Sabato
17 settembre alle ore 10:30, nella sala Vesta dell'AtaHotel Quark,
nell'ambito del Top Audio e Video Show 2011, si è tenuta la conferenza di
presentazione della nuova testata New Media Pro AUDIO costruzione.
Insieme
al direttore/relatore Ing. Gian Piero Matarazzo erano presenti sia i
collaboratori che fanno parte della "squadra titolare" della testata
sia l'editore, degnamente rappresentato dall'Ing. Paolo Nuti.
AUDIO
costruzione (che avrà cadenza bimestrale) nasce sotto i migliori auspici e noi
non possiamo che augurare al suo neo-direttore di replicare la importante lunghissima storia della "rivista madre" Audio Review...!
----- Original Message
-----
From: Stefano Giombini
To: Info Audioplay
Sent: Monday, October 13, 2008 10:49 PM
Subject: Roma Hi-End 2008
Ci sono stato lo scorso sabato con un amico.
Sempre tante valvole ma devo dire un po' meno trombe,
monovia ecc...
Una mostra sottotono per molti aspetti. Mi sembra che questo settore
si è involuto su se stesso, abbandonato ormai dalla grande industria.
Dopo le valvole ritornano i giradischi, invece che nel 2008 mi sembra
di essere negli anni '70.
C'era anche uno stand che mi sembrava volesse far passare un
equalizzatore digitale per una innovazione.
Alla saga dei cavi ho visto un cavo microfonico terminato con i
connettori che compri dal negozio di elettronica venduti a 70 euro.
valore meno di 5 euro.
Ciabatte a solo 220 euro, o erano
Volts non ricordo...
Infine, mi ha fatto piacere incontrare Enrico Priami, le sue 130 mi sono piaciute.
Gli auguro veramente di fare tanta strada in questo
settore.
Ho riascoltato con piacere le tue
BI-130 R8.
Spero che siano
state ascoltate e apprezzate da tante persone.
Infine insieme al mio amico siamo andati a casa mia ad ascoltare i
dischi appena acquistati con le mie GR Delta 4.6, gli sono piaciute.
La
potenza del Behringer fa sempre comodo specie nei pieni orchestrali.
informiamo
di aver già preso alcune ulteriori importanti decisioni "filosofiche"
che ci consentiranno di proseguire nello sviluppo:
La configurazione che sta prendendo forma prevede
due sistemi indipendenti aventi ciascuno una
struttura Delta4-Style, con un modulo basso
parallelepipedo contenente due woofer da 10" a doppia bobina
servo-controllati da una amplificazione dedicata
(già acquistata per entrambe le casse. Da modificare come indicato qui)
e funzionanti dai 20 ai 287 Hz,
in abbinamento ad una serie di altoparlanti che realizzino una emissione
verticale molto simile a quella delle NPS-1000.
Quest'ultime
per i gruppi B, C e D dello schema seguente impiegano tutti altoparlanti Seas P17-RCY.
L'altoparlante
E è uno Scanspeak D3806/820000. Il tweeter F è uno Scanspeak D2010/8513:
Nelle
nuove GR TMA-1 R8 invece, mantenendo le stesse frequenze d'incrocio delle
1000, oltre ai woofer già detti (che verranno scelti fra gli altoparlanti
a doppia bobina più adatti e che svolgeranno sia i compiti del gruppo A che di
quello B basso, mentre l'emissione del gruppo B a 214 cm dal pavimento potrebbe
essere svolta da un mid-basso a cono di Priami)
ci si sta orientando per l'uso dei seguenti trasduttori:
La
disposizione dei due woofer potrebbe essere totalmente frontale, con distanze
dal pavimento simili
a quelle scelte per le GR
NPS-2000. In questo modo il secondo woofer dal basso verrebbe ad assumere (dal punto di vista dell'interfacciamento con l'ambiente) un ruolo molto simile a
quello svolto nelle 1000 da quello più vicino al soffitto.
Le
quote e le distanze di montaggio dei vari componenti sarebbero le stesse delle
NPS-1000.
L'intero
sistema potrà funzionare secondo due modalità del tutto differenti.
A)
La prima prevede che i due diffusori sinistro e destro realizzati come già
descritto (e larghi ciascuno non più di 45 cm) siano alloggiati affiancati
entro una struttura di copertura acusticamente trasparente che realizzi la forma e i dimensionamenti del monolite di 2001 Space
Odissey.
l telaio di copertura sarà costruito in modo simile ai pannelli delle
Delta 4.
Durante
il funzionamento in questa modalità il sistema dovrà essere pilotato da un
amplificatore stereofonico preceduto da un dispositivo che realizzi la funzione
"Wide Stereo" (olografia sonora). Sono già state effettuate prove di
ascolto impiegando due Delta 4 R3 affiancate ed una simile funzione integrata
nell'apparecchio Ultracurve Pro della Behringer e l'esito è stato molto
soddisfacente. Le due casse erano accostate l'una all'altra di fronte allo
schermo video della mia sala di ascolto e la sensazione era che a suonare
fossero le due NPS-1000 poste ai lati dello schermo.
B)
La seconda modalità di funzionamento prevede invece che i due sistemi vengano
estratti dai telai che realizzano la forma del monolite unico e siano posti essi
stessi ai lati dello schermo, con un pilotaggio stereofonico del tutto
tradizionale, orientati di 30° verso l'interno dell'area di ascolto.
Si può ragionevolmente prevedere che in questa configurazione, viste le
caratteristiche del progetto, il risultato possa essere difficilmente
distinguibile da quello fornito da due GR NPS-1000.
