Audioplay

 L'ANGOLO DEL DIRETTORE

Mercoledì 10 dicembre 2008

Sono o non sono un ingegnere "meccanico"...?

E allora, quando il meccanico riparatore dal quale ultimamente avevo provato a servirmi mi ha rimandato all'assistenza Volkswagen per eliminare un guasto che non aveva capito bene da cosa dipendesse, ho deciso che dovevo fare tutto da me.

Non sopporto di dover lasciare l'auto in assistenza per tre o quattro giorni e pagare cifre assurde per qualsiasi intervento.

L'auto da riparare era la Golf TDI 130 CV che attualmente usa mia moglie Auretta. Il difetto consisteva nella marcia a due o tre cilindri per una buona mezzora prima di poter usufruire, a motore molto caldo, di un funzionamento quasi normale.

La diagnosi mia era di un falso contatto dei collegamenti elettrici agli iniettori-pompa. Quella del meccanico era "a scelta" fra quella appena indicata e quella di gommini della pompa del gasolio usurati.

Il meccanico, ieri alle 13:00, dato che io gli avevo detto che non avrei accettato un intervento sbagliato, ovvero che non mi andava di pagare la sostituzione sia di pezzi buoni e che guasti, mi aveva comunicato che non intendeva procedere alla riparazione e che dovevo andare alla Volkswagen.

Secondo me un meccanico bravo deve sapere dove mettere le mani. E dato che lui non lo sapeva, ho fatto da me.

Ieri pomeriggio ho acquistato i kit dei cavi di collegamento degli iniettori (50 €) e stamane, sotto la pioggia, ho proceduto alla sostituzione.

L'operazione non è stata priva di difficoltà, dato che uno dei tredici bulloni da 10 che fissano il coperchio delle punterie non è accessibile se non impiegando una chiave speciale, sottile e molto corta. Io non l'avevo e quindi ho provveduto a costruirmela. La si può vedere appoggiata sul coperchio nella seconda foto dall'alto, legata con uno spago che mi ha evitato di perderla nel sottocoppa.

Prima

Dopo

Naturalmente, dopo avere tolto i due dadi laterali che fissano il connettore esterno ed avere estratto la stecca contenente i cavi, prima di inserire i quattro connettori nuovi sugli iniettori ho provveduto a pulire bene e disossidare con l'apposito liquido le lamelle cui dovevano collegarsi.  

Adesso il difetto è scomparso e l'auto funziona a dovere. Alla faccia degli artigiani sbagliati, che non mi potranno più annoverare fra i loro clienti: perdendo di fatto la possibilità di poter intervenire su tutte le auto di famiglia, che sono sei... E scusate se è poco...

Domenica 19 ottobre 2008

La settimana scorsa sono rientrato in possesso del mio primo amplificatore hi-fi di 45 anni fa.

E' un Heathkit EA-3 che era stato montato da Gianfranco Maria Binari, che me lo aveva poi venduto nel 1963 per acquistare un più potente Fisher stereo.

Ecco due foto di ampli uguali che ho trovato su Ebay:

Io avevo poi venduto l'Heathkit al mio compagno di banco del liceo Ferdinando Carcione, che ora me lo ha reso, purtroppo in condizioni abbastanza pietose...

Però, dopo una energica pulita, sia estetica che funzionale (comprendente la disossidazione di tutti i commutatori, potenziometri, ingressi e uscite con l'apposito liquido), l'amplificatore sembrava mostrare già una certa voglia di ricominciare a funzionare.

A questo punto, verificato che quello che mi ricordavo (e cioè che l'alimentazione dell'ampli doveva essere a 110 Volt), ho pensato di cominciare ad alimentarlo con circa metà tensione per vedere di far "rianimare" piano piano gli elettrolitici, che altrimenti sarebbero sicuramente scoppiati...:

Dopo avere predisposto due autotrasformatori 220/125 in cascata per garantirmi una tensione di alimentazione di 71 Volt, ho innestato la spina e ruotato la manopola degli alti, che è quella dotata dell'interruttore di accensione.

Lasciato l'apparecchio a "frollare" per un'oretta, ad un certo punto la spia di accensione al neon sul pannello frontale si è accesa!

Allora ho aspettato un altro po' e poi, dopo avere collegato all'uscita altoparlanti (8 ohm) una NPS-1000, ho provato ad iniettare il segnale in uscita dal mio pre McIntosh nell'ingresso Tuner dell'EA-3 (che oltre all'ingresso ad alto livello Tuner possiede anche un Mag. con equalizzazione RIAA per testine magnetiche e uno Xtal, per testine piezoelettriche).

Naturalmente non si sentiva nulla, se non un lieve ronzio.

Un'occhiata alle valvole mi ha permesso di vedere che se ne accendevano solo tre su sei (la raddrizzatrice e le due EL-84 finali).

Un rapido controllo alle tensioni e al cablaggio sotto al telaio mi ha permesso di scoprire una saldatura ossidata proprio sulla linea di alimentazione dei filamenti delle valvole.

Ripristinata la saldatura le valvole si sono accese tutte e la NPS-1000 ha cominciato a suonare!

A questo punto ho alzato l'alimentazione a circa 90 Volt e ho fatto funzionare l'ampli per un'altra ora.

Poco fa sono finalmente passato a 125 Volt e tutto sembra procedere bene.

Certamente volendo ottenere le prestazioni "come nuovo" dovrei montare valvole nuove, cambiare un po' di elettrolitici e verificare tutte le tensioni (ho già ordinato il Service Manual su internet), ma lo scopo dell'operazione non era dotarmi di un ulteriore ampli di piccola potenza e per di più mono da usare davvero.

Quello che volevo ottenere era di rimettere "in strada" il mio ampli di 45 anni fa. E meno cose avessi cambiato meglio era...

La foto che segue è proprio il mio Heathkit com'è ora, mentre sta funzionando collegato alla NPS-1000 sinistra. Come vedete ha una manopola in più al centro del pannello frontale. Io non ricordo di averla mai montata e anche Nando dice di non averlo fatto. Dato che non ricordavo di avere mai letto la sigla EA-3 al centro del pannello (che in effetti è nascosta dalla manopola) probabilmente quella modifica c'era già quando l'ampli mi venne consegnato da Binari. La manopola è montata su un semplice interruttore al quale pervengono alcuni componenti provenienti dal controllo di volume. Ho il dubbio che serva ad ottenere un controllo di loudness. Chiederò a Binari e/o verificherò meglio in un altro momento. Per ora mi basta che il mio caro vecchietto funzioni di nuovo...:

P.S.: l'Heathkit EA-3 della seconda foto dall'alto l'ho appena comperato, su Ebay, per circa 90 Euro (comprensivi delle enormi spese di spedizione dagli USA all'Italia).

Può essere utile, oltre che per trarne eventualmente pezzi di ricambio, anche come secondo canale in una installazione stereo.

Domenica 2 novembre 2008

Ricevuto l'EA-3 di Ebay con le finali rotte, la prima cosa che ho dovuto fare è stato pulirlo per benino e sostituire le due EL84.

Ciò fatto, nonostante mi fosse stato venduto come non funzionante, l'ampli ha dimostrato di funzionare abbastanza bene.

A questo punto ho provato ad effettuare subito un ascolto delle GR BI-130 in dual-mono, ottenendo dei risultati molto coinvolgenti.

Però su entrambi gli amplificatori, dopo un'oretta di funzionamento, la placca di una delle due finali si arrossava un po' a dimostrazione di una dissipazione eccessiva (corrente circolante troppo alta).

Effettuati un po' di controlli sulle tensioni e sui valori dei componenti ho rilevato un certo degrado di uno dei condensatori da 50 nF di accoppiamento fra la valvola invertitrice 6AN8 e la griglia controllo di una delle due finali EL84 (quella che si arrossava) su entrambi gli ampli. E infatti la tensione misurata sulle griglie incriminate, che avrebbe dovuto essere prossima allo zero, era in un caso quasi 10 Volt e nell'altro circa 2,5 Volt. Sostituiti i due condensatori tutto è rientrato nella norma, senza più nessun segno evidente di correnti circolanti eccessive né arrossamenti di sorta.

Ed eccomi quindi finalmente in grado di ascoltare le mie casse in stereo utilizzando una coppia di buoni ampli mono da 14 Watt ciascuno che, grazie anche alle loro rosseggianti spie di accensione al neon, riescono facilmente a rinnovare in me emozioni simili a quelle di quarant'anni fa...

Per i più curiosi, ecco le loro mirabolanti specifiche tecniche:

MONO COMBINATION AMPLIFIER delivers 14 hi-fi rated watts 

The Heathkit EA-3 is a top value 14-watt combination monophonic amplifier designed to power your high fidelity system economically and easily.Combining a top-notch amplifier and preamplifier in a single low-cost package, the EA-3 provides rich, full range sound reproduction and low noise and distortion levels thanks to Heath's quality design and engineering "know-how". The use of miniature tubes throughout results in a compact chassis layout which is easy to construct. EL-84 output tubes in a push-pull output circuit perform outstandingly with the specially-designed output transformer. A filament-balance control virtually eliminates AC hum for superb listening at low volume levels. The three separate inputs of the EA-3 will accommodate magnetic and crystal phono cartridges, tape recorder or tuner program sources. Separate bass and treble tone controls enable you to precisely adjust the sound to your particular taste.

