Audioplay

 L'ANGOLO DEL DIRETTORE

Martedì 18 maggio 2011

Considerazioni del 26 dicembre 2001 (Pubblicate sul n.104 - Feb.2002 de L'Orologio)...

EDITORIALE

La macchina del tempo

A casa mia, le scene ed i dialoghi di “Ritorno al futuro” sono conosciuti da tutti i membri della famiglia nei più piccoli particolari. Penso che se fosse ancora possibile partecipare a “Lascia o Raddoppia“, portando come materia l’eccezionale film di Robert Zemeckis, molti di noi potrebbero esser sicuri di raggiungere la domanda finale senza problemi. Ma, come tutti sanno, la macchina costruita dal mitico Doc Brown non è che una delle ultime varianti fantastiche sul tema dei viaggi nel tempo.
Secondo le leggi della fisica attualmente riconosciute dalla maggioranza dei più importanti scienziati mondiali, il tempo è una grandezza fisica che contribuisce, assieme alle tre dimensioni dello spazio, a definire completamente la realtà in cui viviamo (io sono seduto davanti al mio computer e sono le 7 della sera…). Mentre, però, quando ci riferiamo alle coordinate spaziali (le X, Y e Z dei sistemi di riferimento inerziali) sappiamo di poter considerare la possibilità di muoverci lungo di esse sia nel verso di un loro aumento che di una diminuzione, nel caso della coordinata tempo questo non è possibile.
Il tempo, lo sanno bene tutte le persone che, almeno una volta, avrebbero voluto poter rivivere un evento particolarmente felice, non può scorrere al contrario. Va sempre in avanti, come le lancette di un orologio. Questo però non vuol dire che i viaggi nel tempo non siano possibili, solo che non si torna indietro… In effetti quando noi, visitando le nostre belle città storiche, ammiriamo le opere degli artisti dei secoli passati, realizziamo dei veri e propri incontri ravvicinati con oggetti che son giunti fino a noi “viaggiando nel tempo”.
A veder bene, in questo preciso istante, io stesso sto usando una particolarissima “macchina del tempo”. Il testo che sto scrivendo, in questa piovosa serata del 26 dicembre 2001, sarà affidato a ciascuna copia de l’Orologio perché, come una vera e propria macchina del tempo, lo trasporti fino a raggiungere le vostre mani, che “ora” lo state leggendo. Il problema, casomai, è che, quand’anche voleste rispondermi, di tempo ne sarà passato parecchio, ed io sarò in tutt’altre faccende affaccendato (magari in Germania, per conoscere “de visu” qualcuno dei nostri principali interlocutori di quel paese).
In un certo senso, superare i limiti imposti da questa imperfetta macchina del tempo sarebbe già possibile. Basterebbe che questo testo fosse pubblicato “in tempo reale” nel nostro sito Internet e tutti voi potreste leggerlo praticamente mentre io lo sto scrivendo. Questa è uno dei tanti “poteri” che la moderna tecnologia ci mette a disposizione, senza far ricorso a nessun intervento soprannaturale, anche se ad un contemporaneo di Leonardo da Vinci avrebbe potuto facilmente sembrare opera di magia.

In questo caso, per un uomo del  ’400 non avvezzo a considerare “normale” l’impiego dell’elettricità e della sua velocità estrema per trasferire informazioni, il verificare che l’effetto di una mia azione sui tasti del computer potrebbe raggiungervi ben prima che qualsiasi cavallo o piccione abbia potuto anche solo esser preparato per il viaggio, lo convincerebbe facilmente che io abbia potuto agire in qualche misura sullo scorrere del tempo. Esattamente come un uomo dei nostri giorni potrebbe credere opera quasi soprannaturale il fatto che alcuni riescano a vendere, ed altri a comperare, orologi che costano decine o addirittura centinaia di milioni (scusate, ai miei tempi si usa ancora la lira, ma voi potete tranquillamente dividere per 1936,27…). In questo, almeno, io so che i lettori de l’Orologio sono ben diversi da chi è avvezzo solo a letture di massa.
Gli orologi che vi presentiamo hanno spesso costi che per molti comuni mortali, diciamocelo francamente, sono assolutamente improponibili (è ancora di forte attualità la straordinaria aggiudicazione di un calendario perpetuo Patek Philippe, Ref.1591, a circa 4 miliardi di lire). Nonostante ciò, nessuno dei nostri lettori ha mai dato segno di travisarne l’origine e scandalizzarsi, esattamente come nessuno potrebbe mai scandalizzarsi di fronte alla cifra che potrebbe essere offerta per tentare di acquistare la Pietà di Michelangelo. Infatti voi sapete bene, cari lettori de l’Orologio, che certe eccezionali opere delle grandi Case dell’Alta Orologeria contengono un lavoro ed una conoscenza che solo una macchina del tempo veramente molto costosa ed esclusiva ha potuto far viaggiare indenne fino ai nostri giorni: la cura per la propria storia e la conservazione della tradizione che solo il profondo impegno di intere generazioni ha potuto consentire. L’intera vita di molte persone eccezionali è stata dedicata ad attivare e far funzionare una tale macchina del tempo, e vi confesserò che è stato il mio più recente incontro ravvicinato con il Sig. Philippe Stern, attuale “custode” della Patek Philippe, ad aver ulteriormente rafforzato questo mio profondo convincimento.

Renato Giussan

Martedì 1 febbraio 2011

Sulla potenza...

Quando ho iniziato a progettare casse ESB, nei primi anni '80,  mi sono trovato a dover prendere atto che rientravano troppe casse delle serie precedenti per rotture dovute a sovrapilotaggio.

La potenza dichiarata non era eccessiva. Erano gli utenti di allora ad esagerare con la manopola del volume non accorgendosi della saturazione di loro ampli (cosa che purtroppo avviene ancora oggi, sia pure in percentuale molto minore, in particolare con gli ampli a valvole).

La incapacità di accorgersi di avere raggiunto e superato i limiti del clipping era tale che potei verificare spesso il tentativo di applicare una potenza superiore di ben 10 dB (10 volte) rispetto a quella massima indistorta degli ampli impiegati.

Ricordando che il segnale musicale può arrivare ad avere anche più di 20 dB di differenza fra il livello efficace medio a lungo termine e quello nei picchi più brevi e violenti, ma che con programmi "normali" quello che si chiama "fattore di cresta" si attesta normalmente sui 16/17 dB, è facile capire che quando i picchi venivano tagliati di  10 dB il valore medio del segnale era più alto di dieci volte rispetto a quello previsto per un corretto "funzionamento al massimo" con l'amplificatore impiegato.

Ammettiamo di avere una cassa specificata per uso con un ampli di potenza massima 60 Watt RMS con segnale sinusoidale. Quell'ampli "da 60 Watt" con segnale musicale sarà in grado di fornire una potenza "di picco" tre dB più alta, ovvero 120 Watt.