If you haven't heard, Arthur C. Clarke passed
away in Sri Lanka after suffering from breathing problems. He was 90. Best known
for writing 2001: A Space Odyssey and developing the idea of
geosynchronous orbiting satellites, Clarke was a talented writer, inventor and
futurist. I hope even you Mac haters out there can look past that computer in
the back and take this time to remember a brilliant mind.
In
relazione all'annunciato avvio del progetto, si dà notizia che per la parte
bassa dello spettro acustico riprodotto (probabilmente dai 20 ai 140 Hz)
verranno utilizzati due woofer Ciare da 10" a doppia bobina CS253
per ciascuna cassa.
Il
volume a disposizione dei woofer verrà ricavato nella parte bassa dei monoliti
e i due altoparlanti verranno montati magnete contro magnete. L'uno emetterà
frontalmente e l'altro posteriormente.
I
woofer verranno alimentati con un finale di potenza ciascuno (autocostruiti), in
configurazione servo-sub
sfruttando la seconda bobina di ciascuno come sensore per ricavare
l'accelerazione del cono e riportarla all'ingresso invertente del relativo finale
dedicato.
In
questo modo il funzionamento e la risposta prescelti verranno ad essere
parzialmente svincolati dai parametri degli altoparlanti e dal volume
disponibile e la distorsione sarà molto ridotta.
Il
montaggio bottom to bottom previsto otterrà per contro di eliminare a
priori le sollecitazioni cui viene normalmente sottoposto il mobile contenente
gli altoparlanti, minimizzandone le vibrazioni.
Attualmente
si prevede una configurazione NPS ad almeno cinque
vie. Per la gamma alta è possibile che venga utilizzato un tweeter a cupola
morbida ScanSpeak
2010/8513 in abbinamento ad un Bohlender
Graebener Neo3 in funzione di medio-alto (2300-4800 Hz). Per parte della
banda media verranno utilizzati sia mid
Priami che BG
Neo-10.
Le
ulteriori necessarie decisioni verranno comunicate via via che verranno prese.
Ad
oggi 16 luglio 2008, la configurazione che sta prendendo forma prevede una
struttura Delta4-Style, con un modulo basso
parallelepipedo contenente due woofer da 10" a doppia bobina
servo-controllati da una amplificazione dedicata e funzionanti dai 20 ai 287 Hz,
in abbinamento ad una serie di altoparlanti che realizzino una emissione
verticale molto simile a quella delle NPS-1000.
Quest'ultime
per i gruppi B, C e D dello schema seguente impiegano tutti altoparlanti Seas P17-RCY.
L'altoparlante
E è uno Scanspeak D3806/820000. Il tweeter F è uno Scanspeak D2010/8513:
Nelle
nuove GR TMA-1 R8 invece, mantenendo le stesse frequenze d'incrocio delle
1000, oltre ai woofer già detti (che verranno scelti fra gli altoparlanti
a doppia bobina più adatti e che svolgeranno sia i compiti del gruppo A che di
quello B basso, mentre l'emissione del gruppo B a 214 cm dal pavimento potrebbe
essere svolta da un mid-basso a cono di Priami)
ci si sta orientando per l'uso dei seguenti trasduttori:
-
Componenti C = BG Neo-10 in 2,5 litri.
-
Componente D = BG Neo-8 in 1,7 litri (già usato con ottimi risultati nelle GR
Delta Tre R6 per coprire una banda di frequenze molto simile).
-
Componente E = BG Neo-3 (chiuso all'origine).
-
Componente F = Scanspeak D2010/8513.
La
disposizione dei due woofer, viste le frequenze in gioco, potrebbe essere sia speculare
fronte/retro che totalmente frontale, mentre le distanze dal pavimento potrebbero essere simili
a quelle scelte per le GR
NPS-2000. In questo modo il secondo woofer dal basso verrebbe ad assumere (dal punto di vista dell'interfacciamento con l'ambiente) un ruolo molto simile a
quello svolto nelle 1000 da quello più vicino al soffitto.
Le
quote e le distanze di montaggio dei vari componenti sarebbero le stesse delle
NPS-1000.
La
forma e i dimensionamenti del monolite di 2001 Space Odissey verrebbero poi
ottenute grazie ad opportuni telai di copertura come nel caso dei pannelli delle
Delta 4. A questo proposito ricordo che Il target è una cassa aventi le
seguenti dimensioni: 25
(P) x 100 (L) x 225 (H) cm
Durante
l'ascolto i pannelli andrebbero orientati di 30°, verso il centro di un ideale
triangolo equilatero.
27
giugno 2008
Riferendomi
al Post pubblicato su Audioplay Blog e riferentesi alla possibilità di
realizzare un progetto di diffusore acustico riproducente esattamente la forma e
le proporzioni del monolite di "2001: Odissea nello Spazio", e cioè questo:
Ho
il piacere di annunciare che il progetto ha ufficialmente inizio.
Il
target è una cassa aventi le seguenti dimensioni: 25
(P) x 100 (L) x 225 (H) cm
Le
cui proporzioni sono esattamente quelle previste da A.C.Clarke per il TMA-1
("...magnetic anomaly-one (tma-1). It is precisely fashioned and, at three
million years of age, was not made by humans...")