SPECIFICATIONS—Power output: 14 watts Heath Hi-Fi Rating; 16 watts IHFM Music Power Output (2% THD, 1 KC) Power response: ± 1 db, 30-15,000 cps, 14 watts output. Harmonic distortion: Less than 2% at 30 cps to 15 kc at 14 watts output. Intermodulation distortion: 2% or less at 14 watts output using 60 and 6,000 cps signals, 4:1. Hum and noise: mag. phono input, 55db below 14 watts; tuner and crystal phono, 65 db below 14 watts. Input sensitivity: For 14 watts output; Mag phono, 0.004 v at 1 kc; crystal phono, 0.2 v; tuner 0.25v, with tone controls flat. Outputs: 4, 8 and 16 ohms. Damping factor: 10:1. Controls: 3-position function selector switch, bass and treble tone controls, volume control. Tube complement: 1-6EU7, 1-6AU6, 1-6AN8, 2-EL84/6BQ5, 1-EZ81/6CA4. Power requirements: 117 v. 50-60 cycles, 55 watts.Shipping Weight: 15 lbs.

P.S. Due:Gianfranco non si ricorda assolutamente cosa aveva fatto sul "nostro" EA-3. Io però ho guardato meglio ed ho scoperto che aveva sostituito il potenziometro originale con un altro dotato di due prese intermedie. Quindi aveva inserito una rete che effettua un controllo di "Loudness", inseribile con il commutatore rotativo azionato dalla manopola centrale. Il problema è che il potenziometro del volume originale era da 1 Mohm mentre quello attuale è da 250 Kohm e quindi ora mi ritrovo con due ampli che raggiungono lo stesso volume solo per posizioni delle manopole del volume differenti (a meno che non siano entrambe al massimo). Credo che lascerò la manopola del loudness in loco (oramai il pannello è forato), ma che prima o poi ripristinerò tutto il circuito del volume con la configurazione e i valori originali.

Martedì 29 luglio 2008

Checché ne possano pensare i più assidui frequentatori dei numerosi forum dedicati all'alta fedeltà presenti su The Internet, io credo che la maggioranza degli audiofili del nuovo millennio effettui molti dei suoi ascolti con gli ampli finali funzionanti spesso in saturazione (o “clipping”).

Ove questa mia affermazione fosse vera, basterebbe solo questa circostanza per giustificare ampiamente le differenze di suono che quasi tutti sentono chiaramente anche fra amplificatori che, sulla base delle rilevazioni strumentali effettuate a 1 Watt, non dovrebbero presentarne alcuna.

Come molti ormai sanno bene, io per pilotare le mie GR NPS-1000 uso da qualche tempo un finale professionale da 500 Watt per canale (su 8 ohm) in classe H (cioè una normalissima classe AB “estesa”). E il motivo non risiede certo nella voglia di ascoltare a livello molto alto. Come tutti i miei amici sanno anche troppo bene io viceversa prediligo gli ascolti a livello abbastanza contenuto.

Il motivo della mia scelta di un finale così potente risiede esclusivamente nella volontà di ascoltare il suono offerto dalle mie casse pilotandole da un amplificatore che stia sicuramente funzionando in condizioni il più lontane possibile dalla saturazione, nonché dall’eventuale intervento di qualsivoglia protezione.

Ed ora proviamo a fare due semplicissimi conti.

Come ha già spiegato molto bene il compianto Ing. Guido Noselli nei suoi innumerevoli scritti e come è ormai abbastanza facile reperire anche da altre fonti sulla Rete delle Reti, il "fattore di cresta" del segnale musicale (cioè la differenza fra il suo valore medio e quello di  picco) di cui disponiamo per darlo in pasto ai nostri impianti Hi-Fi può essere convenientemente considerato pari e circa 20 dB (che, in potenza, sono 100 volte).

Ovvero dobbiamo sempre tenere ben presente che, ascoltando ad un livello medio di 86 dB SPL, il nostro impianto dovrà emettere i brevi picchi del segnale musicale ad un livello di 106 dB SPL.

E non crediate che stiamo parlando di un livello di ascolto elevatissimo. Ad esempio, durante l'ascolto di un fortissimo di un'orchestra sinfonica dal vivo, il livello di 95 dB SPL può tranquillamente essere superato per un tempo abbastanza lungo...

Se ipotizziamo di avere delle normalissime casse dotate di una sensibilità media di 86 dB/1W/1m in ambiente anecoico, dobbiamo ricordare che le stesse casse, per emettere 86 dB SPL totali durante una riproduzione stereo di segnali dei due canali totalmente scorrelati, in un ambiente domestico medio, alla normale distanza di ascolto, devono essere pilotate con circa 1 Watt RMS ciascuna (vedi ad esempio le misure della prova delle ESB 7/06 per effettuare le quali, a 2,5 metri dalle due casse funzionanti in ambiente, vennero usati i segnali forniti da due generatori di rumore rosa separati e distinti). Nel caso di ascolto, sempre con due casse, ma monofonico (ovvero segnali perfettamente identici sui due canali) la potenza richiesta a ciascuno dei due canali del nostro ampli sarebbe invece la metà, ovvero 0,5+0,5 Watt.

Per ascoltare normale musica stereo (caratterizzata da una correlazione fra i canali che potremmo convenientemente supporre pari al 50%) ad 86 dB SPL medi (ovvero un livello medio alto ma non esagerato), il nostro ampli dovrà fornire quindi una potenza media compresa fra circa 0,5+0,5 ed 1+1 Watt RMS. Per fissare le idee stabiliremo quindi che la potenza necessaria con normale segnale musicale per ascoltare quelle casse nel nostro ambiente ad un livello medio di 86 dB sia di circa 0,75+0,75 Watt RMS.

Ma... Per raggiungere i 106 dB dei picchi del segnale (86+20)... Di Watt RMS ne serviranno 75+75.

Infatti 20 dB in potenza equivalgono a 10^(20/10) = 10^2 =100 volte, e 0,75 x 100 = 75...

E allora, mentre io continuo ad ascoltare soddisfatto le mie NPS-1000 con il mio Behringer EP2500, “qualcuno” mi dovrebbe spiegare come sia possibile ascoltare, in un ambiente domestico e in condizioni di installazione normali, casse da 86 dB/1Watt/1m di sensibilità pilotate da ampli da meno di 75+75 Watt in condizioni sicuramente esenti da saturazione... Ovvero tali da non risultare sicuramente affette da evidenti alterazioni dinamiche, timbriche, prospettiche (e chi più ne ha più ne metta) per il solo e semplice motivo che l'ampli sta "clippando"...!

O, in alternativa, come mai si continui a parlare (e, quel che è peggio, scrivere) di “alta fedeltà” a proposito di un suono che evidentemente piace per altri motivi, ma che nella maggior parte dei casi tanto “fedele” certamente non può esserlo...

Ad ulteriore approfondimento, andiamo a vedere come funziona il mio programma PotenzaWin:

Se lo avvio ed inserisco per la sensibilità delle casse il valore che abbiamo usato fin'ora, pari ad 86 dB/2,83V/1m, lasciando tutti gli altri valori inalterati, ottengo il seguente risultato:

Come vedete, il programma assume che si voglia ascoltare in condizioni tali da raggiungere nei picchi del segnale musicale un livello di 113 dB SPL.

Impostando per il livello di picco totale, somma della emissione delle due casse, il valore di soli 106 dB ipotizzato in precedenza, il programma ci suggerisce di installare una potenza pari a 21,2 Watt RMS per canale su 8 ohm:

Nei nostri calcoli fatti a mano e considerazioni annesse e connesse esposte poco sopra, eravamo giunti a decidere che il valore della potenza necessaria statisticamente per poter ascoltare ad 86 dB SPL medi (e 106 di picco), con quelle casse da 86 dB di sensibilità 1/W/1m e con l'ampli al limite della saturazione, un segnale musicale di caratteristiche medie e dotato di un "effetto stereofonico medio", fosse di almeno 75+75 Watt RMS.

Fra i circa 21,1+21,2 Watt RMS suggeriti da PotenzaWin impostando per il livello di picco desiderato il valore di 106 dB SPL, ed i 75+75 calcolati in precedenza la differenza è di circa 5,5 dB. A questo punto è bene ricordare che quando io ho scritto il sorgente di PotenzaWin progettavo casse per la ESB dimensionandole in modo che usando un segnale dotato di un fattore di cresta di soli 10 dB (ovvero che la potenza media consegnata alle casse fosse solo 1/10, e non come sarebbe normale 1/100, di quella di picco) non si rompessero comunque. E invece di casse "bruciate" in assistenza ne tornavano, non moltissime, ma tornavano.

Questo mi dimostrava che alcuni "audiofili" dell'epoca ascoltavano spesso con i loro ampli in clipping di ben oltre 10 dB (ovvero tagliando via dai picchi oltre 10 dB) prima di accorgersi che qualcosa non andava...

