Audioplay
L'ANGOLO
DEL DIRETTORE
Mercoledì
10 dicembre 2008
Sono
o non sono un ingegnere "meccanico"...?
E
allora, quando il meccanico riparatore dal quale ultimamente avevo provato a
servirmi mi ha rimandato all'assistenza Volkswagen per eliminare un guasto che
non aveva capito bene da cosa dipendesse, ho deciso che dovevo fare tutto da me.
Non
sopporto di dover lasciare l'auto in assistenza per tre o quattro giorni e
pagare cifre assurde per qualsiasi intervento.
L'auto
da riparare era la Golf TDI 130 CV che attualmente usa mia moglie Auretta. Il difetto consisteva
nella marcia a due o tre cilindri per una buona mezzora prima di poter
usufruire, a motore molto caldo, di un funzionamento quasi normale.
La
diagnosi mia era di un falso contatto dei collegamenti elettrici agli
iniettori-pompa. Quella del meccanico era "a scelta" fra quella appena
indicata e quella di gommini della pompa del gasolio usurati.
Il
meccanico, ieri alle 13:00, dato che io gli avevo detto che non avrei accettato
un intervento sbagliato, ovvero che non mi andava di pagare la sostituzione sia
di pezzi buoni e che guasti, mi aveva comunicato che non intendeva procedere
alla riparazione e che dovevo andare alla Volkswagen.
Secondo
me un meccanico bravo deve sapere dove mettere le mani. E dato che lui non lo
sapeva, ho fatto da me.
Ieri
pomeriggio ho acquistato i kit dei cavi di collegamento degli iniettori (50 €)
e stamane, sotto la pioggia, ho proceduto alla sostituzione.
L'operazione
non è stata priva di difficoltà, dato che uno dei tredici bulloni da 10 che
fissano il coperchio delle punterie non è accessibile se non impiegando una
chiave speciale, sottile e molto corta. Io non l'avevo e quindi ho provveduto a
costruirmela. La si può vedere appoggiata sul coperchio nella seconda foto
dall'alto, legata con uno spago che mi ha evitato di perderla nel sottocoppa.


Prima

Dopo

Naturalmente,
dopo avere tolto i due dadi laterali che fissano il connettore esterno ed avere
estratto la stecca contenente i cavi, prima di inserire i quattro connettori
nuovi sugli iniettori ho provveduto a pulire bene e disossidare con l'apposito
liquido le lamelle cui dovevano collegarsi.
Adesso
il difetto è scomparso e l'auto funziona a dovere. Alla faccia degli artigiani
sbagliati, che non mi potranno più annoverare fra i loro clienti: perdendo di
fatto la possibilità di poter intervenire su tutte le auto di famiglia, che
sono sei... E scusate se è poco...
Domenica
19 ottobre 2008
La
settimana scorsa sono rientrato in possesso del mio primo amplificatore hi-fi di
45 anni fa.
E'
un Heathkit EA-3 che era stato montato da Gianfranco Maria Binari, che me lo
aveva poi venduto nel 1963 per acquistare un più potente Fisher stereo.
Ecco
due foto di ampli uguali che ho trovato su Ebay:


Io
avevo poi venduto l'Heathkit al mio compagno di banco del liceo Ferdinando
Carcione, che ora me lo ha reso, purtroppo in condizioni abbastanza pietose...
Però,
dopo una energica pulita, sia estetica che funzionale (comprendente la
disossidazione di tutti i commutatori, potenziometri, ingressi e uscite con
l'apposito liquido), l'amplificatore sembrava mostrare già una certa voglia di
ricominciare a funzionare.
A
questo punto, verificato che quello che mi ricordavo (e cioè che
l'alimentazione dell'ampli doveva essere a 110 Volt), ho pensato di cominciare
ad alimentarlo con circa metà tensione per vedere di far "rianimare"
piano piano gli elettrolitici, che altrimenti sarebbero sicuramente
scoppiati...:

Dopo
avere predisposto due autotrasformatori 220/125 in cascata per garantirmi una
tensione di alimentazione di 71 Volt, ho innestato la spina e ruotato la
manopola degli alti, che è quella dotata dell'interruttore di accensione.
Lasciato
l'apparecchio a "frollare" per un'oretta, ad un certo punto la spia di
accensione al neon sul pannello frontale si è accesa!
Allora
ho aspettato un altro po' e poi, dopo avere collegato all'uscita altoparlanti (8
ohm) una NPS-1000, ho provato ad iniettare il segnale in uscita dal mio pre
McIntosh nell'ingresso Tuner dell'EA-3 (che oltre all'ingresso ad alto livello
Tuner possiede anche un Mag. con equalizzazione RIAA per testine magnetiche e
uno Xtal, per testine piezoelettriche).
Naturalmente
non si sentiva nulla, se non un lieve ronzio.
Un'occhiata
alle valvole mi ha permesso di vedere che se ne accendevano solo tre su sei (la
raddrizzatrice e le due EL-84 finali).
Un
rapido controllo alle tensioni e al cablaggio sotto al telaio mi ha permesso di
scoprire una saldatura ossidata proprio sulla linea di alimentazione dei
filamenti delle valvole.
Ripristinata
la saldatura le valvole si sono accese tutte e la NPS-1000 ha cominciato a
suonare!
A
questo punto ho alzato l'alimentazione a circa 90 Volt e ho fatto funzionare
l'ampli per un'altra ora.
Poco
fa sono finalmente passato a 125 Volt e tutto sembra procedere bene.
Certamente
volendo ottenere le prestazioni "come nuovo" dovrei montare valvole
nuove, cambiare un po' di elettrolitici e verificare tutte le tensioni (ho già
ordinato il Service Manual su internet), ma lo scopo dell'operazione non era
dotarmi di un ulteriore ampli di piccola potenza e per di più mono da usare
davvero.
Quello
che volevo ottenere era di rimettere "in strada" il mio ampli di 45
anni fa. E meno cose avessi cambiato meglio era...
La
foto che segue è proprio il mio Heathkit com'è ora, mentre sta funzionando
collegato alla NPS-1000 sinistra. Come vedete ha una
manopola in più al centro del pannello frontale. Io non ricordo di averla mai
montata e anche Nando dice di non averlo fatto. Dato che non ricordavo di avere
mai letto la sigla EA-3 al centro del pannello (che in effetti è nascosta dalla
manopola) probabilmente quella modifica c'era già quando l'ampli mi venne
consegnato da Binari. La manopola è montata su un semplice interruttore al
quale pervengono alcuni componenti provenienti dal controllo di volume. Ho il
dubbio che serva ad ottenere un controllo di loudness. Chiederò a Binari e/o
verificherò meglio in un altro momento. Per ora mi basta che il mio caro
vecchietto funzioni di nuovo...:

P.S.:
l'Heathkit EA-3 della seconda foto dall'alto l'ho appena comperato, su Ebay, per
circa 90 Euro (comprensivi delle enormi spese di spedizione dagli USA
all'Italia).
Può
essere utile, oltre che per trarne eventualmente pezzi di ricambio, anche come
secondo canale in una installazione stereo.
Domenica
2 novembre 2008
Ricevuto
l'EA-3 di Ebay con le finali rotte, la prima cosa che ho dovuto fare è stato
pulirlo per benino e sostituire le due EL84.
Ciò
fatto, nonostante mi fosse stato venduto come non funzionante, l'ampli ha
dimostrato di funzionare abbastanza bene.
A
questo punto ho provato ad effettuare subito un ascolto delle GR BI-130 in dual-mono, ottenendo dei risultati molto coinvolgenti.
Però
su entrambi gli amplificatori, dopo un'oretta di funzionamento, la placca di una
delle due finali si arrossava un po' a dimostrazione di una dissipazione
eccessiva (corrente circolante troppo alta).
Effettuati
un po' di controlli sulle tensioni e sui valori dei componenti ho rilevato un
certo degrado di uno dei condensatori da 50 nF di accoppiamento fra la valvola invertitrice
6AN8 e la griglia controllo di una delle due finali EL84 (quella che si
arrossava) su entrambi gli ampli. E infatti la tensione misurata sulle griglie
incriminate, che avrebbe dovuto essere prossima allo zero, era in un caso quasi
10 Volt e nell'altro circa 2,5 Volt. Sostituiti i due condensatori tutto è
rientrato nella norma, senza più nessun segno evidente di correnti circolanti
eccessive né arrossamenti di sorta.
Ed
eccomi quindi finalmente in grado di ascoltare le mie casse in stereo
utilizzando una coppia di buoni ampli mono da 14 Watt ciascuno che, grazie anche
alle loro rosseggianti spie di accensione al neon, riescono facilmente a
rinnovare in me emozioni simili a quelle di quarant'anni fa...