Il
nostro progetto si chiamerà quindi GR TMA-1 R8
Come
woofer potrebbero essere impiegati uno o due 12" a doppia bobina servocontrollato/i
(per cui anche l'elettronica sarà "dedicata". Nel caso i woofer
fossero due, potrebbero essere montati con i magneti affacciati l'uno all'altro,
eliminando in tal modo a priori le vibrazioni dei pannelli del mobile), mentre la struttura generale
potrebbe prevedere il Bohlender Graebner
Neo10 come mid-basso, quindi un mid-alto, un tweeter a cupola morbida... Più
eventuali altri mid-bassi in funzione NPS, anche in alto. A parte
il Neo10, la struttura generale e gli
altri altoparlanti sono ancora tutti da scegliere.
13
giugno 2008
SULLA
PRESUNTA CANCEROGENICITà DELLA
LANA DI VETRO
"La Commissione consultiva tossicologica
nazionale (CCTN), dopo aver lungo esaminato il
problema, nel luglio 1990 ha espresso il proprio parere.
Essa ha ritenuto di non inserire le fibre di vetro e la lana di vetro, la lana
di roccia, la lana di scoria e le fibre ceramiche nella "lista dei
cancerogeni": in quanto le evidenze epidemiologiche disponibili attualmente
ed il tipo ed il risultato degli esperimenti sugli animali non permettono di
concludere che "esiste una convincente evidenza di cancerogenicità"
che è la condizione imprescindibile per l'inserimento nella succitata lista.
La predetta Commissione, poi, tenuto conto da un lato dei complessi problemi di
interpretazione che si pongono circa i dati sperimentali sugli animali e
dall'altro della mancanza di indizi di cancerogenicità per l'uomo, ha
classificato le fibre di vetro in categoria 3, mentre ha posto in categoria 1, e
quindi nella lista dei cancerogeni, esclusivamente la tecnica di produzione
delle fibre di lana di roccia e/o di scoria a Batch e ciò in base ad evidenze
epidemiologiche di un eccesso di tumori polmonari tra i lavoratori addetti a
detto particolare tipo di produzione; va sottolineato che detto arcaico
procedimento (Batch) non viene più utilizzato da tempo in Italia."
"...Nell'ottobre
del 2001 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC),
organismo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha finalmente completato
l'annosa valutazione circa gli eventuali effetti cancerogeni delle lane minerali
artificiali, fra cui ovviamente si trova la lana di vetro utilizzata per
l'isolamento termico e acustico.... Prima dell'uscita di questa monografia della
IARC, la lana di vetro era classificata nel gruppo 2B; ora le lane minerali
isolanti sono state portate al gruppo 3: questo vuol dire che il rischio
cancerogeno della lana di vetro già prima di questa importante presa di
posizione era pari al rischio cancerogeno del caffè, mentre adesso il suo
rischio è stato declassato al livello del tè...
Nell'ultima
sala che sono riuscito a visitare (non sono riuscito ad entrare nella sala di
Audiophile Sound, curata da PFA2), c'era una delle presenze più notevoli della
fiera, Renato Giussani, che presentava i progetti Giussani Research con le
elettroniche AAAVT/Yarland:
I
giganti che si vedono qui sono le NPS1000. Chi le ha sentite (le ho mancate,
purtroppo) me ne ha parlato come di un'esperienza difficilmente dimenticabile:
Renato
Giussani ringrazia l'autore e la rivista per la simpatica citazione.
...Sottolineare che io non sono affatto
contrario alla sperimentazione degli
autocostruttori.
Non avrei scritto il Bass e il Cross se lo
fossi... O no...?
Ma lo sono invece, e con
determinazione, quando tale
"sperimentazione" si limita ad
apportare "modifiche" ai miei
progetti meglio riusciti...
E il motivo è semplice.
Durante la stesura della filosofia e la
decisione dei
target iniziali dei miei progetti, io mi metto
sempre in condizione di poter lavorare
fino allo sfinimento, nella successiva fase di
messa a punto, alla ricerca di quell'indefinibile
"quid" che differenzia un progetto
buono da uno in grado di regalare
"emozioni".
A volte le emozioni ricercate sono quelle
tipiche dell'alta dinamica e della presenza...
A volte quelle del massimo realismo
dell'effetto ambiente... A volte la voglia di
sentire il tocco delle dita sulle corde di una
chitarra o sulle chiavi di uno strumento a
fiato, mentre altre emozioni del tutto diverse
possono nascere durante la ricerca dell'ultima
armonica di una voce, di un ottimo
violino o, per contrasto, del suono delle
pelli di una batteria...
Bene.
Quando io "metto a punto" un mio
progetto cerco tutto questo.
Nel caso delle NPS-1000 "volevo
tutto" contemporaneamente...!
Mentre le 7/06, i TFS, Le Delta Tre, Le
Delta 4 R5, Le NPS-2000 hanno avuto ovviamente
dei target meno "omnicompresivi". Ma
una cosa in comune l'hanno sempre avuta (e
forse un giorno dovrò postarvi tutti i filtri
delle 2000 dalla v1.0 alla v7.2, perché
possiate cercare di rendervene conto un po'
meglio) ed è la ricerca dell'emozione.
D'altronde... Che cosa avrebbe sentito un
certo Dough Sax di diverso nelle 7/06 rispetto
a tutto ciò che aveva sentito al CES...?
"...The
result was stunning, way beyond acourate; a
seamless, effortless recreation of the
instruments, the room, the musician’s
interplay and emotion- I have
never heard a speaker re-create the spatiality
of these Italian wonders. The ESB 7/06, A
restorative experience..."
D'altronde, come avevo deciso di chiamare
l'evento che ho cercato inutilmente di
organizzare lo scorso anno...?
No...?
