PROPULSIONE ELETTROMAGNETICA ?
Il testo sottoriportato è stato da me inviato alla rivista telematica Mc-Link il 28/01/1988
ed è tuttora reperibile accedendo all'area Abbonati di MC-Link.
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Dopo avere cliccato su "Accesso ai Servizi" si deve avviare la "Classic Edition" di MC-Link.
All'interno dell'area "aree/rubriche/scienze/varie", effettuando una ricerca
con parola chiave "ufo" fra la data 01/01/1988 e la data 01/02/1988 troverete il messaggio n.53,
inviato ad Mclink il 28/01/1988 alle ore 10:38.
A partire da quella data, il messaggio 53 è stato a disposizione di tutti gli utenti di MC-Link.
Qualsiasi tipo di brevetto del dispositivo descritto, o di dispositivo simile funzionante sulla base di analogo principio, che sia stato depositato in data successiva al 28 gennaio 1988, visto che questa "opera dell'ingegno" era già di pubblico dominio (ed accessibile per via telematica da tutto il mondo) alla data indicata, è da considerarsi nullo.
TESTO ORIGINALE DEL MESSAGGIO 53
Rif.: R.Giussani
Oggetto: Richiesta di brevetto per: Dispositivo di propulsione magnetica
Nella trattazione che segue l'Autore prospetta la possibilità di sviluppare un dispositivo di propulsione magnetica atto ad essere applicato a veicoli di qualsivoglia tipologia.
Premessa di base
La considerazione che viene posta alla base del funzionamento del dispositivo in oggetto è che la velocità delle onde elettromagnetiche nel vuoto è la più elevata a conoscenza dell'uomo ma è pur sempre finita, ovvero assume un ben preciso valore, misurabile e verificabile. Tale valore è prossimo ai 300,000 km/s. Da ciò si deduce che un'onda elettromagnetica per percorrere uno spazio finito impiegherà un tempo finito e che per percorrere uno spazio infinitesimo potrà impiegare un tempo infinitesimo, ma non nullo. La seconda considerazione è che ad un'onda elettromagnetica, cui sono associati un campo elettrico ed un campo magnetico, può essere costretta a propagarsi secondo un fascio orientato, in direzione e verso, a piacere.
Filosofia generale
Per esemplificare, pensiamo alla luce emessa da una stella visibile dalla Terra. E' accertato che, quando la luce raggiunge il nostro pianeta, la stella da cui è stata emessa in molti casi non esiste più. Ovvero: una volta che la luce è stata emessa, la sua storia si evolve in modo del tutto indipendente da quella della sorgente che la ha generata.
- Immaginiamo ora di avere a disposizione un magnete permanente e di fare scorrere della corrente elettrica in una spira concatenata con il flusso da esso generato. La spira verrà assoggettata ad una forza, mentre il magnete riceverà una spinta uguale e contraria. Se lasciassimo i due elementi entrambi liberi di muoversi, essi verrebbero accelerati e tenderebbero ad avvicinarsi od allontanarsi a seconda dei versi delle grandezze in gioco. Il baricentro del sistema da essi costituito tuttavia non si sposterebbe.
- Immaginiamo ora di assistere alla magnetizzazione del magnete di cui sopra, operata con un magnetizzatore ad impulso.
Prima dell'impulso al magnete non è associato alcun campo magnetico. Dopo la magnetizzazione il campo è presente. E' intuitivo che il campo tenda a estendersi a tutto lo spazio circostante il magnete ovvero, in assenza di opportuni schermi, fino a distanze notevoli. La verifica può essere attuata con il semplice uso di una bussola magnetica.
- Ma, se prima della magnetizzazione il campo era assente e dopo è presente, si può arguire che per essere rilevabile ad una certa distanza abbia dovuto propagarsi, presumibilmente ad una velocità non superiore a quella della luce. Tale propagazione richiederà quindi un tempo non nullo.
- Se ora facessi scorrere una corrente in una spira posta ad una certa distanza, concatenata con alcune delle linee di flusso generate dal magnete, questa sarebbe assoggettata ad una forza.
- Si potrebbe altresì arguire che il campo magnetico generato da un certo istante in poi dalla spira attraversata da corrente, debba impiegare un tempo non nullo a raggiungere il magnete e che durante questo tempo si sia potuto procedere alla completa smagnetizzazione del magnete stesso.