Con un segnale avente un fattore di cresta di 16 dB non clippato e i picchi a 120 Watt, la potenza media, 16 dB più bassa, sarà di 3 Watt. E in questo caso problemi di rotture si verificano ben difficilmente. Ma se invece l'utente cercherà di trarre dall'amplificatore una potenza 10 dB più alta, sia pure con i picchi "clippati, applicherà comunque alla cassa una potenza RMS pari a circa 30 Watt, cioè dieci volte quella per la quale la cassa era stata specificata. Ed allora quando ho cominciato a lavorare in ESB io le casse "da 60 Watt" le progettavo e facevo costruire in modo tale che potessero sopportare senza rompersi, con segnale musicale e su tempi lunghi, fino ad un massimo di 30 Watt RMS (ovvero 15,5 Volt continui, di rumore filtrato in modo da avere lo spettro definito dalla IEC per simulare il segnale musicale medio. Credetemi, sono tanti!). Da quel momento però i guasti diminuirono in modo drastico... wink.gif

P.S.: Quella stessa cassa "da 60 Watt" se venduta ad un audiofilo molto accorto si sarebbe potuta specificare per ben 600 Watt... E questo spiega bene perché io riuscivo a far suonare le ESB 7/01 con il SAE 2600 al limite del clipping senza che si rompesse nulla...

Il problema è che, quando l'ampli ha una potenza insufficiente per consentire livelli di ascolto molto alti, continuando ad alzare il volume i picchi vengono clippati ma la potenza media continua a salire, generando però una sensazione di volume inferiore rispetto a quella che si avrebbe con i picchi non clippati. E, come abbiamo visto, si finisce per "esagerare".

Ecco perché fra i tecnici addetti ai lavori si sente dire spesso che "la potenza non basta mai" ed è di fatto molto più frequente riuscire a rompere le casse con ampli di potenza troppo bassa piuttosto che troppo alta... wink.gif

Domenica 19 ottobre 2008

La settimana scorsa sono rientrato in possesso del mio primo amplificatore hi-fi di 45 anni fa.

E' un Heathkit EA-3 che era stato montato da Gianfranco Maria Binari, che me lo aveva poi venduto nel 1963 per acquistare un più potente Fisher stereo.

Ecco due foto di ampli uguali che ho trovato su Ebay:

Io avevo poi venduto l'Heathkit al mio compagno di banco del liceo Ferdinando Carcione, che ora me lo ha reso, purtroppo in condizioni abbastanza pietose...

Però, dopo una energica pulita, sia estetica che funzionale (comprendente la disossidazione di tutti i commutatori, potenziometri, ingressi e uscite con l'apposito liquido), l'amplificatore sembrava mostrare già una certa voglia di ricominciare a funzionare.

A questo punto, verificato che quello che mi ricordavo (e cioè che l'alimentazione dell'ampli doveva essere a 110 Volt), ho pensato di cominciare ad alimentarlo con circa metà tensione per vedere di far "rianimare" piano piano gli elettrolitici, che altrimenti sarebbero sicuramente scoppiati...:

Dopo avere predisposto due autotrasformatori 220/125 in cascata per garantirmi una tensione di alimentazione di 71 Volt, ho innestato la spina e ruotato la manopola degli alti, che è quella dotata dell'interruttore di accensione.

Lasciato l'apparecchio a "frollare" per un'oretta, ad un certo punto la spia di accensione al neon sul pannello frontale si è accesa!

Allora ho aspettato un altro po' e poi, dopo avere collegato all'uscita altoparlanti (8 ohm) una NPS-1000, ho provato ad iniettare il segnale in uscita dal mio pre McIntosh nell'ingresso Tuner dell'EA-3 (che oltre all'ingresso ad alto livello Tuner possiede anche un Mag. con equalizzazione RIAA per testine magnetiche e uno Xtal, per testine piezoelettriche).

Naturalmente non si sentiva nulla, se non un lieve ronzio.

Un'occhiata alle valvole mi ha permesso di vedere che se ne accendevano solo tre su sei (la raddrizzatrice e le due EL-84 finali).

Un rapido controllo alle tensioni e al cablaggio sotto al telaio mi ha permesso di scoprire una saldatura ossidata proprio sulla linea di alimentazione dei filamenti delle valvole.

Ripristinata la saldatura le valvole si sono accese tutte e la NPS-1000 ha cominciato a suonare!

A questo punto ho alzato l'alimentazione a circa 90 Volt e ho fatto funzionare l'ampli per un'altra ora.

Poco fa sono finalmente passato a 125 Volt e tutto sembra procedere bene.

Certamente volendo ottenere le prestazioni "come nuovo" dovrei montare valvole nuove, cambiare un po' di elettrolitici e verificare tutte le tensioni (ho già ordinato il Service Manual su internet), ma lo scopo dell'operazione non era dotarmi di un ulteriore ampli di piccola potenza e per di più mono da usare davvero.

Quello che volevo ottenere era di rimettere "in strada" il mio ampli di 45 anni fa. E meno cose avessi cambiato meglio era...

La foto che segue è proprio il mio Heathkit com'è ora, mentre sta funzionando collegato alla NPS-1000 sinistra. Come vedete ha una manopola in più al centro del pannello frontale. Io non ricordo di averla mai montata e anche Nando dice di non averlo fatto. Dato che non ricordavo di avere mai letto la sigla EA-3 al centro del pannello (che in effetti è nascosta dalla manopola) probabilmente quella modifica c'era già quando l'ampli mi venne consegnato da Binari. La manopola è montata su un semplice interruttore al quale pervengono alcuni componenti provenienti dal controllo di volume. Ho il dubbio che serva ad ottenere un controllo di loudness. Chiederò a Binari e/o verificherò meglio in un altro momento. Per ora mi basta che il mio caro vecchietto funzioni di nuovo...:

P.S.: l'Heathkit EA-3 della seconda foto dall'alto l'ho appena comperato, su Ebay, per circa 90 Euro (comprensivi delle enormi spese di spedizione dagli USA all'Italia).

Può essere utile, oltre che per trarne eventualmente pezzi di ricambio, anche come secondo canale in una installazione stereo.

Domenica 2 novembre 2008

Ricevuto l'EA-3 di Ebay con le finali rotte, la prima cosa che ho dovuto fare è stato pulirlo per benino e sostituire le due EL84.

Ciò fatto, nonostante mi fosse stato venduto come non funzionante, l'ampli ha dimostrato di funzionare abbastanza bene.

A questo punto ho provato ad effettuare subito un ascolto delle GR BI-130 in dual-mono, ottenendo dei risultati molto coinvolgenti.

Però su entrambi gli amplificatori, dopo un'oretta di funzionamento, la placca di una delle due finali si arrossava un po' a dimostrazione di una dissipazione eccessiva (corrente circolante troppo alta).

