Giussani Research ha partecipato alla rassegna Roma hi-end 2009
Sabato e Domenica 5 e 6 Dicembre 2009, h. 9.00 - 19.00
Centro Congressi Jolly Hotel Midas
Via Aurelia n°800, Roma
La mostra è stata organizzata come sempre da:
mr. Stefano Zaini
http://www.thesoundofthevalve.it
tel.fax. +39 0382 71428 cell. 338 2584737

La Giussani Research ringrazia sentitamente i numerosissimi visitatori che hanno ascoltato a lungo
i suoi diffusori e che stanno dando ampia testimonianza del loro grande apprezzamento.
Il gratificanti commenti che vengono quotidianamente pubblicati su Internet e che paragonano
spesso le GR Delta 4 R9 a sistemi di costo anche sei volte superiore, costituiscono un incentivo
molto importante a proseguire nella nostra impegnativa impresa.
GRAZIE!
Per le sessioni d'ascolto sono state impiegate sia le GR Delta 4 R9 che le GR 130-MLS.
L'affluenza di visitatori nella sala GR è stata molto importante:

Sinistra: La nostra amica Emanuela Ricci ha svolto il ruolo di hostess come se non avesse mai fatto null'altro in vita sua...!
Destra: il fronte della sala occupato dalle casse e dai componenti dell'impianto.

Sinistra: La parete posteriore della sala, ove si potevano ammirare le piccole NPS-1 e le grandi GR Delta 4 R3 / Audiolab Delta 4.
Destra: I nostri amici non hanno limiti di età...

Sinistra: Carlo De Marinis e Fabio Brembilla pronti ad esaudire le richieste dei visitatori.
Destra: Il rack offerto da "Musica"... parliamone con alcuni elementi dell'impianto e la postazione di Jakob Ludwig.

Sinistra: La "parete" sinistra della sala con alcuni particolari "elementi di arredo domestico" (tre moduli di NPS-1000 e tre scatole di Seas P17 RCY) .
Destra: Giulio Cesare Ricci (Fonè) durante una presentazione del suo ultimo CD con Salvatore Accardo. Ringrazio pubblicamente Giulio Cesare per i graditi apprezzamenti alla qualità del nostro impianto espressi durante le sue dimostrazioni.

Marco Lincetto (Velut Luna) ci ha deliziato con l'ascolto del master di una sua registrazione in alta risoluzione.
L'opinione del discografico Marco Lincetto dopo l'ascolto delle GR Delta 4 R9 a Roma Hi-End 2009.
------------------------------------------------------
"...approfitto di questo lunghissimo 3D - anziché aprirne un altro analogo - per dire la mia su questi diffusori, finalmente ascoltati, brevemente, ma con grande attenzione e concentrazione, al Roma Hi-End, utilizzando principlamente due miei master che conosco meglio di me stesso.
Ci tengo a scrivere queste poche righe, perché reputo Giussani una delle poche persone che ha lasciato il segno in questo settore, negli ultimi 40 anni almeno.
Quando da ragazzo, poco più
che ventenne, iniziai a fare le cose sul serio, in questo mondo, il mio
riferimento si chiamava ESB 7/06, ovvero un diffusore che era talmente
innovatore allora, che pure oggi mantiene alcune caratteristiche di riferimento
assoluto.
Ebbene, ascoltando l'ultima creatura in ordine di tempo del maestro Giussani non
ho potuto non ritrovare una filosofia che procede lungo la strada maestra, senza
mai perdere di vista i principi che ispirarono i primi progetti.
La coerenza: la coerenza di pensiero e di realizzazione, sintomo di profonda
conoscenza, non disgiunta comunque da brillante intuito.
Nei primi 30 secondi di ascolto di questo diffusore ho immediatamente capito che tutto stava al suo posto: non ho avuto problemi a ritrovare tutti i riferimenti di due registrazioni che, appunto, conosco "più che benissimo".
Ed il tutto in una saletta che, probabilmente apposta, riproduceva un ambiente domestico molto normale, usuale, ovvero l'ambiente dove verranno ascoltate questi diffusori.
Un sentito "Complimenti!" a Renato Giussani.
Marco Lincetto..."
------------------------------------------------------
L'opinione del proprietario della coppia di GR Delta 4 R9 matricole 1001 e 1002.
------------------------------------------------------
"...Mi
sono concesso circa tre-quattro ore di ascolti approfonditi del mio sistema.
