NASCE IL CLUB DEGLI 0.1 DB

           

L'evidenza sperimentale della perfetta udibilità delle piccole alterazioni localizzate della risposta in frequenza, al limite degli 0,1 dB, viene naturalmente negata da chi ha interessi commerciali o professionali che verrebbero danneggiati dall'accettazione di tale semplice realtà.

      

Tutto ciò che viene qui espresso ha ovviamente valore anche in senso assoluto, ma naturalmente ha una probabilità molto maggiore di apparire evidente a qualsiasi ascoltatore (soprattutto se poco esperto) in occasione di condizioni di ascolto "a confronto", diretto o differito che sia.

Come d'altronde avviene  spessissimo anche per i test di valutazione  "del suono dei cavi", le cui caratteristiche "sonore" dipendono in larga misura proprio dagli "0,1 dB"...

         

1)

...Ora il tutto è ancora più chiaro e completo. E posso quindi trarre le mie conclusioni:

prima di andare a cercare il pelo nell'uovo delle distorsioni, delle code sonore, della qualità assoluta degli altoparlanti, dei componenti del filtro e dei cavi (nonché dei cabinet dei mid...) è fondamentale esser certi che "la risposta in frequenza desiderata (almeno per quella installazione e per numerose e diverse posizioni d'ascolto)" sia stata effettivamente ottenuta: entro una maschera mooolto ristretta... Altrimenti, voi ottimizzate "tutto" (fase/delay compresi) con la massima competenza e cura, poi vengo io, vi cambio di 0,2 dB qua e là e vi "frego" tutti ...

   

2)

La risposta in frequenza, espressa e misurata in modo non propriamente semplicissimo come già detto, è IL PARAMETRO da ottimizzare. Variandolo anche solo di +0,2 dB qua e là posso farti credere quello che voglio, relativamente a tutti gli altri "parametri più di moda..."

     

3)

Caro Paolo,

la resistività del rame in ohm per metro/mmq (con T in gradi centigradi) è pari a:

1,724 x (1 + 0,0042 x (T - 20)) x 10^(-2)

che, per 1 metro ed 1 mmq, a 25 gradi ci dà una resistenza di:

R= 0,0176 ohm

per rendere la cosa più chiara ho preparato una tabellina:

       

cavi.jpg

         

Ho calcolato la attenuazione del segnale alla frequenza di minimo dell'impedenza di una cassa per la quale tale minimo sia di 4,5 ohm. Con un cavo "rosso e nero" da 1,5 mmq lungo 3 metri l'attenuazione è di 0,13484 dB. Passando, con lo stesso cavo, a 10 metri, la attenuazione diventa di 0,44158 dB (certamente ben udibile, quanto meno da parte di "ascoltoni" allenati). Nel terzo esempio, mantenendo fissa la temperatura ambiente a 25° ho supposto l'uso, con la stessa cassa, di un cavo bipolare da 5 mmq (sempre per ciascun conduttore) per una lunghezza di 10 metri. In questo caso si torna alla stessa situazione iniziale.

Cari amici, permettetemi di confermare la mia convinzione che certa gente in realtà, a molti euro (preferisco la forma invariante, gli "euri" mi fanno ridere...) al metro, non vi stia vendendo "cavi speciali", bensì proprio quelle frazioni di dB sulle quali ho cercato invano di attirare la vostra stimatissima attenzione e che invece vi interessano così poco...

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 4)

Avete letto bene questo:

