tempo anziché in quello della frequenza, ma questo tipo di intervento, provato pare con ottimi risultati da Berkovitz, non lo ho mai sperimentato personalmente), al fine di avere un sistema di riproduzione che presenti una risposta in frequenza a regime in ambiente chiuso predeterminata in modo indipendente dall’ambiente nel quale venga fatto funzionare.
Un metodo che credo possa essere messo in atto per capire quale è l’andamento della risposta globale a regime da considerare giusto per un certo ambiente, potrebbe essere il seguente.
Per prima cosa dotarsi di un buon microfono di misura e di un sistema di analisi di spettro e di registrazione appropriati (personalmente tenderei a fidarmi solo di un analizzatore a terzi d’ottava B&K…). Poi andrei su un prato lontano da case e registrerei alla mia distanza d’ascolto preferita un mio amico che fa un bell’assolo di batteria (vera), piatti e cassa compresi. Quindi farei con calma una corretta analisi dello spettro che ho registrato. Poi porterei il mio amico nella mia stanza e farei la stessa misura (alla stessa distanza di ascolto). Ora metterei in funzione l’impianto con le casse più o meno dove era la batteria vera e senza spostare il microfono. Riproducendo il suono che ho registrato sul prato dovrei rilevare lo stesso spettro che ho appena misurato con la batteria vera nella stessa stanza. Se il risultato è diverso potrò agire sui miei controlli per “equalizzarlo”.
E il gioco è fatto.
Ora, con rumore Clio e MLS, quale risposta rileverò?
Sicuramente
diversa in ognuna delle nostre stanze… Ma comunque “buona”
Insieme ad altri membri "importanti" del mio vecchio gruppo di lavoro, già dagli anni '70 abbiamo più volte dimostrato la perfetta udibilità di differenze di livello di 0,1 dB (volume più o meno alto) ove queste siano estese a tutta la gamma audio. Quando la differenza di 0,1 dB fra due risposte in frequenza è confinata a particolari bande come la bassa, la medio-bassa, la media, la medio-alta, la alta, la altissima, le sensazioni d'ascolto che tali differenze (esclusivamente nella grandezza scalare "pressione acustica", o nella risposta ai morsetti dei diffusori) sono in grado di attivare sono molteplici e gli ascoltatori le descrivono spesso come:
- ambiente più o meno naturale e/o ampio oppure bassi più o meno estesi (se la gamma bassa fino a 125 Hz è più o meno forte di 0,1 dB...).
- transienti più o meno netti e/o prolungati oppure voci più o meno scatolate e/o confuse (se si tratta di gamma medio-bassa. Fra i 125 ed i 630 Hz)
- bassi più o meno morbidi e/o frenati e/o veloci, voci più o meno presenti potenti e/o riconoscibili (se i medi fra i 630 e i 4.000 Hz sono più o meno forti di 0,1 dB... )
- voci più o meno aperte e/o vicine e/o definite (se si tratta di gamma medio-alta. fra i 4.000 ed gli 8.000 Hz).
- fronte stereo più o meno ampio, strumenti più o meno definiti e risolvibili separatamente, transienti più o meno completi e puliti, suono più o meno affaticante (se si tratta di gamma alta fra gli 8.000 ed i 12.500 Hz)
- immagine più o meno ampia e/o ariosa e/o profonda e/o naturale (se si tratta di gamma altissima - oltre i 12.500 Hz)
E così via, coinvolgendo spessissimo anche termini di fantasia che vengono di norma tirati in ballo quando si vuol credere per forza all'udibilità dell'andamento della fase piuttosto che della risposta nel tempo entro poche decine di millisecondi, prima di essersi messi in condizione di non farsi influenzare da differenze di "livello" di 0,1 dB, come sopra...
Quindi: differenze di risposta in frequenza di meno di un dB fra due tweeter sono udibili. In ambiente domestico divengono molto meno verificabili e/o importanti a causa dei numerosi fenomeni cui si riferisce anche Flex, ma non sono ininfluenti del tutto. Quello che volevo dire io non è che non si dovrebbe garantire la risposta in frequenza degli altoparlanti e/o dei diffusori entro intervalli di pressione più ristretti, il fatto è che è quasi impossibile! Chi dichiara drivers matching entro +- 0,5 dB semplicemente dichiara il falso perché nessuno è in grado di smascherarlo...
Dunque,
Immaginiamo di avere una sinusoide a 500 Hz, una a 1000 Hz ed una a 2000 Hz, tutte da 2 Volt di picco.
Ora applichiamole tutte insieme in modo continuo allo stesso altoparlante.
Questo si muoverà sollecitato da una tensione di picco di 2+2+2 = 6 Volt.
Quella RMS sarà invece la somma dei valori RMS delle componenti:
1,4142+1,4142+1,4142= 4,2426
Il fattore di cresta di questo segnale sarà quindi pari a 6/4,2426) = 1,4142
comportando come risultato un fattore di cresta di
6/2,263 = 2,651 che in dB fa 8,47.
Ecco che, continuando con lo stesso ragionamento per un brano musicale avente uno spettro complesso reale che si sviluppi nel tempo come avviene quasi sempre, arriviamo ad un valore del fattore di cresta che possiamo ragionevolmente stabilire (avendolo misurato) intorno ai 20 dB.
Allora potremmo provare ad ipotizzare una variazione esponenziale del fattore di cresta con la riduzione della banda considerata, tale da poter tracciare una curva che tenda a decrescere rapidamente mano a mano che vengono escluse dallo spettro le frequenze più alte, per poi tendere asintoticamente al valore di 3,01 dB al diminuire della frequenza considerata. Insomma, il grafico risultante sarebbe complementare rispetto a quello che rappresenta la variazione del valore efficace della potenza in funzione della frequenza, che ho pubblicato anche in “download”.
Ottenendo qualcosa di simile a questo:
Supponendo che questo grafico abbia un qualche valore, nel caso del midrange delle Delta4 avremmo un fattore di cresta per il segnale compreso fra i 320 Hz ed i 2500 Hz,
leggendo su una ideale scala in dB da pari da (20-3)/35 dB/div. = 0,486 dB/div.,
pari a (17-5) x 0,486 = 5,83 dB.
Il che significherebbe che l’ITT della Delta4 sarebbe chiamato a muoversi sottoposto ad una tensione di picco 5,83 dB più alta di quello RMS, ovvero, con il Mc Intosh da 150 Watt su 8 ohm, si avrebbe, come già visto sul forum, una potenza efficace applicata di (150 – 20 dB) x 0,36 = 0,54 Watt ed una potenza di picco di 0,54 + 5,83 dB = 0,54 x 3,85 = 2,79 Watt.
Con 2,79 Watt di picco applicati la escursione del nostro ITT è ancora ampiamente entro la zona di funzionamento lineare… (si parla di un livello emesso solo 4,5 dB più alto di quello che si ottiene pilotandolo con un Watt…)
Quindi,
nonostante tutte le approssimazioni introdotte…Non mi preoccupo più e, almeno
per ora, dò ragione alle orecchie di chi le Delta 4 le ha ascoltate anche
pilotate con 300, Watt per canale… ![]()
Poi, come nelle migliori famiglie, si dovrebbe fare almeno qualche misura di verifica...
Sei sicuro di avere effettuato sempre sostituzioni fra componenti il cui valore fosse identico a meno dell'1% ?
E poi, mi sa che le differenze che riesci a sentire sono un po' troppe... Anch'io sento sempre e comunque una differenza, anche quando non c'è, se non riesco a "controllare" bene la mia "ansia di analisi"...
Il mio
ricordo delle mie esperienze d'ascolto condotte dal 1965 (ricorda che sono del
1947) al 1996 anche in qualità di responsabile ricerca e sviluppo e/o di
giornalista specializzato con una reputazione da difendere, oltre che di
audiofilo impegnato, mi costringe a dichiarare che tutte queste differenze le
ho sentite sempre anch'io fino a quando non ho "imparato a non
sentirle più, proprio tutte", e ti assicuro che non è stato facile
proprio per nulla...
"...Sinceramente non saprei dire se sia preferibile avere comunque alte frequenze il piu' possibile "sparpagliate" con la massima dispersione possibile, oppure se sia meglio limitare al massimo tale dispersione, ritengo che le due soluzioni abbiano vantaggi e svantaggi complementari...."
Allora.
Io credo che in una situazione di ascolto "naturale" le alte frequenze vengano emesse dai violini e da tutto il resto in modo abbastanza "sparpagliato", ma questo non deve trarre in inganno... Durante l'ascolto di un sistema di riproduzione stereofonica in un ambiente domestico, il campo acustico da emettere potrebbe essere anche molto diverso da quello originale, per ricreare sensazioni simili. Fatto sta che, pensandoci un po', e non solo io, sembrerebbe che, per avere un ascolto il più vicino a quello "naturale", ovvero in con modalità tali che anche spostandosi un po' dalla posizione ottimale sia possibile non soffrire di distorsioni timbriche e/o prospettiche esagerate, la dispersione migliore, per le alte frequenze, sia proprio quella derivante da una corretta implementazione del DSR orizzontale. Questo sistema richiede una dispersione "controllata" in orizzontale entro valori inferiori rispetto alla filosofia della massimizzazione tout court, ma non tanto da perdere completamente le frequenze più alte se ci si sposta "un po' troppo"...
Quanto a tutti segnali che raggiungono la
posizione d'ascolto dopo essere stati riflessi dagli oggetti circostanti, pareti
comprese, la situazione migliore sembrerebbe essere quella nella quale il campo
riverberato (ovvero quello "totalmente privo di informazioni
direzionali") non fosse troppo diverso da quello rilevabile mentre si
ascolta nell'ambiente originale, mentre le "prime riflessioni"
sarebbero da evitare il più possibile. Ecco perché di solito
"suonano" meglio gli ambienti domestici non troppo "morti" né
troppo "vivi" ma caratterizzati in ogni caso da una forte
"diffusione" (nel senso di "diffrazione distribuita") di
tutto il campo diretto. In questto modo si allontana il pericolo di essere
raggiunti da una quantità eccessiva di segnali contenenti ancora informazioni
direzionali (temporali e quant'altro) in grado di falsare quelle contenute nel
programma registrato, senza dover soffrire di un campo "globale"
troppo prevalente sulla gamma bassa e medio-bassa... ![]()
Ciò detto, cosa devono fare le casse alle frequenze medio-alte ed alte? Non essere né "sfere pulsanti", né "laser".
Dato
poi che il soffitto, a meno che non sia opportunamente "trattato" con
elementi rigidi di forma opportuna, non diffonde un granché il suono, è
meglio che questo non venga sparato troppo verso l'alto... Quanto al pavimento:
Oscar ha già visto i cuscini che ho a casa mia... ![]()
Per
qualsiasi misura di distorsione, la distanza da usare è sempre la stessa che
permette di misurare correttamente la risposta in frequenza che arriva alle
orecchie dell'ascoltatore (supposto in perfetto campo libero ideale...). Dato
che questa condizione non è mai rispettabile con esattezza, si usano dei metodi
di compromesso che, armati delle opportune conoscenze teoriche, possono fornire
comunque informazioni utili...