- In tale circostanza, la spira sarebbe ora caratterizzata da una certa accelerazione, mentre il magnete (smagnetizzato), in assenza di possibile interazione con il campo generato dalla spira tenderebbe a persistere nel suo stato di quiete.
- Se però spira e magnete fossero collegati meccanicamente, ad esempio con un filo di seta, la spira tenderebbe a trascinare il magnete nel suo movimento.
Prima implementazione
Un miglioramento immediato del procedimento di cui sopra potrebbe già essere ottenuto sostituendo il magnete con una seconda spira, tale che la sua magnetizzazione e smagnetizzazione siano più veloci e complete possibile. Il funzionamento del dispositivo sarebbe in questo caso il seguente.
- Una corrente elettrica viene fatta scorrere in una delle due spire per il tempo necessario a generare il campo magnetico destinato a propagarsi fino alla seconda spira, quindi viene interrotta.
- La seconda spira viene alimentata a partire dal preciso istante in cui viene raggiunta dal campo generato dalla prima spira.
Da notare, che il tempo di alimentazione della prima spira deve essere inferiore al tempo necessario al campo generato dalla seconda a propagarsi per tutta la distanza che separa le due spire.
Alcuni calcoli
Distanza fra le due spire = 1x10 -3 [m]
Velocità di propagazione = 300x10 6 [m/s]
Tempo di propagazione = 3.33x10 -12 [s]
Se supponiamo di applicare la corrente alternativamente alle due spire in modo periodico ci troveremmo in presenza di una corrente periodica caratterizzata da una forma d'onda che sarebbe utile rendere più prossima possibile alla quadra. Considerando che, per il funzionamento supposto, il tempo di propagazione del campo fra le due spire dovrebbe essere fatto corrispondere al tempo di alimentazione delle spire stesse, la alimentazione delle spire (che dovrebbero essere alimentate con uno sfasamento relativo di 180o, ovvero in controfase) dovrebbe avvenire con i parametri seguenti
Periodo = 6.66x10 -12 [s]
Pulsazione corrente = 1.5 x10 11 [rad/s]
Frequenza corrente = 9.4 x10 11 [Hz]
La fondamentale dell'onda quadra si porrebbe quindi in prossimità dei 1.000 GHz.
Volendo ottenere una onda quadra si dovrebbe procedere alla generazione anche di un congruo numero di armoniche dispari della fondamentale. In questo caso, per spire poste alla distanza di 1mm, si giunge ad ipotizzare la necessità di alimentare le spire con correnti di frequenza pari almeno a 10.000 GHz.
Conclusioni
Non è difficile immaginare quale potrebbe essere l'impatto sulle tecniche di propulsione nello spazio cosmico di un simile dispositivo, specialmente alla luce dei rapidi progressi compiuti nella messa a punto di materiali superconduttori, che consentirebbero di aumentarne drasticamente il rendimento.
Proviamo ad immaginare un veicolo propulso dal dispositivo in oggetto. Anzitutto si dovrebbe trovare il modo di confinare la propagazione dei campi magnetici generati in modo da reimpiegare la energia che altrimenti sarebbe dispersa senza utilità nell'universo.
A questo scopo, probabilmente, si potrebbe fare uso di un guscio superconduttore di forma opportuna, tale da generare, a causa delle correnti in esso indotte dai campi generati dalle spire, un campo magnetico nella zona occupata dalle spire stesse il cui sfasamento sia tale da ottenere una azione di rinforzo dei campi principali.

Date le frequenze in gioco, è molto probabile che un veicolo dotato della propulsione magnetica descritta potrebbe diventare esso stesso luminoso, con colori dipendenti dalla frequenza e dalla intensità della alimentazione delle spire, che, per ottenere un facile effetto di orientazione della forza propulsiva, potrebbero essere montate in modo da poterne variare micrometricamente distanza ed inclinazione reciproca.

Conclusione
A chiusura di questa prima presentazione delle filosofie di funzionamento del dispositivo di propulsione magnetica ad ultrafrequenze di cui all'oggetto della presente trattazione, proponiamo che il nome in codice atto d'ora in poi ad identificarlo sia : Disco Volante
in lingua inglese : Flying Saucer
o, più brevemente: UFO

Dal 1988 al 2002 l'intuizione originale si è evoluta parecchio.