Per
i più curiosi, ecco le loro mirabolanti specifiche tecniche:
- 3 inputs—complete controls
- Built-in preamplifier
- Separate bass and treble tone controls
MONO COMBINATION AMPLIFIER
delivers 14 hi-fi rated watts
The Heathkit EA-3 is a top value 14-watt
combination monophonic amplifier designed to power your high fidelity system
economically and easily.Combining a top-notch amplifier and preamplifier in a
single low-cost package, the EA-3 provides rich, full range sound reproduction
and low noise and distortion levels thanks to Heath's quality design and
engineering "know-how". The use of miniature tubes throughout results
in a compact chassis layout which is easy to construct. EL-84 output tubes in a
push-pull output circuit perform outstandingly with the specially-designed
output transformer. A filament-balance control virtually eliminates AC hum for
superb listening at low volume levels. The three separate inputs of the EA-3
will accommodate magnetic and crystal phono cartridges, tape recorder or tuner
program sources. Separate bass and treble tone controls enable you to precisely
adjust the sound to your particular taste.
SPECIFICATIONS—Power output:
14 watts Heath Hi-Fi Rating; 16 watts IHFM Music Power Output (2% THD, 1 KC) Power
response: ± 1 db, 30-15,000 cps, 14 watts output. Harmonic
distortion: Less than 2% at 30 cps to 15 kc at 14 watts output. Intermodulation
distortion: 2% or less at 14 watts output using 60 and 6,000 cps
signals, 4:1. Hum and noise: mag. phono input, 55db below 14
watts; tuner and crystal phono, 65 db below 14 watts. Input sensitivity:
For 14 watts output; Mag phono, 0.004 v at 1 kc; crystal phono, 0.2 v; tuner
0.25v, with tone controls flat. Outputs: 4, 8 and 16 ohms. Damping
factor: 10:1. Controls: 3-position function selector
switch, bass and treble tone controls, volume control. Tube complement:
1-6EU7, 1-6AU6, 1-6AN8, 2-EL84/6BQ5, 1-EZ81/6CA4. Power requirements:
117 v. 50-60 cycles, 55 watts.Shipping Weight: 15 lbs.
P.S.
Due:Gianfranco non si ricorda assolutamente cosa aveva fatto sul
"nostro" EA-3. Io però ho guardato meglio ed ho scoperto che aveva
sostituito il potenziometro originale con un altro dotato di due prese
intermedie. Quindi aveva inserito una rete che effettua un controllo di "Loudness",
inseribile con il commutatore rotativo azionato dalla manopola centrale. Il
problema è che il potenziometro del volume originale era da 1 Mohm mentre
quello attuale è da 250 Kohm e quindi ora mi ritrovo con due ampli che
raggiungono lo stesso volume solo per posizioni delle manopole del volume
differenti (a meno che non siano entrambe al massimo). Credo che lascerò la
manopola del loudness in loco (oramai il pannello è forato), ma che prima o poi
ripristinerò tutto il circuito del volume con la configurazione e i valori
originali.
Martedì
29 luglio
2008
Checché ne possano pensare i
più assidui frequentatori dei numerosi forum dedicati
all'alta fedeltà presenti su The Internet, io credo che la
maggioranza degli audiofili del nuovo millennio effettui molti
dei suoi ascolti con gli
ampli finali funzionanti spesso
in saturazione (o “clipping”).
Ove
questa
mia affermazione fosse vera, basterebbe solo questa
circostanza per giustificare ampiamente le differenze di suono che quasi tutti
sentono chiaramente anche fra amplificatori che, sulla base delle rilevazioni
strumentali effettuate a 1 Watt, non dovrebbero presentarne alcuna.
Come molti ormai sanno bene, io per pilotare le mie
GR
NPS-1000 uso da qualche tempo un finale professionale da 500 Watt per canale
(su 8 ohm) in classe H (cioè una normalissima classe AB “estesa”). E il motivo non risiede certo nella
voglia di ascoltare a livello molto alto. Come tutti i miei amici sanno anche
troppo bene io viceversa prediligo gli ascolti a livello abbastanza
contenuto.
Il motivo della mia scelta di
un finale così potente risiede esclusivamente nella
volontà di ascoltare il suono offerto dalle mie casse pilotandole da un amplificatore che
stia sicuramente funzionando in condizioni il più lontane possibile dalla
saturazione, nonché dall’eventuale intervento di qualsivoglia protezione.
Ed ora proviamo a fare due semplicissimi conti.
Come ha già spiegato molto bene il compianto Ing. Guido
Noselli nei suoi innumerevoli scritti e come è ormai abbastanza facile reperire
anche da altre fonti sulla Rete delle Reti, il "fattore di cresta" del segnale musicale
(cioè la differenza fra il
suo valore medio e quello di picco) di
cui disponiamo per darlo in pasto ai nostri impianti Hi-Fi può essere
convenientemente considerato pari e circa 20 dB (che, in potenza, sono
100 volte).
Ovvero
dobbiamo sempre tenere ben presente
che,
ascoltando ad un livello medio di 86 dB SPL, il
nostro impianto dovrà emettere i brevi picchi del segnale musicale ad un
livello di 106 dB SPL.
E non crediate che stiamo parlando di un livello di
ascolto elevatissimo. Ad esempio, durante l'ascolto di un fortissimo di
un'orchestra sinfonica dal vivo, il livello di 95 dB SPL può tranquillamente
essere superato per un tempo abbastanza lungo...
Se
ipotizziamo di avere
delle normalissime casse dotate
di una sensibilità media
di 86 dB/1W/1m
in ambiente anecoico,
dobbiamo ricordare che le stesse casse, per
emettere 86 dB SPL totali durante
una riproduzione stereo
di segnali dei due canali totalmente scorrelati, in un ambiente domestico medio,
alla normale distanza di ascolto, devono essere
pilotate con circa 1
Watt RMS ciascuna (vedi ad esempio le
misure della prova delle ESB 7/06 per effettuare le quali, a 2,5
metri dalle due casse funzionanti in ambiente, vennero usati i
segnali forniti da due generatori di rumore rosa separati e distinti). Nel caso di ascolto, sempre con due
casse, ma monofonico (ovvero segnali perfettamente identici sui due canali) la
potenza richiesta a ciascuno dei due canali del nostro ampli sarebbe invece la
metà, ovvero 0,5+0,5 Watt.
Per
ascoltare normale musica stereo (caratterizzata da una correlazione
fra i canali che potremmo convenientemente supporre pari al 50%) ad 86 dB SPL medi (ovvero un livello medio alto ma
non esagerato), il nostro ampli dovrà fornire quindi una potenza media compresa
fra circa 0,5+0,5 ed 1+1
Watt RMS. Per fissare le idee stabiliremo quindi che la potenza necessaria con normale
segnale musicale per ascoltare quelle casse nel nostro ambiente ad un livello
medio di 86 dB sia di circa 0,75+0,75 Watt RMS.
Ma... Per raggiungere i 106 dB dei picchi del
segnale (86+20)... Di Watt RMS ne
serviranno 75+75.
Infatti 20 dB in potenza equivalgono a 10^(20/10) =
10^2 =100 volte, e 0,75 x 100 =
75...
E allora, mentre io continuo ad ascoltare soddisfatto le mie
NPS-1000 con il mio Behringer EP2500, “qualcuno” mi dovrebbe spiegare come sia possibile ascoltare, in
un ambiente
domestico e in condizioni di installazione normali, casse da
86 dB/1Watt/1m di sensibilità pilotate da ampli
da meno di 75+75 Watt in condizioni
sicuramente esenti da saturazione... Ovvero
tali da non risultare sicuramente affette da evidenti alterazioni dinamiche,
timbriche, prospettiche (e chi più ne ha più ne
metta) per il solo e semplice motivo che l'ampli sta "clippando"...!
O, in
alternativa, come mai si continui a parlare (e, quel che è peggio,
scrivere) di “alta fedeltà” a proposito di un suono che evidentemente piace per
altri motivi, ma che nella maggior parte dei casi tanto “fedele” certamente non può esserlo...
Ad ulteriore approfondimento,
andiamo a vedere come funziona il mio programma PotenzaWin:
Se lo avvio ed inserisco per la
sensibilità delle casse il valore che abbiamo usato fin'ora, pari ad 86 dB/2,83V/1m,
lasciando tutti gli altri valori inalterati, ottengo il seguente risultato:

Come vedete, il
programma assume che si voglia ascoltare in condizioni tali da raggiungere nei
picchi del segnale musicale un livello di 113 dB SPL.
Impostando per il
livello di picco totale, somma della emissione delle due casse, il valore di
soli 106
dB ipotizzato in precedenza, il programma ci suggerisce di installare una
potenza pari a 21,2 Watt RMS per canale su 8 ohm:

Nei nostri calcoli
fatti a mano e considerazioni annesse e connesse esposte poco sopra, eravamo giunti a decidere che
il valore della potenza necessaria statisticamente per poter ascoltare ad 86 dB
SPL medi (e 106 di picco), con
quelle casse da 86 dB di sensibilità 1/W/1m e con l'ampli al limite della
saturazione, un segnale musicale di caratteristiche medie e dotato di un
"effetto stereofonico medio", fosse di almeno 75+75 Watt RMS.