![]()
Ricordo, per inciso, che la
misura della distorsione, come la maggior parte di tutte le altre, non serve a
sostituire alle nostre orecchie un microfono e alcuni strumenti, aspettandosi
poi che i numeri che se ne trarranno siano direttamente indicativi della nostra
migliore o peggiore sensazione d'ascolto... E neanche della maggiore o minore
aderenza "soggettiva" alla situazione d'ascolto reale...
Comunque vorrei intanto ricordare, nell'ordine, che:
http://www.renatogiussani.it/installazione.htm
http://www.renatogiussani.it/collegamento.htm
http://www.renatogiussani.it/In_ambiente.htm
http://www.renatogiussani.it/risposta_ottimale_in_ambiente.htm
http://www.renatogiussani.it/messaggi.htm#dieci
http://www.renatogiussani.it/messaggi.htm#undici
Fermo restando che è molto meglio non ascoltare musica riprodotta in una stanza vuota, ma è anche meglio non "viverci" e/o conversare con la propria compagna e/o gli amici, in una stanza vuota:
Tanto per esser chiari una volta per tutte, secondo me, l'ambiente d'ascolto di casa NON deve essere trattato né come una regia di uno studio radio/TV, NE' come un auditorium per esecuzioni musicali dal vivo o registrazioni...
E non deve nemmeno essere una stanza nella quale ci si apparta solo per ascoltare musica, a meno che non lo si faccia per diverse ore al giorno e spesso in presenza di rumori naturali di vario tipo, come ad esempio la voce di persone note ma anche eventualmente la riproduzione di registrazioni le più svariate (come anche TV e film ad esempio), fino a memorizzare molto bene in modo naturale le caratteristiche acustiche dell'ambiente.
Se ne
deduce che un salotto buono che si usi molto raramente o una stanza ad
hoc non mi sembrano la soluzione migliore... Mentre la sala da pranzo, ad
esempio... Oppure, come da me, una sala "hobby" molto frequentata
anche per vedere le partite di calcio e la formula 1, oltre che parlare con
chiunque... ![]()
Sul numero di marzo 2004 di CHF è stata pubblicata la prima puntata di una serie di articoli dedicata ai crossover per altoparlanti (a firma di Alberto Maltese).
Leggo:
A - "...C'è di che avere un violento attacco di nostalgia... L'ultima volta che questo titolo è comparso su una rivista eravamo nella prima metà degli anni '80 e Renato Giussani su Audio Review spiegava per la prima volta al grande pubblico i principi tecnici per un corretto dimensionamento di un filtro crossover..."
B - "...esattamente come fatto da Renato Giussani all'epoca, non ho alcuna intenzione di riempire fogli su fogli di formule in quantità industriale, ma cercherò di aiutare gli autocostruttori a comprendere meglio il perché ed il percome di determinate scelte progettuali e/o circuitali, anche con proposte pratiche decisamente poco ortodosse..."
C - "...UNA COSA CHE VORREI EVITARE - So di ripetermi, ma la vorrei evitare davvero, in quanto da Viappiani a Giussani l'hanno sempre fatta più o meno tutti, compresa la rivista Nuova Elettronica, è quella di riempire per l'ennesima volta pagine e pagine di formulari di base, con inutili ipotesi di filtri del primo, secondo, terzo, quarto, quinto e sesto ordine, con tipologie serie e parallelo, con ipotesi di fasi acustiche ed elettriche coincidenti et similia... Chi vuole, vada a procurarsi un qualsiasi manualazzo, noi qui cercheremo di lavorare sul caso pratico, come già fatto da Giussani all'epoca del mitico Cross 64, poi diventato Cross Amiga e Cross PC. Questo perché, secondo me, la pratica in questo caso supera di gran lunga la grammatica..."
Dopo avere doverosamente ringraziato Alberto Maltese per le numerose citazioni, vorrei però fare alcune considerazioni e precisazioni:
Prima di tutto, se si fosse iscritto a questo forum la nostalgia per i dì che furono sarebbe stata di meno, visto che io son qui tutt'ora disponibile a spiegare direttamente a chi vuole le stesse cose che ho scritto a suo tempo, aggiungendo ove necessario tutti gli opportuni aggiornamenti tecnici più o meno modaioli... Comunque, la semplice lettura di quanto pubblicato sul mio sito, già offre tutti gli spunti necessari e sufficienti perché un autocostruttore non troppo impedito possa cominciare a prepararsi da solo ad una lettura meno difficoltosa di quanto Maltese sta scrivendo, ad esempio... Non vedo quindi perché non dirlo, compreso il fatto che l'antico Cross PC, oggi giunto alla versione 4.2 C, può essere tutt'ora di valido ausilio didattico (insieme alle "...inutili ipotesi..." generate dalla sua sezione di Progetto...) alla faccia di tutti i genius successivi...
Secondo, non sono affatto d'accordo con la frase "...la pratica più importante della grammatica...". Con la pratica e poca grammatica io progettavo e costruivo già ottime casse (Audiolab Delta 3/4), ma per la serie 7 e per scrivere il Cross una conoscenza un bel po' più approfondita della "grammatica" mi è stata indispensabile...
Concludo,
facendo rilevare che il simpatico Maltese, oltre a scrivere cose che non
trovano d'accordo me, scrive anche cose che non trovano d'accordo lui stesso:
insomma, ho riempito pagine di formule o no? Credo che il fatto che le formule
ci fossero ma, contrariamente all'uso comune (leggi anche il citato
Viappiani), accompagnate da una buona dose di buon senso, sia un fatto che lo
abbia spiazzato non poco, all'epoca, se tutt'ora mostra dei piccoli
sbandamenti...
Ciao!
Qualcuno avrà notato che, mentre ero appena uscito dalla ESB (dove avevo raccolto un notevole successo con la serie 7...), per proporre un kit importante dalle pagine di Audio Review non ho scelto una struttura Serie7-like, bensì di montare altoparlanti diversi (tre vie) in un mobile esattamente uguale a quello delle Audiolab Delta 4 (quattro vie, progetto che avevo realizzato nel 1978...).
Un
motivo ci sarà pure stato... Anzi, più di uno... E se anche nel 2004, alla
fine mi sono convinto a tornare su simili passi, i motivi non sono stati
molto diversi... ![]()
1 - Il mobile è costruibile con molta buona volontà, ma pochi attrezzi comuni. Io e Andrea, per costruire le nostre Delta4/2003 abbiamo usato un trapano, un seghetto alternativo, una sega circolare, una fresa a mano, un martello, un cacciavite, carta vetrata, una riga, una squadra, un calibro, una matita, un tavolo da lavoro cinese, due morsetti, ritagli di legno di scarto. Per la "finitura", triangolini laterali a parte, basta vernice nera opaca in bombolette e tela "acustica" fissata con Bostik e sparapunti...
2 - Nonostante la forma inconsueta e le dimensioni non contenutissime, il conseguimento di un livello di finitura (a realizzazione completata, con tutti i telai e i due triangoli "estetici" laterali) adeguato all'estetica di qualsiasi ambiente è quindi alla portata di tutti.
3 - Eventuali spostamenti sono facilitati dalla possibilità di dividere la parte bassa da quella sostenuta dai montanti.
4 - Il mobile del woofer ha una forma tale da minimizzare la possibilità di insorgenza di onde stazionarie o rimbombi interni, nonché le risonanze dei pannelli. I due laterali sono piccoli e triangolari (ottenendo un ottimo spread e conseguente attenuazione delle frequenze proprie), il frontale e il posteriore sono facilmente collegabili tramite un elemento di rinforzo a sua volta triangolare, bloccandone di fatto i possibili movimenti di "respirazione". Inoltre, il pannello posteriore inclinato facilita l'accesso alla morsettiera...
5 - Il woofer può essere posizionato molto vicino al pavimento potendo quindi usufruire di un buon rinforzo della sua emissione senza dover accettare cancellazioni dovute alla riflessione sul pavimento, fino a frequenze relativamente molto alte.
6 - Il posizionamento avanzato dello stesso woofer che si consegue grazie all'inclinazione del pannello ottiene: di non entrarci dentro inavvertitamente con i piedi, di recuperare almeno in parte il group-delay del suo filtro oltre all'offset geometrico normalmente presente con il montaggio su pannello verticale. Con il filtro del second'ordine che impiego normalmente io, mi consente anche di orientare meglio il lobo di dispersione all'incrocio oltre che di emettere verso l'ascoltatore tutte le frequenze coinvolte nella somma acustica con il midrange ben oltre la frequenza d'incrocio.
7 - La forma scelta, con il vertice principale verso l'alto, consente una base di appoggio stabile ed un buon/facile sostegno del gruppo medio-alti con l'uso di due stretti montanti in luogo di un pannello, minimizzando quindi altre possibili fonti di emissione di segnali spuri.
8 - Nel caso del TFS, abbiamo scoperto un ulteriore pregio. Essendo la base da 6 cm nascosta per metà dagli elementi estetici esterni, abbiamo ottenuto di poter mantenere l'estetica di una base alta 3 cm, ma con il volume necessario per infilarci dentro ben nascosto tutto il condotto di accordo reflex, senza dover rubare volume al prisma sovrastante.
9 - Quanto alla parte alta, possiamo dire intanto che la sua completa indipendenza dal prisma e il notevole spazio disponibile all'interno dei telai portatela consente di adattare facilmente la struttura ed il montaggio degli altoparlanti alle più disparate situazioni.
10 - Nel caso delle Delta 4 abbiamo un gruppo di tre altoparlanti a cupola montati su un unico pannello smussato largo 16,6 cm, alto 36,6 cm, profondo 2 cm. Il pannello del The Audio Speaker accoglieva un Seas da 17 cm ed un tweeter a cupola con dimensioni esterne fuori tutto di 23 x 38 x 9 cm (il volume non usava tutta l'altezza e raggiungeva i 2 litri), mentre il TFS ha un pannello, fresato, da 23 x 39 x 12 cm, per 7 litri lordi interni.
11 - Il montaggio del gruppo medio alti su un pannellino piccolo a distanza prefissata dal woofer e sulla sua verticale consente di ottenere una corretta espansione verticale dell'immagine acustica abbinata ad un suono molto particolare, senza effetto/pannello come nei minidiffusori, ma con una gamma medio-bassa e bassa da diffusore grande...
12 - Quando la "cassa" è chiusa con i telai portatela, si ha la sensazione di ascoltare un grande pannello (elettrostatico/isodinamico) di qualità molto alta, ma con una risposta ben presente anche agli estremi banda e una notevole dispersione...
E
per finire, l'estetica da monolite ideata da Giammaria Lojodice nel 1977 ha
sempre raccolto notevoli consensi... ![]()
Ciao!
Esperienza vissuta durante l'esame di Macchine all'Università La Sapienza di Roma, con il Prof. Arnaldo Castagna...
...Un ragazzo mooolto studioso e mooolto preparato, alla semplice domanda di Castanga su quanto tempo avrebbe impiegato un certo grave, date certe condizioni iniziali, a toccare il suolo, dopo avere calcolato con la massima attenzione il tutto (ma non riuscendo comunque ad evitare un banalissimo errore di virgola) dette una risposta evidentemente sbagliata.