Effettuati un po' di controlli sulle tensioni e sui valori dei componenti ho rilevato un certo degrado di uno dei condensatori da 50 nF di accoppiamento fra la valvola invertitrice 6AN8 e la griglia controllo di una delle due finali EL84 (quella che si arrossava) su entrambi gli ampli. E infatti la tensione misurata sulle griglie incriminate, che avrebbe dovuto essere prossima allo zero, era in un caso quasi 10 Volt e nell'altro circa 2,5 Volt. Sostituiti i due condensatori tutto è rientrato nella norma, senza più nessun segno evidente di correnti circolanti eccessive né arrossamenti di sorta.

Ed eccomi quindi finalmente in grado di ascoltare le mie casse in stereo utilizzando una coppia di buoni ampli mono da 14 Watt ciascuno che, grazie anche alle loro rosseggianti spie di accensione al neon, riescono facilmente a rinnovare in me emozioni simili a quelle di quarant'anni fa...

Per i più curiosi, ecco le loro mirabolanti specifiche tecniche:

MONO COMBINATION AMPLIFIER delivers 14 hi-fi rated watts 

The Heathkit EA-3 is a top value 14-watt combination monophonic amplifier designed to power your high fidelity system economically and easily.Combining a top-notch amplifier and preamplifier in a single low-cost package, the EA-3 provides rich, full range sound reproduction and low noise and distortion levels thanks to Heath's quality design and engineering "know-how". The use of miniature tubes throughout results in a compact chassis layout which is easy to construct. EL-84 output tubes in a push-pull output circuit perform outstandingly with the specially-designed output transformer. A filament-balance control virtually eliminates AC hum for superb listening at low volume levels. The three separate inputs of the EA-3 will accommodate magnetic and crystal phono cartridges, tape recorder or tuner program sources. Separate bass and treble tone controls enable you to precisely adjust the sound to your particular taste.

SPECIFICATIONS—Power output: 14 watts Heath Hi-Fi Rating; 16 watts IHFM Music Power Output (2% THD, 1 KC) Power response: ± 1 db, 30-15,000 cps, 14 watts output. Harmonic distortion: Less than 2% at 30 cps to 15 kc at 14 watts output. Intermodulation distortion: 2% or less at 14 watts output using 60 and 6,000 cps signals, 4:1. Hum and noise: mag. phono input, 55db below 14 watts; tuner and crystal phono, 65 db below 14 watts. Input sensitivity: For 14 watts output; Mag phono, 0.004 v at 1 kc; crystal phono, 0.2 v; tuner 0.25v, with tone controls flat. Outputs: 4, 8 and 16 ohms. Damping factor: 10:1. Controls: 3-position function selector switch, bass and treble tone controls, volume control. Tube complement: 1-6EU7, 1-6AU6, 1-6AN8, 2-EL84/6BQ5, 1-EZ81/6CA4. Power requirements: 117 v. 50-60 cycles, 55 watts.Shipping Weight: 15 lbs.

P.S. Due:Gianfranco non si ricorda assolutamente cosa aveva fatto sul "nostro" EA-3. Io però ho guardato meglio ed ho scoperto che aveva sostituito il potenziometro originale con un altro dotato di due prese intermedie. Quindi aveva inserito una rete che effettua un controllo di "Loudness", inseribile con il commutatore rotativo azionato dalla manopola centrale. Il problema è che il potenziometro del volume originale era da 1 Mohm mentre quello attuale è da 250 Kohm e quindi ora mi ritrovo con due ampli che raggiungono lo stesso volume solo per posizioni delle manopole del volume differenti (a meno che non siano entrambe al massimo). Credo che lascerò la manopola del loudness in loco (oramai il pannello è forato), ma che prima o poi ripristinerò tutto il circuito del volume con la configurazione e i valori originali.

Mercole 26 marzo 2008

Sentendo le notizie odierne riguardanti Alitalia e la Borsa... Mi è tornato in mente questo mio editoriale (Tiriamo le somme... de l'Orologio n.126 - aprile 2004 - http://www.argoeditore.net/orologio/Archivio/oro126/sommario.htm)

EDITORIALE

Tiriamo le somme...

Non mi vergogno a dire che, dopo avere ascoltato con molta attenzione molti giornali radio, avere guardato i telegiornali, avere ascoltato tutte le sere “Zapping” di Aldo Forbice su RAI 1, ed avere “perfino” letto qualcosa… Al di là delle interessanti notizie che giungono da Marte (dove peraltro Opportunity sembra aver “toccato con mano” qualcosa che si sapeva già…), non ho trovato praticamente nulla di interessante che non meritasse però anche alte grida di disapprovazione per come veniva presentata dai nostri ineffabili “intellettuali/politici”, di destra o di sinistra che fossero (dal mio personalissimo punto di vista, ovviamente…). Non volendo regalare la benché minima visibilità in più a personaggi che non la meritano, è maturata allora in me l’idea di offrire, in alternativa, un piccolo servigio a quei lettori, e sono tanti, che si sono avvicinati a l’Orologio negli ultimi due o tre mesi, ripresentando alcune frasi estratte da miei editoriali risalenti financo al “vecchissimo” n.112, del novembre 2002!

  Inflazione al 100%? l’Orologio N.123 - Dicembre 2003/Gennaio 2004  “…Ma perché allora ci appaiono così tanti i beni che “prima” costavano Tot. 1.000 Lire ed ora costano esattamente (o quasi) Tot. 1 Euro, ovvero il doppio ? Possibile che a noi sembrino così tanti e nel “paniere” dell’ISTAT non ce ne sia nemmeno uno (io ho letto quasi sempre di rincari “massimi” rilevati del 20/30%)? Quanto poi al fatto che non si possa considerare l’introduzione dell’Euro responsabile di tale incredibile aumento dell’“inflazione percepita”, perché in tutti gli altri Stati europei ciò non sarebbe avvenuto, io avrei non poco da obiettare. Anzitutto, come forse saprete, la Argò ha esteso la sua attività anche in Spagna e in Germania e vi posso assicurare che, a fronte di una “inflazione ufficiale” molto ridotta, anche lì la gente non ride! In recenti viaggi in Spagna (ma anche in Grecia, ad esempio…) abbiamo rilevato direttamente, sul fronte dei prezzi pre/post Euro, anche situazioni molto simili alle nostrane. D’altronde, anche gli altri governi europei, quando esaminano la situazione “come appare dalle carte”, in relazione all’Italia sono costretti a parlare di un’inflazione ad una sola cifra, più decimali… Dunque?…”

Specializzati l’Orologio N.121 - Ottobre 2003 “…noi della Argò non riteniamo giusto proporvi una rivista semplicemente "specializzata" nel senso di essere sì autorizzata a presentare (sia pure il meglio possibile...) gli argomenti, le notizie e gli approfondimenti dell'orologeria, ma senza poter cercare di circondarli con un adeguato contesto culturale. Insomma, non crediamo che chi compera l'Orologio per "leggere di orologi" non possa desiderare di vederli inseriti in un ambito che preveda anche altri argomenti culturalmente pregnanti e situazioni delle quali, in ogni caso, gli orologi si troveranno in definitiva a condividere molti aspetti quando saranno allacciati al nostro polso….”