La presenza di esaltazioni o attenuazioni localizzate (soprattutto nella parte più importante della banda audio che possiamo limitare verso il basso ai 100 e verso l'alto ai 10.000 Hz) è indice invece di una "caratterizzazione" del suono e di una personalità spinta, che non consentiranno al diffusore di esprimersi egualmente bene in qualsiasi situazione e con qualsiasi genere musicale. Se l'andamento generale della risposta è invece da considerarsi corretto, ma è affetto da piccole perturbazioni (dell'ordine dei 2 dB) che ne rendono la curva un poco "mossa", quello che ne soffrirà sarà la precisione timbrica dei dettagli, la sensazione di "naturalezza" di emissione ed in generale la omogeneità di riproduzione. Non esiste un andamento della curva di risposta da considerarsi comunque corretto in assoluto, ma ogni "forma" corrisponde ad una "filosofia" di suono che rende il diffusore "diverso". Ad esempio una curva che abbia un andamento regolare con la convessità verso l'alto (che è il più frequente) offrirà un suono tanto più "presente" e con i medi e le voci in evidenza quanto più questa convessità è accentuata; un tale diffusore sarà caratterizzato dalla capacità di avvicinare i piani sonori ponendo spesso, specie con le registrazioni effettuate in studio, l'ascoltatore molto vicino agli esecutori. Diffusori con una risposta che abbia un andamento con la convessità verso il basso (piuttosto rari) o che tendano ad un andamento piatto (per lo meno sulla gamma sopradetta) tendono invece ad un effetto di maggiore "spazialità" ed apertura che pone i diversi piani sonori a distanze maggiori oltre a consentire un buon ascolto anche a livelli ridotti, grazie ad un certo effetto "loudness". In questo caso il diffusore presenterà spesso anche la particolare caratteristica di dare una sensazione di ampliamento della "dinamica" della riproduzione, cosa particolarmente apprezzata nell'ascolto dei brani registrati direttamente dal vivo. Quanto alla gamma bassa, a causa delle alterazioni introdotte dall'ambiente di ascolto, la sua valutazione deve essere sempre effettuata per confronto con le misure fornite nella stessa situazione sperimentale da altri diffusori, aiutandosi nella valutazione con un esame dell'andamento fornito nella misura della risposta in camera anecoica. La musica da discoteca non richiede normalmente una notevole estensione verso le frequenze più profonde, al di sotto dei 60 Hz, ma necessita invece di una particolare "spinta" fra i 60 e i 120 Hz; esistono quindi dei diffusori che hanno una risposta non corretta dal punto di vista strettamente hi-fi e tradizionale del termine, con una esaltazione localizzata in quel particolare punto della risposta, che riescono però a dare un effetto estremamente piacevole all'ascolto di brani "DISCO"; a questi diffusori non è normalmente consentito di cimentarsi con musica classica di largo respiro, ma se ad una gamma bassa "criticabile" si accompagna una timbrica generale delle gamme media e alta "sana" non è detto che non siano fruibili con risultati accettabili anche in questo difficile genere. Normalmente comunque per avere una riproduzione che riproponga le dimensioni dell'orchestra sinfonica o la timbrica dei violoncello in modo corretto è richiesto che la risposta alle basse frequenze sia ben estesa (fino almeno ai 50 Hz) senza enfasi localizzate.Per quel che riguarda la gamma alta oltre ai 10.000 Hz si deve distinguere. Non tutti gli ascoltatori rispondono allo stesso modo alle sollecitazioni causate da queste frequenze e per alcuni risultano addirittura fastidiose, ma restando nel caso di impianto di buona qualità, con testina dalla risposta lineare, tutto ciò che viene emesso al di sopra dei 10.000 Hz contribuisce in maniera notevole alla "ariosità" ed alla sensazione di realismo della emissione. Una esaltazione localizzata intorno ai 10 kHz tende spesso ad enfatizzare oltremisura il fruscio di dischi non perfettamente nuovi e silenziosi, mentre una carenza della gamma fra i 5 e i 10 kHz causa una sensazione di "soffocamento" e di velatura dei suono ed in particolare delle voci, che può essere molto fastidiosa.Una particolare evidenza di tutta la risposta fra i 1000 e gli 8.000 Hz riesce invece utile per aumentare la "presenza e la sensazione" di vicinanza fisica degli strumenti solisti, senza per questo causare gravi danni alla timbrica generale, sempre che la risposta sia comunque particolarmente estesa verso gli estremi gamma. Quello che sembra invece indesiderabile nella maggioranza dei casi è un livello eccessivo dell'ottava intorno ai 1000 come di quella intorno ai 400 Hz; nel primo caso molte voci tenderanno a divenire "nasali" ed a suonare come se il cantante avesse posto le mani a coppa di fronte alla bocca, nel secondo caso molti strumenti tenderanno ad un suono che è facile definire "scatolare", come se dello strumento venisse a far parte anche una scatola di cartone duro che risuonasse innaturalmente.La assenza di queste frequenze peraltro determina una leggerezza estrema delle percussioni (tamburi e batteria in genere) che vengono allontanate e rimpicciolite oltre misura.Molti diffusori adottano una risposta che si mantiene quasi piatta su tutta la banda dalle basse frequenze fino ai 5/6 kHz, per poi decrescere regolarmente. Questo tipo di andamento necessita di un certo periodo di "assuefazione", ma riesce spesso ad offrire un suono corretto e riposante con molti generi musicali "seri" (sempre che la parte della risposta che precede le alte frequenze non presenti assolutamente alterazioni localizzate).Esiste un andamento della risposta in ambiente che, proposto dalla Brüel & Kjaer qualche anno fa, è stato adottato da alcuni costruttori sia di scuola inglese che americana. Tale andamento sembra essere il più "versatile" e come tale sarebbe auspicabile che ogni diffusore le cui prestazioni sono orientate verso una particolare utilizzazione, avesse comunque una risposta che come andamento medio non se ne discostasse molto; questa risposta "teorica" ha un andamento regolare, presenta la convessità (molto leggera) verso l'alto e tende a decrescere molto lievemente verso le alte frequenze presentando il massimo dell'emissione sulla gamma bassa. Non pare però che le tecniche di ripresa e registrazione oggi adottate siano tali da consentire la scelta di un andamento univoco da parte di tutti i costruttori e molti di essi stanno anzi orientandosi sempre più spesso verso andamenti che tendano a mantenersi costanti su buona parte della gamma audio, influenza degli ambienti e controlli installati permettendo.

