INTERFACCIAMENTO
| renatogiussani Italy 877 Messaggi post. |
quote: Ma scusa... Il tuo non sarà un post provocatorio, e nemmeno la mia risposta vuole esserlo, stanne certo. Però qui si sta facendo davvero un po' troppa confusione... Il cablaggio interno delle casse a cosa serve? Io rispondo: a connettere elettricamente le varie parti, ingresso, filtro, altoparlanti... In modo che tutto funzioni come previsto. E chi ha deciso qual'è il "modo previsto"? Ma il progettista e il costruttore delle stesse casse, quando si tratta di prodotti commerciali, naturalmente. E perché la Tannoy (Casa di grandissima tradizione) dovrebbe inficiare la qualità dei suoi prodotti, risparmiando nulla, usando dei cavi "sbagliati"? Evidentemente nel suo caso i cavi che usa vanno bene così. Diverso è il caso di una auto-costruzione.
Il buon senso non esiste più? Dato che il "progettista" in questo caso è anche l'utente finale, saprà ben lui intervenire eventualmente sul filtro in fase di messa a punto, se gli dovessero "servire" delle connessioni dotate di una maggiore o minore resistenza. Nel caso delle connessioni interne delle casse, peraltro, normalmente
si cerca di usare cavi capaci di offrire una resistenza minima (viste le
limitatissime lunghezze in gioco basta anche normale piattina da 0,75
mmq), relegando ad opportuni resistori l'inserimento nel circuito di
resistenze aggiuntive, eventualmente necessarie per ottenere il
funzionamento desiderato. L'uso di cavi "speciali" infatti, in questo specifico caso, può avere comunque (anche se "solo ed esclusivamente") un effetto psico-acustico. E se qualcuno non riuscisse a farne a meno... Contento lui... Ciao! |
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| renatogiussani Italy 877 Messaggi post. |
quote: Beh, ora qualcosa te lo dico, ma poi nei casi reali, chi ti dipanerà la matassa? Per essere sicuri che nel trasferimento fra lo stadio di uscita di un apparecchio e quello di ingresso di un altro non intervengano problemi (ovvero alterazione della risposta in frequenza o sovraccarico delle uscite, o altro...) qualsiasi sia il cavo che si utilizza per interconnetterli (tralasciando per un attimo le numerose problematiche inerenti i "ritorni di massa"), sarebbe bene che l'impedenza d'uscita sia più bassa possibile e quella d'ingresso più alta possibile. Inoltre, meno capacità ci sono in giro e meglio è. Ad esempio, io ho potuto interconnettere l'uscita Pre del mio McIntosh MA6800 con l'ingresso del Behringer EP2500 usando 6 metri di cavo RG58, senza dover subire nessun degrado. E questo perché l'uscita del Mc ha una impedenza di poco più di 200 ohm e l'ingresso del Behringer è da 10 Kohm (se usata non bilanciata). |
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| c7p8 526 Messaggi post. |
per un corretto interfacciamento elettrico consiglio di collegare il tutto come in figura 17:
è meglio non cortocircuitare il pin 1 e il 3 dell'xlr, così facendo il pre vedrà i 20 kohm dell'ingresso bilanciato del finale pro. Saluti "Pro" Carlo |
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| renatogiussani Italy 877 Messaggi post. |
quote: Certamente che è possibile Angelo. Avviene "sempre". Io c'ero... E se tu avessi potuto leggere ed analizzare quegli enormi tabelloni pieni di numeri, quella domanda non me la avresti sicuramente fatta... L'alta fedeltà e gli studi "galileiani" per cercare di capirci qualcosa, contestualmente alle analisi sul campo di un certo Bebo Moroni, non sono nati con l'inizio di questo secolo, Angelo... E molte delle cose che vengono dibattute in questo forum (certamente
non tutte, naturalmente) in realtà sono già state analizzate e
"risolte" molto, ma molto, tempo fa. |
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| renatogiussani Italy 877 Messaggi post. |