Castagna
gli chiese (non è una barzelletta, ero presente personalmente, dato che fui
l'esaminato successivo... E forse questo episodio mi fu favorevole) di salire in
piedi sulla sua scrivania. Poi gli chiese di saltare giù. Cosa che lo studente,
un po' perplesso, fece comunque senza obiettare toccando terra dopo una
frazione di secondo. Nel frattempo il Prof. scriveva alcuni appunti su un suo
blocco. Dopo un bel po' guardò verso il malcapitato e gli chiese : "Come...
è già a terra...? Credevo di dover aspettare ancora parecchi secondi! Vada
pure... Si accomodi... Torni quando avrà "capito"..." ![]()
L'ultima domanda della mia interrogazione (dopo un bel po' di dimostrazioni di teoremi e di domandine teoriche cattive) invece fu: "...A cosa servono quelle mezze lune sulle ruote delle locomotive a vapore?". Io ricordo benissimo che non scrissi nessuna equazione, sulla lavagna, ma risposi subito a colpo sicuro " Ad equilibrare la massa delle bielle, professore!". Lui mi disse subito: "Si accomodi pure, il voto è trenta e lode...".
OK...?
![]()
Insomma.
Non eravamo noi a dover dimostrare che un segnale non può "uscire" da un dispositivo prima di esservi entrato... Eri tu che dovevi capire che stavi interpretando le equazioni e le convenzioni tipiche della rappresentazione di questi fenomeni in un modo "evidentemente" sbagliato.
Tutto
ciò, beninteso, perché hai dichiarato a più riprese di voler
"imparare" ![]()
Però non te la prendere più di tanto, il mondo è pieno di serissimi e preparatissimi progettisti/imprenditori molto più "maturi" di te che stanno ancora cercando "avidamente" di realizzare la famosa "sfera pulsante" in quanto si sono convinti che si tratti della "sorgente acustica ideale".
Non
hanno "capito" che la parola "ideale" in questo caso non
significa "magnifica", "perfetta", "migliore in
assoluto", bensì solamente che è un "modello ideale" (da usare
tipo "mattone") per poterci fare dei calcoli che altrimenti sarebbero
troppo difficili, ma che con le sorgenti reali e la loro
necessità di ottimizzazione in campo hi-fi non ha proprio nulla a che vedere
(e, tanto per non uscire troppo dal seminato, il DSR, ad esempio, tutto ciò
lo ha dimostrato sul campo già da almeno vent'anni)... ![]()
Ciao!
In
pratica, i limiti e le approssimazioni insite nella ripresa e nella
riproduzione stereofonica tradizionale richiedono un tale sforzo di
"completamento" del messaggio, da parte del nostro cervello, che
spesso il piacere dell'ascolto va a farsi benedire. Con l'NPS si aiuta questo
processo a svilupparsi in modo più naturale aggiungendo informazioni
"virtuali" che rendono il compito del cervello (comunque in gran
parte "di fantasia", sia pure basata anche su un enorme archivio di
informazioni d'ascolto dal vivo... Anche non di musica...) molto meno
"faticoso". Ed ecco un altro motivo che aiuta a spiegare perché
dopo un certo ascolto delle 1000 ci troviamo sempre a parlare di esecuzione
musicale invece che di altoparlanti... ![]()
Con il mono si pretende di ricreare una sensazione molto meno articolata e comunque non si forniscono al cervello informazioni contrastanti (come avviene spesso con lo stereo, specie con le registrazioni "fatte male") e quindi tutto il processo d'ascolto è meno difficile e "faticoso"...
Con
il multicanale realizzato bene (ancora più difficile del caso di due
soli canali) la situazione che si crea è simile a quella dell'NPS (più
informazioni "utili" e congruenti), ma con in più la
"pretesa" di una ricostruzione "meno fantasiosa"... ![]()
La protezione che i fusibili attuano sugli altoparlanti "dovrebbe" essere esclusivamente quella di tipo termico (contro le bruciature) e vediamo rapidamente quali parametri sono coinvolti:
Gli altoparlanti si riscaldano a causa della potenza efficace (i Watt RMS) ad essi applicata a lungo termine.
1 - Qual'è il valore della potenza efficace ai morsetti dell'altoparlante?
2 - Cosa significa "a lungo termine"?
La prima domanda presuppone una risposta che è già stata data quando abbiamo parlato della dinamica (fattore di cresta) del segnale musicale e della sua distribuzione in funzione della frequenza (vedi anche: http://www.renatogiussani.it/varie/PotenzaWin.exe). In pratica, per il calcolo della potenza applicata all'altoparlante ci si riferisce ad un fattore di cresta "medio" di 20 dB (la differenza fra il valore RMS misurato con costante di tempo molto piccola (meno di 1 secondo), che chiamiamo spesso impropriamente "di picco" e quello invece misurato su una costante di tempo superiore a quella termica dell'altoparlante (il tempo necessario perché la temperatura dell'altoparlante, al quale viene applicata una certa energia, vada asintoticamente all'80% -mi pare- del valore a regime). Però, qual'è se la cassa è ancora da costruire, la potenza che raggiunge ciascun altoparlante di un sistema multivia e qual'è il valore del fattore di cresta della parte di spettro che lo raggiunge. Per quanto riguarda la percentuale della potenza totale ci si riferisce ad un classico grafico IEC che io ho pubblicato qui: http://www.renatogiussani.it/images/Potenza.jpg
Per quanto riguarda il fattore di cresta, si opera normalmente sulla potenza efficace del segnale dimenticandosi del valore di picco, che per quanto riguarda i fusibili non dovrebbe interessarci un granché (mentre rimane interessante valutarlo ad esempio per valutare la escursione massima del woofer...).
Ovvero: io ho una cassa la cui potenza nominale è 100 Watt o, meglio, ho un amplificatore da 100 Watt. Penso di essere capace di usarlo senza clippare mai. Cambio idea e presuppongo comunque un clippaggio di circa 10 dB (molto più comune di quanto non si creda, anche fra gli audiofili cavo-dipendenti, ma magari ogni tanto potrebbe essere usato da mio figlio e dai suoi amici per ballare...). Allora con 20 dB di fattore di cresta la potenza che mi posso ritrovare ai morsetti della cassa potrebbe arrivare ad un livello massimo di 20-10 dB sotto ai 100 Watt, ovvero 10 Watt. Questa è la potenza efficace a lungo termine. Se la mia cassa è un tre vie con frequenze d'incrocio a 500 e 4000 Hz, dal grafico IEC già visto, traggo che la percentuale che raggiunge il woofer è il 60%, quella che raggiunge il tweeter è il 10% e quella che raggiunge il midrange è il 100-(60+10)=30%.
Dunque il mio tweeter non deve rompersi con una potenza continua applicata di 1 Watt. La maggior parte dei tweeter da 1", anche senza ferrofluido, sopportano ben più di 1 Watt (4 o 5 Watt), quindi no problem. Qui però, se volessimo collegare un fusibile, potremmo già provare ad usare la legge di Ohm. Se il tweeter ha una impedenza in banda passante di circa 5 ohm, volendo usare un fusibile che lo protegga senza bruciare ogni due secondi, potremmo metterlo di un valore di corrente equivalente a 2 Watt su 5 ohm, ovvero la radice quadrata di 2/5, che conduce a 0,63 A. Dato che la costante di tempo termica del tweeter è molto piccola, va usato un fusibile Fast.
Per tutti gli altri altoparlanti il ragionamento è simile, ma non sarebbe male conoscere la "potenza RMS continua realmente sopportabile da ciascun componente" (anche perché è proprio da quella, applicando un opportuno fattore di sicurezza che deve tener conto se la cassa è chiusa o aperta e in quali condizioni ambientali andrà ad operare, che il costruttore "parte" per "i suoi" calcoli riguardanti sia i fusibili che la potenza "nominale" da dichiarare, sempre che sia "serio" abbastanza. Almeno quanto lo eravamo noi in ESB). Mi sono imbattuto anche in woofer economici che sopportavano poco più di 5 watt continui, prima di bruciare...
Un'altra cosa abbastanza importante, è che i fusibili siano di buona qualità, ovvero non presentino resistenze troppo elevate. Anche qui: mi sono imbattuto a volte in fusibili da 0,5 A F che avevano 2 ohm di resistenza, un po' troppo... Il valore "giusto" è di circa 0,5 ohm...
Comunque, tanto per fissare le idee, molto spesso l'uso di valori di 2/2,5 A per il woofer, 1/1,5 A per il midrange e 0,63/0,5 A per il tweeter (sempre per un tre vie, ovviamente), "funziona" abbastanza bene...
La
costante di tempo termica dei woofer è molto più grande di quella dei tweeter,
e quindi per il woofer si potrebbe optare anche per un fusibile
"lento" (cosa che alcuni costruttori effettivamente fanno), ma io mi
sono comunque sempre trovato bene con tutti Fast... ![]()
Quanto al "lungo termine" dovrebbe essere ormai chiaro che è un termine che assume significati diversi a seconda del componente cui viene applicato. Per tutta la cassa e tutto il segnale musicale sono alcuni minuti. Per il solo tweeter anche un solo secondo (dipende dall'altoparlante e dalla frequenza di taglio). Per il midrange, un valore variabile da alcuni minuti (ad esempio per il nostro Fostex) e poche decine di secondi (ad esempio per il midrange Audiolab)...
All'inizio
ho scritto che i fusibili "dovrebbero" proteggere solo dalle
bruciature. Se sono di tipo rapido però, e convenientemente dimensionati anche
grazie all'esperienza, possono anche proteggere un woofer (ad esempio) da un
fondo corsa su un forte colpo di timpano... E questo è uno dei motivi della mia
"preferenza" per i fusibili di tipo Fast... ![]()
"...Riflettevo
sulla tua posizione riguardo ai cavi che hai espresso chiaramente qui: http://www.renatogiussani.it/mito_dei_cavi.htm
e mi chiedo: dato che un cavo puo' essere assimilato ad un sistema R C I e che
''Più sono alti i valori delle grandezze fisiche appena menzionate e più
alta è la probabilità che, con qualche sistema di altoparlanti, le
alterazioni della risposta in frequenza misurabili ai morsetti d’ingresso
del sistema siano uguali o superiori alla soglia minima di udibilità durante
l’ascolto di segnali musicali..''
si può arrivare alla conclusione che i cavi è possibile sceglierli ''sulla
carta''?
che senso anno le prove d'ascolto, che abbiamo ripetuto più volte essere
cosi' facilmente influenzabili, se abbiamo a disposizione strumenti oggettivi
per la valutazione?..."
Purtroppo, caro XXXXXXXX,
non è così semplice.
Prima di provare a scomodare discorsi complicati di tipo elettrico/elettronico, dobbiamo convincerci che le alterazioni della risposta in frequenza sono le "principali" responsabili della "maggior parte" delle differenze che "percepiamo" fra componenti diversi della "Catena Hi-Fi" (come si scriveva su Suono tanti anni fa...). E questo anche quando tali alterazioni rispetto ad un andamento di riferimento, che nel caso degli amplificatori è una linea orizzontale e in quello delle casse è la risposta in frequenza che esibiscono con cavi "nulli", sono di soli +0,1 dB.
