Audioplay

NEWS & OLDS

(a cura di Renato Giussani)

 

 

27 settembre 2011

 

Sabato 17 settembre alle ore 10:30, nella sala Vesta dell'AtaHotel Quark, nell'ambito del Top Audio e Video Show 2011, si è tenuta la conferenza di presentazione della nuova testata New Media Pro AUDIO costruzione.

Insieme al direttore/relatore Ing. Gian Piero Matarazzo erano presenti sia i collaboratori che fanno parte della "squadra titolare" della testata sia l'editore, degnamente rappresentato dall'Ing. Paolo Nuti.

AUDIO costruzione (che avrà cadenza bimestrale) nasce sotto i migliori auspici e noi non possiamo che augurare al suo neo-direttore di replicare la importante lunghissima storia della "rivista madre" Audio Review...!

13 ottobre 2008

Roma Hi-End 2008

Di seguito qualcosa che ho visto e ho deciso di fotografare

Renato Giussani

SALA AAAVT

BI-130 R8

Enrico Priami modello 160

Enrico Priami modello 130

Sala Nightingale

Concentus CTR2

Classic stereo

Tel. 349 5057903 - 335 406586

Diffusori Eminent LFT3

(Finale Audio Research D400Mk2, Pre Audio Research SP14, lettore Meridian 602 606, PS Audio PS-600)

hi-fi Center

Tel. 0121 321219

Elettroniche Norma, diffusori MBL

Audio Azimuth

Diffusori JohnBlue 3

Giulio Cesare Ricci

Appunti di un visitatore attento

----- Original Message ----- 
From: Stefano Giombini 
To: Info Audioplay 
Sent: Monday, October 13, 2008 10:49 PM
Subject: Roma Hi-End 2008



Ci sono stato lo scorso sabato con un amico.

Sempre tante valvole ma devo dire un po' meno trombe, monovia ecc...
Una mostra sottotono per molti aspetti. Mi sembra che questo settore
si è involuto su se stesso, abbandonato ormai dalla grande industria.

Dopo le valvole ritornano i giradischi, invece che nel 2008 mi sembra
di essere negli anni '70.

C'era anche uno stand che mi sembrava volesse far passare un
equalizzatore digitale per una innovazione.

Alla saga dei cavi ho visto un cavo microfonico terminato con i
connettori che compri dal negozio di elettronica venduti a 70 euro.
valore meno di 5 euro.

Ciabatte a solo 220 euro, o erano Volts non ricordo...
Infine, mi ha fatto piacere incontrare Enrico Priami, le sue 130 mi sono piaciute.

Gli auguro veramente di fare tanta strada in questo settore.

Ho riascoltato con piacere le tue BI-130 R8.

Spero che siano state ascoltate e apprezzate da tante persone.

Infine insieme al mio amico siamo andati a casa mia ad ascoltare i
dischi appena acquistati con le mie GR Delta 4.6, gli sono piaciute.

La potenza del Behringer fa sempre comodo specie nei pieni orchestrali.

Ciao a presto,
Stefano Giombini

 

   

26 settembre 2008

GR TMA-1 R8

2001: A Space Odyssey

(Il libro originale di A.C.Clarke in inglese)

2001: Odissea nello Spazio

(Il libro A.C.Clarke tradotto in italiano)

 

In riferimento al progetto annunciato qui: http://www.renatogiussani.it/AP_News-Olds.htm#2001_B

informiamo di aver già preso alcune ulteriori importanti decisioni "filosofiche" che ci consentiranno di proseguire nello sviluppo:

La configurazione che sta prendendo forma prevede due sistemi indipendenti aventi ciascuno una struttura Delta4-Style, con un modulo basso parallelepipedo contenente due woofer da 10" a doppia bobina servo-controllati da una amplificazione dedicata (già acquistata per entrambe le casse. Da modificare come indicato qui) e funzionanti dai 20 ai 287 Hz, in abbinamento ad una serie di altoparlanti che realizzino una emissione verticale molto simile a quella delle NPS-1000.

Quest'ultime per i gruppi B, C e D dello schema seguente impiegano tutti altoparlanti Seas P17-RCY.

L'altoparlante E è uno Scanspeak D3806/820000. Il tweeter F è uno Scanspeak D2010/8513:

Nelle nuove GR TMA-1 R8 invece, mantenendo le stesse frequenze d'incrocio delle 1000, oltre ai woofer già detti (che verranno scelti fra gli  altoparlanti a doppia bobina più adatti e che svolgeranno sia i compiti del gruppo A che di quello B basso, mentre l'emissione del gruppo B a 214 cm dal pavimento potrebbe essere svolta da un mid-basso a cono di Priami) ci si sta orientando per l'uso dei seguenti trasduttori:

- Componenti C = BG Neo-10 in 2,5 litri.

- Componente D = BG Neo-8 in 1,7 litri (già usato con ottimi risultati nelle GR Delta Tre R6 per coprire una banda di frequenze molto simile). 

- Componente E = BG Neo-3 PDR (chiuso all'origine).

- Componente F = Scanspeak D2010/8513.

La disposizione dei due woofer potrebbe essere totalmente frontale, con distanze dal pavimento simili a quelle scelte per le GR NPS-2000. In questo modo il secondo woofer dal basso verrebbe ad assumere (dal punto di vista dell'interfacciamento con l'ambiente) un ruolo molto simile a quello svolto nelle 1000 da quello più vicino al soffitto.

Le quote e le distanze di montaggio dei vari componenti sarebbero le stesse delle NPS-1000.

L'intero sistema potrà funzionare secondo due modalità del tutto differenti.

 

A) La prima prevede che i due diffusori sinistro e destro realizzati come già descritto (e larghi ciascuno non più di 45 cm) siano alloggiati affiancati entro una struttura di copertura acusticamente trasparente che realizzi la forma e i dimensionamenti del monolite di 2001 Space Odissey. l telaio di copertura sarà costruito in modo simile ai pannelli delle Delta 4.