quote: Possono essere tutti colpevoli. O nessuno. I problemi, quando i componenti sono davvero "tutti al di sopra di ogni sospetto", non nascono proprio praticamente mai. Tranne quelli attribuibili a cavi "totalmente sbagliati" o quelli attribuibili alla suggestione, naturalmente. Ma quando qualche elemento della catena non è proprio totalmente esente dalla possibilità di essere "sospettato" è facilissimo che i problemi in realtà nascano nell'interfacciamento. E perché sennò si venderebbero, anche a prezzi assurdi, così tanti cavi
speciali? Che il problema era lì (nell'interfacciamento, non esclusivamente
nei cavi come si vorrebbe fare intendere) lo si poteva capire anche
senza tutte quelle misure... La soluzione, quando c'è, va trovata con cura "a priori". "A posteriori" i tecnici bravi che ci riescono sono molto pochi, e molto di rado. Quelli che affermano di poterci riuscire "sempre" sono solo i maghi e chi ci casca... A suon di bigliettoni però... Ecco perché "quelli che ci cascano" io li chiamo "idiofili"... Contenti loro... Attenzione però: questo termine non lo attribuisco certo a quelli che sentono differenze fra apparecchi diversi anche quando alle misure "tradizionali" esibiscano numeri uguali... Ma a quelli che credono che possa esistere una vernice magica che è in grado di far suonare bene "qualsiasi" componente hi-fi (ampli e casse compresi) sul quale venga spalmata... Quelli sì che sono idiofili a tutto tondo, però! |
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| renatogiussani Italy 877 Messaggi post. |
quote: Ciao Michele. Ne approfitto per una "aggiunta". In un messaggio di ieri dicevo che a Suono/Stereoplay e ad Audio Review avevamo già capito che uno dei fattori principali ai fini del raggiungimento delle massime prestazioni "soniche" di un impianto era l'ottimizzazione degli "interfacciamenti" fra i vari componenti. Quelli più critici, nell'era dell'analogico, erano già risultati essere quello fra testina e giradischi, fra nastro e registratore, fra testina e pre, fra pre e finale, fra finale e casse e fra casse e ambiente d'ascolto. In tutti i casi, la misura più rappresentativa (ma non l'unica, naturalmente ) per verificare subito se c'era qualcosa di grosso che non andava era risultata essere la risposta in frequenza (da effettuarsi con varie modalità a seconda dei casi. L'altro parametro fondamentale era risultato essere la richiesta di corrente da parte dei diffusori e la corrispondente capacità degli ampli di fornirla in ogni condizione (ovvero di comportarsi in un modo più simile possibile a dei "generatori di tensione ideali"). Inizialmente ci eravamo concentrati sui segnali "transienti", ma poi si capì che anche poter disporre di elevate correnti anche in "regime stazionario" male non avrebbe fatto di certo. Tutto ciò nell'ipotesi che i collegamenti fra i componenti fossero effettuati in un modo "fisicamente corretto". Da quest'ultima considerazione nacque un grande interesse per le caratteristiche dei cavi di collegamento e le problematiche relative ai collegamenti di massa ed ai percorsi "di ritorno" del segnale. Da notare che, una volta tenuti sotto controllo tutti i fattori anzidetti, eventuali residue differenze all'ascolto di due impianti hi-fi collegati nello stesso ambiente alle stesse casse avrebbero potuto tranquillamente essere attribuiti a responsabilità "soggettive" degli ascoltatori. E infatti effettuando ascolti di gruppo in doppio cieco in tali condizioni, normalmente i dati raccolti confermavano di essere in presenza di differenze "oggettive" praticamente nulle. Personalmente, per potermi garantire condizioni tali da consentirmi di sviluppare i miei progetti di casse acustiche sicuro di non farmi influenzare dalle prestazioni del mio particolare impianto (dopo avere valutato il meglio possibile le caratteristiche del mio ambiente per poter prevedere con buona