A questo punto dovrebbe essere chiaro a
tutti che l'equilibrio su cui si fonda la
capacità di una cassa di offrire emozioni è
molto critico. E basta un volume un po' troppo
basso, o troppo alto, o una luce un po' troppo
forte, o un insieme di altoparlanti senza
alcuna tela davanti per rompere
l'incantesimo...
Ecco perché io non sono affatto contento
quando qualcuno decide di alterare il
risultato cui sono giunto con le mie
"sudate carte".
Perché non so se così facendo si
precluderà la possibilità di fruire di
quelle emozioni. E non so nemmeno prevedere in
che misura...
L'unica cosa che so per certo è che la
probabilità che questo aspetto dell'ascolto
vada perso è altissima... Anche se, come
tutti sanno... La speranza è l'ultima a
morire...
6
aprile 2008
Ogni
precedente accordo con la AAAVT concernente la
commercializzazione e la vendita di diffusori progettati dalla Giussani-Research
è stato oggi annullato.
La
licenza commerciale per la costruzione dei diffusori progettati dalla
Giussani-Research e i cui progetti sono gratutitamente a disposizione degli
autocostruttori nella sezione progetti di Audioplay
al momento non è affidata quindi a nessuna struttura.
Nessuna
azienda, società o privato può quindi ritenersi e/o dichiararsi né
pubblicamente né privatamente depositario di alcuna licenza che garantisca una
autorizzazione Giussani-Research per la costruzione, la promozione e/o la
commercializzazione dei suoi progetti .
4
aprile 2008
Come
il cervello riconosce la lingua madre
L’attività
elettrica cerebrale rivela la lingua nativa di una persona che legge in
silenzio. La scoperta,
effettuata dai ricercatori del Cnr e dell’Università Milano-Bicocca e
pubblicata sulla prestigiosa rivista Biological Psychology,
aiuta a determinare l’idioma originario di una persona in stato di amnesia,
in stato confusionale o sordomuta
I
risultati di uno studio, coordinato da
Alice Mado Proverbio
del laboratorio di Elettrofisiologia cognitiva del Dipartimento di Psicologia
dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Roberta Adorni, e
Alberto Zani, ricercatore dell’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia
Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano-Segrate dimostrano
che esiste una regione del cervello, chiamata area
per la forma visiva delle parole, localizzata nel cosiddetto giro
fusiforme sinistro della corteccia occipito/temporale, che riconosce
automaticamente la forma delle lettere e delle parole, ed è molto sensibile
ai livelli di familiarità delle stesse.
“Abbiamo condotto la
nostra ricerca su 15 interpreti simultanei italiani di elevata professionalità
la cui competenza dell’inglese era indistinguibile (ai fini professionali)
da quella della lingua madre”, spiega
Alice Mado Proverbio
, “constatando che componenti indipendenti dell’attività bioelettrica
cerebrale distinguono la lingua madre da qualunque lingua appresa in età
scolare, anche se la padronanza è elevatissima ed equivalente a quella della
lingua nativa”.
In
particolare, una prima onda d’attività (chiamata N170) sulla regione visiva
sinistra del cervello, osservabile tra 150 e 200 ms dopo la presentazione di
una parola, ha una grandezza diversa a seconda che la parola letta appartenga
alla lingua madre o a lingue apprese successivamente, cioè dopo i 5 anni di
vita. Questo fenomeno è dovuto al fatto che l’apprendimento della lingua
nativa, in persone monolingui, si verifica contemporaneamente
all’acquisizione delle conoscenze concettuali e normative, come pure delle
esperienze corporee e sensoriali.
“Per
esempio”, continua la ricercatrice, “un bimbo impara che un /kol'tɛ:llo/
la cui forma sonora viene elaborata nella corteccia temporo/parietale
posteriore (cioè la regione del cervello che si trova nel cranio,
all’incirca sopra le orecchie) è lungo, affilato, lucente, freddo,
appuntito (informazioni immagazzinate nella corteccia somato/sensoriale
apprese toccando e guardando), che solo gli adulti lo possono maneggiare
(valore normativo, con un collegamento alla corteccia prefrontale, la parte
del cervello anteriore alle aree motorie e premotorie), che è pericoloso e può
procurare delle ferite (valenza emotigena, sviluppo di marker somatici
immagazzinati nella corteccia orbito-frontale e nell’amigdala).
L’apprendimento della traduzione in inglese del termine (coltello = knife)
dopo la formazione delle conoscenze sul mondo corrisponderà invece
all’acquisizione di un’informazione di tipo puramente fonetico (cioè,
uditivo) ed ortografico (cioè grafico), e non condividerà il substrato
neurobiologico della memoria dell’individuo, se non in modo indiretto”.
Questo
spiega perché l’attività delle popolazioni di cellule nervose adibite alla
comprensione del linguaggio è molto diversa per parole della lingua madre o
di altre lingue straniere apprese dopo i 5 anni, e la misurazione dei loro
potenziali bioelettrici di interscambio è molto sensibile all’età di
acquisizione di una lingua.
Dopo
i 250 ms dalla presentazione di una parola è anche possibile stabilire con
una certa precisione le differenze nella competenza linguistica per le varie
lingue straniere (ad esempio inglese rispetto a tedesco che, nel caso dei 15
interpreti, era la seconda lingua non preferita). Dall’osservazione
dell’attività cerebrale sulla regione visiva occipitale sinistra e frontale
sinistra e destra si nota che la parte posteriore del cervello è più attiva
durante la lettura di parole della lingua meglio conosciuta, mentre la parte
anteriore lo è,
sempre per la lingua meglio padroneggiata, in risposta a parole inesistenti,
producendo un’onda negativa discriminativa, che riflette la difficoltà di
accesso al significato di una parola.