A questo proposito ricordo che Il target è una cassa aventi le seguenti dimensioni: 25 (P) x 100 (L) x 225 (H) cm

Durante il funzionamento in questa modalità il sistema dovrà essere pilotato da un amplificatore stereofonico preceduto da un dispositivo che realizzi la funzione "Wide Stereo" (olografia sonora). Sono già state effettuate prove di ascolto impiegando due Delta 4 R3 affiancate ed una simile funzione integrata nell'apparecchio Ultracurve Pro della Behringer e l'esito è stato molto soddisfacente. Le due casse erano accostate l'una all'altra di fronte allo schermo video della mia sala di ascolto e la sensazione era che a suonare fossero le due NPS-1000 poste ai lati dello schermo.

B) La seconda modalità di funzionamento prevede invece che i due sistemi vengano estratti dai telai che realizzano la forma del monolite unico e siano posti essi stessi ai lati dello schermo, con un pilotaggio stereofonico del tutto tradizionale, orientati di 30° verso l'interno dell'area di ascolto.

Si può ragionevolmente prevedere che in questa configurazione, viste le caratteristiche del progetto, il risultato possa essere difficilmente distinguibile da quello fornito da due GR NPS-1000.

 

  

27 luglio 2008

GR TMA-1 R8

 

Mar 19 2008 R.I.P. Arthur C. Clarke (1917 - 2008)

If you haven't heard, Arthur C. Clarke passed away in Sri Lanka after suffering from breathing problems. He was 90. Best known for writing 2001: A Space Odyssey and developing the idea of geosynchronous orbiting satellites, Clarke was a talented writer, inventor and futurist. I hope even you Mac haters out there can look past that computer in the back and take this time to remember a brilliant mind.

   

9 luglio 2008

GR TMA-1 R8

2001: A Space Odyssey

(Il libro originale di A.C.Clarke in inglese)

2001: Odissea nello Spazio

(Il libro A.C.Clarke tradotto in italiano)

 

In relazione all'annunciato avvio del progetto, si dà notizia che per la parte bassa dello spettro acustico riprodotto (probabilmente  dai 20 ai 140 Hz) verranno utilizzati due woofer Ciare da 10" a doppia bobina CS253 per ciascuna cassa.

Il volume a disposizione dei woofer verrà ricavato nella parte bassa dei monoliti e i due altoparlanti verranno montati magnete contro magnete. L'uno emetterà frontalmente e l'altro posteriormente.

I woofer verranno alimentati con un finale di potenza ciascuno (autocostruiti), in configurazione servo-sub sfruttando la seconda bobina di ciascuno come sensore per ricavare l'accelerazione del cono e riportarla all'ingresso invertente del relativo finale dedicato.

In questo modo il funzionamento e la risposta prescelti verranno ad essere parzialmente svincolati dai parametri degli altoparlanti e dal volume disponibile e la distorsione sarà molto ridotta.

Il montaggio bottom to bottom previsto otterrà per contro di eliminare a priori le sollecitazioni cui viene normalmente sottoposto il mobile contenente gli altoparlanti, minimizzandone le vibrazioni.

Attualmente si prevede una configurazione NPS ad almeno cinque vie. Per la gamma alta è possibile che venga utilizzato un tweeter a cupola morbida ScanSpeak 2010/8513 in abbinamento ad un Bohlender Graebener Neo3 in funzione di medio-alto (2300-4800 Hz). Per parte della banda media verranno utilizzati sia mid Priami che BG Neo-10.

Le ulteriori necessarie decisioni verranno comunicate via via che verranno prese.

Ad oggi 16 luglio 2008, la configurazione che sta prendendo forma prevede una struttura Delta4-Style, con un modulo basso parallelepipedo contenente due woofer da 10" a doppia bobina servo-controllati da una amplificazione dedicata e funzionanti dai 20 ai 287 Hz, in abbinamento ad una serie di altoparlanti che realizzino una emissione verticale molto simile a quella delle NPS-1000.

Quest'ultime per i gruppi B, C e D dello schema seguente impiegano tutti altoparlanti Seas P17-RCY.

L'altoparlante E è uno Scanspeak D3806/820000. Il tweeter F è uno Scanspeak D2010/8513:

Nelle nuove GR TMA-1 R8 invece, mantenendo le stesse frequenze d'incrocio delle 1000, oltre ai woofer già detti (che verranno scelti fra gli  altoparlanti a doppia bobina più adatti e che svolgeranno sia i compiti del gruppo A che di quello B basso, mentre l'emissione del gruppo B a 214 cm dal pavimento potrebbe essere svolta da un mid-basso a cono di Priami) ci si sta orientando per l'uso dei seguenti trasduttori:

- Componenti C = BG Neo-10 in 2,5 litri.

- Componente D = BG Neo-8 in 1,7 litri (già usato con ottimi risultati nelle GR Delta Tre R6 per coprire una banda di frequenze molto simile). 

- Componente E = BG Neo-3 (chiuso all'origine).

- Componente F = Scanspeak D2010/8513.

La disposizione dei due woofer, viste le frequenze in gioco, potrebbe essere sia speculare fronte/retro che totalmente frontale, mentre le distanze dal pavimento potrebbero essere simili a quelle scelte per le GR NPS-2000. In questo modo il secondo woofer dal basso verrebbe ad assumere (dal punto di vista dell'interfacciamento con l'ambiente) un ruolo molto simile a quello svolto nelle 1000 da quello più vicino al soffitto.

Le quote e le distanze di montaggio dei vari componenti sarebbero le stesse delle NPS-1000.

La forma e i dimensionamenti del monolite di 2001 Space Odissey verrebbero poi ottenute grazie ad opportuni telai di copertura come nel caso dei pannelli delle Delta 4.  A questo proposito ricordo che Il target è una cassa aventi le seguenti dimensioni: 25 (P) x 100 (L) x 225 (H) cm

Durante l'ascolto i pannelli andrebbero orientati di 30°, verso il centro di un ideale triangolo equilatero.

 

27 giugno 2008

Riferendomi al Post pubblicato su Audioplay Blog e riferentesi alla possibilità di realizzare un progetto di diffusore acustico riproducente esattamente la forma e le proporzioni del monolite di "2001: Odissea nello Spazio", e cioè questo:

lunedì 27 agosto 2007

2001: Space Odissey Monolith

Ho il piacere di annunciare che il progetto ha ufficialmente inizio.

