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Audioplay SCIENCE AND EMOTIONS ©
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Rivista telematica a periodicità plurisettimanale
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Reg. R.O.C. 11 Luglio 2007
Direttore Responsabile
Ing. Renato Giussani
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Selezione di messaggi dal forum di Videohifi
IN EVIDENZA
Su http://www.annuarioaudio.it è iniziata la pubblicazione delle nostre "recensioni" dei migliori prodotti hi-fi, nuovi e vintage.
IL MANIFESTO DI AUDIOPLAY
18 settembre 2006
(aggiornato il 25 dicembre 2009)
Alcune considerazioni tecnico-filosofiche di una certa importanza
rielaborate a partire da un mio messaggio nel mio Salotto Virtuale
(derivanti dall'esperienza maturata in quarant'anni di passione e più di venti anni di lavoro per l'hi-fi, durante i quali ho potuto fruire personalmente e liberamente di alcuni fra i più attrezzati laboratori di misure elettroacustiche del mondo, oltreché della possibilità di ascoltare moltissimi dei prodotti passati attraverso le prove di Suono, Stereoplay ed Audio Review dal 1972 al 1992)
L'uomo è un mondo, nonostante tutto, ancora in gran parte inesplorato. In particolare, per quanto qui ci riguarda, risultano essere poco esplorati tutti i risvolti sinestetici e psicologici dell'esperienza d'ascolto.
Ovviamente io le mie conclusioni, che mi piacerebbe riuscire ad esporre prima o poi in modo chiaro per tutti, le ho già tratte da qualche anno... E sono in contrasto sia con parecchie delle cose che pensano ed espongono oggi gli integralisti esoterico-umanisti che con parecchie delle cose che pensano ed espongono da sempre gli integralisti scientifico-tecnicisti".
Per cominciare, prendiamo atto una volta per tutte che effettuare un qualsiasi tipo di "prova d'ascolto" nella quale, durante un confronto, si riesca a non sentire alcuna differenza quando non v'è nulla da sentire, è quasi impossibile. Ovvero: sono estremamente più rare le persone che riescono a sentire solo le differenze acustiche realmente esistenti, di quelle che sentono qualcosa sempre e comunque, anche quando le differenze "percepite" dipendono ad esempio da varianti involontarie nel modo di porsi all'ascolto.
Ed ora prendiamo atto anche che
quando parliamo di "fenomeni psicoacustici" non ci riferiamo a cose
"finte". Sfatiamo questa leggenda.
Si tratta invece di effetti che sono parte integrante del nostro processo
uditivo, sia quando ci siamo abituati a considerarli "normali", sia
quando sono del tipo che troppo spesso molti si ostinano a considerare
ingannatorio e da combattere con la volontà e l'esperienza.
Battaglia destinata però quasi sempre ad una pesante sconfitta.
Un fenomeno "psicoacustico" molto
noto e molto utile, ad esempio, è quello in grazia del quale, in presenza di un
sistema stereofonico al quale venga consegnato un segnale monofonico, se
ascoltiamo da una posizione equidistante dalle due casse nasce nella nostra
testa la convinzione di stare ascoltando una sorgente acustica unica posta in
mezzo alle due casse.
Dato che da lì non viene emesso un bel niente quella sorgente che noi
"sentiamo" viene detta "fantasma".
In ogni caso, io credo che quello che ognuno di noi percepisce, ovvero le sensazioni soggettive che nascono nel nostro cervello e vengono elaborate dal nostro io cosciente, siano diciamo così "reali". Ovvero vadano accettate come tali e considerate dotate di una loro "oggettività" che le rende sperimentabili, memorizzabili e descrivibili da parte di ciascuno di noi anche quando altri, per motivi individuali, non dovessero sperimentarle.
Dobbiamo insomma prendere semplicemente atto che, mentre quasi tutti al centro e di fronte ad un impianto stereo che riproduca correttamente un segnale monofonico sentono come vera e reale la presenza di una sorgente fantasma centrale, ci sono alcune persone (poche in verità) che "non ci riescono".