Fra i circa 21,1+21,2
Watt RMS suggeriti da PotenzaWin
impostando per il livello di picco desiderato
il valore di 106 dB SPL, ed i 75+75 calcolati in precedenza la differenza è di
circa 5,5 dB. A questo punto è bene ricordare che quando io ho scritto il
sorgente di PotenzaWin progettavo casse per la ESB dimensionandole in modo che
usando un segnale dotato di un fattore di cresta di soli 10 dB (ovvero che la
potenza media consegnata alle casse fosse solo 1/10, e non come sarebbe normale 1/100,
di quella di picco) non si rompessero comunque. E invece di casse
"bruciate" in assistenza ne tornavano, non moltissime, ma
tornavano.
Questo mi
dimostrava che alcuni "audiofili" dell'epoca ascoltavano spesso con i
loro ampli in clipping di ben oltre 10 dB (ovvero tagliando via dai picchi oltre
10 dB) prima di accorgersi che qualcosa non andava...
Fatte alcune
rapide valutazioni (basate anche sui dati relativi ad impianti di molti
utenti a me noti) decisi quindi che la "quantità di clipping" che gli
utenti di PotenzaWin avrebbero comunque tollerato avrebbe potuto raggiungere
tranquillamente quei 5,5 dB senza dover comportare nessun problema.
Ciò detto,
continuando personalmente a considerare più
corretta una potenza superiore, ho deciso di "annullare" quel fattore di
"tollerabilità" di 5,5 dB aumentando il dato di livello di picco suggerito. E' facile calcolare che
aumentando il valore del livello di picco desiderato
dai 106 ai 113 dB (ottenendo quindi per la potenza il valore di 106,27+106,27
Watt) non solo si recuperano i 5,5 dB di "tollerabilità" che avevo in
precedenza implicitamente accettato, ma si guadagnano anche ulteriori 1,5 dB di margine,
al di sopra del livello di clipping ottenibile con i 75+75 Watt calcolati in
precedenza.
Le conclusioni potrebbero essere queste:
Con casse
dotate di una sensibilità di 86 dB SPL/2,83V/1m, per ascoltare (al livello di
86 dB SPL) un normale segnale musicale stereofonico in un normale ambiente
domestico di circa 18 mq, alla distanza di 2,5 metri da ciascuna delle due
casse, servirebbe mediamente un amplificatore da 75+75 Watt RMS su 8 ohm.
Impiegando un
amplificatore di potenza inferiore, per essere sicuri che l'amplificatore non
lavori mai "in clipping" si dovrà attenuare il volume di tanti dB di
quanti la potenza disponibile è inferiore ai 75+75 Watt. I dB possono essere
facilmente calcolati con la seguente relazione:
dB = 10 x LOG(75/Potenza-Ampli).
Utilizzando invece un amplificatore dotato
della potenza calcolata da PotenzaWin (lasciando inalterato il valore di 113 dB
di picco richiesti), con le stesse casse si potrà ascoltare ad 86 dB SPL medi
usufruendo di un margine di circa 1,5 dB.
Appendice:
Usando
PotenzaWin con i dati relativi alle mie casse (GR-NPS-1000) e al mio ambiente
d'ascolto, si ottiene quanto segue:

Da cui si desume
che se usassi un amplificatore da meno di circa 300 Watt su 8 ohm per canale non
potrei mai essere sicuro di quello che sto ascoltando...
E invece il mio
EP2500 questo rischio non me lo fa correre di certo. E visto che chiunque abbia ascoltato le mie 1000 a casa mia (e
oramai sono molte decine di audiofili) ha
poi espresso giudizi molto lusinghieri, devo desumere che la scelta non è stata
affatto avventata.
Lunedì
30 giugno
2008
L'amico Leonardo Pisani mi ha mandato un contributo scherzoso, che sono stato molto indeciso se pubblicare o meno, temendo che qualcuno si potesse offendere.
Alla fine però, avendo già ben esplicitato in numerose occasioni come la pensa il nostro gruppo di lavoro (anche attraverso il Manifesto di Audiolpay il cui Link è
questo: www.renatogiussani.it/Audioplay.htm#manifesto), ho pensato che non ci fosse nulla di male, almeno per una volta, a non prenderci troppo sul serio e non perdere l'occasione per fare qualche sana risata insieme...:
La pila dei fagioli (*)
di Leonardo Pisani
Prendete una pila in cui avete cucinato a dovere dei fagioli, ponetela in terra al centro della stanza, e, se è ancora calda ed avete un pavimento delicato, interponete tra questo ed il fondo della pila, un bel poggia pentola.
Le onde sonore provenienti dagli altoparlanti, sbatteranno contro la pentola causando delle variazioni nell'acustica dell'ambiente in cui ascoltate la musica. La variabili in campo sono molteplici: il materiale della pila (acciaio inox, coccio, ecc...), la forma di questa e la foggia dei manici, la presenza o meno del coperchio, la tecnologia impiegata (tradizionale o a pressione) e, "last but not least", il tipo di fagioli usati (cannellini, borlotti, ecc...).
Abbiamo effettuato lunghe sedute di ascolto ed i risultati sono stati decisamente interessanti.
1) i contenitori in coccio hanno sempre dato risultati discutibili, con grana grossa, medio bassi impastati ed acuti poco dettagliati. Peccato, perché i fagioli cotti in questo tipo di contenitore, risultavano particolarmente gustosi.
2) A questo punto ci siamo concentrati sulle pentole inox. La presenza o meno dei manici non si è mai rivelata importante, anche se alcuni dei presenti hanno avuto l'impressione di notare delle piccole differenze in favore di quelli realizzati in acciaio, senza l'inserimento di materiali isolanti.
3) Il coperchio, purché ben chiuso (in caso contrario si verificavano delle fastidiose risonanze), ha sempre contribuito a migliorare l'immagine sonora.
4) Tradizionale o a vapore? Qui i pareri dei presenti si sono divisi più o meno a metà. Io ritengo queste ultime nettamente superiori con i diffusori a sospensione pneumatica. I test, eseguiti con due modelli di Lagostina ed uno di Aeternum, sono stati molto accurati. In futuro, pubblicherò una tabella con le votazioni di tutti i presenti con tutte le combinazioni (pile, fagioli e diffusori).
5) Per finire: i fagioli. Anche se non abbiamo trovato ancora una spiegazione scientifica del fenomeno, vi posso assicurare che le differenze ascoltate, passando dai cannellini ai borlotti, per non parlare dei bianchi di Spagna, sono sempre state di grande entità, paragonabili a quelle che si riscontrano cambiando i cavi. Anche se non tutti gli ascoltatori sono stati d'accordo, i cannellini, per la precisione dei dettagli e la grana, sono stati preferiti per la classica; i borlotti sono risultati ottimi per il jazz ed il rock, evidenziando un notevole impatto ed una impronta live assai piacevole per questi generi; infine, i bianchi di Spagna, varietà dal sapore particolarmente delicato, sono risultati i migliori nella riproduzione delle voci femminili e nella musica da camera.
La serata, proseguita, dopo la seduta di ascolto, con una bella "fagiolata", necessaria a spazzare via i venticinque chili di fagioli utilizzati per il test, è terminata poi a notte fonda, in un grande parco poco frequentato, per ovvi motivi. Unico spettatore di questo finale, uno scoiattolo, che ho l'impressione di aver già visto da qualche parte (chissà, forse in televisione).
(*) Precisazione per chi non è romano. Non stiamo parlando di un nuovo tipo di accumulatore pieno di legumi, ma di una pentola in cui sono stati cucinati dei fagioli.
Mercoledì
26
marzo 2008
Sentendo le notizie odierne riguardanti Alitalia e la Borsa... Mi
è tornato in mente questo mio editoriale (Tiriamo
le somme... de l'Orologio n.126 - aprile 2004 - http://www.argoeditore.net/orologio/Archivio/oro126/sommario.htm)
|
EDITORIALE
Tiriamo
le somme...
Non
mi vergogno a dire che, dopo avere ascoltato con molta attenzione
molti giornali radio, avere guardato i telegiornali, avere ascoltato
tutte le sere “Zapping” di Aldo Forbice su RAI 1, ed avere
“perfino” letto qualcosa… Al di là delle interessanti notizie
che giungono da Marte (dove peraltro Opportunity sembra aver
“toccato con mano” qualcosa che si sapeva già…), non ho
trovato praticamente nulla di interessante che non meritasse però
anche alte grida di disapprovazione per come veniva presentata dai
nostri ineffabili “intellettuali/politici”, di destra o di
sinistra che fossero (dal mio personalissimo punto di vista,
ovviamente…). Non volendo regalare la benché minima visibilità
in più a personaggi che non la meritano, è maturata allora in me
l’idea di offrire, in alternativa, un piccolo servigio a quei
lettori, e sono tanti, che si sono avvicinati a l’Orologio
negli ultimi due o tre mesi, ripresentando alcune frasi estratte da
miei editoriali risalenti financo al “vecchissimo” n.112, del
novembre 2002!