Il target è una cassa aventi le seguenti dimensioni: 25 (P) x 100 (L) x 225 (H) cm

Le cui proporzioni sono esattamente quelle previste da A.C.Clarke per il TMA-1 ("...magnetic anomaly-one (tma-1). It is precisely fashioned and, at three million years of age, was not made by humans...")

Il nostro progetto si chiamerà quindi GR TMA-1 R8

Come woofer potrebbero essere impiegati uno o due 12" a doppia bobina servocontrollato/i (per cui anche l'elettronica sarà "dedicata". Nel caso i woofer fossero due, potrebbero essere montati con i magneti affacciati l'uno all'altro, eliminando in tal modo a priori le vibrazioni dei pannelli del mobile), mentre la struttura generale potrebbe prevedere il Bohlender Graebner Neo10 come mid-basso, quindi un mid-alto, un tweeter a cupola morbida... Più eventuali altri mid-bassi in funzione NPS, anche in alto. A parte il Neo10, la struttura generale e gli altri altoparlanti sono ancora tutti da scegliere.

   

13 giugno 2008

   

SULLA PRESUNTA CANCEROGENICITà DELLA LANA DI VETRO

   

"La Commissione consultiva tossicologica nazionale (CCTN), dopo aver lungo esaminato il problema, nel luglio 1990 ha espresso il proprio parere.
Essa ha ritenuto di non inserire le fibre di vetro e la lana di vetro, la lana di roccia, la lana di scoria e le fibre ceramiche nella "lista dei cancerogeni": in quanto le evidenze epidemiologiche disponibili attualmente ed il tipo ed il risultato degli esperimenti sugli animali non permettono di concludere che "esiste una convincente evidenza di cancerogenicità" che è la condizione imprescindibile per l'inserimento nella succitata lista.
La predetta Commissione, poi, tenuto conto da un lato dei complessi problemi di interpretazione che si pongono circa i dati sperimentali sugli animali e dall'altro della mancanza di indizi di cancerogenicità per l'uomo, ha classificato le fibre di vetro in categoria 3, mentre ha posto in categoria 1, e quindi nella lista dei cancerogeni, esclusivamente la tecnica di produzione delle fibre di lana di roccia e/o di scoria a Batch e ciò in base ad evidenze epidemiologiche di un eccesso di tumori polmonari tra i lavoratori addetti a detto particolare tipo di produzione; va sottolineato che detto arcaico procedimento (Batch) non viene più utilizzato da tempo in Italia.
"

   

"...Nell'ottobre del 2001 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organismo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha finalmente completato l'annosa valutazione circa gli eventuali effetti cancerogeni delle lane minerali artificiali, fra cui ovviamente si trova la lana di vetro utilizzata per l'isolamento termico e acustico.... Prima dell'uscita di questa monografia della IARC, la lana di vetro era classificata nel gruppo 2B; ora le lane minerali isolanti sono state portate al gruppo 3: questo vuol dire che il rischio cancerogeno della lana di vetro già prima di questa importante presa di posizione era pari al rischio cancerogeno del caffè, mentre adesso il suo rischio è stato declassato al livello del tè...   

29 aprile 2008 - 7° Anniversario!

   

Renato Giussani Web-Site

   

(MC0004)

   

Data creazione: 29 aprile 2001 - Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2008

Per una migliore visione di questo sito, usate il browser Microsoft Internet Explorer ed una risoluzione di 1024x768 pixel

   

2 aprile 2008

   

Sul sito di VideoHiFi, a firma di Igor Zamberlan abbiamo trovato questo:

   

Reportage Milano Hi-End 2008

  

Che, fra l'altro, contiene anche questo:

 

Nell'ultima sala che sono riuscito a visitare (non sono riuscito ad entrare nella sala di Audiophile Sound, curata da PFA2), c'era una delle presenze più notevoli della fiera, Renato Giussani, che presentava i progetti Giussani Research con le elettroniche AAAVT/Yarland:

   

   

I giganti che si vedono qui sono le NPS1000. Chi le ha sentite (le ho mancate, purtroppo) me ne ha parlato come di un'esperienza difficilmente dimenticabile:
   

   

Renato Giussani ringrazia l'autore e la rivista per la simpatica citazione.

8 aprile 2008

     

video
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Classical Guitar: Angelo Barricelli Music: Fausto Bottai Pictures and Video: Empedocle70...angelo barricelli venice venezia

    

Angelo Barricelli è un amico di Audioplay. Il suo pezzo su YouTube, lui consiglierebbe di ascoltarlo attraverso due GR Delta Tre R6... 

Questo è il "suo" Blog: Chitarra e dintorni

   

7 aprile 2008

   

   

 

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March 28 2008 at 4:58 PM

Renato Giussani   (Premier Login renatogiussani)
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...Sottolineare che io non sono affatto contrario alla sperimentazione degli autocostruttori.

Non avrei scritto il Bass e il Cross se lo fossi... O no...?

Ma lo sono invece, e con determinazione, quando tale "sperimentazione" si limita ad apportare "modifiche" ai miei progetti meglio riusciti...

E il motivo è semplice.

Durante la stesura della filosofia e la decisione dei target iniziali dei miei progetti, io mi metto sempre in condizione di poter lavorare fino allo sfinimento, nella successiva fase di messa a punto, alla ricerca di quell'indefinibile "quid" che differenzia un progetto buono da uno in grado di regalare "emozioni".

A volte le emozioni ricercate sono quelle tipiche dell'alta dinamica e della presenza... A volte quelle del massimo realismo dell'effetto ambiente... A volte la voglia di sentire il tocco delle dita sulle corde di una chitarra o sulle chiavi di uno strumento a fiato, mentre altre emozioni del tutto diverse possono nascere durante la ricerca dell'ultima armonica di una voce, di un ottimo violino o, per contrasto, del suono delle pelli di una batteria...

Bene.

Quando io "metto a punto" un mio progetto cerco tutto questo.

Nel caso delle NPS-1000 "volevo tutto" contemporaneamente...!