Fatte alcune rapide valutazioni (basate anche sui dati relativi ad impianti di molti utenti a me noti) decisi quindi che la "quantità di clipping" che gli utenti di PotenzaWin avrebbero comunque tollerato avrebbe potuto raggiungere tranquillamente quei 5,5 dB senza dover comportare nessun problema.

Ciò detto, continuando personalmente a considerare più corretta una potenza superiore, ho deciso di "annullare" quel fattore di "tollerabilità" di 5,5 dB aumentando il dato di livello di picco suggerito. E' facile calcolare che aumentando il valore del livello di picco desiderato dai 106 ai 113 dB (ottenendo quindi per la potenza il valore di 106,27+106,27 Watt) non solo si recuperano i 5,5 dB di "tollerabilità" che avevo in precedenza implicitamente accettato, ma si guadagnano anche ulteriori 1,5 dB di margine, al di sopra del livello di clipping ottenibile con i 75+75 Watt calcolati in precedenza.

Le conclusioni potrebbero essere queste:

Con casse dotate di una sensibilità di 86 dB SPL/2,83V/1m, per ascoltare (al livello di 86 dB SPL) un normale segnale musicale stereofonico in un normale ambiente domestico di circa 18 mq, alla distanza di 2,5 metri da ciascuna delle due casse, servirebbe mediamente un amplificatore da 75+75 Watt RMS su 8 ohm.

Impiegando un amplificatore di potenza inferiore, per essere sicuri che l'amplificatore non lavori mai "in clipping" si dovrà attenuare il volume di tanti dB di quanti la potenza disponibile è inferiore ai 75+75 Watt. I dB possono essere facilmente calcolati con la seguente relazione: dB = 10 x LOG(75/Potenza-Ampli).

Utilizzando invece un amplificatore dotato della potenza calcolata da PotenzaWin (lasciando inalterato il valore di 113 dB di picco richiesti), con le stesse casse si potrà ascoltare ad 86 dB SPL medi usufruendo di un margine di circa 1,5 dB.

Appendice:

Usando PotenzaWin con i dati relativi alle mie casse (GR-NPS-1000) e al mio ambiente d'ascolto, si ottiene quanto segue:

Da cui si desume che se usassi un amplificatore da meno di circa 300 Watt su 8 ohm per canale non potrei mai essere sicuro di quello che sto ascoltando...

E invece il mio EP2500 questo rischio non me lo fa correre di certo. E visto che chiunque abbia ascoltato le mie 1000 a casa mia (e oramai sono molte decine di audiofili) ha poi espresso giudizi molto lusinghieri, devo desumere che la scelta non è stata affatto avventata.

Lunedì 30 giugno 2008

L'amico Leonardo Pisani mi ha mandato un contributo scherzoso, che sono stato molto indeciso se pubblicare o meno, temendo che qualcuno si potesse offendere.

Alla fine però, avendo già ben esplicitato in numerose occasioni come la pensa il nostro gruppo di lavoro (anche attraverso il Manifesto di Audiolpay il cui Link è questo: www.renatogiussani.it/Audioplay.htm#manifesto), ho pensato che non ci fosse nulla di male, almeno per una volta, a non prenderci troppo sul serio e non perdere l'occasione per fare qualche sana risata insieme...:

La pila dei fagioli (*)
di Leonardo Pisani

Prendete una pila in cui avete cucinato a dovere dei fagioli, ponetela in terra al centro della stanza, e, se è ancora calda ed avete un pavimento delicato, interponete tra questo ed il fondo della pila, un bel poggia pentola.
Le onde sonore provenienti dagli altoparlanti, sbatteranno contro la pentola causando delle variazioni nell'acustica dell'ambiente in cui ascoltate la musica. La variabili in campo sono molteplici: il materiale della pila (acciaio inox, coccio, ecc...), la forma di questa e la foggia dei manici, la presenza o meno del coperchio, la tecnologia impiegata (tradizionale o a pressione) e, "last but not least", il tipo di fagioli usati (cannellini, borlotti, ecc...).
Abbiamo effettuato lunghe sedute di ascolto ed i risultati sono stati decisamente interessanti.

1) i contenitori in coccio hanno sempre dato risultati discutibili, con grana grossa, medio bassi impastati ed acuti poco dettagliati. Peccato, perché i fagioli cotti in questo tipo di contenitore, risultavano particolarmente gustosi.
2) A questo punto ci siamo concentrati sulle pentole inox. La presenza o meno dei manici non si è mai rivelata importante, anche se alcuni dei presenti hanno avuto l'impressione di notare delle piccole differenze in favore di quelli realizzati in acciaio, senza l'inserimento di materiali isolanti.
3) Il coperchio, purché ben chiuso (in caso contrario si verificavano delle fastidiose risonanze), ha sempre contribuito a migliorare l'immagine sonora.
4) Tradizionale o a vapore? Qui i pareri dei presenti si sono divisi più o meno a metà. Io ritengo queste ultime nettamente superiori con i diffusori a sospensione pneumatica. I test, eseguiti con due modelli di Lagostina ed uno di Aeternum, sono stati molto accurati. In futuro, pubblicherò una tabella con le votazioni di tutti i presenti con tutte le combinazioni (pile, fagioli e diffusori).
5) Per finire: i fagioli. Anche se non abbiamo trovato ancora una spiegazione scientifica del fenomeno, vi posso assicurare che le differenze ascoltate, passando dai cannellini ai borlotti, per non parlare dei bianchi di Spagna, sono sempre state di grande entità, paragonabili a quelle che si riscontrano cambiando i cavi. Anche se non tutti gli ascoltatori sono stati d'accordo, i cannellini, per la precisione dei dettagli e la grana, sono stati preferiti per la classica; i borlotti sono risultati ottimi per il jazz ed il rock, evidenziando un notevole impatto ed una impronta live assai piacevole per questi generi; infine, i bianchi di Spagna, varietà dal sapore particolarmente delicato, sono risultati i migliori nella riproduzione delle voci femminili e nella musica da camera.

La serata, proseguita, dopo la seduta di ascolto, con una bella "fagiolata", necessaria a spazzare via i venticinque chili di fagioli utilizzati per il test, è terminata poi a notte fonda, in un grande parco poco frequentato, per ovvi motivi. Unico spettatore di questo finale, uno scoiattolo, che ho l'impressione di aver già visto da qualche parte (chissà, forse in televisione).

(*) Precisazione per chi non è romano. Non stiamo parlando di un nuovo tipo di accumulatore pieno di legumi, ma di una pentola in cui sono stati cucinati dei fagioli.   

Mercole 26 marzo 2008

Sentendo le notizie odierne riguardanti Alitalia e la Borsa... Mi è tornato in mente questo mio editoriale (Tiriamo le somme... de l'Orologio n.126 - aprile 2004 - http://www.argoeditore.net/orologio/Archivio/oro126/sommario.htm)

EDITORIALE

Tiriamo le somme...

Non mi vergogno a dire che, dopo avere ascoltato con molta attenzione molti giornali radio, avere guardato i telegiornali, avere ascoltato tutte le sere “Zapping” di Aldo Forbice su RAI 1, ed avere “perfino” letto qualcosa… Al di là delle interessanti notizie che giungono da Marte (dove peraltro Opportunity sembra aver “toccato con mano” qualcosa che si sapeva già…), non ho trovato praticamente nulla di interessante che non meritasse però anche alte grida di disapprovazione per come veniva presentata dai nostri ineffabili “intellettuali/politici”, di destra o di sinistra che fossero (dal mio personalissimo punto di vista, ovviamente…). Non volendo regalare la benché minima visibilità in più a personaggi che non la meritano, è maturata allora in me l’idea di offrire, in alternativa, un piccolo servigio a quei lettori, e sono tanti, che si sono avvicinati a l’Orologio negli ultimi due o tre mesi, ripresentando alcune frasi estratte da miei editoriali risalenti financo al “vecchissimo” n.112, del novembre 2002!

  Inflazione al 100%? l’Orologio N.123 - Dicembre 2003/Gennaio 2004  “…Ma perché allora ci appaiono così tanti i beni che “prima” costavano Tot. 1.000 Lire ed ora costano esattamente (o quasi) Tot. 1 Euro, ovvero il doppio ? Possibile che a noi sembrino così tanti e nel “paniere” dell’ISTAT non ce ne sia nemmeno uno (io ho letto quasi sempre di rincari “massimi” rilevati del 20/30%)? Quanto poi al fatto che non si possa considerare l’introduzione dell’Euro responsabile di tale incredibile aumento dell’“inflazione percepita”, perché in tutti gli altri Stati europei ciò non sarebbe avvenuto, io avrei non poco da obiettare. Anzitutto, come forse saprete, la Argò ha esteso la sua attività anche in Spagna e in Germania e vi posso assicurare che, a fronte di una “inflazione ufficiale” molto ridotta, anche lì la gente non ride! In recenti viaggi in Spagna (ma anche in Grecia, ad esempio…) abbiamo rilevato direttamente, sul fronte dei prezzi pre/post Euro, anche situazioni molto simili alle nostrane. D’altronde, anche gli altri governi europei, quando esaminano la situazione “come appare dalle carte”, in relazione all’Italia sono costretti a parlare di un’inflazione ad una sola cifra, più decimali… Dunque?…”

Specializzati l’Orologio N.121 - Ottobre 2003 “…noi della Argò non riteniamo giusto proporvi una rivista semplicemente "specializzata" nel senso di essere sì autorizzata a presentare (sia pure il meglio possibile...) gli argomenti, le notizie e gli approfondimenti dell'orologeria, ma senza poter cercare di circondarli con un adeguato contesto culturale. Insomma, non crediamo che chi compera l'Orologio per "leggere di orologi" non possa desiderare di vederli inseriti in un ambito che preveda anche altri argomenti culturalmente pregnanti e situazioni delle quali, in ogni caso, gli orologi si troveranno in definitiva a condividere molti aspetti quando saranno allacciati al nostro polso….”