Inflazione al 100%? l’Orologio
N.123 - Dicembre 2003/Gennaio 2004 “…Ma perché allora ci
appaiono così tanti i beni che “prima” costavano Tot. 1.000
Lire ed ora costano esattamente (o quasi) Tot. 1 Euro, ovvero il
doppio ? Possibile che a noi sembrino così tanti e nel
“paniere” dell’ISTAT non ce ne sia nemmeno uno (io ho letto
quasi sempre di rincari “massimi” rilevati del 20/30%)? Quanto
poi al fatto che non si possa considerare l’introduzione
dell’Euro responsabile di tale incredibile aumento
dell’“inflazione percepita”, perché in tutti gli altri Stati
europei ciò non sarebbe avvenuto, io avrei non poco da obiettare.
Anzitutto, come forse saprete, la Argò ha esteso la sua attività
anche in Spagna e in Germania e vi posso assicurare che, a fronte di
una “inflazione ufficiale” molto ridotta, anche lì la gente non
ride! In recenti viaggi in Spagna (ma anche in Grecia, ad
esempio…) abbiamo rilevato direttamente, sul fronte dei prezzi pre/post
Euro, anche situazioni molto simili alle nostrane. D’altronde,
anche gli altri governi europei, quando esaminano la situazione
“come appare dalle carte”, in relazione all’Italia sono
costretti a parlare di un’inflazione ad una sola cifra, più
decimali… Dunque?…”
Specializzati
l’Orologio N.121 -
Ottobre 2003 “…noi della Argò non riteniamo giusto proporvi una
rivista semplicemente "specializzata" nel senso di essere
sì autorizzata a presentare (sia pure il meglio possibile...) gli
argomenti, le notizie e gli approfondimenti dell'orologeria, ma
senza poter cercare di circondarli con un adeguato contesto
culturale. Insomma, non crediamo che chi compera l'Orologio per
"leggere di orologi" non possa desiderare di vederli
inseriti in un ambito che preveda anche altri argomenti
culturalmente pregnanti e situazioni delle quali, in ogni caso, gli
orologi si troveranno in definitiva a condividere molti aspetti
quando saranno allacciati al nostro polso….”
Ripresa?
l’Orologio N.120 -
Agosto/Settembre 2003 “…Questo numero de l'Orologio,
che noi stiamo finendo di scrivere a luglio, è contrassegnato dalla
scritta in copertina "agosto/settembre" e accompagna
tradizionalmente il passaggio dalla fase di ristagno del mercato che
precede il periodo delle ferie estive a quella di ripresa autunnale
che caratterizza da sempre l'andamento stagionale dell'economia
italiana. Quest'anno, ancor più che negli anni passati, tutti noi
stiamo sperando che questa ripresa stagionale possa costituire
l'annuncio di quella ben più importante che il mondo intero attende
da tempo …”.
Investire
l’Orologio N.116 –
Aprile 2003 “…D'altro canto, ma guarda un
po', sembra che sia ormai chiaro anche a molti "esperti"
che se un imprenditore si trasforma in finanziere la sua azienda non
può che risentirne (non dico che gli azionisti a breve non possano
anche guadagnare di più, ma i prodotti e chi materialmente li
costruisce dovranno prima o poi subire le nefaste conseguenze di una
trasformazione dell'attività da industriale a finanziaria)….”
Nuovo
Mercato l’Orologio
N.112 - Novembre 2002 “…Finita l'era dei BOT, i risparmiatori
italiani hanno dovuto imparare, loro malgrado, le complesse
"regole" delle operazioni di borsa, intesa come luogo dove
si comprano e si vendono le azioni delle società quotate. La
maggior parte di loro, ovviamente, non sono affatto
"esperti" del campo, né dispongono singolarmente dei
capitali necessari a consentire quelle operazioni che, adottate con
una certa continuità ed una notevole furbizia, sono tali da
generare utili con un margine di rischio minimo. Molti addetti ai
lavori, spesso gli stessi che, con le loro scelte spregiudicate,
sono la causa prima della rovina dei piccoli risparmiatori, si
affannano con molto altruismo a consigliare alle loro vittime
preferite atteggiamenti cauti e mirati al lungo termine, ma i
gestori dei risparmi dei piccoli, quelli in buona fede, non possono
comunque fare miracoli. In borsa guadagna chi le regole, più che
conoscerle, le fa… E poi le impone, e alla fine guadagna perché
qualcun altro, nello stesso preciso istante, si sta rovinando.
D'altronde, non si dice "giocare" in borsa, esattamente
come ai tavoli di un casinò o al calcio dei recenti mondiali di
Corea?…”
C.v.d.
(Alla maniera delle mie sudate carte: “come volevasi
dimostrare”).
Renato
Giussani
|
Dal quale mi piace estrarre:
"...Molti addetti ai lavori, spesso
gli stessi che, con le loro scelte spregiudicate, sono la causa prima della
rovina dei piccoli risparmiatori, si affannano con molto altruismo a
consigliare alle loro vittime preferite atteggiamenti cauti e mirati al lungo
termine, ma i gestori dei risparmi dei piccoli, quelli in buona fede, non
possono comunque fare miracoli. In borsa guadagna chi le regole, più
che conoscerle, le fa… E poi le impone, e alla fine guadagna perché
qualcun altro, nello stesso preciso istante, si sta rovinando..."
Venerdì
21
marzo 2008
(Dal
Forum di VideoHiFi, a firma Renato Giussani)
"...Da notare, che quando una cassa tende a funzionare come le
NPS-1000, mentre diventa in grado di rappresentare al meglio i grandi ambienti
e le registrazioni che contengono informazioni corrette su un notevole numero
di piani sonori (cercando di fatto di "trasportare l'ascoltatore"
nell'ambiente nel quale gli esecutori suonavano), vede naturalmente diminuire
la sua capacità di "sostituirsi agli strumenti" quando questi sono
registrati in campo vicino. Caratteristica questa tipica dei sistemi
"monitor", che per così dire "trasportano l'esecutore che sta
suonando" nel nostro ambiente d'ascolto.
Una prestazione tipica di questo gruppo di casse è quella del mio TFS, che
quando riproduce una cantante registrata con il microfono vicino alla bocca
offre la possibilità di sentire la presenza fisica della cantante nella
propria stanza. Una cosa che fanno spesso i possessori di questa cassa, come
delle Delta 4 R3 o R5, è quella di girare intorno alla cassa per provare la
sensazione di stare girando intorno alla persona che canta!
Ecco, questa "performance" con le NPS-1000 è letteralmente
impossibile (e da ciò può discendere anche quella sensazione di minore
"presenza" e "definizione" del messaggio sonoro di cui si
parlava all'inizio di questo thread), ma se consegnate alle NPS-1000 una buona
registrazione di una grande orchestra o di Vasco Rossi dal vivo... Allora non
ci sono Delta o monitor di qualunque tipo che tengano...
Ed ecco perché:
http://www.youtube.com/watch?v=htVca6iPhH8..."
Venerdì
21
marzo 2008
(Dal
Blog di Audioplay, a firma Giampiero Spezzano)
"...Le
TFS hanno una impostazione
"piacevolmente monitor" e quindi gli risulta naturale "portare
in avanti" gli esecutori. Come se ti trovassi nella prima fila di
tavolini del Jazz Club.
E' una caratteristica (non un difetto, bada bene) in comune un po' con tutta
la serie Delta 4.X, ma nel caso delle TFS,
volutamente un pochino più accentuata.
Al contrario delle NPS-1000 che invece ti
consentono un ascolto rilassato dalle ultime file dello stesso caffè.
Come tutte le caratteristiche o, se preferisci, personalità, per quanto buone
e non aggressive, può risultare gradita o invisa, ma ciò può anche non
avere molto a che vedere con le qualità "tecniche" (eccezzion fatta
per la risposta media in ambiente, ovviamente). Stiamo parlando di sistemi di
qualità, ovviamente...
Il perché di questa scelta si deve a considerazioni un po'
"artistiche", se vuoi, circa la personalità che emerge da un
progetto durante la messa a punto e che non può essere completamente
stravolta da interventi tecnici pesanti, pena il conseguimento di un
risultato, magari tecnicamente corretto, ma "innaturale".
Non saprei spiegarlo meglio, ma è una cosa che constati se segui gli ascolti
e lo sviluppo, quando fatto da chi la sa lunga..."