Mentre le 7/06, i TFS, Le Delta Tre, Le Delta 4 R5, Le NPS-2000 hanno avuto ovviamente dei target meno "omnicompresivi". Ma una cosa in comune l'hanno sempre avuta (e forse un giorno dovrò postarvi tutti i filtri delle 2000 dalla v1.0 alla v7.2, perché possiate cercare di rendervene conto un po' meglio) ed è la ricerca dell'emozione.

D'altronde... Che cosa avrebbe sentito un certo Dough Sax di diverso nelle 7/06 rispetto a tutto ciò che aveva sentito al CES...?

Lo dice lui stesso, qui:  http://www.renatogiussani.it/Doug_Sax.htm

"...The result was stunning, way beyond acourate; a seamless, effortless recreation of the instruments, the room, the musician’s interplay and emotion- I have never heard a speaker re-create the spatiality of these Italian wonders. The ESB 7/06, A restorative experience..."

D'altronde, come avevo deciso di chiamare l'evento che ho cercato inutilmente di organizzare lo scorso anno...?

No...?

A questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti che l'equilibrio su cui si fonda la capacità di una cassa di offrire emozioni è molto critico. E basta un volume un po' troppo basso, o troppo alto, o una luce un po' troppo forte, o un insieme di altoparlanti senza alcuna tela davanti per rompere l'incantesimo...

Ecco perché io non sono affatto contento quando qualcuno decide di alterare il risultato cui  sono giunto con le mie "sudate carte".

Perché non so se così facendo si precluderà la possibilità di fruire di quelle emozioni. E non so nemmeno prevedere in che misura...

L'unica cosa che so per certo è che la probabilità che questo aspetto dell'ascolto vada perso è altissima... Anche se, come tutti sanno... La speranza è l'ultima a morire...

   

6 aprile 2008

   

Ogni precedente accordo con la AAAVT concernente la commercializzazione e la vendita di diffusori progettati dalla Giussani-Research è stato oggi annullato.

   

La licenza commerciale per la costruzione dei diffusori progettati dalla Giussani-Research e i cui progetti sono gratutitamente a disposizione degli autocostruttori nella sezione progetti di Audioplay al momento non è affidata quindi a nessuna struttura.

   

Nessuna azienda, società o privato può quindi ritenersi e/o dichiararsi né pubblicamente né privatamente depositario di alcuna licenza che garantisca una autorizzazione Giussani-Research per la costruzione, la promozione e/o la commercializzazione dei suoi progetti .

   

4 aprile 2008

Come il cervello  riconosce  la lingua madre

L’attività elettrica cerebrale rivela la lingua nativa di una persona che legge in silenzio. La scoperta, effettuata dai ricercatori del Cnr e dell’Università Milano-Bicocca e pubblicata sulla prestigiosa rivista Biological Psychology, aiuta a determinare l’idioma originario di una persona in stato di amnesia, in stato confusionale o sordomuta

 

I risultati di uno studio, coordinato da Alice Mado Proverbio del laboratorio di Elettrofisiologia cognitiva del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Roberta Adorni, e Alberto Zani, ricercatore dell’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Milano-Segrate dimostrano che esiste una regione del cervello, chiamata area per la forma visiva delle parole, localizzata nel cosiddetto giro fusiforme sinistro della corteccia occipito/temporale, che riconosce automaticamente la forma delle lettere e delle parole, ed è molto sensibile ai livelli di familiarità delle stesse.

“Abbiamo condotto la nostra ricerca su 15 interpreti simultanei italiani di elevata professionalità la cui competenza dell’inglese era indistinguibile (ai fini professionali) da quella della lingua madre”, spiega Alice Mado Proverbio , “constatando che componenti indipendenti dell’attività bioelettrica cerebrale distinguono la lingua madre da qualunque lingua appresa in età scolare, anche se la padronanza è elevatissima ed equivalente a quella della lingua nativa”.

In particolare, una prima onda d’attività (chiamata N170) sulla regione visiva sinistra del cervello, osservabile tra 150 e 200 ms dopo la presentazione di una parola, ha una grandezza diversa a seconda che la parola letta appartenga alla lingua madre o a lingue apprese successivamente, cioè dopo i 5 anni di vita. Questo fenomeno è dovuto al fatto che l’apprendimento della lingua nativa, in persone monolingui, si verifica contemporaneamente all’acquisizione delle conoscenze concettuali e normative, come pure delle esperienze corporee e sensoriali.

“Per esempio”, continua la ricercatrice, “un bimbo impara che un /kol'tɛ:llo/ la cui forma sonora viene elaborata nella corteccia temporo/parietale posteriore (cioè la regione del cervello che si trova nel cranio, all’incirca sopra le orecchie) è lungo, affilato, lucente, freddo, appuntito (informazioni immagazzinate nella corteccia somato/sensoriale apprese toccando e guardando), che solo gli adulti lo possono maneggiare (valore normativo, con un collegamento alla corteccia prefrontale, la parte del cervello anteriore alle aree motorie e premotorie), che è pericoloso e può procurare delle ferite (valenza emotigena, sviluppo di marker somatici immagazzinati nella corteccia orbito-frontale e nell’amigdala). L’apprendimento della traduzione in inglese del termine (coltello = knife) dopo la formazione delle conoscenze sul mondo corrisponderà invece all’acquisizione di un’informazione di tipo puramente fonetico (cioè, uditivo) ed ortografico (cioè grafico), e non condividerà il substrato neurobiologico della memoria dell’individuo, se non in modo indiretto”.

 Questo spiega perché l’attività delle popolazioni di cellule nervose adibite alla comprensione del linguaggio è molto diversa per parole della lingua madre o di altre lingue straniere apprese dopo i 5 anni, e la misurazione dei loro potenziali bioelettrici di interscambio è molto sensibile all’età di acquisizione di una lingua.