Diffusori: GR Delta 4 R9;
Sorgente digitale: lettore cd Onkyo DX 7211 (in attesa di essere sostituito
dall’Oppo BD 83)
Sorgente analogica: giradischi Technics SL Q 300 con testina Grado Red 1;
Preamplificatore: Cambridge Audio Azur 840 E (top di gamma);
Pre phono: Cambridge Audio 640 P;
Finale di Potenza: Behringer EP 4000 (2 x 550 watt su 8 ohm);
Cavi di segnale: vari… QED, Cablerie d’Eupen, cavetti rosso-neri.
Cavi di Potenza: Monster Cable M 1.2 S (presi perché molto comodi per via
delle terminazioni intercambiabili: sono a banana per le casse e a forcella
per i binding post del behringer).
Sala di ascolto piuttosto grande di circa m 6 x 10 x 2,55 arredata con
tappeti, libreria a boiserie, divani, suppellettili varie ecc...
Casse distanti tra loro circa m 2,30 collocate a circa m 1,00 dalla parete
lunga, in posizione asimmetrica (non al centro). Distanza di ascolto circa m
3,45-3,50.
Ero solo in casa e mi sono scatenato.
Ascolti a volumi praticamente realistici di:
Prokofiev - concerto n. 2 per pianoforte ed orchestra, DG, Yundi Li piano,
Seiji Ozawa Berliner Philarmoniker (disco registrato benissimo, dal vivo, con
suoni naturali e dinamica paurosa).
Rachmaninov - concerto n. 3 per pianoforte ed orchestra, Sony, Arcadi Volodos
piano, James Levine Berliner Philarmoniker (a mio parere la migliore
registrazione, per esecuzione e realismo/dinamica, del Rach 3 oggi esistente).
Liszt – Studi di Esecuzione Trascendentale, RCA Red Seal, Evgeny Kissin
piano, in particolare studio Wild Jagd (caccia selvaggia, esecuzione
praticamente unica al mondo per potenza e virtuosismo; si avvicina ad essa
solo quella di Boris Berezhovsky).
Rachmaninov A window in time, Telarc, in particolare preludio in do diesis
minore “Le campane di Mosca”; preludio op. 23 n. 5 (famoso bis di Horowitz),
due tra i più difficili pezzi per pianoforte mai scritti, ricchi di ottave
sul registro grave; si tratta di un cd che ha fatto epoca: in pratica in
Telarc hanno restaurato i rulli registrati nei primi del ‘900 da Rachmaninov
per piani Bosendorfer, hanno digitalizzato il tutto e ne sono usciti due cd di
esecuzioni pianistiche di Rachmaninov in persona, su pianoforte Bosendorfer,
con la dinamica (enorme) e pulizia di suono del digitale.
Super Test CD vol. 2, cd Telarc pubblicato da Audiophile Sound nel settembre
2000. Sono tutte esecuzioni ad altissima dinamica, tipica Telarc, e con
particolari effetti speciali, soprattutto a basse frequenze, della Cincinnati
Pops Orchestra diretta da Eric Kunzel, con pezzi che vanno dal tema del
Padrino a Theme from Pink Panther di Henry Mancini, da Così parlò
Zarathustra nella versione modificata per i film 2001 Odissea nello Spazio e
2010 L’Anno del contatto a Theme from 007 Goldfinger.
Dvorak, Sinfonia n. 9 dal Nuovo Mondo; Smetana, La Moldava, Herbert Von
Karajan, Berliner Philarmoniker cd DG Karajan Gold in registrazione original
image bit processing.
Bach, Toccata e Fuga BWV 565, Simon Preston cd DG (chi ha questo disco sa che
è una ripresa ravvicinata, di dinamica e potenza credo non più eguagliate)
Verdi, Messa da Requiem, Coro del Dies Irae, Fleming, Borodina, Bocelli,
‘Arcangelo; Valery Gergiev Orchestra e coro del teatro Kirov cd Philips.
Beethoven, V sinfonia, I movimento, ed 1977, cd DG Herbert Von Karajan,
Berliner Philarmoniker, dal cofanetto di 38 cd Symphonic Karajan.
Ed ancora Gonna Fly Now di Bill Conti da Rocky III, 33 giri originale; Momenti
di Gloria titoli di testa, di Vangelis, 33 giri originale.