A questo punto, si deve prendere atto che aumentare il livello nell'intorno dei 150 Hz di 0,1 dB, ad esempio, non viene affatto percepito (quantomeno dall'"ascoltatore audiofilo medio") semplicemente come un "aumento del livello dei 150 Hz di 0,1 dB", bensì come variazione della sensazione di potenza" di certi segnali di bassa frequenza e di "corpo" di altri dei quali quelle frequenze sono le fondamentali (la maggior parte delle voci maschili, per esempio). Se poi a quella variazione si accompagna una analoga variazione del livello dei 3 /4 kHz, ad esempio, chi mi può dire "a priori" quale sarà la mia "sensazione" d'ascolto (anche se, con molta esperienza alle spalle, io ad esempio saprei più o meno cosa aspettarmi, non possimo certo pretendere che tutti siano in grado di saperlo e decidere in conseguenza). Nel caso in esame, tanto per fare un po' di chiacchiere, ti posso dire che se confrontiamo un sistema che abbia, rispetto a se stesso, ma magari con un componente del crossover leggermente diverso, una frazione di dB in più a 150 Hz e la stessa frazione in più a 3/4 kHz otterremo un risultato, mentre ne otterremo uno assolutamente differente se la variazione a 3/4 kHz sarà stata in attenuazione... Nel primo caso i transienti "a bassa frequenza" appariranno più "potenti" e contemporaneamente più "veloci e definiti", nell'altro caso solo più "forti", ma probabilmente anche più "gommosi"... Ma le alterazioni che abbiamo supposto non si limitano evidentemente solo a questo. Se avessimo un segnale con voci femminili in evidenza, ad esempio, la situazione con i 3/4 kH in maggiore evidenza sarebbe in grado di dotarle di una molto maggiore "articolazione" e "separabilità" da un eventuale sottofondo orchestrale di accompagnamento (caratteristica tipica dei midrange AR, ad esempio). Ma se quel livello fosse esaltato un po' toppo rischieremmo di "entrare" nell'area del "fastidio" (ricorda che i 3 kHz sono all'incirca la frequenza alla quale il nostro udito è più sensibile...
Ora prova a calcolare tutte le combinazioni e le permutazioni possibili fra tutte le auttenuazioni/esaltazioni di tutti e 30 i terzi d'ottava presenti nella nostra beneamata banda audio e i diversi "suoni" registrati per lo più contemporaneamente sui nostri dischi e ti renderai conto di quanto sia difficile (anzi. impossibile) prevedere a priori solo guardando un grafico che presenti ondulazioni di alcune frazioni di dB qua e là, quale sarà il risultato di ascolto complessivo finale... Ecco percé si continuano a fare/scrivere prove d'ascolto. Ed ecco perché io temevo molto, avendo un udito appannato quantomeno dagli anni, di non riuscire a valutare correttamente le variazioni che andavo apportando al crossover del TFS nel tentativo di raggiungere un risultato complessivamente di livello qualitativo almeno confrontabile con le mie realizzazioni di qualche anno fa... Ed ecco anche perché io stimo moltissimo la capacità di Bebo Moroni di sentire e descrivere così bene anche minime differenze soniche fra i diversi componenti di un impianto e sono stato enormemente gratificato dai suoi lusinghieri commenti alle prestazioni della mia ultima fatica, il TFS-1.
Ed ora dovremmo cominciare a parlare delle implicazioni "elettroniche" (ci sono ad esempio cavi che presentano una capacità tale da mandare in crisi gli amplificatori), e magari anche di quelle "psicoacustiche" ... Che non sono certo poche...
Ad
maiora...! ![]()
Da un messaggio di Klorix:
"...Poi,
distinguiamo l'esecuzione dalla sua riproduzione.
Sinceramente
inorridisco quando leggo su certa stampa specializzata cose del genere:
"... l'amplificatore X ha dimostrato di essere quanto più s'avvicini alla
performance dal vero...". Quando leggo queste cose mi sorgono subito due o
tre domandine spontanee:
- Ma tu che ne sai?
- C'eri quando hanno inciso il disco?
- E se c'eri quanto tempo è trascorso dall'incisione all'ascolto dell'Ampli X?
- Hai mai provato ad ascoltare l'esecuzione e la sua immediata riproduzione con
gli amplificatori X,Y,Z dei quali hai scritto la recensione?
- Ed infine... quanto "oggettivo" è il tuo sentire, vale a dire, sei
proprio sicuro che quel che più aggrada il tuo senso musicale è ciò che
realmente più s'avvicina all'esecuzione?
- Infine... Quel che senti tu è esattamente quello che sentirò io? (E qui sono
sicuro che la risposta è No)
Certo, a voler soddisfare questi quesiti non si scriverebbero più recensioni lo
so... però certe affermazioni sono proprio un pò troppo "assolute" e
mi capita di leggerle sempre più spesso anche sulla stampa Americana. Ogni mese
esce un nuovo prodotto che "più di tutti si avvicina al fenomeno
reale"... mah!
"...Solo che un musicista ha un orecchio "particolare". Uno
strumento da difendere. Anche a costo di qualche piccola bugia... (intendo nel
suo ambiente naturale...)..."
Per quanto riguarda le piccole bugie... non ce n'è bisogno. Si diceva, quando
ancora frequentavo "Teoria e Solfeggio" che avessi l'orecchio
assoluto(e questa è una delle tante esagerazione del "nostro
ambiente" Andrea). Comunque, un buon orecchio c'era. Ricordo la prova di
dettato all'esame: ero a più di metà dettato prima ancora che il commissario
iniziasse ad eseguirlo:) Qualche aula accanto aveva iniziato l'esecuzione con
alcuni minuti d'anticipo sulla nostra ed io avevo l'abitudine di buttar giù
velocemente tutte le note sin dalla prima esecuzione (una sorta di brutta in cui
segnavo solo l'altezza per poi aggiungere i valori durante l'esecuzione vera e
propria). Ricordo che la cosa inorgogliva molto la mia docente... che tra
l'altro per l'esame mi aveva piazzato accanto due compagni che erano proprio una
frana nel dettato nella speranza che buttassero un occhio. Alla faccia degli
esami di stato!!!
Questo per dirti che mi fido eccome del mio orecchio, però al tempo stesso
dico: Ragazzi, prendete le sensazioni uditive (in ambito Hi-FI) con le pinze. I
confronti stessi, sono difficili perché la "memoria" uditiva è molto
breve. Non dimentichiamo poi che l'umore influenza la percezione uditiva, e
questo può rendere l'udito un senso molto "soggettivo". C'è sempre
la possibilità che scegliate ciò che più si avvicina al vostro
"ideale" e non alla realtà.
Ricordo una dimostrazione di un'incisione a 24bit di AR al Top-Audio. I
dimostratori ad un certo punto facevano un sacco di "zapping" (per
ragioni loro, non era una prova), facendo andare dall'HD le varie versione. Ad
un certo punto esclamo: Fermi! Bella questa! Accidenti! Questi violini sono
davvero realistici! A quel punto il dimostratore con aria perplessa e forse
anche un po compassionevole mi dice: Ma come ?... Questa è la presa diretta,
non è equalizzata!
Non ho potuto dire altro che: "Bene!, si vede che ho sempre suonato insieme
a violini non equalizzati!"
..."
"...zone in frequenza su cui intervenire..."
Possono
essere talmente tante... E poi: "...isolate o più insieme...?",
"...in + o in meno...?", "... Quante
combinazioni/permutazioni...?"... ![]()
Comunque, (omissis) direi che le più importanti durante la messa a punto dei filtri, così all'impronta, con annesse laconiche definizioni non esaustive potrebbero essere una/due ottave circa centrate attorno alle frequenze seguenti:
A: 50, B: 160, C: 400, D: 1000, E: 2000, F: 3150, G: 5000, H: 10000 Hz, I: 12500, L: 16000 (per chi li sente...)
A: I "bassi profondi" e l'ampiezza/immanenza delle grandi orchestre/gruppi specie dal vivo. Se è abbinata alla L è ancora meglio.
B: Potenza. Ma anche "gommosità", se esuberano/mancano altre frequenze. Il difetto può essere corretto aumentando le gamme da D a G, ma ovviamente ci sono dei limiti...
C: Scatolarità, effetto cartone ("scatola da scarpe", specie sulle voci maschili), quando troppo. Leggerezza del tom (batteria), del sax baritono, delle note "medio-basse" della chitarra, quando poco. E annessi e connessi. Se è troppo poco C e troppi A e B può contribuire al famoso "basso gommoso".
D: Se è poco si perde "effetto presenza" se è troppo aiuta ad emergere i difetti della C.
E: Se è poco diminuisce "effetto presenza" se è troppo interviene il "pungente/fastidio".
F: Caratterizzazione ed "articolazione" degli strumenti solisti e delle voci, specie femminili.
G: Apertura della timbrica degli strumenti aventi spettri "bassi ma non bassissimi". Se è troppo "archi alla corda".
H: Apertura/spaziosità del 99% degli strumenti e dei "rumori", applausi compresi. Se è eccedente comporta il famoso effetto durezza, freddezza, fastidio, "effetto cupole rigide" e/o "meno setosità" della gamma alta.
I: Queste cominciano ad essere alte frequenze "vere", solo armoniche "aifai" e rifinitura, anche "spaziale".
L: Come I, anzi meglio, ma solo per chi li sente davvero. Ariosità... Leggerezza e setosità dell'estremo alto.
C,
F
& G insieme: transienti più o meno "veloci"... ![]()
E poi:
"...Gli
effetti descritti possono apparire più o meno evidenti a seconda dello "step"
adottato per esaltare o attenuare solo la zona interessata. E' evidente che più
la transizione fra le zone inalterate e quella modificata è dolce e meno
udibile sarà la variazione...
..."
Ed anche:
"...se
modifico solo 1/3 d'ottava (centrato sulle frequenze citate) lo sento solo io.
Se modifico un'ottava o due lo sentiamo in molti, se modifico quattro ottave
l'effetto è completamente diverso, dato che comincia a somigliare
semplicemente ad un aumento o una diminuzione del volume, per tutti gli
strumenti la cui massima energia è centrata proprio lì dove sto
agendo...
..."
"...bisogna adattare l'impianto all'ambiente, dato che non puoi agire in nessun modo su questo...."
Purtroppo
questa è la regola il 99% delle volte anche per l'hi-fi domestica, a causa
anche ma non solo del WAF (Wife Acceptance Factor)... ![]()
Ad esempio, le mie 1000 sono progettate per funzionatre in ambienti alti 3 metri (la distanza pavimento/soffitto non la puoi cambiare), tengono conto di un fattore di assorbimento "medio" (tappeti, tende, salotti, librerie... Non si possono decidere solo in funzione dell'impianto), son fatte per non creare grossi problemi anche se una delle due finisce vicina ad una parete laterale o addirittura d'angolo (condizione abbastanza comune, se non puoi gestire la parete in totale libertà), ecc... In auto i condizionamenti non sono di più, anzi (solo ad esempio, la posizione e la distanza d'ascolto sono abbastanza simili su tutte le auto, come pure la distanza dagli sportelli...), sono solo "diversi".