Dopo i 250 ms dalla presentazione di una parola è anche possibile stabilire con una certa precisione le differenze nella competenza linguistica per le varie lingue straniere (ad esempio inglese rispetto a tedesco che, nel caso dei 15 interpreti, era la seconda lingua non preferita). Dall’osservazione dell’attività cerebrale sulla regione visiva occipitale sinistra e frontale sinistra e destra si nota che la parte posteriore del cervello è più attiva durante la lettura di parole della lingua meglio conosciuta, mentre la parte anteriore lo è, sempre per la lingua meglio padroneggiata, in risposta a parole inesistenti, producendo un’onda negativa discriminativa, che riflette la difficoltà di accesso al significato di una parola.

 La registrazione dei potenziali bio-elettrici si è rivelata sensibile a sottilissime variazioni nella competenza linguistica di interpreti simultanei di provata professionalità internazionale, mentre è naturalmente ancora più rispondente a macroscopiche differenze nell’abilità linguistica di persone con livelli di conoscenza meno avanzati.

“Possiamo ben dire”, conclude Mado Proverbio, “che i risultati dello studio, mostrano che la lingua madre di una persona che non parla, volontariamente o meno, può essere dedotta dalla sua rispondenza bioelettrica alle parole se le si richiede di esaminare attentamente un testo pur senza richiesta di comprenderlo (e questo può avvenire anche in persone amnesiche, in stato confusionale o sordomute, come pure in persone con gravi forme degenerative cerebrali o di paralisi muscolare). Il risultato  è ancora più interessante se si considera che altri metodi utilizzati per identificare la nazionalità di un individuo sulla base di test linguistici (ad esempio, l’analisi dell’accento, della pronuncia, della conoscenza di fatti geografici e culturali) sono a tutt’oggi considerati poco attendibili”.

  Roma, 4 aprile 2008

 

La scheda:

  

Chi: Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Cnr  di Milano-Segrate

   

Che cosa: scoperte  le varie fasi di come il cervello elabora la lingua madre e le lingue straniere;

pubblicato su Biological Psychology, http://www.sciencedirect.com/science/journal/03010511

   

Per informazioni: Alice Mado Proverbio , Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, tel 02 64483755 -  cell. 380/7975939; e  mail mado.proverbio@unimib.it

   

Ufficio stampa Cnr :  Maria Teresa Dimitri

tel.06/49933443- 3383;  e-mail mariateresa.dimitri@cnr.it

   

   

Una notizia "Old"

   

Ma che rimane comunque molto importante è l'editoriale che Bebo Moroni aveva scritto per il N.22 di VideoHiFi: 

   

http://www.videohifi.com/22_editoriale.htm  !!!

   

Ma anche questa, non è male...:  http://www.videohifi.com/23_senzapelisullalingua3.htm (La posizione in classifica delle GR NPS-1000)      

   

In attesa di traduzione...

   

The ELP Laser Turntable

An Analogue Turntable That Plays Your Records Using Five Laser Beams
 

No contact, No Wear, No Arm, No Cartridge, but stunning musicality!

The Single cast Alloy Chassis, and Heavy Flyweel. Inside the heart of the technology : The laser Unit. A technological  masterpiece: Considerable electronics is required to control the position of the head and 5 lasers. The records tracks structure and elapsed play time are displayed. Other controls can be seen.

Hover Over an image to change the main picture.
Click on an image to enlarge in another window.

The ELP Laser Turntable
Imagine playing your records with the sound quality of the original recordingsound, but with all the features of a modern CD player. After $20 Million of development costs, the LT-2XRC Laser Turntable plays LPs, singles and 78s to audiophile quality with remote control and CD features such as track selection, pause fast forward and rewind.    With no physical contact with the record, the Laser turntable offers zero record wear, no rumble or background noise of any kind, no cartridge induced resonances or frequency response anomalies, perfect channel separation, zero tracking errors, no inner groove distortion and  no skating or jumping. User adjustable laser-reading height allows the laser to read the grooves of old  records, at a height where the stylus has caused least wear. By scanning below the surface, scratches are inaudible and even broken records can be played, if you need to transcribe those old 78s! Remarkably despite using laser technology, the Laser Turntable retains the purity of being an analogue device and outputs a MM level Phono signal, with a frequency response of 10 Hz- 25 kHz.
Key Benefits
  • Perfect Stereo Separation. It reads each channel with a separate laser beam with no cross talk or print through.
  • An incredible sound stage even on mono records.
  • Extracts everything that was put on the record at the production stage, and reveals just how good that process really was even fifty years ago!

   

Galileo Galilei, ristabiliamo la verità

   

Tratto da "Pensare la storia", di Vittorio Messori, Ed. Paoline 1992, pp. 383-397


Stando a un'inchiesta dei Consiglio d'Europa tra gli studenti di scienze in tutti i Paesi della Comunità, quasi il 30 per cento è convinto che Galileo Galilei sia stato arso vivo dalla Chiesa sul rogo. La quasi totalità (il 97 per cento) è comunque convinta che sia stato sottoposto a tortura. Coloro - non molti, in verità - che sono in grado di dire qualcosa di più sullo scienziato pisano, ricordano, come frase "sicuramente storica", un suo "Eppur si muove!", fieramente lanciato in faccia, dopo la lettura della sentenza, agli inquisitori convinti di fermare il moto della Terra con gli anatemi teologici.

Quegli studenti sarebbero sorpresi se qualcuno dicesse loro che siamo, qui, nella fortunata situazione di poter datare esattamente almeno quest'ultimo falso: la "frase storica" fu inventata a Londra, nel 1757, da quel brillante quanto spesso inattendibile giornalista che fu Giuseppe Baretti.

Il 22 giugno del 1633, nel convento romano di Santa Maria sopra Minerva tenuto dai domenicani, udita la sentenza, il Galileo "vero" (non quello del mito) sembra mormorasse un ringraziamento per i dieci cardinali - tre dei quali avevano votato perché fosse prosciolto - per la mitezza della pena. Anche perché era consapevole di aver fatto di tutto per indisporre il tribunale, cercando per di più di prendere in giro quei giudici - tra i quali c'erano uomini di scienza non inferiore alla sua - assicurando che, nel libro contestatogli (e che era uscito con una approvazione ecclesiastica estorta con ambigui sotterfugi), aveva in realtà sostenuto il contrario di quanto si poteva credere.