Ripresa? l’Orologio N.120 - Agosto/Settembre 2003 “…Questo numero de l'Orologio, che noi stiamo finendo di scrivere a luglio, è contrassegnato dalla scritta in copertina "agosto/settembre" e accompagna tradizionalmente il passaggio dalla fase di ristagno del mercato che precede il periodo delle ferie estive a quella di ripresa autunnale che caratterizza da sempre l'andamento stagionale dell'economia italiana. Quest'anno, ancor più che negli anni passati, tutti noi stiamo sperando che questa ripresa stagionale possa costituire l'annuncio di quella ben più importante che il mondo intero attende da tempo …”.

Investire l’Orologio N.116 – Aprile 2003   “…D'altro canto, ma guarda un po', sembra che sia ormai chiaro anche a molti "esperti" che se un imprenditore si trasforma in finanziere la sua azienda non può che risentirne (non dico che gli azionisti a breve non possano anche guadagnare di più, ma i prodotti e chi materialmente li costruisce dovranno prima o poi subire le nefaste conseguenze di una trasformazione dell'attività da industriale a finanziaria)….”  

Nuovo Mercato l’Orologio N.112 - Novembre 2002 “…Finita l'era dei BOT, i risparmiatori italiani hanno dovuto imparare, loro malgrado, le complesse "regole" delle operazioni di borsa, intesa come luogo dove si comprano e si vendono le azioni delle società quotate. La maggior parte di loro, ovviamente, non sono affatto "esperti" del campo, né dispongono singolarmente dei capitali necessari a consentire quelle operazioni che, adottate con una certa continuità ed una notevole furbizia, sono tali da generare utili con un margine di rischio minimo. Molti addetti ai lavori, spesso gli stessi che, con le loro scelte spregiudicate, sono la causa prima della rovina dei piccoli risparmiatori, si affannano con molto altruismo a consigliare alle loro vittime preferite atteggiamenti cauti e mirati al lungo termine, ma i gestori dei risparmi dei piccoli, quelli in buona fede, non possono comunque fare miracoli. In borsa guadagna chi le regole, più che conoscerle, le fa… E poi le impone, e alla fine guadagna perché qualcun altro, nello stesso preciso istante, si sta rovinando. D'altronde, non si dice "giocare" in borsa, esattamente come ai tavoli di un casinò o al calcio dei recenti mondiali di Corea?…”

C.v.d. (Alla maniera delle mie sudate carte: “come volevasi dimostrare”).

Renato Giussani

Dal quale mi piace estrarre:

"...Molti addetti ai lavori, spesso gli stessi che, con le loro scelte spregiudicate, sono la causa prima della rovina dei piccoli risparmiatori, si affannano con molto altruismo a consigliare alle loro vittime preferite atteggiamenti cauti e mirati al lungo termine, ma i gestori dei risparmi dei piccoli, quelli in buona fede, non possono comunque fare miracoli. In borsa guadagna chi le regole, più che conoscerle, le fa… E poi le impone, e alla fine guadagna perché qualcun altro, nello stesso preciso istante, si sta rovinando..."

Vener 21 marzo 2008

 

(Dal Forum di VideoHiFi, a firma Renato Giussani)

"...Da notare, che quando una cassa tende a funzionare come le NPS-1000, mentre diventa in grado di rappresentare al meglio i grandi ambienti e le registrazioni che contengono informazioni corrette su un notevole numero di piani sonori (cercando di fatto di "trasportare l'ascoltatore" nell'ambiente nel quale gli esecutori suonavano), vede naturalmente diminuire la sua capacità di "sostituirsi agli strumenti" quando questi sono registrati in campo vicino. Caratteristica questa tipica dei sistemi "monitor", che per così dire "trasportano l'esecutore che sta suonando" nel nostro ambiente d'ascolto.

Una prestazione tipica di questo gruppo di casse è quella del mio TFS, che quando riproduce una cantante registrata con il microfono vicino alla bocca offre la possibilità di sentire la presenza fisica della cantante nella propria stanza. Una cosa che fanno spesso i possessori di questa cassa, come delle Delta 4 R3 o R5, è quella di girare intorno alla cassa per provare la sensazione di stare girando intorno alla persona che canta!

Ecco, questa "performance" con le NPS-1000 è letteralmente impossibile (e da ciò può discendere anche quella sensazione di minore "presenza" e "definizione" del messaggio sonoro di cui si parlava all'inizio di questo thread), ma se consegnate alle NPS-1000 una buona registrazione di una grande orchestra o di Vasco Rossi dal vivo... Allora non ci sono Delta o monitor di qualunque tipo che tengano...

Ed ecco perché:

http://www.youtube.com/watch?v=htVca6iPhH8..."

Vener 21 marzo 2008

 

(Dal Blog di Audioplay, a firma Giampiero Spezzano)

 

"...Le TFS hanno una impostazione "piacevolmente monitor" e quindi gli risulta naturale "portare in avanti" gli esecutori. Come se ti trovassi nella prima fila di tavolini del Jazz Club.
E' una caratteristica (non un difetto, bada bene) in comune un po' con tutta la serie Delta 4.X, ma nel caso delle TFS, volutamente un pochino più accentuata.
Al contrario delle NPS-1000 che invece ti consentono un ascolto rilassato dalle ultime file dello stesso caffè.

Come tutte le caratteristiche o, se preferisci, personalità, per quanto buone e non aggressive, può risultare gradita o invisa, ma ciò può anche non avere molto a che vedere con le qualità "tecniche" (eccezzion fatta per la risposta media in ambiente, ovviamente). Stiamo parlando di sistemi di qualità, ovviamente...

Il perché di questa scelta si deve a considerazioni un po' "artistiche", se vuoi, circa la personalità che emerge da un progetto durante la messa a punto e che non può essere completamente stravolta da interventi tecnici pesanti, pena il conseguimento di un risultato, magari tecnicamente corretto, ma "innaturale".
Non saprei spiegarlo meglio, ma è una cosa che constati se segui gli ascolti e lo sviluppo, quando fatto da chi la sa lunga..."

Martedì 11 marzo 2008

La magia delle Delta 4 et similia, come ad esempio il TFS, che è spiegata il meglio possibile qui: MAGIA, E' ottenuta adottando un po' di DSR verticale "ante litteram" ed implementando meglio alcuni dei concetti già introdotti in parte sulle sue DQ-10 da Dahlquist, il quale non per niente aveva dato alle sue casse  (magnetodinamiche, come le Delta 4) la stessa forma del Quad Electrostatic Loudspeaker ESL 57... 

Lunedì 22 ottobre 2007

Durante i cinque anni nei quali ho diretto l'ufficio ricerca ESB ed ho progettato decine e decine di diffusori sia chiusi che reflex ho potuto verificare che, la media delle casse coibentate leggermente solo sulle pareti interne, finivano per avere un QB (in questi casi praticamente quasi coincidente con il QL) sempre attorno al valore 5... Ecco perché ho poi impostato questo numero come valore di default nel Bass-PC (valore che peraltro, dopo avere effettuato la prima fase di un progetto reflex, può essere cambiato a piacere dal menù Reflex -> Varianti Reflex). Alla ricerca di valori superiori durante il progetto delle casse professionali Serie FX mi è risultato difficile superare 10... Ed erano casse estremamente robuste e pesanti, senza trafilaggi se non attraverso le porosità dei coni dei woofer (peraltro in cartone molto rigido) e con poca lana di vetro sulle pareti interne. Per raggiungere valori superiori (utili solo in casi molto particolari e comunque normalmente invisi agli audiofili) dovevo fare uso di coni "ermetici" (plastica, metallo, o similari), mobili estremamente rigidi e non usare minimamente assorbente. La misura del QB su casse chiuse completamente riempite di lana di vetro mi ha invece spesso fornito valori attorno a 2, non 0... Come si vede, scegliendo 5 i risultati della simulazione rimangono comunque abbastanza attendibili in quasi tutti i casi "normali". Da tener conto anche che il mio programma (specie per la parte casse chiuse) non è basato esclusivamente su relazioni teoriche, ma è stato verificato e sono stati introdotti coefficienti correttivi con un estesissimo confronto con casse realmente costruite e misurate bene...