Ci sono, fra voi, ingegneri e/o fisici che vogliano e possano approfondire seriamente l'argomento?
Nel caso, scrivetemi.
Non vorrei che, con i soliti decenni di ritardo, si scoprisse che anche questa idea funziona...
(Pare che, in anni molto più recenti, anche altri abbiano pensato qualcosa di simile.
Vedi, ad esempio, http://it.arxiv.org/abs/physics/9908048
oppure
http://jnaudin.free.fr/stvdmdoc/prplessp.htm
o anche http://www.howstuffworks.com/electromagnetic-propulsion.htm
E poi http://www.lerc.nasa.gov/www/bpp/
oppure http://www.grc.nasa.gov/WWW/bpp/TM-107289.htm Sito della NASA.)
E, a proposito del "Warp drive" allo studio della NASA, vedi anche il romanzesco Propulsione a curvatura di Salvatore Carboni !
ULTERIORE ESEMPLIFICAZIONE
11 marzo 2005
(tratto da un messaggio del mio forum privato)
Vorrei chiarire/semplificare il concetto che sta dietro il mio EMPS (Electromagnetic Propulsion System) del gennaio 1988:
Immaginate per un momento di non avere nessun obiettivo reale, nella vostra indagine, di avere a disposizione strumenti di misura estremamente sensibili e di poter agire in una situazione ideale, dal punto di vista delle rilevazioni sperimentali necessarie.
Ora ditemi: "Se qualcuno abitante su Mercurio chiudesse in questo momento un circuito contenente una bobina di filtro di un woofer di uno dei nostri crossover ed una batteria d'automobile, fra quanti minuti noi sulla Terra ce ne potremmo accorgere?"
Ipotizziamo per semplicità che la Terra e Mercurio distino in quel momento circa 150.000.000 di kilometri. Il campo magnetico generato alla chiusura del circuito dovrebbe raggiungere la Terra dopo 150.000.000/300.000 secondi, ovvero 500 secondi, cioè 8,3 minuti.
Quando questo campo, dopo 8,3 minuti, raggiunge la Terra, può far nascere una forza su un magnetino che, per semplificare, immaginiamo sia attaccato ad una macchinina dotata di attriti pari a zero. La macchinina comincerà a muoversi.
Ora immaginiamo che dopo quattro minuti da che avevamo collegato la batteria alla nostra bobina su Mercurio la suddetta bobina si sia bruciata ed abbia smesso di generare il nostro campo magnetico.
Dopo 4 minuti dall'inizio del moto della macchinina (cioè 12,3 minuti dalla sua attivazione su Mercurio), anche il campo magnetico rilevato dal nostro magnetino sulla Terra sarebbe cessato.
Ora mettiamo sulla macchinina sulla Terra una seconda bobina al posto del magnetino, tale da generare un campo magnetico uguale a quello del magnetino quando alimentata da una opportuna batteria.
Immaginiamo di ricominciare daccapo. Ovvero cominciamo ad alimentare la bobina su Mercurio. Dopo 8,3 minuti iniziamo ad alimentare la bobina sulla macchinina e la macchinina si muoverà. Dopo quattro minuti dalla sua attivazione la bobina su Mercurio brucia e noi spegniamo la bobina sulla macchinina che si sta muovendo.
Il campo magnetico generato dalla bobina sulla Terra raggiungerà Mercurio 8,3 minuti dopo la sua attivazione,
quando la bobina su Mercurio è già bruciata da 8,3 (tempo impiegato per il primo arrivo sulla Terra)+8,3 (tempo ritorno Terra-Mercurio)-4 (durata accensione su Mercurio) = 12,6 minuti.
Se ora immaginiamo di tendere un sottilissimo, leggerissimo e lunghissimo filo di seta fra le due bobine, ed immaginiamo che anche la bobina bruciata su Mercurio sia appoggiata su una macchinina, possiamo immaginare che quella sulla Terra abbia trascinato nel suo moto anche quella su Mercurio che non risentirà di nessuna interazione con il campo generato dalla nostra bobina sulla Terra perché quando questo raggiunge Mercurio la bobina lì residente è già bruciata, come abbiamo visto, da 12,6 minuti.