Di più: nei quattro giorni di discussione, ad appoggio della sua certezza che la Terra girasse attorno al Sole aveva portato un solo argomento. Ed era sbagliato. Sosteneva, infatti, che le maree erano dovute allo "scuotimento" delle acque provocato dal moto terrestre. Tesi risibile, alla quale i suoi giudici-colleghi ne opponevano un'altra che Galileo giudicava "da imbecilli": era, invece, quella giusta. L'alzarsi e l'abbassarsi dell'acqua dei mari, cioè, è dovuta all'attrazione della Luna. Come dicevano, appunto, quegli inquisitori insultati sprezzantemente dal Pisano.

Altri argomenti sperimentali, verificabili, sulla centralità del Sole e sul moto terrestre, oltre a questa ragione fasulla, Galileo non seppe portare. Né c'è da stupirsi: il Sant'Uffizio non si opponeva affatto all'evidenza scientifica in nome di un oscurantismo teologico. La prima prova sperimentale, indubitabile, della rotazione della Terra è del 1748, oltre un secolo dopo. E per vederla quella rotazione, bisognerà aspettare il 1851, con quel pendolo di Foucault caro a Umberto Eco.

In quel 1633 del processo a Galileo, sistema tolemaico (Sole e pianeti ruotano attorno alla Terra) e sistema copernicano difeso dal Galilei (Terra e pianeti ruotano attorno al Sole) non erano che due ipotesi quasi in parità, su cui scommettere senza prove decisive. E molti religiosi cattolici stessi stavano pacificamente per il "novatore" Copernico, condannato invece da Lutero.

Del resto, Galileo non solo sbagliava tirando in campo le maree, ma già era incorso in un altro grave infortunio scientifico quando, nel 1618, erano apparse in cielo delle comete. Per certi apriorismi legati appunto alla sua "scommessa" copernicana, si era ostinato a dire che si trattava solo di illusioni ottiche e aveva duramente attaccato gli astronomi gesuiti della Specola romana che invece - e giustamente - sostenevano che quelle comete erano oggetti celesti reali. Si sarebbe visto poi che sbagliava ancora, sostenendo il moto della Terra e la fissità assoluta del Sole, mentre in realtà anche questo è in movimento e ruota attorno al centro della Galassia.

Niente frasi "titaniche" (il troppo celebre "Eppur si muove!") comunque, se non nelle menzogne degli illuministi e poi dei marxisti - vedasi Bertolt Brecht - che crearono a tavolino un "caso" che faceva (e fa ancora) molto comodo per una propaganda volta a dimostrare l'incompatibilità tra scienza e fede.

Torture? carceri dell'Inquisizione? addirittura rogo? Anche qui, gli studenti europei del sondaggio avrebbero qualche sorpresa. Galileo non fece un solo giorno di carcere, né fu sottoposto ad alcuna violenza fisica. Anzi, convocato a Roma per il processo, si sistemò (a spese e cura della Santa Sede), in un alloggio di cinque stanze con vista sui giardini vaticani e cameriere personale. Dopo la sentenza, fu alloggiato nella splendida villa dei Medici al Pincio. Da lì, il "condannato" si trasferì come ospite nel palazzo dell'arcivescovo di Siena, uno dei tanti ecclesiastici insigni che gli volevano bene, che lo avevano aiutato e incoraggiato e ai quali aveva dedicato le sue opere. Infine, si sistemò nella sua confortevole villa di Arcetri, dal nome significativo "Il gioiello".

Non perdette né la stima né l'amicizia di vescovi e scienziati, spesso religiosi. Non gli era mai stato impedito di continuare il suo lavoro e ne approfittò difatti, continuando gli studi e pubblicando un libro - Discorsi e dimostrazioni sopra due nuove scienze che è il suo capolavoro scientifico. Né gli era stato vietato di ricevere visite, così che i migliori colleghi d'Europa passarono a discutere con lui. Presto gli era stato tolto anche il divieto di muoversi come voleva dalla sua villa. Gli rimase un solo obbligo: quello di recitare una volta la settimana i sette salmi penitenziali. Questa "pena", in realtà, era anch'essa scaduta dopo tre anni, ma fu continuata liberamente da un credente come lui, da un uomo che per gran parte della sua vita era stato il beniamino dei Papi stessi; e che, ben lungi dall'ergersi come difensore della ragione contro l'oscurantismo clericale, come vuole la leggenda posteriore, poté scrivere con verità alla fine della vita: "In tutte le opere mie, non sarà chi trovar possa pur minima ombra di cosa che declini dalla pietà e dalla riverenza di Santa Chiesa".

Morì a 78 anni, nel suo letto, munito dell'indulgenza plenaria e della benedizione del papa. Era l'8 gennaio 1642, nove anni dopo la "condanna" e dopo 78 di vita. Una delle due figlie suore raccolse la sua ultima parola. Fu: "Gesù!".

1 suoi guai, del resto, più che da parte "clericale" gli erano sempre venuti dai "laici": dai suoi colleghi universitari, cioè, che per invidia o per conservatorismo, brandendo Aristotele più che la Bibbia, fecero di tutto per toglierlo di mezzo e ridurlo al silenzio. La difesa gli venne dalla Chiesa, l'offesa dall'Università.

In occasione della recente visita del papa a Pisa, un illustre scienziato, su un cosiddetto "grande" quotidiano, ha deplorato che Giovanni Paolo II "non abbia fatto ulteriore, doverosa ammenda dell'inumano trattamento usato dalla Chiesa contro Galileo". Se, per gli studenti del sondaggio da cui siamo partiti, si deve parlare di ignoranza, per studiosi di questa levatura il sospetto è la malafede. Quella stessa malafede, del resto, che continua dai tempi di Voltaire e che tanti complessi di colpa ha creato in cattolici disinformati. Eppure, non solo le cose non andarono per niente come vuole la secolare propaganda; ma proprio oggi ci sono nuovi motivi per riflettere sulle non ignobili ragioni della Chiesa. Il "caso" è troppo importante, per non parlarne ancora.

I diffusori Yamaha NS-10

   

Si può dire che le abbia viste nascere...

   

Ero all'Audio Fair di Tokyo l'anno che la Yamaha ha presentato tutta la serie "coni bianchi".