La
registrazione dei potenziali bio-elettrici si è rivelata sensibile a
sottilissime variazioni nella competenza linguistica di interpreti simultanei
di provata professionalità internazionale, mentre è naturalmente ancora più
rispondente a macroscopiche differenze nell’abilità linguistica di persone
con livelli di conoscenza meno avanzati.
“Possiamo
ben dire”, conclude Mado Proverbio, “che i risultati dello studio,
mostrano che la lingua madre di una persona che non parla, volontariamente o
meno, può essere dedotta dalla sua rispondenza bioelettrica alle parole se le
si richiede di esaminare attentamente un testo pur senza richiesta di
comprenderlo (e questo può avvenire anche in persone amnesiche, in stato
confusionale o sordomute, come pure in persone con gravi forme degenerative
cerebrali o di
paralisi muscolare). Il risultato è ancora più interessante se si
considera che altri metodi utilizzati per identificare la nazionalità di un
individuo sulla base di test linguistici (ad esempio, l’analisi
dell’accento, della pronuncia, della conoscenza di fatti geografici e
culturali) sono a tutt’oggi considerati poco attendibili”.
Roma, 4 aprile 2008
La
scheda:
Chi:
Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, Istituto di
Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Cnr di Milano-Segrate
Che
cosa: scoperte le varie fasi di come il cervello elabora la
lingua madre e le lingue straniere;
Per
informazioni:
Alice Mado Proverbio
, Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, tel 02
64483755 - cell. 380/7975939; e mail mado.proverbio@unimib.it
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Tratto
da "Pensare la storia", di Vittorio Messori, Ed. Paoline 1992, pp.
383-397
Stando a un'inchiesta dei Consiglio d'Europa tra gli studenti
di scienze in tutti i Paesi della Comunità, quasi il 30 per cento è
convinto che Galileo Galilei sia stato arso vivo dalla Chiesa sul rogo. La
quasi totalità (il 97 per cento) è comunque convinta che sia stato
sottoposto a tortura. Coloro - non molti, in verità - che sono in grado di
dire qualcosa di più sullo scienziato pisano, ricordano, come frase
"sicuramente storica", un suo "Eppur si muove!",
fieramente lanciato in faccia, dopo la lettura della sentenza, agli
inquisitori convinti di fermare il moto della Terra con gli anatemi
teologici.
Quegli studenti sarebbero sorpresi se qualcuno dicesse loro che siamo, qui,
nella fortunata situazione di poter datare esattamente almeno quest'ultimo
falso: la "frase storica" fu inventata a Londra, nel 1757, da quel
brillante quanto spesso inattendibile giornalista che fu Giuseppe Baretti.
Il 22 giugno del 1633, nel convento romano di Santa Maria sopra Minerva
tenuto dai domenicani, udita la sentenza, il Galileo "vero" (non
quello del mito) sembra mormorasse un ringraziamento per i dieci cardinali -
tre dei quali avevano votato perché fosse prosciolto - per la mitezza della
pena. Anche perché era consapevole di aver fatto di tutto per indisporre il
tribunale, cercando per di più di prendere in giro quei giudici - tra i
quali c'erano uomini di scienza non inferiore alla sua - assicurando che,
nel libro contestatogli (e che era uscito con una approvazione ecclesiastica
estorta con ambigui sotterfugi), aveva in realtà sostenuto il contrario di
quanto si poteva credere.
Di più: nei quattro giorni di discussione, ad appoggio della sua certezza
che la Terra girasse attorno al Sole aveva portato un solo argomento. Ed era
sbagliato. Sosteneva, infatti, che le maree erano dovute allo
"scuotimento" delle acque provocato dal moto terrestre. Tesi
risibile, alla quale i suoi giudici-colleghi ne opponevano un'altra che
Galileo giudicava "da imbecilli": era, invece, quella giusta.
L'alzarsi e l'abbassarsi dell'acqua dei mari, cioè, è dovuta
all'attrazione della Luna. Come dicevano, appunto, quegli inquisitori
insultati sprezzantemente dal Pisano.
Altri argomenti sperimentali, verificabili, sulla centralità del Sole e sul
moto terrestre, oltre a questa ragione fasulla, Galileo non seppe portare. Né
c'è da stupirsi: il Sant'Uffizio non si opponeva affatto all'evidenza
scientifica in nome di un oscurantismo teologico. La prima prova
sperimentale, indubitabile, della rotazione della Terra è del 1748, oltre
un secolo dopo. E per vederla quella rotazione, bisognerà aspettare il
1851, con quel pendolo di Foucault caro a Umberto Eco.
In quel 1633 del processo a Galileo, sistema tolemaico (Sole e pianeti
ruotano attorno alla Terra) e sistema copernicano difeso dal Galilei (Terra
e pianeti ruotano attorno al Sole) non erano che due ipotesi quasi in parità,
su cui scommettere senza prove decisive. E molti religiosi cattolici stessi
stavano pacificamente per il "novatore" Copernico, condannato
invece da Lutero.