Che dire… io non sono né un esperto audiofilo (termine che aborrisco), né
un giornalista specializzato. Ho, peraltro, ascoltato, negli anni, numerosi
diffusori di alto livello, tra cui:
Magneplanar MG 1.6 e 3.6;
Gamut El Superior;
Nightinghale CTR2;
Von Schweikert VR4 SR
M Acoustic Eclipse 2.3 (quelle che mi hanno più impressionato)
B&W Signature Diamond;
B&W 801 D;
German Physiks serie Loreley
ed altri ancora.
La prima parola che mi viene in mente è IMPRESSIONANTE.
Sì sono rimasto veramente impressionato.
Le GR costituiscono un sistema di altoparlanti TOP, che EMOZIONA.
Dinamica, potenza schiacciante sostenuta senza alcuna distorsione, bassi
profondissimi (l’organo ha fatto letteralmente tremare casa; e i grande
effetto sono stati gli effetti speciali Telarc ed i pianoforti), trasparenza,
particolari minutissimi (respiri e schiarimenti di voci, anche abbastanza
fastidiosi, mai sentiti prima nei miei concerti dal vivo) e, soprattutto,
realismo (il pianoforte, ripeto, ha, letteralmente, dell’incredibile),
nessuna cesura tra le gamme di frequenza coperte dai quattro trasduttori
(ricordo woofer da 30 cm customizzato GR di derivazione Peerles; due planari
Bohlender Graebener, mid basso BG Neo 10, mid alto BG Neo 3; tweeter scan
speak D2010), ARIA, TRIDIMENSIONALITà e STAGE (le GR hanno una finestra di
ascolto ben più ampia rispetto ai normali sistemi).
Mettevo dischi su dischi e non volevo mai smettere.
Per dirvene una, il cd Telarc A Window in Time è un’incisione assolutamente
carogna: le note gravi del pianoforte Bosendorfer sono difficili da riprodurre
con adeguato realismo, tanto che, alle fiere di settore, non ne chiedevo più
l’ascolto, perché puntualmente rimanevo deluso. Ecco, con le GR ho
ritrovato il basso “tellurico” di un Bosendorfer dal vivo…
La cosa che più mi ha sorpreso è che tutto questo l’ho ottenuto con delle
sorgenti di livello medio-basso (il lettore cd ha 15 anni; il giradischi ne ha
25, sia pure con testina nuova).
E con il nuovo lettore digitale, aggiornato con le moderne tecniche di
decodifica, che succederà?
Non vedo l’ora.
Quanto al Behringer Ep 4000, ventola a parte (ovviamente non udibile a volumi
realistici), io vi dico: ABBIATE IL CORAGGIO DI ASCOLTARLO INSERITO IN UN
SISTEMA DI ALTO LIVELLO…anzi, meglio di no, che poi saranno cavoli vostri a
pensare di avere speso tanto per il vostro finale. NON E' il miglior finale in
commercio, ma per ottenere prestazioni simili credo che in campo home si
debbano spendere cifre un pochino diverse…
E fatevi un favore, cercate di ascoltare almeno una volta le R9. Vi
piaceranno/non vi piaceranno, ma non vi lasceranno indifferenti. Credetemi.
Ciao, io me ne ritorno ad ascoltare…"
------------------------------------------------------
30 luglio 2009
Ecco il commento di un amico audiofilo (che è anche musicista) dopo avere ascoltato i prototipi delle GR Delta 4 R9 da "Musica ...parliamone".
Non ne riveliamo il nome perché il messaggio dal quale abbiamo tratto le frasi che pubblichiamo era privato e non abbiamo richiesto la liberatoria:
"...Vai a sentire le ultime Delta 4 R9 di Renato.
Le ho ascoltate la settimana scorsa e ti posso assicurare che sono qualcosa di incredibile! Sembrano delle elettrostatiche "con le palle" (appunto...).
"...Un suono riposante, che mi rilassi un po', chiaro pulito..." come scrivi tu..."
26 novembre 2009
2 dicembre 2009
Il commento di un audiofilo che ha appena ricevuto le sue GR Delta 4 R9.
Sono arrivate. Il corriere me le ha portate intorno all’una di lunedì scorso, una giornata alquanto piovosa. Ho penato un po’ per aprire il loro robustissimo imballaggio di truciolare, ma solo perché il mio senso pratico non va molto oltre la capacità di allacciarmi le scarpe. Nessun problema per collegarle invece, né per collocarle nella giusta posizione: una volta liberate dalla loro “corazza”, si riesce a spostarle da soli, ovviamente “dondolandole”, fino al punto desiderato.