Ripresa? l’Orologio N.120 - Agosto/Settembre 2003 “…Questo numero de l'Orologio, che noi stiamo finendo di scrivere a luglio, è contrassegnato dalla scritta in copertina "agosto/settembre" e accompagna tradizionalmente il passaggio dalla fase di ristagno del mercato che precede il periodo delle ferie estive a quella di ripresa autunnale che caratterizza da sempre l'andamento stagionale dell'economia italiana. Quest'anno, ancor più che negli anni passati, tutti noi stiamo sperando che questa ripresa stagionale possa costituire l'annuncio di quella ben più importante che il mondo intero attende da tempo …”.

Investire l’Orologio N.116 – Aprile 2003   “…D'altro canto, ma guarda un po', sembra che sia ormai chiaro anche a molti "esperti" che se un imprenditore si trasforma in finanziere la sua azienda non può che risentirne (non dico che gli azionisti a breve non possano anche guadagnare di più, ma i prodotti e chi materialmente li costruisce dovranno prima o poi subire le nefaste conseguenze di una trasformazione dell'attività da industriale a finanziaria)….”  

Nuovo Mercato l’Orologio N.112 - Novembre 2002 “…Finita l'era dei BOT, i risparmiatori italiani hanno dovuto imparare, loro malgrado, le complesse "regole" delle operazioni di borsa, intesa come luogo dove si comprano e si vendono le azioni delle società quotate. La maggior parte di loro, ovviamente, non sono affatto "esperti" del campo, né dispongono singolarmente dei capitali necessari a consentire quelle operazioni che, adottate con una certa continuità ed una notevole furbizia, sono tali da generare utili con un margine di rischio minimo. Molti addetti ai lavori, spesso gli stessi che, con le loro scelte spregiudicate, sono la causa prima della rovina dei piccoli risparmiatori, si affannano con molto altruismo a consigliare alle loro vittime preferite atteggiamenti cauti e mirati al lungo termine, ma i gestori dei risparmi dei piccoli, quelli in buona fede, non possono comunque fare miracoli. In borsa guadagna chi le regole, più che conoscerle, le fa… E poi le impone, e alla fine guadagna perché qualcun altro, nello stesso preciso istante, si sta rovinando. D'altronde, non si dice "giocare" in borsa, esattamente come ai tavoli di un casinò o al calcio dei recenti mondiali di Corea?…”

C.v.d. (Alla maniera delle mie sudate carte: “come volevasi dimostrare”).

Renato Giussani

Dal quale mi piace estrarre:

"...Molti addetti ai lavori, spesso gli stessi che, con le loro scelte spregiudicate, sono la causa prima della rovina dei piccoli risparmiatori, si affannano con molto altruismo a consigliare alle loro vittime preferite atteggiamenti cauti e mirati al lungo termine, ma i gestori dei risparmi dei piccoli, quelli in buona fede, non possono comunque fare miracoli. In borsa guadagna chi le regole, più che conoscerle, le fa… E poi le impone, e alla fine guadagna perché qualcun altro, nello stesso preciso istante, si sta rovinando..."

Martedì 11 marzo 2008

La magia delle Delta 4 et similia, come ad esempio il TFS, che è spiegata il meglio possibile qui: MAGIA, E' ottenuta adottando un po' di DSR verticale "ante litteram" ed implementando meglio alcuni dei concetti già introdotti in parte sulle sue DQ-10 da Dahlquist, il quale non per niente aveva dato alle sue casse  (magnetodinamiche, come le Delta 4) la stessa forma del Quad Electrostatic Loudspeaker ESL 57... 

Lunedì 22 ottobre 2007

Durante i cinque anni nei quali ho diretto l'ufficio ricerca ESB ed ho progettato decine e decine di diffusori sia chiusi che reflex ho potuto verificare che, la media delle casse coibentate leggermente solo sulle pareti interne, finivano per avere un QB (in questi casi praticamente quasi coincidente con il QL) sempre attorno al valore 5... Ecco perché ho poi impostato questo numero come valore di default nel Bass-PC (valore che peraltro, dopo avere effettuato la prima fase di un progetto reflex, può essere cambiato a piacere dal menù Reflex -> Varianti Reflex). Alla ricerca di valori superiori durante il progetto delle casse professionali Serie FX mi è risultato difficile superare 10... Ed erano casse estremamente robuste e pesanti, senza trafilaggi se non attraverso le porosità dei coni dei woofer (peraltro in cartone molto rigido) e con poca lana di vetro sulle pareti interne. Per raggiungere valori superiori (utili solo in casi molto particolari e comunque normalmente invisi agli audiofili) dovevo fare uso di coni "ermetici" (plastica, metallo, o similari), mobili estremamente rigidi e non usare minimamente assorbente. La misura del QB su casse chiuse completamente riempite di lana di vetro mi ha invece spesso fornito valori attorno a 2, non 0... Come si vede, scegliendo 5 i risultati della simulazione rimangono comunque abbastanza attendibili in quasi tutti i casi "normali". Da tener conto anche che il mio programma (specie per la parte casse chiuse) non è basato esclusivamente su relazioni teoriche, ma è stato verificato e sono stati introdotti coefficienti correttivi con un estesissimo confronto con casse realmente costruite e misurate bene...

Domenica 23 settembre 2007

Dal Blog di Audioplay:

"...Io in ESB usavo un Pioneer a quattro vie sul quale potevo scegliere la pendenza di intervento fra 6, 12 e 18 dB/Ott, nonché il livello di ciascuna via, naturalmente.

D-23 Active Crossover — The crossover frequencies were divided into low, mid-low, mid-high and high. The range of the crossover frequencies could be varied within these four groups with the upper row of control knobs.  The four larger knobs in the center were the level controls.  The six smaller knobs at the bottom of the panel were to adjust the slope.

The D-23 had impressive specifications, like all the Series 20 components.  Its total harmonic distortion was a mere 0.005% between 20 Hz and 20 kHz.  The signal to noise ratio was 100 dB IHF, A-rated.

The D-23 measured 16.56 inches wide, 5.90 inches high and 14.56 inches deep.  It weighed 19 pounds, 3 ounces.  The M.S.R. P. was $600.00.