Del resto, Galileo non solo sbagliava tirando in campo le maree, ma già era
incorso in un altro grave infortunio scientifico quando, nel 1618, erano
apparse in cielo delle comete. Per certi apriorismi legati appunto alla sua
"scommessa" copernicana, si era ostinato a dire che si trattava
solo di illusioni ottiche e aveva duramente attaccato gli astronomi gesuiti
della Specola romana che invece - e giustamente - sostenevano che quelle
comete erano oggetti celesti reali. Si sarebbe visto poi che sbagliava
ancora, sostenendo il moto della Terra e la fissità assoluta del Sole,
mentre in realtà anche questo è in movimento e ruota attorno al centro
della Galassia.
Niente frasi "titaniche" (il troppo celebre "Eppur si
muove!") comunque, se non nelle menzogne degli illuministi e poi dei
marxisti - vedasi Bertolt Brecht - che crearono a tavolino un
"caso" che faceva (e fa ancora) molto comodo per una propaganda
volta a dimostrare l'incompatibilità tra scienza e fede.
Torture? carceri dell'Inquisizione? addirittura rogo? Anche qui, gli
studenti europei del sondaggio avrebbero qualche sorpresa. Galileo non fece
un solo giorno di carcere, né fu sottoposto ad alcuna violenza fisica.
Anzi, convocato a Roma per il processo, si sistemò (a spese e cura della
Santa Sede), in un alloggio di cinque stanze con vista sui giardini vaticani
e cameriere personale. Dopo la sentenza, fu alloggiato nella splendida villa
dei Medici al Pincio. Da lì, il "condannato" si trasferì come
ospite nel palazzo dell'arcivescovo di Siena, uno dei tanti ecclesiastici
insigni che gli volevano bene, che lo avevano aiutato e incoraggiato e ai
quali aveva dedicato le sue opere. Infine, si sistemò nella sua
confortevole villa di Arcetri, dal nome significativo "Il
gioiello".
Non perdette né la stima né l'amicizia di vescovi e scienziati, spesso
religiosi. Non gli era mai stato impedito di continuare il suo lavoro e ne
approfittò difatti, continuando gli studi e pubblicando un libro - Discorsi
e dimostrazioni sopra due nuove scienze che è il suo capolavoro
scientifico. Né gli era stato vietato di ricevere visite, così che i
migliori colleghi d'Europa passarono a discutere con lui. Presto gli era
stato tolto anche il divieto di muoversi come voleva dalla sua villa. Gli
rimase un solo obbligo: quello di recitare una volta la settimana i sette
salmi penitenziali. Questa "pena", in realtà, era anch'essa
scaduta dopo tre anni, ma fu continuata liberamente da un credente come lui,
da un uomo che per gran parte della sua vita era stato il beniamino dei Papi
stessi; e che, ben lungi dall'ergersi come difensore della ragione contro
l'oscurantismo clericale, come vuole la leggenda posteriore, poté scrivere
con verità alla fine della vita: "In tutte le opere mie, non sarà chi
trovar possa pur minima ombra di cosa che declini dalla pietà e dalla
riverenza di Santa Chiesa".
Morì a 78 anni, nel suo letto, munito dell'indulgenza plenaria e della
benedizione del papa. Era l'8 gennaio 1642, nove anni dopo la
"condanna" e dopo 78 di vita. Una delle due figlie suore raccolse
la sua ultima parola. Fu: "Gesù!".
1 suoi guai, del resto, più che da parte "clericale" gli erano
sempre venuti dai "laici": dai suoi colleghi universitari, cioè,
che per invidia o per conservatorismo, brandendo Aristotele più che la
Bibbia, fecero di tutto per toglierlo di mezzo e ridurlo al silenzio. La
difesa gli venne dalla Chiesa, l'offesa dall'Università.
In occasione della recente visita del papa a Pisa, un illustre scienziato,
su un cosiddetto "grande" quotidiano, ha deplorato che Giovanni
Paolo II "non abbia fatto ulteriore, doverosa ammenda dell'inumano
trattamento usato dalla Chiesa contro Galileo". Se, per gli studenti
del sondaggio da cui siamo partiti, si deve parlare di ignoranza, per
studiosi di questa levatura il sospetto è la malafede. Quella stessa
malafede, del resto, che continua dai tempi di Voltaire e che tanti
complessi di colpa ha creato in cattolici disinformati. Eppure, non solo le
cose non andarono per niente come vuole la secolare propaganda; ma proprio
oggi ci sono nuovi motivi per riflettere sulle non ignobili ragioni della
Chiesa. Il "caso" è troppo importante, per non parlarne ancora.
I
diffusori Yamaha NS-10
Si può dire che le abbia viste nascere...
Ero all'Audio Fair di Tokyo l'anno che la Yamaha ha presentato tutta la serie "coni bianchi".
Della quale facevano parte anche le NS-1000, che però il cono non lo avevano bianco.
Quei coni (fra cui quelli delle ormai "mitiche" NS-10) sono nati proprio a causa degli 0,1 dB...
Ovvero, per spiegarmi meglio... La Yamaha aveva bisogno (importante che lo avesse capito...) di produrre casse poco costose di buone prestazioni e soprattutto
"tutte uguali".
Uno dei problemi con i coni economici è che invece vengon fuori tutti "diversi"... E allora si sono inventati di fustellare da un normale
foglio di cartoncino bianco la superfice laterale del cono. Poi lo arrotolano e lo incollano.
Ai tempi evidentemente doveva esserci alla Yamaha un tipo con le orecchie, se è riuscito a far suonare davvero bene tutta la serie NS...
Tanto che
Francesco Penolazzi, un mio amico
romagnolo consulente della Lem, mi chiese un giorno di progettargli una spia da palco molto compatta usando un woofer JBL
da 12" scelto da lui ed un potente driver JBL (2") anch'esso scelto da lui (che aveva dotato di una corta tromba conica in resina costruita da un suo
amico) e mi diede come unica "specifica" la condizione che doveva avere lo stesso suono delle NS-10.