Domenica 23 settembre 2007

Dal Blog di Audioplay:

"...Io in ESB usavo un Pioneer a quattro vie sul quale potevo scegliere la pendenza di intervento fra 6, 12 e 18 dB/Ott, nonché il livello di ciascuna via, naturalmente.

D-23 Active Crossover — The crossover frequencies were divided into low, mid-low, mid-high and high. The range of the crossover frequencies could be varied within these four groups with the upper row of control knobs.  The four larger knobs in the center were the level controls.  The six smaller knobs at the bottom of the panel were to adjust the slope.

The D-23 had impressive specifications, like all the Series 20 components.  Its total harmonic distortion was a mere 0.005% between 20 Hz and 20 kHz.  The signal to noise ratio was 100 dB IHF, A-rated.

The D-23 measured 16.56 inches wide, 5.90 inches high and 14.56 inches deep.  It weighed 19 pounds, 3 ounces.  The M.S.R. P. was $600.00.

Il vantaggio della multiamplificazione consiste nel fatto che ciascuno dei finali deve gestire una potenza continua ed un fattore di cresta inferiori rispetto a quelli che deve gestire un unico finale cui venga consegnato tutto lo spettro. Un'idea di come si spartisce la potenza RMS (e non quella di picco) al cambiare delle frequenze d'incrocio la si può trarre da qui:

Distribuzione potenza musicale

Grafico della distribuzione spettrale della potenza in un segnale musicale. Utile per verificare la potenza nominale applicata ai componenti di un sistema multivia, al variare della banda ad essi affidata (ovvero, delle frequenze di taglio).

   

Clicca sul disegno per ingrandirlo o qui sotto per scaricarlo

 Distribuzione Spettrale Potenza Musicale (105.113 Bytes)

Il grafico ha già dimensioni ed orientamento appropriati per la stampa su un foglio A4.

Mentre per quanto riguarda il fattore di cresta (rapporto Peak/RMS) e la sua riduzione, partendo dal valore che normalmente viaggia attorno ai 16 dB con punte ad oltre 20 dB (fino a raggiungere teoricamente i 3 dB se ad un altoparlante venisse fornita ua sola frequenza continua), i discorsi si fanno estremamente complicati e non posso comunque affrontarli qui.

Però ci si deve ricordare che ogni altoparlante ha la sua curva di risposta, che comporta anche rotazioni di fase, ed è montato con un certo offset rispetto agli altri. Non dimenticando anche le rotazioni dipendenti dalle diverse distanze di ascolto dai vari componenti se questi non sono coincidenti (da cui dipendono anche le varie "finestre di ascolto" agli incroci. Vedi anche qui: Filtri di crossover e dispersione)

Con i filtri passivi la funzione di filtraggio, quella di equalizzazione e quella di rifasamento vengono normalmente attuate da una unica rete, che deve essere ottimizzata per tutti e tre i target contemporaneamente.

Nel caso del Pioneer, oltre a scegliere la pendenza dei tagli in maniera indipendente per le tre vie, nonché regolare opportunamente i livelli e le fasi dei vari trasduttori, io gli associavo anche un equalizzatore a terzi ed un parametrico e controllavo il risultato con il Real-Time B&K..."

"...Sto rispondendo ad un mio messaggio nel quale dicevo che far funzionare un sistema di altoparlanti con un crossover attivo ed un finale per ciascuna via non è più semplice rispetto all'uso di un crossover passivo.

Mi rendo conto che tale risposta, nonostante sia stata preceduta da un messaggio che considero abbastanza esplicativo della situazione, può essere facilmente fraintesa da chi legga in modo frettoloso, come è ormai d'abitudine sulla Rete delle Reti.

Nel senso che, come tutti sanno, per fare suonare un altoparlante basta collegarlo ad un amplificatore, di qualsiasi tipo e potenza.

Alcuni riescono a considerare "suono hi-end" perfino quello di un "gamma estesa" alimentato da un amplificatore costituito da una unica valvola triodo... Per cui, credo proprio che molte persone che collegassero un crossover elettronico a tre amplificatori di adeguata qualità e potenza per alimentare un sistema a tre vie facente uso di un woofer, un midrange ed un tweeter di buone caratteristiche, magari anche montati decentemente su un mobile, sentirebbero la Madonna sempre e comunque.

Anche se le frequenze scelte non fossero le più appropriate, le pendenze pure, le fasi di collegamento anche, i ritardi di emissione non compensati così come gli andamenti delle risposte dei vari componenti... E magari il risultato somigliasse alla lontana alla curva di Moller (o a quella di Bose) solo se misurato ad ottave e soprassedendo su buchi e picchi agli incroci o altrove: dato che ogni scarrafone è bello a mamma soia, la Madonna la sentirebbero comunque.

D'altronde, se c'è chi "progetta" i filtri passivi usando la sezione di "Progetto" del Cross-PC, o altre equivalenti formule di calcolo pubblicate qua e là  (ottenendo filtri perfetti per alimentare resistenze)... E poi non va a verificare nemmeno con la simulazione offerta dallo stesso programma nella sezione Verifica cosa succede (cioé un bel casino) quando quel filtro alimenta gli altoparlanti montati sulla cassa, per procedere quindi a tutti gli interventi di modifica e ottimizzazione del caso... E poi non misura nulla, ma monta tutto impiegando componenti ipercostosi e ascolta il risultato cambiando diversi tipi di cavo e appoggiando la cassa su blocchetti di grafite... E poi sente di nuovo la Madonna...

Perché usare un crossover attivo dovrebbe essere considerato difficile...?

A queste condizioni è facile... Facilissimo... Molto, ma molto più facile dell'uso di un filtro passivo, anche se progettato e costruito con un po' di approssimazione...!..."

Mercoledì 12 settembre 2007

Dal Blog di Audioplay:

"...Quanto al "riempimento critico", devi sapere che prendendo un woofer e montandolo con un volume di carico vuoto, si ottiene una FC più alta della FS dello stesso altoparlante montato in aria ed un QTC più alto esattamente nel rapporto QTC = QTS * FC/FS.

Se ora cominciamo a mettere dell'assorbente acustico dentro al volume, otteniamo che le variazioni di pressione connesse alla propagazione delle onde acustiche al suo interno cominciano a diventare sempre più quelle relative ad una trasformazione isoterma anziché adiabatica (il calore sviluppato nel gas dalla compressione viene trasferito alle fibre). Il che significa che la FC diminuisce via via sempre più e con essa il QTC. La FC diminuisce poi anche a causa dell'effetto del Mass-Loading, mentre il Qtc diminuisce in proporzione ancora di più, a causa di altri effetti dissipativi connessi all'assorbente.

Nel Bass-PC sono tenuti in conto gli effetti di tutti questi fenomeni noti ed eventualmente anche di altri  non noti, tramite un opportuno coefficiente determinato sperimentalmente durante i 5 anni di lavoro in ESB.

Continuando a immettere assorbente nella cassa FC e QTC continuano comunque a diminuire sempre di più, fino ad un punto quando invece cominciano a risalire. E questo perché il volume occupato dalle fibre dell'assorbente ha portato via spazio all'aria che funge da molla, che diventa sempre di meno. La conseguenza è che c'è un "valore della quantità dell'assorbente che "massimizza" la diminuzione di FC e QTC. Naturalmente questa quantità è sempre rilevante e tale da riempire completamente il volume a disposizione, ma con quale e quanta compressione non è dato sapere se non provando.

Con gli anni io ho sviluppato una certa sensibilità e riesco ad "azzeccare" abbastanza bene tale "riempimento critico" anche "ad occhio". Diciamo che mi sono convinto che, se come assorbente si usa lana di vetro da 20 Kg/m3, tale riempimento corrisponda quasi sempre al "riempimento geometrico del 100%", con un lievissimo schiacciamento.

Se invece si usa leggero acrilico in fiocco se ne deve mettere parecchio di più, ottenendo comunque un effetto inferiore..."

Quando si chiede al Bass-PC  di calcolare e i parametri e tracciare le curve con cassa "filled" ovvero con l'assorbente acustico, questo lo fa sempre per la condizione di riempimento critico.

Questo vuol dire che, nella realtà, sarà possibile tarare il nostro riempimento in modo di poter ottenere uno qualsiasi dei possibili allineamenti (e annesse curve) compresi fra la condizione senza assorbente e quella con assorbente calcolate.

Nel caso delle Delta 4 R5 ad esempio, con il woofer NHT  io avevo scelto un riempimento al 50%, mentre con il MAD ho optato per il 100%.

Martedì 11 settembre 2007

Dal Blog di Audioplay:

"...Quello che ricordo bene è che quando avevo già deciso il filtro delle ESB 7/06 provandolo su due prototipi è successa una cosa molto esemplificativa dei rischi che certe volte gli appassionati corrono credendo di far meglio.

Lo stesso filtro, usato con le due prime casse di produzione (costruite mooolto meglio dei due muletti sui quali avevo lavorato io; molto più rigidi e ben smorzati) le faceva suonare uno schifo. Il suono mancava di corpo ed era incredibilmente diviso in due sorgenti distinte (nel senso dell'altezza) . Per ottenere lo stesso risultato dei due prototipi anche con le casse di produzione dovetti modificare un poco il filtro del woofer..."