Della quale facevano parte anche le NS-1000, che però il cono non lo avevano bianco.

Quei coni (fra cui quelli delle ormai "mitiche" NS-10) sono nati proprio a causa degli 0,1 dB...

Ovvero, per spiegarmi meglio... La Yamaha aveva bisogno (importante che lo avesse capito...) di produrre casse poco costose di buone prestazioni e soprattutto "tutte uguali".

Uno dei problemi con i coni economici è che invece vengon fuori tutti "diversi"... E allora si sono inventati di fustellare da un normale foglio di cartoncino bianco la superfice laterale del cono. Poi lo arrotolano e lo incollano.

Ai tempi evidentemente doveva esserci alla Yamaha un tipo con le orecchie, se è riuscito a far suonare davvero bene tutta la serie NS...

Tanto che Francesco Penolazzi, un mio amico romagnolo consulente della Lem, mi chiese un giorno di progettargli una spia da palco molto compatta usando un woofer JBL da 12" scelto da lui ed un potente driver JBL (2") anch'esso scelto da lui (che aveva dotato di una corta tromba conica in resina costruita da un suo amico) e mi diede come unica "specifica" la condizione che doveva avere lo stesso suono delle NS-10.

Naturalmente in capo a una settimana gli feci ascoltare i prototipi e fu molto soddisfatto.

   

La risposta lato basse era resa uguale a quella delle piccole Yamaha semplicemente montando il woofer (che fortunatamente era adatto ad un simile allineamento) in un volume molto piccolo e accordandolo reflex in modo opportuno.

Mentre per quanto riguarda la risposta su medie e alte mi affidai alla risposta in ambiente.

Vi dico solo che la LEM costruì 50 di queste spie e ci mandò avanti il Festival di Sanremo per alcuni anni...

   

I Pooh quelle che avevano usato se le volevano portare via direttamente la sera stessa...

Io non vidi una lira, perché avevo autonomamente scelto di far firmare il progetto da Audio Review, e in cambio era stato concordato che vi fosse una firma di Audio Review su una targhetta metallica da apporsi su ciascuna spia.

   

Cosa che la LEM, nonostante le mie reiterate proteste, non fece mai.

   

Il bassofondo, ben visibile, c'era... Ma la targhetta non fu mai né realizzata né applicata.

   

   

   

Ovviamente per eccesso di protagonismo,  pubblico qui un piccolo elenco di nomi (solo quelli che ho appena ritrovato in un vecchio porta-biglietti da visita) di persone importanti, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente (limitandomi agli stranieri), con le quali  ho parlato più volte di  hi-fi, altoparlanti, ed altro:

   

Franck H.Hirsch (dir. tecnico Thorens), Saul Marantz (il mito in persona), Amar Bose (a modo suo, un altro mito), John Bowers (la B di B&W), Tim Holl (progettista AR 9 ecc.), Ken Kantor (progettista AR Magic Speaker ecc.), Richard Heyser ("dovete" sapere chi è!), Yutaka Sakamoto (general manager Foster Co.) , Mr.Foster (The Boss of the same Company), Henning Møller (B&K), R.H.Small (ricordate Thiele e Small?), Gordon Gow ("la" Mc Intosh...), Harry Pearson (l'HP di Abso!ute Sound), J.J.Bertagni (Bertagni loudspeakers), Dr.Heil (ESS), Karl Breh (qualcuno si ricorda Hi-Fi Stereophonie...?), Basil Lane (free lance hi-fi inglese), Stan Grossman (pres. Rectilinear loudspeakers), Minokichi Saito (presidente Akai El. Co.), John J. Bubbers (pres. ADC), Dan D'Agostino ("la" Krell), Doug Sax (il fondatore degli Sheffield Labs)... Così a mente mi sovviene oggi anche di un nutrito gruppetto di tecnici JBL, e altrettanto per quanto riguarda Ortophon, Philips, Technics... La memoria non basta, ma molti aneddoti sfiziosi li ricordo ancora e se chiedete in numero sufficiente... Sarà dato...

   

   

   

Durante una delle tante visite al Consumer Electronics Show di Chicago ho avuto il privilegio e il piacere di conoscere Dan D'Agostino, fondatore della Krell. Qui Dan, una persona veramente squisita, mi disse del suo amore per l'Italia (è figlio di un emigrante...) e del suo desiderio di... tornare). In un ottimo ristorante italiano che costava un occhio, ha offerto a tutti noi giornalisti italiani una cena indimenticabile, durante la quale mi ha raccontato del suo epico viaggio New York (dove aveva un negozio) ---> Las Vegas per esporre il suo primo prototipo. Pare che ci abbia impiegato alcuni giorni guidando giorno e notte, dandosi il cambio con la moglie (americana) alla guida di una vecchissima station wagon nella quale, sul pianale posteriore, troneggiava il risultato di tante notti insonni, il primo Krell. Alla mia domanda sulle motivazioni che lo avevano convinto ad adottare una piccola spia azzurra come indicatore di accensione, mi guardò con aria furbetta e mi disse qualcosa di simile: "...Il mio Krell doveva avere un suono molto aperto e pulito, chiaro e definito. Molto meglio l'azzurro del rosso per ottenere questa sensazione d'ascolto!...".

   

E tutto ciò circa trent'anni fa: chi vuol intendere intenda.