Ora immaginiamo di poter avvicinare moltissimo le due bobine, accelerando contemporaneamente moltissimo tutto il processo, e voilà, il propulsore elettromagnetico è pronto per l'uso…
s.e.o.
PROSEGUENDO...
27 marzo 2005
(tratto da un altro messaggio del mio forum privato)
Tornando ad esaminare alcune caratteristiche di base dell’ipotesi formulata, ho elaborato alcune considerazioni che, a parer mio, potrebbero contribuire a confermare la funzionalità teorica del dispositivo.
Un mio amico mi ha scritto all’incirca: “...Se ho ben capito tu cercheresti di ottenere una azione su uno degli elementi attivi del tuo dispositivo, senza provocare la conseguente necessariamente imprescindibile reazione sull’altro...”.
La mia risposta è stata, sempre all’incirca: “Sì! Voglio evitare la reazione sul dispositivo che emette l’impulso per primo, ma la reazione c’è comunque ed è applicata all’intero universo”.
Questa affermazione merita un piccolo approfondimento.
Ragionerò, come son solito fare, per concetti generali e più semplici possibili, facendo uso di esempi:
Tutti sanno che sulla Terra è possibile misurare la presenza di un campo magnetico, che è in grado di far deflettere l’ago di una bussola, applicandogli un momento quando questo non è allineato con le linee di forza in quel punto. La stessa cosa succede nello spazio a causa del campo magnetico generato dalla Terra, ma anche dal Sole e quant’altro.
Immaginiamo ora di essere nello spazio, molto lontani dal sistema solare, e di rilevare la presenza di un campo magnetico, generato dai costituenti la nostra stessa galassia, ma anche da galassie lontane.
Ora alimentiamo una bobina con una corrente continua. Tale bobina sarà assoggettata ad una forza (o una coppia di forze), minima ma non nulla, che potrà tendere a farla ruotare e/o traslare a seconda della sua posizione iniziale. A questa azione corrisponderà una reazione “vincolare” (mediata dal campo magnetico) che dovrebbe applicarsi ai “generatori” del campo magnetico preesistente. Perché questa forza si applichi effettivamente ai corpi che hanno generato il campo presente nella posizione occupata dalla nostra bobina, bisogna però che questi corpi esistano, e taluno potrebbe addirittura non esistere più da milioni di anni… Peraltro, perché il nostro impulso generato “accendendo” la bobina raggiunga i “generatori” più lontani potrebbe essere necessario attendere milioni di anni, e, non sapendo naturalmente dov’erano tali generatori quando hanno emesso il campo con il quale il nostro impulso ha interagito, questo potrebbe continuare a viaggiare all’infinito, alla ricerca del corpo dal quale ricevere la “reazione”…
Torniamo al sistema composto da due bobine delle quali la prima si accende, e poi si spegne prima di essere raggiunta dalla emissione della seconda che ha interagito con il campo da lei generato. Tale emissione della seconda spira (quella assoggettata alla “azione”) farà la stessa fine del segnale emesso dalla bobina dell’esempio “spaziale” precedente. Continuando a viaggiare verso l’ignoto all’infinito e non riuscendo mai a generare nessuna reazione se non forse sull’intero universo, asintoticamente al tempo infinito…
Peraltro, il fatto che il campo generato dalla prima bobina sia stato generato per primo, garantisce che il secondo impulso nel suo procedere lo incontri sempre e comunque, sul suo cammino al continuo inseguimento di un fronte d’onda che non potrà raggiungere mai e che quindi “dal suo punto di vista” potrebbe essere già esteso all’intero universo, come il campo magnetico dell’esempio spaziale precedente.
Non è prevista insomma la violazione di nessuno dei principi fisici già ampiamente accettati da tutti come inviolabili. C’è solo da ragionare un poco oltre, verso l’infinito…
Se poi tale dispositivo potesse funzionare…(?)… La prima applicazione utile che ne vedrei sarebbe quella di propulsore di assetto per i satelliti artificiali, costretti oggi a “morire” all’esaurimento del combustibile dei loro motori chimici (dopo una quindicina d’anni), mentre l’energia elettrica necessaria per un sistema di propulsione elettromagnetico potrebbe essere fornita dalle batterie solari per tempi molto più lunghi.
Sempre s.e.o.