I primi tre fattori da tener presenti come importantissimi per un impianto davvero Hi-Fi-Car sono:
- Il posizionamento dei mid-bassi e dei mid-alti a sportello è ottimale per attuare un forte effetto DSR orizzontale che consente una prospettiva corretta sia al guidatore che al passeggero. Esiste un "Paper" AES di molti anni fa a firma Audax proprio su questo argomento...
- I tweeter vanno messi in alto (deflettori?) ed orientati anch'essi verso l'interno (sia pure non a 90°, magari 45...) per lo stesso motivo di cui sopra.
- I woofer devono essere a basso Qt (0,3 o meno) e grandi (dai 10" in su) e non vanno chiusi in casse piccole.
Poi:
Una ottimizzazione dell'altezza della scena acustica può essere ottenuta con l'uso della "mia" versione di canale centrale, sulla quale potrò eventualmente scendere nei dettagli in seguito (ne avevo già parlato sul forum con scarso successo in passato)...
L'ascolto di qualità si ottiene usando componenti simili a quelli "home".
Appurato che l'ascolto di qualità può essere ottenuto solo ad auto ferma, quando si è in moto il rumore elevato richiede alti livelli acustici, da cui ne deriva la necessità (visto anche il punto precedente) una potenza elettrica installata molto alta. Io sulla mia SL avevo 1000 Watt RMS veri...
Ci deve essere la possibilità di commutare rapidamente fra una risposta in frequenza adatta all'ascolto da fermo ed una per quello in moto (con molti più bassi).
"Non" si deve cercare di ottenere una risposta tipo Moller (quella di riferimento per gli ambienti domestici), bensì quella che può derivare dalle considerazioni seguenti:
http://www.renatogiussani.it/messaggi.htm#dieci (messaggi 10 ed 11)
ovvero ottenendo generalmente una attenuazione rilevante della gamma medio-bassa intorno ai 500 Hz...
Ciao!
Scena acustica - Soundstage :
Tutto lo "spazio acustico" che si trova intorno all'ascoltatore, principalmente davanti a lui. Tutto il volume percepito come occupato da sorgenti acustiche reali, virtuali (ad esempio sorgenti riflesse) e fantasma (che esistono solo nella testa di chi ascolta, come ad esempio l'immagine centrale che si ottiene in un sistema stereofonico alimentato con un segnale monofonico, come pure la percezione di sorgenti "inesistenti" ricreate da complessi fenomeni psicoacustici).
- Durante l'ascolto dal vivo: Le sorgenti "prevalenti" sono quelle reali.
- Durante l'ascolto di un sistema stereofonico o Dolby Surround: Le sorgenti "prevalenti", nei migliori sistemi hifi, sono le virtuali e le fantasma.
La scena acustica riprodotta varia al variare del tipo di sistemi di trasduzione, della loro forma e dimensioni, delle loro caratteristiche di emissione, della loro risposta all'impulso, dell'ambiente, dell'ascoltatore, della sua posizione, della sua esperienza d'ascolto di suono reale e/o riprodotto, della sua situazione fisica/psicologica al momento del particolare ascolto...
Normalmente si conviene che la scena acustica possa essere caratterizzata da una ampiezza (più o meno "stabile"), una altezza (spesso molto aleatoria) ed una profondità, entro la quale i vari "piani sonori" possono essere più o meno facilmente distinguibili.
![]()
Alcune risultanze sperimentali ripetibili di una "prova d'ascolto" condotta "molto seriamente" il 7 agosto 2004:
"...
Che il TFS è uno strumento straordinario per quello che abbiamo fatto e, spero, continueremo a fare. In campo abbiamo messo quattro ampli valvolari di potenza da piccola a media. Regolando il livello per l'impossibilità di saturare abbiamo ottenuto un livello accettabile ma, credo di poter parlare a nome di tutti, almeno tre dB in più li avremmo graditi. Questo significa che con una cassa tradizionale avremmo dovuto usare il cornetto acustico. Badate che non si trattava di monotriodi da 3W, si arrivava sempre comunque sopra i 10W. Questo porta alla certezza che altri gruppi di ascolto siano soliti trarre conclusioni, e a Roma così avevamo fatto, ascoltando continue e reiterate saturazioni dell'ampli. Peraltro, con casse "raffinate" da 86-88 dB il concetto è estendibile alla fascia di amplificatori da > 60W. Il tutto, ricordo, con una cassa dal suono mooolto buono.
Che il primo ampli, commerciale, è stato scartato ad orecchio, e strumentalmente ha manifestato problemi intollerabili di motor-boating sulle basse, bassissime frequenze.
Che il gruppo di ascolto era così poco fondamentalista da essere finito ad ascoltare per le prove un disco proposto dal sottoscritto, l'unico veramente analfabeta da punto di vista musicale.
Che vi erano differenze, ad orecchio, fra TUTTI gli amplificatori e che siamo perfino stati in grado di esprimere un preferito direi condiviso da tutti.
Che il pezzo musicale da scelgiere mancando la commutazione diretta deve avere inizio e fine con livello moooolto simile, altrimenti si mettono in dubbio degli strumenti calibrati SIT ogni anno.
Che le differenze di risposta in frequenza ai morsetti dei vari oggetti, che spero di postare in giornata, sono distinguibili da sole, riprodotte con cool edit nella loro globalità, 20-20kHz, 10 volte su 10.
Che purtroppo una delle cose che fanno incaz.. della risposta in frequenza è che la variazione può essere, nelle preferenze, neutra, migliorativa, peggiorativa, in relazione all'ambiente, il pezzo, i gusti. Questo gioca contro la possibilità di rilevazione eppure si rileva sempre. Mette anche in evidenza differenze di terminologia, c'erano almeno due ottave di differenza fra "l'aperto" di Renato ed il mio. Anche sopra la definizione di medio-basso il sottoscritto ha mostrato di avere dei problemi. Non esiste altra via se non quella da noi seguita per uniformare, col tempo, il vocabolario.
Che la psicoacustica pesa enormente e che Xxxxxx ne è il più immune del gruppo e lo è per carattere. Basta conoscerlo, per capire perchè. Altra certezza e che chi pensa di esserene immune o di "controllarla" sarà colui che ne è maggiormente affetto.
Che si sia a mala pena riusciti a togliere la crosticina di quel che c'è da fare.
Che la variabilità della risposta in frequenza non abbia spiegato tutto quel che abbiamo sentito ma che sia talmente avvertibile come tale da essere un ostacolo insormontabile se non messa assolutamente sotto controllo e possibilmente eliminata. ..."
Le istruzioni su come si rilevano i parametri di Small avendo degli strumenti sono qui:
"...Quanti watt deve erogare l'ampli collegato all'oscillatore?..."
E' un problema di Volt... Se la misura viene fatta con un voltmetro in grado di misurare correttamente le decine di mV, ad esempio, (ovvero 0,01 V) e si tara il sistema perché ad ogni 10 mV corrisponda 1 ohm, allora (per poter fare la misura con 3000 ohm in serie ad una impedenza che potrebbe scendere anche ad un valore minimo di 3 ohm...) l'ampli deve poter erogare almeno 0,010 x 3003 : 3 = 10 Volt, corrispondenti a 12,5 Watt su 8 ohm...
"...Ma
la resistenza deve essere almeno 3K ohm? usandone una più piccola ( e quindi
basterebbe un ampli meno potente) che controindicazioni ci sono?
Thanks!!!..."
Aumenta l'errore sulla misura dell'impedenza, e quindi anche dei vari Q e di Le, perché la corrente è "meno costante".
Ovvero: l'altoparlante va alimentato con un generatore a corrente costante in modo che la tensione ai suoi morsetti sia direttamente proporzionale al modulo dell'impedenza.
Ammettiamo, per semplicità, che l'impedenza dell'ap vari fra un minimo di 3 ed un massimo di 30 ohm in corrispondenza del picco dell'impedenza. In questo caso, usando una resistenza da 3000 ohm, quando l'impedenza è 3 ohm la corrente è uguale a V/3003, mentre quando l'impedenza vale 30 ohm la corrente vale V/3030 con una variazione e quindi un errore del (3030/3003-1)*100 = 0,9 %.
Se invece usi una resistenza da 1500 ohm, che con lo stesso millivoltmetro ti farebbero bastare 5 Volt cioè un ampli da 3 Watt su 8 ohm, l'errore diventerebbe di (1530/15003-1)*100 = 1,8%. Secondo me, in effetti, ancora accettabile.
Ma
se il picco (valore vero) alla risonanza salisse a 60 ohm l'errore
diventerebbe più del 3% ed ora non so dirti sull'unghia quanto potrebbe
diventare a cascata sui vari Q ... ![]()
Poi, dalla pagina del sito leggo:
"...Se avete calibrato correttamente il vostro set di misura con la resistenza campione (ad esempio regolando il livello dei segnale in modo da leggere "10" su una qualunque scala quando collegate una resistenza da 10 ohm esatti al posto dell'altoparlante) potrete leggere, magari cambiando scala, anche il valore di impedenza in corrispondenza alla frequenza di risonanza; usualmente troverete valori compresi fra i 20 e i 150 ohm...."
Allora:
Nel caso di Zmax=150 ohm allora abbiamo che l'errore con una R di 1,5 kohm (sempre ammesso che la calibrazione sia stata effettuata con una resistenza di 3 ohm...), al picco massimo diventerebbe (1650/1503-1)*100 = 9,8 %
ma nessuno ti vieta di tarare il sistema, come da me suggerito, usando una resistenza da 10 ohm. In questo caso quando misuri 10 ohm l'errore è virtualmente zero, mentre quando misuri 150 ohm (con la R serie da 1,5k) diventa (1650/1510-1)*100 = 9,3 % e quando misuri 3 ohm invece (1-1503/1510)*100 = 0,46 %
Ovviamente
puoi rifare la calibrazione più volte con resistenze di valore diverso (tipo,
100 ohm, 50 ohm, 10 ohm) per misurare correttamente ogni volta valori alti,
medi e bassi... I conti delll'errore che stai commettendo ogni volta li puoi
rifare anche da solo. Poi ci sarebbe anche il metodo che prevede di usare
una resistenza serie R anche molto più bassa ma regolando ogni
volta la tensione d'uscita (al variare dell'impedenza dell'altoparlante con la
frequenza) in modo da mantenere sempre costante la tensione ai capi di R (ovvero
mantenere costante la corrente che vi scorre, e quindi anche attraverso
l'altoparlante). In questo caso servono due voltmetri: uno ai capi della
resistenza serie (anche da 100 ohm, ad esempio) ed uno ai capi
dell'altoparlante. Poi si cambia la frequenza ed ogni volta che si deve
effettuare una lettura sul voltmetro che sta ai capi dell'altoparlante si regola
la tensione in modo che questa rimanga costante ai capi della resistenza serie.