approssimazione cosa avverrà del suono delle mie casse in ambienti differenti), ho deciso di utilizzare: - Un lettore digitale, del quale conosco bene le caratteristiche e che "manutengo" bene (sostituendolo quando necessario), installato in una posizione in ambiente ben lontana da ventri di onde stazionarie e da campo diretto delle casse. - Un "preamplificatore" capace di una risposta in frequenza piatta e di distorsioni ben contenute, nonché dotato di impedenze di ingresso e di uscita tali da non pormi problemi di interfacciamento. L'una alta quanto basta e l'altra molto bassa. - Un finale capace di erogare sia tensioni che correnti di assoluto rilievo (e ampiamente eccedenti le mie necessità in ogni condizione) senza che intervengano né le protezioni né altri fattori negativi. Dotato ovviamente di una risposta in frequenza piatta in banda audio e cablato in modo da non farmi nascere problemi con le masse. - Cavi di collegamento dei quali conosco le caratteristiche. Scelti in modo che, usandoli per interfacciare i miei apparecchi, mi possano garantire il mantenimento di una risposta in frequenza "Pre_In-->Morsetti_Casse" piatta in banda audio entro +0,1 dB. E, per finire (oltre a materiale "software" di ogni tipo...: Le casse buone non devono "suonare bene" solo con le registrazioni buone...), delle "casse" (le NPS-1000 e le Delta 4) che conosco molto bene per averle progettate io e capaci di offrire nel mio ambiente una buona invarianza delle prestazioni su un'ampia area di ascolto. Sicuramente, molte delle cose che ho appena scritto a molti potranno sembrare "banali"... Ma, attenzione, perché mi sono accorto che "fra condizionatori di rete, convertitori dell'ultima generazione, cavi speciali, ampli a valvole, casse con altoparlanti "veloci" installate a 2 metri dalle pareti"... E quant'altro... Molte "vere orecchie d'oro", rischiano di perdersi e di dimenticare di "mettere a posto", prima di tutto, proprio le basi che ho appena elencato. Confido quindi di aver detto cose utili per aiutare ad ottimizzare i
loro personalissimi ascolti sia i "neofiti" che gli
"esperti" che, piano pianino e senza nemmeno rendersene ben
conto, stiano rischiando di allontanarsi un po' troppo dalla "via
maestra"... |
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| renatogiussani Italy 877 Messaggi post. |
quote: Avendo circa 3 minuti liberi, pur non essendo propriamente "il mio campo" intanto cerco comunque di dire qualcosa di utile io. Come molti ben sanno, l'ENEL richiede che le apparecchiature che
vengono collegate ai suoi contatori siano "rifasate". Il
motivo è abbastanza semplice. Quando il carico è sfasato (perché
"reattivo" e per lo più induttivo, come può esserlo ad
esempio un motore elettrico), la potenza elettrica consumata che viene
indicata dal contatore è inferiore a quella che in realtà la rete deve
fornire. nel caso dei nostri ampli audio che pilotano delle casse acustiche, ci troviamo spesso in situazioni simili. Ovvero, gli stadi finali dell'amplificatore, consegnando la loro tensione ad un carico "reattivo", "dissipano" in realtà una potenza ben maggiore di quella che viene effettivamente usata dalla cassa per trasformarla in suono. Questo può avvenire e di fatto avviene anche in presenza di una segnale sinusoidale puro (tipo una nota d'organo dal timbro molto "pulito") di frequenza tale da far "vedere" al nostro ampli una impedenza della cassa caratterizzata da un "argomento" diverso da zero. In questa situazione, gli stadi finali si trovano a dover dissipare una potenza maggiore che se, a parità di "modulo", l'argomento fosse "=0". E allora succede che, per motivi vari dipendenti sia dalle eventuali protezioni (da come sono fatte e come sono tarate, ad esempio), nonché dalle caratteristiche sia degli stadi di alimentazione che dei dispositivi finali di potenza (se transistor