Tratto da qui:

http://www.renatogiussani.it/misasc.htm

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5)

Insieme ad altri membri "importanti" del mio vecchio gruppo di lavoro, già dagli anni '70 abbiamo più volte dimostrato la perfetta udibilità di differenze di livello di 0,1 dB (volume più o meno alto) ove queste siano estese a tutta la gamma audio. Quando la differenza di 0,1 dB fra due risposte in frequenza è confinata a particolari bande come la bassa, la medio-bassa, la media, la medio-alta, la alta, la altissima, le sensazioni d'ascolto che tali differenze (esclusivamente nella grandezza scalare "pressione acustica", o nella risposta ai morsetti dei diffusori) sono in grado di attivare sono molteplici e gli ascoltatori le descrivono spesso come:

- ambiente più o meno naturale e/o ampio oppure bassi più o meno estesi (se la gamma bassa fino a 125 Hz è più o meno forte di 0,1 dB...).

- transienti più o meno netti e/o prolungati oppure voci più o meno scatolate e/o confuse (se si tratta di gamma medio-bassa. Fra i 125 ed i 630 Hz)

- bassi più o meno morbidi e/o frenati e/o veloci, voci più o meno presenti potenti e/o riconoscibili (se i medi fra i 630 e i 4.000 Hz sono più o meno forti di 0,1 dB... )

- voci più o meno aperte e/o vicine e/o definite (se si tratta di gamma medio-alta. fra i 4.000 ed gli 8.000 Hz).

- fronte stereo più o meno ampio, strumenti più o meno definiti e risolvibili separatamente, transienti più o meno completi e puliti, suono più o meno affaticante (se si tratta di gamma alta fra gli 8.000 ed i 12.500 Hz)

 - immagine più o meno ampia e/o ariosa e/o profonda e/o naturale (se si tratta di gamma altissima - oltre i 12.500 Hz)

E così via, coinvolgendo spessissimo anche termini di fantasia che vengono di norma tirati in ballo quando si vuol credere per forza all'udibilità dell'andamento della fase piuttosto che della risposta nel tempo entro poche decine di millisecondi, prima di essersi messi in condizione di non farsi influenzare da differenze di "livello" di 0,1 dB, come sopra...

Quindi: differenze di risposta in frequenza di meno di un dB fra due tweeter sono udibili. In ambiente domestico divengono molto meno verificabili e/o importanti a causa dei numerosi fenomeni cui si riferisce anche Flex, ma non sono ininfluenti del tutto. Quello che volevo dire io non è che non si dovrebbe garantire la risposta in frequenza degli altoparlanti e/o dei diffusori entro intervalli di pressione più ristretti, il fatto è che è quasi impossibile! Chi dichiara drivers matching entro +- 0,5 dB semplicemente dichiara il falso perché nessuno è in grado di smascherarlo...