Il vantaggio della multiamplificazione consiste nel fatto che ciascuno dei finali deve gestire una potenza continua ed un fattore di cresta inferiori rispetto a quelli che deve gestire un unico finale cui venga consegnato tutto lo spettro. Un'idea di come si spartisce la potenza RMS (e non quella di picco) al cambiare delle frequenze d'incrocio la si può trarre da qui:

Distribuzione potenza musicale

Grafico della distribuzione spettrale della potenza in un segnale musicale. Utile per verificare la potenza nominale applicata ai componenti di un sistema multivia, al variare della banda ad essi affidata (ovvero, delle frequenze di taglio).

   

Clicca sul disegno per ingrandirlo o qui sotto per scaricarlo

 Distribuzione Spettrale Potenza Musicale (105.113 Bytes)

Il grafico ha già dimensioni ed orientamento appropriati per la stampa su un foglio A4.

Mentre per quanto riguarda il fattore di cresta (rapporto Peak/RMS) e la sua riduzione, partendo dal valore che normalmente viaggia attorno ai 16 dB con punte ad oltre 20 dB (scendendo teoricamente a soli 3 dB se ad un altoparlante venisse fornita una sola frequenza continua), i discorsi si fanno estremamente complicati e non posso comunque affrontarli qui.

Però ci si deve ricordare che ogni altoparlante ha la sua curva di risposta, che comporta anche rotazioni di fase, ed è montato con un certo offset rispetto agli altri. Non dimenticando anche le rotazioni dipendenti dalle diverse distanze di ascolto dai vari componenti se questi non sono coincidenti (da cui dipendono anche le varie "finestre di ascolto" agli incroci. Vedi anche qui: Filtri di crossover e dispersione)

Con i filtri passivi la funzione di filtraggio, quella di equalizzazione e quella di rifasamento vengono normalmente attuate da una unica rete, che deve essere ottimizzata per tutti e tre i target contemporaneamente.

Nel caso del Pioneer, oltre a scegliere la pendenza dei tagli in maniera indipendente per le tre vie, nonché regolare opportunamente i livelli e le fasi dei vari trasduttori, io gli associavo anche un equalizzatore a terzi ed un parametrico e controllavo il risultato con il Real-Time B&K..."

Mercoledì 12 settembre 2007

Dal Blog di Audioplay:

"...Quanto al "riempimento critico", devi sapere che prendendo un woofer e montandolo con un volume di carico vuoto, si ottiene una FC più alta della FS dello stesso altoparlante montato in aria ed un QTC più alto esattamente nel rapporto QTC = QTS * FC/FS.

Se ora cominciamo a mettere dell'assorbente acustico dentro al volume, otteniamo che le variazioni di pressione connesse alla propagazione delle onde acustiche al suo interno cominciano a diventare sempre più quelle relative ad una trasformazione isoterma anziché adiabatica (il calore sviluppato nel gas dalla compressione viene trasferito alle fibre). Il che significa che la FC diminuisce via via sempre più e con essa il QTC. La FC diminuisce poi anche a causa dell'effetto del Mass-Loading, mentre il Qtc diminuisce in proporzione ancora di più, a causa di altri effetti dissipativi connessi all'assorbente.

Nel Bass-PC sono tenuti in conto gli effetti di tutti questi fenomeni noti ed eventualmente anche di altri  non noti, tramite un opportuno coefficiente determinato sperimentalmente durante i 5 anni di lavoro in ESB.

Continuando a immettere assorbente nella cassa FC e QTC continuano comunque a diminuire sempre di più, fino ad un punto quando invece cominciano a risalire. E questo perché il volume occupato dalle fibre dell'assorbente ha portato via spazio all'aria che funge da molla, che diventa sempre di meno. La conseguenza è che c'è un "valore della quantità dell'assorbente che "massimizza" la diminuzione di FC e QTC. Naturalmente questa quantità è sempre rilevante e tale da riempire completamente il volume a disposizione, ma con quale e quanta compressione non è dato sapere se non provando.

Con gli anni io ho sviluppato una certa sensibilità e riesco ad "azzeccare" abbastanza bene tale "riempimento critico" anche "ad occhio". Diciamo che mi sono convinto che, se come assorbente si usa lana di vetro da 20 Kg/m3, tale riempimento corrisponda quasi sempre al "riempimento geometrico del 100%", con un lievissimo schiacciamento.

Se invece si usa leggero acrilico in fiocco se ne deve mettere parecchio di più, ottenendo comunque un effetto inferiore..."

Quando si chiede al Bass-PC  di calcolare e i parametri e tracciare le curve con cassa "filled" ovvero con l'assorbente acustico, questo lo fa sempre per la condizione di riempimento critico.

Questo vuol dire che, nella realtà, sarà possibile tarare il nostro riempimento in modo di poter ottenere uno qualsiasi dei possibili allineamenti (e annesse curve) compresi fra la condizione senza assorbente e quella con assorbente calcolate.

Nel caso delle Delta 4 R5 ad esempio, con il woofer NHT  io avevo scelto un riempimento al 50%, mentre con il MAD ho optato per il 100%.

Martedì 11 settembre 2007

Dal Blog di Audioplay:

"...Quello che ricordo bene è che quando avevo già deciso il filtro delle ESB 7/06 provandolo su due prototipi è successa una cosa molto esemplificativa dei rischi che certe volte gli appassionati corrono credendo di far meglio.

Lo stesso filtro, usato con le due prime casse di produzione (costruite mooolto meglio dei due muletti sui quali avevo lavorato io; molto più rigidi e ben smorzati) le faceva suonare uno schifo. Il suono mancava di corpo ed era incredibilmente diviso in due sorgenti distinte (nel senso dell'altezza) . Per ottenere lo stesso risultato dei due prototipi anche con le casse di produzione dovetti modificare un poco il filtro del woofer..."

Mercoledì 29 agosto 2007

Grandi novità anche qui...:

  Pagine scelte da Loudspeakers Vol.1 (Journal AES)        

Sabato 25 agosto 2007

Novità in home page sul Sito...:

 Intervista a Roy Allison

Incontro con Amar Bose

Incontro con Tim Holl

Giovedì 2 agosto 2007

Esempi d'uso di Cross 4.2 F

Ho lanciato il nuovo Cross e, con l'apposita sezione di Progetto, ho progettato un filtro ideale a due vie del quart'ordine (24 dB/Ott) APC, con incrocio ad 1 kHz e terminato su resistenze di 6 ohm.
Poi, nella maschera di Sistema, ho posto uguali a zero tutte le distanze fra gli altoparlanti ed i vari offset.

Quindi nella maschera relativa all'ambiente (B) ho escluso la presenza del pavimento (N).

A questo punto ho potuto tracciare la Risposta Complessiva (ad 1 metro, con angoli Orizz e Vert. =0 e rispondendo N sia a Risposta Altoparlanti che a Impedenza Altoparlanti) come se questa rappresentasse la risposta elettrica del filtro.