o valvole, ad esempio) i limiti di funzionamento lineare dell'amplificatore vengano raggiunti prima che nel caso di un carico puramente resistivo. Nel caso di segnali complessi, come sono appunto i transienti (che sono sempre composti da un numero di sinusoidi superiore ad 1), se lo spettro delle loro componenti va a cadere in massima parte in una zona di frequenze nella quale la cassa offre un carico reattivo, la situazione anzidetta non potrà che peggiorare rispetto al caso di un tono puro. Le misure di interfacciamento di Audio Review del 1981 servivano proprio per andare ad indagare, con un segnale impulsivo "di frequenza variabile", cosa succedeva alla potenza effettivamente disponibile per essere trasformata in suono, al variare delle caratteristiche degli amplificatori e delle casse ad essi collegate. Ora devo proprio lasciarvi... E intanto aspetto ancora qualche sia pur minimo contributo di altri. |
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| renatogiussani Italy 877 Messaggi post. |
quote: Alberto, il "fattore di smorzamento" (che viene specificato per una data resistenza di carico) è un numero adimensionale (non è una resistenza, non è una tensione, non è una corrente... E' "un numero"), che si ottiene dividendo la resistenza di carico usata per la sua misura per la resistenza interna Ri dell'amplificatore finale. Se l'ampli ha una resistenza interna Ri (detta anche d'uscita) di 0,8 ohm e si vuole specificare il suo fattore di smorzamento su 8 ohm si deve fare 8/0,8 e si ottiene 10. Che poi è il fattore di smorzamento della maggior parte degli ampli a valvole ben progettati, ben costruiti, ben tarati. Nel campo professionale si arriva ad avere fattori di smorzamento anche di alcune migliaia (5000, ad esempio). Gli ampli di potenza hi-fi degni di questo nome hanno fattori di smorzamento che vanno dalle decine alle centinaia. Noto il fattore di smorzamento si può ovviamente fare il cammino inverso e conoscere la Ri. Conoscendo la quale si può calcolare (usando Bass-PC, ad esempio) come varia la risposta (e lo smorzamento, appunto) di una cassa alle basse frequenze passando da un ampli all'altro. Inoltre, più il fattore di smorzamento è basso e più la risposta dell'ampli ai morsetti della cassa tenderà a "copiare" l'andamento della sua impedenza. Vengono venduti oggi come ampli "bensuonanti" ampli a
valvole che hanno fattori di smorzamento pari a "1"... Se si abbassa la cotroreazione di 10 dB la Ri aumenta di 3,16 volte. Se la si abbassa di 20 dB la Ri aumenta di 10 volte. Se ad esempio io prendo uno dei miei ottimi Heatkit EA-3, che hanno una Ri=0,8 ohm (e quindi un fattore di smorzamento su 8 ohm pari a 10) e gli riduco la controreazione di 20 dB, ottengo un ampli molto simile al piccolo Yarland che ho acquistato a 200 Euro per vedere come era fatto e come suonava con i TFS. E con il quale non è possibile effettuare "misure significative" sulle mie casse (nemmeno ad 1 Watt) perché anche se io gli consegno un segnale piatto da 20 a 20.000 Hz lui mi consegna alle NPS-1000 una risposta in frequenza così: ![]() A questo
punto, mi sembra che la risposta all'ultima domanda te la puoi dare
anche da solo... |
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| renatogiussani Italy 877 Messaggi post. |
quote: Dipende da quali casse vengono loro collegate e in quali ambienti. Se io prendo un ampli con fattore di smorzamento pari ad 1 e (a titolo di esempio) gli collego una cassa mono-via fatta con un altoparlante abbastanza efficiente (grande magnete) ma nemmeno troppo buono (cioè con l'impedenza che sale parecchio con la frequenza), ai morsetti di quella cassa otterrò una risposta in frequenza che tenderà a somigliare a questa: ![]() Praticamente quella che si ottiene quando si inserisce un buon "controllo di Loudness". Se si ascolta a livello bassino (quello al quale la ventola del