   

P.S.: A chi non conoscesse l'origine del nome Krell rivelerò che i Krell erano una popolazione altamente progredita e tecnologicamente avanzatissima che popolava il famoso "Forbidden Planet" (Pianeta Proibito) dell'omonimo film del 1956 di Fred McLeod Wilcox (con Walter Pidgeon, Anne Francis e Leslie Nielsen. E con Robby il robot), acquistabile in formato DVD su Amazon:

   

http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/B00004RF9B/qid=1054563528/sr=8-1/ref=sr_8_1/103-4501866-2047050?v=glance&s=dvd&n=507846

   

Fra l'altro i Krell (che avevano già realizzato registrazioni di musica elettronica su memorie a stato solido...) avevano messo a punto un metallo capace di resistere a potenti armi al laser ecc. (ricordate che il film è del 1956!). A Dan (Daniele) piacque mettere in relazione la sua tecnologia con quella dei Krell ed anche il pannello frontale particolarmente "robusto" cercava di ricordare certe porte metalliche dello stesso popolo alieno...

http://www.umich.edu/~umfandsf/film/promise/forbidden-krell-tech.html 

   

   

   

Ho conosciuto Saul Marantz in una stanzetta di un hotel di Chicago che ai tempi del mitico C.E.S. (Consumer electronics Show) di McCormik Place serviva per aggiungere spazi ad una mostra che non ne aveva mai abbastanza (è lì che, dopo avere ascoltato un enorme sistema Infinity IRS V che riproduceva l'uccello di fuoco di Stravinsky in maniera insuperabile, ho sentito lo stesso sistema propormi una chitarra grande esattamente quanto un'orchestra sinfonica e... Ho cominciato a pensare al DSR verticale). Dunque, Marantz aveva l'aspetto di un buon nonno di provincia e al mio ingresso nella stanza mi chiese quale disco volevo ascoltare, poi, senza aspettare la mia risposta, mise sul giradischi un 33 a sua scelta (musica classica) per poi chiedermi cosa ne pensavo (era di poche parole e mi fece un po' di pena: forse per lui è stato uno degli ultimi Show, e passava il tempo a fare il "garzone di stand"...). Non ricordo gli altri componenti dell'impianto, ma gli amplificatori erano Marantz-Superscope.

   

   

   

Il mio incontro ravvicinato con R.H.Small è avvenuto nel periodo in cui il famoso ricercatore australiano era consulente della inglese Kef. Diciamo nella seconda metà degli anni '80 dello scorso secolo.

Durante un viaggio "giornalistico" in visita alla Kef, Richard Small mi venne presentato ed abbiamo avuto l'opportunità di parlare un poco della difficoltà che stava incontrando la azienda inglese a continuare la produzione dei suoi famosi coni in Bextrene.

Mi disse che quel materiale plastico era utilizzato da anni per i rivestimenti interni di taluni aeroplani e la Kef aveva scoperto che era ottimo per la realizzazione di coni dotati di buona resistenza e sufficiente smorzamento. Purtroppo però, un brutto giorno, i grandi acquirenti utilizzatori del Bextrene per il suo uso originale smisero di approvvigionarsene. Dato che l'industria hi-fi non prevede praticamente mai un consumo tale da consentire la produzione di materiali speciali che non vengano utilizzati anche da altre industrie in quantità ben maggiore, il Bextrene non venne più prodotto.

La Kef dovette quindi andare alla ricerca di qualcosa che lo potesse degnamente sostituire e in quel momento una delle preoccupazioni di Small era aiutare a trovare un materiale alternativo.

Nell'occasione gli mostrai il mio programma Cross-PC in versione inglese (oggi scaricabile dal mio sito). Lui si complimentò e mi chiese come avevo simulato l'impedenza degli altoparlanti (evidentemente era una aspetto della modellazione degli altoparlanti sul quale aveva ancora dei dubbi). Io gli risposi che avevo supposto una semi-inductance che causasse un aumento del modulo con la frequenza al ritmo di +3 dB/ottava.

La prima reazione che ebbe Small fu di sorpresa... Dato che era d'accordo sulla scelta, ma si stupiva del fatto che io l'avessi applicata in un mio programma prima che qualche importante ricercatore ne avesse mai parlato e soprattutto ne avesse dato una giustificazione teorica scientificamente convincente. Mi disse "...Renato, hai un bel coraggio!...". Io gli risposi che non mi era servito molto coraggio per certificare il risultato di una serie impressionante di misure svolte durante la progettazione di decine e decine di casse acustiche.: "...Se ogni volta che misuro un altoparlante..." gli dissi "...Trovo un andamento simile... Un motivo ci sarà pure, e non vedo perché dovrei ostinarmi ad utilizzare, come fanno tutti, una modellazione teorica che preveda una normale induttanza, se poi i risultati dei miei calcoli in questo modo corrispondono molto meno con la realtà...". Annuì.

   

   

   

Ho incontrato Amar Bose diverse volte, sia in Italia che a Boston. Ricordo che tutte le volte che gli ho chiesto lumi circa l'andamento della risposta in frequenza in ambiente che lui considerava ottimale per i suoi diffusori, lui rispondeva glissando e ripetendo fino all'ossessione la sua "formula magica" del Direct Reflecting...

Una volta si lasciò andare a raccontarmi quanto aveva amato, quando era giovane, la sua Citroen DS-19. Considerava le sospensioni idropneumatiche Citroen assolutamente geniali e le rimpiangeva. Chissà che le recenti ricerche Bose nel campo delle sospensioni attive per autoveicoli non derivino in qualche modo proprio dall'antico amore del fondatore...

Un fatto del quale sarò sempre grato al Prof. Amar Bose avvenne durante una mia visita agli stabilimenti Bose di Boston.

Venuto a sapere che io avevo un gran desiderio di visitare il famosissimo MIT (Massachusetts Institute of Technology) decise di accompagnarmi personalmente in un giro turistico in alcune zone normalmente non aperte al pubblico, dove lui era ammesso in qualità di insegnante.

E così potei apprezzare con i miei occhi le differenze fra gli strumenti a disposizione degli studenti del MIT rispetto a quelle a me ben note della facoltà di Ingegneria di Roma. Non c'era stanza che non fosse dotata di un qualche terminale di computer (e non erano semplici PC, negli anni '80...).

Ricordo anche una coppia di studenti che erano impegnati in una ricerca avanzata e che per svolgere meglio il loro "lavoro" mangiavano e dormivano lì già da diverse settimane... E il bello è che questi due ragazzi erano sposati ed avevano un figlioletto di pochi mesi, che giocava tranquillamente nel suo "box" nella stessa stanza dove loro preparavano i loro pasti, attigua a quella dove i genitori studiavano.

   

   

      

Edgard Villchur è l'inventore della Acoustic Suspension e fondatore della Acoustic Research nel 1954

Intervista a Edgard Vilchur del 2005

   

  

   

   

   

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