Andando quindi ad aggiungere, rispettivamente, sia alla cella dei bassi che a quella degli alti una resistenza da 0,5 ohm (simulante il collegamento fra l'ampli ideale e il filtro anch'esso ideale) ho ottenuto quanto segue:


Nel grafico qui sopra, la linea orizzontale verde rappresenta la somma elettrica complessiva del filtro che ho simulato, in assenza delle resistenze. La curva rossa rappresenta invece la risposta elettrica complessiva in presenza di un cavo da 0,5 ohm totali fra l'ampli e il filtro...

Quello che si rileva è una esaltazione localizzata sicuramente più larga di un'ottava, che nel suo punto di massimo raggiunge il mezzo dB.

In base alle risultanze delle prove d'ascolto che vi ho raccontato più volte, una simile alterazione, ove fosse introdotta su una cassa a due vie reale, risulterebbe sicuramente udibile...

 

Nell'esempio che segue ho agito invece sulla simulazione del TAS-13.

 

Anzitutto ho caricato il file TAS-13.XVR Quindi, visto che la risposta del TAS, nelle condizioni previste dalla sua simulazione, si sviluppava quasi esattamente sul livello degli 80 dB, come si vede dal grafico seguente:

   

ho provveduto ad aumentare di 10 dB esatti le sensibilità di tutti e tre gli altoparlanti, in modo da portare il grafico tracciato sulla linea dei 90 dB (cosa necessaria per visualizzare qulcosa con la scelta della scala da 5 dB che mi apprestavo a fare successivamente).

Poi sono andato a vedere quali erano i valori immessi per il QT e il QM del tweeter:

QT=0,45

QM=0,65

Quindi ho ricalcolato il valore del QE, risultato essere:

QE=1,46

A questo punto ho immaginato di togliere il ferrofluido dal tweeter, supponendo di ottenere un QM pari a 2, valore possibile appunto in assenza di ferrofluido, ottenendo per il QT il nuovo valore di 0,84.

Sovrapponendo le curve complessive del TAS 1.3 con il tweeter originale e con il tweeter senza ferrofluido appena ipotizzato, il grafico che ho ottenuto, con scala 5 dB, è il seguente:

Nel quale la curva ciano è quella originale e quella arancio è senza ferrofluido.

Chi potrebbe ancora credere, dopo tutto ciò che è stato scritto sull'argomento (e non solo da me) che le variazioni superiori agli 0,1 dB rilevate in questo esempio ed estese a più di due ottave non siano udibili? O, in alternativa, che l'udibilità di un sottile cambiamento nella qualità dell'ascolto sia attribuibile a chissà quali nefande proprietà del ferrofluido?

Faccio notare che l'effetto ottenuto è una riduzione del livello attorno ai 2 kHz ed un aumento di quello fra i 4 kHz ed i 10 kHz, alterazioni che, come ho scritto in tempi non sospetti, secondo consolidate esperienze causano all'ascolto i seguenti effetti che copio da qui:

http://www.renatogiussani.it/messaggi.htm#venticinque

   "... E: 2000, F: 3150, G: 5000, H: 10000 Hz...

E: Se è poco diminuisce "effetto presenza" se è troppo interviene il "pungente/fastidio".

F: Caratterizzazione ed "articolazione" degli strumenti solisti e delle voci, specie femminili.

G: Apertura della timbrica degli strumenti aventi spettri "bassi ma non bassissimi". Se è troppo "archi alla corda".

H: Apertura/spaziosità del 99% degli strumenti e dei "rumori", applausi compresi. Se è eccedente comporta il famoso effetto durezza, freddezza, fastidio, "effetto cupole rigide" e/o "meno setosità" della gamma alta...".

Che io traduco in: "L'ascolto del TAS 1.3 dotato di un tweeter senza ferrofluido (a confronto con lo stesso sistema equipaggiato con un tweeter identico tranne che per la presenza di ferrofluido nel traferro) rischia di apparire caratterizzato da un minore "fastidio", una maggiore "apertura", una maggiore sensazione di "spaziosità" e "setosità" delle frequenze più alte...

Quello che mi chiedo ora è: "Non potrei ottenere la stessa identica variazione semplicemente intervenendo con minime variazioni sui componenti del filtro del tweeter? Anziché prendermela con un elemento (il ferrofluido) che mi aiuta invece a ridurre le code sonore del tweeter alla sua risonanza fondamentale, aumentandone al contempo in modo consistente la potenza sopportabile?"

Sabato 21 luglio 2007

01 dB

Nei giorni scorsi ho vissuto sulla mia pelle una ulteriore personale dimostrazione della validità della mia "Legge degli 0,1 dB"...


Avevo inserito il mio Behringer UltraCurve Pro (un processore di segnale che uso ogni tanto come "equalizzatore" per prove varie) fra l'uscita del mio Mc Intosh e l'ingresso del finale EP-2500. Durante le prove mi sono trovato a voler escludere qualsiasi intervento da parte del processore ed ho scelto alternativamente due diverse opzioni offerte dall'apparecchio.


Una, che chiamerò "A", prevede di effettuare un Bypass All che in pratica collega "quasi" direttamente i connettori d'ingresso e quelli d'uscita, dopo avere spento i vari blocchi intermedi.


L'altra, che chiamerò "B", prevede invece di escludere uno ad uno i vari blocchi, fino ad escluderli "tutti", ma lasciando operativo lo stadio di controllo di guadagno ingresso-uscita (in pratica il "volume" dell'apparecchio).


Dopo avere effettuato varie prove di equalizzazione mi sono messo ad ascoltare il TG-1 con le 1000 e l'UltraCurve Pro settato nella condizione B.
Ascoltavo con interesse, ma la intelleggibilità delle voci non era esattamente quella che ricordavo come propria delle 1000. Naturalmente ho dato la colpa alla RAI...
Poi mi sono messo a guardare/ascoltare il mio solito DVD di David Gilmour... E l'ho trovato bello come sempre, ma un po' meno "vivo" del solito, come se un leggerissimo velo si fosse frapposto fra me e la scena...


A questo punto mi è sorto un atroce dubbio ed ho escluso l'Ultracurve Pro dalla catena, ricollegando direttamente il Mc Intosh al finale... Ed ecco che tutto è tornato ad essere come lo ricordavo!


Questo l'antefatto, già di per sé abbastanza incredibile, visti gli apparecchi coinvolti. Ma il seguito lo è ancora di più...


Ieri con Giampiero abbiamo fatto molte verifiche di risposta in frequenza per controllare che i 10 metri di cavo di segnale (sia pure a bassa capacità) che ho prima degli ingressi del finale non fossero responsabili di qualche filtraggio della risposta. Magari a causa di una impedenza d'uscita dell'UltraCurve più alta del dichiarato (100 ohm) e/o una capacità del cavo anch'essa superiore a quanto doveva essere (circa 1000 pF).