Lunedì 10 settembre 2007

A proposito dei componenti da usare nei filtri di crossover... Tratto da qui:

http://www.network54.com/Forum/582075/message/1188668830/Re-+Peli+nell%27uovo

"...E, quanto al tipo di condensatori, possono essere tranquillamente elettrolitici per usi audio fino al valore minimo (compreso) di 6,8 uF (le tolleranze offerte dai prodotti commerciali di buona qualità sono normalmente sufficienti), mentre al di sotto io preferisco sicuramente il polipropilene (normal).

I valori resistivi degli induttori è bene che rispettino molto da vicino i dati di progetto, ma solo nei casi in cui siano impiegati senza resistori in serie nei loro stessi rami.

Le resistenze, poi, possono essere di qualsiasi tipo (le antinduttive lasciamole all'alta frequenza...), purché di potenza sufficiente.

E' sempre bene ricordare che è verissimo, che in un confronto diretto fra due oggetti identici sono perfettamente udibili anche differenze fra due risposte in frequenza di poche frazioni di dB (io dico sempre 0,1 dB per far capire bene cosa intendo...) ma, quando tale tipo di confronto non è previsto, le tolleranze accettabili diventano ben altre, per fortuna... "

Mercoledì 29 agosto 2007

Grandi novità anche qui...:

  Pagine scelte da Loudspeakers Vol.1 (Journal AES)        

Sabato 25 agosto 2007

Novità in home page sul Sito...:

 Intervista a Roy Allison

Incontro con Amar Bose

Incontro con Tim Holl

Giovedì 2 agosto 2007

Esempi d'uso di Cross 4.2 F

Ho lanciato il nuovo Cross e, con l'apposita sezione di Progetto, ho progettato un filtro ideale a due vie del quart'ordine (24 dB/Ott) APC, con incrocio ad 1 kHz e terminato su resistenze di 6 ohm.
Poi, nella maschera di Sistema, ho posto uguali a zero tutte le distanze fra gli altoparlanti ed i vari offset.

Quindi nella maschera relativa all'ambiente (B) ho escluso la presenza del pavimento (N).

A questo punto ho potuto tracciare la Risposta Complessiva (ad 1 metro, con angoli Orizz e Vert. =0 e rispondendo N sia a Risposta Altoparlanti che a Impedenza Altoparlanti) come se questa rappresentasse la risposta elettrica del filtro.

Andando quindi ad aggiungere, rispettivamente, sia alla cella dei bassi che a quella degli alti una resistenza da 0,5 ohm (simulante il collegamento fra l'ampli ideale e il filtro anch'esso ideale) ho ottenuto quanto segue:


Nel grafico qui sopra, la linea orizzontale verde rappresenta la somma elettrica complessiva del filtro che ho simulato, in assenza delle resistenze. La curva rossa rappresenta invece la risposta elettrica complessiva in presenza di un cavo da 0,5 ohm totali fra l'ampli e il filtro...

Quello che si rileva è una esaltazione localizzata sicuramente più larga di un'ottava, che nel suo punto di massimo raggiunge il mezzo dB.

In base alle risultanze delle prove d'ascolto che vi ho raccontato più volte, una simile alterazione, ove fosse introdotta su una cassa a due vie reale, risulterebbe sicuramente udibile...

 

Nell'esempio che segue ho agito invece sulla simulazione del TAS-13.

 

Anzitutto ho caricato il file TAS-13.XVR Quindi, visto che la risposta del TAS, nelle condizioni previste dalla sua simulazione, si sviluppava quasi esattamente sul livello degli 80 dB, come si vede dal grafico seguente:

   

ho provveduto ad aumentare di 10 dB esatti le sensibilità di tutti e tre gli altoparlanti, in modo da portare il grafico tracciato sulla linea dei 90 dB (cosa necessaria per visualizzare qulcosa con la scelta della scala da 5 dB che mi apprestavo a fare successivamente).

Poi sono andato a vedere quali erano i valori immessi per il QT e il QM del tweeter:

QT=0,45

QM=0,65

Quindi ho ricalcolato il valore del QE, risultato essere:

QE=1,46

A questo punto ho immaginato di togliere il ferrofluido dal tweeter, supponendo di ottenere un QM pari a 2, valore possibile appunto in assenza di ferrofluido, ottenendo per il QT il nuovo valore di 0,84.

Sovrapponendo le curve complessive del TAS 1.3 con il tweeter originale e con il tweeter senza ferrofluido appena ipotizzato, il grafico che ho ottenuto, con scala 5 dB, è il seguente:

Nel quale la curva ciano è quella originale e quella arancio è senza ferrofluido.

Chi potrebbe ancora credere, dopo tutto ciò che è stato scritto sull'argomento (e non solo da me) che le variazioni superiori agli 0,1 dB rilevate in questo esempio ed estese a più di due ottave non siano udibili? O, in alternativa, che l'udibilità di un sottile cambiamento nella qualità dell'ascolto sia attribuibile a chissà quali nefande proprietà del ferrofluido?

Faccio notare che l'effetto ottenuto è una riduzione del livello attorno ai 2 kHz ed un aumento di quello fra i 4 kHz ed i 10 kHz, alterazioni che, come ho scritto in tempi non sospetti, secondo consolidate esperienze causano all'ascolto i seguenti effetti che copio da qui:

http://www.renatogiussani.it/messaggi.htm#venticinque

   "... E: 2000, F: 3150, G: 5000, H: 10000 Hz...

E: Se è poco diminuisce "effetto presenza" se è troppo interviene il "pungente/fastidio".

F: Caratterizzazione ed "articolazione" degli strumenti solisti e delle voci, specie femminili.

G: Apertura della timbrica degli strumenti aventi spettri "bassi ma non bassissimi". Se è troppo "archi alla corda".

H: Apertura/spaziosità del 99% degli strumenti e dei "rumori", applausi compresi. Se è eccedente comporta il famoso effetto durezza, freddezza, fastidio, "effetto cupole rigide" e/o "meno setosità" della gamma alta...".

Che io traduco in: "L'ascolto del TAS 1.3 dotato di un tweeter senza ferrofluido (a confronto con lo stesso sistema equipaggiato con un tweeter identico tranne che per la presenza di ferrofluido nel traferro) rischia di apparire caratterizzato da un minore "fastidio", una maggiore "apertura", una maggiore sensazione di "spaziosità" e "setosità" delle frequenze più alte...

Quello che mi chiedo ora è: "Non potrei ottenere la stessa identica variazione semplicemente intervenendo con minime variazioni sui componenti del filtro del tweeter? Anziché prendermela con un elemento (il ferrofluido) che mi aiuta invece a ridurre le code sonore del tweeter alla sua risonanza fondamentale, aumentandone al contempo in modo consistente la potenza sopportabile?"

Sabato 21 luglio 2007

01 dB

Nei giorni scorsi ho vissuto sulla mia pelle una ulteriore personale dimostrazione della validità della mia "Legge degli 0,1 dB"...


Avevo inserito il mio Behringer UltraCurve Pro (un processore di segnale che uso ogni tanto come "equalizzatore" per prove varie) fra l'uscita del mio Mc Intosh e l'ingresso del finale EP-2500. Durante le prove mi sono trovato a voler escludere qualsiasi intervento da parte del processore ed ho scelto alternativamente due diverse opzioni offerte dall'apparecchio.


Una, che chiamerò "A", prevede di effettuare un Bypass All che in pratica collega "quasi" direttamente i connettori d'ingresso e quelli d'uscita, dopo avere spento i vari blocchi intermedi.


L'altra, che chiamerò "B", prevede invece di escludere uno ad uno i vari blocchi, fino ad escluderli "tutti", ma lasciando operativo lo stadio di controllo di guadagno ingresso-uscita (in pratica il "volume" dell'apparecchio).


Dopo avere effettuato varie prove di equalizzazione mi sono messo ad ascoltare il TG-1 con le 1000 e l'UltraCurve Pro settato nella condizione B.
Ascoltavo con interesse, ma la intelleggibilità delle voci non era esattamente quella che ricordavo come propria delle 1000. Naturalmente ho dato la colpa alla RAI...
Poi mi sono messo a guardare/ascoltare il mio solito DVD di David Gilmour... E l'ho trovato bello come sempre, ma un po' meno "vivo" del solito, come se un leggerissimo velo si fosse frapposto fra me e la scena...


A questo punto mi è sorto un atroce dubbio ed ho escluso l'Ultracurve Pro dalla catena, ricollegando direttamente il Mc Intosh al finale... Ed ecco che tutto è tornato ad essere come lo ricordavo!


Questo l'antefatto, già di per sé abbastanza incredibile, visti gli apparecchi coinvolti. Ma il seguito lo è ancora di più...


Ieri con Giampiero abbiamo fatto molte verifiche di risposta in frequenza per controllare che i 10 metri di cavo di segnale (sia pure a bassa capacità) che ho prima degli ingressi del finale non fossero responsabili di qualche filtraggio della risposta. Magari a causa di una impedenza d'uscita dell'UltraCurve più alta del dichiarato (100 ohm) e/o una capacità del cavo anch'essa superiore a quanto doveva essere (circa 1000 pF).