COMMENTI
Questa è l'unico commento degno di questo nome, forse, che ho ricevuto, in 17 anni (!), al mio messaggio del 28 gennaio 1988,
ed è datato 24 febbraio dello stesso anno:
Io però non mi vergogno a dire che non l'ho capita.
"Il resto" per me non è affatto "ovvio", ma neanche l'inizio.
Se qualcuno più istruito di me fosse così gentile da spiegarmela in modo semplice...
Grazie!
EMPS VERSIONE 2
17 aprile 2005
(tratto da un altro messaggio del mio forum privato)
Sempre alla ricerca di un modo per sostituire i motori chimici di correzione dell'orbita dei satelliti (che quando esauriscono il combustibile si spengono, ma sono indispensabili per i satelliti ad orbita bassa come quelli del GPS, che quindi vanno ciclicamente rimpiazzati)... Ho pensato che nello SPAZIO, dove lo SPAZIO non manca, una rete di cavi elettrici di qualche km, alimentata con corrente continua potrebbe interagire con il campo magnetico ivi esistente (quello terrestre, ad esempio) e fornire una forza di correzione dell'orbita che potrebbe bastare... L'alimentazione avverrebbe con la stessa elettricità resa disponibile per tutti gli apparati del satellite dalle celle solari (dell'ordine dei kWatt) e che quindi non finisce mai...
EMPS VERSIONE 3
2006
febbraio 2006
(Estratto
da un messaggio del mio forum privato)
Tempo fa ho letto su The Internet che che un ricercatore russo avrebbe scoperto che facendo ruotare un magnete ad una velocità sufficientemente elevata questo mostrava di perdere peso (non so però secondo quale asse, rispetto ai suoi poli).
Questa mattina mi è venuta voglia di provare a far mente locale su cosa potrebbe succedere se si riuscisse a porre un magnete in rotazione ad una velocità tale che le linee di forza da esso generate fossero costrette a spostarsi ad una velocità periferica frazione significativa della velocità della luce c.
Beh… Non è che sia tutto così semplice. In pratica noi sappiamo che tali linee di forza non si instaurano "istantaneamente" e che se a partire da una data posizione angolare noi imprimiamo una veloce rotazione di tot gradi (proviamo per il momento ad ipotizzarla addirittura istantanea) al nostro magnete, le nuove linee di forza che questo "proietterà" nello spazio circostante impiegheranno un certo tempo a formarsi ed è possibile che quando si saranno instaurate avranno comunque fatto in tempo ad interagire con parte di quelle preesistenti generate dal magnete nella sua posizione di partenza, che però non occupa più. Insomma studiando bene il tutto, non è detto che modulando opportunamente posizione e dimensioni del magnete e sua velocità di rotazione non si possa effettivamente assistere ad un effetto propulsivo che, ove fosse opposto alla forza di gravità, gli farebbe effettivamente perdere peso.
Per ora mi fermo qui. Come vedete è solo un abbozzo concettuale molto rozzo (non ho ancora individuato le effettive interazioni temporali necessarie per ottenere l'effetto desiderato) e non sono ancora riuscito a vedere cosa avverrebbe effettivamente dal punto di vista quantitativo in condizioni sia pure del tutto ipotetiche (più o meno come nel caso della famosa "sfera pulsante" quando si ragiona di acustica…). Però, per una volta, non mi dispiacerebbe che qualcun altro si potesse applicare a definire un modello ideale plausibile di questo "magnete rotante" ed a scrivere le equazioni che ci potrebbero dire cosa potrebbe succedere al variare dei vari parametri coinvolti (ove il modello matematico fosse messo dentro ad un PC...).
L'unico parametro che non potrebbe variare punto sarebbe la solita costante c (ovvero la velocità alla quale le linee di forza “cambierebbero forma”)…
EMPS
(Electromagnetic propulsion system)
The text reported below has been sent to the on-line magazine Mc-Link 28/01/1988 and it is still accessible at this time
in
the
MC-Link
member area
(with user
I.D. and password).
Within
the Member Service area, a visitor should enter the MC-Link Classic
Edition
and
click in succession: "aree/rubriche/scienze/varie"
Under “others” searching for the key word UFO between 01/01/1988 and 01/02/1988 would lead to message n. 53
which
was sent to MC-link 28/01/1988 at 10:38.