Nulla di tutto ciò!


Intanto, con i cavi lunghi o con i cavi corti che fossero l'insieme Mc Intosh + Behringer EP-2500 ha esibito una risposta in frequenza che, vista con la normale scala di 50 dB usata dalle riviste, appare estremamente buona:

Stringendo la scala a 5 dB totali si vede quello che segue:

Che naturalmente è da considerarsi ancora una risposta molto buona, visto che esibisce una attenuazione di soli 0,1 dB a 10 kHz e a 25 Hz (circa).



Inserito fra i due l'UltraCurve Pro settato nella condizione A (ByPass All), le curve che abbiamo rilevato sono risultate praticamente identiche a quella appena mostrata, sia con i cavi corti che con i cavi lunghi 10 metri. Naturalmente questo risultato è garantito dalla bassa impedenza d'uscita dell'UltraCurve Pro (100 ohm), come la precedente da quella del McIntosh, dalla contemporanea alta impedenza d'uscita dell'EP-2500 (10 kOhm) e dalla bassa capacità dei cavi utilizzati (1000 pF).
A questo punto abbiamo commutato l'UltraCurve Pro alla situazione B (quella che non mi era affatto piaciuta già all'ascolto del TG-1...).


Ecco cosa abbiamo misurato (mostrato con scala 50 dB):


I questo grafico ci sarebbero in realtà tre curve, con le prime due in alto sovrapposte che corrispondono all'uso dell'Ultracurve Pro, fra il Mc Intosh e il finale, nel settaggio A con cavi corti o lunghi, mentre quella verde più bassa è quella con il settaggio B.
Quale rivista farebbe notare che c'è qualcosa che non va?

Ed ora proviamo a guardare lo stesso grafico con scala 5 dB:

La curva superiore è quella nel settaggio A e quella inferiore si riferisce al settaggio B.

Quello che possiamo rilevare è che con il settaggio B si ha una attenuazione di circa mezzo dB a 10 kHz, che si riduce a 0,2 dB a 6 kHz.
La cosa importante, per me, di tutto ciò non è il fatto che io abbia sentito bene una simile differenza. Che era udibile lo sapevo già!


Il fatto importante è che "prima" me ne sia accorto (e nemmeno in commutazione istantanea diretta), nonostante nulla mi facesse supporre che potesse essere intervenuta una variazione simile... E solo successivamente, le misure abbiano confermato quello che avevo sentito durante un ascolto rilassato di un TG RAI...

Ci volete credere, ora, che le differenze che sentite fra i vari ampli, pre, CD Player, e quant'altro possono essere generate da semplici variazioni di questo tipo o anche inferiori nella risposta in frequenza?

E, notate, che (come si può calcolare facilmente anche con il Cross), variazioni di mezzo dB possono essere facilmente causate anche da impedenze di uscita un po' alte (leggi pre valvolari) abbinate a cavi non troppo corti e finali con impedenze d'ingresso non altissime...


Chi ha orecchie per intendere intenda!


Altro che blocchi di grafite...

 

Sabato 21 luglio 2007

L'Ingegnere

Da leggere anche qui:

http://www.spacedaily.com/news/oped-03zzu.html

Stamane ho sentito Buzz Aldrin (chi non sa chi è...?) intervistato alla radio dire questa verità:

"... Vede questo bicchiere d'acqua qui davanti... Per un per un pessimista è mezzo vuoto... Per un ottimista è mezzo pieno... Per un ingegnere è semplicemente troppo grande..."

Io, che ingegnere (meccanico) lo sono ed ho avuto la ventura di lavorare al fianco di molti ingegneri (di cui molti "anche nell'animo"...) di varia specializzazione ed estrazione, sento di potere in gran parte concordare con il detto riportato da Buzz.
Per quanto riguarda me e molti miei amici, però, una piccola distinzione la farei. E consiste nel chiedersi cosa direbbe, posto di fronte allo stesso bicchiere, un ingegnere pessimista.
O magari un ingegnere ottimista.
O, tanto per complicarci ulteriormente la vita... Un ingegnere scettico-relativista...
Magari della strana specie di quelli che non sono "solo" meccanici, elettrotecnici, elettronici, edili, ma che magari abbiano saputo imparare qualcosa anche dai giornalisti e dagli architetti, o anche dai fotografi, o perché no dai registi cinematografici...

Io credo di potermi tranquillamente considerare membro di questo ultimo gruppo. E come tale direi che quel bicchiere è sicuramente pieno a metà, ma aggiungerei che magari così (rispetto alla situazione in cui fosse pieno fino all'orlo) è più comodo accostarlo alle labbra per bere senza versare nemmeno una goccia del suo prezioso contenuto...
Mentre, per quanto riguarda la sola informazione soggettiva che provo guardandolo, potrei aggiungere che:

- Se la mia prospettiva è laterale, potrò senza dubbio trarre dalla mia sensazione visiva una informazione abbastanza corretta da qualsiasi distanza, ma se lo guardassi dall'alto (in verticale perfetta e non troppo da vicino) e il bicchiere fosse perfettamente cilindrico, il solo guardarlo non sarebbe affatto sufficiente a farmi capire se è pieno o no e quanto.

- Mentre, se il bicchiere fosse troncoconico (più largo in alto e più piccolo alla base) anche guardandolo in verticale, sia da vicino che da lontano qualcosa potrei capirla lo stesso. E una sensazione immediata di "mezzo pieno" o "mezzo vuoto" potrei trarla comunque anche usando solo i miei occhi, e non, con metodo "ingegneristico" usando anche un un calibro e una bilancia.

Nel caso in cui volessimo trasporre questi ragionamenti alla scena acustica offerta da un sistema stereofonico, potremmo ad esempio parlare della sensazione di coerenza, ampiezza e profondità offerta da un sistema convenzionale ascoltato da posizione centrale e quella offerta invece da un sistema NPS ad un ascoltatore che si trovi in posizione decentrata.
Ecco allora che in questo caso, all'ingegnere, non basterebbe più dire che quella posizione non è quella prevista come ottimale da chi ha registrato il disco che stiamo ascoltando, dato che con l'NPS (un po' come con il bicchiere) è proprio la posizione decentrata a consentirci di ricostruire un buon numero di informazioni spaziali in più...

Venerdì 27 aprile 2007

Ricambi ESB

Sabato 21 aprile 2007

Vorrei trasferirvi una considerazione che potrebbe piacere particolarmente al mio amico fotografo e audiofilo Piero Rossi:

Alcune sere fa sono stato ospite ad una cena Fortis (orologi) a BaselWorld e, mentre tutti mangiavamo e parlavamo amabilmente, un gruppo di musicisti ci ha allietato con pianoforte, violoncello, basso e canto. Buona musica da camera...