Credo che quest'ultimo metodo possa essere implementato facilmente in modo
automatico con un circuitino che legga la tensione ai morsetti della R serie e
vari automaticamente il guadagno con la controreazione. Realizzando insomma un
piccolo generatore di corrente costante (diciamo che per avere una lettura di
100 mV ai capi dell'altoparlante quando questo ha 3 ohm di impedenza, la
corrente deve avere il valore massimo di I=V/R=33 mA, mentre quando la impedenza
diventasse 150 ohm, mantenendo la corrente costante a 33 mA avremmo la necessità
di fornire all'altoparlante 5 Volt, ovvero 8,3 Volt ai morsetti
dell'ampli, cioè una specifica di circa 10 Watt/8 ohm. Il tutto, durante l'uso, corrisponderebbe
poi in realtà a V2/R= 167 mW sui 150 ohm - o meglio 278 mW sui 250 ohm che vede
l'ampli in quel momento - e 3,3 mW sui 3 ohm...) ![]()
S.e.o.
A sproposito...
Durante la messa a punto all'ascolto delle casse di Marco ho potuto risentire chiaramente tutte quelle cose sulle quali avevo cercato di richiamare l'attenzione di tutti (variazioni anche importanti delle sensazioni d'ascolto relativamente alla prospettiva, alla dimensione dell'immagine e delle sorgenti, alla distanza, alla prontezza/velocità...ecc.) e causate esclusivamente dalle "variazioni di livello di frazioni di dB su parti ben definite dello spettro riprodotto". Possibile che questo argomento non appassioni nessuno? Forse è perché rischia di scoprire troppi "altarini" e cancellare molte delle motivazioni di troppe interminabili discussioni su parametri "esotici e bellissimi" di fatto quasi inesistenti?
Ciao
![]()
Insomma,
in attesa di poter dire di più: ma lo volete capire che sono proprio le
differenze di +- 0,1 dB sparse qua e là dai motivi tecnici più banali a
creare il 99,9999 % delle differenze che in troppi attribuiscono a più
importanti variazioni di altri parametri che poveretti loro non c'entrano
proprio nulla!
Insomma 2 la vendetta:
sono sempre troppi quelli cui conviene intortarci tutti per venderci le loro
strane idee! E sono sempre troppi anche quelli che trovano più facile ed
autogratificante "allinearsi" e "crederci" (magari in
buona fede).
Ripeto: è mooolto più difficile dichiarare che dopo un accurato ascolto a
confronto diretto fra un CD e un 33 giri tratti dallo stesso master non si
sentono differenze (esperienza vissuta in diretta da me insieme a numerosi
"ascoltoni" veri) che "sentire" (magari sempre in ottima
fede; ricordate anche la famosa sinestesia. Vi racconterò perché Dan
D'Agostino ha messo una lucetta blu sui suoi Krell per far capire che sono
accesi...) differenze causate magari da una digestione mal riuscita!
Ciao
Top
...
NPS experience ...
September 13 2004 at 9:50 AM
(Valerio Maglietta)
Posto
qualche piccola considerazione con il mio contatto ravvicinato del terzo
tipo con le 1000.
Non ho semplicemente ascoltato uno dei sistemi meglio suonanti al mondo,
Renato ha definito un nuovo riferimento nella riproduzione sonora domestica!
Considerando le difficoltà di natura tecnica, realizzativa e contingenti,
il risultato ha dello straordinario.
... io mi sono difeso portanto due bottiglie di vino rosso pugliese!
RG (Per i più maliziosi):
...Le
1000 sono state ascoltate a lungo di pomeriggio... Ben
prima della cena ed annesse "libagioni"...
"...Vengo
subito al dunque: questi diffusori con la musica sinfonica trasmettono
sensazioni davvero uniche. La loro personalita' nel porgere i programmi musicali
e' molto definita, non somiglia a null'altro e si esalta con le grandi masse
orchestrali. La scena diviene larghissima e molto profonda, i decadimenti sono
giustamente lunghi (molto emozionanti i finali, ad orchestra ferma, dove per
qualche secondo si percepisce la dimensione del teatro). Timpani e grancasse,
anche intesi come pezzi di una batteria, saltano fuori proprio ''giusti'', con
il loro colpo d'attacco e tutta la successiva vibrazione della pelle.
Da un altro versante, invece, per me che sono abituato a ricercare una certa ''presenza'',
suonavano un poco anomali i piccoli gruppi, ad esempio i tre-quattro jazzisti in
ensamble. Ho detto anomali, non ho detto sgradevoli: diversi da come sono
abituato a sentirli. Diciamo come se fossero inseriti in un teatro piu' grande
del solito.
Un diffusore per appassionati che hanno voglia di sentire al meglio le loro
opere e sinfonie preferite. Adesso che ci penso: non ho ascoltato nessun brano
per organo! Devono essere davvero notevoli sulle NPS-1000.
Hanno fatto da corollario alla giornata i concerti audio-video di Waters e
Gilmour: qui si parlava poco e si rimaneva catalizzati a vedere ed
ascoltare....ottimo segno, no?..."
Top
33)
Ieri sono stato all'Auditorium ad ascoltare Jarret, più di due ore di piano solo...
L'ascolto successivo, a casa, di una registrazione stereo, offriva un suono molto simile ma posso annotare quanto segue:
Gli applausi erano più "realistici" del pianoforte.
In effetti, ad applaudire erano circa 4000 persone ognuna dalla sua poltrona, ma non era assolutamente necessario capire quale applauso provenisse da dove... La scena degli applauditori offerta dalle 1000 risultava così molto "coinvolgente".
Il pianoforte invece è una sorgente unica situata con precisione in una ben precisa posizione sul palco e il modo migliore per ottenere una sensazione realistica sarebbe stato senza dubbio registrare e riascoltare in mono, con un microfono, un canale ed una cassa soli.
Tutte le volte che lo stereo ci fornisce un ampio fronte nel quale sono posizionate molte sorgenti "fantasma" il cervello è molto impegnato a ricreare in "time sharing" tutte le sorgenti da farci localizzare ciascuna in una posizione diversa, nella quale in realtà non c'è nessuna sorgente reale che emetta il suono. Il suono che sentiamo provenire da lì in realtà è una sensazione psicoacustica ricreata dal brain a partire dai segnali che raggiungono le due orecchie.. Quindi risulta difficile, se non impossibile, concentrarsi su quella sorgente "che non c'è" per estrarne ulteriori le particolarità acustiche (diffrazione compresa) che la contraddistinguano. Questa è una delle ragioni per cui quando le casse hanno diffrazioni evidenti la loro "matericità" prevale su qualunque sorgente le cui caratteristiche devono essere ricostruite a partire dalle informazioni contenute nel programma stereo (vedi anche la funzione delle scanalature sul TFS, che pare suonare bene grazie anche a quel misero 99,99% di peso di una risposta in frequenza ben ottimizzata).
Molto
diverso invece il discorso delle 1000, nelle quali le casse oltre ad avere diffrazioni
proprie molto contenute (invece che "confuse ad arte" come sul TFS),
offrono agli ascoltatori anche ulteriori sorgenti "reali" programnmate,
dotate di dimensioni differenti le une dalle altre sul piano verticale, che il
nostro sistema uditivo può "interrogare" ("con molta maggiore
facilità" rispetto alle sorgenti fantasma) per estrarne tutte le
informazioni acustiche originali possibile... ![]()
Visto che siamo "qui" e che io il Bass-PC lo so usare. L'ho fatto.
Questi sono alcuni parametri di un woofer Ciare:
Fs = 22 Hz
Cms = 0,9
Vas = 355,17
Qts = 0,25
Qms = 3,52
Qes = 0,27
Ho "montato" questo woofer in un volume chiuso di 40 litri netti pieno di lana di vetro e poi ho tracciato la risposta in frequenza e l'escursione da 20 a 200 Hz.
Poi ho "modificato" l'altoparlante (con un buon rodaggio...? No solo con carta e penna!) ottenendo una riduzione della frequenza di risonanza dai 22 Hz originali ad 11 Hz (un bel cambiamento non c'è che dire).
Il Bass-PC mi calcola che, non avendo cambiato la massa mobile, evidentemente il Cms deve essere diventato più grande:
esattamente 3,61
E quindi anche il Vas deve essere cambiato (visto che il diametro del cono non l'ho cambiato...):
esattamente da 355,17 a 1420,69.
Poi sono passato a variare a mano i vari Q che sappiamo bene variare in proporzione diretta alla Fs (verificando che anche il Bl, a questo punto, tornasse automaticamente al valore originario), quindi:
il Qts è diventato 0,25*11/22 = 0,125
Allo stesso modo il Qms = 1,76
il Qes = 0,135
Ed ecco le due risposte e le due escursioni di questi due altoparlanti a confronto, sempre nello stesso volume chiuso di 40 litri e sempre pieno di lana di vetro:

Ricordo
di avere detto molte volte su questo forum che a me del Vas non me ne strafotte
proprio per nulla e che quello che mi interessa di più è il diametro e
la Mms. Quello che ho appena postato dovrebbe servire a chiarire meglio la mia
posizione. Come pure che un corretto uso del Bass e del Cross possono condurre a
mettere insieme abbastanza bene sia il TFS che le 1000... E sono due piccole
utility che chiunque può scaricare gratis, dal mio sito... ![]()
"...suppongo che la differenza sonica, sia evidenziata anche da questo tipo di utilizzo e da alcuni brani musicali specifici..."
Io ho sempre potuto sentire grandi differenze anche fra tweeter uguali, quando cambiavo anche di un'inezia le caratteristiche del loro filtro.
Ricordo di avere già scritto qui e comunque di averlo riferito a Giampiero, Maurizio, Andrea... Che quando la impedenza di un tweeter non viene opportunamrente ed esattamente controllata alla sua risonanza, succede che, ove l'emissione del tweeter a tale frequenza sia attenuata meno di 10/15 dB, una colorazione la si sentirà sempre (e non solo tu od io. Anche Bebo, per esempio). Dato che ciò succede anche con i midrange, a meno che l'attenuazione alla loro risonanza non sia particolarmente ridotta (vedi ad esempio le AR 3a) consentendo allo smorzamento elettrico di fare almeno in parte il suo buon lavoro, questo è uno dei motivi che mi ha indotto a "cortocircuitare" il midrange delle 7/05 con una rete LC serie posta in parallelo all'altoparlante, risonante alla stessa frequenza del mid a cupola ESB (intorno ai 600 Hz, se non ricordo male (così, non solo l'altoparlante risultava convenientemente "frenato", ma non veniva nemmeno sollecitato, a tale frequenza). E il midrange sulle 7/05 era usato, con un filtro del II ordine, dai 2000 Hz in su. Cioè i 600 Hz, con un filtro normale ben fatto, li emetteva a circa 24 dB più in basso dei 2000 Hz...).
Ecco quindi spiegato in modo molto semplice perché anch'io in certe situazioni d'utilizzo, non ho la minima difficoltà a sentire grandi differenze fra i tweeter con o senza ferrofluido e, una volta che siano usati bene, preferisco senza ombra di dubbio i primi... :-)
A proposito del t-amp:
Come dovevasi dimostratre è tutto spiegato in modo chiaro e completo dal mio post precedente:
>...la delicatezza degli acuti setosi e precisissimi e l'immagine ampia in tutte le direzioni...