Behringer dà fastidio) il risultato non potrà che essere preferibile,
a quello offerto da una risposta in frequenza piatta. |
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| renatogiussani Italy 877 Messaggi post. |
quote: Sono 6,02 dB ogni raddoppio o dimezzamento del valore in ohm. Però per avere una risposta ai morsetti della cassa che copi "esattamente" quell'andamento, sia pure trasformato in dB, il fattore di smorzamento dell'ampli vobvrebbe essere "0". Con 1 su 8 ohm (ovvero con una Ri=8 ohm) ottieni che il livello cali di 6,02 dB dove l'impedenza della cassa è 8 ohm e di 8,3 dB dove l'impedenza è 5 ohm, mentre cala di soli 2,9 dB dove l'impedenza è 20 ohm. Altro che +0,1
dB... |
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| renatogiussani Italy 877 Messaggi post. |
quote: Grazie Michele. Io di mettermi a costruire e vendere casse non ci penso proprio. Io avevo provato a chiedere a Dan D'Agostino della Krell (ed anche all'attuale presidente) se poteva casomai interessargli di rendere un po' più accettabili quelle casse che producono con il loro marchio. Avrei potuto mettere a disposizione sia il progetto 1000 che quello TMA-1 per trarne qualcosa di adatto. Ma, nonostante l'intercessione di Luca Natali, non si sono degnati nemmeno di rispondere "can crepa", alle mie ripetute E-mail. Altri magari in Italia che mi abbiano proposto di costruire e vendere le mie casse non ne sono usciti. Tranne tanto tempo fa ormai due ragazzi di Lecco che poi non sono stati capaci di farne assolutamente nulla. E io gli ho perfino dovuto negare di pubblicare il mio "marchio" e linkare il mio sito. Mauto Scarabotti in realtà ha usato le mie casse (i prototipi) per vendere i suoi amplificatori e basta... |
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| giupet Italy 1501 Messaggi post. |
quote:
ing., registrato messaggio! l'avvocato. |
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| renatogiussani Italy 1135 Messaggi post. |
quote:
Qualcuno controlli, per favore! ![]()
Giuseppe, per un Bi-Wiring completo sia le coppie dei morsetti di "ingresso" che quelle di "uscita", andrebbero duplicate. Ma ci tieni proprio così tanto a questo benedetto Bi-Wiring? |
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| renatogiussani Italy 1145 Messaggi post. |
quote:
Io fra il mio McIntosh (Rout= 240 ohm) e il Behringer (Rin=10000 ohm - sbilanciato) ho dei cavi lunghi circa 6 metri cadauno fatti con coassiale RG58. ---------------------------- Cavo RG58 di Coaxoal Specifiche
1) conduttore concentrare: TC, BC e CCS disponibile;
Impedenza: 50+/-2 Ohm Velocità di propagazione: 66% Capacità: 93.5pF/m Perdita di ritorno: minuto 23dB Attenuazione: [@68 F. (20 C)] dB/100meters 30MHz: 6.30dB 1500MHz: 45.60dB 50MHz: 8.10dB 1800MHz: 50.10dB 150MHz: 14.10dB 2000MHz: 53.00dB 220MHz: 17.10dB 2500MHz: 59.50dB 450MHz: 24.60dB 5800MHZ: 93.10dB 900MHz: 35.00dB Nel caso dei cavi coassiali "di segnale" usati a frequenze
audio, la induttanza caratteristica ha effetti talmente infinitesimali
che andare ad indagare è del tutto superfluo. Anche la resistenza
(viste le altissime resistenze in gioco) è del tutto trascurabile. Assumendo una capacità caratteristica di 93.5pF/m ho perciò una capacità totale in parallelo all'uscita di ciascun canale del mio pre pari a: 93,5 x 6 = 561 pF Per quel che ne so i cavi audio buoni molto difficilmente superano i 200 pF/m. Ovvero, nel peggiore dei casi si potrebbe raggiungere la capacità che ho io anche con soli 2,8 metri (per canale). Vediamo cosa potrebbe succedere usando questi cavi con un pre e un
finale "normali" e con impedenze invece "sbagliate. Ricordiamoci anzitutto che 1 pF è uguale a 0,000001 uF (l'unità di misura che usa Cross) e allora 561 pF sono 0,000561 uF Usando la versione F di Cross potremo anche scegliere la scala da soli 5 dB:
Andiamo quindi a vedere cosa succede con una resistenza di uscita di 240 ohm e una di ingresso di 10.000 ohm, ponendoci in mezzo un cavo da 561 pF (cioè casa mia o con 2,8 metri di cavo non proprio buonissimo):
Ecco il grafico:
Ed ecco cosa succederebbe se usassi l'ingresso con un collegamanto bilanciato, ovvero 20.000 ohm (curva verde):
Ora proviamo ad aumentare l'impedenza di uscita del pre (lasciando quella di ingresso del finale a 10.000 e la capacità del cavo a 561 pF)... Fino a 2400 ohm...:
Visto che non succede praticamente quasi nulla... Vediamo anche cosa succederebbe con 4800 ohm (di Rout). Però ora siamo costretti a prevedere una Rin di 20.000 ohm, perché con 10.000 il grafico esce di scala a causa della attenuazione eccessiva:
Anche così mi pare molto difficile poter ipotizzare delle differenze udibili significative (-0,1 dB a 10 kHz)... Insomma. Pare proprio che il commercio dei cavi di segnale sia basato esclusivamente sui seguenti fattori: - Flessibilità. Tanto rilevo e tanto onestamente devo dire.
Quanto alla tensione d'uscita... Credo che a parità di componenti e di circuitazione si possa supporre che più la controreazione è alta e più bassi siano contemporaneamente sia il guadagno (e quindi la tensione di uscita a parità di ingresso) sia la impedenza d'uscita. Ma scelte basate solo su questa valutazione di massima mi sembrerebbero quantomeno avventate. I controlli di ingresso di qualunque elettronica andrebbero "sempre" tenuti al massimo. Per usare la dinamica massima. Se si tratta di un finale, poi il volume lo regoli sul pre... |
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| renatogiussani Italy 1214 Messaggi post. |
quote:
Ho buttato giù un foglio Excel che traccia la curva di impedenza che gli venga immessa per punti inserendo i dati in ohm del modulo in corrispondenza delle frequenze di centro banda dei terzi d'ottava normalizzati. Qui sotto potete vedere quella delle NPS-1. Si poteva fare meglio, ma per i nostri scopi è sufficiente.:
Nello stesso foglio c'è la possibilità di inserire anche il valore di una resistenza Ra in serie alla cassa, che può essere quella interna dell'amplificatore (già presente prima dei suoi morsetti d'uscita), oppure quella del cavo che si usa fra i morsetti dell'ampli e quelli della cassa, oppure la somma delle due. Per cominciare a vedere qualcosa ho inserito nel foglio tre gruppi di
dati/formule che calcolano la risposta ai morsetti della cassa a partire
da tre valori diversui della resistenza Ra (0,05 ohm : la Ri di un
amplificatore avente fatore di smorzamento = 160 - 0,5 ohm : un ampli
con fattore di smorzamento = 18 o un ampli come il precedente ma con in
serie un cavo da 0,45 ohm - 1 ohm : dei cavi non proprio buoni o un
ampli a valvole abbastanza buono, con fattore di smorzamento = 8)
E adesso qualcuno provi ad affermare che fra le tre curve non si
sente differenza... O che le differenze che si sentono (anche a basso
livello) dipendono in primis da tutt'altre cose (magari il fatto che i
cavi da 1 ohm sono "Litsz"... Il foglio Excel lo potete scaricare da qui: Se stasera ce la faccio vi posto anche delle altre misure fatte con Clio ai morsetti di una NPS-1. P.S.: Spero di non avere commesso errori... Casomai correggeremo. Modificato da - renatogiussani il 09/02/2009 17:21:16 Ho finito le misure e mi sembra confermino i calcoli del mio piccolo foglio Excel, ma devo premettere che un confronto fra il grafico che sto per pubblicare e quello calcolato non sono immediate a causa delle differenze fra le scale degli assi (orizzontale e verticale) delle due immagini. Ecco qua il responso della Clio. Quelle che vedete sono due risposte
in frequenza rilevate ai morsetti di una NPS-1 e che come tali si
andranno a sommare alla risposta acustica della stessa anche durante un
eventuale ascolto di musica.