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6)

"...Riflettevo sulla tua posizione riguardo ai cavi che hai espresso chiaramente qui: http://www.renatogiussani.it/mito_dei_cavi.htm
e mi chiedo: dato che un cavo puo' essere assimilato ad un sistema R C I e che ''Più sono alti i valori delle grandezze fisiche appena menzionate e più alta è la probabilità che, con qualche sistema di altoparlanti, le alterazioni della risposta in frequenza misurabili ai morsetti d’ingresso del sistema siano uguali o superiori alla soglia minima di udibilità durante l’ascolto di segnali musicali..''
si può arrivare alla conclusione che i cavi è possibile sceglierli ''sulla carta''?
che senso anno le prove d'ascolto, che abbiamo ripetuto più volte essere cosi' facilmente influenzabili, se abbiamo a disposizione strumenti oggettivi per la valutazione?..."

   

Purtroppo, caro XXXXXXXX,

non è così semplice.

Prima di provare a scomodare discorsi complicati di tipo elettrico/elettronico, dobbiamo convincerci  che le alterazioni della risposta in frequenza sono le "principali" responsabili della "maggior parte" delle differenze che "percepiamo" fra componenti diversi della "Catena Hi-Fi" (come si scriveva su Suono tanti anni fa...). E questo anche quando tali alterazioni rispetto ad un andamento di riferimento, che nel caso degli amplificatori è una linea orizzontale e in quello delle casse è la risposta in frequenza che esibiscono con cavi "nulli", sono di soli +0,1 dB.

A questo punto, si deve prendere atto che aumentare il livello nell'intorno dei 150 Hz di 0,1 dB, ad esempio, non viene affatto percepito (quantomeno dall'"ascoltatore audiofilo medio") semplicemente come un "aumento del livello dei 150 Hz di 0,1 dB", bensì come variazione della sensazione di potenza" di certi segnali di bassa frequenza e di "corpo" di altri dei quali quelle frequenze sono le fondamentali (la maggior parte delle voci maschili, per esempio). Se poi a quella variazione si accompagna una analoga variazione del livello dei 3 /4 kHz, ad esempio, chi mi può dire "a priori" quale sarà la mia "sensazione" d'ascolto (anche se, con molta esperienza alle spalle, io ad esempio saprei più o meno cosa aspettarmi, non possimo certo pretendere che tutti siano in grado di saperlo e decidere in conseguenza). Nel caso in esame, tanto per fare un po' di chiacchiere, ti posso dire che se confrontiamo un sistema che abbia, rispetto a se stesso, ma magari con un componente del crossover leggermente diverso, una frazione di dB in più a 150 Hz e la stessa frazione in più a 3/4 kHz otterremo un risultato, mentre ne otterremo uno assolutamente differente se la variazione a 3/4 kHz sarà stata in attenuazione... Nel primo caso i transienti "a bassa frequenza" appariranno più "potenti" e contemporaneamente più "veloci e definiti", nell'altro caso solo più "forti", ma probabilmente anche più "gommosi"... Ma le alterazioni  che abbiamo supposto non si limitano evidentemente solo a questo. Se avessimo un segnale con voci femminili in evidenza, ad esempio, la situazione con i 3/4 kH in maggiore evidenza sarebbe in grado di dotarle di una molto maggiore "articolazione" e "separabilità" da un eventuale sottofondo orchestrale di accompagnamento (caratteristica tipica dei midrange AR, ad esempio). Ma se quel livello fosse esaltato un po' toppo rischieremmo di "entrare" nell'area del "fastidio" (ricorda che i 3 kHz sono all'incirca la frequenza alla quale il nostro udito è più sensibile...