Martedì
11
marzo 2008
La magia delle Delta 4 et similia, come ad esempio il TFS, che è spiegata
il meglio possibile qui: MAGIA,
E' ottenuta adottando un po' di DSR verticale
"ante litteram" ed implementando meglio alcuni dei concetti già introdotti
in parte sulle sue DQ-10 da Dahlquist, il quale non per niente aveva dato alle
sue casse (magnetodinamiche, come le Delta 4) la stessa forma del Quad Electrostatic Loudspeaker ESL 57...
Lunedì
22 ottobre 2007
Durante i cinque anni nei
quali ho diretto l'ufficio ricerca ESB ed ho progettato decine e decine di
diffusori sia chiusi che reflex ho potuto verificare che, la media delle casse
coibentate leggermente solo sulle pareti interne, finivano per avere un QB
(in questi casi praticamente quasi coincidente con il QL) sempre
attorno al valore 5... Ecco perché ho poi impostato questo numero come valore
di default
nel Bass-PC (valore che peraltro, dopo avere effettuato la prima fase di un
progetto reflex, può essere cambiato a piacere dal menù Reflex -> Varianti
Reflex). Alla ricerca di valori superiori durante il progetto delle casse
professionali Serie FX mi è risultato difficile superare 10... Ed erano casse
estremamente robuste e pesanti, senza trafilaggi se non attraverso le porosità
dei coni dei woofer (peraltro in cartone molto rigido) e con poca lana di vetro
sulle pareti interne. Per raggiungere valori superiori (utili solo in casi molto
particolari e comunque normalmente invisi agli audiofili) dovevo fare uso di
coni "ermetici" (plastica, metallo, o similari), mobili estremamente rigidi e
non usare minimamente assorbente. La misura del QB su casse chiuse
completamente riempite di lana di vetro mi ha invece spesso fornito valori
attorno a 2, non 0... Come si vede, scegliendo 5 i risultati della simulazione
rimangono comunque abbastanza attendibili in quasi tutti i casi "normali". Da
tener conto anche che il mio programma (specie per la parte casse chiuse) non è
basato esclusivamente su relazioni teoriche, ma è stato verificato e sono stati
introdotti coefficienti correttivi con un estesissimo confronto con casse
realmente costruite e misurate bene...
Domenica
23 settembre 2007
Dal Blog di Audioplay:
"...Io
in ESB usavo un Pioneer a quattro vie sul quale potevo scegliere la
pendenza di intervento fra 6, 12 e 18 dB/Ott, nonché il livello di ciascuna
via, naturalmente.
D-23 Active Crossover — The crossover frequencies were divided
into low, mid-low, mid-high and high. The range of the crossover frequencies
could be varied within these four groups with the upper row of control knobs.
The four larger knobs in the center were the level controls. The six
smaller knobs at the bottom of the panel were to adjust the slope.
The D-23 had impressive specifications, like all the Series 20 components.
Its total harmonic distortion was a mere 0.005% between 20 Hz and 20 kHz.
The signal to noise ratio was 100 dB IHF, A-rated.
The D-23 measured 16.56 inches wide, 5.90 inches high and 14.56 inches deep.
It weighed 19 pounds, 3 ounces. The M.S.R. P. was $600.00.
Il vantaggio della
multi
amplificazione consiste nel fatto che ciascuno dei finali deve gestire una
potenza continua ed un fattore di cresta inferiori rispetto a quelli che deve
gestire un unico finale cui venga consegnato tutto lo spettro. Un'idea
di come si spartisce la potenza RMS (e non quella di picco) al cambiare delle
frequenze d'incrocio la si può trarre da qui:
Distribuzione
potenza musicale
Grafico
della distribuzione spettrale della potenza in un segnale musicale. Utile per
verificare la potenza nominale applicata ai componenti di un sistema multivia,
al variare della banda ad essi affidata (ovvero, delle frequenze di taglio).

Clicca
sul disegno per ingrandirlo o qui sotto per scaricarlo
Distribuzione
Spettrale Potenza Musicale (105.113 Bytes)
Il
grafico ha già dimensioni ed orientamento appropriati per la stampa su un
foglio A4.
Mentre per quanto
riguarda il fattore di cresta (rapporto Peak/RMS) e la sua riduzione, partendo
dal valore che normalmente viaggia attorno ai 16 dB con punte ad oltre 20 dB
(fino a raggiungere teoricamente i 3 dB se ad un altoparlante venisse fornita ua
sola frequenza continua), i discorsi si fanno estremamente complicati e non
posso comunque affrontarli qui.
Però ci si deve
ricordare che ogni altoparlante ha la sua curva di risposta, che comporta anche
rotazioni di fase, ed è montato con un certo offset rispetto agli altri. Non
dimenticando anche le rotazioni dipendenti dalle diverse distanze di ascolto dai
vari componenti se questi non sono coincidenti (da cui dipendono anche le varie
"finestre di ascolto" agli incroci. Vedi anche qui: Filtri
di crossover e dispersione)
Con i filtri passivi
la funzione di filtraggio, quella di equalizzazione e quella di rifasamento
vengono normalmente attuate da una unica rete, che deve essere ottimizzata per
tutti e tre i target contemporaneamente.
Nel caso del Pioneer,
oltre a scegliere la pendenza dei tagli in maniera indipendente per le tre vie,
nonché regolare opportunamente i livelli e le fasi dei vari tr
asduttori, io gli
associavo anche un equalizzatore a terzi ed un parametrico e controllavo il
risultato con il Real-Time B&K..."
"...Sto
rispondendo ad un mio messaggio nel quale dicevo che far funzionare un sistema
di altoparlanti con un crossover attivo ed un finale per ciascuna via non è più
semplice rispetto all'uso di un crossover passivo.
Mi rendo conto che tale risposta, nonostante
sia stata preceduta da un messaggio che considero abbastanza esplicativo
della situazione, può essere facilmente fraintesa da chi legga in modo
frettoloso, come è ormai d'abitudine sulla Rete delle Reti.
Nel senso che, come tutti sanno, per fare
suonare un altoparlante basta collegarlo ad un amplificatore, di qualsiasi tipo e
potenza.
Alcuni riescono a considerare "suono
hi-end" perfino quello di un "gamma estesa" alimentato da un
amplificatore costituito da una unica valvola triodo... Per cui, credo proprio che molte
persone che collegassero un crossover elettronico a tre amplificatori di
adeguata qualità e potenza per alimentare un sistema a tre vie facente uso di
un woofer, un midrange ed un tweeter di buone caratteristiche, magari anche
montati decentemente su un mobile, sentirebbero la Madonna sempre e comunque.
Anche se le frequenze scelte non fossero le
più appropriate, le pendenze pure, le fasi di collegamento anche, i ritardi di
emissione non compensati così come gli andamenti delle risposte dei vari
componenti... E magari il risultato somigliasse alla lontana alla curva di
Moller (o a quella di Bose) solo se misurato ad ottave e soprassedendo su buchi
e picchi agli incroci o altrove: dato che ogni scarrafone è bello a mamma
soia, la Madonna la sentirebbero comunque.
D'altronde, se c'è chi "progetta"
i filtri passivi usando la sezione di "Progetto" del Cross-PC, o altre
equivalenti formule di calcolo pubblicate qua e là (ottenendo
filtri perfetti per alimentare resistenze)... E poi non va a verificare
nemmeno con la simulazione offerta dallo stesso programma nella sezione Verifica
cosa succede (cioé un bel casino) quando quel filtro alimenta gli altoparlanti
montati sulla cassa, per procedere quindi a tutti gli interventi di modifica e
ottimizzazione del caso... E poi non misura nulla, ma monta tutto impiegando
componenti ipercostosi e ascolta il risultato cambiando diversi tipi di cavo e
appoggiando la cassa su blocchetti di grafite... E poi sente di nuovo la
Madonna...
Perché usare un crossover attivo dovrebbe
essere considerato difficile...?
A queste condizioni è facile...
Facilissimo... Molto, ma molto più facile dell'uso di un filtro passivo, anche
se progettato e costruito con un po' di approssimazione...!..."
Mercoledì
12 settembre 2007
Dal Blog di Audioplay:
"...Quanto al "riempimento critico", devi sapere che prendendo un woofer
e montandolo con un volume di carico vuoto, si ottiene una FC più alta della
FS dello stesso altoparlante montato in aria ed un QTC più alto esattamente
nel rapporto QTC = QTS * FC/FS.
Se ora cominciamo a mettere dell'assorbente acustico dentro al
volume, otteniamo che le variazioni di pressione connesse alla propagazione
delle onde acustiche al suo interno cominciano a diventare sempre più quelle
relative ad una trasformazione isoterma anziché adiabatica (il calore sviluppato
nel gas dalla compressione viene trasferito alle fibre). Il che significa che la
FC diminuisce via via sempre più e con essa il QTC. La FC diminuisce poi anche a
causa dell'effetto del Mass-Loading, mentre il Qtc diminuisce in proporzione
ancora di più, a causa di altri effetti dissipativi connessi all'assorbente.