Preciso subito che la scelta era in un certo senso obbligata e non corrisponde probabilmente ai canoni più rigorosi: lungo la parete più corta (3,8 mt. anziché l’altra di 5 mt.), ai lati dello schermo tv e del tavolo basso con tutti gli apparecchi, e col diffusore destro non allontanabile più di tanto perchè a rischio di ostruire la porta d’ingresso del locale. Questo passa il convento e di meglio (in attesa di cambiare casa) al momento non posso fare. In compenso le misure raccomandate da Renato risultano ampiamente rispettate: distanza fra i diffusori (misurata dai rispettivi centri) mt. 2; distanza dal punto di ascolto mt. 3 (rapporto 1-1,5); distanza dalla parete posteriore circa 35 cm (aumentabile eventualmente fino a mezzo metro).
Metto le mani avanti anche per quanto riguarda l’elettronica. In attesa di acquistare un pre e un ampli dedicati alla stereofonia, le nuove arrivate si sono dovute accontentare di un ottimo amplificatore multicanale Yamaha da 140W RMS e di un onesto CD player Marantz (come ho già detto, non possiedo LP e quindi niente piatti). I cavi di potenza sono invece di ottima fattura (artigianali) e così dicasi per il cavo di segnale. Sorvolo su altri apparecchi come lettori DVD o altro che non interessano l’ascolto musicale vero e proprio.
Prima di passare alle impressioni d’ascolto, credo sia utile ricordare che “vengo” da 25 anni di ESB 7/06: è chiaro che non è la stessa cosa che se avessi avuto una consuetudine così lunga con casse più modeste. Voglio dire che sono abituato ad un suono di qualità e che in questi casi si è giocoforza più esigenti. E non è detto che sia un male, anzi.
Ma procediamo con ordine. La prima cosa che ho notato è stata una “mancanza”. No, Renato, stai tranquillo, non è una critica: quello che “manca” alle Delta è a mio parere una cosa che “deve” mancare, e cioè quella certa enfasi sulle frequenze basse che mette “in ombra” i medio-alti e a volte rende il suono un po’ confuso (specie nei pieni orchestrali). Era il “difetto”, se così posso dire, delle 7/06. Questa “mancanza” l’ho salutata con molto piacere, soprattutto perché abbinata a una “presenza” della gamma medio-alta stupefacente per trasparenza, nitidezza e ariosità.
Metto su la prima cosa che mi viene in mente: il tema d’amore dal film “Nuovo Cinema Paradiso” cantato (in portoghese) da Dulce Pontes e tratto da “Focus” (Universal, 2003). La voce esce chiara e come librata nell’aria, dolce e vibrante. Ma soprattutto non sembra “provenire” dai diffusori. E’ proprio quello che voglio, che stia lì, nella stanza, in un palcoscenico virtuale davanti a me, non che fuoriesca da un oggetto più o meno bello (ma le Delta sono esteticamente molto belle!). La grande “leggerezza” e trasparenza delle voci mi viene confermata da “Can’t Help Lovin’ Dat Man” (dal musical “Show Boat” del grande Jerome Kern, EMI, 1988) dove al personaggio di Julie (Teresa Stratas) si uniscono in coro i domestici, in un crescendo trascinante e suggestivo. Nell’”Overture” della stessa opera, l’esecuzione della London Sinfonietta diretta da McGlinn rivela tutta la sua trama armoniosa, con gli archi caldi e avvolgenti, il banjo perfetto per nitidezza e colore, i fiati ben enunciati e potenti. Ma è soprattutto la scena sonora che stupisce per la sua coerenza e “indipendenza” dalla “fisicità” dei diffusori. Anche le 7/06 la ricostruivano bene (che io sappia, anzi, furono i primi sistemi ad essere concepiti in tal senso), ma qui siamo su un piano superiore. Ciò che esce dai diffusori si stabilizza in un’immagine sonora unitaria e coerente che “prescinde” da essi e li “supera”, costituendosi con una “fisicità” sua propria.