Ora prova a calcolare tutte le combinazioni e le permutazioni possibili fra tutte le auttenuazioni/esaltazioni di tutti e 30 i terzi d'ottava presenti nella nostra beneamata banda audio e i diversi "suoni" registrati per lo più contemporaneamente sui nostri dischi e ti renderai conto di quanto sia difficile (anzi. impossibile) prevedere a priori solo guardando un grafico che presenti ondulazioni di alcune frazioni di dB qua e là, quale sarà il risultato di ascolto complessivo finale... Ecco percé si continuano a fare/scrivere prove d'ascolto. Ed ecco perché io temevo molto, avendo un udito appannato quantomeno dagli anni, di non riuscire a valutare correttamente le variazioni che andavo apportando al crossover del TFS nel tentativo di raggiungere un risultato complessivamente di livello qualitativo almeno confrontabile con le mie realizzazioni di qualche anno fa... Ed ecco anche perché io stimo moltissimo la capacità di Bebo Moroni di sentire e descrivere così bene anche minime differenze soniche fra i diversi componenti di un impianto e sono stato enormemente gratificato dai suoi lusinghieri commenti alle prestazioni della mia ultima fatica, il TFS-1.

Ed ora dovremmo cominciare a parlare delle implicazioni "elettroniche" (ci sono ad esempio cavi che presentano una capacità tale da mandare in crisi gli amplificatori), e magari anche di quelle "psicoacustiche" ... Che non sono certo poche...

Ad maiora...!

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7)

"...zone in frequenza su cui intervenire..."

Possono essere talmente tante... E poi: "...isolate o più insieme...?", "...in + o in meno...?", "... Quante combinazioni/permutazioni...?"...

Comunque, (omissis) direi che le più importanti durante la messa a punto dei filtri, così all'impronta, con annesse laconiche definizioni non esaustive potrebbero essere una/due ottave circa centrate attorno alle frequenze seguenti:

   

A: 50, B: 160, C: 400, D: 1000,  E: 2000, F: 3150, G: 5000, H: 10000 Hz, I: 12500, L: 16000 (per chi li sente...)

   

   

A: I "bassi profondi" e l'ampiezza/immanenza delle grandi orchestre/gruppi specie dal vivo. Se è abbinata alla L è ancora meglio.

   

B: Potenza. Ma anche "gommosità", se esuberano/mancano altre frequenze. Il difetto può essere corretto aumentando le gamme da D a G, ma ovviamente ci sono dei limiti...

   

C: Scatolarità, effetto cartone ("scatola da scarpe", specie sulle voci maschili), quando troppo. Leggerezza del tom (batteria), del sax baritono, delle note "medio-basse" della chitarra, quando poco. E annessi e connessi. Se è troppo poco C e troppi AB può contribuire al famoso "basso gommoso".

   

D: Se è poco si perde "effetto presenza" se è troppo aiuta ad emergere i difetti della C.

   

E: Se è poco diminuisce "effetto presenza" se è troppo interviene il "pungente/fastidio". 

   

F: Caratterizzazione ed "articolazione" degli strumenti solisti e delle voci, specie femminili.

   

G: Apertura della timbrica degli strumenti aventi spettri "bassi ma non bassissimi". Se è troppo "archi alla corda".

    

H: Apertura/spaziosità del 99% degli strumenti e dei "rumori", applausi compresi. Se è eccedente comporta il famoso effetto durezza, freddezza, fastidio, "effetto cupole rigide" e/o "meno setosità" della gamma alta.

   

I: Queste cominciano ad essere alte frequenze "vere", solo armoniche "aifai" e rifinitura, anche "spaziale".

   

L: Come I, anzi meglio, ma solo per chi li sente davvero. Ariosità... Leggerezza e setosità dell'estremo alto.

   

C, F & G insieme: transienti più o meno "veloci"...

   

   

E poi:   

"...Gli effetti descritti possono apparire più o meno evidenti a seconda dello "step" adottato per esaltare o attenuare solo la zona interessata. E' evidente che più la transizione fra le zone inalterate e quella modificata è dolce e meno udibile sarà la variazione... ..."

   

   

Ed anche:

"...se modifico solo 1/3 d'ottava (centrato sulle frequenze citate) lo sento solo io. Se modifico un'ottava o due lo sentiamo in molti, se modifico quattro ottave l'effetto è completamente diverso, dato che comincia a somigliare semplicemente ad un aumento o una diminuzione del volume, per tutti gli strumenti la cui massima energia è centrata proprio lì dove sto agendo... ..."