Nel Bass-PC sono tenuti in conto gli effetti di tutti questi fenomeni noti
ed eventualmente anche di altri non noti, tramite un opportuno coefficiente
determinato sperimentalmente durante i 5 anni di lavoro in ESB.
Continuando a immettere assorbente nella cassa FC e QTC continuano
comunque a diminuire sempre di più, fino ad un punto quando invece cominciano a
risalire. E questo perché il volume occupato dalle fibre dell'assorbente ha
portato via spazio all'aria che funge da molla, che diventa sempre di meno. La
conseguenza è che c'è un "valore della quantità dell'assorbente che "massimizza"
la diminuzione di FC e QTC. Naturalmente questa quantità è sempre rilevante e
tale da riempire completamente il volume a disposizione, ma con quale e quanta
compressione non è dato sapere se non provando.
Con gli anni io ho sviluppato una certa sensibilità e riesco ad
"azzeccare" abbastanza bene tale "riempimento critico" anche "ad occhio".
Diciamo che mi sono convinto che, se come assorbente si usa lana di vetro da 20 Kg/m3, tale riempimento corrisponda quasi sempre al "riempimento
geometrico del 100%", con un lievissimo schiacciamento.
Se invece si usa leggero acrilico in fiocco se ne deve mettere parecchio
di più, ottenendo comunque un effetto inferiore..."
Quando si chiede al Bass-PC di calcolare e i parametri e tracciare le
curve con cassa "filled" ovvero con l'assorbente acustico, questo lo fa sempre
per la condizione di riempimento critico.
Questo vuol dire che, nella realtà, sarà possibile tarare il nostro
riempimento in modo di poter ottenere uno qualsiasi dei possibili allineamenti
(e annesse curve) compresi fra la condizione senza assorbente e quella con
assorbente calcolate.
Nel caso delle Delta 4 R5 ad esempio, con il woofer NHT io avevo scelto
un riempimento al 50%, mentre con il MAD ho optato per il 100%.
Martedì
11 settembre 2007
Dal Blog di Audioplay:
"...Quello che ricordo bene è che quando avevo già deciso il filtro delle
ESB 7/06 provandolo su due prototipi è successa una cosa molto esemplificativa
dei rischi che certe volte gli appassionati corrono credendo di far meglio.
Lo stesso filtro, usato con le due prime casse di produzione (costruite
mooolto meglio dei due muletti sui quali avevo lavorato io; molto più rigidi e
ben smorzati) le faceva suonare uno schifo. Il suono mancava di corpo ed
era incredibilmente diviso in due sorgenti distinte (nel senso dell'altezza) .
Per ottenere lo stesso risultato dei due prototipi anche con le casse di
produzione dovetti modificare un poco il filtro del woofer..."
Lun
edì
10 settembre 2007
A proposito dei componenti da usare nei filtri di crossover... Tratto da
qui:
http://www.network54.com/Forum/582075/message/1188668830/Re-+Peli+nell%27uovo
"...E, quanto al tipo di condensatori, possono essere tranquillamente
elettrolitici per usi audio fino al valore minimo (compreso) di 6,8 uF (le
tolleranze offerte dai prodotti commerciali di buona qualità sono normalmente
sufficienti), mentre al di sotto io preferisco sicuramente il polipropilene (normal).
I valori resistivi degli induttori è bene che rispettino molto da vicino i
dati di progetto, ma solo nei casi in cui siano impiegati senza resistori in
serie nei loro stessi rami.
Le resistenze, poi, possono essere di qualsiasi tipo (le antinduttive
lasciamole all'alta frequenza...), purché di potenza sufficiente.
E' sempre bene ricordare che è verissimo, che in un confronto diretto fra due
oggetti identici sono perfettamente udibili anche differenze fra due risposte in
frequenza di poche frazioni di dB (io dico sempre 0,1 dB per far capire bene
cosa intendo...) ma, quando tale tipo di confronto non è previsto, le tolleranze
accettabili diventano ben altre, per fortuna... "
Mercoledì 29 agosto 2007
Grandi novità anche qui...:
Pagine
scelte da Loudspeakers Vol.1 (Journal AES)
Sabato
25 agosto 2007
Novità
in home page sul Sito...:
Intervista
a Roy Allison
Incontro
con Amar Bose
Incontro
con Tim Holl
Giovedì
2 agosto 2007
Nell'esempio che segue ho agito invece sulla simulazione del TAS-13.
Anzitutto ho caricato il file TAS-13.XVR Quindi, visto che la risposta del
TAS, nelle condizioni previste dalla sua simulazione, si sviluppava quasi
esattamente sul livello degli 80 dB, come si vede dal grafico seguente:
ho provveduto ad aumentare di 10 dB esatti le sensibilità di tutti e tre
gli altoparlanti, in modo da portare il grafico tracciato sulla linea dei 90
dB (cosa necessaria per visualizzare qulcosa con la scelta della scala da 5
dB che mi apprestavo a fare successivamente).
Poi sono andato a vedere quali erano i valori immessi per il QT e il QM del
tweeter:
QM=0,65
Quindi ho ricalcolato il valore del QE, risultato essere:
A questo punto ho immaginato di togliere il ferrofluido dal tweeter,
supponendo di ottenere un QM pari a 2, valore possibile appunto in assenza
di ferrofluido, ottenendo per il QT il nuovo valore di 0,84.
Sovrapponendo le curve complessive del TAS 1.3 con il tweeter originale e
con il tweeter senza ferrofluido appena ipotizzato, il grafico che ho
ottenuto, con scala 5 dB, è il seguente:
Nel quale la curva ciano è quella originale e quella arancio è senza
ferrofluido.
Chi potrebbe ancora credere, dopo tutto ciò che è stato scritto
sull'argomento (e non solo da me) che le variazioni superiori agli 0,1 dB
rilevate in questo esempio ed estese a più di due ottave non siano
udibili? O, in alternativa, che l'udibilità di un sottile cambiamento
nella qualità dell'ascolto sia attribuibile a chissà quali nefande
proprietà del ferrofluido?
Faccio notare che l'effetto ottenuto è una riduzione del livello attorno
ai 2 kHz ed un aumento di quello fra i 4 kHz ed i 10 kHz, alterazioni che,
come ho scritto in tempi non sospetti, secondo consolidate esperienze
causano all'ascolto i seguenti effetti che copio da qui:
http://www.renatogiussani.it/messaggi.htm#venticinque
"... E: 2000, F: 3150, G: 5000, H: 10000 Hz...
E: Se è poco diminuisce "effetto presenza" se è troppo
interviene il "pungente/fastidio".
F: Caratterizzazione ed "articolazione" degli strumenti
solisti e delle voci, specie femminili.
G: Apertura della timbrica degli strumenti aventi spettri "bassi ma non
bassissimi". Se è troppo "archi alla corda".
H: Apertura/spaziosità del 99% degli strumenti e dei "rumori",
applausi compresi. Se è eccedente comporta il famoso effetto durezza,
freddezza, fastidio, "effetto cupole rigide" e/o "meno setosità"
della gamma alta...".
Che io traduco in: "L'ascolto del TAS 1.3 dotato di un tweeter
senza ferrofluido (a confronto con lo stesso sistema equipaggiato con un
tweeter identico tranne che per la presenza di ferrofluido nel traferro) rischia
di apparire caratterizzato da un minore "fastidio", una maggiore
"apertura", una maggiore sensazione di "spaziosità" e
"setosità" delle frequenze più alte...
Quello che mi chiedo ora è: "Non potrei ottenere la stessa
identica variazione semplicemente intervenendo con minime variazioni sui
componenti del filtro del tweeter? Anziché prendermela con un elemento (il
ferrofluido) che mi aiuta invece a ridurre le code sonore del tweeter alla sua
risonanza fondamentale, aumentandone al contempo in modo consistente la
potenza sopportabile?"
Sabato
21 luglio 2007
Nei giorni scorsi ho vissuto sulla mia pelle una ulteriore personale
dimostrazione della validità della mia "Legge degli 0,1 dB"...
Avevo inserito il mio Behringer UltraCurve Pro (un processore di segnale
che uso ogni tanto come "equalizzatore" per prove varie) fra
l'uscita del mio Mc Intosh e l'ingresso del finale EP-2500. Durante le
prove mi sono trovato a voler escludere qualsiasi intervento da parte
del processore ed ho scelto alternativamente due diverse opzioni offerte
dall'apparecchio.
Una, che chiamerò "A", prevede di effettuare un Bypass All
che in pratica collega "quasi" direttamente i connettori
d'ingresso e quelli d'uscita, dopo avere spento i vari blocchi
intermedi.
L'altra, che chiamerò "B", prevede invece di escludere uno ad
uno i vari blocchi, fino ad escluderli "tutti", ma lasciando
operativo lo stadio di controllo di guadagno ingresso-uscita (in pratica
il "volume" dell'apparecchio).