Any type of patent of the described device, or similar device based on the same principles,
registered at a date later than 28 January 1988 is to be considered null and void,
given
the fact that this work of genius has already been in the public domain (and
accessible on line all over the world.)
ORIGINAL
TEXT of MESSAGE 53
Rif.
R. Giussani
Subject:
Patent application for a:
Magnetic
propulsion device
Part I
In
the following treaty, the author proposes the possibility of developing a
generic magnetic propulsion device suitable for application to vehicles of
whichever sort and manufacture.
Fundamental
premise:
A
first fundamental consideration at the core of such a device is that the
traveling speed of electromagnetic waves in perfect vacuum is a finite number,
namely: 300,000 km/s. Although this
is the highest velocity known to mankind, it is nevertheless a finite number, a
well-defined value that is measurable and verifiable. This fact leads to the
deduction that in order to cover a finite distance, an electro-magnetic wave
will employ a finite lapse of time and similarly, in order to cover an
infinitesimal distance, it will employ an infinitesimal, but non-nil, lapse of
time.
A
second consideration is that an electromagnetic wave to which is associated an
electrical and a magnetic field, can be guided to propagate along a highway
pointing towards any elected destination.
General
philosophy
To
exemplify the concepts, let us consider the light of a very distant star visible
from the earth. It is has been established that, the star emitting the light,
may no longer exist at the time the light reaches the
-
Let us assume now that we have available a permanent magnet and a coil
and that we run an electrical current in the coil within the flux of the magnet.
The coil will be subjected to a force, while the magnet will receive an equal
and opposite thrust. If both
elements are free to move, they would be accelerated and would tend to draw near
to each other or get further away, depending on the verse of the forces at play.
The center of such a force system would however not move.
-
Instead of a permanent magnet, let us now imagine we are achieving the
magnetization of an element, by means of an impulse magnetizer.
Before
the impulse is applied to the element, no magnetic field is associated with it.
After
its magnetization, a field is created. Assuming that magnetic shields are not
present, intuitively, the field would flood the space around the magnet, and
extend even to significant distances. Verification can be obtained using a
simple magnetic compass.
Since
before the magnetization of the element the field was absent and after its
magnetization it is present, one can argue that since the field is detectable at
a certain distance, it ought to have propagated, presumably at a velocity not
superior to the speed of light. Such propagation therefore would require a
certain time, small perhaps, but never null.
-
If we energized a coil placed at a certain distance of a magnet but still
within its magnetic field, the coil would be subjected to a force.
-
One could also postulate that the magnetic field generated by the coil
when a current runs trough it, would take a certain time, small but not null, to
reach the magnet and that during this time a complete demagnetization of the
same magnet can be obtained.
-
Under such a circumstance, the coil would be undergoing a certain
acceleration, while the demagnetized element, lacking interaction with the field
generated by the coil, would tend to remain still.
-
If however, coil and magnet were mechanically connected, for example by
means of a thread of silk, the coil would tend to drag along the magnet even as
it moves.
First
implementation plan
An
improvement over the set-up described above, could already be made by replacing
the magnetized element with a second coil, in which magnetizations and
de-magnetizations could be achieved more fully and efficiently in the fastest
possible time. The operation sequence would be the following:
-
One of the coils is energized long enough to allow its magnetic field to
propagate to the second coil and then it is de-energize it.
-
The second coil is energized at the precise moment it is reached by the
field generated by the first coil
It is to be noted that the time the first coil is kept energized must be smaller than the time it takes the field generated in the second coil to reach it.
A
few numbers:
Distance
between the coils =
Propagation
speed
=
Propagation
time
=
If
we now applied a current to each coil in a periodic fashion, we would generate
an alternating current, that we should strive to approximate, as much as
possible to a squared wave.
Since
the propagation time of the field between the coils equals the time of
energization of each coil, in order to achieve the desired effects, the
energization of the coils (which should occur with an out of phase angle of 180
º) should have the following characteristics:
Period
= 66x10 -12 [s]
Current
pulsation = 1.5
x10 11
[rad/s]
Curent
frequency = 9.4x10 11 [Hz]
The
fundamental frequency of the square wave would therefore be in the vicinity of
1,000 GHz.
Since
we are aiming at obtaining a squared wave, we should also generate a congruent
number of odd harmonics of the fundamental frequency.
If
we locate the coils 1 mm away from each other, we would have to energize them
with alternating currents of at least 10,000 GHz frequency.