La differenza rievabile agli estremi banda fra il grafico calcolato e quello misurato, dipende dal fatto che, nella configurazione di misura di stasera, la risposta in frequenza consegnata dall'ampli al circuito di prova costituito dalla resistenza con in serie la cassa era la seguente (prego di tenere sempre conto della enorme espansione verticale causata dalla scala ampia solo 5 dB invece dei "soliti" 50 o 100):
Pensate che io abbia "rischiato" a farvi vedere oggi il risultato dei calcoli prima di avere effettuato queste misure? Ho avuto (usando le parole di R.H.Small) troppo "coraggio"? No. Ho avuto un normalissimo "coraggio della conoscenza". Quello che tutti i tecnici del mondo "devono usare senza indugi" quando anche progettano una funivia o quando devono prendere decisioni dalle quali può dipendere la vita o la morte di un uomo. Figuriamoci se io non potevo usarlo in un caso così poco rilevante
come quello in oggetto... |
| renatogiussani Italy 1214 Messaggi post. |
quote:
Onde stoppare sul nascere la comparsa di qualsiasi strano commento sulla risposta in frequenza dell'amplificatore usato per la prova, eccovi anche la risposta in frequenza dello stesso misurata con scala 50 dB e i controlli di livello al massimo. Nel grafico precedente, con scala 5 dB, il controllo di livello del canale misurato era attenuato quasi completamente e, come ho già detto diverse volte, questa non è la condizione di interfacciamento migliore per nessun amplificatore.
A questo punto, scusate ma a provare cosa verrebbe fuori usando il TRUE RTA non ce la faccio proprio. Già non mi aspetto un granché di buono da un tentativo di usarlo per misurare frazioni di decibel, ma in a più connetterlo all'amplificatore (che nel rattempo ho dovuto smontare e portare vicino alla scatola della Clio e al suo PC per effettuare le misure precedenti) non ce la faccio proprio. Attendo eventuali contributi da parte dei "più bravi"... |
| renatogiussani Special Mod! Italy | quote:
Ripeto anch'io Gil, quello che senti non è realtà fisica. Che senti qualcosa non c'è dubbio. Ma sono altre cose che dipendono da altre cose ancora. E quando sarai bravo abbastanza, se vorrai mai impegnarti abbastanza per diventarlo... Le differenze fra cavi di segnale ben connessi non le sentirai più. E' quello che è successo non solo a me, ma anche a diversi altri amici che si sono saputi applicare abbastanza bene e abbastanza a lungo. Il mio diacorso sugli 0,1 dB, valido per i cavi di potenza, per i cavi di segnale non vale per nulla. E' una cosa certa come il fatto che se sei in piedi su un prato e lasci cadere un sasso, non lo vedrai mai schizzare da mezz'aria verso l'alto da solo. Probabilmente il mio esempio sulla commutazione A/B "finta" o non l'hai letto o non l'hai voluto capire. Basterebbe che tu avessi letto bene quello, per non essere più così sicuro che esistano reali differenze "soniche" fra i cavi di segnale e non fare affermazioni che, forse non mi sono spiegato bene, io non contesto minimamente. Quello che contesto è che certe sensazioni corrispondano sempre a realtà fisiche reali. Poi, fai tu. Per fortuna la dittatura in questo campo non esiste in
nessuan parte del mondo. Tranne quella sfruttata da molti e basata sulla
faciloneria e la disinformazione... Cose che purtroppo stanno inquinando
anche ambiti ben più importanti. Come quello del confine fra la vita e
la morte, ad esempio... |
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