In questo caso non serve ascoltare, basta misurare, visto che io in tempi non sospetti ho scritto almeno queste cose (tutte tratte da qui:
http://www.renatogiussani.it/messaggi.htm):
"...tutto ciò che viene emesso al di sopra dei 10.000 Hz contribuisce in maniera notevole alla "ariosità" ed alla sensazione di realismo della emissione. Una esaltazione localizzata intorno ai 10 kHz tende spesso ad enfatizzare oltremisura il fruscio di dischi non perfettamente nuovi e silenziosi, mentre una carenza della gamma fra i 5 e i 10 kHz causa una sensazione di "soffocamento" e di velatura dei suono ed in particolare delle voci..."
"...Insieme ad altri membri "importanti" del mio vecchio gruppo di lavoro, già dagli anni '70 abbiamo più volte dimostrato la perfetta udibilità di differenze di livello di 0,1 dB (volume più o meno alto) ove queste siano estese a tutta la gamma audio. Quando la differenza di 0,1 dB fra due risposte in frequenza è confinata a particolari bande come la bassa, la medio-bassa, la media, la medio-alta, la alta, la altissima, le sensazioni d'ascolto che tali differenze (esclusivamente nella grandezza scalare "pressione acustica", o nella risposta ai morsetti dei diffusori) sono in grado di attivare sono molteplici e gli ascoltatori le descrivono spesso come:
- ambiente più o meno naturale e/o ampio oppure bassi più o meno estesi (se la gamma bassa fino a 125 Hz è più o meno forte di 0,1 dB...).
- transienti più o meno netti e/o prolungati oppure voci più o meno scatolate e/o confuse (se si tratta di gamma medio-bassa. Fra i 125 ed i 630 Hz)
- bassi più o meno morbidi e/o frenati e/o veloci, voci più o meno presenti potenti e/o riconoscibili (se i medi fra i 630 e i 4.000 Hz sono più o meno forti di 0,1 dB... )
- voci più o meno aperte e/o vicine e/o definite (se si tratta di gamma medio-alta. fra i 4.000 ed gli 8.000 Hz).
- fronte stereo più o meno ampio, strumenti più o meno definiti e risolvibili separatamente, transienti più o meno completi e puliti, suono più o meno affaticante (se si tratta di gamma alta fra gli 8.000 ed i 12.500 Hz)
- immagine più o meno ampia e/o ariosa e/o profonda e/o naturale (se si tratta di gamma altissima - oltre i 12.500 Hz)
E così via, coinvolgendo spessissimo anche termini di fantasia che vengono di norma tirati in ballo quando si vuol credere per forza all'udibilità dell'andamento della fase piuttosto che della risposta nel tempo entro poche decine di millisecondi, prima di essersi messi in condizione di non farsi influenzare da differenze di "livello" di 0,1 dB, come sopra...
Quindi: differenze di risposta in frequenza di meno di un dB fra due tweeter sono udibili. In ambiente domestico divengono molto meno verificabili e/o importanti a causa dei numerosi fenomeni cui si riferisce anche Flex, ma non sono ininfluenti del tutto. Quello che volevo dire io non è che non si dovrebbe garantire la risposta in frequenza degli altoparlanti e/o dei diffusori entro intervalli di pressione più ristretti, il fatto è che è quasi impossibile! Chi dichiara drivers matching entro +- 0,5 dB semplicemente dichiara il falso perché nessuno è in grado di smascherarlo..."
"...Possono
essere talmente tante... E poi: "...isolate o più insieme...?",
"...in + o in meno...?", "... Quante
combinazioni/permutazioni...?"... ![]()
Comunque, (omissis) direi che le più importanti durante la messa a punto dei filtri, così all'impronta, con annesse laconiche definizioni non esaustive potrebbero essere una/due ottave circa centrate attorno alle frequenze seguenti:
A: 50, B: 160, C: 400, D: 1000, E: 2000, F: 3150, G: 5000, H: 10000 Hz, I: 12500, L: 16000 (per chi li sente...)
A: I "bassi profondi" e l'ampiezza/immanenza delle grandi orchestre/gruppi specie dal vivo. Se è abbinata alla L è ancora meglio.
B: Potenza. Ma anche "gommosità", se esuberano/mancano altre frequenze. Il difetto può essere corretto aumentando le gamme da D a G, ma ovviamente ci sono dei limiti...
C: Scatolarità, effetto cartone ("scatola da scarpe", specie sulle voci maschili), quando troppo. Leggerezza del tom (batteria), del sax baritono, delle note "medio-basse" della chitarra, quando poco. E annessi e connessi. Se è troppo poco C e troppi A e B può contribuire al famoso "basso gommoso".
D: Se è poco si perde "effetto presenza" se è troppo aiuta ad emergere i difetti della C.
E: Se è poco diminuisce "effetto presenza" se è troppo interviene il "pungente/fastidio".
F: Caratterizzazione ed "articolazione" degli strumenti solisti e delle voci, specie femminili.
G: Apertura della timbrica degli strumenti aventi spettri "bassi ma non bassissimi". Se è troppo "archi alla corda".
H: Apertura/spaziosità del 99% degli strumenti e dei "rumori", applausi compresi. Se è eccedente comporta il famoso effetto durezza, freddezza, fastidio, "effetto cupole rigide" e/o "meno setosità" della gamma alta.
I: Queste cominciano ad essere alte frequenze "vere", solo armoniche "aifai" e rifinitura, anche "spaziale".
L: Come I, anzi meglio, ma solo per chi li sente davvero. Ariosità... Leggerezza e setosità dell'estremo alto.
C,
F & G insieme: transienti più o meno "veloci"... ![]()
E poi:
"...Gli
effetti descritti possono apparire più o meno evidenti a seconda dello "step"
adottato per esaltare o attenuare solo la zona interessata. E' evidente che più
la transizione fra le zone inalterate e quella modificata è dolce e meno
udibile sarà la variazione...
"
Ovvero: Chi ha misurato la risposta in frequenza di questo aggeggio, collegato ad una delle casse che ha ascoltato, in banda audio (20-20.000), e con una risoluzione sicuramente di almeno + 0,1 dB ?
Ho letto che G.P.M. ha rivevato una esaltazione molto forte a 30 kHz. Da quale frequenza comincia a salire la curva...? Se ci iniziasse ad essere già una esaltazione di + 0,1 dB a 10 kHz e poi via via sempre di più sarebbe già tutto spiegato (ampiezza della scena, ariosità, setosità e magari anche voci più definite specie le femminili) da cose che io so da almeno vent'anni (e che vi ho detto numerose volte)!!!
Allora...
![]()
Poi
dice che gli "audiofili" non vogliono i controlli di tono... ![]()
Fine
delle chiacchiere da TNT ? ![]()
Aggiungo per gli ultimi arrivati un po' distratti:
"...28)
Alcune risultanze sperimentali ripetibili di una "prova d'ascolto" condotta "molto seriamente" il 7 agosto 2004:
"...
Che il TFS è uno strumento straordinario per quello che abbiamo fatto e, spero, continueremo a fare. In campo abbiamo messo quattro ampli valvolari di potenza da piccola a media. Regolando il livello per l'impossibilità di saturare abbiamo ottenuto un livello accettabile ma, credo di poter parlare a nome di tutti, almeno tre dB in più li avremmo graditi. Questo significa che con una cassa tradizionale avremmo dovuto usare il cornetto acustico. Badate che non si trattava di monotriodi da 3W, si arrivava sempre comunque sopra i 10W. Questo porta alla certezza che altri gruppi di ascolto siano soliti trarre conclusioni, e a Roma così avevamo fatto, ascoltando continue e reiterate saturazioni dell'ampli. Peraltro, con casse "raffinate" da 86-88 dB il concetto è estendibile alla fascia di amplificatori da > 60W. Il tutto, ricordo, con una cassa dal suono mooolto buono.
Che il primo ampli, commerciale, è stato scartato ad orecchio, e strumentalmente ha manifestato problemi intollerabili di motor-boating sulle basse, bassissime frequenze.
Che il gruppo di ascolto era così poco fondamentalista da essere finito ad ascoltare per le prove un disco proposto dal sottoscritto, l'unico veramente analfabeta da punto di vista musicale.
Che vi erano differenze, ad orecchio, fra TUTTI gli amplificatori e che siamo perfino stati in grado di esprimere un preferito direi condiviso da tutti.
Che il pezzo musicale da scelgiere mancando la commutazione diretta deve avere inizio e fine con livello moooolto simile, altrimenti si mettono in dubbio degli strumenti calibrati SIT ogni anno.
Che le differenze di risposta in frequenza ai morsetti dei vari oggetti, che spero di postare in giornata, sono distinguibili da sole, riprodotte con cool edit nella loro globalità, 20-20kHz, 10 volte su 10.
Che purtroppo una delle cose che fanno incaz.. della risposta in frequenza è che la variazione può essere, nelle preferenze, neutra, migliorativa, peggiorativa, in relazione all'ambiente, il pezzo, i gusti. Questo gioca contro la possibilità di rilevazione eppure si rileva sempre. Mette anche in evidenza differenze di terminologia, c'erano almeno due ottave di differenza fra "l'aperto" di Renato ed il mio. Anche sopra la definizione di medio-basso il sottoscritto ha mostrato di avere dei problemi. Non esiste altra via se non quella da noi seguita per uniformare, col tempo, il vocabolario.
Che la psicoacustica pesa enormente e che Xxxxxx ne è il più immune del gruppo e lo è per carattere. Basta conoscerlo, per capire perchè. Altra certezza e che chi pensa di esserene immune o di "controllarla" sarà colui che ne è maggiormente affetto.
Che si sia a mala pena riusciti a togliere la crosticina di quel che c'è da fare.
Che la variabilità della risposta in frequenza non abbia spiegato tutto quel che abbiamo sentito ma che sia talmente avvertibile come tale da essere un ostacolo insormontabile se non messa assolutamente sotto controllo e possibilmente eliminata...."
A proposito dellle piccolissime perturbazioni della risposta in frequenza:
http://www.audiosignal.co.uk/Resources/Why_do_equalisers_sound_different_A4.pdf
Brevi
estratti:
"...The evidence
In the late 1950s, H D Harwood at the BBC made a discovery whose importance is still not fully recognised. In investigating the performance of loudspeakers, he discovered that low-level delayed resonances severely coloured the reproduced sound even if these resonances were 40dB below the main speaker response. At first sight there’s nothing very world-shaking about that. But consider what the effect of such a delayed resonance is on the amplitude and phase response; 40dB down means a signal whose amplitude is only 1% of the main signal. This means that the amplitude response must vary only between 99% and 101% of flat, ie within ±0.1 dB. The effect on phase response must similarly be within 1/100 rad, ie within ±0.6o. In other words even in the late 1950s Harwood showed that variations in phase response of around only 1o and in amplitude response of ±0.1dB produced audible colouration..."