Ancora una voce: è quella di Lonette McKee, che canta “Bill”, sempre da “Show Boat”, questa volta nell’edizione canadese diretta da Harold Prince (Livent, 1994). Molti la ritengono la più bella interpretazione in assoluto di questa splendida canzone. Conosco bene questa traccia del cd, l’ho sentita innumerevoli volte, il timbro caldo e robusto della voce della McKee mi ha sempre incantato, ma questa volta resto stupefatto: non l’ho mai sentita così presente, così pulita, così reale. Mi avvicino al diffusore di sinistra e mi sposto davanti ad esso: non sembra davvero che sia un mobile ad emettere quel suono, ma la cantante in carne ed ossa! L’altezza dei diffusori e la collocazione al loro interno dell’unità dei medio-alti si rivelano davvero strategiche: la sensazione è molto simile a quella che si ha quando in un piccolo locale capita di passare davanti a chi sta cantando.
Come ho detto, sono un appassionato di musica da film. Ma, strano a dirsi, pur avendo solo l’imbarazzo della scelta, mi “perdo” ogni volta che devo decidere cosa ascoltare; poi, piano piano, un pensiero tira l’altro e per associazione di idee “spuntano” i cd che occorre prendere dagli scaffali. E così mi ritrovo con due colonne sonore di Elmer Bernstein in mano, “To Kill A Mockingbird” (in italiano: “Il buio oltre la siepe”) nella ri-registrazione (Varèse, 1997) diretta dall’autore (purtroppo l’originale è andato perduto) e l’ultima “score” che il grande compositore scrisse prima di morire, “Far From Heaven” (“Lontano dal paradiso”, Varèse, 2002). Del primo cd ascolto il “Main Title”, del secondo “Autumn in Connecticut” e “Turning Point” e in entrambi i casi ricavo la sensazione di una piena gradevolezza: l’orchestra è resa magnificamente, l’oboe è espressivo, il pianoforte delicato. Si percepiscono nitidamente tutti gli strumenti (avverto perfino sfumature e “riccioli” che ignoravo), ma “sento” anche lo spazio che li separa, ogni suono infatti è distinguibile eppure armoniosamente connesso agli altri e l’immagine complessiva è di grande trasparenza ed equilibrio.
E’ tempo di passare a qualcosa di “forte”. Benchè datato, “Zebop” dei Santana (CBS, 1981) è sempre un gran bel disco. La gragnola di percussioni contenuta in “American Gypsy” è elettrizzante, come è travolgente l’inizio di “Superstrut” e “Rhapsody in Blue” di un altro disco d’annata (1973), “Deodato 2” (Epic, 1988). Questi brani, “liberati” da una certa “invadenza” dei medio-bassi a cui ero abituato, riacquistano quasi una seconda giovinezza e si propongono più “puliti” e “effervescenti”. La stessa cosa avviene con “I Feel Love”, un brano di “disco music” tratto da “I Remember Yesterday” (del 1977) di Donna Summer (Casablanca, cd senza data): il martellante accompagnamento ritmico (che nell’incisione sovrasta volutamente la voce della cantante) è reso con uno spessore sonoro poderoso che mi inchioda al divano per tutta la durata (5:55) del brano.
Con un salto logico notevole, metto su adesso una delle più belle incisioni (almeno acusticamente parlando) delle “Variazioni Goldberg” per clavicembalo, quella registrata nel 1965 da Gustav Leonhardt (Teldec, 1987). E’ sufficiente l’ascolto della prima traccia per confermarmi la bontà della registrazione dello strumento, che mi appare come non mai “vivo” e presente con tutte le sue armoniche nel mio ambiente d’ascolto. Restando in tema di tastiere, non posso fare a meno di vedere che cosa succede con l’organo di Michael Murray (“Bach, The Great Organ at Methuen”, Telarc, 1980). Qui emerge in tutta la sua evidenza un altro dei punti di forza di questi diffusori che nei brani ascoltati in precedenza non mi era comunque sfuggita, e cioè la grande qualità dei bassi: essi escono dai woofer con una forza che non tende a “sbriciolarsi”, a disperdersi, nè va mai a “sovrapporsi” alle restanti frequenze, ma resta compatta e controllata. L’organo dispiega tutte le sue armoniche mantenendo in perfetto equilibrio tutti i suoi registri, dal più grave al più acuto, e la sensazione generale che si ha è di grande ampiezza e completezza sonora.