It
is not hard to imagine what would the impact be on the propulsion techniques in
space of such devices, especially in light of the rapid advancement in the area
of super conducting materials that would allow a drastic increase in efficiency.
As
an example, if we imagine a vehicle equipped with such a propulsion system, we
would have to find a way to shield the dispersion of the generated magnetic
fields in order to allow the reutilization of the energy which otherwise would
disperse in space.
To this end, we could seemingly make use of a superconducting shell of appropriate shape, in which the currents induced by the fields generated in the coils would bring about a secondary magnetic field. Such a field would extend to the area occupied by the coils themselves with a phase lag that would reinforce the primary fields.

Given
the frequency at play, it is very possible that a vehicle equipped with a
magnetic propulsion system based on the principles described above, could become
luminescent, with colours associated with the frequency and intensity of the
seed current in the coils.
In order to obtain a simple orientation of the thrust, the coils could be mounted in a way that would allow micrometric variations of their mutual distance and inclination.

Code
name:
Having concluded this first presentation describing the operating principles of an ultra-frequency magnetic propulsion device, I would like to give it a code name to render it easily referable and recognizable. I propose therefore that it be identified henceforth by the code name: Flying Saucer or UFO.

From
1988 to 2002, the original intuition has evolved substantially.
I
am appealing to all of you engineers or physicists out there, who would or could
seriously research this topic.
If
you are in this position, please Contact Me.
I would not want that, with the usual decades of delays, someone suddenly
discoverer that this idea is workable.
(It
seems that, more recently, others have indeed thought of something similar).
Check, for example http://it.arxiv.org/abs/physics/9908048
http://jnaudin.free.fr/stvdmdoc/prplessp.htm
http://www.howstuffworks.com/electromagnetic-propulsion.htm
http://www.lerc.nasa.gov/www/bpp/
http://www.grc.nasa.gov/WWW/bpp/TM-107289.htm
(NASA)
If
you heard the term “Warp drive” under investigation at NASA, you can like to
read
the novel Warp Propulsion System by
Salvatore Carboni
Further Exemplification
2
(Extracted
from a message of my private forum)
I
would like to clarify/simplify the concept that is behind my EMPS (Electro-Magnetic
Propulsion System) of January 1988:
Imagine
for a moment that you have no real objective in your research, that you have at
your disposal extremely sensitive instrumentation and that you were in an ideal
situation, from the point of view of the necessary experimental observations.
Consider
now this question: “If someone located on the planet Mercury closed the switch
of a circuit that included the battery of an automobile and the coil of a woofer
filter in a crossover of a speaker system, with how many minute delay would we
on the Earth detect it?
Let
us assume for simplicity that Earth and Mercury are distant 150,000,000 km at
the time of the experiment. The magnetic field generated at the closing of that
circuit should reach the Earth after 150,000,000/300,000
that is 500 seconds or 8.3 minutes.
When
this field reached the Earth after 8.3 minutes, it can generate a force on a
tiny magnet that, for the sake of simplification, we can imagine being mounted
on a tiny frictionless vehicle. The vehicle would move.
Now
let us imagine that after four minutes from the time we closed that circuit on
Mercury, the coil burned and that we stopped generating our magnetic field.
After
four minutes from the time our tiny frictionless vehicle started to move, (that
is 12.3 minutes from its activation on Mercury), the magnetic field detected by
our tiny magnet on the Earth would have ceased to exist.
Now
let us install on our tiny vehicle on the Earth a second coil (instead of the
tiny magnet) capable of generating a magnetic field equal to that of the
original magnet when energized by a suitable battery.
If
we revisit the experiment and closed the circuit containing the coil on mercury,
after 8.3 minutes we would energize the coil on the tiny vehicle on Earth and
the vehicle would start moving. After four minutes from its activation, we
assume again that the coil on Mercury fails and that we disconnect the coil on
the tiny vehicle that is moving on Earth.
The
magnetic field generated by the coil on Earth will reach Mercury 8.3 minutes
after its activation that is after the coil on Mercury has already failed from a
period of time equivalent to:
8.3
minutes (time to reach the Earth)
+8.3
minutes (time to return to Mercury)
-4
minutes (duration of coil activation on Mercury) = 12 minutes.