"...In the mid 1980s, a second piece of evidence – that the ears could easily pick out tiny deviations in amplitude and phase response – emerged, in connection with digital filters. In an early attempt at digital noise suppression, Roger Lagadec, then at Studer, investigated a multiband digital noise gate that split the audio signal into 512 bands, noise-gated the bands separately and then put them back together again. Although this was very effective in reducing noise, it was discovered that there was a disturbing audible colouration, even if the noise-gating action was switched off. It was discovered that this colouration was due to the amplitude response of the filtered bands added together again not being quite flat – there was a ±0.1dB ripple in the frequency response. It was found that to remove the upsetting audible colouration required this ripple to be reduced to around ±0.001dB. In this case, all the digital filters had linear phase responses – so only the amplitude response could be blamed for the colouration..."
DSR & NPS (orizzontale):
Tanto per provare a chiarire meglio...
Se guardate questa figura:

Non avete bisogno di fare assolutamente nessuna ipotesi su come funziona il nostro sistema uditivo.
Basta accettare che sia in grado di farci rilevare la direzione e il verso di quei vettori somma...
A questo punto diventa immediato che per mantenere ferma quella sorgente acustica anche se noi ci spostiamo, basta fare così:

Cosa che si ottiene semplicemente adottando dei diagrammi polari orizzontali di emissione fatti così:

Ma... La domanda sorge spontanea... A quali frequenze?
E qui io rispondo. Queste:

Ma cosa otteniamo, operando in questo modo...?
Che la correzione prospettica aumenta all'aumentare del contenuto di frequenze alte nello spettro della sorgente che vogliamo mantenere stabile...
E ciò è giusto. E' perfettamente congruente con il fatto che le sorgenti vicine (in un ambiente chiuso) hanno uno spettro molto più ricco di alte frequenze rispetto alle sorgenti lontane, la cui correzione verrà quindi corretta meno.
Provate a disegnare una cassa centrale molto più lontana e guardate dove la congiungente con il punto d'ascolto interseca la parete... La correzione necessaria per mantenere stabile la posizione della cassa allo spostarsi dell'ascoltatore è evidentemente inferiore, rispetto a quella necessaria per la cassa più vicina...
E questo fenomeno è proprio quello che, insieme ai ritardo dei tempi di arrivo ai microfoni che le hanno registrate e al minor livello acustico somplessivo, delle sorgenti lontane rispetto a quelle vicine, riesce a farci percepire una profondità della scena acustica credibile, caratterizzata da diversi piani sonori.
Nella situazione non DSR, nella quale invece tutte le sorgenti si spostano quando ci spostiamo, questa ricostruzione diviene molto più difficoltosa...
Nell'NPS delle 1000 la profondità virtuale della scena acustica è maggiore che nel DSR grazie ad una correzione prospettica leggermente ridotta... Ottenuta agendo sia sulla dispersione (uso come mid-alto del 38mm al posto del 50mm della serie 7 DSR e come mid-basso del 6,5" invece dell'8", ad esempio), ma anche con una minore emissione di alte frequenze... Tutti ormai conoscete bene la maggiore attenuazione del tweeter delle 1000 rispetto alle Delta 4.5...
Provate a divertirvi a valutare la direzione che deve avere la risultante di quei vettori per ogni sorgente acustica virtuale che si trovi su un piano sonoro e per ogni posizione dell'ascoltatore sul "divano". Scoprirete che i diagrammi polari delle due casse devono essere in pratica coincidenti e appoggiati su una circonferenza che li comprende entrambi.
Per i più curiosi aggiungerò che la differenza fra la emissione parallela alla parete di fondo verso l'interno e verso l'esterno dell'area d'ascolto, per ciascuna cassa, dovrebbe essere di 9 dB su tutto lo spettro del campo diretto, se vogliamo che le sorgenti che si trovano sul piano coincidente con la parete rimangano stabili durante un ascolto all'aperto (in assenza di campo riverberato). E questo è quello che hanno cercato di fare i progettisti delle DbX Soundfield One.


Ma, in ambiente chiuso, dove il campo riverberato la fa da padrone almeno fino ai 1000 Hz, la riduzione e l'orientamento della dispersione alle frequenze inferiori a questa soglia non sono più necessarie.
E inoltre, estendendo la correzione a tutto lo spettro come cercano di fare le dBx, invece di variarla con la frequenza come detto più sopra, tutta la prospettiva risulta schiacciata sull'unico piano congiungente le due casse...
DSR & NPS (verticale):
A) Il suono è un'onda di pressione longitudinale che viaggia nell'aria a 340 m/sec (a 20°C). (Nell'acqua a 1200 m/sec, nel marmo a 3000 m/sec, nel ferro a 5127 m/sec)
B) Vibrazione Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Per ottenere suoni acuti occorrono corde sottili, corte e ben tese; per ottenere suoni gravi occorrono corde spesse, lunghe e leggermente tese.
C) Le corde degli strumenti musicali generano onde stazionarie; una corda di violino, ad esempio, vibra generando un'onda stazionaria con i nodi agli estremi, simultaneamente a una con tre nodi di cui uno al centro, a un'altra con quattro nodi, e così via. La vibrazione a due nodi produce la nota fondamentale, tutti gli altri modi di vibrazione generano le armoniche successive.
Insomma:
Nel DSR ormai sapete tutti che io ho scelto di posizionare due altoparlanti contigui, nella suddivione dello spettro acustico riprodotto, ad una distanza fra loro pari alla lunghezza d'onda alla frequenza d'incrocio.
Operando in questo modo si ottiene che, quando i due altoparlanti emettono entrambi la stessa onda acustica allo stesso livello, la dimensione verticale della sorgente che emette tale onda possa essere facilmente percepita come quella che separa i due altoparlanti, equivalente alla lunghezza di una corda di uno strumento musicale (di opportuna massa e opportuna tensione, dato che per una corda f=1/2 * L * (T/p)^(1/2). Dove f è la fondamentale cui vibra la corda, L la sua lunghezza, T la tensione e p (ro) la densità lineare cioé la massa per unità di lunghezza) che vibri alla sua frequenza di risonanza fondamentale.
Invece, nell'NPS, La dimensione verticale della sorgente acustica emittente costituita da ciascun gruppo, è pari alla distanza che separa i componenti lontani del gruppo non solo nell'intorno di una frequenza d'incrocio, ma su tutta la banda riprodotta da quel gruppo. E dato che la relazione con la fondamentale di una corda è rispettata solo per la frequenza "centrale" di progetto per quella banda, è naurale che sia meglio avere tutto lo spettro acustico suddiviso nel maggior numero di vie possibile, in modo che le approssimazioni di ciascun gruppo agli estremi della banda che riproduce siano le minori possibili. Inoltre, in questo modo si ottiene di far coincidere i centri di tutti i gruppi (che nel DSR sono invece allineati in verticale a distanze rilevanti) per evitare che un pianoforte riproducendo una scala vada su e giù di quota...
40)
Non so quanti di voi abbiano letto e fatto opportune autonome considerazioni su quello che sto per dirvi.
Durante tutti gli incontri avuti con il Prof. Amar Bose, come ho ripetuto più volte, questi ha sempre insistito con grande convinzione sul fatto che durante la riproduzione con diffusori convenzionali il rapporto fra il suono diretto e quello riflesso/riverberato è molto sbilanciato a favore del suono diretto, rispetto alla situazione reale (vero, soprattutto alle frequenze medie ed alte).
Questa secondo lui era l'unica vera ragione della sensazione di fatica e di poca naturalezza provata durante l'ascolto di segnali acustici riprodotti (ricordate che Amar suonava e registrava anche il suo violino, per le sue prove).
La sua scelta è stata quindi di ridurre il rapporto diretto/riflesso il più possibile.
Voi conoscete le mie opinioni in merito a quello che deve o non deve fare un buon sistema di altoparlanti per uso domestico, opinioni abbastanza articolate che mi hanno condotto, passando attraverso l'esperienza della serie 7 DSR della ESB, fino alla filosofia di emissione NPS, orizzontale e verticale.
In molte occasioni vi ho anche spiegato che, al di là delle semplificazioni rese necessarie da esigenze di divulgazione, il sistema NPS-1000 implementa molte ulteriori modalità di emissione del tutto nuove, rispetto ai sistemi, sia pure "verticals" di tipo "convenzionale" (io direi piuttosto "casuale").
L'ultimo "segreto" che vi ho trasmesso è stato, mi pare, quello relativo alla complessa funzione svolta dai due mid-bassi posti nelle 1000 in prossimità del soffitto dell'ambiente d'ascolto.
Ora vorrei aggiungere un'altra considerazione che permette di rendersi conto che il DSR e l'NPS orizzontali, fra le tante cose che ottengono, permettono alle 1000 di spostare un poco il rapporto diretto riflesso proprio nella direzione auspicata da Bose. E questo, sia grazie all'orientamento orizzontale dei loro altoparlanti che alla presenza dei due mid-bassi superiori. Ovviamente, in accordo con la mia convinzione che qualsiasi valutazione delle caratteristiche di emissione dei sistemi di altoparlanti non deve essere mai fatta "globalmente" su tutto lo spettro di frequenze emesso, ma andando a vedere banda per banda cosa serve e cosa è stato ottenuto, nelle 1000 gli effetti cui mi riferisco sono ben differenziati in funzione della frequenza.
Ed ecco il brano "incriminato", che si trova nell'articolo sul "kit" 7/06:

Ovviamente
la presenza dei due mid-bassi di cui sopra non fa che ridurre ulteriormente,
il rapporto diretto/riflesso complessivo... ![]()
A proposito delle prove di ascolto volte a dimostrare la sensibilità del nostro udito alla fase:
"...Fermo
restando che durante il transitorio attivato nell'ambiente dalla interazione
fra il campo acustico preesistente alla inversione e quello che si va
instaurando con fase opposta, all'atto dello switch qualcosa si dovrebbe
comunque sentire... Vorrei pure vedere che non lo fosse, dato che qui si
parla proprio di tempi e livelli...
"
Provo a ripeterlo con parole diverse:
"...Al momento della commutazione in controfase (sia in ambiente che in cuffia) di un segnale musicale tutte le stazionarie presenti (stanza, orecchio, altoparlanti -e loro membrane-...) si smorzano più rapidamente che in regime permanente.
E allora... Basterebbe solo questo per inficiare all'origine qualsiasi prova di sensibilità dell'udito alla fase con switch immediato al controfase.
Peraltro, da ciò che ha scritto Valerio si trae molto rapidamente che il confronto fra la fase di ciò che si ascolta e "l'originale" acustico di ciò che è stato registrato sarebbe indispensabile addirittura per poterne sostenere l'esistenza, della cosiddetta "fase assoluta"...
E in più:
"...Inoltre, nessuno ci ha informati sulla fase di collegamento dei microfoni e di tutto il resto che viene usato per fare i CD. E' vero, tu parli di percepibilità di differenze e non di superiorità di una fase di collegamento rispetto all'altra... Ma io potrei fare comunque un passo oltre (tanto se non lo faccio io lo fa qualcun altro...) e dire che la differenza che senti non potrebbe in nessun caso essere considerata una misura di maggiore o minore qualità. Al massimo potresti dire quale collegamento ti è piaciuto di più..."
E
allora si arriva alla conclusione che è sempre possibile provare a
collegare l'impianto "in fase" e "in controfase"
(ponendo un intervallo di silenzio in mezzo) e poi ascoltare nella
situazione che piace di più... ![]()
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