Ci sono ad esempio persone che poste di fronte alle Delta 4 "sentirebbero" davvero la presenza di una sorgente verticale alta 160cm anche se dietro alle tele ci fossero due Delta 3, mentre altre ascoltando un amplificatore Krell (e la sua lucina azzurra) non sentirebbero un suono più "trasparente" di quello di un apparecchio identico ma dotato di luce spia rossa o arancio, come accade normalmente alla maggior parte degli esseri umani. E quelli che questa differenza "la sentono" non sono "incapaci" esattamente come non lo sono quelli che "non la sentono".
Stesse considerazioni per l'argomento "cavi"... E per tante altre cose. Ovvero: non ha nessun senso dare dello stupido a chi "sente" anche quando "non dovrebbe", alcune sia pur minime e inspiegabili differenze. Come peraltro non ha nessun senso dare addosso a chi "non le sente", come se fosse un incapace. Se esiste chi certe differenze "le sente" dobbiamo solo prenderne atto. E se a sentirle sono in molti, dobbiamo cominciare a studiarne molto bene le possibili motivazioni, andando intanto a concentrarsi con molta maggiore determinazione sulle grandezze fisiche già ben note delle quali conosciamo da tempo la udibilità, mentre abbiamo sempre sottovalutato la capacità di risoluzione del nostro sistema uditivo al loro riguardo. La udibilità dei + 0,1 dB di variazione di una risposta in frequenza, ad esempio pur essendo in realtà solo uno degli aspetti più facilmente verificabili e sicuramente di gran lunga più importanti, delle conseguenze che può avere sulle nostre sensazioni la enorme capacità di risoluzione del nostro "sistema uditivo", può già da sola spiegare moltissime delle "differenze inspiegabili" cui accennavo poc'anzi.
E' proprio la capacità del nostro apparato sensoriale di percepire le minime alterazioni dello spettro del segnale originale introdotte da tutti i componenti del nostro impianto hi-fi, oltre al fatto che tale percezione interagisce poi anche con la parte "interiore" del processo d'ascolto (normalissimi fenomeni psicoacustici e sinestetici in primis), a rendere il tutto molto difficilmente districabile e quantificabile.
Misurare e valutare correttamente come importanti anche le minime alterazioni spettrali introdotte da ciascun componente hi-fi (nella effettiva condizione di interfacciamento prevista), potrebbe quindi costituire un valido passo avanti verso la possibilità di correlare meglio le sue prestazioni scientificamente rilevabili con le sensazioni uditive prodotte.
Nel caso particolare degli altoparlanti presi come componenti a sé stanti invece (pur essendo soggetti anch'essi, come facilmente verificabile quantomeno nel caso di confronti fra esemplari "uguali", alla "legge degli 0,1 dB"), la risoluzione delle misure (e in particolare della risposta in frequenza) potrebbe essere addirittura opportunamente ridotta al fine di consentire una più facile valutazione dell'andamento generale.
P.S.: Su richiesta di chiarimento da parte di alcuni, aggiungo:
l'auspicio di un ampliamento della risoluzione dei grafici perché siano più correlati alle effettive capacità del nostro sistema uditivo potrebbe valere ovviamente per "tutti" i componenti del sistema hi-fi...
Ma, come si fa ad apprezzare +0,1 dB su grafici di risposta in frequenza tormentati da variazioni di +5 dB come sono quelli delle casse... A meno che non ne confrontino due "nate uguali"...?
Il caso delle elettroniche è diverso: tendono tutte a fornire una risposta pressoché piatta e quindi il confronto allo 0,1 dB diventa senz'altro possibile.
Mentre, tornando alle casse, volendo capire "in assoluto" quanto una data risposta reale si avvicini alla curva di Møller, ad esempio, il confronto visivo risulterà molto più facile se i grafici verranno mediati con una rappresentazione della misura a mezza ottava e con scala compressa...
Renato Giussani
SOMMARIO
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CAVI HI-END PER COLLEGAMENTO DIFFUSORI ACUSTICI GR-SC/1000
Diffusori Hi-End GR Delta 4 R9
Le GR Delta 4 R9 possono essere ascoltate presso gli Ambasciatori GR:
Network dei Salotti di ascolto degli Ambasciatori Giussani Research
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