If
we now imagine that the failed coil on Mercury were also mounted on a tiny
frictionless vehicle and that the two coils on Mercury and Earth were connected
by means of a thin, weightless and very long thread of silk, the coil on Earth
would have pulled the one on Mercury. The latter would however not be affected
by the field generated by the coil on the Earth because when its field reaches
Mercury, the coil residing there would have already failed, from 12.6 minutes,
as seen above.
If
we now greatly reduced the distance between the two coils, and at the same time
accelerated the whole process, we would have built a viable electromagnetic
propulsion system ready for use.
CONTINUING...
27
March 2005
(extracted
from another message of my own private forum)
Re-examining a
number of basic characteristics of the original hypothesis, I developed a set of
considerations that, in my opinion, could contribute to confirm the theoretical
functionality of the device.
A
friend of mine wrote (paraphrased):
“...If I understood correctly, you are attempting to obtain a force acting on one
of the active elements of your device, without causing the consequential reaction on the
other..."
My
answer to this kind of observations has always been approximately this: “Yes,
I want to avoid a reaction on the device that generated first the impulse, but
the reaction is there at any rate, and it applies not just to the coil but to
the whole universe.”
This
statement merits a little more poking:
Allow
me to exemplify the statement, as I usually do, using fundamental concepts and
keeping the explanation as general and as simple as possible.
Every
one knows that here on Earth we can detect the presence of a magnetic field
large enough to be capable of moving the needle of a compass, by applying on it
a moment when it is not aligned with the lines of force acting on that point.
The same thing happens in space with the celestial objects because of the
presence of their magnetic fields. The interactions are complex.
Let
us imagine for a moment that we are in deep space, far away from our Solar System and that we detected the presence of a magnetic field generated by our
own galaxy and perhaps by the influence of other remote galaxies.
If
we in that point in space energized a coil by means of a direct current, such a
coil would be subjected to a force (or more precisely to a couple of forces),
small but not null, which would tend to rotate the coil or to translate it
depending on its initial position.
To
this action will correspond a binding reaction (brought about by the magnetic
field), which should influence the celestial generators of the existing magnetic
field.
In
order that this force can be effectively applied to the celestial bodies that
have generated the current field in the position occupied by our coil. For this
interaction to be possible, it is imperative that these celestial bodies
continue to exist. It is however seemingly possible that a number of them may
have ceased to exist millions of years before the field was generated by the
coil.
Unfortunately,
in order that the impulse generated by the coil movement in the magnetic field
reaches the “celestial generators” so far away we may have to wait millions
of years and not knowing the position of these celestial generators when they
emitted the field that has interacted with our impulse, the field emitted back
by the latter may have to travel an infinite distance before it could reach the
celestial body from which it has received the reaction.
Let
us now get back to our two-coil system in which the first coil is successively
energized and de-energized before it is reached by the emission of the second
coil that has interacted with the field generated by the first.
The emission from the second coil (the one subject to the “action”)
will end up the same way the signal emitted by the coil in the “deep space”
example above.
It
will continue to travel towards the
In addition, the fact that the field of the first coil was generated first, guarantees that the second impulse in its path forward, with only encounter it during its continual pursuit of a wave front that it will never reach and that from its “observation point” could have very well already extended to the entire universe, as in the case of the magnetic field in the previous deep space example.
In
this logic, I am not violating any of the fundamental principles of physics
already widely accepted and recognized as inviolable. What I have done is take a
step further towards infinity…
If
then such a device could one day work……Its first useful application, as I
see it, would be that of an attitude corrector for satellites, sadly left today
to die when the fuel of their chemical engines is exhausted (after some fifteen
years), whereas the electrical energy necessary to an electromagnetic propulsion
system could be supplied by solar batteries for much longer periods.
EMPS VERSION 2
2005
April 18
(Extracted
from a message of my private forum)
As I am constantly looking for ways to replace orbit correction chemical reaction based engines (particularly indispensable for low orbit satellites as GPS’s) that become useless once the chemical is exhausted, and hence impose their cyclic replacement, I thought that in space, where space does not lack, a large network of electrical cables a few kilometers long energized by direct current, could interact with the existing magnetic field (that of the earth for example) and generate a force sufficient to allow orbit correction…
The satellite solar cells (in the kW range) used to power virtually endlessly all on board devices, could also be used to power such a cable network.
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