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8)

Alcune risultanze sperimentali ripetibili di una "prova d'ascolto" condotta "molto seriamente" il 7 agosto 2004:

   

"...

  1. Che il TFS è uno strumento straordinario per quello che abbiamo fatto e, spero, continueremo a fare. In campo abbiamo messo quattro ampli valvolari di potenza da piccola a media. Regolando il livello per l'impossibilità di saturare abbiamo ottenuto un livello accettabile ma, credo di poter parlare a nome di tutti, almeno tre dB in più li avremmo graditi. Questo significa che con una cassa tradizionale avremmo dovuto usare il cornetto acustico. Badate che non si trattava di monotriodi da 3W, si arrivava sempre comunque sopra i 10W. Questo porta alla certezza che altri gruppi di ascolto siano soliti trarre conclusioni, e a Roma così avevamo fatto, ascoltando continue e reiterate saturazioni dell'ampli. Peraltro, con casse "raffinate" da 86-88 dB il concetto è estendibile alla fascia di amplificatori da > 60W. Il tutto, ricordo, con una cassa dal suono mooolto buono.

  2. Che il primo ampli, commerciale, è stato scartato ad orecchio, e strumentalmente ha manifestato problemi intollerabili di motor-boating sulle basse, bassissime frequenze.

  3. Che il gruppo di ascolto era così poco fondamentalista da essere finito ad ascoltare per le prove un disco proposto dal sottoscritto, l'unico veramente analfabeta da punto di vista musicale.

  4. Che vi erano differenze, ad orecchio, fra TUTTI gli amplificatori e che siamo perfino stati in grado di esprimere un preferito direi condiviso da tutti.

  5. Che il pezzo musicale da scelgiere mancando la commutazione diretta deve avere inizio e fine con livello moooolto simile, altrimenti si mettono in dubbio degli strumenti calibrati SIT ogni anno.

  6. Che le differenze di risposta in frequenza ai morsetti dei vari oggetti, che spero di postare in giornata, sono distinguibili da sole, riprodotte con cool edit nella loro globalità, 20-20kHz, 10 volte su 10.

  7. Che purtroppo una delle cose che fanno incaz.. della risposta in frequenza è che la variazione può essere, nelle preferenze, neutra, migliorativa, peggiorativa, in relazione all'ambiente, il pezzo, i gusti. Questo gioca contro la possibilità di rilevazione eppure si rileva sempre. Mette anche in evidenza differenze di terminologia, c'erano almeno due ottave di differenza fra "l'aperto" di Renato ed il mio. Anche sopra la definizione di medio-basso il sottoscritto ha mostrato di avere dei problemi. Non esiste altra via se non quella da noi seguita per uniformare, col tempo, il vocabolario.

  8. Che la psicoacustica pesa enormente e che Xxxxxx ne è il più immune del gruppo e lo è per carattere. Basta conoscerlo, per capire perchè. Altra certezza e che chi pensa di esserene immune o di "controllarla" sarà colui che ne è maggiormente affetto.

  9. Che si sia a mala pena riusciti a togliere la crosticina  di quel che c'è da fare.

  10. Che la variabilità della risposta in frequenza non abbia spiegato tutto quel che abbiamo sentito ma che sia talmente avvertibile come tale da essere un ostacolo insormontabile se non messa assolutamente sotto controllo e possibilmente eliminata. ..."

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9)

A proposito del T-amp:

   

      

Qualcuno ha scritto: "...la delicatezza degli acuti setosi e precisissimi e l'immagine ampia in tutte le direzioni..."

   

In questo caso non serve ascoltare, basta misurare, visto che io in tempi non sospetti ho scritto almeno queste cose (tutte tratte da qui: 

   

http://www.renatogiussani.it/messaggi.htm):

   

"...tutto ciò che viene emesso al di sopra dei 10.000 Hz contribuisce in maniera notevole alla "ariosità" ed alla sensazione di realismo della emissione. Una esaltazione localizzata intorno ai 10 kHz tende spesso ad enfatizzare oltremisura il fruscio di dischi non perfettamente nuovi e silenziosi, mentre una carenza della gamma fra i 5 e i 10 kHz causa una sensazione di "soffocamento" e di velatura dei suono ed in particolare delle voci..."