Nulla di tutto ciò!


Intanto, con i cavi lunghi o con i cavi corti che fossero l'insieme Mc Intosh + Behringer EP-2500 ha esibito una risposta in frequenza che, vista con la normale scala di 50 dB usata dalle riviste, appare estremamente buona:

Stringendo la scala a 5 dB totali si vede quello che segue:

Che naturalmente è da considerarsi ancora una risposta molto buona, visto che esibisce una attenuazione di soli 0,1 dB a 10 kHz e a 25 Hz (circa).



Inserito fra i due l'UltraCurve Pro settato nella condizione A (ByPass All), le curve che abbiamo rilevato sono risultate praticamente identiche a quella appena mostrata, sia con i cavi corti che con i cavi lunghi 10 metri. Naturalmente questo risultato è garantito dalla bassa impedenza d'uscita dell'UltraCurve Pro (100 ohm), come la precedente da quella del McIntosh, dalla contemporanea alta impedenza d'uscita dell'EP-2500 (10 kOhm) e dalla bassa capacità dei cavi utilizzati (1000 pF).
A questo punto abbiamo commutato l'UltraCurve Pro alla situazione B (quella che non mi era affatto piaciuta già all'ascolto del TG-1...).


Ecco cosa abbiamo misurato (mostrato con scala 50 dB):


I questo grafico ci sarebbero in realtà tre curve, con le prime due in alto sovrapposte che corrispondono all'uso dell'Ultracurve Pro, fra il Mc Intosh e il finale, nel settaggio A con cavi corti o lunghi, mentre quella verde più bassa è quella con il settaggio B.
Quale rivista farebbe notare che c'è qualcosa che non va?

Ed ora proviamo a guardare lo stesso grafico con scala 5 dB:

La curva superiore è quella nel settaggio A e quella inferiore si riferisce al settaggio B.

Quello che possiamo rilevare è che con il settaggio B si ha una attenuazione di circa mezzo dB a 10 kHz, che si riduce a 0,2 dB a 6 kHz.
La cosa importante, per me, di tutto ciò non è il fatto che io abbia sentito bene una simile differenza. Che era udibile lo sapevo già!


Il fatto importante è che "prima" me ne sia accorto (e nemmeno in commutazione istantanea diretta), nonostante nulla mi facesse supporre che potesse essere intervenuta una variazione simile... E solo successivamente, le misure abbiano confermato quello che avevo sentito durante un ascolto rilassato di un TG RAI...

Ci volete credere, ora, che le differenze che sentite fra i vari ampli, pre, CD Player, e quant'altro possono essere generate da semplici variazioni di questo tipo o anche inferiori nella risposta in frequenza?

E, notate, che (come si può calcolare facilmente anche con il Cross), variazioni di mezzo dB possono essere facilmente causate anche da impedenze di uscita un po' alte (leggi pre valvolari) abbinate a cavi non troppo corti e finali con impedenze d'ingresso non altissime...


Chi ha orecchie per intendere intenda!


Altro che blocchi di grafite...

 

Sabato 21 luglio 2007

L'Ingegnere

Da leggere anche qui:

http://www.spacedaily.com/news/oped-03zzu.html

Stamane ho sentito Buzz Aldrin (chi non sa chi è...?) intervistato alla radio dire questa verità:

"... Vede questo bicchiere d'acqua qui davanti... Per un per un pessimista è mezzo vuoto... Per un ottimista è mezzo pieno... Per un ingegnere è semplicemente troppo grande..."

Io, che ingegnere (meccanico) lo sono ed ho avuto la ventura di lavorare al fianco di molti ingegneri (di cui molti "anche nell'animo"...) di varia specializzazione ed estrazione, sento di potere in gran parte concordare con il detto riportato da Buzz.
Per quanto riguarda me e molti miei amici, però, una piccola distinzione la farei. E consiste nel chiedersi cosa direbbe, posto di fronte allo stesso bicchiere, un ingegnere pessimista.
O magari un ingegnere ottimista.
O, tanto per complicarci ulteriormente la vita... Un ingegnere scettico-relativista...
Magari della strana specie di quelli che non sono "solo" meccanici, elettrotecnici, elettronici, edili, ma che magari abbiano saputo imparare qualcosa anche dai giornalisti e dagli architetti, o anche dai fotografi, o perché no dai registi cinematografici...

Io credo di potermi tranquillamente considerare membro di questo ultimo gruppo. E come tale direi che quel bicchiere è sicuramente pieno a metà, ma aggiungerei che magari così (rispetto alla situazione in cui fosse pieno fino all'orlo) è più comodo accostarlo alle labbra per bere senza versare nemmeno una goccia del suo prezioso contenuto...
Mentre, per quanto riguarda la sola informazione soggettiva che provo guardandolo, potrei aggiungere che:

- Se la mia prospettiva è laterale, potrò senza dubbio trarre dalla mia sensazione visiva una informazione abbastanza corretta da qualsiasi distanza, ma se lo guardassi dall'alto (in verticale perfetta e non troppo da vicino) e il bicchiere fosse perfettamente cilindrico, il solo guardarlo non sarebbe affatto sufficiente a farmi capire se è pieno o no e quanto.

- Mentre, se il bicchiere fosse troncoconico (più largo in alto e più piccolo alla base) anche guardandolo in verticale, sia da vicino che da lontano qualcosa potrei capirla lo stesso. E una sensazione immediata di "mezzo pieno" o "mezzo vuoto" potrei trarla comunque anche usando solo i miei occhi, e non, con metodo "ingegneristico" usando anche un un calibro e una bilancia.

Nel caso in cui volessimo trasporre questi ragionamenti alla scena acustica offerta da un sistema stereofonico, potremmo ad esempio parlare della sensazione di coerenza, ampiezza e profondità offerta da un sistema convenzionale ascoltato da posizione centrale e quella offerta invece da un sistema NPS ad un ascoltatore che si trovi in posizione decentrata.
Ecco allora che in questo caso, all'ingegnere, non basterebbe più dire che quella posizione non è quella prevista come ottimale da chi ha registrato il disco che stiamo ascoltando, dato che con l'NPS (un po' come con il bicchiere) è proprio la posizione decentrata a consentirci di ricostruire un buon numero di informazioni spaziali in più...

   

   

Venerdì 22 giugno 2007

"...Quello di cui è importante prendere atto, io credo, è che il buon ascolto della musica riprodotta (tutta) non può e non deve essere basato né su convinzioni religiose, magiche, o prive di un riscontro teorico razionale, né su convincimenti tecnici assoluti non verificati sperimentalmente. Ricordiamoci che quasi tutte le teorie considerate tecnicamente sostenibili fanno in realtà riferimento a modelli molto semplificati.

Quanto all'accusa che ho letto a volte che le mie "teorie" (NPS; 0.1 dB; equalizzazione "ambientale"...) sarebbero prive di un riscontro sperimentale (sic!) vorrei far sommessamente osservare che "tutto" ciò che io "spiego" nelle mie "teorie" non è altro che una giustificazione a posteriori di risultati già ottenuti e verificati nel corso di una attività (che dura da 40 anni) in gran parte "empirica".

   
Le regole del DSR e dell'NPS sono state messe su carta solo dopo che, per tentativi successivi sviluppati con verifiche d'ascolto, erano state decise le posizioni degli altoparlanti e costruite le casse che sono poi apparse rispondere perfettamente alle regole successivamente evidenziate e spiegate anche su basi razionali inoppugnabili.
E' un processo che un certo Galileo avrebbe sicuramente approvato.

   
E perfino alcuni dei più importanti calcoli effettuati dai programmi Bass e Cross esprimono una evoluzione di risultanze sperimentali ottenuta integrando i dati raccolti sul campo all'interno di un modello teorico congruente.

Per non parlare della prova in doppio cieco condotta da quattro persone esterne, insieme a Maurizio Jacchia (che l'aveva predisposta), nella sede dell'Audiomatica un paio d'anni fa. Prova che ha evidenziato la certa e assoluta udibilità di alterazioni di 0.3 dB introdotte nello spettro di segnali musicali, anche se estese ad una sola ottava. E questo per frequenze di centro banda sia in gamma media che medio-bassa (Prova).

Non saranno proprio queste alterazioni, alla base della maggior parte delle differenze che tutti possono sentire fra diverse elettroniche e diversi cavi (I cavi)...?"

 

 

P.S.:
Qui ho letto cose estremamente interessanti:
 
http://www.videohifi.com/25_editoriale.htm
E ne consiglio la lettura a tutti!
 
(Bebo Moroni ed io pensiamo da molti anni praticamente le stesse cose <e scusate se è poco>... Le diciamo solo in un modo un po' diverso...)

 

   

Venerdì 15 giugno 2007

   

Molto importante da AudioplayBlog:

   

"... Michele, se ho definito "dissacratori" i miei commenti riguardo l'importanza dell'ascolto per poter effettuare una scelta congrua in campo hifi, è semplicemente perché tali commenti affermano il contrario di ciò che viene propugnato praticamente da sempre da tutti. E in particolar modo oggi dai sostenitori delle "ideologie" (molto vicine ad essere quasi religioni) che sostengono l'importanza dell'ascolto perfino per scegliere i cavi di alimentazione di rete.