Ebbene, dopo tanti ascolti fatti sia pure con molte casse e impianti di ottima qualità, ho riassaporato una volta di più le sensazioni uniche dell'ascolto dal vivo.

La sensazione che provavo era simile a quella che provo tuttora quando tolgo gli occhiali. Anche se si tratta di quelli da vista. Magari vedo meno bene, ma è come se fra me e il mondo che guardo venga eliminato un filtro che riduce comunque in una qualche misura la sensazione di tridimensionalità e soprattutto di assoluta "indipendenza" di ogni particolare da tutti gli altri e dal fondo.

Immaginate di guardare verso l'esterno dall'interno di un ambiente chiuso (un ristorante...?) attraverso una grande vetrata. Per quanto essa sia trasparente e pulita la sensazione non è mai esattamente uguale a quella che si prova quando non c'è.

Allora... Passiamo ad approfondire l'argomento, sia pure rimanendo nell'ambito dell'analogia ottica:

Poniamo ora fra noi e la scena che stiamo guardando (caratterizzata da tanti colori diversi) un vetro colorato.

Qualsiasi sia il colore e per quanto tenue esso sia, il suo colore si sommerà (in senso algebrico) a tutti i colori di tutti i particolari della scena che stiamo osservando modificandoli tutti nella stessa direzione, ovvero applicando a tutti la stessa funzione di trasferimento. E' una alterazione dello spettro naturale che viene applicata allo spettro di tutta la scena, tutta insieme. E basta questo fatto per metterci in condizione di accorgerci della presenza del "filtro" anche se gli oggetti contenuti nella scena non sono da noi conosciuti in modo perfetto.

La stessa cosa avviene quando la "scena acustica" viene "filtrata" da un unico altoparlante (o un sistema di altoparlanti relativamente "semplice").

La sua risposta in frequenza va ad alterare lo spettro di tutti gli elementi di quella scena "tutti nello stesso identico modo" rendendo evidente la presenza "dell'altoparlante" fra noi e il suono reale.

Come si potrebbe cercare di limitare e ridurre questo fenomeno?

Ma è "semplice"...

Usando tanti altoparlanti differenti per ciascun "elemento" delle stessa scena.

Ed è proprio quello che Giammaria ed io abbiamo fatto nel '78 quando abbiamo usato due Delta 4, mai esattamente identiche fra loro e poste in due posizioni diverse in ambiente, per riprodurre il suoni di un sassofono e di una coppia di tumba. L'uno a sinistra e le altre a destra.

E quando dobbiamo riprodurre i suoni emessi da un intero gruppo di musicisti (più di due) registrato sì in stereo ma disposti sulla scena in modo da venir successivamente riprodotti contemporaneamente da entrambe le casse?

Un sistema che può aiutare a ridurre "l'effetto filtro" è proprio l'NPS... Nel quale i vari suoni e i vari strumenti, essendo dotati di spettri acustici differenti sia pure spesso molto sovrapposti, vengono statisticamente riprodotti contemporaneamente in una percentuale a volte molto rilevante da gruppi di altoparlanti diversi...

 

ADDENDA... A MAGGIORE SPIEGAZIONE...

"...l'NPS... Nel quale i vari suoni e i vari strumenti, essendo dotati di spettri acustici differenti sia pure spesso molto sovrapposti, vengono statisticamente riprodotti contemporaneamente in una percentuale a volte molto rilevante da gruppi di altoparlanti diversi..."

Stessa cosa (in percentuale molto inferiore a 100) di quando i diversi strumenti vengono riprodotti da altrettante cassa diverse (tipo il sax, la tumba e le due Delta4/78).

Un sistema monovia da questo punto di vista è il peggiore.

Un sistema multivia "migliora" all'aumentare delle vie fra le quali è suddiviso lo spettro (e nelle 1000 ce ne sono 6).

Naturalmente due strumenti diversi dotati di spettro di emissione identico non usufruiscono affatto del beneficio di essere emessi da un sistema NPS.

Sabato 10 marzo 2007

Ieri ho visitato la prima edizione del Top Audio & Video Show a Roma.

Qui ho potuto salutare Gianfranco Maria Binari e ringraziarlo per avermi introdotto nel mondo dell'Hi-Fi e dell'editoria 35 anni fa.

Se ora sono l'editore de l'Orologio (www.argoeditore.net) è anche grazie a quella "partenza"...

Ho incontrato Paolo Corciulo (Suono), Luca e Marco Natali (Audio Natali), Guido Baccarelli (Audiogamma e Audiodelta), Giovanni Faccendini e figli (MPI Electronic), Giulio Cesare Ricci (Foné)...

Luca mi ha fatto ascoltare due Martin Logan pilotate da un impianto Krell Evolution (sicuramente il migliore suono della mostra, confermato e verificato anche con CD miei non facilissimi che conosco molto bene).

Questo, l'impianto che ho ascoltato nella sala di Audio Natali:

Diffusori Martin Logan Summit

pre due telai Krell EVOLUTION 202

Lettore SuperAudioCD Krell EVOLUTION 505

Finale Stereo Krell EVOLUTION 402 da 400 w

(http://www.audionatali.com/home.cfm)

Senza data

Un amico, dopo una seduta d'ascolto particolarmente gratificante delle sue Delta 4 R5, mi ha scritto:

"..due casse spariscono quando non riesci ad ascoltare l'impianto e ti senti di essere ad un concerto..."

E io commento: "Esatto!"

Perché, qualcuno pensava che io volessi ascoltare le risposte in frequenza? E qualcun altro le dispersioni?

E' proprio quello (il coinvolgimento totale nell'evento acustico "originale") il risultato che, al di là degli astrusi tecnicismi che tanti appassionati un po' ignoranti mettono in atto, tutti vogliono ottenere. Con la differenza che io lo voglio ottenere "sempre" grazie ad un approccio che tenga conto di tutti gli aspetti naturali dell'ascolto e che sia consequenziale a scelte tecniche e comportamentali che abbiano un senso logico... E quindi, per riuscirci, ho dovuto cercare di capire il meglio possibile quale impianto e quali condizioni possano aiutarmi ad ottenerlo...

E infatti, quello che dici è proprio quello che succede "di norma" con le NPS-1000.

Teniamo conto anche che in tutto ciò la presenza del video svolge un ruolo molto importante, ed è per questo che io preferisco ormai "ascoltare" quasi solo DVD (il video non è un nemico dell'hi-fi...). La scelta migliore secondo me non è quella di "sforzarsi" di non sentire le casse usando un buon CD, bensì cercare di essere aiutati da "tutti" i componenti del nostro impianto (ambiente compreso) a sentire ed ascoltare solo la musica (intesa come l'evento acustico registrato e riprodotto al meglio...

*** 

Audioplay Home