Naturalmente in capo a una settimana gli feci ascoltare i prototipi e fu molto soddisfatto.
La
risposta lato basse era resa uguale a quella delle piccole Yamaha semplicemente
montando il woofer (che fortunatamente era adatto ad un simile allineamento) in
un volume molto piccolo e accordandolo reflex in modo opportuno.
Mentre per quanto riguarda la risposta su medie e alte mi affidai alla risposta in ambiente.
Vi dico solo che la LEM costruì 50 di queste spie e ci mandò avanti il Festival di Sanremo per alcuni anni...
I Pooh
quelle che avevano usato se le volevano portare via direttamente la sera stessa...
Io non vidi una lira, perché avevo autonomamente scelto di far firmare il progetto da
Audio Review, e in cambio era stato concordato che vi fosse una firma di Audio Review
su una targhetta metallica da apporsi su ciascuna spia.
Cosa che la LEM, nonostante le mie reiterate proteste, non fece mai.
Il bassofondo, ben visibile, c'era... Ma la targhetta non fu mai né realizzata né applicata.
Ovviamente
per eccesso di protagonismo, pubblico qui un piccolo elenco di nomi (solo
quelli che ho appena ritrovato in un vecchio porta-biglietti da visita) di
persone importanti, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente
(limitandomi agli stranieri), con le quali ho parlato più volte di
hi-fi, altoparlanti, ed altro:
Franck
H.Hirsch (dir. tecnico Thorens), Saul Marantz (il mito in persona), Amar Bose (a
modo suo, un altro mito), John Bowers (la B di B&W), Tim Holl (progettista
AR 9 ecc.), Ken Kantor (progettista AR Magic Speaker ecc.), Richard Heyser
("dovete" sapere chi è!), Yutaka Sakamoto (general manager Foster Co.) ,
Mr.Foster (The Boss of the same Company), Henning Møller (B&K), R.H.Small
(ricordate Thiele e Small?), Gordon Gow ("la" Mc Intosh...), Harry
Pearson (l'HP di Abso!ute Sound), J.J.Bertagni (Bertagni loudspeakers), Dr.Heil
(ESS), Karl Breh (qualcuno si ricorda Hi-Fi Stereophonie...?), Basil Lane (free
lance hi-fi inglese), Stan Grossman (pres. Rectilinear loudspeakers), Minokichi
Saito (presidente Akai El. Co.), John J. Bubbers (pres. ADC), Dan D'Agostino
("la" Krell), Doug Sax (il fondatore degli Sheffield Labs)... Così a
mente mi sovviene oggi anche di un nutrito gruppetto di tecnici JBL, e
altrettanto per quanto riguarda Ortophon, Philips, Technics... La memoria non
basta, ma molti aneddoti sfiziosi li ricordo ancora e se chiedete in numero
sufficiente... Sarà dato...
Durante
una delle tante visite al Consumer Electronics Show di Chicago ho avuto il
privilegio e il piacere di conoscere Dan D'Agostino, fondatore della Krell. Qui
Dan, una persona veramente squisita, mi disse del suo amore per l'Italia (è
figlio di un emigrante...) e del suo desiderio di... tornare). In un ottimo
ristorante italiano che costava un occhio, ha offerto a tutti noi giornalisti
italiani una cena indimenticabile, durante la quale mi ha raccontato del suo
epico viaggio New York (dove aveva un negozio) ---> Las Vegas per esporre il
suo primo prototipo. Pare che ci abbia impiegato alcuni giorni guidando giorno e
notte, dandosi il cambio con la moglie (americana) alla guida di una
vecchissima station wagon nella quale, sul pianale posteriore, troneggiava il
risultato di tante notti insonni, il primo Krell. Alla mia domanda sulle
motivazioni che lo avevano convinto ad adottare una piccola spia azzurra come
indicatore di accensione, mi guardò con aria furbetta e mi disse qualcosa di
simile: "...Il mio Krell doveva avere un suono molto aperto e pulito,
chiaro e definito. Molto meglio l'azzurro del rosso per ottenere questa sensazione d'ascolto!...".
E
tutto ciò circa trent'anni fa: chi vuol intendere intenda.
P.S.: A
chi non conoscesse l'origine del nome Krell rivelerò che i Krell erano una
popolazione altamente progredita e tecnologicamente avanzatissima che
popolava il famoso "Forbidden Planet" (Pianeta Proibito) dell'omonimo
film del 1956 di Fred McLeod Wilcox (con Walter Pidgeon, Anne Francis e Leslie
Nielsen. E con Robby il robot), acquistabile in formato DVD su Amazon:
Fra
l'altro i Krell (che avevano già realizzato registrazioni di musica
elettronica su memorie a stato solido...) avevano messo a punto un metallo
capace di resistere a potenti armi al laser ecc. (ricordate che il film è
del 1956!). A Dan (Daniele) piacque mettere in relazione la sua tecnologia con quella dei
Krell ed anche il pannello frontale particolarmente "robusto" cercava di ricordare certe porte metalliche dello stesso popolo alieno...