E, attenzione, che anche tu stai sostenendo quello che siamo stati abituati a sostenere da sempre. Cioè che hai scelto i "miei" diffusori perché soddisfacevano il tuo orecchio.
Non dico che questo approccio sia del tutto sbagliato... Affatto, nel caso degli altoparlanti almeno... Ma, attenzione, una valutazione di preferenza basata esclusivamente sui propri attuali gusti di ascolto (effettuata magari in un negozio) non solo è assolutamente insufficiente, ma rischia di essere addirittura fuorviante.
Quanto alle elettroniche "professionali" che starei preferendo... Ti ricordo che io come preamplificatore sto usando un integrato McIntosh MA-6800.

http://blog1.musicfield.jp/du_ss/archives/MA6800.jpg 

E che il finale Behringer EP-2500 l'ho scelto e installato in grazia delle sue caratteristiche tecniche, non del fatto che sia o meno "professionale".
E se dovessi usare le Delta Tre, invece delle NPS-1000, non avrei problemi a tornare ad usare il mio vecchio Sansui AU-8500 da circa 70 Watt/ch. Ampli che, a dispetto di quello che ho letto "in giro", "funziona" (e non ho scritto "offre misure") e quindi "suona" molto ma molto meglio dell' AU-9500 e a maggior ragione della coppia 10.000, della stessa marca.

Comunque, anche qui, attenzione... Anche sull'argomento "professionale" credo che ci torneremo ancora con altri contributi importanti... Non ultima la presa d'atto che in quel campo è da molto prima che lo sostenessi io, che hanno compreso la assoluta importanza di garantire le risposte in frequenza delle elettroniche entro limiti molto ma molto più ristretti di quelli normalmente considerati sufficienti in hifi
..."

Venerdì 27 aprile 2007

Ricambi ESB

Sabato 21 aprile 2007

Vorrei trasferirvi una considerazione che potrebbe piacere particolarmente al mio amico fotografo e audiofilo Piero Rossi:

Alcune sere fa sono stato ospite ad una cena Fortis (orologi) a BaselWorld e, mentre tutti mangiavamo e parlavamo amabilmente, un gruppo di musicisti ci ha allietato con pianoforte, violoncello, basso e canto. Buona musica da camera...

Ebbene, dopo tanti ascolti fatti sia pure con molte casse e impianti di ottima qualità, ho riassaporato una volta di più le sensazioni uniche dell'ascolto dal vivo.

La sensazione che provavo era simile a quella che provo tuttora quando tolgo gli occhiali. Anche se si tratta di quelli da vista. Magari vedo meno bene, ma è come se fra me e il mondo che guardo venga eliminato un filtro che riduce comunque in una qualche misura la sensazione di tridimensionalità e soprattutto di assoluta "indipendenza" di ogni particolare da tutti gli altri e dal fondo.

Immaginate di guardare verso l'esterno dall'interno di un ambiente chiuso (un ristorante...?) attraverso una grande vetrata. Per quanto essa sia trasparente e pulita la sensazione non è mai esattamente uguale a quella che si prova quando non c'è.

Allora... Passiamo ad approfondire l'argomento, sia pure rimanendo nell'ambito dell'analogia ottica:

Poniamo ora fra noi e la scena che stiamo guardando (caratterizzata da tanti colori diversi) un vetro colorato.

Qualsiasi sia il colore e per quanto tenue esso sia, il suo colore si sommerà (in senso algebrico) a tutti i colori di tutti i particolari della scena che stiamo osservando modificandoli tutti nella stessa direzione, ovvero applicando a tutti la stessa funzione di trasferimento. E' una alterazione dello spettro naturale che viene applicata allo spettro di tutta la scena, tutta insieme. E basta questo fatto per metterci in condizione di accorgerci della presenza del "filtro" anche se gli oggetti contenuti nella scena non sono da noi conosciuti in modo perfetto.

La stessa cosa avviene quando la "scena acustica" viene "filtrata" da un unico altoparlante (o un sistema di altoparlanti relativamente "semplice").

La sua risposta in frequenza va ad alterare lo spettro di tutti gli elementi di quella scena "tutti nello stesso identico modo" rendendo evidente la presenza "dell'altoparlante" fra noi e il suono reale.

Come si potrebbe cercare di limitare e ridurre questo fenomeno?

Ma è "semplice"...

Usando tanti altoparlanti differenti per ciascun "elemento" delle stessa scena.

Ed è proprio quello che Giammaria ed io abbiamo fatto nel '78 quando abbiamo usato due Delta 4, mai esattamente identiche fra loro e poste in due posizioni diverse in ambiente, per riprodurre il suoni di un sassofono e di una coppia di tumba. L'uno a sinistra e le altre a destra.

E quando dobbiamo riprodurre i suoni emessi da un intero gruppo di musicisti (più di due) registrato sì in stereo ma disposti sulla scena in modo da venir successivamente riprodotti contemporaneamente da entrambe le casse?

Un sistema che può aiutare a ridurre "l'effetto filtro" è proprio l'NPS... Nel quale i vari suoni e i vari strumenti, essendo dotati di spettri acustici differenti sia pure spesso molto sovrapposti, vengono statisticamente riprodotti contemporaneamente in una percentuale a volte molto rilevante da gruppi di altoparlanti diversi...

 

ADDENDA... A MAGGIORE SPIEGAZIONE...

"...l'NPS... Nel quale i vari suoni e i vari strumenti, essendo dotati di spettri acustici differenti sia pure spesso molto sovrapposti, vengono statisticamente riprodotti contemporaneamente in una percentuale a volte molto rilevante da gruppi di altoparlanti diversi..."

Stessa cosa (in percentuale molto inferiore a 100) di quando i diversi strumenti vengono riprodotti da altrettante cassa diverse (tipo il sax, la tumba e le due Delta4/78).

Un sistema monovia da questo punto di vista è il peggiore.

Un sistema multivia "migliora" all'aumentare delle vie fra le quali è suddiviso lo spettro (e nelle 1000 ce ne sono 6).

Naturalmente due strumenti diversi dotati di spettro di emissione identico non usufruiscono affatto del beneficio di essere emessi da un sistema NPS.

Sabato 10 marzo 2007

Ieri ho visitato la prima edizione del Top Audio & Video Show a Roma.

Qui ho potuto salutare Gianfranco Maria Binari e ringraziarlo per avermi introdotto nel mondo dell'Hi-Fi e dell'editoria 35 anni fa.

Se ora sono l'editore de l'Orologio (www.argoeditore.net) è anche grazie a quella "partenza"...

Ho incontrato Paolo Corciulo (Suono), Luca e Marco Natali (Audio Natali), Guido Baccarelli (Audiogamma e Audiodelta), Giovanni Faccendini e figli (MPI Electronic), Giulio Cesare Ricci (Foné)...

Luca mi ha fatto ascoltare due Martin Logan pilotate da un impianto Krell Evolution (sicuramente il migliore suono della mostra, confermato e verificato anche con CD miei non facilissimi che conosco molto bene).

Questo, l'impianto che ho ascoltato nella sala di Audio Natali:

Diffusori Martin Logan Summit

pre due telai Krell EVOLUTION 202

Lettore SuperAudioCD Krell EVOLUTION 505

Finale Stereo Krell EVOLUTION 402 da 400 w

(http://www.audionatali.com/home.cfm)

Senza data

Un amico, dopo una seduta d'ascolto particolarmente gratificante delle sue Delta 4 R5, mi ha scritto:

"..due casse spariscono quando non riesci ad ascoltare l'impianto e ti senti di essere ad un concerto..."

E io commento: "Esatto!"

Perché, qualcuno pensava che io volessi ascoltare le risposte in frequenza? E qualcun altro le dispersioni?

E' proprio quello (il coinvolgimento totale nell'evento acustico "originale") il risultato che, al di là degli astrusi tecnicismi che tanti appassionati un po' ignoranti mettono in atto, tutti vogliono ottenere. Con la differenza che io lo voglio ottenere "sempre" grazie ad un approccio che tenga conto di tutti gli aspetti naturali dell'ascolto e che sia consequenziale a scelte tecniche e comportamentali che abbiano un senso logico... E quindi, per riuscirci, ho dovuto cercare di capire il meglio possibile quale impianto e quali condizioni possano aiutarmi ad ottenerlo...

E infatti, quello che dici è proprio quello che succede "di norma" con le NPS-1000.

Teniamo conto anche che in tutto ciò la presenza del video svolge un ruolo molto importante, ed è per questo che io preferisco ormai "ascoltare" quasi solo DVD (il video non è un nemico dell'hi-fi...). La scelta migliore secondo me non è quella di "sforzarsi" di non sentire le casse usando un buon CD, bensì cercare di essere aiutati da "tutti" i componenti del nostro impianto (ambiente compreso) a sentire ed ascoltare solo la musica (intesa come l'evento acustico registrato e riprodotto al meglio...

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