   

"...Insieme ad altri membri "importanti" del mio vecchio gruppo di lavoro, già dagli anni '70 abbiamo più volte dimostrato la perfetta udibilità di differenze di livello di 0,1 dB (volume più o meno alto) ove queste siano estese a tutta la gamma audio. Quando la differenza di 0,1 dB fra due risposte in frequenza è confinata a particolari bande come la bassa, la medio-bassa, la media, la medio-alta, la alta, la altissima, le sensazioni d'ascolto che tali differenze (esclusivamente nella grandezza scalare "pressione acustica", o nella risposta ai morsetti dei diffusori) sono in grado di attivare sono molteplici e gli ascoltatori le descrivono spesso come:

   

- ambiente più o meno naturale e/o ampio oppure bassi più o meno estesi (se la gamma bassa fino a 125 Hz è più o meno forte di 0,1 dB...).

- transienti più o meno netti e/o prolungati oppure voci più o meno scatolate e/o confuse (se si tratta di gamma medio-bassa. Fra i 125 ed i 630 Hz)

- bassi più o meno morbidi e/o frenati e/o veloci, voci più o meno presenti potenti e/o riconoscibili (se i medi fra i 630 e i 4.000 Hz sono più o meno forti di 0,1 dB... )

- voci più o meno aperte e/o vicine e/o definite (se si tratta di gamma medio-alta. fra i 4.000 ed gli 8.000 Hz).

- fronte stereo più o meno ampio, strumenti più o meno definiti e risolvibili separatamente, transienti più o meno completi e puliti, suono più o meno affaticante (se si tratta di gamma alta fra gli 8.000 ed i 12.500 Hz)

 - immagine più o meno ampia e/o ariosa e/o profonda e/o naturale (se si tratta di gamma altissima - oltre i 12.500 Hz)

   

E così via, coinvolgendo spessissimo anche termini di fantasia che vengono di norma tirati in ballo quando si vuol credere per forza all'udibilità dell'andamento della fase piuttosto che della risposta nel tempo entro poche decine di millisecondi, prima di essersi messi in condizione di non farsi influenzare da differenze di "livello" di 0,1 dB, come sopra...

Quindi: differenze di risposta in frequenza di meno di un dB fra due tweeter sono udibili. In ambiente domestico divengono molto meno verificabili e/o importanti a causa dei numerosi fenomeni cui si riferisce anche Flex, ma non sono ininfluenti del tutto. Quello che volevo dire io non è che non si dovrebbe garantire la risposta in frequenza degli altoparlanti e/o dei diffusori entro intervalli di pressione più ristretti, il fatto è che è quasi impossibile! Chi dichiara drivers matching entro +- 0,5 dB semplicemente dichiara il falso perché nessuno è in grado di smascherarlo..."

   

"...Possono essere talmente tante... E poi: "...isolate o più insieme...?", "...in + o in meno...?", "... Quante combinazioni/permutazioni...?"...

Comunque, (omissis) direi che le più importanti durante la messa a punto dei filtri, così all'impronta, con annesse laconiche definizioni non esaustive potrebbero essere una/due ottave circa centrate attorno alle frequenze seguenti:

   

A: 50, B: 160, C: 400, D: 1000,  E: 2000, F: 3150, G: 5000, H: 10000 Hz, I: 12500, L: 16000 (per chi li sente...)

   

A: I "bassi profondi" e l'ampiezza/immanenza delle grandi orchestre/gruppi specie dal vivo. Se è abbinata alla L è ancora meglio.

   

B: Potenza. Ma anche "gommosità", se esuberano/mancano altre frequenze. Il difetto può essere corretto aumentando le gamme da D a G, ma ovviamente ci sono dei limiti...

   

C: Scatolarità, effetto cartone ("scatola da scarpe", specie sulle voci maschili), quando troppo. Leggerezza del tom (batteria), del sax baritono, delle note "medio-basse" della chitarra, quando poco. E annessi e connessi. Se è troppo poco C e troppi A e B può contribuire al famoso "basso gommoso".