L’ascolto degli immancabili “Préludes” di Debussy è finalizzato a “testare” meglio la capacità dei diffusori di rendere uno strumento notoriamente “difficile” come il pianoforte. “La fille aux cheveux de lin” e “La cathédrale engloutie”, due celebri brani tratti dal I Libro ed eseguiti dal compianto Benedetti Michelangeli nel 1978 (DG, 1984), evidenziano ancora una volta la trasparenza e la pulizia del suono, la ricchezza delle armoniche, la fedeltà di restituzione dell’immagine sonora.
Ho voglia di Oscar Peterson, uno dei jazzisti che amo di più. Guardo la data di incisione di “We Get Requests” (Verve, cd senza data): 1965. E’ incredibile come possa suonare così bene un’incisione di 45 anni fa! Eppure è così e le Delta sanno come comportarsi: mi limito a un solo brano, “You Look Good To Me”, ma è più che sufficiente per confermare un pianoforte assolutamente di prim’ordine, un contrabbasso che “spinge” in basso con una naturalezza senza pari, dei piatti che sembrano “respirare”. E, ancora una volta, quella “separatezza” dei singoli strumenti, con quel “vuoto” naturale intorno a ciascuno di essi, che è condizione necessaria perché si determini un tessuto sonoro unitario e coerente.
Chiudo questa breve rassegna come ero partito, con una colonna sonora. Questa volta si tratta della “ricostruzione” che Danny Elfman ha fatto della partitura di “Psycho” di Bernard Herrmann (l’originale è andato perduto) in occasione del “remake” del celebre film di Hitchcock (Virgin, 1998). Scelgo “The Rainstorm” e “The Murder”: nel primo mi colpisce la capacità dei diffusori di rendere con grande efficacia il contrappunto delle varie parti strumentali e il senso di profondità della scena sonora; nel secondo il realismo con cui sono rese le “sferzate” stridule degli archi nella famosa scena della doccia.
Mi riprometto di ascoltare ancora molta musica, con calma e concentrazione. Da queste primissime sedute d’ascolto ho volutamente escluso le incisioni audiofile (pur avendone alcune) perché volevo innanzitutto rendermi conto di come suonano le mie nuove casse con dischi normali, quelli che ho ascoltato già più volte in passato (o almeno più spesso di recente), in modo che fosse anche più facile “confrontarle” mentalmente con le precedenti, quelle che ho avuto fino a pochi giorni fa. Posso dire in conclusione che sono soddisfatto e che credo di aver fatto un bel passo avanti. Mi chiedo anche: se le Delta mi sono piaciute e hanno superato il “test” a pieni voti già adesso, nonostante le contingenti limitazioni logistiche del mio ambiente d’ascolto (onde stazionarie comprese) e il carattere “ordinario” delle mie elettroniche, che cosa succederà quando apporterò dei miglioramenti?
Conservo ancora (per puro vezzo affettivo) l’articolo che Egidio Mancianti e Stefano Belli dedicarono alle 7/06 sul numero di giugno/luglio 1984 di “Suono”: quell’articolo costituiva la parte quarta di una rassegna intitolata “I giganti del suono”. Indubbiamente le ESB 7/06 erano (e restano) delle casse di alto livello e sono ben contento di averle avute. Ma se dovessi definire le Delta 4 R9 credo che sceglierei “Le Signore del suono”: c’è in esse una “nobiltà” e una “signorilità” di tratti che ne fanno dei diffusori con caratteristiche uniche e superlative.
Cos’altro posso aggiungere? come scrivono certi quotidiani dei film recensiti come capolavori: “da non perdere”…
L'impianto installato per pilotare le casse in dimostrazione,
ha visto l'impiego di:
lettore CD/DVD Arcam DV139
Macintosh iMac
convertitore digitale-analogico Jakob Ludwig DAC 1
giradischi analogico SME Model 10
fonorivelatore Denon DL-103
pre phono Clearaudio Silver G
preamplificatore Mc Intosh C 220
finale stereo Mc Intosh MC 402

Il collegamento fra il finale e i diffusori è stato attuato con cavi GR-SC/1000 da 3 metri.

CAVI HI-END PER COLLEGAMENTO DIFFUSORI ACUSTICI:GR-SC/1000
Per ordinazioni: info@giussani-research.it
Gli apparecchi sono stati alimentati attraverso un condizionatore di rete Nightingale
Molti gentili visitatori, come espressamente previsto dal protocollo delle dimostrazioni, hanno richiesto
ed ottenuto di effettuare gli ascolti impiegando anche CD di loro proprietà.
Home Giussani Research