Dopo avere effettuato varie prove di equalizzazione mi sono messo ad
ascoltare il TG-1 con le 1000 e l'UltraCurve Pro settato nella
condizione B.
Ascoltavo con interesse, ma la intelleggibilità delle voci non era
esattamente quella che ricordavo come propria delle 1000. Naturalmente
ho dato la colpa alla RAI...
Poi mi sono messo a guardare/ascoltare il mio solito DVD di David
Gilmour... E l'ho trovato bello come sempre, ma un po' meno
"vivo" del solito, come se un leggerissimo velo si fosse
frapposto fra me e la scena...
A questo punto mi è sorto un atroce dubbio ed ho escluso l'Ultracurve
Pro dalla catena, ricollegando direttamente il Mc Intosh al finale... Ed
ecco che tutto è tornato ad essere come lo ricordavo!
Questo l'antefatto, già di per sé abbastanza incredibile, visti gli
apparecchi coinvolti. Ma il seguito lo è ancora di più...
Ieri con Giampiero abbiamo fatto molte verifiche di risposta in
frequenza per controllare che i 10 metri di cavo di segnale (sia pure a
bassa capacità) che ho prima degli ingressi del finale non fossero
responsabili di qualche filtraggio della risposta. Magari a causa di una
impedenza d'uscita dell'UltraCurve più alta del dichiarato (100 ohm)
e/o una capacità del cavo anch'essa superiore a quanto doveva essere
(circa 1000 pF).
Nulla di tutto ciò!
Intanto, con i cavi lunghi o con i cavi corti che fossero l'insieme Mc
Intosh + Behringer EP-2500 ha esibito una risposta in frequenza che,
vista con la normale scala di 50 dB usata dalle riviste, appare
estremamente buona:
Stringendo la scala a 5 dB totali si vede quello che segue:

Che naturalmente è da considerarsi ancora una risposta molto buona, visto
che esibisce una attenuazione di soli 0,1 dB a 10 kHz e a 25 Hz (circa).
Inserito fra i due l'UltraCurve Pro settato nella condizione A (ByPass All),
le curve che abbiamo rilevato sono risultate praticamente identiche a
quella appena mostrata, sia con i cavi corti che con i cavi lunghi 10
metri. Naturalmente questo risultato è garantito dalla bassa impedenza
d'uscita dell'UltraCurve Pro (100 ohm), come la precedente da quella del
McIntosh, dalla contemporanea alta impedenza d'uscita dell'EP-2500 (10
kOhm) e dalla bassa capacità dei cavi utilizzati (1000 pF).
A questo punto abbiamo commutato l'UltraCurve Pro alla situazione B
(quella che non mi era affatto piaciuta già all'ascolto del TG-1...).
Ecco cosa abbiamo misurato (mostrato con scala 50 dB):
I
questo grafico ci sarebbero in realtà tre curve, con le prime due in alto
sovrapposte che corrispondono all'uso dell'Ultracurve Pro, fra il Mc
Intosh e il finale, nel settaggio A con cavi corti o lunghi, mentre quella
verde più bassa è quella con il settaggio B.
Quale rivista farebbe notare che c'è qualcosa che non va?
Ed ora proviamo a guardare lo stesso grafico con scala 5 dB:
La
curva superiore è quella nel settaggio A e quella inferiore si riferisce
al settaggio B.
Quello che possiamo rilevare è che con il settaggio B si ha una
attenuazione di circa mezzo dB a 10 kHz, che si riduce a 0,2 dB a 6 kHz.
La cosa importante, per me, di tutto ciò non è il fatto che io abbia
sentito bene una simile differenza. Che era udibile lo sapevo già!
Il fatto importante è che "prima" me ne sia accorto (e nemmeno
in commutazione istantanea diretta), nonostante nulla mi facesse supporre
che potesse essere intervenuta una variazione simile... E solo
successivamente, le misure abbiano confermato quello che avevo sentito
durante un ascolto rilassato di un TG RAI...
Ci volete credere, ora, che le differenze che sentite fra i vari ampli,
pre, CD Player, e quant'altro possono essere generate da semplici
variazioni di questo tipo o anche inferiori nella risposta in frequenza?
E, notate, che (come si può calcolare facilmente anche con il Cross),
variazioni di mezzo dB possono essere facilmente causate anche da
impedenze di uscita un po' alte (leggi pre valvolari) abbinate a cavi non
troppo corti e finali con impedenze d'ingresso non altissime...
Chi ha orecchie per intendere intenda!
Altro che blocchi di grafite...
Sabato 21 luglio 2007
Da leggere anche qui:
http://www.spacedaily.com/news/oped-03zzu.html
Stamane ho sentito Buzz Aldrin (chi non sa chi è...?) intervistato alla
radio dire questa verità:
"... Vede questo bicchiere d'acqua qui davanti... Per un per un
pessimista è mezzo vuoto... Per un ottimista è mezzo pieno...
Per un ingegnere è semplicemente troppo grande..."
Io, che ingegnere (meccanico) lo sono ed ho avuto la ventura di lavorare
al fianco di molti ingegneri (di cui molti "anche nell'animo"...)
di varia specializzazione ed estrazione, sento di potere in gran parte
concordare con il detto riportato da Buzz.
Per quanto riguarda me e molti miei amici, però, una piccola distinzione
la farei. E consiste nel chiedersi cosa direbbe, posto di fronte allo
stesso bicchiere, un ingegnere pessimista.
O magari un ingegnere ottimista.
O, tanto per complicarci ulteriormente la vita... Un ingegnere
scettico-relativista...
Magari della strana specie di quelli che non sono "solo"
meccanici, elettrotecnici, elettronici, edili, ma che magari abbiano
saputo imparare qualcosa anche dai giornalisti e dagli architetti, o anche
dai fotografi, o perché no dai registi cinematografici...
Io credo di potermi tranquillamente considerare membro di questo ultimo
gruppo. E come tale direi che quel bicchiere è sicuramente pieno a metà,
ma aggiungerei che magari così (rispetto alla situazione in cui fosse
pieno fino all'orlo) è più comodo accostarlo alle labbra per bere senza
versare nemmeno una goccia del suo prezioso contenuto...
Mentre, per quanto riguarda la sola informazione soggettiva che provo
guardandolo, potrei aggiungere che:
- Se la mia prospettiva è laterale, potrò senza dubbio trarre dalla mia
sensazione visiva una informazione abbastanza corretta da qualsiasi
distanza, ma se lo guardassi
dall'alto (in verticale perfetta e non troppo da vicino) e il bicchiere fosse perfettamente
cilindrico, il solo guardarlo non sarebbe affatto sufficiente a farmi
capire se è pieno o no e quanto.
- Mentre, se il bicchiere fosse troncoconico (più largo in alto e più
piccolo alla base) anche guardandolo in verticale, sia da vicino che da
lontano qualcosa
potrei capirla lo stesso. E una sensazione immediata di "mezzo
pieno" o "mezzo vuoto" potrei trarla comunque anche usando
solo i miei occhi, e non, con metodo "ingegneristico" usando
anche un un calibro e una bilancia.
Nel caso in cui volessimo trasporre questi ragionamenti alla scena
acustica offerta da un sistema stereofonico, potremmo ad esempio parlare
della sensazione di coerenza, ampiezza e profondità offerta da un sistema
convenzionale ascoltato da posizione centrale e quella offerta invece da
un sistema NPS ad un
ascoltatore che si trovi in posizione decentrata.
Ecco allora che in questo caso, all'ingegnere, non basterebbe più dire
che quella posizione non è quella prevista come ottimale da chi ha
registrato il disco che stiamo ascoltando, dato che con l'NPS (un po' come
con il bicchiere) è proprio la posizione decentrata a consentirci
di ricostruire un buon numero di informazioni spaziali in più...
P.S.:
Qui ho letto cose estremamente interessanti:
E ne consiglio la lettura a tutti!
(Bebo Moroni ed io pensiamo da molti anni praticamente le stesse
cose <e scusate se è poco>... Le diciamo solo in un modo un po'
diverso...)
Venerdì
15
giugno
2007
Molto
importante da AudioplayBlog:
"...
Michele, se ho definito "dissacratori" i miei commenti riguardo
l'importanza dell'ascolto per poter effettuare una scelta congrua in campo
hifi, è semplicemente perché tali commenti affermano il contrario di ciò
che viene propugnato praticamente da sempre da tutti. E in particolar modo
oggi dai sostenitori delle "ideologie" (molto vicine ad essere quasi
religioni) che sostengono l'importanza dell'ascolto perfino per scegliere i
cavi di alimentazione di rete.
E, attenzione, che anche tu stai sostenendo quello che siamo stati abituati a
sostenere da sempre. Cioè che hai scelto i "miei" diffusori perché
soddisfacevano il tuo orecchio.