   

D: Se è poco si perde "effetto presenza" se è troppo aiuta ad emergere i difetti della C.

   

E: Se è poco diminuisce "effetto presenza" se è troppo interviene il "pungente/fastidio". 

   

F: Caratterizzazione ed "articolazione" degli strumenti solisti e delle voci, specie femminili.

   

G: Apertura della timbrica degli strumenti aventi spettri "bassi ma non bassissimi". Se è troppo "archi alla corda".

    

H: Apertura/spaziosità del 99% degli strumenti e dei "rumori", applausi compresi. Se è eccedente comporta il famoso effetto durezza, freddezza, fastidio, "effetto cupole rigide" e/o "meno setosità" della gamma alta.

   

I: Queste cominciano ad essere alte frequenze "vere", solo armoniche "aifai" e rifinitura, anche "spaziale".

   

L: Come I, anzi meglio, ma solo per chi li sente davvero. Ariosità... Leggerezza e setosità dell'estremo alto.

   

C, F & G insieme: transienti più o meno "veloci"...

   

   

E poi: 

  

"...Gli effetti descritti possono apparire più o meno evidenti a seconda dello "step" adottato per esaltare o attenuare solo la zona interessata. E' evidente che più la transizione fra le zone inalterate e quella modificata è dolce e meno udibile sarà la variazione... "

   

      

Allora...

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10)

A proposito delle piccolissime perturbazioni della risposta in frequenza:

   

http://www.audiosignal.co.uk/Resources/Why_do_equalisers_sound_different_A4.pdf 

  

Brevi estratti:
     

"...The evidence

In the late 1950s, H D Harwood at the BBC made a discovery whose importance is still not fully recognised. In investigating the performance of loudspeakers, he discovered that low-level delayed resonances severely coloured the reproduced sound even if these resonances were 40dB below the main speaker response. At first sight there’s nothing very world-shaking about that. But consider what the effect of such a delayed resonance is on the amplitude and phase response; 40dB down means a signal whose amplitude is only 1% of the main signal. This means that the amplitude response must vary only between 99% and 101% of flat, ie within ±0.1 dB. The effect on phase response must similarly be within 1/100 rad, ie within ±0.6o. In other words even in the late 1950s Harwood showed that variations in phase response of around only 1o and in amplitude response of ±0.1dB produced audible colouration..."

  

"...In the mid 1980s, a second piece of evidence – that the ears could easily pick out tiny deviations in amplitude and phase response – emerged, in connection with digital filters. In an early attempt at digital noise suppression, Roger Lagadec, then at Studer, investigated a multiband digital noise gate that split the audio signal into 512 bands, noise-gated the bands separately and then put them back together again. Although this was very effective in reducing noise, it was discovered that there was a disturbing audible colouration, even if the noise-gating action was switched off. It was discovered that this colouration was due to the amplitude response of the filtered bands added together again not being quite flat – there was a ±0.1dB ripple in the frequency response. It was found that to remove the upsetting audible colouration required this ripple to be reduced to around ±0.001dB. In this case, all the digital filters had linear phase responses – so only the amplitude response could be blamed for the colouration..."

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11)

Dal mio Salotto:

   

"...Quando comprai il Technics, era il 1987, sentivo una certa chiusura sulla gamma medio-alta.

La risposta in frequenza misurata su AR era tipo la seguente:

   

Technics_1.jpg 

Bianca= segnale di riferimento, verde misurata

Ora guardate la stessa misura con una scala ridotta:

   

1115658390.jpg 

Per dare un'idea, a 20KHz ci sono -2.5 dB rispetto al riferimento. Ma gia a 4KHz ci sono -0.13 dB. E sulle voci femminili si sentono eccome.

   

Per confronto, su un Cyrus One ho rilevato una risposta praticamente piatta da 20 a 20KHz, (-0.3 dB a 20 KHz). Sarà per questo che alla fine, pur con meno potenza, ho deciso di ascoltare la musica col secondo?

   

Ovviamente bisognerebbe fare delle misure con gli amplificatori connessi al carico vero... allora si che ne vedremo delle belle..."

   

P.S. (di RG): Ed anche mezzo dB ad 8 kHz, non mi sembra possa essere considerato inudibile...

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