Ho conosciuto Saul Marantz in una stanzetta di un hotel di Chicago che ai tempi del mitico C.E.S. (Consumer electronics Show) di
McCormik Place serviva per aggiungere spazi ad una mostra che non ne aveva mai abbastanza (è lì che, dopo avere ascoltato un enorme sistema Infinity IRS V
che riproduceva l'uccello di fuoco di Stravinsky in maniera insuperabile, ho sentito lo stesso sistema propormi una chitarra grande esattamente quanto
un'orchestra sinfonica e... Ho cominciato a pensare al DSR verticale). Dunque, Marantz aveva l'aspetto di un buon nonno di provincia e al mio ingresso nella
stanza mi chiese quale disco volevo ascoltare, poi, senza aspettare la mia risposta, mise sul giradischi un 33 a sua scelta (musica classica) per poi
chiedermi cosa ne pensavo (era di poche parole e mi fece un po' di pena: forse per lui è stato uno degli ultimi Show, e passava il tempo a fare il "garzone di stand"...). Non ricordo gli altri componenti dell'impianto, ma gli amplificatori erano Marantz-Superscope.
Il
mio incontro ravvicinato con R.H.Small è avvenuto nel periodo in cui il famoso ricercatore australiano era consulente della inglese Kef. Diciamo nella seconda
metà degli anni '80 dello scorso secolo.
Durante
un viaggio "giornalistico" in visita alla Kef, Richard Small mi venne
presentato ed abbiamo avuto l'opportunità di parlare un poco della difficoltà
che stava incontrando la azienda inglese a continuare la produzione dei suoi
famosi coni in Bextrene.
Mi
disse che quel materiale plastico era utilizzato da anni per i rivestimenti
interni di taluni aeroplani e la Kef aveva scoperto che era ottimo per la
realizzazione di coni dotati di buona resistenza e sufficiente smorzamento.
Purtroppo però, un brutto giorno, i grandi acquirenti utilizzatori del Bextrene
per il suo uso originale smisero di approvvigionarsene. Dato che l'industria
hi-fi non prevede praticamente mai un consumo tale da consentire la produzione
di materiali speciali che non vengano utilizzati anche da altre industrie in
quantità ben maggiore, il Bextrene non venne più prodotto.
La
Kef dovette quindi andare alla ricerca di qualcosa che lo potesse degnamente
sostituire e in quel momento una delle preoccupazioni di Small era aiutare a
trovare un materiale alternativo.
Nell'occasione
gli mostrai il mio programma Cross-PC in versione inglese (oggi scaricabile dal mio
sito). Lui si complimentò e mi chiese come avevo simulato l'impedenza degli
altoparlanti (evidentemente era una aspetto della modellazione degli
altoparlanti sul quale aveva ancora dei dubbi). Io gli risposi che avevo
supposto una semi-inductance che causasse un aumento del modulo con la frequenza
al ritmo di +3 dB/ottava.
La
prima reazione che ebbe Small fu di sorpresa... Dato che era d'accordo sulla
scelta, ma si stupiva del fatto che io l'avessi applicata in un mio programma
prima che qualche importante ricercatore ne avesse mai parlato e soprattutto ne
avesse dato una giustificazione teorica scientificamente convincente. Mi disse
"...Renato, hai un bel coraggio!...". Io gli risposi che non mi
era servito molto coraggio per certificare il risultato di una serie
impressionante di misure svolte durante la progettazione di decine e decine di
casse acustiche.: "...Se ogni volta che misuro un altoparlante..."
gli dissi "...Trovo un andamento simile... Un motivo ci sarà pure, e
non vedo perché dovrei ostinarmi ad utilizzare, come fanno tutti, una
modellazione teorica che preveda una normale induttanza, se poi i risultati dei
miei calcoli in questo modo corrispondono molto meno con la realtà...".
Annuì.
Ho
incontrato Amar Bose diverse volte, sia in Italia che a Boston. Ricordo che
tutte le volte che gli ho chiesto lumi circa l'andamento della risposta in
frequenza in ambiente che lui considerava ottimale per i suoi diffusori, lui
rispondeva glissando e ripetendo fino all'ossessione la sua "formula
magica" del Direct Reflecting...
Una
volta si lasciò andare a raccontarmi quanto aveva amato, quando era giovane, la
sua Citroen DS-19. Considerava le sospensioni idropneumatiche Citroen
assolutamente geniali e le rimpiangeva. Chissà che le recenti ricerche Bose nel
campo delle sospensioni attive per autoveicoli non derivino in qualche modo proprio dall'antico amore del fondatore...
Un
fatto del quale sarò sempre grato al Prof. Amar Bose avvenne durante una mia visita agli stabilimenti Bose di Boston.
Venuto
a sapere che io avevo un gran desiderio di visitare il famosissimo MIT
(Massachusetts Institute of Technology) decise di accompagnarmi personalmente in
un giro turistico in alcune zone normalmente non aperte al pubblico, dove lui
era ammesso in qualità di insegnante.
E
così potei apprezzare con i miei occhi le differenze fra gli strumenti a
disposizione degli studenti del MIT rispetto a quelle a me ben note della
facoltà di Ingegneria di Roma. Non c'era stanza che non fosse dotata di un
qualche terminale di computer (e non erano semplici PC, negli anni '80...).
Ricordo
anche una coppia di studenti che erano impegnati in una ricerca avanzata e che
per svolgere meglio il loro "lavoro" mangiavano e dormivano lì già
da diverse settimane... E il bello è che questi due ragazzi erano sposati ed
avevano un figlioletto di pochi mesi, che giocava tranquillamente nel suo
"box" nella stessa stanza dove loro preparavano i loro pasti, attigua
a quella dove i genitori studiavano.
Edgard
Villchur
è l'inventore della Acoustic Suspension e fondatore
della Acoustic Research nel 1954