Non dico che questo approccio sia del tutto sbagliato... Affatto, nel caso
degli altoparlanti almeno... Ma, attenzione, una valutazione di preferenza
basata esclusivamente sui propri attuali gusti di ascolto (effettuata magari
in un negozio) non solo è assolutamente insufficiente, ma rischia di essere
addirittura fuorviante.
Quanto alle elettroniche "professionali" che starei preferendo... Ti
ricordo che io come preamplificatore sto usando un integrato McIntosh MA-6800.
http://blog1.musicfield.jp/du_ss/archives/MA6800.jpg
E che il finale Behringer EP-2500 l'ho scelto e installato in grazia delle sue
caratteristiche tecniche, non del fatto che sia o meno
"professionale".
E se dovessi usare le Delta Tre, invece delle NPS-1000, non avrei problemi a
tornare ad usare il mio vecchio Sansui AU-8500 da circa 70 Watt/ch. Ampli che,
a dispetto di quello che ho letto "in giro", "funziona" (e
non ho scritto "offre misure") e quindi "suona" molto ma
molto meglio dell' AU-9500 e a maggior ragione della coppia 10.000, della
stessa marca.
Comunque, anche qui, attenzione... Anche sull'argomento
"professionale" credo che ci torneremo ancora con altri contributi
importanti... Non ultima la presa d'atto che in quel campo è da molto prima
che lo sostenessi io, che hanno compreso la assoluta importanza di garantire
le risposte in frequenza delle elettroniche entro limiti molto ma molto più
ristretti di quelli normalmente considerati sufficienti in hifi..."
Venerdì
27
aprile 2007
Ricambi
ESB
Sabato
21
aprile 2007
Vorrei trasferirvi una considerazione che potrebbe piacere particolarmente al
mio amico fotografo e audiofilo Piero Rossi:
Alcune sere fa sono stato ospite ad una cena Fortis (orologi) a BaselWorld e,
mentre tutti mangiavamo e parlavamo amabilmente, un gruppo di musicisti ci ha
allietato con pianoforte, violoncello, basso e canto. Buona musica da camera...
Ebbene, dopo tanti ascolti fatti sia pure con molte casse e
impianti di ottima qualità, ho riassaporato una volta di
più le sensazioni uniche dell'ascolto dal vivo.
La sensazione che provavo era simile a quella che provo tuttora quando tolgo
gli occhiali. Anche se si tratta di quelli da vista. Magari vedo meno bene, ma
è come se fra me e il mondo che guardo venga eliminato un filtro che riduce
comunque in una qualche misura la sensazione di tridimensionalità e soprattutto
di assoluta "indipendenza" di ogni particolare da tutti gli altri e
dal fondo.
Immaginate di guardare verso l'esterno dall'interno di un ambiente chiuso (un
ristorante...?) attraverso una grande vetrata. Per quanto essa sia trasparente e
pulita la sensazione non è mai esattamente uguale a quella che si prova quando
non c'è.
Allora... Passiamo ad approfondire l'argomento, sia pure rimanendo
nell'ambito dell'analogia ottica:
Poniamo ora fra noi e la scena che stiamo guardando (caratterizzata da tanti
colori diversi) un vetro colorato.
Qualsiasi sia il colore e per quanto tenue esso sia, il suo colore si sommerà
(in senso algebrico) a tutti i colori di tutti i particolari della scena che
stiamo osservando modificandoli tutti nella stessa direzione, ovvero applicando
a tutti la stessa funzione di trasferimento. E' una alterazione dello spettro
naturale che viene applicata allo spettro di tutta la scena, tutta insieme. E
basta questo fatto per metterci in condizione di accorgerci della presenza del
"filtro" anche se gli oggetti contenuti nella scena non sono da noi
conosciuti in modo perfetto.
La stessa cosa avviene quando la "scena acustica" viene
"filtrata" da un unico altoparlante (o un sistema di altoparlanti
relativamente "semplice").
La sua risposta in frequenza va ad alterare lo spettro di tutti gli elementi
di quella scena "tutti nello stesso identico modo" rendendo evidente
la presenza "dell'altoparlante" fra noi e il suono reale.
Come si potrebbe cercare di limitare e ridurre questo fenomeno?
Ma è "semplice"...
Usando tanti altoparlanti differenti per ciascun "elemento"
delle stessa scena.
Ed è proprio quello che Giammaria ed io abbiamo fatto nel '78 quando abbiamo
usato due Delta 4, mai esattamente identiche fra loro e poste
in due posizioni diverse in ambiente, per riprodurre il suoni di un sassofono e
di una coppia di tumba. L'uno a sinistra e le altre a destra.
E quando dobbiamo riprodurre i suoni emessi da un intero gruppo di musicisti
(più di due) registrato sì in stereo ma disposti sulla scena in modo da venir
successivamente riprodotti contemporaneamente da entrambe le casse?
Un sistema che può aiutare a ridurre "l'effetto filtro" è proprio
l'NPS... Nel quale i vari suoni e i vari strumenti,
essendo dotati di spettri acustici differenti sia pure spesso molto sovrapposti,
vengono statisticamente riprodotti contemporaneamente in una percentuale a volte
molto rilevante da gruppi di altoparlanti
diversi...
ADDENDA... A MAGGIORE SPIEGAZIONE...
"...l'NPS... Nel
quale i vari suoni e i vari strumenti, essendo dotati di
spettri acustici differenti sia pure spesso molto sovrapposti, vengono
statisticamente riprodotti contemporaneamente in una
percentuale a volte molto rilevante da gruppi di altoparlanti diversi..."
Stessa cosa (in percentuale molto inferiore a 100) di quando i diversi strumenti
vengono riprodotti da altrettante cassa diverse (tipo il sax, la tumba e le due
Delta4/78).
Un sistema monovia da questo punto di vista è il peggiore.
Un sistema multivia "migliora" all'aumentare delle vie fra le quali
è suddiviso lo spettro (e nelle 1000 ce ne sono 6).
Naturalmente due strumenti diversi dotati di spettro di emissione identico
non usufruiscono affatto del beneficio di essere emessi da un sistema NPS.
Sabato
10
marzo 2007
Ieri
ho visitato la prima edizione del Top Audio & Video Show a Roma.
Qui ho
potuto salutare Gianfranco Maria Binari e ringraziarlo per avermi introdotto
nel mondo dell'Hi-Fi e dell'editoria 35 anni fa.
Se
ora sono l'editore de l'Orologio (www.argoeditore.net)
è anche grazie a quella "partenza"...
Ho
incontrato Paolo Corciulo (Suono), Luca e Marco Natali (Audio Natali),
Guido
Baccarelli (Audiogamma e Audiodelta), Giovanni Faccendini e figli (MPI
Electronic), Giulio Cesare
Ricci (Foné)...
Luca
mi ha fatto ascoltare due Martin Logan
pilotate da un impianto Krell Evolution
(sicuramente il migliore suono della mostra, confermato e verificato anche con
CD miei non facilissimi che conosco molto bene).
Questo,
l'impianto che ho ascoltato nella sala di Audio Natali:
Diffusori
Martin Logan Summit
pre
due telai Krell EVOLUTION 202
Lettore
SuperAudioCD Krell EVOLUTION 505
Finale
Stereo Krell EVOLUTION 402 da 400 w
(http://www.audionatali.com/home.cfm)
Senza
data
Un amico, dopo una seduta d'ascolto particolarmente gratificante delle sue Delta
4 R5, mi ha scritto:
"..due casse spariscono quando non riesci ad ascoltare
l'impianto e ti senti di essere ad un concerto..."
E io commento: "Esatto!" 
Perché, qualcuno pensava che io volessi ascoltare le risposte in frequenza?
E qualcun altro le dispersioni?
E' proprio quello (il coinvolgimento totale nell'evento acustico
"originale") il risultato che, al di là degli astrusi tecnicismi che
tanti appassionati un po' ignoranti mettono in atto, tutti vogliono ottenere.
Con la differenza che io lo voglio ottenere "sempre" grazie ad un
approccio che tenga conto di tutti gli aspetti naturali dell'ascolto e che
sia consequenziale a scelte tecniche e comportamentali che abbiano un senso
logico... E quindi, per riuscirci, ho dovuto cercare di capire il
meglio possibile quale impianto e quali condizioni possano
aiutarmi ad ottenerlo...
E infatti, quello che dici è proprio quello che succede "di
norma" con le NPS-1000.
Teniamo conto anche che in tutto ciò la presenza del video svolge
un ruolo molto importante, ed è per questo che io preferisco ormai
"ascoltare" quasi solo DVD (il video non è un nemico dell'hi-fi...). La
scelta migliore secondo me non è quella di "sforzarsi" di non
sentire le casse usando un buon CD, bensì cercare di essere aiutati da
"tutti" i componenti del nostro impianto (ambiente compreso) a sentire
ed ascoltare solo la musica (intesa come l'evento acustico registrato e
riprodotto al meglio...
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